lunedì 12 maggio 2014

Morosini




Il varo del Morosini (foto tratta da “I sommergibili di Monfalcone” di Alessandro Turrini, supplemento alla “Rivista Marittima” n. 11 del novembre 1998, via www.betasom.it)

Sommergibile oceanico classe Marcello (1060 tonnellate di dislocamento in superficie, 1313 in immersione). Durante la guerra effettuò 2 missioni in Mediterraneo, percorrendo in tutto 3521 miglia in superficie e 765 in immersione, e 9 in Atlantico, percorrendo 43.575 miglia in superficie e 1440 in immersione ed affondando 6 navi per 40.933 tsl. Trascorse 326 giorni in mare.

Breve e parziale cronologia.

2 marzo 1937
Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
25 luglio 1938
Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
 
Un’altra immagine del varo (dal libro di Alessandro Turrini “Gli squali dell’Adriatico. Monfalcone e i suoi sommergibili nella storia navale italiana”, Vittorelli Edizioni, 1999, via www.betasom.it). Dietro il Morosini è visibile il transatlantico Stockholm, in costruzione per la Svezia.
11 novembre 1938
Entrata in servizio. Dislocato a Napoli in seno al II Gruppo Sommergibili.
1938-1940
Impiegato in intensa attività addestrativa.
5 giugno 1940
Parte da Napoli (al comando del CC Alfredo Criscuolo) per portarsi al largo di Orano.
10 giugno 1940
Al momento dell’entrata in guerra, il Morosini (CC Alfredo Criscuolo) è già in missione, nelle acque di Capo Palos. Il battello risulta assegnato alla XXII Squadriglia Sommergibili (II Gruppo Sommergibili) di base a Napoli, che forma insieme ai sommergibili oceanici Barbarigo, Emo, Leonardo Da Vinci e Guglielmo Marconi.
15 giugno 1940
Il mattino del 15 (oppure nella notte) attacca infruttuosamente una piccola nave, forse della Marina francese, al largo di Capo Palos.
16 giugno 1940
Avvista un grosso convoglio scortato al largo di Capo Palos, ma è troppo lontano per attaccare.
21 giugno 1940
Alle 3.35, a 65 miglia da Capo Palos, lancia un siluro da poca distanza contro un mercantile di medie dimensioni, sentendo dopo il tempo previsto, 56 secondi, una detonazione seguita da un’esplosione più violenta (il maltempo e le sfavorevoli condizioni d’illuminazione impediscono una pronta verifica), ma nessuna nave è stata colpita: il siluro ha mancato il bersaglio, a causa del mare mosso.
Luglio 1940
Seconda ed ultima missione mediterranea, una ricognizione tra Capo di Gata (Almeria) e Capo Tres Forcas (in Marocco).
Al ritorno dalla missione, essendone stato deciso l’invio in Atlantico, viene sottoposto ad un turno di lavori in arsenale per prepararsi al trasferimento nella base atlantica dei sommergibili italiani, Betasom.
25 (o 26) ottobre 1940
Parte da Napoli (al comando del CC Alfredo Criscuolo) diretto in Atlantico, dove dovrà far parte del gruppo denominato appunto «Morosini», insieme ai sommergibili Michele Bianchi, Marcello e Brin, per formare uno sbarramento al largo della penisola iberica a contrasto del traffico britannico tra Freetown ed il Regno Unito.
31 ottobre 1940
Supera in immersione, con buone condizioni meteomarine, lo stretto di Gibilterra (che ha raggiunto nelle prime ore del 31, per poi immergersi per l’attraversamento), senza essere localizzato dalle unità britanniche che ha invece rilevato con gli idrofoni all’altezza del meridiano di Tarifa. Al largo di Tangeri le correnti lo fanno andare momentaneamente fuori controllo, appruare e precipitare fino alla profondità di 130 metri, trenta in più della quota di collaudo. L’incidente, che non è il primo di questo tipo per i sommergibili che attraversano lo stretto, non provoca danni.
Dopo il superamento emerge e raggiunge poi la sua zona d’agguato, nelle acque di Oporto.
3 novembre 1940
Arriva nel settore assegnato per la missione, al largo di Oporto.
16 novembre 1940
Riceve ordine da Betasom di spostarsi al parallelo 20°00’ O in seguito alla segnalazione, da parte tedesca, della presenza di naviglio britannico in navigazione da Gibilterra e Spagna verso la Gran Bretagna.
20 novembre 1940
Viene informato che un convoglio si trova nel suo settore, e si mette pertanto alla sua ricerca, senza però riuscire a trovarlo, nonostante tutti gli sforzi.
26 novembre 1940
Lascia in serata il settore d’operazione, essendo giunto al limite dell’autonomia, per raggiungere la base.
28 novembre 1940
