lunedì 1 settembre 2014

Giuseppe Finzi


Il varo del Finzi (g.c. Giorgio Parodi via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)

Sommergibile oceanico classe Calvi (1550 tonnellate di dislocamento in superficie e 2060 in immersione). Durante il conflitto svolse 10 missioni, tutte in Atlantico, ed affondò 5 navi mercantili per totali 30.760 tsl.

Breve e parziale cronologia.

1° agosto 1932
Impostazione nei cantieri Odero Terni Orlando di La Spezia.
29 giugno 1935
Varo nei cantieri Odero Terni Orlando di La Spezia.


Un’altra immagine del varo del Finzi (da “Gli squali dell’Adriatico” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999, via www.betasom.it)


8 gennaio 1936
Entrata in servizio. Primo comandante dell’unità è il CC Alvise Minio Paulello.
Con le altre due unità della sua classe, il Pietro Calvi e l’Enrico Tazzoli, ed il più anziano Ettore Fieramosca, il Finzi va a formare la II Squadriglia Sommergibili della I Flottiglia, di base a La Spezia, poi (sempre ad inizio 1936), insieme i gemelli ed ai più piccoli Glauco ed Otaria, va a formare la I Squadriglia Sommergibili e viene dislocato a Taranto, svolgendo intensa attività addestrativa con il IV Gruppo Sommergibili.
Nello stesso 1936 Finzi e Tazzoli effettuano una crociera nel Dodecaneso, facendo scalo, durante il ritorno, anche in Libia.
Presta servizio sul Finzi, in questo periodo, anche il TV Junio Valerio Borghese, futura MOVM nonché comandante della X MAS (nella quale dopo l’armistizio, coincidenze della storia, confluirà parte dell’ultimo equipaggio del Finzi).


I tre “Calvi” in allestimento al Muggiano: da sinistra Tazzoli, Calvi e Finzi (da "I sommergibili italiani fra le due guerre mondiali" di Alessandro Turrini - MariStat/UDAP - 1990, per g.c. Sergio Mariotti, via www.betasom.it)


15 agosto 1937
Lascia Napoli (al comando del CC Alvise Minio Paulello) per effettuare una singola missione clandestina durante la guerra civile spagnola.
20 agosto 1937
Arriva nel settore d’operazioni assegnato, al largo di Valencia, e lancia due siluri da 533 mm contro altrettanti cacciatorpediniere spagnoli repubblicani delle classi Churruca e Lazaga (uno dei due, anzi, è proprio il Lazaga), ma le armi non vanno a segno (anche se il comandante pensa, sbagliando, di aver colpito il Lazaga a poppa) e, causa l’immediata reazione delle navi repubblicane, il Finzi viene costretto all’immersione rapida e sottoposto a tre ore di caccia con bombe di profondità (le prime 4-5 bombe di profondità lanciate danneggiano il periscopio, sebbene non gravemente), subendo lievi danni, prima di riuscire ad allontanarsi.
Nei giorni seguenti il Finzi effettua altre tre manovre d’attacco contro navi mercantili, ma in un unico caso giunge al lancio dei siluri, il 22 agosto, quando ne lancia due (uno da 450 ed uno da 533 mm) contro un piroscafo che si ritiene stia contrabbandando rifornimenti per le forze repubblicane (forse l’Escolano), che riesce tuttavia ad avvistarli, schivarli con un’accostata e quindi allontanarsi.
4 settembre 1937
Conclude la missione tornando a Napoli.
1938
Finzi, Calvi e Tazzoli vengono assegnati alla XV Squadriglia Sommergibili del I Grupsom (La Spezia), formata dai più grossi sommergibili oceanici della Regia Marina: oltre ai tre “Calvi”, anche il Fieramosca e gli anziani Balilla, Domenico Millelire, Antonio Sciesa ed Enrico Toti.
1939
Finzi, Calvi, Tazzoli e Fieramosca vanno a costituire la XII Squadriglia, ancora inquadrata nel I Grupsom di La Spezia.
Giugno 1939
Al comando del CC Alberto Dominici, il Finzi compie una crociera fino ad El Ferrol (Golfo di Biscaglia), onde verificare quali siano le condizioni per il passaggio dello stretto di Gibilterra, in vista di un possibile futuro impiego bellico in Atlantico. Gli ordini prevedono però, per evitare d’immergersi nella zona di maggior traffico dello stretto, dove vi sono forti correnti, di navigare solo in superficie da 60 miglia ad est di Gibilterra sino ad 80 miglia ad ovest della stessa località: il contrario di ciò che dovrebbe avvenire in guerra, con lo stretto sottoposto a serrata vigilanza. In base alle disposizioni, la navigazione diurna avviene in immersione, quella notturna in superficie.
In questo periodo presta servizio sul Finzi il marinaio elettricista Arduino Forgiarini, futura MOVM.
Giugno 1940
Il Finzi fa parte della XI Squadriglia Sommergibili del I Grupsom di La Spezia. Viene scelto per essere uno dei sommergibili da inviare in Atlantico non appena le ostilità inizieranno: sarà anzi il primo sommergibile italiano a compiere una missione in Atlantico. 


Il Finzi poco dopo l’entrata in servizio (g.c. Aldo Cavallini via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)
5 giugno 1940
Prima ancora della dichiarazione di guerra dell’Italia, il Finzi (CC Alberto Dominici) lascia Cagliari diretto in Atlantico.
12 giugno 1940
Nelle prime ore del 12, mentre si avvicina in immersione a Punta Almina, subisce ed elude un attacco da parte del cacciatorpediniere britannico Watchman, senza riportare danni ma dovendo restare immerso e posato sul fondo fino a notte per far perdere le proprie tracce (lo stretto è sorvegliato da nove cacciatorpediniere della 13th Destroyer Flotilla e da diversi pescherecci antisommergibile).
13 giugno 1940
Emerge poco dopo mezzanotte (la luna è tramontata ed è prevista la massima oscurità, così che il battello possa passare inosservato), come da disposizioni, ed attraversa a tutta forza (motori diesel a 12 nodi) lo stretto di Gibilterra, primo sommergibile italiano a passare lo stretto in tempo di guerra. Le condizioni meteorologiche sono favorevoli, non si verificano imprevisti; al largo di Tangeri, alle prime luci dell’alba, si immerge per poi proseguire immerso fino a notte. Si porta poi in agguato al largo delle Canarie e successivamente di Madera, ma non trova nessuna nave nemica.
6 luglio 1940
Inizia alle 00.00, in superficie e senza luce lunare (il cielo è coperto e c’è vento da libeccio), il riattraversamento dello stretto di Gibilterra, che continuerà poi in immersione, senza che si abbiano a lamentare problemi.
10 luglio 1940
Conclude la missione con l’arrivo a Cagliari. L’assenza di risultati della missione è compensata dal fatto che si siano potute verificare le difese britanniche dello stretto di Gibilterra e l’assenza di grossi problemi nel suo attraversamento.
13 luglio 1940
Lasciata Cagliari, giunge a La Spezia.
Viene poi deciso che, come da accordi prebellici tra Italia e Germania, i sommergibili oceanici della Regia Marina vengano dislocati in una base atlantica, Betasom, stabilita nel porto di Bordeaux, nella Francia occupata.
Il Finzi è tra di essi, assegnato al primo gruppo che si trasferirà a Bordeaux (con Dandolo, Marconi, Bagnolini e Barbarigo): la missione, della durata prevista di 11 giorni (in principio 8, poi portati ad 11 a seguito dell’informazione che a Gibilterra si appresta a partire un convoglio di una trentina di navi), comprenderà anche un pattugliamento di un settore ampio un grado di latitudine nell’Atlantico centrale, per quanto obiettivo principale sia il mero trasferimento a Bordeaux.
7 settembre 1940
Salpa da La Spezia di nuovo diretto in Atlantico, sempre al comando del CC Alberto Dominici.
12-13 settembre 1940
Nottetempo, attraversa in immersione lo stretto di Gibilterra senza essere localizzato, grazie anche al tempo buono ed alla leggera foschia.
18 settembre 1940
Al lago di Capo San Vincenzo, durante la navigazione verso il settore assegnato (situato al largo della baia di Vigo), avvista di giorno un aereo, che passa all’attacco:  due membri dell’equipaggio, il capo di seconda classe Aldo Fortini ed il marinaio Nicola Solipaga, rimangono uccisi.
Successivamente il Finzi viene anche attaccato con bombe di profondità da un cacciatorpediniere, ma elude l’attacco senza danni seri.
Rimane poi per nove giorni nella propria area d’operazioni, ma non avvista altro che naviglio neutrale.
29 settembre 1940
Arriva a Bordeaux, dov’è stata stabilita la base atlantica dei sommergibili italiani, Betasom, senza aver colto alcun successo.


