lunedì 29 settembre 2014

Bolzaneto

Il Bolzaneto all’ormeggio (da www.subacquei.net)

Piroscafo da carico da 2220 tsl e 1285 tsn, lungo 86,96-90,77 metri, largo 12,50-12,56, pescaggio 5,37-6,34 m, velocità 8,5 nodi. Matricola 864 al Compartimento Marittimo di Genova. Appartenente alla Società Anonima ILVA Altiforni ed Acciaierie, con sede a Genova, faceva parte della piccola flotta che l’Ilva adibiva al trasporto dei propri prodotti. Durante la guerra non fu mai requisito dalla Regia Marina, né iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato, ma fu egualmente armato con un cannone da 105 mm ed una o due mitragliere ed imbarcò personale della Regia Marina.

Breve e parziale cronologia.

1918
Costruito nei cantieri Nicolò Odero & C. di Sestri Ponente (Genova) per la Società Anonima Ilva. Numero di cantiere 231.
22 ottobre 1942
Il Bolzaneto si trova ormeggiato al ponte Rubattino (Radice di Levante) nel porto di Genova, quando la città ligure viene colpita dal primo dei sei devastanti bombardamenti aerei («area bombing», bombardamento indiscriminato di prestabilite aree di città allo specifico scopo di terrorizzare la popolazione civile ed indurla a sfollare, così colpendo indirettamente il sistema produttivo mediante la sottrazione di manodopera) che il Bomber Command della Royal Air Force lancerà su di essa tra il 22 ottobre ed il 15 novembre, durante la propria “offensiva d’autunno” contro le città del Triangolo Industriale.
Durante l’incursione, effettuata da ben 100 quadrimotori Avro Lancaster (su 112 decollati dalle basi in Inghilterra) che devastano con 180 tonnellate di bombe il centro storico, il porto ed i quartieri orientali causando 39 vittime civili, il Bolzaneto viene colpito da due bombe incendiarie e da due spezzoni pure incendiari (il Bomber Command fa un elevato uso di questi ordigni, allo scopo di scatenare incendi che estendano ulteriormente i danni). I danni verranno successivamente riparati, e la nave riprenderà a navigare.

Il Bolzaneto sotto carico al pontile di Rio Albano (Rio Marina) nel 1938 (g.c. Renzo Sanguinetti, via www.naviearmatori.net)

L’affondamento

Il 28 giugno 1943 il Bolzaneto, al comando del capitano Giuseppe Mazzei, elbano come la maggior parte dell’equipaggio, lasciò Portoferraio, dov’era giunto da Apuania (Marina di Carrara), alla volta di Genova, con un carico di pani (lingotti) di ghisa imbarcati nell’acciaieria Ilva di Portoferraio. A bordo vi erano 36 uomini di equipaggio, 28 civili ed 8 militari della Regia Marina (segnalatori e cannonieri addetti alle armi di bordo).
La navigazione proseguì tranquilla per un giorno, e si sarebbe potuta concludere senza incidenti se la nave non fosse stata avvistata dal sommergibile britannico Sportsman, che, al comando del tenente di vascello Richard Gatehouse, era in missione nell’Alto Tirreno. Fu una decisione presa all’ultimo momento a segnare la sorte del Bolzaneto: alle 9.50 del 29 giugno, infatti, lo Sportsman stava per emergere per attaccare con il cannone un rimorchiatore che aveva avvistato, ma il comandante Gatehouse decise di scrutare l’orizzonte tutt’intorno per un’ultima volta. Fu allora che venne avvistato del fumo verso sudest: Gatehouse decise di lasciar perdere il rimorchiatore, per andare incontro ad una potenziale preda di maggiori dimensioni.
Alle 10.13 lo Sportsman avvistò la fonte del fumo: era il Bolzaneto, che Gatehouse valutò correttamente in circa 2000 tonnellate di stazza lorda, per poi passare all’attacco. Alle 10.44 il sommergibile lanciò un singolo siluro da soli 550 metri di distanza: alle 10.45, dopo una breve corsa, l’arma andò a segno.
Il siluro colpì in corrispondenza della stiva numero 3, a centro nave, e la ghisa del carico, sistemata nella stiva numero 4, scivolò verso il centro della nave e fece emergere la poppa dall’acqua. Il Bolzaneto sembrò esplodere (l’esplosione fu sentita anche dagli abitanti di Bonassola, che ne furono spaventati), si spezzò in due ed affondò in dieci secondi nel punto 44°10' N e 09°32' E (a dieci miglia per 270° da La Spezia; tre miglia ad ovest di Punta Mesco, oppure 1,5 miglia per 290° dalla stessa punta; a meno di un paio di miglia da Bonassola, e tra Bonassola e Deiva Marina), portando con sé la maggior parte dell’equipaggio. Il pesante carico di ghisa fu una delle ragioni di un affondamento tanto repentino.
Perirono 16 membri dell’equipaggio civile e 6 di quello militare, mentre le barche da pesca subito partite da Bonassola non poterono che trarre in salvo 12 civili e due militari, gli unici superstiti. Tra i pochi sopravvissuti vi fu anche il comandante Mazzei, che pochi mesi prima era già fortunosamente scampato all’affondamento di un altro piroscafo, il Palmaiola, silurato da aerei mentre trasportava carburante in Nordafrica.


