mercoledì 13 novembre 2013

Aviere



L’Aviere in una foto scattata dal fotografo navale Aldo Fraccaroli al Pireo il 10 settembre 1942. (Collezione Maurizio Brescia, via g.c. Giorgio Parodi)

Cacciatorpediniere della prima serie della classe Soldati (dislocamento standard 1850 t, in carico normale 2140 t, a pieno carico 2460 o 2580 t). Durante la guerra svolse complessivamente 145 missioni, comprese 41 di scorta convogli e 16 di ricerca del nemico, e prese parte agli scontri ed alle battaglie di Punta Stilo, Capo Passero, prima e seconda Sirte, Mezzo Giugno e Mezzo Agosto.


Il cacciatorpediniere in navigazione al largo dei cantieri Orlando di Livorno il 21 dicembre 1939 (Archivio Storico Cantiere Azimut-Benetti di Livorno, via Associazione Venus)
 

Breve e parziale cronologia.



16 gennaio 1937


Impostazione nei cantieri Odero-Terni-Orlando di Livorno.


19 settembre 1937

Varo nei cantieri Odero-Terni-Orlando di Livorno.

31 agosto 1938

Entrata in servizio.

10 giugno 1940

All’entrata in guerra dell’Italia, l’Aviere compone la XI Squadriglia Cacciatorpediniere insieme ai gemelli Artigliere, Geniere e Camicia Nera.

11 giugno 1940

Mandato in ricognizione nel canale di Sicilia unitamente alle altre unità della XI Squadriglia, alla XII Squadriglia Cacciatorpediniere (Ascari, Lanciere, Carabiniere, Corazziere), alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Bolzano e Pola) ed alla VII Divisione (incrociatori leggeri Muzio Attendolo ed Emanuele Filiberto Duca d’Aosta).

19 giugno 1940

Lascia Augusta insieme ad Artigliere, Geniere e Camicia Nera per una missione di trasporto di rifornimenti a Bengasi, giungendovi il 20.

7-9 luglio 1940

Alle 15.45 del 7 luglio salpa da Messina unitamente al resto della XI Squadriglia ed alla III Divisione (Trento e Bolzano); la formazione va poi ad unirsi al resto della II Squadra Navale (l’incrociatore pesante Pola, nave ammiraglia, la I, II e VII Divisione con un totale di nove incrociatori e la IX, X, XII e XIII Squadriglia Cacciatorpediniere). La II Squadra ha preso il mare per fornire scorta indiretta ad un convoglio della Libia; completato questo compito, si congiunge con la I Squadra ed ingaggia la Mediterranean Fleet nell’inconclusiva battaglia di Punta Stilo.

Nella fase finale del combattimento, alle 16.07, mentre la squadra italiana ripiega per rientrare alle basi dopo il danneggiamento della corazzata Giulio Cesare, la XI Squadriglia, al pari di altre squadriglie di cacciatorpediniere, viene inviata all’attacco silurante contro le unità della Mediterranean Fleet (è la terza squadriglia a lanciare i propri siluri, alle 16.20), per impedire l’eventuale inseguimento della flotta italiana. Superata la linea degli incrociatori, alle 16.15 le quattro unità avvista il nemico dritto di prua ed accosta di 90° a sinistra per avvicinarsi, con il caposquadriglia Artigliere che copre le altre tre unità con una cortina fumogena. L’Aviere, insieme a Geniere e Camicia Nera, esce dalla cortina nebbiogena stesa dall’Artigliere e, alle 16.20, ridotta la distanza con il nemico a 11.000 metri, lancia i suoi siluri. Le quattro unità della XI Squadriglia lanciano in tutto dieci siluri, sette contro una nave da battaglia ed uno contro un incrociatore, ma nessuno va a segno. Sia durante l’avvicinamento che durante il ripiegamento (sin verso le 16.30) le navi della XI Squadriglia vengono bersagliate dai cannoni delle navi britanniche, ma non subiscono danni.

6 ottobre 1940

Parte da Messina in mattinata unitamente alla III Divisione (incrociatori pesanti Trento, Trieste e Bolzano) per fornire scorta a distanza, insieme ad altre navi, ad un convoglio diretto in Libia e formato da due trasporti scortati da quattro cacciatorpediniere, nell’ambito dell’operazione «CV». L’avvistamento di corazzate britanniche, tuttavia, causa il rientro alle basi di tutte le unità italiane.

Lo scontro di Capo Passero, 11-12 ottobre 1940

Tra le 20 e le 20.30 dell’11 ottobre 1940 il cacciatorpediniere Aviere, al comando del capitano di fregata Carlo Tallarigo, lasciò Augusta per perlustrare, unitamente alle altre tre unità della XI Squadriglia Cacciatorpediniere (Artigliere, caposquadriglia, Geniere e Camicia Nera), cui apparteneva, ed alle torpediniere della I Squadriglia (AironeAlcioneAriel), le acque a levante di Malta, alla ricerca di unità britanniche. Alle 8.45 dell’11 ottobre, infatti, un velivolo di linea italiano aveva avvistato 20 navi britanniche (15 navi da guerra e 5 di tipo imprecisato) in posizione 35°20’ N e 15°40’ O, a 65 miglia per 115° da (ad est-sudest di) Malta, e tra i vari provvedimenti presi da Supermarina (ricognizioni con aerei, invio di MAS in agguato notturno al largo della Valletta, approntamento delle due squadre navali, messa in allarme delle difese di Taranto, della Sicilia e della Libia, interruzione del traffico tra Italia e Libia) era stato deciso di mandare numerose siluranti a controllare e, se avessero trovato unità avversarie, attaccare (ricerca offensiva, da svolgersi nottetempo).

Si trattava dell’intera Mediterranean Fleet, uscita in mare l’8 ottobre per fornire scorta a distanza ad un convoglio diretto a Malta ed ora, dopo l’arrivo in porto dei mercantili (avvenuto l’11 ottobre), in attesa di assumere la scorta di tre piroscafi scarichi di ritorno ad Alessandria d’Egitto. Per ordine del comandante della Mediterranean Fleet, ammiraglio Andrew Browne Cunningham, a nord della squadra navale britannica era stato costituito uno ‘schermo’ di incrociatori (le unità della 7th Cruiser Division), con compiti di ricognizione, l’ultimo dei quali (il più a nord) era l’incrociatore leggero Ajax, al comando del capitano di vascello E. D. B. McCarthy, che procedeva a zig zag alla velocità di 17 nodi una settantina di miglia a nord della formazione britannica ed ad altrettante miglia da Malta. Le altre unità dello schermo erano l’incrociatore pesante York, gli incrociatori leggeri Orion e Sydney ed i cacciatorpediniere Nubian e Mohawk; le navi procedevano in linea di rilevamento, a notevole distanza l’una dall’altra.
Le sette navi italiane, arrivate a mezzanotte sul meridiano 16°40’ E (ad un centinaio di miglia da Malta), si irradiarono sul rastrello con base 28 miglia, disponendosi, da nord verso sud, nell’ordine Alcione, Airone, Ariel, Geniere, Aviere, Artigliere e Camicia Nera, procedendo affiancate ad una distanza di circa quattro miglia l’una dall’altra, con un intervallo di otto miglia tra la I Squadriglia Torpediniere (più a nord) e la XI Squadriglia Cacciatorpediniere (più a sud). All’una di notte del 12 ottobre, terminato il posizionamento sul rastrello, le sette siluranti iniziarono la ricerca. Le navi procedevano a 12 nodi con rotta 270°, con direttrice della ricerca da est verso ovest. La buona visibilità (grazie alla luce lunare da sudovest, che rendeva tale settore, verso il quale si sviluppava la ricerca, molto luminoso) e la direttrice avrebbe permesso alle navi italiane di individuare le unità nemiche prima di essere viste a loro volta (sebbene le condizioni di luce lunare fossero più favorevoli alle torpediniere che ai cacciatorpediniere, per via delle rispettive posizioni). La ricerca del nemico si svolgeva a sud del parallelo di Malta, nell’area compresa tra i paralleli 35°54’ N e 35°25’ N a partire dal meridiano 16°40’ E.

