giovedì 30 gennaio 2014

Giuseppe La Farina

Una bella foto della Giuseppe La Farina (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)
Torpediniera, già cacciatorpediniere, della classe La Masa (dislocamento in carico normale 840 t, a pieno carico 875 t). Durante la guerra operò con il IX Gruppo Torpediniere, dislocato in Libia, effettuando 35 missioni di scorta da e per la Libia, 12 missioni antisommergibile ed altre di pilotaggio e soccorso ad aerei.
Breve e parziale cronologia.
29 dicembre 1917
Impostazione nei cantieri Odero di Sestri Ponente.
12 marzo 1919
Varo nei cantieri di Sestri Ponente.
19 marzo 1919
Entrata in servizio. Compie l’usuale periodo di addestramento iniziale e successivamente effettua una corta missione di rappresentanza a Monaco.
Luglio 1919
Dislocato a Costantinopoli in seno alla Squadra del Levante (successivamente Divisione del Levante), fino a dicembre compie parecchie missioni di vigilanza insieme ad altre unità delle Marine della Triplice Intesa. Si reca a Sebastopoli, Teodosia, Kerk, Odessa e Costanza, e risale il Danubio sino all’altezza di Traila.
Dicembre 1919
Mentre torna in Italia fa tappa a Smirne ed in altri sorgitori del Mar Egeo.
Gennaio-aprile 1920
Compie una missione in Grecia, trasportando  importanti politici. Successivamente viene dislocato ad Antivari ed a Santi Quaranta come stazionario (ad Antivari verrà rilevato nel maggio 1920 dal cacciatorpediniere Pilade Bronzetti).
Novembre 1920
Aggregato alle Forze Navali dell’Alto Adriatico, effettua crociere di vigilanza nelle acque quarnerine (dove D’Annunzio ha occupato Fiume) sino al febbraio 1921.
1921
Assegnato alla Forza Navale del Mediterraneo, prende parte al suo addestramento, effettuato principalmente nel Tirreno settentrionale.
Gennaio-febbraio 1922
Dislocato provvisoriamente a Zara come stazionario.
Successivamente opera con la propria squadriglia, mentre in altri periodi viene assegnato al Dipartimento Militare Marittimo della Spezia.
30-31 agosto 1923
Nella tarda serata del 30 agosto il La Farina lascia Taranto insieme ai similari Generale Antonino Cascino, Generale Carlo Montanari, Giacomo Medici e Giacinto Carini, all’esploratore Premuda, agli incrociatori corazzati San Giorgio e San Marco, alle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, alle torpediniere 50 OS e 53 AS, ai MAS 401, 404, 406 e 408 ed ai sommergibili Agostino Barbarigo ed Andrea Provana, per prendere parte all’occupazione di Corfù: è infatti in pieno svolgimento la crisi di Corfù, causata dall’assassinio (avvenuto ad opera di ignoti il 27 agosto tra Giannina e Santi Quaranta) del generale Tellini e di una delegazione italiana che avrebbe dovuto definire i confini tra Grecia ed Albania. Per ritorsione l’Italia decide di sbarcare a Corfù il 48° Reggimento Fanteria “Ferrara”, una batteria di 8 cannoni da 75 mm, una brigata di fanteria di 5000 uomini, reparti del reggimento di fanteria di Marina “San Marco” e le compagnie da sbarco delle navi, il tutto al comando dell’ammiraglio Emili Solari. Dopo aver mandato un ultimatum al governatore greco di Corfù (ammaino della bandiera greca, sostituita da quella italiana, cessazione di tutte le comunicazioni, resa e disarmo di truppe e gendarmeria, controllo di tutte le attività da parte dell’Italia), alle 16 del 31 agosto le unità italiane iniziano il tiro, protraendolo sino alle 16.15, sulle due fortezze di Corfù (Vecchia e Nuova) che tuttavia non sono in mano a truppe greche, bensì occupate da profughi, una decina dei quali rimangono uccisi, e parecchi altri feriti. In seguito al bombardamento, le autorità greche si arrendono; nel giro di alcuni giorni le truppe italiane occupano Corfù e la maggior parte delle navi fa ritorno a Taranto, lasciando a Corfù un incrociatore corazzato, i cinque cacciatorpediniere (La Farina compreso) e qualche sommergibile e MAS sotto il comando del contrammiraglio Belleni, mentre il 2 settembre 1923 l’ammiraglio Diego Simonetti diviene governatore di Corfù. Successivamente la crisi si risolverà, con gli onori resi dalla Grecia alla bandiera italiana al Falero (Atene) ed il pagamento di 50.000.000 di lire come risarcimento da parte della Grecia, e Corfù verrà lasciata dalle truppe italiane il 27 settembre; tutte le unità rientreranno a Taranto il 30 settembre.
