giovedì 7 novembre 2013

Aldebaran


La torpediniera Aldebaran (foto tratta da “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo” di Pier Filippo Lupinacci e Vittorio Emanuele Tognelli, USMM, Roma 1964).

Torpediniera classe Spica tipo Perseo (630 tonnellate di dislocamento standard, 860 in carico normale, 1020 a pieno carico). Durante la guerra svolse 12 missioni di scorta convogli.

Breve e parziale cronologia.

2 ottobre 1935
Impostazione nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente.
14 giugno 1936
Varo nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente.
 
Il varo dell’Aldebaran (da www.grafasdiving.gr)
6 dicembre 1936
Entrata in servizio.
Poco dopo, terminati i collaudi sotto la supervisione del cantiere costruttore, l’unità compie crociere di prova dapprima in Sicilia e poi nel Dodecaneso.
1937-1938
Partecipa alla guerra di Spagna, contrastando il contrabbando di armi e rifornimenti per le forze repubblicane spagnole.
5 maggio 1938
Prende parte alla rivista navale “H” (in onore di Adolf Hitler) nel Golfo di Napoli.
10 giugno 1940
All’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale l’Aldebaran costituisce, insieme alle gemelle Altair, Antares ed Andromeda, la XII Squadriglia Torpediniere, di base a Messina. Inizialmente viene impiegata per scorta convogli e pattugliamenti antisommergibili nelle acque dell’Adriatico e sulle coste dalmate.
6 giugno-10 luglio 1940
L’Aldebaran, insieme all’Andromeda ed all’incrociatore ausiliario Adriatico, partecipa alla posa di due campi minati antisommergibile (ciascuno composto da 45 mine tipo Elia) al largo di Palermo,  di due sbarramenti antinave (ognuno di 45 mine tipo Elia) nelle acque di Castellammare del Golfo e di tre campi minati antinave (50 mine tipo Bollo ciascuno) al largo di Porto Empedocle. Insieme ad Adriatico, Alcione, Andromeda, Aretusa, Airone ed Ariel, inoltre, l’Aldebaran partecipa alla posa di numerosi campi minati (mine tipo Bollo e tipo Elia) nelle acque della Sicilia: due sbarramenti antinave ed uno antisommergibile da 45 mine ciascuno al largo di Trapani; uno sbarramento antinave di 50 mine ed due antisommergibile (uno di 50 ed uno di 45 ordigni) tra Marettimo e Levanzo; due sbarramenti antisommergibile di 50 mine cadauno tra Marettimo e Favignana.
13 giugno 1940
Esegue una caccia antisommergibile dall’esito non accertato (probabilmente infruttuosa).
14-16 giugno 1940
A seguito del bombardamento di Genova, Savona e Vado Ligure da parte di una formazione navale francese (avvenuto proprio il 14 giugno), l’Aldebaran ed il resto della XII Squadriglia (Andromeda, Antares ed Altair) partono da Trapani e raggiungono La Spezia, per rafforzare la difesa del Mar Ligure. Partite da Trapani per La Spezia alle 19 del 14 giugno, le quattro torpediniere ricevono alle 4.20 del 16 giugno, mentre stanno per arrivare a La Spezia, l’ordine di portarsi al largo di Genova, dove si teme stia per essere compiuta una nuova incursione navale francese. La XII Squadriglia incrocia al largo di Genova fino alle dieci del mattino, poi, non essendosi concretizzata alcuna minaccia, raggiunge La Spezia.
5-6 agosto 1940
L’Aldebaran, con le gemelle Pleiadi, Cigno e Cassiopea, scorta gli incrociatori leggeri Alberico Da Barbiano ed Alberto Di Giussano ed i cacciatorpediniere Antonio Pigafetta e Nicolò Zeno in una missione di posa di mine al largo di Pantelleria. Le quattro torpediniere partono da Augusta insieme alle unità incaricate di posare le mine alle 16 del 5 agosto, ma già alle 20.30 vengono lasciate libere e ritornano ad Augusta, dove arrivano all’1.30 del 6 agosto.
31 ottobre-1 novembre 1940