Contemporaneamente, la Mediterranean Fleet procedeva a dodici nodi una cinquantina di miglia a sudest di Malta, con rotta 90° (opposta a quella delle navi italiane); la linea protettiva degli incrociatori era a nordest della flotta, con l’Ajax posizionato esternamente verso nord.

All’1.37 del 12 ottobre, in piena notte (bene illuminata dalla luna, mancando solo quattro giorni alla luna piena), le tre torpediniere della I Squadriglia, mentre conducevano la ricerca a rastrello nell’area ad esse assegnata, avvistarono l’Ajax e, lanciato il segnale di scoperta all’1.38 (l’unità nemica era stata identificata correttamente come un “incrociatore tipo Orion”, ovvero appartenente alla classe Leander), passarono all’attacco, serrando le distanze e lanciando i propri siluri contro l’incrociatore nemico. L’attacco delle torpediniere fallì però in maniera disastrosa: l’Ajax, evitati tutti i siluri, rispose al fuoco con le proprie artiglierie, affondando l’Ariel e riducendo ad un relitto l’Airone, che sarebbe a sua volta affondata dopo qualche ora. Alle 2.05 lo scontro – o meglio la sua prima fase, aventi per protagoniste le torpediniere – poteva dirsi concluso.

Mentre questo accadeva, la XI Squadriglia Cacciatorpediniere era in ricognizione ad ovest dell’area dove si era verificato il combattimento, con l’Aviere in seconda posizione, preceduto dal Geniere e seguito dal caposquadriglia Artigliere, mentre il Camicia Nera si trovava in coda. Alle due di notte i cacciatorpediniere avvistarono verso nord delle vampe, generate dallo scambio di colpi tra l’Ajax e le torpediniere, e subito, come ordinato dal caposquadriglia Artigliere, accostarono sulla dritta e diressero ad alta velocità verso nord. I cacciatorpediniere avvistarono l’incrociatore nemico ad una distanza minore rispetto alle torpediniere, durante o poco dopo l’attacco di queste ultime, e furono a loro volta avvistati dall’Ajax – che stava dirigendosi verso di loro ad alta velocità – più o meno contemporaneamente.

(Per altra fonte, dato che prima di attaccare, all’1.38, l’Alcione aveva lanciato un segnale di scoperta, che venne ricevuto dai cacciatorpediniere della XI Squadriglia, fu dopo la ricezione del segnale che questi accorsero sul luogo dello scontro).

Le unità della XI Squadriglia attaccarono quindi l’Ajax (peraltro già allarmato a questo punto), in condizioni di luce poco favorevoli (avendo la luna al traverso a sinistra, si trovavano ora a proiettarsi verso l’area dell’orizzonte meglio illuminata dalla luna); ulteriori problemi furono causati da un fraintendimento sulla direzione comunicata su cui si doveva convergere. Secondo quanto riportato da “Le azioni navali dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941” dell’USMM, l’Aviere all’1.56 accostò a nord, poi attaccò per primo, avvistando l’Ajax alle 2.10. Nel giro di cinque minuti l’unità si portò ad una distanza che il comandante Tallarigo giudicò adatta al lancio dei siluri contro l’incrociatore, che gli veniva incontro, pertanto alle 2.15 fu deciso di lanciare e l’Aviere si preparò al lancio dei siluri, ma l’Ajax era ormai già all’erta, e quando avvistò due cacciatorpediniere con rotta verso nord – probabilmente l’Aviere ed il Geniere – e vide quello più a poppa accostare per attaccare, aprì il fuoco.

Secondo quanto riportato da Franco Prosperini nel suo saggio sullo scontro del 12 ottobre 1940 nel bollettino d’archivio dell’USMM del giugno 2011, invece, l’Aviere avvistò per primo l’Ajax (che identificò correttamente) alle 2.02, ma si trovava in posizione inadatta ad attaccare subito con i siluri, avendo un beta molto stretto sulla dritta (dieci gradi) ed essendo a 18.000 metri di distanza; fu deciso di manovrare per portarsi in posizione di lancio con beta favorevole, ma alle 2.16 il cacciatorpediniere fu colpito ripetutamente a prua dall’Ajax, che sparò da circa 3600 metri con rilevamento 150.

In ogni caso, prima di poter lanciare i siluri, l’Aviere fu raggiunto da due salve, una a prua ed una a poppa, ed immediatamente dopo da parecchi altri proiettili in varie parti dello scafo. La prima salva produsse una grossa falla in corrispondenza della linea di galleggiamento, con conseguenti allagamenti, e fece saltare la corrente su tutta la nave; il sistema di punteria generale ed il complesso binato poppiero da 120 mm furono centrati. Sette membri dell’equipaggio rimasero uccisi (tra di essi i marinai elettricisti Ivo Adamini e Antonio Molin, i marinai fuochisti Pasquale Bellarosa, Luigi Cappelli e Giovanni Scauso ed il marinaio Giuliano Maraspin) ed altri quattordici feriti. Alle 2.18 il comandante Tallarigo, constatando che l’Aviere era privo di corrente, con gravi danni (specialmente nella zona prodiera) e la velocità massima ridotta a 14 nodi, dovette ordinare di disimpegnarsi e ritirarsi, cambiando rotta ed allontanandosi verso sud, ed il contatto con l’Ajax fu perso più o meno a quell’ora e non più ristabilito.

Non ebbero miglior fortuna le altre unità: l’Artigliere, che attaccò dopo l’Aviere, fu ridotto ad un relitto galleggiante (ed infine finito dall’incrociatore HMS York il mattino successivo), il Camicia Nera ebbe un breve scambio di salve con l’Ajax (che poi si allontanò) ed il Geniere non aprì il fuoco, anzi quasi non avvistò nemmeno l’Ajax se non per un breve momento. Alle 2.33, con l’Artigliere fuori combattimento e l’Ajax che, danneggiato in maniera non grave e con perdite tra l’equipaggio, si allontanava per sottrarsi ad altri attacchi, il combattimento era terminato (anche se vi fu un infruttuoso scambio di colpi tra Ajax e Camicia Nera alle 2.48).

Poco dopo l’alba l’Aviere, che dopo il combattimento, preso atto di poter raggiungere i 14 nodi, aveva assunto rotta verso nord, incontrò il Geniere: quest’ultimo, terminato lo scontro, era rimasto ad incrociare nell’area proprio in attesa di riunirsi con l’Aviere, dato che le due unità formavano la seconda sezione della XI Squadriglia, e dato che il Geniere, avendo saputo che l’Aviere era danneggiato, intendeva scortare l’unità gemella nella navigazione di rientro. Il Geniere assunse quindi la scorta dell’Aviere, e le due unità diressero per Augusta navigando di conserva. Nonostante l’avvistamento da parte di aerei da ricognizione già dalle prime luci dell’alba, non vi furono attacchi, ed i due cacciatorpediniere giunsero ad Augusta a mezzogiorno del 12 ottobre.

L’Aviere dovette successivamente essere sottoposto ad un periodo di lavori di riparazione.