Arriva a Bordeaux, nella Francia occupata, dove è stata stabilita la base atlantica italiana di Betasom.
22 gennaio 1941
Il Morosini (CC Alfredo Criscuolo) lascia La Pallice per la sua seconda missione atlantica, al largo della Scozia (per altra fonte ad ovest dell’Irlanda), assegnato al gruppo «Baracca» (sommergibili Maggiore Baracca, Dandolo ed Otaria, inviati nelle acque della Scozia).
29 gennaio 1941
Raggiunge il settore d’operazione assegnato, ma riceve subito ordine di spostarsi più ad ovest. Nel mentre vengono ricevuti due messaggi che comunicano che in zona si trova del naviglio nemico (un grosso convoglio ed una portaerei), ma le ricerche del Morosini (che si mette alla ricerca della portaerei) portano solo a trovare due scialuppe piene di superstiti di navi già affondate da altri.
Durante il trasferimento vengono incontrati anche altri due sommergibili italiani, Dandolo e Baracca, pure destinati alla medesima zona.
7 febbraio 1941
Alle 22.08 avvista una nave da guerra che procede isolata, ma, dato che gli ordini sono di evitare di attaccare simili unità (che potrebbero essere navi corsare tedesche oppure unità da queste catturate), non l’attacca.
8 febbraio 1941
Poco dopo aver incontrato il Dandolo, attacca infruttuosamente un mercantile con tre siluri (causa probabile del mancato successo è il mare mosso, che verosimilmente impedisce ai siluri di colpire). L’equipaggio avverte uno scoppio, e pertanto il battello si allontana, ritenendo a torto di aver colpito la nave (probabilmente il siluro è esploso per fine corsa o per altre cause).
17 febbraio 1941
Nella notte, nonostante il maltempo, viene avvistato un grosso mercantile, che viene però perso di vista, senza che si riesca più a trovarlo, nonostante le ricerche.
Non vengono più avvistate navi nemiche.
24 febbraio 1941
Giunto al limite dell’autonomia, torna a Bordeaux. Il CC Criscuolo viene rilevato dal parigrado Athos Fraternale.
30 aprile 1941
Salpa da Bordeaux al comando del CC Athos Fraternale, per effettuare la terza missione atlantica, a levante dell’Irlanda. In questa missione, il Morosini fa parte di un gruppo di altri quattro battelli che devono operare congiuntamente al largo dell’Irlanda, denominato proprio «Morosini»: gli altri sono Bianchi, Otaria e Barbarigo.
9 maggio 1941
Nel corso della navigazione di avvicinamento al settore d’operazioni (situato tra i meridiani 25° e 30° O e tra i paralleli 53° e 54’ N, un po’ più a sud di quelli degli altri sommergibili del gruppo), il Morosini riceve comunicazione da Betasom, al pari degli altri sommergibili del suo gruppo, che nel punto 54°30’ N e 28°30’ O è stato individuato un convoglio diretto verso ovest.
Il Morosini si trova ad essere l’unico sommergibile già nei pressi del punto indicato, ed attacca con il cannone, al largo dell’Islanda, la nave cisterna britannica Vancouver (5727 tsl), che tuttavia riesce a fuggire per via della sua maggiore velocità. Il sommergibile cessa il fuoco poco dopo averlo aperto, essendone evidente l’inutilità in considerazione della propria modesta velocità.
14 maggio 1941
Riceve da Betasom la segnalazione di un altro convoglio di 20-30 mercantili scortati da cacciatorpediniere in posizione 55°45’ N e 13°15’ O, diretto a sudovest ad otto nodi di velocità. Raggiunge ed attacca un piroscafo britannico, il Manchester Port (5469 tsl), che però riesce anch’esso a fuggire.
15 maggio 1941
Attaccato nottetempo con bombe da un aereo mentre è alla ricerca del convoglio, è costretto all’immersione rapida. Non subisce danni importanti, ma l’attacco è sfumato.
16-17 maggio 1941
Avvisato via radio del transito di convogli non lontano dalla sua zona, tenta di raggiungerli, ma a causa del maltempo e delle posizioni errate dei convogli segnalate via radio, non li trova. Con le riserve di carburante ridotte al minimo, deve assumere rotta di ritorno per Bordeaux.
20 maggio 1941
Giunge a Bordeaux a mani vuote.
28 giugno 1941
Lascia Bordeaux (al comando del CC Athos Fraternale) diretto a ponente dello stretto di Gibilterra, nelle acque delle Azzorre, facendo parte di un gruppo insieme ai sommergibili Da Vinci, Baracca, Alessandro Malaspina, Comandante Cappellini, Torelli, Bianchi, Barbarigo ed Alpino Bagnolini.
8 luglio 1941