Il Finzi in arrivo a Bordeaux il 20 settembre 1940 (g.c. Giorgio Parodi; la foto è talvolta identificata anche come del Calvi)

Un’altra immagine del battello in arrivo a Betasom (Coll. E. Bagnasco via M. Brescia e www.associazione-venus.it)
30 settembre 1940
Il Finzi viene visitato a Bordeaux, insieme al sommergibile Malaspina, dall’ammiraglio Karl Dönitz recatosi in visita alla base italiana.
24 ottobre 1940
Assegnato al gruppo «Bagnolini» (Bagnolini e Baracca, partiti insieme al Finzi, e Marconi), lascia Bordeaux (al comando del CC Dominici) per la terza missione di guerra, diretto nelle acque ad ovest della Scozia.
30 ottobre 1940
In mattinata, durante la navigazione verso la propria zona d’operazioni, ad ovest delle Isole Britanniche, avvista un mercantile armato di circa 3000 tsl ad una decina di km e si immerge per prepararsi ad attaccare, ma a causa del mare grosso, che impedisce di mantenere la quota periscopica e fa affiorare il battello improvvisamente il superficie, viene avvistato. Lancia egualmente un siluro contro il mercantile armato, senza riuscire a colpirlo, e subisce poi il violento contrattacco con cariche di profondità (ne conta nove esplodere) da parte di una nave da guerra a turbina, cui scampa comunque senza danni.
31 ottobre 1940
Raggiunge il proprio settore d’operazione ed inizia a pattugliarlo.
16 novembre 1940
In serata, informato da Betasom dell’avvistamento di un convoglio veloce, si pone in navigazione per incontrarlo il prima possibile, ma il mattino del 17 un improvviso peggioramento del tempo lo obbliga a desistere.
18 novembre 1940
Intercetta il segnale di scoperta di un altro convoglio veloce e di nuovo fa rotta per raggiungerlo a tutta forza, ma il mattino del 19 intercetta anche informazioni sulla presenza di aerei e le condizioni del tempo, di nuovo sfavorevoli (nebbia), lo costringono ad immergersi e rinunciare per la seconda volta. Poi s’immerge e, nel pomeriggio del 19, rileva con l’idrofono che il convoglio transita a grande distanza a 14 nodi; constatato che le condizioni del mare non permetterebbero comunque di riprendere contatto con il convoglio, a causa della sua elevata velocità, lascia perdere definitivamente.
22 novembre 1940
A mezzogiorno, con mare forza 8-9, avvista un piroscafo a breve distanza e s’immerge immediatamente a quota periscopica per attaccare, ma a causa delle condizioni del mare deve rinunciare all’attacco ed immergersi in profondità. Dalle 12.40 alle 19.50 sente, tramite gli idrofoni, che un convoglio di 10-20 mercantili, scortati da navi con macchine alternative – verosimilmente incrociatori ausiliari –, sta passando a poca distanza diretto verso est; rileva anche le detonazioni di parecchie bombe di profondità, in lontananza. Alle 19.50, dato che le condizioni del mare non consentono di raggiungere il convoglio, desiste dall’inseguimento e lancia il segnale di scoperta.
Uno dei convogli avvistati dal Finzi è l’«OB 244», partito da Liverpool il 17 novembre e formato da 46 mercantili, sette dei quali verranno affondati da U-Boote tedeschi.
23 novembre 1940
In immersione, con mare forza 8/9, sente agli idrofoni un altro convoglio che transita diretto verso est, che non riesce ad avvistare, perché il mare mosso gli impedisce di restare a quota periscopica. Alle 13 emerge, ma le condizioni del mare impediscono di mettere in moto i motori diesel, ed è così costretto a restare alla cappa con i motori elettrici; lancia il segnale di scoperta.
24 novembre 1940
Avvista un altro convoglio di 10-15 mercantili in navigazione verso est, ma ancora una volta il maltempo gli impedisce di avvicinarsi.
27 novembre 1940
Avvista un piroscafo che procede a 15 nodi ed un cacciatorpediniere, ma di nuovo non può attaccare per il maltempo.
La notte stessa giunge al limite di autonomia ed intraprende la navigazione di rientro.
4 dicembre 1940
Rientra a Bordeaux in mattinata, dopo aver eluso un attacco da parte di un sommergibile britannico al largo della costa.
La fallimentare missione ha portato a scoprire che la presa d’aria per i motori diesel (valvola a fungo) è troppo esposta al maltempo, obbligando ad utilizzare il portello della torretta, la chiusura del quale causa tuttavia un’improvvisa perdita di pressione (che si ripercuote sull’equipaggio) causata dal risucchio del motore; ma il maltempo dell’Atlantico impedisce di tenere il portello aperto, dato che tonnellate d’acqua si riverserebbero nello scafo, causando danni e problemi.
10 marzo
Il Finzi (CC Dominici) lascia Bordeaux diretto in missione nell’Atlantico centrorientale (è il secondo sommergibile di Betasom ad essere inviato in missione nell’Atlantico centrale, dopo gli scarsi risultati ottenuti nel Nordatlantico), dapprima al largo di Oporto, poi a ponente delle Canarie e successivamente a levante delle Isole di Capo Verde (l’area è, complessivamente, delimitata dai meridiani 17° O e 21° O, zona in cui transita la maggior parte del naviglio in navigazione tra Freetown e l’Inghilterra); localizza due convogli, ma a causa della scorta non riesce ad attaccare.
Staziona per 4 giorni al largo di Oporto, ascoltando agli idrofoni un convoglio, verso nord, diretto a Gibilterra, ma deve immergersi a causa della scorta e perde il contatto, senza più riuscire a trovarlo.
Dirige poi verso sud.
27 marzo 1941
Arriva nel settore tra le Isole di Capo Verde e la costa africana, ma, a causa dell’autonomia ormai troppo ridotta per proseguire la missione, resta in zona un solo giorno prima di iniziare la navigazione di ritorno.
Passa 11 giorni ad ovest delle Canarie, dove è stato avvistato un convoglio di una ventina di mercantili in navigazione verso nord, ma di nuovo rinuncia ad attaccare per via della scorta; poi si avvia sulla rotta di rientro.
17 aprile 1941
Giunge a Bordeaux. Il CC Dominici viene rilevato dal parigrado Ugo Giudice.
1° agosto (o 27 luglio) 1941
Prende nuovamente il mare, al comando del CC Giudice, diretto al largo di Freetown in una missione coordinata con i gemelli Calvi e Tazzoli ed il Marconi.
Raggiunge la propria aerea d’agguato (al largo dello stretto di Gibilterra ed a cento miglia da Capo San Vincenzo).
10 agosto 1941
Trovandosi in agguato nelle acque di Capo San Vincenzo, il Finzi riceve l’ordine di portarsi sul meridiano 10° O per formare, insieme ad otto sommergibili tedeschi ed all’italiano Marconi, uno sbarramento lungo la rotta di un convoglio di circa venti navi salpato da Gibilterra il 9 ed in navigazione verso ovest, l’«HG 69». Successivamente gli ordini vengono modificati, e diventano di assumere posizione avanzata rispetto alla direttrice di marcia del convoglio. Il convoglio verrà avvistato ripetutamente nei giorni seguenti, ma nessun sommergibile riuscirà a mantenere il contatto, così che il 17 si riuncerà alla sua localizzazione.
18-24 agosto 1941
Nuovamente inviato alla ricerca di un convoglio salpato da Gibilterra alle 18 del 18, non riesce a trovarlo; dal momento che nessun sommergibile vi riesce, il 24 vengono abbandonate le ricerche.
2 settembre 1941
Informato dal servizio informazioni tedesco che un altro convoglio ha lasciato Gibilterra alle 19 del 2, si mette alla sua ricerca, con altri battelli operanti nell’area.
4 settembre 1941
Una consistente perdita di nafta lo costringe ad avviarsi sulla rotta di rientro.
6-28 dicembre 1941
Il Finzi (CC Ugo Giudice) viene inviato, insieme ai gemelli Calvi e Tazzoli ed al sommergibile Luigi Torelli, a soccorrere i naufraghi della nave corsara tedesca Atlantis (affondata il 22 novembre dall’incrociatore pesante HMS Devonshire) e della rifornitrice tedesca Python (affondata il 1° dicembre dall’incrociatore pesante HMS Dorsetshire dopo aver recuperato i superstiti dell’Atlantis). I quattro grossi sommergibili italiani, richiesti appositamente da Karl Dönitz per l’operazione di soccorso in virtù della loro capienza, partono con equipaggi ridotti (in modo da avere spazio per i naufraghi) e dirigono verso sud alla massima velocità (gli ordini consentono di attaccare solo mercantili isolati all’andata ed in condizioni favorevoli, mentre al ritorno, imbarcati i naufraghi, sarà interdetta ogni azione offensiva), raggiungono al largo delle Isole di Capo Verde i sommergibili tedeschi U-A, U 68, U 124 ed U 129, che hanno recuperato i 414 sopravvissuti, e – tra il 13-14 ed il 17-18 dicembre, con mare forza 4-5 – trasbordano 254 naufraghi, principalmente dell’Atlantis, usando per il trasbordo le piccole zattere di gomma degli U-Boote. Il 16 dicembre il Finzi imbarca 70 superstiti trasbordati dall’U 129 e rifornisce quest’ultimo con 80 tonnellate di carburante e provviste, poi raggiunge Saint-Nazaire con i naufraghi il 28 dicembre (per altra fonte il 24; per altra giunge a St. Nazaire il 25, per poi ripartirne il 26 e giungere a Bordeaux il 27). A Saint-Nazaire i sommergibili con i naufraghi vengono accolti dal contrammiraglio Eugen Lindau, comandante della Kriegsmarine nella Francia settentrionale; il comandante Giudice del Finzi riceverà la Croce di Ferro di prima classe dall’ammiraglio Karl Dönitz.
Successivamente il Finzi viene sottoposto a lavori per aumentarne le scorte di carburante, viveri, siluri e munizioni, per permettergli di operare nelle acque delle Americhe.
 
