martedì 5 novembre 2013

Acciaio



L’Acciaio nel cantiere Odero-Terni-Orlando del Muggiano (La Spezia) prima del varo, il 22 giugno 1941 (g.c. Marcello Risolo via Giorgio Parodi)

Il 10 luglio 1943 il sommergibile Acciaio (un’unità della classe Platino della serie “600” di sommergibili di piccola crociera, con dislocamento di 712 t in superficie ed 865 in immersione, costruita nei cantieri OTO del Muggiano tra il novembre 1940 e l’ottobre 1941) al comando del tenente di vascello Vittorio Pescatore, lasciò La Maddalena diretto in Sicilia: uno dei tanti sommergibili inviati a sud nell’ormai inutile tentativo di ostacolare l’imminente sbarco alleato in Sicilia, l’Acciaio avrebbe dovuto attraversare lo stretto di Messina e raggiungere un’area di agguato al largo della costa settentrionale (od orientale) della Sicilia. Dopo aver lasciato La Maddalena, l’Acciaio non diede più notizia di sé. Fu dopo la guerra che si apprese che alle 20.22 (per altra versione 20.36) del 13 luglio, al largo del promontorio di Capo Vaticano (nel comune di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia), a nord dello stretto di Messina ed a sud del golfo di Gioia Tauro, il sommergibile britannico Unruly – inviato con altri nelle acque della Sicilia per attaccare le forze navali italiane, qualora fossero state inviate a contrastare lo sbarco –, mentre si trovava in immersione, aveva avvistato l’Acciaio, diretto verso sud, che si avvicinava a Capo Vaticano e comunicava intanto con la locale stazione semaforica mediante segnali ottici. (L’Acciaio, probabilmente, dopo la partenza da La Maddalena aveva attraversato il Tirreno sino a raggiungere la costa dell’Italia continentale, che aveva poi costeggiato verso sud, navigando in immersione di giorno, per evitare attacchi da parte della preponderante aviazione nemica, ed in superficie di notte). L’unità britannica si era avvicinata per attaccare con i siluri: alle 20.44 i due sommergibili erano in avvicinamento (l’Acciaio con rotta 140° e velocità 11 nodi, l’Unruly con rotta 08°) ed il comandante britannico, tenente di vascello J. P. Fyfe, che riteneva di essere stato avvistato da un’unità di superficie, modificò il piano d’attacco, ed alle 20.49.08 (giornale di bordo dell’Unruly; il comandante della flottiglia in un rapporto indicò le 18.49, probabilmente riferendosi all’ora inglese) l’Unruly lanciò il primo siluro da 2700 metri, e subito dopo altri tre, contro il sommergibile italiano. Dopo due minuti, alle 20.51.08, l’Unruly aveva avvertito una prima esplosione, poi un’altra alle 20.52.59, un’altra ancora alle 20.53.03 e l’ultima alle 20.53.14. Il lancio dei siluri fece perdere temporaneamente l’assetto all’Unruly (cambiò involontariamente la profondità a cui si trovava immerso), che così non ebbe modo di osservare al periscopio l’esito dell’attacco; dopo altri due giorni di agguato, l’Unruly era rientrato a Biserta, dove il comandante della 10th Submarine Flotilla, controllato il giornale di bordo, concluse che i siluri, lanciati contro un sommergibile italiano (la cui identità, in quel momento, chiaramente non poteva essere nota), non lo avevano colpito. Questo non era purtroppo esatto, dal momento che l’Acciaio non era mai più rientrato alla base. In considerazione dei diversi tempi intercorsi tra i lanci e gli scoppi dei siluri (due minuti esatti per il primo, più di tre per gli altri) è probabile che solo il primo siluro colpì l’Acciaio, mentre gli altri tre scoppiarono contro la costa. Devastato dallo scoppio, l’Acciaio era affondato all’istante, portando con sé l’intero equipaggio di 47 uomini, in posizione 38°35’ N e 15°49’ E, su un fondale di oltre di 300 metri (per altra fonte di circa 250), lasciando in superficie solo pochi rottami e carburante.


L’Acciaio in navigazione (foto da Wikipedia, link d’origine non funzionante; qualora il detentore dei crediti ne facesse richiesta la fonte verrà prontamente aggiunta). Durante le sue 24 missioni di guerra (9 offensive e 15 di trasferimento, durante cui percorse in tutto 13.848 miglia nautiche in superficie e 1650 in immersione) l’unità colse un unico successo, l’affondamento del peschereccio antisommergibile HMS Tervani, il 7 febbraio 1943.
 
Il 13 luglio 2013, settantesimo anniversario dell’affondamento, il Gruppo ANMI di Gioia Tauro e la Guardia Costiera locale hanno commemorato l’equipaggio dell’Acciaio con una messa ed una cerimonia conclusasi con la lettura della Preghiera del Marinaio ed il lancio in mare nel golfo di Gioia Tauro, da parte di della motovedetta CP 827 della Capitaneria di Porto, di una corona d’alloro sul punto dell’affondamento.


L’equipaggio dell’Acciaio, perito al completo nell’affondamento

 Giovanni Ascione, comune

Sirio Baggiani, sergente

Edo Barsuglia, sottocapo

Ugo Basso, sergente

Giovanni Bau, capo di seconda classe

Ciro Belluzzi, capo di seconda classe

Luigi Berti, comune

Tito Bodani, sergente

Mario Bruno, comune

Ernesto Carani, comune

Giovanni Castaldi, comune

Carlo Castellimi, sottotenente di vascello

Antonio Cignoni, sottocapo

Olivio Corvetta, sottocapo

Mario Costa, comune

Gennaro De Simone, sottocapo

Umberto Dell’Oro, sottocapo

Vincenzo Di Cicco, comune

Vincenzo Di Giacomo, comune

Giuseppe Ernani, comune

Mario Esposito, capo di terza classe

Nicola Filannino, comune

Angelo Franzini, capo di seconda classe

Pasquale Fusco, sottocapo

Antonio Garofalo, comune

Michele Genchi, comune

Alessandro Giakretto, capo di seconda classe

Danilo Giannotti, comune

Francesco Giraldi, comune

Giuseppe Iacono, comune

Quintino Mastrocchio, comune

Armando Melfi, sottocapo

Battista Mercurio, sottocapo

Adriano Morasso, guardiamarina

Giovanni Ospite, comune

Vittorio Pescatore, tenente di vascello (comandante)

Giuseppe Prezioso, comune

Raffaele Riccardi, sottocapo

Nello Rossi, sottocapo

Antonio Ruini, capitano del Genio Navale (direttore di macchina)

Renato Sannazzaro, sottocapo

Italo Scarelli, sergente

Salvatore Scognamiglio, comune

Antonio Tomasetig, operaio militarizzato

Filippo Truglio, sergente

Mario Vinti, sottocapo





Pagina di Wikipedia sull’Acciaio

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