Raggiunge la zona d’operazioni assegnata, ad ovest di Gibilterra. Giunto in zona, si mette alla ricerca di vari convogli che gli sono stati segnalati (il 5 luglio il Torelli ha localizzato un piccolo convoglio con rotta verso ovest, segnalandolo a Morosini, Malaspina, Baracca e Da Vinci, mentre il 7 sempre il Torelli ha avvistato un altro convoglio diretto verso ovest – forse l’«HG 66» –, alla cui ricerca si pongono Morosini, Da Vinci, Baracca ed il tedesco U 103, senza tuttavia riuscire a trovarlo).
14 luglio 1941                                                                         
Alle 16.07 affonda con tre siluri nel punto 36°18’ N e 21°11’ O (36° N e 21° O per fonte britannica, ad ovest di Madera) il piroscafo merci britannico Rupert de Larrinaga (5358 tsl), unità dispersa del convoglio «OG 67», in navigazione da Oban a Las Palmas con 7098 tonnellate di carbone e merci varie. Non vi sono vittime tra i 44 uomini dell’equipaggio.
15 luglio 1941
Affonda con tre siluri, alle 3.44 di notte, l’incrociatore ausiliario (ocean boarding vessel) HMS Lady Somers (già nave passeggeri da 8194 tsl) in posizione 37°10’ N e 20°42’ O (37°12’ N e 20°32’ O, 36°00’ N e 21°oo’ O oppure 37° N e 21° O per fonte britannica), 233 miglia a est-sud-est dell’Isola di Santa Maria (Azzorre). I 175 uomini dell’equipaggio del Lady Somers verranno soccorsi al completo dalla petroliera spagnola Campeche (che ne recupera 138) e da un’altra nave spagnola tra le Azzorre ed il Portogallo.
18 luglio 1941
Morosini, Malaspina, Torelli, Bagnolini e Barbarigo vengono inviati ad intercettare il convoglio «HG 67», del quale è stata segnalata la partenza da Gibilterra, ma non riescono a trovarlo.
19 luglio 1941
Con il carburante agli sgoccioli, il Morosini si avvia sulla rotta di rientro a Bordeaux, dove giunge a fine mese.
Agosto 1941
A metà mese parte da Bordeaux al comando del CC Athos Fraternale, diretto nuovamente a ponente di Gibilterra. Il Morosini e gli altri sommergibili vengono diretti da Betasom sulla base delle segnalazioni della Luftwaffe.
19 settembre 1941
Alle 8.10 del mattino il Morosini (che è stato inviato insieme a Da Vinci, Malaspina e Torelli alla ricerca del convoglio «HG 73», avvistato da un ricognitore tedesco al largo di Capo San Vincenzo dopo essere partito da Gibilterra) avvista al largo di Capo Spartel un convoglio di circa 25 mercantili fortemente scortati (anche da aerei): è proprio l’«HG 73», ed il Morosini è il primo sommergibile ad averlo avvistato. Il battello ne comunica l’avvistamento al comando via radio e tenta di raggiungerlo, ma un’avaria ad uno dei due motori elettrici (molto grave e non riparabile in mare), verificatasi la sera del 20 settembre, lo costringe a tornare subito alla base.
20 settembre 1941
Arriva a Bordeaux. Seguono lavori di raddobbo.
18 novembre 1941
Salpa da La Pallice per la sesta missione atlantica (comandante CC Athos Fraternale), con settore d’operazioni a sud delle Azzorre, dove si suppone transitino vari grossi convogli.
13 dicembre 1941
Poco prima del tramonto avvista un convoglio di 15 mercantili (scortati da parecchi cacciatorpediniere ed in navigazione verso ovest, o verso est, a seconda delle fonti) 250 miglia ad ovest-nord-ovest (o nord-nord-ovest) dell’isola di La Palma, e nella notte si avvicina per lanciare i propri siluri, ma viene localizzato dalla scorta (in posizione 30°21’ N e 22°08’ O) e sottoposto a pesante e precisa caccia con bombe di profondità (da parte dello sloop britannico Rochester), molte delle quali esplodono vicine e provocano gravi danni a diversi impianti di fondamentale importanza, a seguito dei quali è costretto a tornare alla base.
20 dicembre 1941
Arriva a Le Verdon alle 11.10, imbarca un pilota e prosegue per Bordeaux, dove arriva alle 15.40.
Durante il successivo periodo di lavori, alcune casse di compensazione vengono trasformate in depositi supplementari di nafta, e le scorte di munizioni, cibo e siluri vengono di molto aumentate (gli originari 12 siluri diventano 16). Queste modifiche, che permettono un incremento dell’autonomia, provocano però anche un appesantimento e rallentamento del sommergibile (che è più basso sull’acqua di 22 cm, ed ha la riserva di spinta ridotta appena al 10 %).
11 febbraio (o 2 febbraio) 1942