1924
Fa parte della scorta d’onore ai reali d’Italia nella loro visita in Spagna.
Fine 1925
Assegnato alla I Squadriglia Cacciatorpediniere (I Squadra Navale).
1926
Compie una visita ufficiale a Malta ed una crociera sino a Tripoli insieme alla I Squadriglia.
Successivamente viene nuovamente assegnato a servizio dipartimentale a La Spezia, cui segue l’assegnazione in Alto Adriatico come unità addestrativi per il lancio di siluri.
Marzo 1928
Viene assegnato alla V Squadriglia Cacciatorpediniere (II Squadra Navale); fa parte della scorta nel viaggio del capo del governo Benito Mussolini.
Estate 1928
Compie una crociera in acque greche insieme alla II Squadra Navale.
1929
Fa parte, con i similari Fabrizi, Carini e Bassini, della V Squadriglia della 3a Flottiglia della III Divisione Siluranti, appartenente alla II Squadra Navale (con base a Taranto).
Opera principalmente al di fuori delle acque italiane: compie una crociera nel Mediterraneo orientale insieme ad altre unità della II Squadra, con scalo in diversi porti di Cirenaica, Egitto, Palestina, Greca ed Egeo.
1° ottobre 1929
Declassato a torpediniera, in conseguenza della sua vetustà.
Successivamente viene assegnata alla Divisione Speciale (poi VI Divisione), con la quale per tre anni viene impiegata nell’addestramento in Alto Adriatico.
1931
Fa parte, insieme ai similari Giacinto Carini e Generale Antonio Cantore ed all’esploratore Aquila, della IV Flottiglia Cacciatorpediniere, assegnata alla Divisione Speciale dell’ammiraglio Denti.
1932
Effettua una crociera sino ad Istanbul e Varna.
1933-1936
Opera con la Scuola Comando a Taranto.
Successivamente assegnata alla II Squadriglia Torpediniere, di base a Taranto, ed usata per rimorchiare bersagli.
10 giugno 1940
All’entrata in guerra dell’Italia la La Farina fa parte della V Squadriglia Torpediniere (che con la I e XII Squadriglia forma la II Flottiglia Torpediniere, alle dipendenze del Comando Militare Marittimo della Sicilia) insieme alle similari Simone Schiaffino, Giuseppe Cesare Abba e Giuseppe Dezza ed al cacciasommergibili Albatros.
3 novembre 1940
A mezzanotte lascia Tripoli per scortare a Bengasi i piroscafi Pallade e Snia Amba.
4 novembre 1940
Alle 8.40 il sommergibile britannico Tetrarch avvista il convoglio, ed alle 9.25, alle 9.27 ed alle 9.30 lancia rispettivamente tre siluri contro lo Snia Amba, altri tre contro il Pallade ed uno contro la La Farina, che procede in testa al convoglio, in posizione 31°36’ N e 19°25’ E (una cinquantina di miglia a sudovest di Bengasi, posizione data dal Tetrarch; fonti italiane collocano invece l’attacco in posizione 31°35’ N e 19°20’ E). Mentre il siluro destinato alla torpediniera e quelli lanciati contro il Pallade non vanno segno, lo Snia Amba viene colpito, e dev’essere portato all’incaglio per evitarne l’affondamento: la nave risulterà però tanto danneggiata da essere considerata perduta. Dopo l’attacco la La Farina dà la caccia al Tetrarch, immersosi a 75 metri di profondità, lanciando dalle 9.40 alle 11.15 nove bombe di profondità: tutte esplodono piuttosto vicine al sommergibile, che tuttavia non riporta danni. Il resto del convoglio giunge a destinazione alle 21 di quello stesso giorno.
1940-1941