Il Finzi con l’equipaggio schierato in coperta (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

6 febbraio 1942
Lascia Bordeaux e raggiunge Le Verdon il 7 febbraio.
10 febbraio 1942
Lascia Le Verdon (al comando del CC Ugo Giudice) diretto in un’area a levante delle Bahamas e dello stretto di Florida, per partecipare all’Operazione «Neuland», l’attacco al naviglio alleato nelle acque dei Caraibi deciso dai comandi tedeschi, al quale parteciperanno, insieme a numerosi U-Boote, anche diversi battelli italiani. L’operazione, grazie all’effetto sorpresa, all’impreparazione ed inadeguatezza delle difese antisommergibili alleate ed alla cooperazione italo-tedesca, sarà un pieno successo, portando all’affondamento di 45 navi (tra cui parecchie navi cisterna), 16 delle quali da sommergibili italiani, senza subire alcuna perdita.
I sommergibili italiani assegnati a «Neuland» fanno parte del Gruppo «Da Vinci»: Finzi e Tazzoli, che, in virtù delle loro maggiori dimensioni ed autonomia – sul Finzi sono state caricate provviste, carburante e munizioni in quantità sufficiente ad assicurargli almeno una decina di giorni nel settore d’operazioni prima di dover tornare –, vengono assegnati al settore operativo più lontano (Florida e Bahamas), nonché Da Vinci, Morosini e Torelli che vengono invece inviati ad est delle Antille.
Pochi giorni dopo la partenza, il Finzi viene colto da una grave avaria ad uno dei motori diesel, che necessita di sei giorni per le riparazioni in condizioni decisamente avverse, tanto che il 10 febbraio il battello, pur avendo avvistato un convoglio a 250 miglia da Lisbona, deve rinunciare ad attaccarlo.
28 febbraio 1942
Durante la navigazione di avvicinamento al settore d’operazione ad est delle Bahamas, al Finzi viene ordinato di fare invece rotta verso il Mona Pass per poi entrare nel Mar dei Caraibi, passare tra Haiti e Cuba e raggiungere l’area assegnata.
3 marzo 1942
Quando il Finzi è arrivato a poca distanza dal Mona Pass, il valvolone di scarico di uno dei motori diesel viene afflitto da una grave avaria, che costringe il battello ad allontanarsi da quella zona, dove la vigilanza aerea alleata costringe i sommergibili a frequenti immersioni.
4 marzo 1942
Mentre si tenta di riparare il valvolone, nel punto 23°40’ N e 62°22’ E viene avvistata una nave cisterna che viene attaccata di giorno in immersione e di notte in superficie, ma, dato che anche entrambi i periscopi ed i timoni orizzontali di prua sono malfunzionanti, la nave sfugge.
5 marzo 1942
Ottiene il suo primo successo, affondando con quattro siluri, in posizione 23°36’ N e 63°28’ N (350 miglia a nordest del Mona Pass), la motonave cisterna britannica Melpomene da 7011 tsl, in navigazione da Falmouth e Belfast Lough (dov’è partita il 12 febbraio con il convoglio «OS 19», dal quale si è separata il 22 del mese) a Baton Rouge e New Orleans al comando del capitano A. Henney, in zavorra. Il Finzi colpisce la Melpomene con un primo siluro, all’altezza della cisterna numero 4, sul lato sinistro e sotto la plancia, alle 21.10 (ora locale) del 5 marzo, nel punto 23°35’ N e 62°39’ O, a nordest di Porto Rico e tra Bermuda ed Anegada. Tre membri dell’equipaggio rimangono gravemente feriti, ma il comandante della cisterna, dato che non si è sviluppato uno sbandamento rilevante, ritiene di poter salvare la nave, ed invia tre volontari a rimettere in moto le macchine e controllare i danni. Quando la Melpomene rimette in moto, tuttavia, inizia a girare in cerchio, così rivelando che gli apparati di governo sono stati danneggiati, dunque, alle 21.30, il comandante Henney ordina di abbandonare la nave. Alle 21.40, mentre le tre scialuppe con i 49 membri dell’equipaggio della petroliera (non vi sono vittime) si stanno allontanando dalla nave, il Finzi la colpisce con un secondo siluro sul lato sinistro, seguito alle 22 da un terzo, che abbatte l’albero situato tra le cisterne numero 7 ed 8. La Melpomene affonda di poppa, impennando la prua, alle 22.25 (3.08 per altre fonti), 330 miglia a nord dell’isola di St. Maarten e 350 miglia a nordest di Mona Pass.
Le tre lance della Melpomene fanno rotta per Puerto Rico; l’8 marzo verranno tutte soccorse dalla motonave statunitense Idaho, che sbarcherà i naufraghi a San Juan di Puerto Rico.
6-7 marzo 1942
Poche ore dopo aver affondato la Melpomene il Finzi avvista il piroscafo svedese (neutrale) Skane da 4528 tsl, in navigazione a 9 nodi su rotta 163° (verso sud/sudest, durante un viaggio da New York all’India via Table Bay, con merci varie), e lo insegue durante il giorno, per poi attaccarlo nella notte 160 miglia a nord/nordest di Anegada, colpendolo con due o tre siluri (ne vengono lanciati tre in tutto). Il mare è agitato, ma il tempo e la visibilità sono buoni. Il Finzi apre poi il fuoco con i cannoni; il primo colpo induce il primo ufficiale dello Skane ad ordinare di abbandonare la nave, senza consultare il comandante. Il Finzi continua poi a cannoneggiare il piroscafo al ritmo di una trentina di colpi all’ora, mentre l’ufficiale radio dello Skane invia un segnale SSSS che non viene ricevuto; il cannoneggiamento è così intenso che l’equipaggio della nave svedese ritiene erroneamente di essere sotto attacco da parte di due sommergibili contemporaneamente. I 36 membri dell’equipaggio dello Skane (tra cui, singolarmente per l’epoca, due donne) abbandonano la nave su due scialuppe; il piroscafo continua a galleggiare per altre cinque ore. Il Finzi viene costretto ad interrompere l’attacco ed allontanarsi dall’arrivo di un aereo, ma all’1.50 lo Skane affonda egualmente a causa dei gravi danni riportati, senza che nessuno abbia tentato di tornare a bordo, nel punto 20°50’ N e 62°05’ O (oppure 22°50’ N e 60°10’ O, o 22°42’ N e 60°07’ O), 180 miglia a nord di Antigua. Tutti i 36 membri dell’equipaggio della nave svedese verranno soccorsi il 9 marzo dal mercantile statunitense Ipswich e sbarcati a Puerto Rico.
(Per altra fonte l’azione del Finzi dura dall’1.50 alle 7, quando l’avvistamento di un aereo illuminato – verosimilmente civile – lo obbliga ad immergersi.)
Frattanto, il Finzi riceve da Betasom l’ordine di restare in zona (circa trecento miglia a nord di Barbuda), dato che vi è altro traffico mercantile isolato da attaccare, e poi di andare incontro al sommergibile Morosini per rifornirlo di carburante.
Il 7 marzo le avarie al valvolone vengono finalmente riparate.
9 marzo 1942
Incontra il Morosini nel punto prestabilito, a nordest di Anegada, ed inizia a rifornirlo di carburante, ma durante l’operazione, poco prima del tramonto – con tempo buono, vento da est, notte buia ma buona visibilità –, viene avvistata una petroliera: si tratta della moderna motonave cisterna norvegese Charles Racine da 9957 tsl, partita da Clyde (Bowling) il 23 febbraio con il convoglio «OS 20» (partito da Liverpool il 22 febbraio 1942 e giunto a Freetown il 12 marzo), dal quale si era separata il 1° marzo, e diretta in zavorra a Baytown, in Texas. Il Finzi interrompe il rifornimento del Morosini e si mette all’inseguimento della Charles Racine (in navigazione su rotta 245° a 12 nodi di velocità), che alle 23.10, portatosi al suo traverso a sinistra, colpisce con un siluro sul lato sinistro, a proravia della sala macchine, immobilizzandola nel punto 23°10’ N e 60°28’ O (secondo gli ufficiali della Charles Racine), a nordest di Anguilla. Poco dopo il Finzi colpisce la nave con un secondo siluro, anch’esso sul lato sinistro, mentre la nave lancia un SOS (nonché almeno quattro segnali SSSS, che, come pure l’SOS, vengono sentiti anche a bordo del Finzi).
Dopo che l’equipaggio ha abbandonato la nave, il sommergibile (emerso mezz’ora dopo aver messo a segno il primo siluro) la colpisce con altri due siluri, stavolta sul lato di dritta, e più tardi, durante la notte, la centra con due ulteriori siluri che ne causano l’incendio. L’equipaggio della cisterna norvegese ritiene che il Finzi abbia affiancato ed abbordato la cisterna abbandonata (sulla quale, comunque, codici e documenti segreti sono stati distrutti prima di abbandonare la nave), e non è certo se le ultime due esplosioni siano state dovute a siluri oppure a cariche esplosive piazzate a bordo dall’equipaggio del sommergibile.
(Per altra versione, l’attacco iniziò alle 19.45 nel punto 23°33’ N e 60°10’ O, ed il primo siluro mancò la poppa della motocisterna di tre metri, mentre il secondo colpì alle 23, seguito da altri tre che andarono a segno sia a prua che a poppa, su entrambi i lati; le macchine dovettero rallentare a causa dell’acqua imbarcata dalle falle e del carburante che colava dalle cisterne. In ogni caso il Finzi lanciò in tutto sei siluri).
La Charles Racine, con la chiglia spezzata, affonderà infine entro le sei del mattino del 10 marzo (altre fonti indicano l’1.24 o le 3.16, ora tedesca) nel punto 23°08’ N e 60°28’ O (per il diario di bordo del Finzi), circa 425 miglia a nordest di San Juan (Puerto Rico) e 400 miglia a nordest delle Isole Vergini Britanniche, lasciando sul mare una vasta chiazza di carburante in fiamme. In tutto il Finzi ha lanciato sei siluri, ritenendo di averne messi segno tre. Non avendo visto i naufraghi, a bordo si pensa erroneamente che non ci siano stati superstiti.
In realtà, non vi sono state vittime: tutti i 41 uomini dell’equipaggio della petroliera si mettono in salvo su quattro scialuppe, tre delle quali, con 34 naufraghi (tra cui il comandante della nave, capitano Arthur Svendsen), verranno soccorse il mattino del 12 marzo, nel punto 21° 29’ N e 62° 57’ O, dal cacciatorpediniere statunitense Moffett (i superstiti saranno quindi sbarcati a San Juan di Puerto Rico), mentre la quarta, con altri sette uomini al comando del primo ufficiale Nils Nilsen, verrà trovata da una nave argentina ed i suoi occupanti sbarcati a Trinidad.
Con le sue 9957 tsl la Charles Racine risulterà essere la più grande nave cisterna affondata dai sommergibili dell’Asse durante l’Operazione «Neuland».
13 marzo 1942
Ritorna dal Morosini e lo rifornisce con 21 tonnellate di nafta. Dirige poi per il rientro alla base.
31 marzo 1942
Arriva nel pomeriggio a Le Verdon (Bordeaux). Il comandante Giudice riceverà anche la Croce di Ferro tedesca per i successi colti durante l’Operazione «Neuland».


