sabato 10 maggio 2014

Cadamosto



Il Cadamosto quando batteva bandiera norvegese come Dictator (g.c. Norsk Maritimt Museum)
Piroscafo da carico da 1010 tsl, 595 tsn e 1400 tpl, lungo 70,6 metri e largo 10,1, pescaggio 4,6 metri, velocità massima 10 nodi. Appartenente alla Società Anonima Salvagno di Venezia, matricola 247 al Compartimento Marittimo di Venezia.

Breve e parziale cronologia.

Gennaio 1905
Varato nei cantieri Stavanger Støberi & Dok di Stavanger come Dictator (numero di cantiere 47).
Giugno 1905
Completato come Dictator per la compagnia norvegese Holdt & Isachsen A/S di Stavanger. Dal 1905, per 25 anni, la nave viaggerà a noleggio per la United Fruit Company: il contratto scadrà solo nel 1930. La stazza originaria è di 989 tsl.
Ottobre 1920
Trasferito alla D/S A/S Svithun ved Halfdan Bucher Isachsen, di Stavanger (ma resta noleggiato alla United Fruit Company).
Giugno 1922
Trasferito alla D/S A/S Svithun ved Holdt & Isachsen Eftf., di Stavanger (ma resta noleggiato alla United Fruit Company).
1930
Scade il contratto con la United Fruit Company.
1932
Acquistato dalla Società Anonima di Navigazione Salvagno, con sede a Venezia, e ribattezzato Cadamosto.
Agosto 1938
Incidente al largo di Gallipoli durante la navigazione da Venezia a Gallipoli.
30 ottobre 1940
Lascia Bari alle 18.30, insieme al piroscafo Olimpia ed alla motonave Birmania (in tutto 189 autoveicoli e 1314 tonnellate di rifornimenti sono ripartite sulle tre navi), con la scorta del piccolo incrociatore ausiliario Lago Zuai e della vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari.
31 ottobre 1940
Il convoglio arriva a Durazzo alle 10.50.
16 novembre 1940
Requisito a San Giovanni di Medua dalla Regia Marina.
10 aprile 1941
Iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato, con sigla L 10, categoria navi onerarie.
9 giugno 1941
Parte alle 2.30 da Tripoli, diretto a Bengasi, in convoglio con il piroscafo Silvio Scaroni ed il grosso motoveliero Aosta, con la scorta delle torpediniere Pallade e Polluce.
10 giugno 1941
Alle quattro del mattino il sommergibile britannico Taku silura ed affonda il Silvio Scaroni in posizione 32°27’ N e 18°42’ E (a 70 miglia da Bengasi). Il Taku elude poi il contrattacco della scorta.
12 giugno 1941
Cadamosto ed Aosta raggiungono Bengasi alle 18.
1° luglio 1941
Salpa da Bengasi alle 13, diretto a Tripoli, insieme al piroscafo Motia.
4 luglio 1941
Arriva a Tripoli alle nove.
13 luglio 1941
Riparte da Tripoli a mezzogiorno, insieme al Motia, per Bengasi.
15 luglio 1941
Cadamosto e Motia arrivano a Bengasi alle 12.30.
19 luglio 1941
Salpa da Bengasi unitamente al Motia, alle 19.30.
24 luglio 1941
Giunge a Tripoli alle 21.
16 agosto 1941
Salpa da Tripoli alle 20.20 insieme al piroscafo Una ed alla torpediniera Calliope, per raggiungere Bengasi.
19 agosto 1941
Alle 7.15 il convoglio, in arrivo a Bengasi, viene avvistato nel punto 32°04’ N e 20°00’ E dal sommergibile britannico Tetrarch. Questi, ritenendo di essere stato avvistato dalla Calliope durante l’attacco, alle 8.09 (9.02 per le fonti italiane) lancia tre siluri contro il Cadamosto e s’immerge in profondità, urtando il fondale di soli 20 metri. Le armi mancano il Cadamosto (e due di esse anche la Calliope, che le evita di strettissima misura con la manovra), poi la Calliope contrattacca lanciando 37 bombe di profondità in 45 minuti, causando solo lievi danni. Il Tetrarch riesce infine ad allontanarsi, mentre il convoglio raggiunge Bengasi a mezzogiorno.

L’affondamento

Alle 19 del 20 dicembre 1941 il Cadamosto, scarico ed in zavorra, lasciò Tripoli diretto a Bengasi insieme ad un altro piroscafo, lo Spezia, e con la scorta della torpediniera Perseo (per altra fonte anche del cacciasommergibili Zuri).
La notizia della partenza del convoglio non era sfuggita ad “ULTRA”, che lo stesso 21 dicembre comunicò ai comandi britannici composizione del convoglio, carico (cioè zavorra), porto ed orario di partenza e porto ed orario di destinazione (l’arrivo a Bengasi era previsto per le otto del 23). Gli inglesi, in questa occasione, non ebbero però modo di sfruttare le informazioni fornite da “ULTRA”. Secondo alcune fonti, ad intercettare il convoglio sarebbe stato inviato il sommergibile britannico Umbra (che tali fonti indicano anche come responsabile degli affondamenti), ma in realtà l’Umbra, nei giorni tra il 20 ed il 23 dicembre (ed al momento del duplice affondamento), non era ancora entrato nel Mediterraneo: da poco in servizio, era arrivato a Gibilterra dalla Scozia il 20 dicembre, e vi sarebbe rimasto sino al 27 prima di ripartire alla volta di Malta.
In tutto il Mediterraneo centrale vi erano solo quattro sommergibili britannici, ossia l’Upholder, che stava tornando alla base, l’Unbeaten, il P 31 ed il polacco Sokol: questi ultimi tre erano stati tutti inviati in agguato nel golfo di Taranto per intercettare la flotta italiana, uscita in mare in quei giorni e valutata bersaglio ben più importante dei due piroscafi, dunque nessun battello venne inviato ad attaccarli.
Successivamente, comunque, Cadamosto e Spezia vennero richiamati a Tripoli. Ma a completare ciò che “ULTRA” non aveva potuto portare a termine fu un campo minato, probabilmente quello che il sommergibile britannico Rorqual aveva posato il lontano 9 novembre 1940 sei miglia e mezzo a nordovest di Misurata (nel punto 32°26 N e 25°07 E), cinquanta mine su cui erano già andate perdute, un anno prima, le torpediniere Calipso e Fratelli Cairoli. (Per altra fonte i due piroscafi finirono su uno sbarramento difensivo italiano, da poco posato).
All’una di notte (o 1.30) del 22 dicembre il Cadamosto urtò una mina ad otto miglia per 315° da Misurata ed iniziò ad affondare: all’1.45 lo Spezia, avvicinatosi per portare assistenza o recuperarne i naufraghi, saltò anch’esso su di una mina. In breve il Cadamosto s’inabissò nel punto 32°26’ N (o 32°30’ N; “Navi mercantili perdute” indica erroneamente 30°26’ N) e 15°01’ E, 14-15 miglia a nordovest di Misurata, ed analoga sorte ebbe lo Spezia.
Fu la Perseo a recuperare i superstiti delle due navi: tutto l’equipaggio del Cadamosto, fortunatamente, venne tratto in salvo, senza perdite.

Si ringrazia Platon Alexiades.

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