venerdì 29 novembre 2013

Asteria

 

L’Asteria a Monfalcone subito dopo la consegna, nel novembre 1941 (g.c. Giorgio Parodi)
Sommergibile di piccola crociera della classe Platino (serie “600”), del dislocamento di 712 t in superficie ed 865 in immersione. Durante il conflitto effettuò 9 missioni offensive od esplorative, principalmente nel Mediterraneo centrale, ed otto di trasferimento, percorrendo 10.842 miglia in superficie e 1370 in immersione, e trascorrendo in mare 97 giorni.



L’Asteria ed il gemello Giada in allestimento (foto tratta dal supplemento al n. 11 della Rivista Marittima, novembre 1998, “I sommergibili di Monfalcone” di Alessandro Turrini, via www.betasom.it)

 
Breve cronologia.

16 ottobre 1940

Impostazione presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Monfalcone. Numero di costruzione 1262.

25 giugno 1941

Varo presso i Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Monfalcone.

8 novembre 1941

Entrata in servizio. Subito ha inizio un periodo di intenso addestramento.

 


L’Asteria (sulla sinistra la prua del Giada) a Pola (sede della Scuola Sommergibili) il 25 febbraio 1942, durante l’addestramento (Collezione A. Molinari, tratta da “Uomini sul fondo” di Giorgio Giorgerini, Mondadori, Milano 1994)


13 maggio 1942

Inizio della prima missione di guerra, nelle acque della Cirenaica.

15 maggio 1942

L’Asteria, mentre sta emergendo di sera per iniziare l’agguato notturno in superficie, avvista un cacciatorpediniere che si sta avvicinando ad elevata velocità nel tentativo di speronarlo: il sommergibile si deve rapidamente re-immergere rapidamente e viene poi sottoposto a caccia con bombe di profondità per lungo tempo, ma i danni non sono gravi. Il battello prosegue nella missione, concludendola il 25 maggio.

7 luglio 1942

L’Asteria (TV Pasquale Beltrame) assume l’agguato tra Cipro e la Siria. Per una settimana non si verificano avvistamenti. 

14 luglio 1942

Alle 02.00 del 14 luglio avvista a poca distanza un’unità che identifica come un cacciatorpediniere e lo attacca con il lancio di un siluro, che viene evitato con la manovra; l’Asteria ne lancia un altro e sente poi una forte esplosione, ma nessuna unità nemica risulterà danneggiata.

Nella serata dello stesso 14 luglio, alle 23.47, il battello italiano viene avvistato in posizione 33°57’ N e 34°34’ E (una cinquantina di miglia ad ovest di Beirut), mentre naviga in superficie con rotta 100°, dal sommergibile britannico Turbulent (da mezzo miglio di distanza). L’Asteria, avendo già avvistato a sua volta il Turbulent da 1000 metri di distanza e ritenendolo un sommergibile italiano avente rotta 290° (la posizione data, 33°52’ N e 34°46’ E, risulta leggermente differente da quella indicata dall’unità britannica), vira a dritta e si allontana alla massima velocità per perdere il contatto (probabilmente allo scopo di evitare incidenti). Il Turbulent, che ha correttamente identificato il sommergibile sconosciuto come un’unità italiana, ritiene erroneamente che questi si sia immerso, pertanto, un minuto dopo (alle 23.48) s’immerge a sua volta. Così si conclude l’incontro.

12 agosto 1942

Dislocato ad ovest di Malta per contrastare l’operazione britannica “Pedestal” (battaglia di Mezzo Agosto). Nessun evento di rilievo.
13 novembre 1942

L’Asteria (TV Dante Morrone) avvista due unità minori nelle acque di Capo Carbon ed alle 02.05 lancia due siluri contro una di esse. Causa l’elevata fosforescenza dell’acqua, la nave avvista i siluri per tempo e li evita con la manovra, poi l’Asteria viene sottoposto a dura caccia con parecchie bombe di profondità, da cui riesce tuttavia ad evadere riportando solo danni lievi.