Il Morosini (CC Athos Fraternale) parte da Bordeaux per una nuova missione, a nordest della Guadalupa (Antille), facendo parte del gruppo «Da Vinci» (sommergibili Da Vinci, Torelli, Finzi, Tazzoli e Morosini), il primo inviato ad operare nelle acque americane, nuovo e fruttuoso terreno di caccia per i sommergibili dell’Asse. Ha inizio l’operazione congiunta italo-tedesca «Neuland», la guerra subacquea al traffico alleato nel Mar dei Caraibi, che porterà abbondanti frutti ai sommergibili sia italiani che tedeschi.
23 febbraio 1942
Avvista in lontananza, in posizione 29°10’ N e 28°15’ O, il piroscafo britannico Sagaing (7968 tsl) e si pone al suo inseguimento, ma il piroscafo, subito dopo aver avvistato il sommergibile, mette le macchine avanti tutta per fuggire: il Morosini, a causa della grossa quantità di carburante ancora contenuta nei serbatoi, che lo rallenta (la massima velocità che riesce a sviluppare non supera i 13 nodi), non riesce a raggiungerlo.
3 marzo 1942
Dopo aver trascorso la notte in immersione a causa del mare mosso, il Morosini incontra il Da Vinci nel punto 21°15’ N e 74°05’ O, al largo delle Piccole Antille per rifornirsi da questi di carburante (il Da Vinci, che sta tornando alla base, ha infatti a bordo più nafta di quanta non sia necessaria per raggiungere Bordeaux, mentre il Morosini ha comunicato di averne ormai molto poca). A causa del mare agitato, però, tutti i cavi di entrambi i battelli si spezzano, ed il rifornimento non può essere effettuato: le manichette sono infatti lunghe solo 80 metri e ciò obbliga ad effettuare il rifornimento da poppa, ma il maltempo sposta di continuo i due battelli, che vengono ripetutamente a trovarsi di sbieco tra di loro, provocando la rottura dei cavi alle 5.50, ed infine alle 7.15, dopo sei ore di tentativi vani, finiti tutti i cavi disponibili, la rinuncia al rifornimento.
9 marzo 1942
S’incontra a nordest di Anegada con un altro sommergibile di Betasom, il Giuseppe Finzi, per rifornirsi di 21 tonnellate di nafta ed in tal modo incrementare l’autonomia. Mentre il rifornimento è in corso, viene avvistata una grossa nave cisterna, la norvegese Charles Racine, ed il Finzi interrompe il rifornimento per affondarla con gli ultimi siluri rimasti.
11 marzo 1942
Durante la navigazione verso il punto fissato per un incontro con il sommergibile Finzi (destinato a rifornire il Morosini di carburante), avvista una nave cisterna non identificata, contro la quale lancia due siluri senza riuscire a colpirla. Dopo qualche ora, poco prima del tramonto, avvista in lontananza un piroscafo britannico con rotta 290°, ponendosi quindi al suo inseguimento. Riuscirà a colpirlo con due siluri all’1.38 del 12 marzo, provocandone il repentino affondamento in posizione 22°45’ N e 57°40’ O (o 23° N e 58° O), 520 miglia a nordest delle Isole Vergini Britanniche. In quegli stessi giorni, nella medesima zona, sono due i piroscafi scomparsi senza sopravvissuti, lo Stangarth da 5966 tsl ed il Manaqui da 2802 tsl, e due i sommergibili che rivendicano un affondamento ciascuno, il Morosini ed il tedesco U 504. Per molti anni l’affondamento dello Stangarth verrà accreditato da tutti gli storici (tra cui Jürgen Rohwer nel volume “Axis Submarine Successes of World War Two”) al Morosini, e quello del Manaqui all’U 504. Successive ricerche, però, porteranno a scoprire che lo Stangarth l’11 marzo era appena partito da New York diretto in India, e si trovava perciò oltre mille miglia a nordovest rispetto alla posizione dell’attacco del Morosini. In realtà, lo Stangarth era stato affondato dall’U 504 il 16 marzo (come confermò il ritrovamento da parte dell’U-Boot, tra i rottami della nave – esplosa con tutto l’equipaggio –, di scatole contenenti parti d’aereo destinate a Bombay, ossia la destinazione dello Stangarth), nel punto 22° N e 65° O, mentre il Manaqui, partito da Loch Ewe il 18 febbraio (o da Cardiff il 19, e poi temporaneamente aggregatosi al convoglio «OS 20» partito da Belfast il 23 febbraio, dal quale si era poi separato) e diretto a Kingston (Giamaica) con un carico di merci varie (arrivo previsto per il 20 marzo), era caduto vittima del Morosini insieme ai 41 uomini del suo equipaggio.
Dopo l’attacco, il Morosini si sposta più a sudovest.
13 marzo 1942
Il Morosini si incontra di nuovo con il Finzi, che nel frattempo ha affondato la Charles Racine, e l’operazione di rifornimento viene completata.