Secondo alcune fonti’Aldebaran, con il resto della XII Squadriglia (Altair, Andromeda ed Antares), viene assegnata al supporto della prevista operazione di sbarco a Corfù, che verrà dapprima rimandata per maltempo e poi annullata a causa delle impreviste difficoltà incontrate sul fronte greco-albanese.
5-6 dicembre 1940
Nella notte tra il 5 ed il 6 Aldebaran, Altair, Andromeda ed Antares posano uno sbarramento di mine al largo della Valletta (Malta).
Novembre 1940-aprile 1941
La nave viene impiegata in Adriatico ed in Libia, al comando del CC Antonio Giungi, che riceve la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per l’operato in questo periodo.
27 gennaio 1941
Alle 8.30 l’Aldebaran lascia Palermo di scorta ai piroscafi Motia e Delfin, diretti a Tripoli.
30 gennaio 1941
Alle 16.04 il convoglio viene avvistato in posizione 32°55’ N e 12°41’ E (ad ovest di Tripoli e circa 30 miglia a nord di Zawiya) dal sommergibile britannico Upholder, che alle 16.20 (le 17 secondo fonte italiana) lancia due siluri da 3660 metri contro il Delfin. Nessuna nave viene colpita, e dalle 16.24 alle 16.39 l’Aldebaran bombarda l’Upholder, che intanto s’immerge a 67 metri, con 25 cariche di profondità, senza riuscire a danneggiarlo. La nave lascia il luogo dell’attacco alle 17.30, ed il convoglio arriva a Tripoli alle 21 del 30 gennaio.
9 febbraio 1941
Parte da Tripoli insieme ai cacciatorpediniere Freccia, Luca Tarigo e Saetta per scortare a Napoli le navi passeggeri (impiegate come trasporti truppe) Conte Rosso, Marco Polo, Esperia e Calitea.
Alle 22.20 dello stesso 9 febbraio il sommergibile britannico Truant avvista il convoglio in posizione 33°41’ N e 13°51’ E, una sessantina di miglia a nordest di Tripoli, e – dopo essersi immerso alle 22.30 – alle 23 il battello lancia sei siluri contro due dei trasporti. Nessuna delle navi viene colpita, e l’attacco non viene nemmeno notato.
Aldebaran e Calitea arrivano in porto il 13 febbraio, in ritardo rispetto alle altre navi, che lo hanno raggiunto alle 9.30 del 12.
24 febbraio 1941
Scalpa da Napoli per scortare a Tripoli, unitamente ai cacciatorpediniere Baleno, Saetta, Geniere e Camicia Nera ed alla torpediniera Orione, i trasporti truppe Conte Rosso, Marco Polo, Esperia e Victoria. A scorta indiretta di questo ed altri convogli viene fatta uscire in mare la IV Divisione, con gli incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere ed Armando Diaz ed i cacciatorpediniere Ascari e Corazziere. Il 25 febbraio, però, il Diaz viene silurato ed affondato dal sommergibile britannico Upright, con la perdita dei tre quarti dell’equipaggio.
5 maggio 1941
La nave, inquadrata nella I Squadriglia Torpediniere insieme alle similari Alcione, Sirio e Sagittario, viene messa alle dipendenze del nuovo Comando Gruppo Navale dell’Egeo Settentrionale (Marisudest), avente sede ad Atene ed attivo in Egeo in collaborazione con la Kriegsmarine.
Nel mese di maggio, durante le operazioni per l’occupazione di Creta, l’Aldebaran, insieme all’Alcione, viene inviata a Milo con il compito di scortare il gruppo di dragamine assegnati al dragaggio della zona di approdo di Suda (l’Alcione scorterà invece i dragamine destinati a sminare le acque di Iraklion), ma non essendo stati subito occupati i porti cretesi (causa l’imprevista accanita resistenza britannica) come invece era stato previsto, la missione non ha luogo e le torpediniere rimangono a Milo.
Successivamente la torpediniera verrà impiegata nelle scorte ai convogli in Egeo e verso Creta e la Cirenaica.

A bordo dell’Aldebaran durante una missione nelle acque di Candia, il 25 maggio 1941 (foto scattata dal capo di seconda classe Mario Dante, per g.c. del figlio Filippo)

13 giugno 1941
L’Aldebaran, insieme agli incrociatori ausiliari Zara e Città di Napoli, scorta da Patrasso a Brindisi i trasporti truppe Viminale, Argentina e Calitea con truppe e materiali.

