sabato 30 novembre 2013

Antoniotto Usodimare



L’Usodimare a Taranto negli anni ’30, sullo sfondo una corazzata classe Duilio (cartolina ediz. Manzotti, da Wikipedia)
Cacciatorpediniere, già esploratore, della classe Navigatori (1900 t di dislocamento standard, 2605 t a pieno carico). Durante la seconda guerra mondiale svolse 113 missioni di guerra, percorrendo 41.972 miglia nautiche e trascorrendo quasi 2618 ore in navigazione.


Breve e parziale cronologia.

1° giugno 1927

Impostazione presso i cantieri Odero di Sestri Ponente.

12 maggio 1929

Varo presso i cantieri Odero di Sestri Ponente.

21 novembre 1929

Entrata in servizio, come esploratore, sesta unità della classe ad entrare in servizio. L’Usodimare entrerà poi a far parte della Divisione Esploratori dell’ammiraglio Bucci, costituita dalle dodici unità della classe Navigatori.

1930-1931

Grandi lavori di modifica tesi a ridurre i pesi situati in alto per migliorare la precaria stabilità trasversale, abbassando le sovrastrutture prodiere di un livello, sostituendo l’albero a tripode con uno a fuso, rendendo inutilizzabili i serbatoi di nafta sopra la linea di galleggiamento (e conseguentemente riducendo l’autonomia, causa la riduzione di circa cento tonnellate del carburante imbarcabile) e sostituendo i due impianti trinati di tubi lanciasiluri con altrettanti impianti binati.

Dicembre 1930

Adibito a compiti di appoggio e scorta, assieme a sette delle unità gemelle, per la crociera aerea transatlantica dall’Italia al Brasile intrapresa da Italo Balbo con 14 idrovolanti.

1932

Lavori di sostituzione del timone originario con uno di maggiori dimensioni, per migliorarne la non eccellente manovrabilità.

10 agosto 1934

Alle 00.50 l’Usodimare, proveniente dal Lido di Roma e diretto a Napoli, viene speronato dal piroscafo Pallade, in navigazione da Torre Annunziata a Gaeta, nel canale tra Procida e la penisola di Capo Miseno. Tre membri dell’equipaggio dell’Usodimare perdono la vita, ed altri 17 rimangono feriti; l’esploratore subisce un grosso squarcio a proravia del complesso binato prodiero da 120 mm, sul lato dritto. Il Pallade, invece, non subisce danni. L’Usodimare può raggiungere Napoli con i propri mezzi, venendo poi immesso in bacino per le necessarie riparazioni.
Il danno alla prua dell’Usodimare (foto tratta da Warships 1900-1950, crediti sconosciuti)

Un’altra foto dell’Usodimare danneggiato dopo la collisione con il Pallade (foto scattata dal maresciallo capo cannoniere Antonio Miccoli dell’Alvise Da Mosto, dal blog La Voce del Marinaio)



La notizia della collisione in un articolo del giornale «La Stampa» del 10 agosto 1934.
1936-1938

Partecipa alla guerra civile spagnola.

1938

Riclassificato cacciatorpediniere ed assegnato alla XVI Squadriglia Cacciatorpediniere, di base a Taranto. Insieme al Nicoloso Da Recco sarà uno degli unici due “Navigatori” (su un totale di dodici unità) a non ricevere l’ultima fase di grandi lavori di modifica, che migliorarono la stabilità delle altre unità della classe, aumentandone leggermente le dimensioni (250 t di dislocamento in più) ma riducendone la velocità di 3-4 nodi.

10 giugno 1940

All’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, l’Usodimare appartiene alla XVI Squadriglia Cacciatorpediniere, che forma con i gemelli Nicoloso Da Recco, Luca Tarigo ed Emanuele Pessagno.



Il cacciatorpediniere fotografato agli inizi del 1939 (coll. Erminio Bagnasco, via Maurizio Brescia, tratta da www.associazione-venus.it)


12 giugno 1940

Alle due di notte l’Usodimare lascia Taranto insieme a Da Recco e Pessagno, alla I Divisione (incrociatori pesanti Zara, Fiume e Gorizia), alla VIII Divisione (incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi) ed alla IX Squadriglia Cacciatorpediniere (Vittorio Alfieri, Alfredo Oriani, Vincenzo Gioberti e Giosuè Carducci) per un pattugliamento in Mar Ionio.

7 luglio 1940

Alle 14.10 lascia Taranto unitamente a Da Recco e Pessagno, alla IV Divisione (incrociatori leggeri Alberico Da Barbiano, Alberto Di Giussano, Luigi Cadorna ed Armando Diaz) ed alla VIII Divisione (Duca degli Abruzzi e Garibaldi) per fornire scorta indiretta ad un convoglio diretto in Libia e composto dai trasporti truppe Esperia e Calitea e dalle moderne motonavi da carico Marco Foscarini, Francesco Barbaro e Vettor Pisani, con la scorta diretta delle torpediniere di scorta Orsa, Procione, Orione e Pegaso e delle vecchie torpediniere Giuseppe Cesare Abba e Rosolino Pilo.

L’operazione porterà poi, sulla rotta di ritorno, alla battaglia di Punta Stilo. Dopo essersi unita alla I ed alla II Squadra Navale, la formazione di cui fa parte l’Usodimare prende parte all’inconclusiva battaglia, nella quale l’Usodimare non avrà parte rilevante.