Arrivo del Finzi a Bordeaux il 31 marzo 1942: l’equipaggio ha dipinto sulla torretta le sagome delle tre navi affondate, due petroliere (Charles Racine e Melpomene) ed una nave da carico (lo Skane); tre, con analogo significato, anche le bandierine al periscopio (g.c. Giorgio Parodi)

Aprile-maggio 1942
Viene sottoposto in cantiere ad un turno di lavori di riparazione.
6 giugno 1942
Salpa da Bordeaux (al comando del CC Giudice) insieme al Tazzoli, diretto in un settore d’agguato compreso tra Cuba, Santo Domingo, la Giamaica e Pedro Bank, zona d’incrocio di parecchio traffico mercantile tra le due Americhe.
20 giugno 1942
Come da ordini ricevuti da Betasom durante la navigazione, s’incontra 550 miglia a nordovest delle Isole di Capo Verde con il sommergibile Leonardo Da Vinci, che sta tornando alla base ma ha carburante in eccesso, e riceve da questi 11 tonnellate di nafta e delle provviste (in futuro ricambierà abbondantemente il favore).
28 giugno 1942
Supera la linea tra Bermuda ed Anegada, così divenendo unico sommergibile italiano ad entrare nelle Bahamas (gli altri operano al largo di questo arcipelago), delle quali poi pattuglierà la zona meridionale nonché Turks e Caicos, tenendosi a sud di Crooked Island. Segue rotta verso sudovest, in direzione del Winward Passage.
9 luglio 1942
Entra nel Mar dei Caraibi e si pone in agguato nel Crooked Island Passage, per poi trasferirsi, nei giorni seguenti, nel Mira por Vos East Passage, nel Windward (o Windham) Passage e nel passo tra Haiti e Navassa, pattugliando così le acque delle Bahamas, ma senza mai trovare navi nemiche.
11 luglio 1942
Emerge al largo di Cuba.
12 luglio 1942
Emerge nel Windward Passage.
12-13 luglio 1942
Avvista nella notte, al largo di Navassa, un cacciasommergibili e, dopo qualche ora, una grande e veloce nave passeggeri, scortata da unità leggere e da due aerei, che non riesce ad attaccare.
Poi s’immerge e rileva agli idrofoni due navi propulse da turbine, per poi avvistare successivamente due bombardieri.
14 luglio 1942
Dopo la constatazione che il consumo di olio è anomalo, si sposta verso nordest, rinunciando a portarsi nel Golfo del Messico come originariamente ordinato, e fa invece rotta per l’area compresa tra i canali tra l’Isola di Crocked ed il Mar dei Caraibi.
18 luglio 1942
Arriva a nord di Turks e Caicos.
19 luglio 1942
Torna al largo dell’isola di Crooked; riceve ordine di portarsi 330 miglia a nord di Barbuda, per incontrare e rifornire il sommergibile Reginaldo Giuliani.
20 luglio 1942
Durante la navigazione verso nordest (in allontanamento dalle Bahamas), ai primi bagliori dell’alba, avvista una nave cisterna che procede a 15 nodi scortata da tre cacciatorpediniere, e che, proprio in virtù dell’elevata velocità, sfugge all’attacco.
23 (o 24) luglio 1942
Rifornisce con 50 tonnellate di carburante e 5 di acqua potabile il Giuliani, poi prosegue per un altro punto d’incontro, dove troverà il Morosini, anch’esso da rifornire. Durante la navigazione verso est, attacca in posizione 22°15’ N e 60°25’ O, con il lancio di due siluri, una moderna motonave a due fumaioli, e ritiene di averla colpita una volta, ma la motonave riesce ad allontanarsi ad elevata velocità.
27 (o 29) luglio 1942
Rifornisce il Morosini di acqua e di 25 (o 35) tonnellate di nafta.
29 luglio 1942
Alle 5.36, mentre, come da ordini di Betasom, è in navigazione per raggiungere la rotta percorsa dal naviglio in navigazione da New York a Capo San Rocco, attacca infruttuosamente una grossa nave passeggeri, in navigazione verso ovest a 18 nodi, con tre siluri lanciati da grande distanza.
31 luglio 1942
Avendo finito il carburante, si avvia sulla rotta di rientro nelle prime ore del giorno.
Dopo aver superato il meridiano 10°00’ O, inizia la navigazione occulta, ossia in superficie solo per il tempo indispensabile a ricaricare i motori elettrici (operazione da compiere, se possibile, di giorno e con ottima visibilità), in modo da sfuggire all’intensificata attività aerea, che constata soprattutto poco prima dell’imbocco della Gironda.
18 agosto 1942
Arriva a Bordeaux nel pomeriggio, per poi essere sottoposto ad un turno di lavori.
29 ottobre 1942
Viene visitato a Bordeaux da Dino Alfieri, ambasciatore italiano in Germania, e da alti ufficiali della Kriegsmarine e dell’esercito tedesco.
1° novembre 1942
Assume il comando del Finzi il TV Angelo Amendolia.
14 novembre 1942
Dopo un periodo di manutenzione ed addestramento, e dopo aver dovuto rimandare un paio di volte la partenza a causa di mine lanciate da aerei britannici nel canale di uscita, il Finzi lascia Bordeaux, giungendo a Le Verdon alle 18.
15 novembre 1942
Parte da Le Verdon alle 9.15, scortato da un’unità tedesca e con tutto l’equipaggio in coperta e con i salvagenti per il pericolo rappresentato dalle mine, arrivando a La Pallice alle 18.
18 novembre 1942
Esce in mare per esercitazioni dalle 11 alle 16, venendo anche infruttuosamente attaccato con qualche bomba da aerei alleati, che attaccano poi la città.
19 ottobre 1942
Altra esercitazione nel pomeriggio.
26 novembre 1942
Lascia La Pallice alle 10.15 diretto nelle acque di Capo San Rocco (Brasile), con l’ordine di tenersi entro 400 miglia dalla costa e comunque quanto più vicino possibile alla costa stessa, visto che il traffico è più intenso in quell’area, per poi spostarsi più a sud sino al limite dell’autonomia. Durante la navigazione nelle acque prospicienti la città francese, alle 17.25 ed alle 17.48, viene investito dallo scoppio di due mine, che tuttavia non causano danni.
28 novembre 1942
Doppia Capo Finisterre.
3 novembre 1942
Avvista in mattinata un piroscafo di 5000 tsl e lo insegue per alcune ore, prima di scoprire che è portoghese, dunque neutrale, e rinunciare quindi all’attacco.
4 dicembre 1942
Alle 12.25, procedendo in superficie, con mare mosso, al largo di Gibilterra, avvista una grossa nave cisterna con rotta nord, s’immerge rapidamente, si avvicina e si prepara a lanciare, ma ci si rende conto che la nave è spagnola e neutrale, quindi l’attacco viene interrotto.
6 dicembre 1942
Durante la notte due delle quattro pompe dei motori vanno in avaria. Per tutto il giorno rimane immerso mentre gli uomini, seminudi per il caldo soffocante che c’è all’interno dello scafo – 40 gradi – tentano vanamente di riparare i guasti.
8 dicembre 1942
Il comandante Amendolia, stando un centinaio di miglia a sud delle Canarie (a 4000 miglia da Bordeaux), dato che l’equipaggio non dorme da due giorni e che continuano a verificarsi avarie, chiede al comando di Betasom dei pezzi di ricambio oppure l’ordine di rientro. Betasom risponde di rientrare con due motori (impossibile, essendocene solo uno funzionante). Alla fine gli sforzi dell’equipaggio nelle riparazioni sembrano pagare, ed il comandante decide di proseguire verso l’America.
9 dicembre 1942
Mentre le riparazioni proseguono con buoni risultati, nel pomeriggio il Finzi insegue un piroscafo, che ancora una volta si rivela essere spagnolo.
10 dicembre 1942
Alle otto una nuova avaria ai motori, non riparabile in mare, costringe a dirigere per il rientro.
12 dicembre 1942
Nella notte la bussola elettrica si guasta e quella magnetica va fuori scala, facendo finire il battello, entro mezzogiorno, 200 miglia fuori rotta.
15 dicembre 1942
Nuova avaria in nottata, che può tuttavia essere riparata.
21 dicembre 1942
Alle sei il Finzi s’incontra con la nave tedesca incaricata di scortarlo alla base, ma nell’ultimo tratto evita di stretta misura due mine vicine alla poppa, mentre la nave tedesca ne urta una ed affonda. Intorno alle 14 il sommergibile si arena su un banco di sabbia, dovendo, dopo parecchie manovre fallite, rimanere in attesa della marea dell’indomani.
22 dicembre 1942
Si disincaglia e giunge a Bordeaux alle 18.
Durante i successivi lavori di manutenzione e riparazione, il TV Amendolia viene rilevato dal parigrado Mario Rossetto.


