martedì 26 novembre 2013

Albatros


L’Albatros, prima unità della Regia Marina progettata e costruita per impiego contro i sommergibili (si trattava di un mezzo “sperimentale”), sarebbe dovuta essere il prototipo per una classe di 25 unità, ma la sua mediocre riuscita fece sì che rimanesse un’unità singola (foto g.c. Mauro Millefiorini)

Alle 6.40 del 27 settembre 1941 il cacciasommergibili Albatros (un’unità costruita tra il 1931 ed il 1934, del dislocamento standard di 334 t e 490 t a pieno carico; nel 1939 era stata riclassificata torpediniera per motivi amministrativi, pur non potendo essere definita tale), al comando del capitano di corvetta Alessandro Mazzetti, partì da Messina per andare incontro al sommergibile tedesco U 371, appena entrato nel Mediterraneo, e scortarlo attraverso lo stretto di Messina. A bordo dell’Albatros, oltre ai 79 uomini dell’equipaggio, vi erano anche quattro ‘passeggeri’: il tenente di vascello Bruno Martelli e due ufficiali dell’esercito tedesco, il maggiore Walter von Rucketschell (che in tempo di pace era stato un celebrato illustratore, pittore e scultore) ed il suo aiutante tenente Albert Koch, presenti a bordo come ufficiali di collegamento e per dare istruzioni all’U 371 quando fosse arrivato; ed il giornalista Mario La Rosa, imbarcato come corrispondente di guerra.


Alle 8.20 dello stesso 27 settembre il sommergibile britannico Upright, al comando del tenente di vascello J. S. Wraith, avvistò l’Albatros al largo di Milazzo. Wraith ritenne che la nave (che, secondo quanto raccontò Jack Michell, l’ufficiale addetto ai siluri, venne erroneamente identificata come una vecchia torpediniera della classe Generali) stesse conducendo un rastrello antisommergibile a nordovest di Capo Rasocolmo, e decise di attaccare. Secondo quanto raccontò Jack Michell, la nave italiana, la cui apparizione era stata preceduta da vari rumori premonitori, iniziò a descrivere cerchi attorno all’Upright, cercando di localizzarlo; quando l’Albatros oltrepassò la prua del sommergibile inglese in immersione per la prima volta, Wraith fece preparare i tubi lanciasiluri uno e due, mentre il sommergibile procedeva a bassa velocità, senza modificare la rotta. Alle 8.55, quando l’unità italiana sopraggiunse per la seconda volta, l’Upright lanciò due siluri da circa 2750 metri di distanza: uno andò a segno, mentre il sommergibile britannico s’immergeva rapidamente a profondità maggiore. Gli uomini dell’Upright sentirono il rumore dell’ecogoniometro della nave italiana cessare improvvisamente.
 

L’unità a La Spezia nel 1935 (da “Corvette e pattugliatori italiani” di Franco Bargoni e Franco Gay, USMM, Roma 2004). Durante la guerra l’Albatros effettuò 57 missioni, principalmente di scorta costiera ed antisommergibile nello Ionio e nelle acque della Sicilia, ed ebbe tra l’altro l’onore di scortare il transatlantico Rex nel suo ultimo viaggio da Genova a Trieste.


Colpito, l’Albatros affondò in posizione 38°24’ N e 15°22’ E, otto miglia a nordovest di Capo Rasocolmo (Milazzo), portando con sé 32 membri dell’equipaggio oltre al maggiore von Rucketschell ed al tenente Koch (i due ufficiali tedeschi rimasero probabilmente uccisi dall’esplosione perché, al momento dell’impatto del siluro, erano scesi nei locali dell’equipaggio).

Mezz’ora dopo l’affondamento, secondo quanto riferito dal comandante dell’Upright, due cacciatorpediniere ed un aereo giunsero nella zona e cercarono il sommergibile attaccante, e gettarono in tutto sei bombe di profondità, tre alle 10.20 ed altre tre tra le 10.43 e le 11.05. Tutte e sei le cariche scoppiarono lontane, e l’Upright si allontanò senza danni.