1° agosto 1940

Salpa da Augusta insieme ai gemelli Da Recco, Pessagno, Ugolino Vivaldi ed Antonio Da Noli per una caccia antisommergibile. La missione porta all’affondamento del sommergibile HMS Oswald, speronato dal Vivaldi.

1° febbraio 1941

Intorno alle 6.30 entra in collisione con la motonave mista Viminale al largo di Brindisi, riportando danni non gravi. Rimorchiato a Brindisi dal cacciatorpediniere Lampo, richiederà otto giorni di riparazioni (per una fonte effettuate a Taranto).

3 giugno 1941

Partecipa, con compiti di scorta alle unità adibite alla posa delle mine, alle operazioni di posa delle spezzate «b» e «c» dello sbarramento di mine «T» a nordest di Tripoli (si trattava di campi minati difensivi, che dovevano proteggere Tripoli da attacchi da parte delle forze navali britanniche) insieme ai cacciatorpediniere Alvise Da Mosto, Antonio Pigafetta, Giovanni Da Verrazzano, Da Recco, Gioberti e Scirocco, alla IV Divisione (incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere ed Alberto Di Giussano) ed alla VII Divisione (incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Emanuele Filiberto Duca d’Aosta e Muzio Attendolo). L’Usodimare, in particolare, al comando del capitano di fregata Galleani ed inquadrato nella XVI Squadriglia insieme a Da Recco, Gioberti e Scirocco, parte da Taranto alle 05.00 del 2 giugno insieme al Da Recco, alla XV Squadriglia Cacciatorpediniere (Pigafetta, Da Mosto, Da Verrazzano) ed alla VII Divisione; alle 18.10 viene incontrato il gruppo composto dalle altre unità, che si unisce al primo alle 18.30. Alle 10.37 del 3 giugno la formazione, giunta in prossimità dell’area designata per la posa di mine, si divide come ordinato; alle 11.06 ha inizio la manovra per assumere rotta e formazione per la posa delle mine, ma durante il suo svolgimento l’Usodimare, che non ha mine a bordo ma è di scorta alle altre navi, subisce un’avaria al timone, che provvede a segnalare. Il problema può però essere rapidamente risolto senza ostacolare la manovra. Le mine vengono poi posate dalle navi designate tra le 11.31 e le 12.15 (spezzata «b») e tra le 12.22 e le 12.51 (spezzata «c»). Terminata la posa, le navi dei due gruppi si riuniscono tra le 13.30 e le 14.10 ed assumono poi la rotta di ritorno. Durante la navigazione notturna di rientro l’Usodimare ritiene di avvistare degli aerei (era stato segnalato il decollo di aerosiluranti britannici da Malta) e lancia l’allarme, provocando un’accostata per imitazione di manovra, ma non vi sono attacchi. La formazione rientra regolarmente alle basi.

17-18-19 giugno 1941

Insieme alla torpediniera Partenope, l’Usodimare viene incaricato delle operazioni preliminari alla posa della spezzata «S 2» del campo minato «S» (uno sbarramento di mine offensivo posizionato tra Capo Bon e le isole Egadi, e composto da varie spezzate). L’Usodimare posa le boette che devono segnalare le estremità della linea di posa, poi ne ricontrolla più volte attentamente la posizione. Le operazioni, interrotte causa maltempo, riprendono dal 25 al 27 giugno.

28 giugno 1941

Posa della spezzata «S 2» da parte di Duca d’Aosta, Attendolo, Pessagno e Pigafetta. L’Usodimare attende l’arrivo delle navi adibite alla posa nei pressi della boa orientale, ed all’inizio della posa, alle 6.54, si allontana per non essere d’intralcio.

4-7 luglio 1941

All’alba del 4 luglio l’Usodimare, nell’ambito delle operazioni preliminari alla posa della spezzata «S 3», raggiunge la zona indicata e posa le boette n. 1 e n. 3. All’alba del 6 l’unità, insieme alla torpediniera Castore, ritorna sul posto e verifica accuratamente la posizione delle boette. All’alba del 7, giorno stabilito per la posa, l’Usodimare attende le navi designate per la posa delle mine (Duca d’Aosta, Attendolo, Bande Nere, Di Giussano, Pigafetta e Pessagno oltre a sei cacciatorpediniere di scorta) presso la boetta n. 1. Quando le navi iniziano a disporsi per la posa, intorno alle 7, l’Usodimare segnala che le unità della Divisione dovrebbero, se possibile, distruggere le boe n. 2 e n. 4 (ordine che viene comunicato al Di Giussano, che deve passare nei pressi di tali boe). La posa avviene regolarmente.

6-23 agosto 1941

Il 6 agosto l’Usodimare e la torpediniera Centauro, partiti da Trapani, provvedono alle usuali operazioni preliminari per la posa del tratto «S 41» della spezzata «S 4»; terminata quest’opera, non rientrano alla base ma eseguono analoghe operazioni anche per i tratti «S 42», «S 43» e «S 44» della medesima spezzata. Come al solito Usodimare e Centauro attendono poi l’arrivo delle navi assegnate alla posa (posamine ausiliari Reggio ed Aspromonte e cacciatorpediniere Pigafetta, Da Mosto, Da Verrazzano, Da Noli, Zeno e Pessagno) per segnalare le estremità dello sbarramento, venendo da esse avvistati rispettivamente alle 6.10 ed alle 6.02 del 12 agosto, giorno della posa del tratto «S 41». I tratti «S 42», «S 43» e «S 44» vengono posati rispettivamente il 16, il 19 ed il 23 agosto. Alle 8.30 del 23 agosto, prima dell’inizio della posa, Usodimare e Centauro, di nuovo in attesa per segnalazione dei limiti del campo minato, vengono avvistati dalle navi incaricate della posa.