Il Finzi a Bordeaux (da www.piombino-storia.blogspot.com)

4 febbraio 1943
Lascia Bordeaux alle 16 (al comando del tenente di vascello Mario Rossetto, il più giovane dei comandanti alle dipendenze di Betasom – e che sarebbe poi stato anche il più longevo, diventando il decano dei sommergibilisti italiani – nonché “la più bella barba dell’Atlantico”) diretto nell’Atlantico meridionale, incaricato di rifornire il sommergibile Leonardo Da Vinci, per consentirgli di estendere la sua missione offensiva spingendosi nell’Oceano Indiano. Essendo impiegato come rifornitore, il Finzi ha l’ordine di astenersi dall’attaccare navi nemiche: il suo obiettivo primario è rifornire il Da Vinci.
6 febbraio 1943
Dopo essere dovuto rimanere all’ancora sulla Gironda a causa della nebbia, riparte ed arriva a La Pallice alle 17.
7 febbraio 1943
Breve uscita in mare di prova.
9 febbraio 1943
Breve uscita in mare di prova.
11 febbraio 1943
Salpa da La Pallice alle 11.30.
14 febbraio 1943
A seguito della segnalazione, da parte del radioricevitore, di un aereo diretto verso il Finzi, il sommergibile è costretto all’immersione rapida, restando poi immerso per circa 36 ore.
15 febbraio 1943
Essendo le batterie scariche e l’aria molto viziata, il Finzi tenta di emergere alle 5, azionando i motori termici, ma si deve subito reimmergere con la rapida, dato che l’aereo è ancora sulla sua verticale. Emerge di nuovo alle 20, ma l’aereo c’è ancora, per cui si deve nuovamente immergere con la rapida alle 23.45, dopo aver caricato le batterie.
16 febbraio 1943
Emerge alle tre, per poi doversi nuovamente immergere rapidamente dopo quattro ore, avendo però potuto ricaricare completamente le batterie (e pertanto restare a lungo immerso).
Emerge in serata, vedendo che finalmente il velivolo è scomparso, e prosegue in superficie con mare mosso.
18 febbraio 1943
Durante la navigazione a 500 miglia da Lisbona un errore nel calcolo dell’assetto fa sprofondare il Finzi a 140 metri, senza però conseguenze.
19 febbraio 1943
Intorno alle 22 incontra un piroscafo che tuttavia è illuminato, dunque neutrale.
20 febbraio 1943
Giunge all’altezza di Gibilterra.
21 febbraio 1943
Passa al largo di Madera.
23 febbraio 1943
Superate le Canarie, dirige verso Dakar.
26 febbraio 1943
Supera in mattinata il Tropico del Cancro, facendo rotta verso il 15° parallelo tra le Isole di Capo Verde e Dakar.
28 febbraio 1943
Transita in superficie nel canale tra le Isole di Capo Verde e Dakar, passando al largo di quest’ultima città alle 21.
1° marzo 1943
Uscito dal canale senza aver avvistato nulla, si dirige verso l’Equatore.
2 marzo 1943
Un aereo che sorvola l’aerea costringe il Finzi, durante la notte, a ripetute immersioni rapide ed a rimanere immerso per dieci ore. A mezzanotte deve nuovamente immergersi.
5 marzo 1943
Passa il 3° parallelo, al largo della Liberia.
7 marzo 1943
Alle 18 il Finzi attraversa l’Equatore: per 74 dei 75 uomini del suo equipaggio – non Rossetto, che l’ha già passato cinque anni prima sull’incrociatore Montecuccoli – è la prima volta, celebrata con un rituale “battesimo collettivo” ed un brindisi.
8 marzo 1943
Passa nel centro del Golfo di Guinea, a 500 miglia dalla costa.