23 febbraio 1941

Alle 19 l’Aviere lascia Napoli diretto a Tripoli, scortando, insieme al Geniere, ad un terzo cacciatorpediniere, l’Antonio Da Noli, ed alla torpediniera Castore, i trasporti tedeschi Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels (convoglio «Marburg», avente una velocità di 14 nodi). In mare, a protezione di questo e di altri cinque convogli in mare negli stessi giorni, viene fatta uscire in mare la IV Divisione con gli incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere ed Armando Diaz ed i cacciatorpediniere Ascari e Corazziere. Alle 11.30 del 24 la IV Divisione prende contatto con il convoglio «Marburg», ma nelle prime ore del 25, al largo delle secche di Kerkenah, viene attaccata dal sommergibile britannico Upright, che silura il Diaz: l’incrociatore affonda in pochi minuti, portando con sé 484 dei 631 uomini dell’equipaggio. Il convoglio raggiunge invece la propria destinazione indenne.

12-13 marzo 1941

Dà scorta indiretta, insieme ai gemelli Carabiniere e Corazziere, alla vecchia torpediniera Giuseppe Dezza ed a Trento, Trieste e Bolzano, ad un convoglio composto dai trasporti truppe Conte Rosso, Marco Polo e Victoria in navigazione da Napoli a Tripoli con la scorta dei cacciatorpediniere Folgore, Camicia Nera e Geniere.

14 aprile 1941

Parte da Napoli insieme ai cacciatorpediniere Grecale, Geniere e Camicia Nera ed alla torpediniera Pleiadi di scorta ai mercantili tedeschi Alicante, Santa Fe, Maritza e Procida diretti a Tripoli.

17-18 aprile 1941

Il convoglio è costretto a sostare a Palermo dal 17 alle otto del 18 aprile per non essere intercettato da unità di superficie britanniche, poi può riprendere la navigazione.

20 aprile 1941

Il convoglio arriva a Tripoli.

24 aprile 1941

Alle 9.30 avvista un sommergibile sconosciuto una ventina di miglia a nord di Marettimo. È possibile che si trattasse del sommergibile britannico Usk, che dopo aver comunicato, il 25 aprile, che si sarebbe trasferito a pattugliare le acque di Capo Bon a causa dell’intensa attività antisommergibile nella zona di Marettimo, non diede più notizia di sé (si presume sia affondato su mine italiane in quei giorni).

11 maggio 1941

Salpa da Napoli insieme ai cacciatorpediniere Dardo, Geniere, Grecale, Camicia Nera e Scirocco per scortare a Tripoli i mercantili tedeschi Preussen e Wachtfels e gli italiani Ernesto, Tembien, Giulia e Col di Lana.

14 maggio 1941

Il convoglio giunge a Tripoli.

1° giugno 1941

Nel primo pomeriggio lascia Napoli di scorta, insieme a Dardo, Geniere e Camicia Nera ed alla vetusta torpediniera Giuseppe Missori, al convoglio «Aquitania», composto dai trasporti Aquitania, Caffaro, Nirvo, Montello e Beatrice Costa e dalla nave cisterna Pozarica, diretti a Tripoli. Il convoglio, che non riesce ad avere velocità superiore agli otto nodi, è appoggiato a distanza dalla VIII Divisione (incrociatori leggeri Giuseppe Garibaldi e Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi).

2 giugno 1941

Il convoglio viene localizzato da un ricognitore e da un sommergibile britannici. Intorno alle 14 cinque bombardieri Bristol Blenheim decollati da Malta raggiungono il convoglio ad una ventina di miglia dalle isole Kerkennah, e, scambiati dalle navi italiane (che li hanno avvistati alle 14.15) per Junkers Ju 88 tedeschi, si tengono a distanza in attesa che la scorta aerea (due caccia Fiat CR. 42) se ne vada. Alle 14.30 i due CR. 42 lasciano il convoglio per tornare alle basi e vengono sostituiti da un idrovolante CANT Z. 501, che si posiziona a proravia del convoglio in funzione antisommergibile; a questo punto i Blenheim si avvicinano da poppa al convoglio e lo attaccano, sganciando le proprie bombe da 500 metri di quota mentre lo “risalgono” sino alle unità in testa. Uno degli aerei viene abbattuto dal tiro contraereo delle navi, ma il Montello, colpito, salta in aria con tutto l’equipaggio (era carico di benzina e munizioni), e la Beatrice Costa viene gravemente danneggiata e, nell’impossibilità di salvarla, dev’essere abbandonata dall’equipaggio e finita dal Camicia Nera.

4 giugno 1941

Il resto del convoglio arriva a Tripoli, dove subirà altri quattro attacchi aerei mentre in porto, che ritarderanno le operazioni di scarico a tal punto che l’11 giugno, quando si renderà necessario far ripartire le navi per liberare il porto a causa dell’arrivo di un altro convoglio, buona parte dei carichi finirà col tornare in patria all’interno delle stive, non essendovi stato modo di sbarcarlo.

25 giugno 1941

Parte da Napoli insieme ai cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti, Geniere e Da Noli per scortare a Tripoli i piroscafi Marco Polo ed Esperia e le motonavi Neptunia ed Oceania, tutte cariche di truppe. Il convoglio fruisce anche della scorta indiretta costituita dagli incrociatori pesanti Trieste e Gorizia e dai cacciatorpediniere Ascari, Corazziere e Carabiniere.

27 giugno 1941

Il convoglio sosta a Taranto.

29 giugno 1941

Nonostante alcuni attacchi aerei, che danneggiano lievemente l’Esperia, il convoglio raggiunge Tripoli.

4 agosto 1941

Lascia Napoli insieme ai cacciatorpediniere Alfredo Oriani, Geniere, Gioberti e Camicia Nera ed alla torpediniera Calliope, di scorta ai piroscafi Nita, Aquitania, Ernesto, Nirvo e Castelverde. Successivamente si aggrega al convoglio anche la motonave cisterna Pozarica.

6 agosto 1941

Il convoglio viene attaccato da velivoli dell’830th Squadron della Fleet Air Arm ed il Nita viene colpito. La Calliope ed il Camicia Nera tentano di salvare il piroscafo danneggiato, ma questo affonda in posizione 35°15’ N e 12°17’ E.

7 agosto 1941

Il resto del convoglio arriva in porto.

29 agosto 1941

Alle 11.15 parte da Napoli per scortare Tripoli, unitamente ai cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare, Emanuele Pessagno, Vincenzo Gioberti, Antonio Da Noli e Camicia Nera, le motonavi passeggeri Victoria, Neptunia ed Oceania, cariche di truppe. A mezzogiorno il sommergibile britannico Urge avvista il convoglio al largo di Capri, ed alle 12.18, in posizione 40°25’ N 14°25’ E (una decina di miglia a sudest di Capri), l’unità nemica lancia tre siluri contro la Victoria, che viene mancata. Dalle 12.24 alle 12.55 le unità della scorta bombardano l’Urge con 26 cariche di profondità, ma il sommergibile, benché scosso da alcune detonazioni avvenute non molto lontane, non riporta danni.

31 agosto 1931

Alle 6.30, nel tratto finale della navigazione, il convoglio viene avvistato dal sommergibile britannico Upholder, che alle 7.10, in posizione 32°50’ N e 13°55’ E (ad est di Tripoli), lancia quattro siluri contro l’Oceania e la Neptunia, ma le motonavi vengono mancate; due dei cacciatorpediniere reagiscono gettando un totale di 23 bombe di profondità tra le 7.16 e le 7.30, mentre l’Upholder si ritira verso nord. Le navi arrivano a Tripoli alle 9.30 dello stesso giorno.

Le stesse unità scorteranno poi i tre mercantili anche nella navigazione di ritorno da Napoli a Taranto, dove il convoglio arriverà indenne il 2 settembre.