Tre fotografie (le prime due per g.c. di STORIA militare, la terza tratta da it.wikipedia.org) scattate da bordo del Finzi, ritraenti il Morosini durante il rifornimento effettuato nel marzo 1942.




15-16 marzo 1942
Nella notte tra il 15 ed il 16 il Morosini attacca al largo delle coste americane la moderna motonave cisterna olandese Oscilla (6341 tsl, unità dispersa del convoglio «ON. 71», partito da Liverpool), in navigazione scarica da Androssan/Gourock (Scozia) a Curacao, dove dovrà imbarcare il suo prezioso carico. Alle 22.45 del 15 (ora locale) l’Oscilla viene colpita da un primo siluro del Morosini, sbandando subito di 35° sulla sinistra, poi, alle 23.10, mentre l’equipaggio sta cercando di calare la scialuppa di dritta (operazione difficile causa lo sbandamento), il sommergibile la colpisce con un secondo siluro (altri versioni parlano di tre siluri a segno, in tutto; il Morosini rivendicò due centri alle 5.03 ed alle 5.34 del 16, ora di Roma, oltre ad un siluro che colpì la nave alle 5.20 ma non esplose). I morti sono 4 (tra cui il comandante), mentre gli altri 51 uomini dell’equipaggio riescono infine a mettersi in salvo sulle lance; quando queste si sono allontanate dalla nave, il Morosini – che in tutto ha lanciato cinque siluri – apre il fuoco contro la nave con i cannoni. Dopo aver incassato un’ottantina di proiettili da 100 mm, l’Oscilla affonda alle 5.03 del 16 nel punto 19°15’ N e 60°25’ O (o 19°09’ N e 60°36’ O, o 19° N e 61° O), circa 100 miglia a nord di Bermuda, 145 miglia a nord-nord-est di Antigua e 155 a nordest di Anguilla. I 51 superstiti verranno soccorsi l’indomani pomeriggio dalla nave statunitense Explorer.
16-22 marzo 1942
Pendola nel settore assegnato.
23 marzo 1942
Nel pomeriggio, alle 16.15 (20.38 secondo l’orario italiano), colpisce con due siluri, in posizione 24°43’ (o 24°41’) N e 57°44’ O o 25° N e 57° O (circa 700 miglia a nordest di Puerto Rico), la nave cisterna britannica Peder Bogen (9741 tsl), in navigazione isolata da Port of Spain (Trinidad, da dov’è partita il 19 marzo) ad Halifax con un carico di 11.020 tonnellate di carburante (Admiralty fuel) oltre alle 2000 tonnellate di carburante della propria scorta. La petroliera, che procede a 9,5 nodi senza zigzagare, viene raggiunta dai due siluri (su tre lanciati) sul lato sinistro, il primo in corrispondenza della cisterna n. 6, a proravia della plancia, ed il secondo nella cisterna n. 1, subito a proravia della sala macchine. L’esplosione distrugge parte della sovrastruttura centrale e della plancia, aprendo uno squarcio enorme ed inducendo i 53 uomini a bordo, nessuno dei quali è rimasto ferito, ad abbandonare la nave su due scialuppe, dieci minuti dopo il siluramento. La nave rimane immobilizzata, ma non affonda, ed alle 19.30, dopo aver atteso per tre ore, le scialuppe si riavvicinano alla cisterna con l’intento di tornare a bordo e tentare di salvare la nave. Prima che l’equipaggio possa tornare a bordo, il Morosini apre il fuoco contro la nave con i propri cannoni, da un miglio di distanza a proravia della nave, usando proiettili sia esplosivi che traccianti. Per via della posizione inadeguata del battello (la prua della petroliera offre un bersaglio molto più ridotto rispetto alla fiancata), il tiro è molto impreciso, tanto che della prima quarantina di colpi sparati solo cinque vanno a segno, ma alla fine, dopo 60-70 proiettili da 100 mm, la Peder Bogen prende fuoco e viene rapidamente avvolta dalle fiamme, per poi appruarsi, bruciare per tutta la notte ed infine affondare il 24 marzo in posizione 24°53’ N e 57°30’ O (per fonte britannica 24°41’ N e 57°44’ O), 680 miglia a sudest di Bermuda.
I 53 naufraghi verranno tutti soccorsi il 27 marzo, 21 in una prima lancia dal mercantile spagnolo Gobeo, e 32 nella seconda dal mercantile argentino Rio Gallegos.
Finiti i siluri, il Morosini si avvia sulla rotta di ritorno.
2 aprile 1942
Durante la navigazione di ritorno, incontra alle 20.50, nel punto 44°52’ N e 13°16’ O, il sommergibile tedesco U 108.
4 aprile 1942
Arriva a Bordeaux nel pomeriggio.