Alcuni uomini dell’Aldebaran in una foto scattata a Taranto il 12 giugno 1941: Mario Dante è il primo a sinistra (g.c. Filippo Dante)

28 agosto 1941
Scorta da Salonicco ai Dardanelli la nave cisterna Tampico, diretta in Mar Nero per caricare nafta rumena.
8 settembre 1941
Scorta dal Pireo a Suda i piroscafi Itaca e Trapani (tedesco).
12 ottobre 1941
Scorta dal Pireo a Suda il piroscafo tedesco Tinos con truppe e rifornimenti della Wehrmacht.
3 ottobre 1941
Parte da Salonicco di scorta alla nave cisterna Torcello ed al piroscafo francese Teophile Gautier, diretti al Pireo, insieme alle più anziane torpediniere Monzambano e Calatafimi.
4 ottobre 1941
Alle 17.54 il sommergibile britannico Talisman avvista il convoglio, mentre questo transita attraverso il canale di Doro verso il canale di Zea, in posizione 37°48’ N e 24°29’ E. Alle 18.35 il Talisman lancia quattro siluri da 915 metri di distanza contro il Teophile Gautier: alle 18.40 il piroscafo viene colpito da una delle armi, ed affonda in posizione 37°51’ N e 24°35’ E (o 37°44’ N e 24°23’ E, o 37°45’ N e 24°35’ E), a nordest dell’isola di Kea. Le unità della scorta si portano subito sopra il sommergibile, che si è immerso a 64 metri dopo il lancio, e lo bombardano per un’ora e mezza con 29 bombe di profondità, senza riuscire a danneggiarlo.
L’Aldebaran fa poi ritorno al Pireo, dove viene sottoposta ad alcuni lavori.
 