22 settembre 1941

Alle otto del mattino l’Aviere (CV Bigi) lascia Augusta insieme ai gemelli Camicia Nera, Lanciere, Carabiniere, Ascari e Corazziere. Gli ultimi quattro devono posare le mine dei campi minati offensivi «M 6» e «M 6 bis» a sudest di Malta, mentre Aviere e Camicia Nera devono scortarli nell’operazione di posa. Giunta nel punto della posa durante la notte, la squadriglia si divide in due sezioni; l’Aviere precede l’Ascari, tenendosi sulla sua dritta, mentre quest’ultimo posa le sue 50 mine (in modo da proteggerlo da eventuali unità nemiche provenienti da Malta) nello sbarramento «M 6 bis». Tra l’1.24 e le 2.34 di notte i quattro cacciatorpediniere posano le 200 mine dei due sbarramenti (sette delle quali esplodono accidentalmente poco dopo la posa, come spesso accade), poi le sei unità si riuniscono nel punto prestabilito, una ventina di miglia a sud-sud-est di Capo Passero (alle 6.59 le due sezioni si avvistano a vicenda al largo di Capo Murro di Porco) e successivamente, durante la navigazione di rientro, sono dirottati da un nuovo ordine su Taranto, dove arrivano alle 17.25.

12 ottobre 1941

Alle 3.40 parte da Taranto insieme ai cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, Lanzerotto Malocello, Antonio Pigafetta, Giovanni Da Verrazzano e Camicia Nera ed agli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli ed Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, per effettuare la posa del campi minato difensivo «B» al largo di Bengasi. Alle 9.15, tuttavia, ricognitori della Regia Aeronautica avvistano due corazzate, tre incrociatori e dieci cacciatorpediniere della Mediterranean Fleet, a 130 miglia da Alessandria d’Egitto ed in rotta per intercettare la formazione italiana. Alle navi italiane viene pertanto ordinato di tornare in porto. Lo sbarramento «B» non verrà mai più posato, a causa della necessità di impiegare i cacciatorpediniere nella scorta dei convogli.

19 novembre 1941

Viene talvolta sostenuto che in questa data il sommergibile polacco Sokol avrebbe silurato e danneggiato nel golfo di Navarino l’Aviere, che sarebbe stato portato all’incaglio e poi ulteriormente danneggiato il 23 dicembre 1941 dal sommergibile britannico Torbay. In realtà il Sokol attaccò (alle 15.39 del 21 novembre, non il 19, quando non attaccò nessuna nave), mancandolo, il cacciatorpediniere Strale, mentre l’Aviere non era nemmeno a Navarino all’epoca dei fatti, bensì a Messina. Il Torbay, il 23 dicembre, attaccò il Granatiere, un’unità gemella dell’Aviere, che venne anch’esso mancato. L’Aviere non fu pertanto coinvolto, né tanto meno danneggiato, in nessuno dei due attacchi.

21 novembre 1941

Alle 8.10 parte da Napoli unitamente a Camicia Nera, Geniere, Carabiniere e Corazziere ed agli incrociatori leggeri Giuseppe Garibaldi e Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, in funzione di scorta indiretta a due convogli diretti in Libia. La forza d’appoggio include anche altre unità. Nella notte il sommergibile britannico Utmost silura l’incrociatore pesante Trieste (appartenente alla scorta indiretta), danneggiandolo gravemente, ed il Duca degli Abruzzi viene a sua volta pesantemente danneggiato da un attacco di aerosiluranti. L’operazione viene annullata, e tutti i mercantili vengono fatti rientrare a Taranto; all’una di notte del 22 novembre l’Aviere viene distaccato insieme all’incrociatore pesante Gorizia per scortare i convogli che tornano in porto.

29 novembre 1941

Alle 13.00 (od alle 12.00) l’Aviere, insieme agli incrociatori Montecuccoli, Attendolo e Duca d’Aosta (la VII Divisione) ed ai cacciatorpediniere Camicia Nera e Geniere (per altra fonte, probabilmente erronea, insieme a Bersagliere, Fuciliere, Granatiere e Geniere) parte da Taranto per fornire copertura ai convogli in navigazione sulle rotte che passano ad est di Malta (allo stesso scopo vengono fatte partire anche la corazzata Duilio, la VIII Divisione incrociatori ed i due cacciatorpediniere della XIII Squadriglia). La formazione viene inviata a metà strada tra l’Italia e Bengasi. Una settantina di miglia a sud di Taranto, nel punto 39°20’ N e 17°33’ E, la formazione viene infruttuosamente attaccata dal sommergibile britannico Uproar con il lancio di alcuni siluri, che vengono però avvistati in tempo dal Montecuccoli, alle 17.23, ed evitati con la manovra. Nel frattempo, essendo usciti da Malta quattro incrociatori e tre cacciatorpediniere, la VII Divisione prende contatto con la motonave Sebastiano Venier, la più esposta (ad est di Malta); alle 19, tuttavia, viene ordinato il rientro alla base della formazione.

1° dicembre 1941

Alle 4.37 la formazione, durante la navigazione di rientro a Taranto con rotta 030°, viene avvistata in posizione 39°08’ N e 17°31’ E (nel golfo di Taranto) dal sommergibile britannico Upholder. L’Upholder si avvicina per attaccare, ed alle 5.01 lancia quattro siluri contro uno degli incrociatori (quello più a poppa), mancandolo. Le unità italiane non si accorgono nemmeno di essere state attaccate. Alle 11.20 le navi arrivano a Taranto.

13 dicembre 1941

Alle 19.40 parte da Taranto facendo parte di una formazione che deve assicurare la scorta indiretta a tre convogli in mare (per un totale di 6 trasporti, 5 cacciatorpediniere ed una torpediniera) diretti in Libia: l’operazione «M 41». La formazione di cui fa parte l’Aviere comprende la corazzata Andrea Doria, gli incrociatori leggeri Attendolo e Duca d’Aosta ed i cacciatorpediniere Ascari e Camicia Nera, ma anche un altro gruppo di unità maggiori è in mare con analoghi compiti. L’operazione, tuttavia, fallisce a seguito di due attacchi da parte di sommergibili britannici: le moderne motonavi da carico Fabio Filzi e Carlo Del Greco vengono affondate dall’Upright, mentre l’Urge silura la corazzata Vittorio Veneto, che subisce pesanti danni. L’operazione viene annullata, e l’Aviere, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Da Noli, Carabiniere, Geniere e Camicia Nera ed alle torpediniere Lince ed Aretusa, viene distaccato per scortare la nave da battaglia danneggiata nel suo ritorno a Taranto.

16 dicembre 1941

Fa parte, insieme ad Ascari, Camicia Nera, Duca d’Aosta, Attendolo e Montecuccoli ed alla corazzata Caio Duilio, della forza di copertura ravvicinata nell’ambito dell’operazione «M 42», con l’invio in Libia di quattro mercantili (Vettor Pisani, Monginevro, Napoli ed Ankara, che trasportano 14.770 t di materiali e 212 uomini) scortati da sette cacciatorpediniere (Saetta, Vivaldi, Malocello, Da Recco, Da Noli, Pessagno e Zeno) ed una torpediniera (la Pegaso), divisi in due convogli (Ankara, Saetta e Pegaso dirette a Bengasi come convoglio “N”, le altre unità dirette a Tripoli come convoglio “L”). L’Aviere e le altre unità della forza di copertura (incaricata di tenersi nelle immediate vicinanze dei due convogli, che sino al largo di Misurata navigheranno insieme per poi dividersi, e poi di spostarsi ad est per contrastare eventuali attacchi di unità di superficie inviate da Malta) prendono il mare nel pomeriggio del 16, poco dopo i convogli e prima della formazione assegnata alla scorta indiretta (corazzate Littorio, Cesare e Doria, incrociatori pesanti Trento e Gorizia, dieci cacciatorpediniere delle squadriglie X, XII e XIII). L’operazione fruisce anche di scorta aerea assicurata dalla Regia Aeronautica e dalla Luftwaffe. Nel tardo pomeriggio del 17 dicembre il gruppo «Littorio» si scontra con la scorta di un convoglio britannico diretto a Malta in un breve ed inconclusivo scambio di colpi chiamato prima battaglia della Sirte. Alle 13 del 18 dicembre sia il gruppo di copertura ravvicinata che quello di scorta a distanza lasciano la scorta dei due convogli, che arriveranno a destinazione l’indomani (pur subendo il leggero danneggiamento della Napoli), e fanno ritorno a Taranto.