Il Morosini a Venezia poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)
L’ultima missione

Dopo il rientro da quella che era stata la sua missione più fruttuosa, il pluridecorato comandante Fraternale (due Medaglie d’argento al Valor Militare, tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare, due Croci di Guerra al Valor Militare, croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia; nel 2005 gli è stata intitolata la base navale di Ancona), uno degli assi di Betasom (il terzo con 35.606 tsl all’attivo, tutte con il Morosini), che per il suo nome ed il suo aspetto, oltre che per i suoi successi, era divenuto celebre come “il moschettiere dell’Atlantico” (per lo stesso aspetto l’equipaggio lo chiamava “pizzobaffo”), lasciò il comando del battello, sostituito dal tenente di vascello Francesco D’Alessandro.
Tra il 26 ed il 27 maggio 1942 il Morosini si trasferì da Bordeaux a La Pallice, ed il 2 giugno il battello, con a bordo 58 uomini d’equipaggio, lasciò La Pallice insieme al Torelli per raggiungere la sua zona d’operazione, tra Puerto Rico e San Salvador e precisamente a nordest di Porto Rico. Un altro membro dell’equipaggio, il nocchiere Igino Piunti, era stato lasciato a terra per gravi problemi di salute (era convalescente dal fuoco di Sant’Antonio), mentre il marinaio Gennaro Esposito, che non avrebbe dovuto prendere parte alla missione, si era imbarcato in sostituzione di un marinaio malato (forse proprio Igino Piunti). Igino Piunti, saputo dell’imminente partenza del sommergibile, si vestì e lasciò frettolosamente l’ospedale senza autorizzazione, raggiungendo la base ed arrivando sul molo mentre il Morosini era già pronto a muovere, con gli uomini in coperta pronti ai posti di manovra. Uno di loro, il sottocapo Torquato Pascetti, di Porto San Giorgio, che era all’estrema poppa, quando vide Piunti scese a terra ad abbracciarlo, poi, al momento di separarsi, gli strinse la mano e disse “Caro Gino!  La  tua  malattia  ti  salverà  la  pelle  perché  sento  che  questa  volta  non  torneremo  alla  base. Quando  passerai  a  Porto  S. Giorgio  porta  i  miei  saluti”. Poi Pascetti tornò a bordo, furono mollati gli ormeggi, i giri dei motori aumentarono ed il Morosini si mise in moto. Piunti seguì con lo sguardo il sommergibile finché questo non sparì dietro le chiuse del bacino. La previsione di Pascetti si sarebbe rivelata drammaticamente esatta.
Nella notte tra il 3 ed il 4 giugno il Morosini, in navigazione in superficie nel Golfo di Biscaglia, venne attaccato e mitragliato da una quota di 15 metri da un bombardiere Vickers Wellington del 172th Squadron RAF pilotato dal maggiore (squadron leader) Jeaffreson Greswell, equipaggiato con un proiettore per l’attacco notturno ai sommergibili (la «Leigh Light», che solo una decina di minuti prima aveva visto il suo primo impiego ai danni di un altro battello italiano, il Luigi Torelli). L’attacco non causò, tuttavia, nessun danno.
Nel pomeriggio del 28 giugno il sommergibile raggiunse il proprio settore d’operazione (tra Bermuda e Anegada), e due giorni dopo, a sudest delle Bermuda, cannoneggiò e colpì con due siluri la motonave olandese Tysa (5327 tsl), in navigazione isolata da Baltimora a Capetown, colpendola con due siluri ed affondandola alle 8.40 nel punto 25°33’ N e 57°53’ O (o 25°35’ N e 58°10’ O, 650 miglia a nordest dell’isola di Saint Martin): sarebbe stata la sua sesta ed ultima vittima (per una fonte la nave, irreparabilmente danneggiata, viene finita dalle unità della scorta). Tutto l’equipaggio della Tysa (43 uomini) si mise in salvo sulle lance, e raggiunse l’isola di Dog Island. Il sommergibile informò la base del suo successo quello stesso giorno, poi trascorse la maggior parte di luglio perlustrando la zona sudorientale della regione a nord di Puerto Rico.
Il 19 luglio, a nordest di San Juan di Puerto Rico, il Morosini cercò vanamente di silurare una piccola nave da guerra, forse una cannoniera od un mercantile armato, che lo seguì per un po’ senza attaccare prima di allontanarsi (il sommergibile riferì alla base del tentato attacco il 31 luglio), mentre il 27 (od il 29, od il 25) si rifornì di 25 tonnellate di nafta e 10 di cibo dal Finzi. Il 31 luglio, con ormai solo il carburante bastante al rientro, il battello intraprese la navigazione di ritorno.
Il 5 agosto il sommergibile comunicò alla base di trovarsi in posizione 41°00’ N e 33°00’ O, nel Golfo di Guascogna, e che probabilmente sarebbe arrivato alle 14.15 del 10 agosto. L’8 agosto 1942, alle 11, il Morosini comunicò di aver ricevuto il messaggio di Betasom che lo informava su quale rotta seguire una volta giunto vicino a Bordeaux (le istruzioni ricevute dicevano di navigare in immersione, di giorno, dopo aver attraversato il meridiano 10° O, che il battello aveva già superato), e riferì che avrebbe seguito la rotta 2 (che iniziava nel punto 45°02’ N), prevedendo di arrivare nel punto previsto per l’incontro con la scorta navale tedesca (a 15-20 miglia dall’estuario della Gironda, da dove poi le navi tedesche lo avrebbero accompagnato fino all’estuario stesso) alle 6 del 10 agosto: questo fu il suo ultimo contatto con la base.
Alle 23 del 9 agosto Betasom informò il sommergibile della presenza di un piroscafo tedesco e tre torpediniere, ma non ci fu nessun messaggio di ricevuta. Altre chiamate alle 10 del 10 agosto, quando Betasom chiese al Morosini di segnalare la propria posizione ed il nuovo orario previsto per l’incontro con la scorta tedesca, andarono ugualmente a vuoto. Per giorni si sperò, a Betasom, che il Morosini avesse soltanto la radio in avaria, ma alla fine ci si dovette arrendere all’evidenza. L’Atlantico aveva inghiottito un altro sommergibile ed il suo valoroso equipaggio.