Alle 12.45 dello stesso giorno l’Asteria, in rotta per la base (secondo altra versione per tornare nell’area d’agguato), viene attaccato da un Lockheed Hudson della USAAF, che lo attacca con bombe sganciate a bassa quota, ma il battello evita le bombe con la manovra – una sola esplode, in coperta, senza incredibilmente arrecare danni gravi – e risponde al fuoco con le mitragliere, danneggiando l’aereo che si allontana con un motore in fiamme.

4 dicembre 1942

Nella serata del 4 dicembre l’Asteria, durante la manovra di emersione a sei miglia per 45° da Capo Fer nel corso di una missione al largo dell’Algeria, urta con la torretta la chiglia di una corvetta britannica. Il battello si reimmerge immediatamente, ma subisce un lungo bombardamento con cariche di profondità, subendo gravi danni (in aggiunta a quelli già riportati nella collisione), che lo costringeranno a rientrare a Cagliari.

 


L’Asteria al suo rientro a Cagliari il 4 dicembre 1942, con gli evidenti danni della collisione (Coll. F. Petronio, tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012)

Un’altra foto della torretta danneggiata dell’Asteria a Cagliari (g.c. STORIA militare)
 
L’ultima missione e l’affondamento


L’11 febbraio 1943, conclusi i lavori di riparazione, l’Asteria, al comando del tenente di vascello Dante Morrone, lasciò Napoli per la sua nona missione di guerra, un agguato a contrasto del traffico alleato da e per il porto di Bougie (Algeria). Il 13 febbraio il sommergibile arrivò nella zona assegnatagli per la missione, al largo di Capo Carbon. Per quattro giorni non vennero avvistate navi, ma alle tre di notte del 17 febbraio il battello individuò due unità nemiche poco lontane, intente nella ricerca di sommergibili. Erano i cacciatorpediniere di scorta britannici Wheatland (talvolta menzionato erroneamente come “Westland”; al comando del capitano di corvetta Ronald L. Brooke, che per l’azione avrebbe ricevuto il Distinguished Service Order) ed Easton (al comando del tenente di vascello C. Wickham Malins, che per l’azione avrebbe ricevuto una seconda Distinguished Service Cross), della classe Hunt, che insieme ad altri due cacciatorpediniere della stessa classe, il Lamerton (già autore in Atlantico dell’affondamento del sommergibile Ferraris) ed il Bicester, stavano scortando un convoglio alleato al largo della costa algerina. L’Asteria, restando in superficie, subito manovrò per avvicinarsi sino alla distanza di lancio e, giunto a 700 metri, si preparò ad attaccare con i siluri, ma il Wheatland e l’Easton (il Bicester ed il Lamerton presero parte alla ricerca del sommergibile, a difesa del convoglio, ma non alla caccia) localizzarono il sommergibile con il radar e dapprima tentarono di speronarlo, poi, dopo che il battello ebbe effettuato l’immersione rapida per evitare la collisione, lo bombardarono con cariche di profondità. Secondo la versione riportata dal libro “Ultra Versus U-Boats: Enigma Decrypts in the National Archives”, invece, furono il Wheatland e l’Easton ad avvistare per primi l’Asteria, che stava navigando verso ovest ad otto nodi, quando i loro ASDIC segnalarono un contatto a meno di 1200 metri di distanza. L’Asteria, da parte sua, avvistò i due cacciatorpediniere, in condizioni di scarsa visibilità, ed il comandante Morrone ordinò l’immersione.