Lavori di modifica dell’armamento: vengono sbarcati due degli originari quattro cannoni singoli Scheider-Armstrong 1917 da 102/45 mm, entrambi i pezzi singoli Ansaldo 1917 da 76/40 mm, uno dei due impianti lanciasiluri binati da 450 mm e le due pressoché inutili mitragliere singole Colt da 6,5/80 mm; al loro posto sono installate 6 mitragliere singole Breda 1940 da 20/65 mm.



La La Farina verosimilmente nei mesi iniziali del 1941 (g.c. STORIA militare)


4 febbraio 1941
Alle 17 parte da Bengasi per scortare a Tripoli i piroscafi Utilitas e Silvia Tripcovich; le navi vengono avvistate dal sommergibile britannico Truant mentre lasciano il porto e si portano sulla rotta costiera. Alle 17.30 il Truant inizia a manovrare per avvicinarsi ed attaccare, ed alle 18 lancia tre siluri contro uno dei mercantili. Nessuna delle armi va a segno, ed anzi una esplode in anticipo investendo e danneggiando il Truant, che rischia di emergere involontariamente.
19 marzo 1941
Scorta da Tripoli a Napoli, con scalo a Trapani, la moderna motonave tedesca Ankara.
18 aprile 1941
Alle 23 lascia Palermo insieme alle torpediniere Antonio Mosto e Calliope, scortando a Tripoli un convoglio composto dai piroscafi Isarco, Nicolò Odero e Maddalena Odero. Al convoglio si aggregano anche le pirocisterne Alberto Fassio, partita da Trapani con la scorta della torpediniera Climene, e Luisiano, scortata dalla torpediniera Orione. Il convoglio raggiungerà Tripoli il 21 aprile senza aver incontrato problemi sul percorso.

L’affondamento

Alle 6.44 del mattino del 3 maggio 1941 la La Farina, al comando del tenente di vascello Edoardo Le Boffe, lasciò Tripoli per scortare a Trapani il piroscafo cisterna Luisiano. Alle 10.55 dello stesso giorno la Luisiano avvistò quella che ritenne essere la scia di un siluro, e manovrò per evitare l’arma; si sentì poco dopo un’esplosione subacquea, seguita dall’affioramento in superficie di bolle. È possibile che questo fosse stato un attacco da parte del sommergibile britannico Undaunted, che scomparve nella zona proprio in quei giorni.
Alle 5.30 (per altra fonte 10.30) del 4 maggio, nei pressi delle secche di Kerkennah, la torpediniera urtò una mina: scossa da una violentissima esplosione a poppavia della plancia, la La Farina si spezzò in due in corrispondenza del fumaiolo centrale ed affondò in meno di due minuti in posizione 34°35’ N e 11°50’ E, portando con sé il comandante Le Boffe e quasi metà dei 128 uomini che componevano il suo equipaggio.
Fu la Luisiano (il cui comandante, capitano di lungo corso Giuseppe Garibaldi, fu poi decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare per il soccorso dei naufraghi) stessa a recuperare i naufraghi, 70 o 72, ma alcuni di essi morirono per le ferite riportate, portando il bilancio finale a 61 morti e 67 sopravvissuti (tra cui tre ufficiali, compreso l’ufficiale di rotta Giovan Battista Cafiero).