Nonostante le sue modeste prestazioni, l’Albatros riuscì ad ottenere un successo nella lotta antisommergibile, affondando con cariche di profondità, il 16 luglio 1940, il sommergibile britannico Phoenix. In quanto unico mezzo espressamente antisommergibile della Regia Marina, nel 1939 l’unità era stata la prima nave italiana ad imbarcare un ecogoniometro (foto Franco Bargoni, via Giuseppe Garufi)



L’U 371, giunto sul luogo dell’affondamento dell’Albatros, recuperò una quarantina di superstiti (42, secondo il rapporto del suo comandante), mentre il MAS 557 (tenente di vascello Roberto Baffigo), salpato da Messina subito dopo aver ricevuto notizia dell'affondamento (a bordo si era imbarcato anche il corrispondente di guerra Vero Roberti), ne trasse in salvo altri sette, uno dei quali ferito molto gravemente. All'arrivo sul posto del MAS, il sommergibile lasciò la zona dell'affondamento, dirigendo verso Messina; frattanto giunse sul posto anche la torpediniera San Martino, che mise a mare la sua motolancia per cercare ulteriori naufraghi, recuperandone altri due. 
(La cifra complessiva risulta così di 51 uomini tratti in salvo, ma probabilmente l’U 371, come accaduto in altri casi simili, non fornì una stima esatta dei naufraghi recuperati, magari contando erroneamente due volte qualche superstite. Gli uomini complessivamente recuperati dal mare, infatti, compresi due che non sopravvissero, furono 49 e non 51).

Due dei 49 naufraghi recuperati, due morirono per le ferite, portando il bilancio a 36 vittime (due morti e 34 dispersi) e 47 sopravvissuti. Tra i superstiti vi furono il comandante Mazzetti, ferito ad un ginocchio, il tenente di vascello Martelli ed il giornalista La Rosa.

Morti nell’affondamento:

Guerriero Berluti, sottocapo meccanico, disperso
Artidoro Caverzaghi, marinaio segnalatore, disperso
Gino Cepelli, sottocapo cannoniere, disperso
Concetto Corallo, marinaio fuochista, disperso
Umberto Corrayn, marinaio radiotelegrafista, disperso
Aldo De Marchi, capo nocchiere di terza classe, disperso
Ignazio De Santis, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Dell’Orso, secondo capo cannoniere, disperso
Vittorio Di Brigida, marinaio fuochista, disperso
Bruno Faccio, marinaio radiotelegrafista, disperso
Ivo Gasperini, marinaio fuochista, deceduto
Ferdinando Guastalli, secondo capo meccanico, disperso
Alberto Imbaglione, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Emiddio Iovine, marinaio cannoniere, disperso
Albert Koch, tenente dell’Esercito tedesco, disperso
Salvatore Maiorana, marinaio fuochista, disperso
Luigi Mangiocca, marinaio fuochista, disperso
Angelo Marrucchi, capo elettricista di terza classe, deceduto
Aldo Martorana, sottocapo segnalatore, disperso
Sante Mezzoli, marinaio fuochista, disperso
Alfredo Morelli, sottocapo motorista, disperso
Pasquale Morgera, marinaio, deceduto
Michele Mormile, marinaio fuochista, disperso
Guglielmo Musella, capitano del Genio Navale, disperso
Pietro Palmiotti, sottocapo fuochista, disperso
Eugenio Perini, marinaio radiotelegrafista, disperso
Domenico Pittameglio, marinaio S. D. T., disperso
Fiorenzo Pochettino, marinaio fuochista, disperso
Mariano Ponticorvo, marinaio fuochista, disperso
Pietro Sanna, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Scalia, sottocapo infermiere, disperso
Celestino Stradi, sottocapo meccanico, disperso
Nicola Varlese, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Felice Vassena, marinaio fuochista, disperso
Walter von Rucketschell, maggiore dell’Esercito tedesco, disperso
Cesarino Zaffanella, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Zenzerovich, marinaio cannoniere, disperso


Scheda dell’Albatros sul Jane’s Fighting Ships del 1940 (tratta da detta rivista, via g.c. Giuseppe Garufi)


La nave in una foto del Jane’s Fighting Ships del 1938 (tratta da detta rivista, via g.c. Giuseppe Garufi)

La nave vista da poppa (foto Franco Bargoni, via Giuseppe Garufi)

L’Albatros in navigazione (g.c. sito www.naviecapitani.it)

(Si ringrazia Flaminia Baffigo).


Naval Events, September 1941
L’affondamento dell’Albatros nel libro The Fighting Tenth
Patrol info for U 371, date lookup for 27 September 1941

Scheda dell’Albatros sul sito Naviecapitani
Pagina di Wikipedia sull’Albatros
Pagina di Wikipedia su Walter von Ruckteschell

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