1942

Lavori di modifica. Viene rimosso l’obice illuminante da 120 mm e sono imbarcate quattro mitragliere contraeree da 20 mm.


L’Aviere con colorazione mimetica (foto USMM, tratta dal citato saggio di Franco Prosperini).


3 gennaio 1942

Alle 18.50 lascia Taranto insieme ai cacciatorpediniere Ascari, Alpino, Carabiniere, Pigafetta, Geniere, Da Noli e Camicia Nera, agli incrociatori pesanti Trieste e Gorizia ed alle navi da battaglia Littorio, Giulio Cesare ed Andrea Doria nel corso dell’operazione «M 43», che vede l’invio in Libia di tre convogli per un totale di 6 mercantili, altrettanti cacciatorpediniere e cinque torpediniere.

5 gennaio 1942

Tutti i convogli arrivano regolarmente in porto. Alle 17 l’Aviere ed il resto del gruppo «Littorio» fanno ritorno a Taranto.

22 gennaio 1942

Insieme a Vivaldi, Malocello, Da Noli (che compongono la XIV Squadriglia, con caposquadriglia il Vivaldi), Geniere e Camicia Nera (che formano la XI Squadriglia di cui l’Aviere è caposquadriglia) ed alle torpediniere Orsa e Castore fornisce scorta diretta ai mercantili in mare durante l’operazione «T. 18»: la motonave Victoria, salpata da Taranto alle 17, e le motonavi da carico Ravello, Monviso, Monginevro e Vettor Pisani, partite da Messina (due da Messina alle 8.00 insieme alla scorta diretta e due da Napoli, poi aggregatesi alle altre due nello stretto di Messina), aventi a bordo in totale 15.000 tonnellate di rifornimenti, 97 carri armati, 271 autoveicoli e 1467 uomini. La scorta indiretta è assicurata dalla corazzata Duilio, la VII Divisione incrociatori (Duca d’Aosta, Attendolo e Montecuccoli), la XV Squadriglia Cacciatorpediniere (quattro unità) e la XIII Squadriglia Cacciatorpediniere (quattro unità, caposquadriglia Alpino), la scorta aerea da nove Junkers Ju 88 tedeschi.

23 gennaio 1942

Nel pomeriggio il convoglio subisce un primo ed infruttuoso attacco aereo, a seguito del quale la scorta aerea viene rinforzata con altri tre Ju 88 del II Corpo Aereo Tedesco.

Alle 17.25 il convoglio viene nuovamente attaccato da tre aerosiluranti, e la Victoria viene colpita da un siluro ed immobilizzata. L’Aviere ed il Camicia Nera si fermano per dare assistenza alla nave danneggiata, ma sopraggiungono altri quattro aerosiluranti (due alle 18.40 e due alle 18.45) e la Victoria, facile bersaglio essendo ferma, viene colpita ed affonda rapidamente. Aviere, Ascari e Camicia Nera traggono in salvo 1064 uomini, su un totale di 1455 presenti a bordo della motonave. Il resto del convoglio, pur sottoposto ad altri attacchi aerei (anche dopo l’arrivo in porto), giunge a destinazione senza ulteriori perdite.

21 febbraio 1942

Alle 16 lascia Taranto unitamente ad Ascari, Geniere e Camicia Nera ed alla corazzata Duilio (la forza di sostegno comprende anche altri cinque cacciatorpediniere, un incrociatore leggero e due incrociatori pesanti) per dare appoggio a distanza ai due convogli (complessivamente composti dalle navi da carico Monginevro, Lerici, Ravello, Unione e Monviso e dalla nave cisterna Giulio Giordani, con un carico complessivo di 29.517 t di materiali, 113 cari armati, 575 veicoli e 405 uomini, dieci cacciatorpediniere e due torpediniere) in navigazione verso Tripoli nel corso dell’operazione «K 7». L’operazione si conclude senza problemi.

7-10 marzo 1942

Insieme a Garibaldi, Montecuccoli ed Eugenio di Savoia (oltre a numerosi altri cacciatorpediniere), fornisce scorta indiretta a quattro motonavi veloci inviate da Messina, Brindisi e Napoli a Tripoli con l’operazione «V 5». Durante la navigazione di ritorno la formazione scorta altre quattro motonavi di ritorno da Tripoli in Italia (il “cambio” avviene in navigazione, riempiendo di trasporti un tratto di mare non molto vasto ed aumentando così il rischio di attacchi aerei, ma non vi sono danni). Tutte le navi arrivano a destinazione nonostante intensi e reiterati attacchi aerei, specie sulla rotta di rientro.

21 marzo 1942

A mezzanotte lascia Taranto insieme a Grecale, Oriani ed Ascari ed alla corazzata Littorio. Prenderà poi parte alla battaglia della Sirte, uno scontro conclusosi senza risultati, durante il quale non ha parte importante.

1° aprile 1942

Alle 6.00 l’Aviere, il gemello Fuciliere e la torpediniera Libra lasciano Messina per scortare a La Spezia l’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere, là diretto per lavori di grande manutenzione. La formazione fruisce anche della scorta aerea di un idrovolante antisommergibile CANT Z. 501, ma appena fuori dalle ostruzioni l’ecogoniometro della Libra si guasta ed il Fuciliere è costretto a rientrare in porto da un’avaria di macchina. Alle 8.41 del 1° aprile la formazione – Bande Nere al centro, Libra a dritta ed Aviere a sinistra, con una distanza inferiore al miglio tra ogni nave –, che sta procedendo a 18 nodi senza zigzagare, viene avvistata dal sommergibile britannico Urge, che, venendosi a trovare tra l’Aviere ed il Bande Nere, alle 8.54 lancia quattro siluri contro quest’ultimo in posizione 38°37’5” N e 15°22’ E. Colpito, l’incrociatore si spezza in due ed affonda in pochi minuti undici miglia a sudest di Stromboli. Mentre la Libra si reca subito sul punto dell’affondamento per recuperare i superstiti, l’Aviere, a partire dalle 9.07, lancia 38 bombe di profondità (tenendosi lontano dal punto di affondamento del Bande Nere per evitare di uccidere dei naufraghi con lo scoppio delle bombe di profondità), nessuna delle quali scoppia vicina all’Urge, che si allontana illeso; l’Aviere anzi avvista le scie di altri due siluri. Poi anche l’Aviere, insieme alle torpediniere Pallade e Centauro, l’incrociatore ausiliario Lago Tana e la nave soccorso Capri, si unisce alle operazioni di salvataggio. Vengono recuperati in tutto 391 uomini su 772 che erano a bordo del Bande Nere.

14-15 giugno 1942
Partecipa alla battaglia di Mezzo Giugno come parte della forza navale inviata a contrastare l’operazione britannica «Vigorous».

Agosto 1942

Assume il comando della nave il CV Ignazio Castrogiovanni.