L’Aldebaran nel 1941 (da www.grafasdiving.gr)
L’affondamento

Alle 23 del 19 ottobre 1941 l’Aldebaran, al comando del capitano di corvetta Antonio Giungi (imbarcato al momento per sostituire il comandante titolare della nave, che era assente), lasciò il Pireo per prestare soccorso alla torpediniera Altair, che alcune ore prima, alle 19.28, mentre con altre unità stava scortando un convoglio dal Pireo a Candia, aveva urtato una mina a tre miglia per 320° dall’isola di San Giorgio (ad ovest dell’isola), perdendo la prua. In quel momento, tuttavia, non si sapeva se la nave avesse urtato una mina o fosse stata silurata da un sommergibile: mai, prima di allora, le mine alleate erano state impiegate nell’Egeo, mentre, specialmente in tempi recenti, i convogli in uscita dal golfo di Atene erano sovente attaccati da sommergibili (peraltro i convogli seguivano ogni volta rotte diverse, e quella percorsa dal convoglio in oggetto non era tra le più frequentate, così che non vi era motivo di pensare che il nemico avrebbe minato per prima proprio tale rotta); si pensò pertanto che l’Altair fosse stata silurata (questa impressione sembrò essere confermata dal fatto che il resto del convoglio passò indenne, che il giorno precedente un convoglio nella stessa zona era stato attaccato con siluri e che le torpediniere sarebbero comunque dovute passare senza danno sui normali campi minati, posti ad una profondità di quattro metri). Compito dell’Aldebaran sarebbe stato trarre in salvo i naufraghi e, se fosse stato possibile rimorchiare l’Altair in salvo (alle 21 la nave danneggiata era stata presa a rimorchio dalla gemella Lupo, che dopo l’urto contro la mina era rimasta ad assisterla e ne aveva preso a bordo l’equipaggio), scortare l’Altair e la Lupo. Il maltempo ed il vento che soffiava da nordovest complicavano le operazioni di rimorchio.
All’una di notte del 20 ottobre l’Aldebaran raggiunse l’Altair e la Lupo, che stava rimorchiando di poppa la torpediniera danneggiata; dopo aver compiuto alcuni giri gettando bombe di profondità (si pensava ancora, infatti, all’attacco da parte di un sommergibile), la nave aveva assunto la scorta del piccolo “convoglio” costituito da Lupo ed Altair a rimorchio della prima, ma le condizioni del mare erano andate peggiorando, ed alle 2.47 l’Altair, che aveva continuato ad imbarcare acqua in quantità sempre maggiore, era affondata. A questo punto l’Aldebaran e la Lupo si avviarono sulla rotta di rientro al Pireo, ma frattanto il Comando Gruppo Navale dell’Egeo Settentrionale (Marisudest, di Atene), essendo stato informato che quando l’Altair aveva urtato la mina e perso la prua diversi uomini si erano gettati in mare dalla prua stessa, ed in considerazione della ridotta velocità dei mezzi inviati sul luogo a controllare (rimorchiatori, cacciasommergibili e motovelieri), ordinò all’Aldebaran di tornare indietro a controllare se vi erano ancora uomini in mare. Intorno alle otto del mattino del 20, secondo quanto riportato dai testi dell’USMM (“La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo” e “La guerra di mine”), la nave arrivò ad un paio di miglia ad ovest dell’isolotto di San Giorgio (i volumi dell’USMM riportano erroneamente di Gaidaro), e si mise alla ricerca dei naufraghi, procedendo a zig zag alla velocità di 20 nodi (il comandante Giungi riteneva infatti che la perdita dell’Altair, ed il pericolo ancora presente, fossero dovuti ad un sommergibile in agguato in quelle acque), ma alle 8.05 urtò a sua volta una mina che scoppiò sotto la plancia (e sotto lo scafo), spezzando la chiglia ed aprendo una falla nello scafo. Dapprima l’Aldebaran resse bene il danno, ma poi iniziò lentamente ad affondare. La torpediniera non era più in grado di comunicare via radio, ma fortunatamente un cacciasommergibili che si trovava nella zona comunicò via radiotelefono l’accaduto a Marisudest (si trovavano infatti in zona, alla ricerca dei dispersi dell’Altair, anche i cacciasommergibili ausiliari AS 38 Marechiaro, AS 42 Falco, AS 46 San Ciro e AS 49 Nioi); questo comando dirottò sul posto i dragamine ausiliari R 14 Comandante Maddalena e R 187 La Nuova Maria Luisa (che si trovavano al largo di Phleva) e fece partire dal Pireo il rimorchiatore greco Taxiarchis, mentre il comando navale tedesco dell’Attica dispose l’invio dei dragamine 12 M 3, 12 M 4 e 12 M 4.
Alle 9, tuttavia, prima che qualsiasi mezzo di soccorso potesse sopraggiungere e tentare di salvare la nave, l’Aldebaran colò a picco nel punto stimato 37°27’ N e 23°52’ E.
“Navi militari perdute”, altro testo dell’USMM, dà invece una versione leggermente differente dell’affondamento: la mina esplose sotto lo scafo dell’Aldebaran, spezzandone la chiglia, e la nave continuò a galleggiare semiallagata e con la chiglia spezzata per circa un’ora e mezza prima di capovolgersi ed affondare, alle 9.40.
L'equipaggio venne recuperato da alcuni MAS giunti sul posto dopo sei ore.
Le fonti discordano leggermente circa il numero delle vittime. Secondo i testi dell’USMM, 143 dei 150 uomini dell’equipaggio poterono essere tratti in salvo, mentre sette risultarono dispersi; dei 143 salvati, tre morirono a causa delle ferite, portando il totale delle vittime a dieci. Secondo il diario di guerra del comando navale tedesco dell’Egeo, invece, i morti furono 14 (tutti dispersi) ed i sopravvissuti 140, tra cui cinque feriti gravi e dieci feriti lievi. Secondo quanto riferito nei rapporti, tutto l’equipaggio si comportò correttamente e conformemente alle tradizioni della Marina, specialmente i feriti.