Niente di più si può dire, se non che il Morosini andò perduto dopo le 14.50 dell’8 agosto 1942 (è considerato perduto tra l’8 agosto ed il 10 settembre 1942), in un’area compresa tra i meridiani 3°oo’ O e 8°80’ O, nel golfo di Biscaglia. Un delle ipotesi avanzate dopo il conflitto è che il Morosini fosse rimasto vittima di un attacco aereo l’11 agosto 1942, nel golfo di Biscaglia, attaccato mentre procedeva emerso e bombardato con quattro bombe di profondità mentre s’immergeva (essendosi il battello immerso, non era chiaro se fosse stato colpito o meno), alle 16.15 (o 16.30). Un’altra possibilità ipotizzata è che il sommergibile fosse stato affondato, mentre navigava di notte in superficie, da un aereo dotato di radar. Negli anni ’50 una rivista italiana pubblicò una sequenza di quattro fotografie di fonte britannica, ritraenti un sommergibile sorpreso in superficie, bombardato durante il tentativo d’immersione ed affondato di poppa subito dopo, identificandolo come il Morosini, ma si trattava in realtà del tedesco U 751, affondato con tutto l’equipaggio il 17 luglio 1942.
In base a ricerche più recenti, nessuno dei summenzionati attacchi aerei avrebbe causato la perdita del Morosini.
Secondo le considerazioni del ricercatore Platon Alexiades, in base a quanto noto, il Morosini, quando trasmise il suo ultimo messaggio (quello delle 11 dell’8 agosto), si trovava approssimativamente in posizione 44°30’ N e 04°45’ O, a circa 150 miglia dal punto previsto per l’incontro con la scorta tedesca (il Morosini non comunicò la propria posizione nel suo ultimo messaggio, dunque si tratta di una supposizione basata sull’ultima posizione nota e sulla velocità che avrebbe avuto seguendo gli ordini ricevuti, circa 75-80 miglia al giorno).
Molti altri attacchi aerei avvennero in quei giorni nel golfo di Biscaglia: alle 14.22 del 9 agosto (da parte di un Vickers Wellington, in posizione 44°36’ N e 12°10’ E, forse contro l’U 653), alle 15.45 del 10 (un Avro Lancaster che lanciò 6 bombe di profondità nel punto 46°15’ N e 12°52’ O, contro l’U 552), alle 17.23 del 10 (un Wellington che gettò 6 cariche di profondità nel punto 45°59’ N e 07°44’ O contro l’U 135), alle 15.30 dell’11 (un Lancaster che sganciò sei bombe di profondità nel punto 46°02’ N e 12°19’ O), alle 16.05 dell’11 (uno Short Sunderland che lanciò due bombe di profondità contro l’U 373 nel punto 45°12’ N e 12°36’ O), alle 16.10 dell’11 (un Wellington che, in posizione 46°05’ N e 07°25’ O, lanciò sei cariche di profondità ancora contro l’U 552), alle 9 del 12 (sei bombe di profondità lanciate da un Wellington contro l’U 406 nel punto 46°20’ N e 06°30’ O), alle 9.49 del 13 (un Wellington che sganciò sei bombe di profondità contro un sommergibile dall’identità non del tutto accertata, forse l’U 607, nel punto 46°08’ N e 13°28’ O) ed altri ancora.
Tuttavia, tutti gli attacchi aerei effettuati da velivoli alleati nel golfo di Biscaglia nei giorni della scomparsa del Morosini risultano essere stati compiuti troppo a nord o troppo ad ovest rispetto alla zona in cui il sommergibile si sarebbe dovuto trovare. Il Morosini, a corto di carburante, non aveva né motivo né possibilità di spingersi più a nord del parallelo 45° N, e l’unico attacco avvenuto a sud di tale parallelo è quello delle 14.22 del 9, che però avvenne troppo ad ovest.
Il Morosini era stato informato del rischio della presenza di mine magnetiche nella Gironda, ma solitamente queste si trovavano nell’estuario stesso o comunque ben più vicine alla costa rispetto all’area in cui il sommergibile scomparve. Il sommergibile posamine Rubis, della Francia Libera, aveva posato un campo minato il 7 luglio, circa 15 miglia a sud del punto fissato per l’incontro tra il Morosini e la scorta tedesca: ma si trattava di mine a funzionamento temporaneo, regolate per disattivarsi ed affondare automaticamente dopo un tempo prefissato, e le mine del Rubis erano state regolate per affondare il 9 agosto, perciò, entro il momento in cui il Morosini fosse transitato in quella zona – e questo, in ogni caso, sarebbe avvenuto solo in caso di errore di navigazione –, le mine sarebbero già dovute essere inoffensive, anche se non è impossibile che qualche mina, guastatasi, non si fosse disattivata.
A oggi, e forse per sempre, la scomparsa del Morosini rimane uno dei tanti segreti custoditi dall’oceano.