11-12 agosto 1942

Nella notte tra l’11 ed il 12 esce in mare insieme ad altri dieci cacciatorpediniere, alla III Divisione (Trieste, Gorizia, Bolzano) ed alla VII Divisione (Eugenio di Savoia, Attendolo e Montecuccoli) per attaccare il convoglio britannico diretto a Malta nell’ambito dell’operazione «Pedestal» e già pesantemente danneggiato da attacchi da parte di aerei, sommergibili e motosiluranti durante la grande battaglia aeronavale di Mezzo Agosto. Le forze di superficie di questa formazione (la III Divisione con sette cacciatorpediniere e la VII con quattro, uscite la prima da Messina alle 9.40 del 12 e la seconda da Cagliari alle 20 dell’11 eccetto l’Attendolo partito da Napoli alle 9.30 del 12, si riuniscono nel Basso Tirreno alle 19 del 12 agosto) dovrebbero intercettare i resti del convoglio per ultimarne la distruzione, verosimilmente nella mattina del 13. Supermarina, tuttavia, alle 00.30 del 13 ordina il rientro in porto della formazione (che si trova in quel momento a circa venti miglia da Capo San Vito: da lì la VII Divisione fa rotta su Napoli, la III più l’Attendolo su Messina), temendo attacchi aerei nemici (che Supermarina presume in arrivo a seguito dell’intercettazione dei numerosi messaggi radio avversari tra i ricognitori ed i comandi delle forze aeree di Malta, in realtà provocata appositamente per ingannare i comandi italiani ed indurli ad ordinare il rientro degli incrociatori), ma l’unico attacco, non aereo ma subacqueo, avviene invece proprio sulla rotta di ritorno, quando, alle 8.06 dello stesso giorno, il sommergibile britannico Unbroken silura l’Attendolo ed il Bolzano a nordovest dello Stretto di Messina: il primo, privo della prua, riesce a raggiungere il porto con i propri mezzi, mentre il Bolzano, in fiamme ed in procinto di affondare, viene preso a rimorchio dall’Aviere e dal Geniere e portato a posarsi su bassifondali davanti a Panarea, alle 13.30.


19 agosto 1942


Parte da Messina insieme al Camicia Nera di scorta alla motonave cisterna Pozarica, carica di 6930 tonnellate di carburante, ed al piroscafo tedesco Dora. Sin dalla partenza il convoglio subisce attacchi aerei.


20 agosto 1942

Alle 16 aerosiluranti colpiscono la Pozarica al largo di Corfù. La cisterna, gravemente danneggiata, può essere portata sino alle Isole Ionie, dove il prezioso carico può essere salvato e trasbordato su un’altra petroliera. Aviere e Camicia Nera, mitragliati dagli aerei, hanno avuto vittime e feriti a bordo.
Sull'Aviere perdono la vita il capitano di corvetta Mario Ciccolini ed il marinaio Giuseppe Bubbi. 
Settembre 1942

L’Aviere (CV Ignazio Castrogiovanni) è caposcorta nel corso di un’operazione di rifornimento che vede l’invio in Libia di quattro motonavi ed otto unità di scorta, una delle quali dotata di radar (probabilmente il cacciatorpediniere Legionario). A seguito di reiterati ed intensi attacchi aerei, iniziati sin da quando il convoglio è ancora nel Mar Ionio, uno dei mercantili viene danneggiato da un attacco aereo e deve essere rimorchiato a Corfù, gli altri arrivano a Bengasi (due) e Tobruk (uno).

Settembre/ottobre 1942

L’Aviere (CV Ignazio Castrogiovanni) e le altre unità della XI Squadriglia trasportano latte di benzina in Libia, senza subire attacchi aerei.

17 ottobre 1942

Lascia Corfù unitamente a Geniere e Camicia Nera, scortando la motonave tedesca Ankara. Al convoglio se ne unisce poi un altro partito da Brindisi, e composto dalla motonave Monginevro scortata dalle torpediniere Orsa ed Aretusa. La scorta viene poi rinforzata con l’invio del cacciatorpediniere Alpino il mattino del 18.

Nella serata del 18 il convoglio si divide di nuovo, ed Aviere, Geniere, Camicia Nera e Monginevro raggiungono Bengasi senza intoppi, mentre Alpino, Orsa ed Aretusa raggiungono Tobruk (subendo due infruttuosi attacchi aerei).

L'affondamento



Alle 14.30 del 16 dicembre 1942 l’Aviere, ancora al comando del capitano di vascello Ignazio Castrogiovanni, lasciò Napoli per scortare a Biserta (dove l’arrivo era previsto per le 16.45 del 17), unitamente al gemello Camicia Nera, la motonave tedesca Ankara. Il convoglio era scortato anche da quattro aerei da caccia Macchi C. 200 del 3° Gruppo del 6° Stormo “Diavoli Rossi” della Regia Aeronautica, uno dei quali pilotato dal maggiore Bruno Alessandrini.


Il sistema di decrittazione britannico “Ultra”, tuttavia, aveva intercettato e decifrato le informazioni sul convoglio, ed il sommergibile britannico Splendid (che all’epoca portava ancora solo il nominativo di P 228), al comando del capitano di corvetta Ian Lachlan Mackay McGeogh, venne inviato sulla rotta prevista, per affondare l’Ankara.

Il 17 dicembre, alle 10.46, il convoglio venne avvistato ad una distanza di 9150 metri, circa 40 miglia a nord di Biserta, dallo Splendid. Il sommergibile, che si veniva a trovare proprio davanti all’Aviere (che procedeva in linea di fila davanti all’Ankara), manovrò per attaccare (inizialmente lo Splendid aveva visto solo l’Ankara ed uno dei due cacciatorpediniere, ma durante la manovra avvistò anche l’altro cacciatorpediniere, probabilmente il Camicia Nera, a poppavia del mercantile), ed alle 11.11 lanciò sei siluri, due contro l’Aviere, che guidava la formazione a proravia dell’Ankara (che si trovava a 1800 metri dallo Splendid), e quattro contro l’Ankara stessa (a 3650 metri dallo Splendid), immergendosi subito dopo a maggiore profondità (altra fonte indica erroneamente l’ora del siluramento come le 11.40). L’Ankara avvistò i siluri e li evitò con la manovra, ma due di essi, alle 11.15, andarono invece a segno colpendo l’Aviere, che, scosso da una violenta esplosione, sbandò sulla dritta, si spezzò in due ed affondò in pochi attimi nel punto 38°00’ N e 10°05’ E (lo Splendid indicò invece la posizione come 37°53’ N e 10°05’ E, circa 35 miglia a nord-nord-est di Biserta). (Per una versione l’Aviere fu colpito perché fece da scudo all’Ankara.)


L’Aviere a Messina durante prove di annebbiamento, nel gennaio 1941 (foto da Wikipedia che ne indica la provenienza da Marina Italiana. Le operazioni nel Mediterraneo. Giugno 1940 - Giugno 1942 di Elio Andò ed Erminio Bagnasco)



Un centinaio di membri dell’equipaggio dell’Aviere riuscì ad abbandonare la nave, ma si ritrovò in acqua in mezzo ai rottami e con soltanto due zattere Carley, staccatesi dalle sovrastrutture durante l’affondamento, a disposizione. Il Camicia Nera (che secondo il comandante dello Splendid effettuò un breve contrattacco) e l’Ankara, temendo che lo Splendid potesse colpire ancora, non si fermarono a recuperare i naufraghi, ma si allontanarono invece alla massima velocità (il timore di nuovi attacchi subacquei non era infondato: già alle 11.54, infatti, le due navi superstiti vennero avvistate a nord di Capo Blanc dall’HMS Saracen, che alle 12.13 lanciò quattro siluri contro l’Ankara ed il Camicia Nera, mancandoli). Il comandante Castrogiovanni era tra gli uomini che erano finiti in mare: diciassette anni prima era già stato naufrago, quando, giovane guardiamarina sopravvissuto all’affondamento in Adriatico del cacciatorpediniere Nembo silurato da un U-Boot, con altri tre naufraghi aveva rifiutato di essere salvato dall’equipaggio del sommergibile austroungarico per non cadere prigioniero, e con i suoi compagni aveva raggiunto dopo parecchie ore la costa albanese, aggrappato ad una minuscola ed improvvisata zattera costituita da un rottame della nave affondata. Adesso, di nuovo in mare con i suoi uomini, Castrogiovanni, rimasto tranquillo ed imperturbabile, radunò i superstiti dell’Aviere ed incoraggiò tutti a resistere, poi, visto in acqua un marinaio sfinito che si teneva a malapena a galla, gli cedette il proprio posto su una zattera e scomparve.