L’unità in una foto tratta dall’Almanacco Navale (da www.betasom.it)
12 marzo 1943
Passa a 600 miglia dall’Angola, non lontano dal Tropico del Capricorno.
18 marzo 1943
Alle 21, poco prima dell’incontro con il Da Vinci, il Finzi incontra il piroscafo britannico Lulworth Hill da 7628 tsl (in navigazione isolato dalle Mauritius a Mersey via Table Bay e Freetown con un carico di zucchero, rum e fibre) e, per quanto gli ordini siano di non attaccare per dare la proprità a rifornire il Da Vinci – il comandante Rossetto non riesce a resistere –, passa all’attacco, avvicinandosi lentamente sino ad essere a soli 600 metri di distanza, senza che, apparentemente, la nave britannica se ne accorga. Messa la prua sul bersaglio, il Finzi lancia un primo siluro che passa un metro a poppavia del Lulworth Hill, poi un secondo che viene evitato con la manovra, poi un terzo che non va nemmeno esso a segno. Poi il piroscafo apre il fuoco con i cannoni, ed il Finzi s’immerge rapidamente, mentre il Lulworth Hill si dà alla fuga a tutta forza, forzando l’andatura; il sommergbile riemerge e si pone all’inseguimento, ma quando ha quasi raggiunto la sua preda entrambi i motori del Finzi vanno in avaria. (Per altra versione, il Finzi cannoneggiò e silurò il Lulworth Hill, riuscendo a danneggiarlo gravemente, ma vedendolo egualmente sfuggire a causa dell’avaria ai propri motori). Nel mentre, però, il Finzi ha informato via radio il Da Vinci, che si trova nei pressi: proprio quando sembra che il Lulworth Hill stia per sfuggire, l’equipaggio del Finzi vede apparire il Da Vinci, che si pone all’inseguimento della nave nemica. Piroscafo e sommergibile scompaiono presto all’orizzonte, sottraendosi alla vista dell’equipaggio del Finzi: alla fine anche il Lulworth Hill andrà ad aggiungersi alla lunga lista delle vittime del Da Vinci.
19-20 marzo 1943
La sera del 19 (per altra fonte nelle prime ore mattutine del 20) il Finzi incontra nel punto 12°06’ S e 12°06’ E, 550 miglia ad est-nord-est di Sant’Elena ed a sud del Golfo di Guinea (a ben 4500 miglia da Bordeaux), il Da Vinci, che rifornisce con tre siluri A100 da 450 mm, 93 tonnellate di nafta, 10 tonnellate di acqua dolce, 5,7 tonnellate di olio per motori (5320 kg per i motori e 400 per l’impianto Calzoni) e provviste per 20 giorni, così permettendogli di penetrare in Oceano Indiano per proseguire con la sua puntata offensiva. L’operazione di rifornimento, effettuata a mezzo di gommoni, inizia alle 22 del 19 marzo e si conclude solo alle 23.40 del 20. L’unico sopravvissuto del Lulworth Hill recuperato dal Da Vinci, il marinaio cannoniere James Leslie Hull, viene trasbordato dal Da Vinci sul Finzi stesso, così come il sottotenente medico Vittorio Del Vecchio del Regio Esercito, unico prigioniero italiano recuperato dal Da Vinci dopo che quest’ultimo aveva affondato anche il transatlantico britannico Empress of Canada, il quale, purtroppo, trasportava anche alcune centinaia di prigionieri italiani, come lo stesso Del Vecchio racconta all’equipaggio del Finzi. Il trasferimento sarà provvidenziale per Hull e Del Vecchio, perché il Da Vinci, dopo aver operato con grande successo nel Sudatlantico e nell’Oceano Indiano (grazie anche al rifornimento appositamente effettuato dal Finzi), verrà affondato con tutto l’equipaggio durante la navigazione di ritorno: gli uomini del Finzi saranno così gli ultimi a vedere i loro commilitoni del Da Vinci.
Alle 23.40 del 20 marzo Rossetto e Gazzana Priaroggia, comandante del Da Vinci, si salutano con quest’ultimo scambio di battute: alla domanda di Rossetto se necessiti ancora di qualcosa, Gazzana replica “Sì, di qualche nave”, al che Rossetto risponde: “Anch’io”. Le avranno entrambi.
Poi il Finzi, compiuta la sua missione e rimasto solo con la nafta indispensabile al rientro, assume rotta 312° e dirige verso nord per iniziare la navigazione di rientro, che si rivelerà piuttosto fruttuosa.
27 marzo 1943
Riattraversa l’Equatore.
28 marzo 1943
Il Finzi avvista nel pomeriggio il piroscafo greco Granicos da 3689 tsl, in navigazione da Rio de Janeiro a Freetown (diretto poi a Loch Ewe) con un carico di minerali ferrosi e quarzo (al comando del capitano Georgios A. Valantasis), lo insegue senza che questi se ne accorga e da circa mille metri lancia una coppiola di siluri, uno dei quali va a segno. Subito dopo il Finzi lancia una seconda coppiola: entrambe le armi colpiscono il bersaglio, ed alle 22.02 (16.05 per altra fonte e 20 per altra, probabilmente discrepanze nei fusi orari) il Granicos affonda nel punto 03°49’ N e 15°15’ O (nell’Atlantico Meridionale, a 120 miglia da Freetown; per altra fonte nel punto 02°00’ N e 15°30’ O, 350 miglia a sudovest Freetown, 300 miglia a sud di Monrovia o 430 miglia a sudovest della stessa città). A causa del suo carico di minerale di ferro, il Granicos affonda in meno di mezzo minuto, portando con sé quasi tutti i 34 membri dell’equipaggio. Il Finzi si avvicina lentamente in mezzo ai rottami, scorgendo nell’oscurità le luci rosse e verdi dei salvagenti dei pochi sopravvissuti, che gridano nel mare infestato dagli squali. Il sommergibile riesce ad inquadrare col proiettore un naufrago aggrappato ad un rottame, e si avvicina per prenderlo a bordo, ma quando è giunto a pochi metri di distanza, quando già se ne distingue la fisionomia, il naufrago scompare.
Uno altro sopravvissuto, il portoghese Joaquim Rodriguez, aggrappato ad un piccolo pezzo di legno, grida aiuto ma, ogni volta che la luce del proiettore gli passa vicino, si nasconde perché ha paura di essere mitragliato: alla partenza da Rio de Janeiro, infatti, all’equipaggio del Granicos è stato detto che i sommergibili dell’Asse mitragliano i naufraghi (tanto che, dopo il salvataggio, si inginocchierà davanti a Rossetto chiedendo di non essere ucciso o buttato in pasto agli squali; secondo una fonte, durante l’attacco al Granicos il Finzi avrebbe anche sparato sul piroscafo con le mitragliere da 13,2 mm, il che avrebbe alimentato le paure dei superstiti, ma questo non sembra risultare). Rodriguez viene infine trovato, recuperato e fatto prigioniero dal Finzi. L’unico altro superstite, della cui presenza il Finzi non si è accorto, verrà tratto in salvo da una zattera il 4 aprile (nel punto 01°00’ N e 17°00’ O), dalla cisterna alleata Leighton.
29 marzo 1943
Nel pomeriggio, alle 15.55, il Finzi avvista a grande distanza il piroscafo britannico Celtic Star da 5575 tsl, in navigazione isolato da  Freetown (dov’era giunto da Manchester, via Greenock) a Montevideo (da dove sarebbe dovuto proseguire per Buenos Aires) con 4410 tonnellate di merci varie e posta, al comando del capitano J. H. A. Mackie. Il sommergibile si pone all’inseguimento del mercantile, che naviga a buona velocità verso sud, e, calato il buio, si avvicina alla sua preda, che ad un certo punto sembra aumentare la velocità; il Finzi lancia due coppiole di siluri in rapida successione, da 2600 metri di distanza. Alle 22.10 (orario di bordo) il Celtic Star viene colpito alla sala macchine; queste ultime vengono poi fermate e vengono messe a mare due scialuppe (altre due sono andate distrutte nel siluramento) ed alcune zattere. Il mercantile affonderà all’1.12 (00.48 per altra fonte)  nel punto 04°08’ N e 17°35’ O (per altra fonte 04°16’ N e 17°44’ O, 350 miglia a sudovest di Freetown). (Secondo altra versione, il Finzi avrebbe usato anche il cannone, oltre ai siluri, per affondare il Celtic Star).