29 agosto 1941


Alle 11.15 parte da Napoli per scortare Tripoli, unitamente ai cacciatorpediniere Aviere, Pessagno, Gioberti, Da Noli e Camicia Nera, le motonavi passeggeri Victoria, Neptunia ed Oceania, cariche di truppe. A mezzogiorno il sommergibile britannico Urge avvista il convoglio al largo di Capri, ed alle 12.18, in posizione 40°25’ N 14°25’ E (una decina di miglia a sudest di Capri), l’unità nemica lancia tre siluri contro la Victoria, che viene mancata. Dalle 12.24 alle 12.55 le unità della scorta bombardano l’Urge con 26 cariche di profondità, ma il sommergibile, benché scosso da alcune detonazioni avvenute non molto lontane, non riporta danni.

31 agosto 1931

Alle 6.30, nel tratto finale della navigazione, il convoglio viene avvistato dal sommergibile britannico Upholder, che alle 7.10, in posizione 32°50’ N e 13°55’ E (ad est di Tripoli), lancia quattro siluri contro l’Oceania e la Neptunia, ma le motonavi vengono mancate; due dei cacciatorpediniere reagiscono gettando un totale di 23 bombe di profondità tra le 7.16 e le 7.30, mentre l’Upholder si ritira verso nord. Le navi arrivano a Tripoli alle 9.30 dello stesso giorno.

Le stesse unità scorteranno poi i tre mercantili anche nella navigazione di ritorno da Napoli a Taranto, dove il convoglio arriverà indenne il 2 settembre.

16 settembre 1941

Lascia Taranto insieme a Da Recco, Da Noli, Gioberti e Pessagno, di scorta al convoglio «Vulcania», composto dai grossi trasporti truppe Vulcania, Neptunia ed Oceania e diretto a Tripoli.

18 settembre 1941

Il convoglio s’imbatte in uno “sbarramento” di sommergibili britannici – Upholder, Unbeaten, Upright, Ursula – al largo della Libia. Alle 4.15, nel punto 33°02’ N e 14°42’ E, Neptunia ed Oceania sono silurate dall’Upholder ed iniziano lentamente ad affondare. L’Usodimare trae in salvo 485 superstiti, poi riceve dal caposcorta CV Stanislao Esposito (sul Da Recco) l’ordine di scortare l’ancora illesa Vulcania a Tripoli. Gli altri cacciatorpediniere rimangono invece in zona per tentare il rimorchio dell’Oceania, recuperare i naufraghi e dare la caccia all’Upholder (caccia che sarà inutile: l’Upholder finirà l’Oceania con un nuovo lancio alle 8.50, mentre la Neptunia era già affondata alle 6.50).

Alle 6.20 l’Ursula avvista Vulcania ed Usodimare e manovra per attaccare la motonave, lanciando alle 7.20 quattro siluri da una distanza di 3.000 metri. Aerei e navi inviate da Tripoli in appoggio al convoglio, tuttavia, avvistano i siluri ed avvertono in tempo il Vulcania, che elude con la manovra il lancio – i siluri transitano a poppavia della motonave – e raggiunge indenne Tripoli insieme all’Usodimare.

2 ottobre 1941

Lascia Napoli insieme ai cacciatorpediniere Euro, Da Noli e Gioberti, poi rinforzati con le torpediniere Partenope e Calliope, di scorta alle motonavi da carico Vettor Pisani, Fabio Filzi, Rialto e Sebastiano Venier.

5 ottobre 1941

Intorno alle quattro del mattino la Rialto viene silurata da quattro aerosiluranti britannici Fairey Swordfish dell’830th Squadron della Fleet Air Arm un’ottantina di miglia a nord-nord-est di Misurata, affondando dopo sei ore nel punto 33°30’ N e 15°53’ E.

16 ottobre 1941

L’Usodimare, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Fulmine, Sebenico, Gioberti e Da Recco, parte da Napoli per scortare a Tripoli i mercantili Beppe, Marin Snudo, Paolina e Caterina, cui si uniscono poi anche la piccola unità ausiliaria F 138 Amba Aradam e la vecchia torpediniera Generale Antonino Cascino.

18 ottobre 1941

Al largo di Lampedusa il Beppe viene silurato dal sommergibile HMS Ursula: preso a rimorchio dal rimorchiatore tedesco Max Barendt ed assistito dal Da Recco e dalla torpediniera Calliope, riuscirà ad arrivare a Tripoli il 21 ottobre.

Alle 22.30 il convoglio viene attaccato da cinque aerosiluranti Swordfish dell’830th Squadron, che silurano il Caterina. Se ne tenta il rimorchio, ma alle 17.30 del 19 ottobre il piroscafo affonda capovolgendosi a 62 miglia per 350° dal faro di Tripoli.

Il resto del convoglio arriva a Tripoli il 19 ottobre.