Le vittime (mancano almeno dieci nomi):

Renzo Acconci, marinaio fuochista, disperso
Pietro Belloni, marinaio, disperso
Edoardo Brambilla, sergente meccanico, disperso
Santo Buscemi, marinaio cannoniere, disperso
Carlo Calore, sottocapo elettricista, disperso
Walter Caprile, marinaio silurista, disperso
Giuseppe Carbone, marinaio, disperso
Andrea Caristi, marinaio, disperso
Letterio Carpita, marinaio, disperso
Ivano Cassella, marinaio radiotelegrafista, disperso
Ambrogio Cavalleri, marinaio fuochista, disperso
Alberto Chiti, sottocapo fuochista, disperso
Felice Ciceri, marinaio fuochista, disperso
Luigi Cinotti, tenente CREM (capo servizio Genio Navale), disperso
Turiddu Conte, capo meccanico di prima classe, disperso
Salvatore Costantino, marinaio fuochista, disperso
Nicola D’Aniello, marinaio, disperso
Umberto Di Prima, sottocapo cannoniere, disperso
Libero Drioli, sottocapo silurista, disperso
Giovanni Faggioni, secondo capo meccanico, disperso
Francesco Fazzolari, sergente S. D. T., deceduto in Tunisia il 10.5.1941 (probabilmente per ferite riportate nell’affondamento)
Gaetano Fedullo, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Felici, marinaio fuochista, disperso
Enzio Fiorentini, marinaio fuochista, disperso
Vito Furio, marinaio fuochista, disperso
Antenore Gaglione, marinaio, disperso
Alferio Gerin, sergente silurista, disperso
Giuliano Govoni, sottocapo meccanico, disperso
Salvatore Laria, marinaio cannoniere, disperso
Edoardo Le Boffe, capitano di corvetta (comandante), disperso
Luigi Mapelli, marinaio fuochista, disperso
Luigi Marsoni, sottocapo radiotelegrafista, deceduto in territorio metropolitano il 21.9.1943 (?)
Ermes Martini, sergente elettricista, disperso
Gioacchino Mellone, marinaio cannoniere, deceduto
Ottorino Nocchi, marinaio S. D. T., disperso
Virginio Origgi, marinaio, disperso
Pietro Panarelli, marinaio, disperso
Ciro Piro, marinaio cannoniere, disperso
Mario Renzi, marinaio torpediniere, disperso
Vincenzo Romano, marinaio radiotelegrafista, disperso
Renato Ruggeri, capo cannoniere di seconda classe, disperso
Ugo Ruggeri, marinaio fuochista, disperso
Guido Tiberi, marinaio cannoniere, disperso
Alvise Tramannoni, marinaio fuochista, disperso
Filadeleo Tramontana, marinaio fuochista, disperso
Antonio Vaccaro, marinaio, disperso
Amedeo Valcavi, capo nocchiere di terza classe, disperso
Rodolfo Vannini, sottocapo meccanico, disperso
Marcello Venier, marinaio elettricista, disperso
Alfredo Verdoliva, sottocapo meccanico, disperso
Giuseppe Vignoli, marinaio fuochista, disperso


La motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita al sottotenente di vascello Renato Cestello (da Rivarolo Ligure), al guardiamarina Giovanni Battista Cafiero (da Meta di Sorrento), all’aspirante guardiamarina Colombo Salvi (da Roncofreddo, Forlì), al secondo capo radiotelegrafista Michele Foscarini (da Gallipoli, Lecce), al secondo capo silurista Secondo Caramella (da Padova) ed al sergente cannoniere Giovanni Baranovich (da Zara):

«Imbarcato su torpediniera in servizio di scorta affondata rapidamente in seguito a offesa nemica, si prodigava generosamente, incurante di ogni rischio, nell’opera di salvataggio e di assistenza del personale superstite
(Mediterraneo Centrale, 4 maggio 1941)».

La motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita alla memoria del tenente CREM Luigi Cinotti, da La Spezia:

«Capo servizio G. N. di torpediniera in servizio di scorta affondata rapidamente in seguito a offesa nemica, assolveva con sereno ardimento il roprio incarico e scompariva in mare con la propria unità.
(Mediterraneo Centrale, 4 maggio 1941)».

La motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita al sottocapo radiotelegrafista Alberto Muffolini, da Marcheno (Brescia):

«Imbarcato su torpediniera in servizio di scorta affondata rapidamente in seguito a offesa nemica, sebbene in condizioni minorate si metteva immediatamente a disposizione del Comando del piroscafo sul quale era stato trasportato, contribuendo validamente ad assicurarne il servizio r.t.».