Dei 66 membri dell’equipaggio del Celtic Star, due rimangono uccisi nel siluramento, mentre gli altri si mettono in salvo (quelli che sono in acqua o sulle zattere vengo tutti trasferiti sulle due lance). Il Finzi emerge e si avvicina alle imbarcazioni, ma il comandante Mackie del Celtic Star fa manovrare la sua in modo da nasconderla nell’oscurità, così che il battello italiano non nota la sua presenza; il sommergibile raggiunge invece l’altra scialuppa, al comando del primo ufficiale W. Tulip, affiancandola, ed il comandante Rossetto chiede se vi sia il comandante, che è consuetudine prendere prigioniero. I naufraghi rispondono, mentendo, che questi è morto, pertanto dal Finzi viene chiesto se ci siano il direttore di macchina oppure altri ufficiali nella scialuppa, ma tutti tacciono; Rossetto, non volendo indugiare oltre perché conscio del fatto che anche dalle altre imbarcazioni riceverebbe le stesse risposte, e perché il sommergibile ha intercettato la richiesta d’aiuto del Celtic Star, nella quale si riferiva la posizione dell’attacco (il che verosimilmente avrebbe causato l’arrivo sul posto di unità nemiche), dice ai naufraghi che prenderà prigioniero uno di loro. Immediatamente uno di essi, il marinaio canadese George Pattinson, che è già stato affondato un paio di volte in precedenza, si offre come prigioniero e viene pertanto preso a bordo dal Finzi (alla domanda incuriosita del comandante Rossetto, sul perché si fosse offerto, Pattinson risponderà “E’ la terza [o quarta] volta che faccio naufragio. Ogni volta sono stato salvato, riportato a terra, nuovamente imbarcato, nuovamente affondato: sono stanco di fare il naufrago!”. L’episodio sarà poi ritratto dal pittore di Marina Rudolf Claudus in un suo dipinto). Rossetto domanda poi ai naufraghi se desiderino qualcosa, e questi ultimi chiedono solo sigarette e fiammiferi; il comandante Rossetto fa distribuire ai superstiti la sua razione personale di sigarette, dato che lui non fuma. (Secondo Amleto Sommaruga, reduce del Finzi, invece, nessuno degli occupanti della scialuppa volle salire a bordo del Finzi e darsi prigioniero, così che – dato che occorreva prendere un prigioniero –, quando i naufraghi chiesero le sigarette, diversi pacchi delle quali furono loro consegnati, il primo naufrago che prese i pacchi venne portato a bordo del Finzi quale prigioniero, mentre gli altri ringraziarono calorosamente e poi si allontanarono). Il Finzi lascia poi la zona dell’attacco; i 63 uomini del Celtic Star rimasti sulle due imbarcazioni verranno avvistati l’indomani da un Sunderland della RAF e tratti in salvo dal peschereccio antisommergibile HMT Wastwater in giornata, per poi essere sbarcati a Freetown.
(Per altra fonte il Finzi avvistò il Celtic Star il 29 marzo, ma lo affondò solo il giorno seguente).
1° aprile 1943
Intorno alle 21, mentre procede all’altezza del Tropico del Cancro, deve immergersi a causa dell’arrivo di un aereo.
3 aprile 1943
Transita in superficie una ventina di miglia a nordovest di Capo Verde.
6 aprile 1943
Avvista in serata un piroscafo che, tuttavia, è illuminato, dunque neutrale, pertanto non attacca.
10 aprile 1943
A causa della scarsità di nafta, il Finzi deve fermare uno dei motori, dovendo per questo proseguire a velocità molto bassa. Durante la notte transita al largo dello Stretto di Gibilterra.
12 aprile 1943
Intorno alle otto è costretto all’immersione dall’arrivo di un velivolo; rimane immerso per alcune ore, avvertendo diverse bombe di profondità esplodere in lontananza ed il rumore delle eliche di un cacciatorpediniere in allontanamento. Riemerge alle 10.30, al largo di Lisbona.
14 aprile 1943
Intorno alle sei rileva un aereo in arrivo e s’immerge, restando poi sott’acqua sino a tarda sera, sino a dopo aver sentito diversi lanci di bombe di profondità effettuati a grande distanza. Procede poi con entrambi i motori.
15 aprile 1943
Nuova immersione, intorno alle 4, a causa di un aereo. Riemerge nel pomeriggio ma deve immergersi di nuovo.
16 aprile 1943
Dopo aver navigato in superficie per gran parte della notte, giunge a circa 200 miglia dall’imbocco della Gironda. Di giorno si deve immergere per sei volte a causa di aerei.
17 aprile 1943
Comunica a Betasm la propria posizione, concordando l’appuntamento con l’unità tedesca assegnata alla scorta fino all’estuario, e s’immerge poi a circa 50 metri, avvertendo nel pomeriggio bombe di profondità che scoppiano in lontananza ed il rumore delle macchine di cacciatorpediniere che si avvicinano. Dopo aver atteso, immobile e silenzioso, che le unità nemiche se ne vadano, il Finzi riemerge nel tardo pomeriggio, restando in superficie solo il tempo necessario alla ricarica delle batterie prima di immergersi.
18 aprile 1943
Il mattino della Domenica delle Palme il Finzi giunge all’estuario della Gironda, per essere scortato nell’ultimo tratto, come d’uso, da un dragamine tedesco. Giunto ad un centinaio di miglia da Bordeaux, ed a sole 25 miglia dal punto prefissato per l’incontro con la scorta, il Finzi s’immerge e durante l’attesa, nell’arco di un’ora e mezza, avverte una mezza dozzina di esplosioni di mine magnetiche.
Alle 6.33 viene avvistata la prima nave scorta, dunque il sommergibile emerge, issa la bandiera italiana e le bandierine rosse che indicano la stazza delle navi affondate durante la missione; tutti gli uomini si radunano in coperta.
Dal momento che nottetempo gli aerei britannici sono soliti lanciare mine magnetiche nell’estuario della Gironda, sebbene i dragamine magnetici provvedano quotidianamente a dragare le rotte di sicurezza, il Finzi segue il dragamine nella sua scia (altre tre navi tedesche, disposte con la prima “a croce” rispetto al sommergibile, lo proteggono da eventuali attacchi dall’aria nonché dal pericolo delle mine vaganti), e tutto l’equipaggio non in servizio viene fatto salire in coperta, per maggior sicurezza.
Alle 8.1, un paio d’ore prima dell’arrivo nella foce della Gironda, proprio quando appaiono all’orizzonte la terra ed il faro che segna l’imbocco del canale e l’equipaggio inizia a cantare di gioia per l’agognato ritorno dopo 76 giorni in mare, il Finzi fa scoppiare una mina magnetica, che, posata sul fondale a 30-40 metri di profondità, detona a centro nave, proprio sotto lo scafo, facendo sobbalzare il sommergibile e sollevando un’enorme colonna d’acqua a poppavia; gli uomini che sono sottocoperta si precipitano all’esterno, ma nel giro di pochi minuti appare evidente che il battello non sta per affondare, dopo di che il direttore di macchina ed il contabile ispezionano rapidamente l’interno e confermano che non vi sono perdite: il Finzi è miracolosamente uscito dall’esplosione senza danni gravi. Nel frattempo anche le navi scorta tedesche si sono avvicinate. Gli interni del Finzi sono sconvolti dall’onda d’urto, soprattutto nel locale più poppiero, dove si è aperta una falla nello scafo resistente, attraverso la quale viene imbarcata una considerevole quantità di acqua, ma il danno non è di particolare gravità.
A mezzogiorno il battello giunge a Le Verdon, dove la posta viene consegnata all’equipaggio, poi prosegue la navigazione lungo la Gironda in direzione di Bordeaux.
Alle 16 l’unità giunge in salvo alla base, ormeggiandosi alla banchina De Grasse dopo aver percorso 9680 miglia, accolto festosamente dal personale di Betasom (un picchetto d’onore del Battaglione San Marco, donne che consegnano mazzi di fiori – che verranno poi sistemati tra le bandierine issate sui periscopi –, lo Stato Maggiore di Betasom, altre autorità, una fanfara che suona l’inno nazionale ed una folla di marinai) e dal comandante della base, capitano di vascello Enzo Grossi. Quando il Finzi si ormeggia, viene accolto da un urrà lanciato dai presenti al suo equipaggio.
Il duplice successo del Finzi verrà anche annunciato dai bollettini di guerra, che però, insolitamente, daranno una stima al ribasso, invece che al rialzo, del tonnellaggio dei mercantili affondati: “Un nostro sommergibile, operante in Atlantico, al comando del Tenente di Vascello Mario Rossetto di Imperia, ha affondato il piroscafo greco Granikos di 3.000 tonnellate, che aveva un carico di piriti destinate all’Inghilterra e il piroscafo inglese Celtic Star di 3.000 tonnellate”. Il comandante Rossetto riceve due Medaglie di bronzo al Valor Militare.
Il Finzi sulla Gironda al rientro dalla sua ultima missione atlantica, il 18 aprile 1943 (g.c. STORIA militare)