12 dicembre 1941

Alle 10.30 l’Usodimare lascia Messina insieme al Da Recco per scortare a Taranto il convoglio

«A», composto dalle moderne motonavi Fabio Filzi e Carlo Del Greco. Nell’ambito dell’operazione «M 41» per rifornire la Libia, il convoglio, una volta giunto a Taranto, dovrebbe proseguire per Tripoli (subito prima ne era stata annullata la prevista partenza per Argostoli, cambiando la destinazione intermedia con Taranto). Alle 2.10 (o 2.15, o 2.30) del 13 dicembre, tuttavia, il convoglio, in navigazione 15 miglia a sud di Capo San Vito (a circa dieci miglia da Taranto), viene attaccato dal sommergibile britannico Upright ed entrambi i mercantili sono colpiti. Il Filzi si capovolge ed affonda in appena sette minuti a causa dello spostamento del carico, il Del Greco affonda dopo meno di un’ora, prima che se ne possa tentare il rimorchio. Vengono salvati 435 naufraghi, ma in 214 risultano morti o dispersi.

16 dicembre 1941

Aggregato alla X Squadriglia Cacciatorpediniere, l’Usodimare prende parte all’operazione «M 42», facendo parte della scorta indiretta insieme ai cacciatorpediniere Oriani, Gioberti, Maestrale, Corazziere, Carabiniere, Granatiere, Bersagliere, Fuciliere ed Alpino, agli incrociatori pesanti Trento e Gorizia ed alle corazzate Littorio, Giulio Cesare ed Andrea Doria. I convogli in mare sono due, ambedue partiti da Taranto: la motonave tedesca Ankara diretta a Bengasi con la scorta del cacciatorpediniere Saetta, e le altrettanto moderne motonavi Monginevro, Napoli e Vettor Pisani dirette a Tripoli con la scorta diretta dei cacciatorpediniere Da Recco, Vivaldi, Da Noli, Nicolò Zeno, Pessagno e Lanzerotto Malocello.

I convogli giungono in porto indenni il 18 dicembre, mentre il 17 dicembre la squadra d’appoggio partecipa alla prima battaglia della Sirte, un breve scontro con una squadra britannica che si conclude in un nulla di fatto. Durante il combattimento l’Usodimare fa parte della scorta della Littorio.

1942

Lavori di ammodernamento, le otto mitragliere contraeree da 13,2 mm vengono sostituite con sette più efficaci armi da 20 mm.  


L’Usodimare con colorazione mimetica in una foto del 1942 (crediti sconosciuti, tratta da www.navyworld.narod.ru)


3 gennaio 1942
Alle 10.15 parte da Messina insieme ai cacciatorpediniere BersagliereFuciliereVivaldi e Da Recco nell’ambito dell’operazione «M 43», che consiste nell’invio in Libia di tre convogli con in tutto 6 mercantili, 6 cacciatorpediniere e 5 torpediniere. Usodimare, FuciliereVivaldi e Da Recco scortano le motonavi Nino Bixio, Lerici e Monginevro a Tripoli, dove arrivano il 5 gennaio.

18 gennaio 1942

La grossa motonave cisterna Giulio Giordani, scortata dall’Usodimare e dal Da Recco, viene attaccata da aerosiluranti Swordfish dell’830th Squadron, ma l’attacco non causa alcun danno.

21 febbraio 1942

Alle 13.30 lascia Corfù insieme ai cacciatorpediniere MaestralePigafettaPessagnoScirocco ed alla torpediniera Circe, per scortare a Tripoli un convoglio composto dalla Giulio Giordani e dalle motonavi da carico Lerici e Monviso, nell’ambito dell'operazione «K. 7».

23 febbraio 1942

Alle 10.14 del mattino, una novantina di miglia ad est di Tripoli ed al largo di Capo Misurata, la Circe localizza con l’ecogoniometro il sommergibile britannico P 38, che sta tentando di attaccare il convoglio (poco dopo ne viene avvistato anche il periscopio, che però subito scompare poiché il sommergibile, capendo di essere stato individuato, s’immerge a profondità maggiore), e, dopo aver ordinato al convoglio di virare a dritta, alle 10.32 lo bombarda con bombe di profondità, arrecandogli gravi danni. Subito dopo il P 38 affiora in superficie, per poi riaffondare subito: a questo punto si uniscono alla caccia anche l’Usodimare ed il Pessagno, che gettano altre cariche di profondità, e, insieme ad aerei della scorta, mitragliano il sommergibile. L’attacco è tanto violento e confuso che un marinaio, su una delle navi italiane, rimane ucciso dal tiro delle mitragliere, e la Circe deve richiamare le altre unità al loro posto per poter proseguire nella sua azione. Dopo questi ulteriori attacchi, la Circe effettua un nuovo attacco con bombe di profondità, ed alle 10.40 il sommergibile affiora di nuovo con la poppa, fortemente appruato, le eliche che girano all’impazzata ed i timoni orientati a salire, per poi affondare di prua con l’intero equipaggio in posizione 32°48’ N e 14°58’ E. Un’ampia chiazza di carburante, rottami e resti umani marcano la tomba dell’unità britannica.


Il convoglio giunge indenne a Tripoli.

8 aprile 1942

Collisione, alle 00.25, tra l’Usodimare e la motonave tedesca Ankara, che l’unità sta scortando insieme alla torpediniera Lince, nel punto 37°55’ N e 15°25’ E. L’Usodimare riporta una falla e qualche danno superficiale.