È possibile che la La Farina non abbia urtato mine nemiche, ma che sia stata accidentalmente persa su uno sbarramento italiano, l’«LK», 428 mine posate il 10 giugno 1940 tra Lampedusa e le isole Kerkennah dagli incrociatori leggeri Alberico Da Barbiano e Luigi Cadorna, dai cacciatorpediniere Lanciere e Corazziere e dalle torpediniere Polluce e Calipso per prevenire possibili attacchi di navi francesi contro le rotte della Tripolitania. Un’altra possibilità è che la nave sia andata perduta su un campo minato francese. Altre fonti considerano anche la possibilità del siluramento da parte di un sommergibile, ma nessuna unità subacquea britannica riferì di aver attaccato navi italiane in circostanze, tempi e luoghi compatibili con la perdita della torpediniera (anche se vi è da considerare la sparizione dell’Undaunted).


Il relitto della torpediniera, trovato negli anni Cinquanta, giace a poche decine di metri di profondità al largo di Sfax, non lontano dal relitto del sommergibile francese Morse, forse vittima delle stesse mine.

martedì 28 gennaio 2014

Contatti

Chi desiderasse contattarmi per inviarmi correzioni, documenti, testimonianze od altro materiale è il benvenuto e può farlo all’indirizzo lorcol94@gmail.com

lunedì 27 gennaio 2014

Palmaiola

 
La Palmaiola (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)
 
Cannoniera del dislocamento di 562 tonnellate (per altra fonte, probabilmente erronea, 472 t), lunghezza 40 metri per 6 di larghezza e 3,6 di pescaggio, 8,5 nodi di velocità, armata con un cannone contraereo da 76/40 mm (per altra fonte con un pezzo da 57 mm), venti (per altra fonte ottanta) uomini di equipaggio.
 
Breve e parziale cronologia.
 
1902
Costruito nei cantieri Cook, Welton & Gemmell di Hull come piropeschereccio d’altura (trawler) Saxon, da 242 tsl.
1906
Acquistato dall’Armada Española, trasformato in rimorchiatore d’altura e ribattezzato Mary. (Altre fonti parlano dell’unità come se fosse stata in servizio nella Marina spagnola, come Mary, sin dalla sua costruzione nel 1902).
1916
Acquistato dalla Regia Marina e ribattezzato Palmaiola.
19 febbraio 1916
Entrata in servizio per la Regia Marina come dragamine e/o rimorchiatore d’alto mare. Impiegato anche come vedetta.
Luglio 1921
Riclassificato cannoniera (o cannoniera-dragamine).
1926
La Palmaiola, insieme alle cannoniere Alula e Berenice ed all’esploratore Taranto, è alle dipendenze del Comando Superiore Navale dell’Oceano Indiano. Le quattro unità vengono impiegate nella colonizzazione ed italianizzazione della Somalia (ed in particolare della Migiurtinia, dove è in corso la transizione dal protettorato italiano sui locali sultanati alla colonia vera e propria sotto totale controllo dell’Italia), assicurando i collegamenti, partecipando all’occupazione e difesa di località della costa e trasportando e sbarcando truppe, operando continuamente (per 75 giorni) lungo le sue coste anche durante il monsone di sudovest, che causa forte rollio e notevoli problemi alle piccole cannoniere, che cionondimeno continuano a navigare. Gli equipaggi della Palmaiola e delle altre unità vengono elogiati dal Capo di Stato Maggiore della Regia Marina per la loro condotta in condizioni così avverse.
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Palmaiola, insieme alle altrettanto piccole cannoniere Dante De Lutti, Riccardo Grazioli Lante, Giovanni Berta e Valoroso, fa parte del Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali della base di Tobruk, e precisamente della IX Squadriglia da Dragaggio, che forma insieme a Grazioli Lante e Berta.
12 giugno 1940
Qualche minuto dopo le quattro del mattino Palmaiola, Grazioli Lante e Berta (la IX Squadriglia Dragaggio), uscite da Tobruk per effettuare dragaggio di mine (altra versione parla di servizio di vigilanza a qualche miglio dal porto, ma è errata), s’imbattono a 3,5 miglia da Punta Tobruk, mentre procedono su rotta 328° dirette verso il punto da cui dare inizio al dragaggio, in una formazione britannica inviata a bombardare la base libica: la compongono gli incrociatori leggeri Liverpool e Gloucester e quattro cacciatorpediniere. Le unità britanniche appaiono improvvisamente nella foschia (Liverpool e Gloucester sono in linea di fronte, mentre i quattro cacciatorpediniere li seguono a poppavia) a 2,5 miglia dalle piccole cannoniere italiane (che dopo averle viste cercano di dirigere verso la costa per portarsi sotto la protezione delle batterie costiere, la cui distanza dalle navi britanniche è di 14.000 metri), e subito accostano in fuori ed aprono il fuoco con tutti i cannoni e le mitragliere: Palmaiola e Grazioli Lante riescono a riparare nel porto di Tobruk, ma la Berta, ultima e più grossa unità della fila, bersagliata fin dall’inizio, viene colpita più volte e, ridotta ad un rottame, affonda intorno alle 5.
27 luglio 1941
Alle sette del mattino la Palmaiola lascia Tripoli diretta a Napoli insieme ai piroscafi Ernesto, Nita, Nirvo, Castelverde ed Aquitania (il convoglio «Ernesto»), scortati dai cacciatorpediniere Folgore, Saetta, Alpino e Fuciliere.
 