L’Asteria subì sette ore di bombardamento, riportando gravi danni a vari impianti: dapprima, subito dopo la localizzazione, il Wheatland gettò cinque bombe di profondità regolate per una profondità di 15 metri, che causarono alcuni danni, poi la caccia continuò per un’ora circa, dopo di che il contatto venne poi perso per due ore. Poi l’Easton effettuò un altro attacco, molto efficace, che mise totalmente fuori controllo i motori dell’Asteria: il sommergibile, avendo esaurito l’aria compressa – e non potendo quindi più cambiare la propria quota (profondità) in maniera adeguata – ed essendosi scaricate le batterie dei motori elettrici, dovette emergere, affinché almeno l’equipaggio potesse mettersi in salvo. Appena fu giunto in superficie, l’Asteria fu subito colpito dal tiro dei cannoni del Wheatland e dell’Easton, che provocò altri danni ed uccise cinque uomini. Quando si resero conto che il sommergibile stava affondando, i due cacciatorpediniere cessarono il fuoco. Il resto dell’equipaggio si arrese, avviò le manovre per l’autoaffondamento (per altra versione le procedure per l’autoaffondamento erano iniziate già durante la manovra di emersione) ed abbandonò l’unità, che alle 9.40 del mattino del 17 febbraio affondò di poppa nel punto 37°14’ N e 04°27’ E (per altra fonte 37°14’ N e 04°50’ E), circa 25 miglia a nordovest di Bougie.  


L’Asteria emerso ed in procinto di affondare, poco prima delle dieci del mattino del 17 febbraio 1943 (Imperial War Museum KY 5623 D, tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012, g.c. STORIA militare)


L’Asteria in via di autoaffondamento. A sinistra il Wheatland, che prenderà a bordo i superstiti, radunatisi a poppa del sommergibile per gettarsi in acqua (g.c. STORIA militare – Imperial War Museum via A. Asta)
(La versione riferita in occasione della morte del comandante Brooke del Wheatland, invece, differisce in varie parti. Secondo tale versione il Wheatland era in pattugliamento al largo di Bougie insieme a Bicester, Easton e Lamerton, quando poco prima della mezzanotte del 16 febbraio il Wheatland avvistò una forma scura davanti a sé e passò all’attacco; il contatto scomparve ed il Wheatland, nonostante difficoltà con l’ecogoniometro, proseguì la caccia per tutto il giorno successivo sino a poco prima di mezzanotte, quando l’Asteria, che era stato seriamente danneggiato sin dal primo attacco del Wheatland e non aveva potuto allontanarsi, dovette emergere, avendo finito l’aria, si arrese e si autoaffondò. Questa versione presenta comunque vari errori, ad esempio negli orari, perché le foto scattate all’Asteria in affondamento mostrano chiaramente che il battello affondò quando il sole ancora illuminava il giorno, dunque non certo intorno alla mezzanotte).




Gli ultimi momenti dell’Asteria (Rickard, J, 12 May 2010, Italian Submarine Asteria sinking, 17 February 1943, http://www.historyofwar.org/Pictures/pictures_asteria_sinking.html)
Il comandante Morrone, dopo aver ordinato all’equipaggio di abbandonare l’unità, rimase a bordo sino alla fine, mettendosi in salvo per ultimo (ricordando l’episodio a decenni di distanza disse che rischiò “di venire colpito dalle mitraglie degli aerei nemici”); gli venne conferita una medaglia d’argento al Valor Militare, la seconda per lui (la prima gli era stata conferita nel 1940 per la sua attività di osservatore su ricognitori). I 46 sopravvissuti (per altra versione 47 o 48) vennero recuperati dal Wheatland e dall’Easton, e finirono in prigionia in Nordafrica, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il comandante Morrone rientrò in Italia nel 1946.

 

Morirono con l’Asteria:


Ugo Baldini, sottocapo

Nicola Daugenti, comune

Giovanni Mazzon, sottocapo

Antonio Pardo, comune

Umberto Terigi, sottocapo meccanico (nato a Camaiore il 25.1.1923, residente a Ponte all’Ania nel comune di Barga, figlio di Giuseppe Terigi)



Il sommergibile subito dopo l’entrata in servizio (tratta da “I sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM, Roma 1999, via www.betasom.it)



La stessa foto dell’inizio della pagina, colorata con processi digitali da Maurizio Brescia (tratta da “In guerra sul mare” di Erminio Bagnasco, ristampa su “Storia Militare Dossier”, Albertelli Edizioni Speciali, Parma 2012, g.c. STORIA militare)

 

 











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