L’affondamento

Alle due di notte dell’8 giugno 1942 l’Antoniotto Usodimare, al comando del capitano di fregata Luigi Merini, salpò da Napoli di scorta alla motonave da carico Vettor Pisani, diretta a Tripoli nell’ambito dell’operazione di rifornimento «Pisa» (il convoglio era denominato «U»). Oltre all’equipaggio, il cacciatorpediniere aveva a bordo anche 5 ufficiali e 25 sottufficiali e marinai di passaggio, per un totale di 306 uomini. Giunte al largo di Palermo, le due navi si aggregarono al convoglio «S», proveniente da Palermo ed anch’esso diretto a Tripoli, e costituito dalla motonave Sestriere scortata dal cacciatorpediniere Premuda e dalla torpediniera Circe. (Per altra fonte il convoglio «U» era scortato da Usodimare e Premuda, ed il convoglio «S» dalla Circe e da un’altra torpediniera, la Lince). Caposcorta del convoglio era proprio il comandante Merini dell’Usodimare. Disgrazia volle che sulla loro rotta si trovasse il sommergibile italiano Alagi, al comando del tenente di vascello Sergio Puccini, appena arrivato nell’area assegnatagli per un agguato (circa venti miglia a nord di Capo Blanc). L’Alagi aveva ricevuto ordine di attaccare qualsiasi nave avesse incontrato (“Qualunque nave interferisce la vostra rotta è nave nemica”), e non era stato informato del passaggio del convoglio italiano nel suo settore. Avvistate le navi italiane nella tarda serata dell’8 giugno, mentre il convoglio dirigeva per doppiare Capo Bon, il comandante Puccini ritenne di trovarsi di fronte ad un convoglio britannico: contribuì al tragico equivoco il fatto che il Premuda, un grosso cacciatorpediniere di provenienza jugoslava (era stato catturato nel 1941) e di costruzione britannica, aveva in effetti un aspetto piuttosto differente da quello delle similari unità italiane e somigliante a quello delle classi di cacciatorpediniere britannici “H” e “I”. L’Alagi, pertanto, subito manovrò per attaccare e lanciò tre siluri dai tubi prodieri contro il cacciatorpediniere più vicino: l’Usodimare. Alle 21.20 il cacciatorpediniere venne colpito da uno dei siluri a centro nave, sulla dritta, si spezzò in due ed affondò in cinque minuti, 72 miglia a nord di Capo Bon, portando con sé 6 ufficiali e 135 tra sottufficiali e marinai. I superstiti 5 ufficiali e 160 sottufficiali e marinai vennero recuperati nelle ore seguenti dal Premuda e dalla Circe, alcuni dopo parecchie ore in acqua (il superstite maresciallo Emanuele Ridi raccontò in seguito di essere rimasto in acqua per quasi un giorno e mezzo, prima di essere salvato con la pelle quasi tumefatta). Per alta fonte i convogli vennero fatti rientrare a Palermo ed a soccorrere i naufraghi dell’Usodimare vennero salvati dalla torpediniera Cigno. Il comandante Merini, tratto in salvo dopo aver passato parecchio tempo in acqua, assunse subito la direzione del recupero dei naufraghi.



Le vittime tra l’equipaggio:

Donato Amoruso, marinaio, disperso
Achille Andreoni, marinaio cannoniere, disperso
Arturo Balbiano, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Bancalà, marinaio, disperso
Agostino Barabino, marinaio fuochista, deceduto
Nello Baracchini, marinaio meccanico, disperso
Leonardo Barbera, marinaio fuochista, disperso
Aurelio Basso, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Bedoschi, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Bianco, marinaio, disperso
Francesco Boemo, marinaio, deceduto
Domenico Bonaccorsi, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Bondoni, marinaio cannoniere, deceduto
Alfredo Eugenio Bongiovanni, marinaio elettricista, disperso
Celestino Aventino Bovolenta, marinaio, deceduto
Giuseppe Bucceri, marinaio cannoniere, disperso
Mario Calabria, capo segnalatore di terza classe, disperso
Salvatore Calì, sottocapo S. D. T., disperso
Eugenio Cantero, marinaio segnalatore, disperso
Giovanni Capozzi, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Cariola, marinaio fuochista, deceduto
Luigi Casciaro, marinaio fuochista, disperso
Ilario Ceccarelli, sottocapo cannoniere, disperso
Fabbio Co, sergente furiere, disperso
Sergio Coccapani, sottotenente di vascello, disperso
Francesco Colonna, sergente cannoniere, disperso
Carlo Commesso, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Coraducci, marinaio cannoniere, disperso
Fulvio Corsini, marinaio fuochista, disperso
Luigi Corvaglia, marinaio motorista, disperso
Attilio Costigliolo, sottocapo elettricista, disperso
Ignazio Crapola, marinaio fuochista, disperso
Welton Crescenzi, sottocapo furiere, disperso
Alberto Criscuolo, marinaio fuochista, disperso
Michele D’Elia, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni D’Ignoti, marinaio cannoniere, disperso
Vito Dal Cin, marinaio cannoniere, disperso
Fedele De Paulis, capitano di corvetta, disperso
Luca De Rosa, marinaio, disperso
Luigi De Sio, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Dello Iacovo, marinaio cannoniere, disperso
Nino Di Giacomo, sottocapo nocchiere, disperso
Antonio Di Iorio, marinaio elettricista, disperso
Giovanni Di Pinto, marinaio, disperso
Sebastiano Dionisio, sergente infermiere, disperso
Gastone Domenici, secondo capo meccanico, disperso
Onorino Fabian, marinaio torpediniere, disperso
Giuseppe Facciano, marinaio, disperso
Livio Faragli, marinaio cannoniere, disperso
Biagio Farinella, marinaio cannoniere, disperso
Ezzelino Flora, marinaio, disperso
Eustacchio Fogato, marinaio fuochista, disperso
Francesco Fortunato, marinaio elettricista, disperso
Giuseppe Galatola, marinaio fuochista, disperso
Rino Luigi Galbusera, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Mario Gallo, marinaio meccanico, disperso
Raffaele Gargiulo, sottotenente del Genio Navale, disperso
Calogero Gatto, marinaio fuochista, disperso
Antonio Gavini, sottocapo meccanico, disperso
Leonardo Gazzuolo, marinaio S. D. T., disperso
Ermes Gelatti, marinaio, disperso
Pietro Gerichievich, capo nocchiere di prima classe, disperso
Luigi Gimona, marinaio, disperso
Vincenzo Gobbi, marinaio fuochista, disperso
Mario Gualla, marinaio cannoniere, disperso
Carlo Guercia, marinaio, disperso
Pasquale Illiano, marinaio, disperso
Rodolfo Innocente, sottocapo cannoniere, disperso
Carlo Lanzani, sottocapo meccanico, disperso
Luigi Laura, marinaio fuochista, disperso
Carmelo Leotta, sergente fuochista, disperso
Carlo Guido Lepore, sottotenente medico, disperso
Pasquale Mammola, sergente carpentiere, disperso
Filippo Manuguerra, sottocapo cannoniere, disperso
Francesco Marzocca, marinaio fuochista, disperso
Carlo Masini, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Mauriello, marinaio silurista, disperso
Bruno Mazzucco, marinaio cannoniere, disperso
Mario Merlin, marinaio motorista, disperso
Libero Molon, sottocapo meccanico, disperso
Nicola Monti, marinaio cannoniere, disperso
Alberto Musca, marinaio cannoniere, disperso
Gemino Nardelotto, marinaio, disperso
Mario Pagano, marinaio fuochista, disperso
Michele Pagliero, marinaio fuochista, disperso
Basso Palermo, marinaio silurista, disperso
Giuseppe Pantè, marinaio, disperso
Ubaldo Pastore, marinaio fuochista, disperso
Adriano Pavani, marinaio fuochista, disperso
Lorenzo Pedretti, marinaio fuochista, disperso
Pietro Piccardi, sottocapo cannoniere, disperso
Amelio Pifferi, secondo capo silurista, disperso
Nicola Pino, sottocapo segnalatore, deceduto il 9.6.1942
Antonio Pirinu, sottocapo segnalatore, disperso
Luigi Piro, capitano del Genio Navale, disperso
Amelio Polese, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Ponti, marinaio cannoniere, disperso
Salvatore Punzo, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Rui, sergente meccanico, disperso
Angelo Schiavone, marinaio S. D. T., disperso
Nello Scorrano, marinaio S. D. T., disperso
Teodoro Scotti, marinaio fuochista, disperso
Pasquale Servillo, marinaio cannoniere, disperso
Carmine Siano, marinaio, disperso
Umberto Spekar, sottotenente di vascello, disperso
Carlo Suardi, marinaio fuochista, disperso
Luigi Tarantini, marinaio cannoniere, disperso
Lorenzo Torone, sottocapo silurista, disperso
Carmelo Tosto, marinaio cannoniere, deceduto in territorio metropolitano il 21.6.1942 Michele Vasta, sottocapo elettricista, disperso
Giulio Carmelo Veltri, marinaio, disperso
Salvatore Virgilio, secondo capo meccanico, disperso
Mario Vollaro, marinaio cannoniere, disperso
Marino Vucas, marinaio fuochista, disperso
Celestino Zampetti, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Gino Zanellati, marinaio fuochista, disperso
Rolando Zerbini, marinaio cannoniere, disperso

Erano in precedenza caduti sull’Usodimare:

Sergio Di Patrizi, marinaio, deceduto nel Mediterraneo centrale il 27.8.1940
Giuseppe Gensini, sergente meccanico, deceduto l’1.2.1941 nel Mediterraneo centrale
Sante Marchiori, marinaio fuochista, deceduto il 27.8.1940 in Mediterraneo centrale
Guido Ortenzi, marinaio S. D. T., deceduto in Mediterraneo centrale il 23.2.1942



L’Usodimare, a sinistra, ed il gemello Da Noli in porto a fine anni ’30 (da una cartolina ediz. Fratelli Calì di Genova, tratta da Wikipedia)


L’Usodimare, ancora sprovvisto di armamento, durante le prove in mare (tratta da Wikipedia; link d’origine non funzionante)





venerdì 29 novembre 2013

Asteria

 

L’Asteria a Monfalcone subito dopo la consegna, nel novembre 1941 (g.c. Giorgio Parodi)
Sommergibile di piccola crociera della classe Platino (serie “600”), del dislocamento di 712 t in superficie ed 865 in immersione. Durante il conflitto effettuò 9 missioni offensive od esplorative, principalmente nel Mediterraneo centrale, ed otto di trasferimento, percorrendo 10.842 miglia in superficie e 1370 in immersione, e trascorrendo in mare 97 giorni.



L’Asteria ed il gemello Giada in allestimento (foto tratta dal supplemento al n. 11 della Rivista Marittima, novembre 1998, “I sommergibili di Monfalcone” di Alessandro Turrini, via www.betasom.it)

 
Breve cronologia.

16 ottobre 1940

Impostazione presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Monfalcone. Numero di costruzione 1262.