Un’altra immagine della cannoniera (da www.betasom.it)


28 luglio 1941
Alle 18.15 si unisce alla scorta anche il cacciatorpediniere Fulmine, mentre poco più tardi Fuciliere ed Alpino lasciano la scorta per andare ad assistere l’incrociatore leggero Giuseppe Garibaldi, silurato dal sommergibile HMS Upholder mentre era in mare (insieme all’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli ed ai cacciatorpediniere Granatiere e Bersagliere) a copertura del convoglio.
29 luglio 1941
La vecchia torpediniera Giuseppe Sirtori si unisce alla scorta. Alle 3.20 il convoglio viene avvistato dal sommergibile britannico Upholder, che dopo aver dovuto rinunciare ad un primo tentativo di attacco alle 3.35, a causa dell’avvicinamento di un cacciatorpediniere, emerge alle 3.46 e sei minuti dopo lancia infruttuosamente il suo ultimo siluro contro alcune delle navi del convoglio, in posizione 38°28’ N e 12°14’ E, ma l’arma non va a segno e l’attacco non viene nemmeno notato dalle navi italiane.
Alle 13.09, in posizione 39°51’ N e 13°46’ E (una sessantina di miglia a sudovest di Napoli), il sommergibile olandese O 21 avvista a sua volta i fumi del convoglio, ed alle 14.51, avvistate le alberature, passa all’attacco. Alle 15.53 l’O 21 lancia quattro siluri contro due dei mercantili prima di allontanarsi verso sudovest; nessuna delle armi va a segno, e la scorta contrattacca con bombe di profondità tra le 16.09 e le 17.01.
30 luglio 1941
Il convoglio «Ernesto» raggiunge Napoli alle 3.10.
1942
Riclassificata nave idrografica ed impiegata in lavori idrografici. Viene anche adibita a vigilanza foranea.
 
L’affondamento
 
Il 27 febbraio 1943 la Palmaiola, al comando del tenente di vascello Bruno Veick (che l’estate precedente era già sopravvissuto all’affondamento della torpediniera Generale Antonio Cantore, di cui era il comandante), era alla fonda nel porto di Siracusa, quando la città venne attaccata da dodici cacciabombardieri Supermarine Spitfire degli Squadrons 185 (sei aerei) e 229 (gli altri sei) della Royal Air Force, decollati da Malta ed aventi per obiettivo la centrale elettrica, il porto e l’idroscalo. Le bombe raggiunsero i loro obiettivi e caddero anche sulla città (specialmente nella zona di Piazza Santa Lucia), causando gravi distruzioni ed uccidendo 39 civili, compresi diversi bambini. La Palmaiola era una delle pochissime unità, se non l’unica, presenti nel modesto porto della città siciliana, e fu inevitabilmente il bersaglio delle bombe: colpita, alle sette di sera la cannoniera affondò nelle acque del porto. Tra i morti vi fu anche il comandante Veick.
 