Periti con l’Aldebaran:

Raffaele Ariu, capo cannoniere di prima classe, deceduto
Antonio Bianco, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Biviano, marinaio fuochista, deceduto
Giuseppe Cozzolino, capo nocchiere di terza classe, disperso
Claudio Leone, marinaio, disperso
Angelo Meloni, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Montanari, sottocapo meccanico, disperso
Manlio Parodi, sottocapo fuochista, deceduto
Mario Rimoldi, marinaio fuochista, disperso
Aniello Scotti, marinaio, disperso


Una serie di immagini scattate a bordo dell’Aldebaran dal capo di seconda classe Mario Dante, durante l’affondamento: si nota un certo sbandamento sulla sinistra; l’equipaggio appare radunato in coperta a poppa (verosimilmente ritenuta la parte più sicura della nave, essendo la mina esplosa a prua), con indosso i giubbotti salvagente, in attesa dell’arrivo di mezzi di soccorso. Si ringrazia il figlio Filippo Dante.




(Mario Dante è in questa foto il primo uomo a sinistra)





Uno dei MAS che recuperarono l’equipaggio (foto Mario Dante, per g.c. di Filippo Dante)
Mario Dante con un commilitone ad Atene, dopo l’affondamento dell’Aldebaran (g.c. Filippo Dante)

L’Aldebaran era affondata ad otto miglia di distanza dal punto in cui l’Altair aveva urtato una mina, e dunque, mentre per l’Altair si poté ipotizzare che avesse urtato uno degli ordigni dello sbarramento posato dal sommergibile britannico Rorqual l’8 ottobre 1941 (identificato come n. 14 e costituito da 50 mine posate tre miglia a nordovest dell’isola di San Giorgio, nel golfo di Atene, dalle 11.29 alle 12.12 dell’8 ottobre, la prima delle quali posata nel punto 37°29’ N e 23°53’ E), essendo la sua posizione al momento del sinistro coincidente con quella del campo minato, per l’Aldebaran, non risultando che il Rorqual avesse posato parte delle proprie mine anche ad ovest di Gaidaro, si ritenne che avesse urtato una mina appartenente ad uno sbarramento non inglese ma greco di più vecchia data, ancorata oppure alla deriva (che, con il vento forte ed il mare da maestro che vi erano al momento dell’affondamento, sarebbe stata difficile da individuare). Questo secondo i sopracitati testi dell’USMM.
In base alla documentazione del comando navale tedesco dell’Egeo dell’epoca ed al volume “Navi militari perdute” pure dell’USMM, tuttavia, risulta che l’Aldebaran affondò tre miglia a ovest-nord-ovest della punta occidentale dell’isola di San Giorgio (e non di Gaidaro), quindi saltò anch’essa, come l’Altair, su una delle mine del Rorqual. Quello su cui saltarono le due torpediniere era stato il primo campo minato posato dagli Alleati nelle acque greche dopo la caduta della Grecia.

L’affondamento dell’Aldebaran nei diari di guerra del comando navale tedesco dell’Egeo (g.c. Dimitris Galon)




La duplice perdita dell’Aldebaran e dell’Altair rivelò la presenza di campi minati all’uscita del golfo di Atene, ed in seguito al fatto venne ordinato che tutte le unità navigassero solo sulle rotte di sicurezza, venne disposto il dragaggio almeno di parte delle rotte e la posa di campi minati difensivi antisommergibile.
Il 21 ottobre, all’indomani del disastro, il comando navale tedesco dell’Egeo interdisse la navigazione nelle acque ad ovest di San Giorgio, ed i rimorchiatori-dragamine italiani RD 9, RD 26 e RD 46 vennero inviati tra San Giorgio e Phleva per localizzare il campo minato. Il primo giorno vennero trovate ed affondate tre mine, mentre molti altri ordigni furono localizzati 1,5-2 metri sotto la superficie.

Il ricordo di Secondino Perona da Cuorgnè, membro dell’equipaggio dell’Aldebaran, ventenne all’epoca dei fatti (da “È questo il mio nemico?”, Edizioni ANPI, 1988):