25 giugno 1941

Varo presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Monfalcone.

8 novembre 1941

Entrata in servizio. Subito ha inizio un periodo di intenso addestramento.

 


L’Asteria (sulla sinistra la prua del Giada) a Pola (sede della Scuola Sommergibili) il 25 febbraio 1942, durante l’addestramento (Collezione A. Molinari, tratta da “Uomini sul fondo” di Giorgio Giorgerini, Mondadori, Milano 1994)


13 maggio 1942

Inizio della prima missione di guerra, nelle acque della Cirenaica.

15 maggio 1942

L’Asteria, mentre sta emergendo di sera per iniziare l’agguato notturno in superficie, avvista un cacciatorpediniere che si sta avvicinando ad elevata velocità nel tentativo di speronarlo: il sommergibile si deve rapidamente re-immergere rapidamente e viene poi sottoposto a caccia con bombe di profondità per lungo tempo, ma i danni non sono gravi. Il battello prosegue nella missione, concludendola il 25 maggio.

7 luglio 1942

L’Asteria (TV Pasquale Beltrame) assume l’agguato tra Cipro e la Siria. Per una settimana non si verificano avvistamenti. 

14 luglio 1942

Alle 02.00 del 14 luglio avvista a poca distanza un’unità che identifica come un cacciatorpediniere e lo attacca con il lancio di un siluro, che viene evitato con la manovra; l’Asteria ne lancia un altro e sente poi una forte esplosione, ma nessuna unità nemica risulterà danneggiata.

Nella serata dello stesso 14 luglio, alle 23.47, il battello italiano viene avvistato in posizione 33°57’ N e 34°34’ E (una cinquantina di miglia ad ovest di Beirut), mentre naviga in superficie con rotta 100°, dal sommergibile britannico Turbulent (da mezzo miglio di distanza). L’Asteria, avendo già avvistato a sua volta il Turbulent da 1000 metri di distanza e ritenendolo un sommergibile italiano avente rotta 290° (la posizione data, 33°52’ N e 34°46’ E, risulta leggermente differente da quella indicata dall’unità britannica), vira a dritta e si allontana alla massima velocità per perdere il contatto (probabilmente allo scopo di evitare incidenti). Il Turbulent, che ha correttamente identificato il sommergibile sconosciuto come un’unità italiana, ritiene erroneamente che questi si sia immerso, pertanto, un minuto dopo (alle 23.48) s’immerge a sua volta. Così si conclude l’incontro.

12 agosto 1942

Dislocato ad ovest di Malta per contrastare l’operazione britannica “Pedestal” (battaglia di Mezzo Agosto). Nessun evento di rilievo.
13 novembre 1942

L’Asteria (TV Dante Morrone) avvista due unità minori nelle acque di Capo Carbon ed alle 02.05 lancia due siluri contro una di esse. Causa l’elevata fosforescenza dell’acqua, la nave avvista i siluri per tempo e li evita con la manovra, poi l’Asteria viene sottoposto a dura caccia con parecchie bombe di profondità, da cui riesce tuttavia ad evadere riportando solo danni lievi.

Alle 12.45 dello stesso giorno l’Asteria, in rotta per la base (secondo altra versione per tornare nell’area d’agguato), viene attaccato da un Lockheed Hudson della USAAF, che lo attacca con bombe sganciate a bassa quota, ma il battello evita le bombe con la manovra – una sola esplode, in coperta, senza incredibilmente arrecare danni gravi – e risponde al fuoco con le mitragliere, danneggiando l’aereo che si allontana con un motore in fiamme.

4 dicembre 1942

Nella serata del 4 dicembre l’Asteria, durante la manovra di emersione a sei miglia per 45° da Capo Fer nel corso di una missione al largo dell’Algeria, urta con la torretta la chiglia di una corvetta britannica. Il battello si reimmerge immediatamente, ma subisce un lungo bombardamento con cariche di profondità, subendo gravi danni (in aggiunta a quelli già riportati nella collisione), che lo costringeranno a rientrare a Cagliari.

 


L’Asteria al suo rientro a Cagliari il 4 dicembre 1942, con gli evidenti danni della collisione (Coll. F. Petronio, tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012)

Un’altra foto della torretta danneggiata dell’Asteria a Cagliari (g.c. STORIA militare)
 
L’ultima missione e l’affondamento


L’11 febbraio 1943, conclusi i lavori di riparazione, l’Asteria, al comando del tenente di vascello Dante Morrone, lasciò Napoli per la sua nona missione di guerra, un agguato a contrasto del traffico alleato da e per il porto di Bougie (Algeria). Il 13 febbraio il sommergibile arrivò nella zona assegnatagli per la missione, al largo di Capo Carbon. Per quattro giorni non vennero avvistate navi, ma alle tre di notte del 17 febbraio il battello individuò due unità nemiche poco lontane, intente nella ricerca di sommergibili. Erano i cacciatorpediniere di scorta britannici Wheatland (talvolta menzionato erroneamente come “Westland”; al comando del capitano di corvetta Ronald L. Brooke, che per l’azione avrebbe ricevuto il Distinguished Service Order) ed Easton (al comando del tenente di vascello C. Wickham Malins, che per l’azione avrebbe ricevuto una seconda Distinguished Service Cross), della classe Hunt, che insieme ad altri due cacciatorpediniere della stessa classe, il Lamerton (già autore in Atlantico dell’affondamento del sommergibile Ferraris) ed il Bicester, stavano scortando un convoglio alleato al largo della costa algerina. L’Asteria, restando in superficie, subito manovrò per avvicinarsi sino alla distanza di lancio e, giunto a 700 metri, si preparò ad attaccare con i siluri, ma il Wheatland e l’Easton (il Bicester ed il Lamerton presero parte alla ricerca del sommergibile, a difesa del convoglio, ma non alla caccia) localizzarono il sommergibile con il radar e dapprima tentarono di speronarlo, poi, dopo che il battello ebbe effettuato l’immersione rapida per evitare la collisione, lo bombardarono con cariche di profondità. Secondo la versione riportata dal libro “Ultra Versus U-Boats: Enigma Decrypts in the National Archives”, invece, furono il Wheatland e l’Easton ad avvistare per primi l’Asteria, che stava navigando verso ovest ad otto nodi, quando i loro ASDIC segnalarono un contatto a meno di 1200 metri di distanza. L’Asteria, da parte sua, avvistò i due cacciatorpediniere, in condizioni di scarsa visibilità, ed il comandante Morrone ordinò l’immersione.