Alcune delle vittime del Bolzaneto

Otello Braschi, mozzo, da Rio nell’Elba
Mario Caffieri, ingrassatore, da Rio nell’Elba
Fortunato Carletti, primo ufficiale, da Rio nell’Elba
Gino Falanca, secondo ufficiale, da Rio nell’Elba
Francesco Giannoni, cameriere, da Rio nell’Elba
Luigi Giannoni, marinaio, da Rio nell’Elba
Romeo Innocenti, fuochista, da Rio nell’Elba
Ilmano Pietrini, marinaio, da Rio nell’Elba
Dagoberto Regini, marinaio, da Rio nell’Elba
Luigi Silvietti, nostromo, da Rio nell’Elba
Mario Soldani, carbonaio, da Rio nell’Elba


L’affondamento del Bolzaneto nel diario di bordo dello Sportsman (da Uboat.net):

“0950 hours - About to surface to engage a tug with gunfire. Took one last all round look. Sighted smoke to the South-East. Abandoned the idea of engaging the tug, bigger prey might be around.
1013 hours - Sighted that the source of the smoke was a merchant vessel of about 2000 tons. Started attack.
1044 hours - In position 44°10'N, 09°32'E fired one torpedo from 600 yards. It hit, the ship blew up, broke in two and in ten seconds had disappeared.
Bolzaneto had a crew of 28 civilians and 8 naval personnel, there respectively twelve and two survivors.”

Nel dopoguerra, a causa dell’estrema necessità di metallo per la ricostruzione del Paese, il carico di ghisa del Bolzaneto, che giaceva sparso sul fondale di 40-50 metri tra i due tronconi del relitto, venne recuperato con delle draghe (e con l’appoggio della nave recuperi Artiglio II) dalla Società Recuperi Marittimi (SORIMA).
Il relitto del piroscafo (ritrovato negli anni ’70 dal pilota e subacqueo Dino Mazzantini), oggi divenuto un frequentato luogo d’immersione, giace nel punto 44°10’269” N e 09°33’925” E (oppure 44°10.27’ N e 09°33.39’ E; a 0,70 miglia dalla Punta di Monte Grosso presso Bonassola), ad una profondità compresa tra i 38-40 ed i 55-60 metri. I due tronconi distano tra di loro 100-150 metri. Il troncone poppiero, nel quale sono riconoscibili elica, timone con relativo apparato di governo, le gru di una scialuppa (che rappresentano il punto più alto, a 38 metri), i resti del fumaiolo, le maniche a vento ed un cannone scudato da 105 mm, puntato verso sinistra (le cui munizioni, accatastate nel deposito sottostante, sono visibili a causa del crollo del ponte, tanto da essere segnalate per la loro pericolosità, nel 2012, negli avvisi ai naviganti redatti dall’Istituto Idrografico della Marina), è inclinato di circa 25 gradi a sinistra. Le stive verso il centro sono insabbiate, mentre l’estrema poppa si erge per diversi metri dal fondale (l’appruamento è di 35°). Il troncone prodiero, semidistrutto, è lungo solo una quindicina di metri; tra i due tronconi il fondale è cosparso di rottami di varie dimensioni. Nel relitto sono impigliate molte reti da pesca (la più grande, impigliatasi nel 1995, avvolge parte della poppa).

Il Bolzaneto in un dipinto (da “Storia della marineria elbana” di Alfonso Preziosi, via www.mucchioselvaggio.org)


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