“[Dopo aver narrato dell’affondamento del Teophile Gautier] siamo poi ripartiti il 20 ottobre per portare soccorso alla torpediniera Altair colpita da una mina. Era notte, l’abbiamo vista in fiamme, i marinai erano già in salvo sulle scialuppe, ma purtroppo ci furono venti morti e parecchi feriti. Nel rientro al porto venne dato un contrordine e si dovette riprendere subito il mare per portarci di giorno sul luogo del disastro. Alle ore 8 del mattino eravamo nuovamente sul posto, ma la torpediniera era colata a picco. Nel frattempo anche noi urtammo una mina che non era vagante: purtroppo eravamo in acque minate ed in questo incidente abbiamo avuto una trentina di morti e molti feriti. La nostra torpediniera era colpita nel centro e, al ripetuto S.O.S., ci venne in soccorso un rimorchiatore che si trovava nei paraggi [evidentemente il Taxiarchis, nda]. Su questo mezzo abbiamo trasbordato i feriti ed i morti che siamo riusciti a recuperare. Stavamo per salire anche noi sul rimorchiatore, ma il nostro comandante diede l’ordine di tornare a bordo dicendo che la nave si poteva ancora salvare. Quando il rimorchiatore si fu allontanato, la nave a poco a poco incominciò ad inclinarsi. All’ordine del “Si salvi chi può” ci buttammo in mare. Io ero vestito, non sapevo nuotare, ma per fortuna avevo il salvagente. Nel giro di venti o trenta minuti la nostra torpediniera affondò. Dopo circa un’ora il rimorchiatore ritornò e recuperò tutti: 150 uomini e fra questi molti erano feriti. Fummo poi trasbordati sulla cacciatorpediniera [sic] Lupo che ci portò al Pireo.
Il Comando Marina, dopo un ristoro, ci vestì da fanti, poiché mancavano le divise da marinai, e alcuni giorni dopo, attraversando in treno il ponte sul Canale di Corinto, giungemmo a Patrasso. Poi con il piroscafo Piemonte ci portarono a Bari mettendoci in quarantena.
Dopo dieci giorni rientrammo a Taranto e ci rivestirono da marinai.
Ci fu l’interrogatorio per l’inchiesta sul naufragio a cui fece seguito una licenza di venti giorni. (…)”.

Il relitto dell’Aldebaran è stato localizzato il 16 febbraio 2014 da un gruppo di subacquei greci guidati da Anthony Grafas, che nel gennaio 2014 aveva avuto conferma dell’esistenza di un relitto ad ovest dell’isola di Agios Georgios, nel Golfo Saronico. La nave giace al largo dell’isola di Agios Georgios, il nome greco dell’isola di San Giorgio, più a nord rispetto al punto indicato per l’affondamento, ad una profondità di 107 metri, in assetto di navigazione, con una “rotta” apparente di 270°. La prua, per un terzo della lunghezza totale della nave, è mancante, dal fumaiolo in avanti. Vari rottami giacciono sul fondale tutt’attorno al relitto.



Un particolare ringraziamento va a Dimitris Galon.

4 commenti:

  1. Un ringraziamento ai responsabili di questo sito. Grazie a Voi, ho saputo qualcosa di più su quest'affondamento di mio padre, Il Capitano Antonio Giungi. Anche se, per la verità, io ne avevo una versione leggermente differente...ma soprattutto ridotta, poiché mio padre, da bravo reducer, parlava della guerra "col contagocce"...
    Con gratitudine,
    Gregorio Giungi

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  2. Gentile autore, grazie per questo articolo. Pure mio padre fu marinaio della Aldebaran. Fortunatamente non imbarcato nell'ultimo viaggio.
    Leggo e rivedo nella mia mente, qualche piccola storia che si mio padre, sebbene con riluttanza, raccontava a me che insestevo e insistevo. Vorrei provare a trovare il libro che il Perona scrisse, chissà se furono compagni sulla Aldebaran... Di certo sarà stato sotto gli ordini del Capitano Guingi. Cordialità

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  3. Sono Dante Filippo, mio padre si chiamava Dante Mario era capo di seconda classe a bordo dell'Aldebaran. Possiedo delle foto che lui ha scattato durante il naufragio e a bordo in altre occasioni. Chi è interessato può contattarmi a questo indirizzo mail dantefilippo@yahoo.it

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  4. Sono Dante Filippo, mio padre Dante Mario era capo di seconda classe a bordo dell'Aldebaran. Possiedo delle foto che lui ha scattato durante il naufragio e a bordo il altre occasioni. Chi è interessato può cantattarmi all'indirizzo mail dantefilippo@yahoo.it

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