Alle 12.30 dello stesso 17 dicembre le torpediniere Calliope e Perseo (che in precedenza erano state informate dell’affondamento dell’Aviere via radio), abbandonato un pattugliamento antisommergibile nelle acque tunisine, diressero per il luogo dell’affondamento dell’Aviere, ma arrivarono sul posto solo alle cinque del pomeriggio: entro quell’ora, il freddo di dicembre e la nafta che soffocava ed impediva i movimenti avevano ridotto di molto gruppo dei naufraghi. La Calliope raccolse due ufficiali e tre sottufficiali e marinai ancora vivi e due salme, la Perseo prese a bordo dodici superstiti, e pochi altri vennero salvati da una nave ospedale e da un idrovolante della Croce Rossa Italiana. In tutto solo trenta uomini dell’Aviere erano ancora vivi e furono salvati: almeno in duecento erano affondati con la nave o scomparsi in mare in attesa dei soccorsi. Il comandante Castrogiovanni fu tra questi ultimi: una Medaglia d’oro al valor militare ne onorò il sacrificio. Calliope e Perseo fecero poi rotta su Trapani e, giunte in porto a mezzanotte, vi sbarcarono i sopravvissuti, tra cui gli unici ufficiali salvati, il comandante in seconda dell’Aviere ed un ufficiale del Genio Navale, entrambi avvelenati per aver inghiottito nafta. Quest’ultimo, particolarmente debilitato, spirò poi nell’ospedale di Torrebianca, presso Trapani, dov’era stato portato, proprio a causa dell’ingestione di nafta.
Dei 250 uomini che componevano l'equipaggio dell'Aviere, perirono in tutto 10 ufficiali e 210 tra sottufficiali e marinai.


I loro nomi:


Salvatore Aiello, marinaio fuochista, deceduto
Lorenzo Alati, secondo capo furiere, disperso
Filiberto Aldi, marinaio, disperso
Antonio Alibrandi, sottocapo furiere, disperso
Enzo Amadei, marinaio radiotelegrafista, disperso
Antonio Amighetti, marinaio, deceduto
Giovanni Battista Andreoni, marinaio fuochista, disperso
Lorenzo Anselmo, marinaio fuochista, deceduto
Giuseppe Aquilina, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Asaro, marinaio fuochista, disperso
Pierino Audisio, marinaio elettricista, disperso
Guido Azzone, capo radiotelegrafista di terza classe, disperso
Oreste Baldi, capo meccanico di seconda classe, disperso
Manlio Baldoni, sottocapo cannoniere, disperso
Assunto Ballini, marinaio cannoniere, disperso
Cataldo Basile, secondo capo cannoniere, disperso
Lino Basso, sottocapo motorista, disperso
Onorato Batani, secondo capo cannoniere, disperso
Ario Bertolucci, marinaio, disperso
Corrado Bini, marinaio cannoniere, disperso
Daus Bini, sottocapo meccanico, disperso
Walter Bisello, sottocapo furiere, disperso
Andrea Bordin, marinaio nocchiere, disperso
Onofrio Brancato, tenente di vascello, deceduto
Gaspare Buccellato, marinaio fuochista, disperso
Antonio Buchinis, marinaio elettricista, disperso
Francesco Paolo Buffa, marinaio nocchiere, disperso
Vincenzo Caiati, marinaio motorista, disperso
Giorgio Calleri di Sala, sottotenente di vascello, deceduto
Giacomo Calogero, sergente radiotelegrafista, disperso
Alfredo Camici, sottocapo cannoniere, disperso
Edoardo Campana, marinaio S. D. T., disperso
Aldo Campora, marinaio, disperso
Vincenzo Capodieci, marinaio, disperso
Armando Capone, secondo capo silurista, disperso
Salvatore Capone, marinaio nocchiere, disperso
Michele Caporusso, secondo capo S. D. T., disperso
Antonio Cappellini, marinaio, disperso
Cornelio Cappa, marinaio torpediniere, disperso
Paolo Capuano, secondo capo meccanico, disperso
Raffaele Carotti, capo segnalatore di seconda classe, disperso
Ignazio Castrogiovanni, capitano di vascello (comandante), disperso
Orazio Castorina, marinaio nocchiere, disperso
Ugo Cavari, marinaio silurista, disperso
Carmelo Cecere, sottocapo segnalatore, deceduto
Luigi Chiusano, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Cimarelli, sottocapo fuochista, disperso
Gennaro Cioffi, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Cioffi, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Cirillo, marinaio, disperso
Pietro Cocchi, sergente motorista, disperso
Giovanni Colombo, marinaio cannoniere, disperso
Ezio Colombo, sottotenente medico, deceduto
Mario Comellini, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Commone, capo elettricista di seconda classe, deceduto
Donato Consiglio, marinaio cannoniere, disperso
Eliseo Conti, maggiore del Genio Navale, disperso
Emanuele Coppola, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Mauro Cosentino, marinaio fuochista, disperso
Antonio Crescente, marinaio silurista, disperso
Alessandro Curcio, marinaio cannoniere, disperso
Donato D’Ambrosio, sottocapo cannoniere, disperso
Francesco D’Angelo, marinaio elettricista, disperso
Antonio D’Argento, sergente radiotelegrafista, disperso
Giuseppe Danioni, marinaio, disperso
Giovanni De Feo, sottotenente di vascello, disperso
Marcello De Laurentis, sottocapo cannoniere, disperso
Felice De Milato, sergente segnalatore, disperso
Tarcisio Del Ben, marinaio fuochista, disperso
Franco Del Ministro, sergente cannoniere, deceduto
Giuseppe Delfino, marinaio, disperso
Antonio Di Gioia, sergente cannoniere, disperso
Angelo Raffaele Di Lecce, sottocapo nocchiere, disperso
Giuseppe Di Marco, sottotenente del Genio Navale, disperso
Giuseppe Di Marino, marinaio, disperso
Camillo Di Mauro, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Di Re, marinaio, disperso
Guido Di Salvatore, sottocapo cannoniere, disperso
Sergio Dini, marinaio nocchiere, disperso
Mario Esposito, marinaio radiotelegrafista, disperso
Vincenzo Esposito, marinaio nocchiere, disperso
Gastone Farfallini, marinaio, disperso
Abramo Farina, marinaio fuochista, disperso
Giorgio Farsi, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Favazzi, marinaio cannoniere, disperso
Albino Federici, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Fernandez, sottocapo cannoniere, deceduto
Giuseppe Ferrando, marinaio fuochista, disperso
Silvio Fogu, sottocapo cannoniere, disperso
Ciro Formicola, marinaio fuochista, disperso
Francesco Francese, marinaio, disperso
Vincenzo Frezza, marinaio fuochista, disperso
Romeo Fuochi, sottocapo S. D. T., disperso
Delves Gabrielli, marinaio cannoniere, disperso
Ugo Gabrovez, marinaio fuochista, disperso
Domenico Galantini, marinaio, disperso
Vincenzo Galluzzo, marinaio fuochista, deceduto
Mario Gariboldi, marinaio S. D. T., disperso
Luigi Gargiulo, marinaio fuochista, disperso
Pietro Gatti, marinaio silurista, disperso
Aldo Gazzi, sottocapo motorista, disperso
Camillo Gentile, marinaio nocchiere, disperso
Florindo Giannasca, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Giovanni Battista Giovo, marinaio cannoniere, deceduto
Giovanni Girino, sottocapo cannoniere, disperso
Attilio Giusti, sergente cannoniere, disperso
Sante Anton Golin, marinaio cannoniere, disperso
Fedro Gozzi, sottocapo fuochista, disperso
Domenico Grasso, marinaio, disperso
Giovanni Guerra, sottocapo furiere, disperso
Fausto Guerrazzi, marinaio fuochista, disperso
Francesco Gullace, marinaio fuochista, disperso
Pietro Ingargiole, marinaio, disperso
Aurelio Innocenti, marinaio fuochista, disperso
Ciro Isoletta, marinaio, disperso
Luigi Lai, marinaio fuochista, disperso
Gaetano Lippolis, capo motorista di terza classe, disperso
Teramo Lo Presti, marinaio fuochista, disperso
Stefano Longhi, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Lorenzin, marinaio elettricista, disperso
Giovanni Lori, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Macor, marinaio cannoniere, disperso
Carlo Magnetto, marinaio fuochista, disperso
Demetrio Malara, marinaio, disperso
Rosario Malino, marinaio cannoniere, disperso
Alberto Manguso, marinaio nocchiere, disperso
Avio Manguzzi, sergente cannoniere, disperso
Pietro Manni, sottocapo motorista, disperso
Ferruccio Mantovani, sergente cannoniere, disperso
Angelo Marceddu, sergente meccanico, disperso
Germano Marchetti, capitano di corvetta, disperso
Antonio Marelli, marinaio cannoniere, disperso
Aldo Maremmi, marinaio, disperso
Domenico Martinelli, capitano del Genio Navale, disperso
Giovanni Masoero, capo cannoniere di terza classe, disperso
Francesco Melcarne, marinaio fuochista, disperso
Sergio Meneghini, marinaio meccanico, disperso
Walter Menzio, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Emilio Mercaldo, secondo capo cannoniere, deceduto
Santino Merulla, secondo capo cannoniere, disperso
Giuseppe Mesiti, marinaio fuochista, disperso
Riccardo Miani, sottocapo nocchiere, disperso
Salvatore Montalbano, marinaio fuochista, disperso
Antonio Motta, marinaio cannoniere, disperso
Oreste Murano, secondo capo meccanico, disperso
Bruno Napione, sottocapo cannoniere, disperso
Giovanni Narcisi, sottocapo torpediniere, disperso
Secondo Nardelli, marinaio, disperso
Luigi Novara, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Orlando, capo furiere di terza classe, disperso
Guerrino Ortolani, marinaio fuochista, disperso
Pietro Pagani, marinaio cannoniere, disperso
Angelino Palla, marinaio cannoniere, disperso
Ugo Pandolfi, sottocapo elettricista, disperso
Antonio Parisi, sottocapo fuochista, disperso
Ettore Parisi, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio Pau, marinaio cannoniere, disperso
Renzo Persico, marinaio, disperso
Marco Petrillo, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Petrolo, marinaio cannoniere, disperso
Aldo Piantini, marinaio fuochista, disperso
Vittorio Piccini, marinaio cannoniere, disperso
Paolino Pinna, meccanico, disperso
Giovanni Pizzigallo, marinaio S. D. T., disperso
Roberto Polesso, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Polla, secondo capo meccanico, disperso
Francesco Pozzone, sottocapo infermiere, disperso
Augusto Pozzetta, marinaio cannoniere, deceduto
Francesco Rabbolini, sottocapo silurista, disperso
Luigi Ramaglia, marinaio fuochista, disperso
Domenico Rao, marinaio, disperso
Virgilio Rasa, marinaio fuochista, disperso
Costante Ratti, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Luciano Repetto, sergente cannoniere, disperso
Cesare Retrosi, sottocapo meccanico, disperso
Bartolomeo Riello, marinaio, disperso
Luigi Romano, marinaio fuochista, disperso
Mauro Roselli, sottocapo cannoniere, disperso
Alfonso Salis, capo meccanico di terza classe, disperso
Antonio Sandali, marinaio, disperso
Matteo Sarno, capo meccanico di prima classe, disperso
Giuseppe Scarfone, marinaio cannoniere, deceduto
Graziano Scarpecci, marinaio fuochista, disperso
Domenico Schiavello, marinaio cannoniere, disperso
Gennaro Sessa, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio Simioni, sottocapo silurista, disperso
Stefano Sinigallia, marinaio fuochista, disperso
Domenico Soldani, marinaio, disperso
Mario Spada, sottocapo elettricista, disperso
Francesco Spanò, marinaio fuochista, deceduto
Orlando Starace, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Stel, sottocapo cannoniere, deceduto
Natale Strizzolo, marinaio cannoniere, disperso
Flavio Studer, marinaio fuochista, disperso
Rinaldo Tafuto, marinaio, disperso
Fernando Tussi, sottotenente del Genio Navale, disperso
Giobatta Testa, sottocapo cannoniere, disperso
Nicola Tino, sottocapo cannoniere, disperso
Giovanni Torosani, marinaio fuochista, disperso
Umberto Tosetto, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Tringali, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Ugo, marinaio motorista, disperso
Francesco Ulissi, marinaio, disperso
Nicolò Valà, marinaio nocchiere, disperso
Giuseppe Valeri, marinaio fuochista, disperso
Mario Vio, marinaio carpentiere, disperso
Leonardo Virgilio, sergente radiotelegrafista, disperso
Vincenzo Zatti, marinaio cannoniere, disperso
Giordano Zio, marinaio fuochista, disperso
Luigi Zorzi, marinaio meccanico, disperso
Ettore Zuzzi, capo silurista di seconda classe, disperso
Giovanni Orlandi, marinaio furiere, disperso