Epilogo

La missione del febbraio-aprile 1943 fu l’ultima per il Finzi: la Kriegsmarine, infatti, aveva nel frattempo messo gli occhi sui rimanenti sommergibili italiani di Betasom. I comandi tedeschi, dotati di ottimi sommergibili “d’attacco” ma non di battelli da trasporto, avevano infatti bisogno di grossi sommergibili in grado di effettuare la traversata da e per il Giappone, per scambiare materie prime non reperibili in Europa (da parte giapponese) e nuove armi e tecnologia militare (da parte tedesca). La proposta tedesca, avanzata da Dönitz nel febbraio 1943, prevedeva che la Regia Marina trasformasse i suoi sommergibili oceanici ancora operanti da Bordeaux, logorati dal lungo servizio e qualitativamente inferiori agli U-Boote, in unità da trasporto da impiegarsi poi in viaggi verso l’Estremo Oriente (i lavori di conversione avrebbero richiesto sei settimane); in cambio la Kriegsmarine avrebbe ceduto alla Marina italiana altrettanti U-Boote dell’ottimo tipo VII C, che avrebbero potuto continuare, con bandiera ed equipaggi italiani, l’attività offensiva in Atlantico.
La proposta fu accettata, e per il Finzi, così come per gli altri battelli, ebbero inizio i lavori di trasformazione in sommergibile da trasporto, svolti dal limitato personale della base – sotto la direzione del maggiore del Genio Navale Giulio Fenu – che, nonostante non fosse specializzato né avesse abbondanza di risorse, riuscì ad eseguire i lavori celermente. Sul Finzi i cannoni ed il periscopio d’attacco, ormai superflui, vennero eliminati, così come alcuni elementi delle batterie degli accumulatori principali, mentre i depositi munizioni vennero trasformati in stive. Si pensò anche di eliminare i tubi lanciasiluri, ma il lavoro risultò lungo e complesso, pertanto, nell’urgenza di dover partire, si adottò solo una soluzione provvisoria. Anche buona parte delle poche “comodità” di bordo venne sacrificata per ottenere maggior spazio per il carico. I lavori su Finzi e Tazzoli avrebbero dovuto rendere questi due sommergibili in grado di trasportare fino a 240 tonnellate di materiali, rendendoli così di gran lunga i più capienti tra i sommergibili trasformati.
L’operazione era denominata «Aquila»; i sommergibili italiani ad essa destinati ricevettero un nominativo di copertura composto appunto dalla parola Aquila e da un numero progressivo: a Finzi fu assegnato il nominativo di Aquila IV (che da parte giapponese venne erroneamente traslitterato come “Akira n. 4”). Le unità coinvolte nell’operazione, partendo da Bordeaux, avrebbero dovuto trasportare a Sabang (Sumatra) e Singapore 100-200 tonnellate di mercurio, barre d’acciaio ed alluminio, prototipi di bombe, mitragliere da 20 mm, progetti di carri armati ed altro ancora, poi tornare in Europa con un’eguale quantità di gomma, zinco, tungsteno, chinino, oppio, bambù, palme ed altro; sia all’andata che al ritorno vi sarebbe stata la possibilità di trasportare anche alcuni passeggeri.
I lavori sul Finzi, svolti nel cantiere di Le Verdon, furono completati a fine luglio 1943, ed ad inizio agosto 1943 il sommergibile (del quale aveva assunto il comando il tenente di vascello Nicola Dellino), con le altre unità del suo gruppo, fu trasferito a Le Verdon in preparazione della sua partenza per Singapore (che sarebbe dovuta avvenire nel corso del mese stesso), ma a differenza di altri battelli già partiti per l’Estremo Oriente nei mesi precedenti, il Finzi non lasciò mai più Bordeaux. A seguito dell’invasione della Sicilia e della caduta di Mussolini, infatti, i comandi tedeschi non si fidavano più dell’Italia, che ritenevano, a ragione, prossima ad arrendersi agli Alleati; pertanto cercarono di ritardare la partenza da Bordeaux degli ultimi sommergibili italiani. Il Finzi fu quindi dapprima trattenuto a Le Verdon e poi rimandato a Bordeaux con varie scuse, in attesa dell’evolversi della situazione, e lì si trovava ancora in attesa di ricevere il carico quando, l’8 settembre 1943, fu annunciata la firma dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. Gli ordini di Supermarina prevedevano la distruzione dei sommergibili, ma il comandante di Betasom, capitano di vascello Enzo Grossi, salì invece sul Finzi dopo l’annuncio dell’armistizio, non parlò a nessuno degli ordini ricevuti da Supermarina, trasferì i suoi sommergibili nei bunker usati dagli U-Boote della XII Flottiglia tedesca (essendosi accordato con i comandi tedeschi) ed invitò l’equipaggio a continuare a combattere insieme alla Germania (ciò avvenne nel pomeriggio del 9 settembre; Grossi radunò tutto il personale di Betasom tra l’11 ed il 12 settembre, chiedendo a tutti di scegliere tra la prosecuzione della guerra a fianco dei tedeschi, oppure la prigionia in Germania). La maggior parte o tutto l’equipaggio, al pari del resto del personale che si trovava a Betasom (che fu chiamata per breve tempo «Base atlantica dell’Italia repubblicana»), aderì alla proposta di Grossi ed alla Repubblica Sociale Italiana, la cui bandiera fu issata sul Finzi da dopo l’armistizio fino al 14 ottobre 1943, quando l’equipaggio italiano venne sbarcato.
Parte degli uomini di Betasom vennero quindi impiegati nella difesa costiera, molti altri, dopo il rimpatrio, passarono nelle fila della X Flottiglia MAS (dove parte di essi andò a formare, nel giugno 1944, il Battaglione «Longobardo»); tra questi era anche il sottocapo elettricista Giuseppe Makuc del Finzi, istriano, che fu nuovamente assegnato all’imbarco su uno dei pochi e piccoli sommergibili armati dalla RSI in Adriatico, il tascabile CB 21 della X MAS, e che trovò la morte nell’affondamento di questo battello, a pochi giorni dalla fine del conflitto, quando il CB 21 fu speronato da un trasporto tedesco tipo KT ed affondato al largo di Pola: era il 29 aprile 1945.
Il Finzi fu incorporato nella Kriegsmarine il 14 ottobre 1943 (il giorno dopo che l’Italia ebbe ufficialmente dichiarato guerra alla Germania), ricevendo dapprima il nominativo di Merkator I (dopo l’armistizio, infatti, il nome dell’operazione di trasporto da e per l’Estremo Oriente era cambiato da Aquila in Merkator), per poi assumere il nome di UIT 21. Al suo comando, il 14 ottobre 1943, venne assegnato il tenente di vascello Friedrich Steinfeldt, proveniente dall’U 195, per il quale l’UIT 21 sarebbe stato il primo, ma inconsistente, comando.
Il 18 novembre 1943 l’UIT 21 salpò Bordeaux alla volta di Brest, dove giunse due giorni più tardi, entrando in cantiere per essere sottoposto a lavori di revisione e manutenzione, a seguito dei quali vennero effettuate delle prove di navigazione e d’immersione.
Il 1° dicembre l’UIT 21 lasciò Brest per tornare a Bordeaux, dove arrivò il 3 dicembre per essere sottoposto a nuovi lavori di conversione in trasporto (appare però strano, essendo tali lavori già stati effettuati nella primavera-estate 1943, anche se per altre fonti all’armistizio il Finzi era ancora ai lavori) che si conclusero il 12 marzo 1944. Al completamento dei lavori seguirono altre prove, che si conclusero il 19 marzo.
Sulle prime i comandi tedeschi pensarono di impiegare il sommergibile già italiano – come previsto già da prima, ma con equipaggio tedesco – in missioni di trasporto, ma, dato che il battello (e soprattutto l’apparato motore) erano ormai ridotti in cattive condizioni dal logorante impiego bellico, si decise di non impiegarlo e così l’idea non fu attuata, e l’ex Finzi, senza mai essere entrato in servizio, venne disarmato nell’aprile 1944. Il 15 aprile il comandante Steinfeldt lasciò pertanto il comando dell’UIT 21 per tornare al suo U 195, questa volta come comandante.
Il 20 agosto 1944 (per altre fonti il 25, il giorno stesso in cui Bordeaux fu conquistata dalle forze alleate), poco prima che le forze tedesche in ritirata lasciassero Bordeaux, il sommergibile venne minato da specialisti in demolizioni della Kriegsmarine e fatto saltare in aria. All’arrivo degli Alleati, ciò che restava del Finzi venne trovato all’interno del grande bunker realizzato a Bordeaux per ospitare gli U-Boote.
L’esplosione delle cariche di demolizione era stata tanto violenta da proiettare dei rottami del Finzi in aria per una quindicina di metri, fino a farli conficcare nella copertura del bunker: dove rimangono, incastrati e visibili, ancora oggi.


Caduti in guerra sul Finzi:

Aldo Fortini, capo di seconda classe, 23 anni, da Napoli (deceduto per attacco aereo il 18 settembre 1940)

Nicola Solipaga, comune (deceduto per attacco aereo il 18 settembre 1940)



I rottami del Finzi nella copertura del bunker degli U-Boote di Bordeaux.


La Charles Racine su Warsailors
L’UIT 21 su Navypedia
La guerra aeronavale lungo le coste dell’America meridionale
La missione atlantica del sommergibile G. Finzi

2 commenti:

  1. L'individuazione dei (probabili) resti del Finzi non è avvenuta dopo la guerra ma nell'aprile del 2013 ad opera di un ricercatore francese in seguito ad un sopralluogo nel settore chiuso al pubblico del bunker di Bordeaux.

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    1. Buongiorno, lo so; quando scrivo che all'arrivo degli Alleati ciò che restava del Finzi fu trovato nel bunker, mi riferisco non ai rottami rimasti incastrati, ma al relitto del sommergibile, che venne poi demolito.

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