Il relitto della nave venne recuperato nel dopoguerra solo per essere demolito.
 
Undici gli uomini della Palmaiola che riposano tuttora nel “Campo di guerra” del cimitero di Siracusa:
 
Pasquale Carneri, fuochista
Vincenzo Cosenza, allievo cannoniere
Luigi Di Giovanni, nocchiere
Francesco Di Mento (o Di Merito), nocchiere
Saverio Martino, allievo fuochista
Oliviero Marcello, fuochista (di Giulianova, nato il 12.6.1910)
Renato Pasqualini, marinaio
Olindo Sala (o Sola), cannoniere
Lorenzo Signorili (o Signorile, o Signorelli), secondo capo meccanico
Giovanni Torre (o Tinè), fuochista
Bruno Veick, tenente di vascello (comandante)








 

venerdì 24 gennaio 2014

V 113 Francesco Garrè

Il Francesco Garrè in un’immagine tratta dal libro di Flavio Serafini “La flotta scomparsa. Storia degli armamenti velici viareggini. I bastimenti”, edizioni Gribaudo, 2010 (via Mauro Millefiorini).
Motoveliero da carico (nave goletta) di 395 tsl costruito nel 1917, di proprietà dell’armatore Riccardo Garrè & C. (od Umberto Tomei), iscritto con matricola 700 al Compartimento Marittimo di Viareggio.
Alle 17 del 18 dicembre 1940 il Francesco Garrè venne requisito a Livorno dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato, nella categoria del naviglio da crociera. Ricevuta la sigla V 113, venne impiegato come vedetta foranea.
Alle 23.00 del 20 agosto 1941 il Francesco Garrè, in convoglio con altre unità, partì da Tripoli diretto a Bengasi, dove si doveva trasferire. Il 22 agosto il Francesco Garrè si trovava in navigazione in convoglio con un mercantile ed altri quattro grossi motovelieri, sotto la scorta di un cacciatorpediniere e della cannoniera Alula, quando, alle 13.15, il convoglio venne avvistato dal sommergibile britannico Tetrarch, al comando del capitano di corvetta G. H. Greenway. Le unità italiane viaggiavano così vicine alla costa da impedire al Tetrarch di portarsi all’attacco, essendo la profondità troppo ridotta, ma il sommergibile pedinò il convoglio, superandolo alle 23.12, nella speranza che all’alba del giorno seguente la possibilità di attaccare si sarebbe concretizzata. Nella notte, il convoglio si divise, ed il Francesco Garrè si ritrovò insieme ad un altro motoveliero impiegato come vedetta foranea, il V 72 Fratelli Garrè – appartenente allo stesso armatore –, ed al posamine ausiliario Proteo (anch’esso un motoveliero requisito), con la scorta della cannoniera Alula. Alle 6.15 del 23 agosto il Tetrarch avvistò di nuovo il convoglio, notando con disappunto che esso si era ridotto alle quattro succitate piccole unità. Avvicinatosi per attaccare con il cannone, il sommergibile fu costretto a rinunciare dall’arrivo di alcuni aerei di pattuglia, pertanto, alle 7.30, lanciò due siluri da 460 metri contro due dei motovelieri, immergendosi in profondità subito dopo (la posizione era 31°24’ N e 16°33’ E). Il Fratelli Garrè, che procedeva in testa al piccolo convoglio, fu colpito ed affondò in tre minuti, con nove dei 15 membri del suo equipaggio. Il Proteo raccolse i superstiti, poi le tre unità rimaste diressero su Sirte, portandosi però in acque basse nel proseguire la navigazione. Alle 7.50 il Tetrarch, tornato a quota periscopica, osservò la situazione, ed il comandante Greenway decise di dirigere su Bengasi, presumendo che il convoglio si sarebbe tenuto più vicino alla costa, di nuovo in acque troppo basse per attaccare. Il Francesco Garrè e le altre unità, raggiunta Sirte, si misero all’ancora al largo della costa, per sostarvi. In serata, tuttavia, la ricezione di un messaggio fece cambiare idea al comandante del Tetrarch, che decise di tornare a Sirte, sperando che le navi italiane fossero rimaste là: giunto sul posto, poté constatare di essere nel giusto, ma che era troppo tardi per attaccare di giorno.
Nelle prime ore del 24 agosto il Tetrarch tentò di attaccare i due motovelieri, ma questi erano orientati con le prue verso il largo – offrendo un bersaglio insufficiente – , quindi dovette rinunciare ed attendere le luci del giorno. Alle sei del mattino i due motovelieri erano orientati in maniera più favorevole all’attacco, quindi Greenway decise di attaccare e, alle 7.02 (ora di bordo del Tetrarch), lanciò un siluro contro il motoveliero più grosso, il Francesco Garrè, da 3200 metri, lanciandone poi un secondo all’altro motoveliero (ma infruttuosamente) quando la prima arma andò a segno. Colpito dal primo siluro (per fonti italiane alle 6.45), il Francesco Garrè andò a fondo mezzo miglio a nord di Sirte in posizione 31°14’ N e 16°36’ E, mentre il Tetrarch, avvistato un aereo, si allontanava immergendosi in profondità.
Un membro dell’equipaggio del Francesco Garrè rimase ucciso, ed altri due furono feriti.