L’Asteria subì sette ore di bombardamento, riportando gravi danni a vari impianti: dapprima, subito dopo la localizzazione, il Wheatland gettò cinque bombe di profondità regolate per una profondità di 15 metri, che causarono alcuni danni, poi la caccia continuò per un’ora circa, dopo di che il contatto venne poi perso per due ore. Poi l’Easton effettuò un altro attacco, molto efficace, che mise totalmente fuori controllo i motori dell’Asteria: il sommergibile, avendo esaurito l’aria compressa – e non potendo quindi più cambiare la propria quota (profondità) in maniera adeguata – ed essendosi scaricate le batterie dei motori elettrici, dovette emergere, affinché almeno l’equipaggio potesse mettersi in salvo. Appena fu giunto in superficie, l’Asteria fu subito colpito dal tiro dei cannoni del Wheatland e dell’Easton, che provocò altri danni ed uccise cinque uomini. Quando si resero conto che il sommergibile stava affondando, i due cacciatorpediniere cessarono il fuoco. Il resto dell’equipaggio si arrese, avviò le manovre per l’autoaffondamento (per altra versione le procedure per l’autoaffondamento erano iniziate già durante la manovra di emersione) ed abbandonò l’unità, che alle 9.40 del mattino del 17 febbraio affondò di poppa nel punto 37°14’ N e 04°27’ E (per altra fonte 37°14’ N e 04°50’ E), circa 25 miglia a nordovest di Bougie.  


L’Asteria emerso ed in procinto di affondare, poco prima delle dieci del mattino del 17 febbraio 1943 (Imperial War Museum KY 5623 D, tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012, g.c. STORIA militare)


L’Asteria in via di autoaffondamento. A sinistra il Wheatland, che prenderà a bordo i superstiti, radunatisi a poppa del sommergibile per gettarsi in acqua (g.c. STORIA militare – Imperial War Museum via A. Asta)
(La versione riferita in occasione della morte del comandante Brooke del Wheatland, invece, differisce in varie parti. Secondo tale versione il Wheatland era in pattugliamento al largo di Bougie insieme a Bicester, Easton e Lamerton, quando poco prima della mezzanotte del 16 febbraio il Wheatland avvistò una forma scura davanti a sé e passò all’attacco; il contatto scomparve ed il Wheatland, nonostante difficoltà con l’ecogoniometro, proseguì la caccia per tutto il giorno successivo sino a poco prima di mezzanotte, quando l’Asteria, che era stato seriamente danneggiato sin dal primo attacco del Wheatland e non aveva potuto allontanarsi, dovette emergere, avendo finito l’aria, si arrese e si autoaffondò. Questa versione presenta comunque vari errori, ad esempio negli orari, perché le foto scattate all’Asteria in affondamento mostrano chiaramente che il battello affondò quando il sole ancora illuminava il giorno, dunque non certo intorno alla mezzanotte).




Gli ultimi momenti dell’Asteria (Rickard, J, 12 May 2010, Italian Submarine Asteria sinking, 17 February 1943, http://www.historyofwar.org/Pictures/pictures_asteria_sinking.html)
Il comandante Morrone, dopo aver ordinato all’equipaggio di abbandonare l’unità, rimase a bordo sino alla fine, mettendosi in salvo per ultimo (ricordando l’episodio a decenni di distanza disse che rischiò “di venire colpito dalle mitraglie degli aerei nemici”); gli venne conferita una medaglia d’argento al Valor Militare, la seconda per lui (la prima gli era stata conferita nel 1940 per la sua attività di osservatore su ricognitori). I 46 sopravvissuti (per altra versione 47 o 48) vennero recuperati dal Wheatland e dall’Easton, e finirono in prigionia in Nordafrica, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il comandante Morrone rientrò in Italia nel 1946.

 

Morirono con l’Asteria:


Ugo Baldini, sottocapo

Nicola Daugenti, comune

Giovanni Mazzon, sottocapo

Antonio Pardo, comune

Umberto Terigi, sottocapo meccanico (nato a Camaiore il 25.1.1923, residente a Ponte all’Ania nel comune di Barga, figlio di Giuseppe Terigi)



Il sommergibile subito dopo l’entrata in servizio (tratta da “I sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM, Roma 1999, via www.betasom.it)



La stessa foto dell’inizio della pagina, colorata con processi digitali da Maurizio Brescia (tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012, g.c. STORIA militare)