La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita alla memoria del comandante Castrogiovanni:

Già valoroso combattente della guerra 1915-18, riprendeva il suo posto di combattimento nel conflitto 1940-43, confermando elevate doti di perizia e di ardimento.
Comandante di Squadriglia Ct. in ardue missioni ed in vittoriosi scontri navali, si distingueva per elevato spirito aggressivo e leggendario valore. Al comando di altra Squadriglia Ct. effettuava nuove, rischiose missioni di guerra, finché - durante scorta a motonave veloce lungo rotte aspramente contrastate dall'avversario - la sua unità veniva affondata in seguito ad insidioso fatale attacco subacqueo. Animato da nobile senso di altruismo e permeato dei più alti doveri di comandante, si preoccupava unicamente della salvezza dell'equipaggio. Naufrago in un mare gelido ed avverso, benché estenuato nelle forze cedeva con sublime altruismo il suo posto su zattera ai più bisognosi; e scompariva poi nei flutti suggellando con generoso sacrificio la nobile esistenza tutta dedicata alla Patria e alla Marina.”
Canale di Sicilia, 17 dicembre 1942


La nave in una foto di Aldo Fraccaroli dell’inizio del 1941 (Collezione Maurizio Brescia via Associazione Venus).

L’affondamento dell’Aviere nel giornale di bordo dello Splendid (da Uboat.net):

“1046 hours - Sighted one merchant ship [l’Ankara] escorted by one destroyer [probabilmente l’Aviere]. Range was 10000 yards. P 228 was right ahead of the destroyer and 30 degrees on the Port bow of the merchant ship. Four aircraft were seen over the convoy. Started attack. During the attack another destroyer [probabilmente il Camicia Nera] was sene astern of the merchant ship.

1111 hours - Fired six torpedoes at a single target. The leading destroyer [l’Aviere] at a range of 2000 yards and the merchant ship at a range of 4000 yards. Went deep on firing. Two explosions a few seconds apart were heard for a running range of 2500 yards and two explosions a few seconds apart were heard for a running range of 4500 yards. No more HE from the destroyer and merchant vessel were heard. The other destroyer was heard approaching and a slight counter attack followed. Most likely to keep us down while she picked up survivors.

1215 hours - Returned to periscope depth. Nothing in sight.”


Un’altra immagine dell’Aviere verosimilmente nel periodo iniziale della guerra (g.c. Giorgio Parodi).


Pagina su Ignazio Castrogiovanni sul sito della Marina Militare

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