Il Francesco Garrè accanto ad un piroscafo (foto da “La flotta scomparsa” di Flavio Serafini, via Mauro Millefiorini)


Gli eventi del 22-24 agosto 1941 nel giornale di bordo del Tetrarch (da Uboat.net):

22 August 1941
1315 hours - Sighted a convoy made up of a 1500 tons merchant vessel, 5 large schooners. They were escorted by one destroyer (or torpedo boat) and one large trawler [l’Alula]. The convoy was close inshore, too close to attack in that shallow water. Followed the convoy to attack it the next day if the opportunity would arise.
2312 hours - Overtook the convoy. Decided to attack it at dawn if possible.
23 August 1941
0615 hours - Sighted the convoy again but i now only consisted of three of the schooners [Fratelli Garrè, Francesco Garrè e Proteo] and the trawler [l’Alula], there was no sign of the rest. Closed with the intention of attacking the trawler with gunfire from submerged. This was frustrated by the arrival of an air patrol.
0730 hours - Fired one torpedo at the leading schooner [il Fratelli Garrè] and one at the second schooner. Range was 500 yards. Obtained a hit on the leading schooner [il Fratelli Garrè]. Went deep upon firing but no counter attack followed.
0750 hours - One of the schooners had sunk [il Fratelli Garrè], the other two and the trawler were steaming towards Sirte. Decided to proceed towards Benghasi as the convoy would now proceed close inshore in shallow water.
In the evening a signal was received from Capt. S-1 that made Lt.Cdr. Greenway decide not to proceed to Benghasi. He turned back towards Sirte in the hope the schooners had remained there. This was later seen to be the case but it was too late to attack by day.
24 August 1941
Tried to attack the two schooners but the were swung with their bows to seaward. Gave up the attack and decided to wait until daylight.
0600 hours - The schooners were now swung more favourably. Decided to attack with torpedoes.
0702 hours - Fired one torpedo at the larger of the two [il Francesco Garrè], range was 3500 yards. When that one hit fired another one at the second schooner [il Proteo] but this one missed. An aircraft was now sighted so went deep and retired from the area. Approximate position was 31°14'N, 16°36'E.”
 
 
Il Francesco Garrè quando batteva bandiera danese e portava il nome di Drogden (Museo Navale di Copenhagen, via Mauro Millefiorini)