Scomparvero con il Morosini:

Vincenzo Angrisani, sottocapo
Aldo Annunziata, sottocapo
Efisio Bachis, comune
Giuseppe Badessi, capitano del Genio Navale (direttore di macchina)
Giuseppe Bagaglino, comune
Angelo Ballerini, capo di seconda classe
Ernesto Bassotti, sottocapo
Carlo Benci, secondo capo
Cesare Bondi, sottocapo
Antonio Boscolo, capo di terza classe
Antonino Brago, sottocapo
Giuseppe Bucceri, sottocapo
Mario Cafora, comune
Apollo Carlino, sottocapo
Osvaldo Ciuffi, sergente
Mario Cutinella, sottocapo
Francesco D’Alessandro, tenente di vascello (comandante)
Fabio De Benedectis, sottocapo
Gennaro Esposito, comune
Giorgio Feliciti, guardiamarina
Luigi Fortunato, comune
Augusto Gardonio, capo di terza classe
Vincenzo Gentile, sottocapo
Vittorio Gianasso, sottotenente di vascello
Costantino Iacovello, comune
Dante Luppi, capo di prima classe
Ruggiero Maffione, secondo capo
Diego Mazzia, sottocapo
Adelmo Melloni, comune
Pasquale Monna, guardiamarina
Giulio Montepagano, comune
Bruno Moscolo, comune
Giovanni Nano, comune
Giuseppe Olivari, sottotenente altri corpi
Matteo Paliano, comune
Torquato Pascetti, sottocapo
Marcello Petillo, sottocapo
Angelo Pezzati, tenente di vascello (comandante in seconda)
Antonio Pisani, comune
Gaetano Podestà, capo di terza classe
Giuseppe Potelli, sottocapo
Francesco Pucciani, sottocapo
Francesco Sabellio, comune
Lino Sansottera, sottocapo
Andrea Santoru, sottocapo cannoniere puntatore scelto
Francesco Sclano, comune (1)
Guerrino Senin, sergente
Mario Sessini, comune
Benvenuto Stivano, guardiamarina
Salvatore Tannini, secondo capo
Tommaso Taras, comune
Arturo Tedde, capo di seconda classe
Antonino Tesauro, sottocapo
Mario Tomasetta, sottocapo
Alfonso Traverso, comune
Luigi Traverso, secondo capo
Leopardo Ventrella, secondo capo
Mario Vetrone, sergente

(1) Solitamente il nome di Francesco Sclano viene erroneamente riportato come “Francesco Spano”.

Motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita alla memoria del sottocapo cannoniere puntatore scelto Andrea Santoru:

“Imbarcato su sommergibile che in una missione oceanica di guerra attaccava un convoglio scortato affondando un piroscafo e un incrociatore ausiliario, assolveva i suoi compiti con perizia e spirito combattivo contribuendo al successo della missione. Nella navigazione di rientro, faceva olocausto della vita alla Patria scomparendo con la sua unità negli abissi.
Conferitagli la  croce di guerra al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
«Imbarcato su sommergibile oceanico  prendeva parte a lunga missione durante la quale contribuiva all’affondamento di una motonave armata da 10.000 tonnellate.»
Elogiato dal Comando Squadra Sommergibili per aver partecipato in atlantico all’azione di guerra conclusa con l’affondamento di due unità nemiche.
Oceano Atlantico, 30 giugno 1942”

Ancora una foto del varo del Morosini (da www.xmasgrupsom.com)
 
Athos Fraternale, su Betasom

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