giovedì 18 settembre 2014

Guglielmo Marconi

Il Marconi dopo il varo (da www.marina.difesa.it via Marcello Risolo e www.betasom.it)

Sommergibile oceanico della classe Marconi (1191 tonnellate di dislocamento in superficie e 1489 in immersione). Durante la guerra svolse una missione in Mediterraneo e sei in Atlantico, percorrendo 23.346 miglia in superficie (2260 in Mediterraneo 21.086 in Atlantico) e 1540 in immersione (375 in Mediterraneo e 1165 in Atlantico) ed affondando una nave da guerra di 1375 tonnellate di dislocamento (in Mediterraneo) e 7 navi mercantili per 19.887 tsl (in Atlantico).

Breve e parziale cronologia.

19 settembre 1938
Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone. Sarà il primo sommergibile italiano nella cui costruzione verrà sperimentata la saldatura elettrica, pur mantenendo, nella parte interna dello scafo resistente, un singolo coprigiunto a semplice fila di chiodi.

Il varo del Marconi (da “Gli squali dell’Adriatico. Monfalcone e i suoi sommergibili nella storia navale italiana” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999, via www.betasom.it)  

30 luglio 1939
Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
8 febbraio 1940
Entrata in servizio. Assegnato, dopo un breve ma intenso periodo di addestramento e prove in mare (senza nessuna crociera), al II Gruppo Sommergibili di Napoli.

Un’altra immagine del varo (da “I sommergibili di Monfalcone” di Alessandro Turrini, supplemento al n. 11-novembre 1998 della Rivista Marittima, via www.betasom.it)

10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il Marconi (CC Giulio Chialamberto) fa parte della XXII Squadriglia Sommergibili (II Grupsom, con base a Napoli), insieme al gemello Leonardo da Vinci, al Barbarigo, al Morosini ed all’Emo.
1° luglio 1940
Il Marconi (CC Giulio Chialamberto) prende il mare per la sua prima, ed unica, missione di guerra in Mediterraneo, da effettuarsi tra i paralleli di Alboran e la Spagna, quale parte di una linea continua d’avvistamento (11 sommergibili ripartiti in tre gruppi, il primo dei quali comprensivo di Marconi, Emo, Barbarigo e Dandolo) formata su ordine del Comando Sommergibili ad est dello stretto di Gibilterra. Il Marconi, insieme all’Emo, viene assegnato al settore più occidentale (il Marconi nella zona settentrionale, più vicina alla Spagna, l’Emo in quella più a sud del meridiano di Alboran, tra Marocco e Spagna).
2 luglio 1940
Alle 23.20 (altra fonte colloca l’avvistamento alle 23.30, mentre il battello è in superficie), nel punto 36°20’ N e 03°46’ O (o 36°25’ N e 03°48’ O; ad ovest di Alboran), il Marconi lancia due siluri, da una distanza di un chilometro, contro la nave più vicina di una formazione di sei cacciatorpediniere britannici provenienti da Gibilterra e diretti a levante. Dapprima viene lanciato un siluro che si rivela però difettoso e devia subito dalla rotta, quindi ne viene lanciato un altro, che, secondo alcune fonti, avrebbe danneggiato gravemente il cacciatorpediniere britannico Vortingern. In realtà, il Marconi sentì l’esplosione di uno dei siluri mentre s’immergeva in profondità, ma nessuna delle due armi colpì alcuna nave; il Vortingern riferì di essere stato mancato da un siluro.
Dopo l’attacco, il Marconi s’immerge e si allontana illeso nonostante la caccia antisommergibile di cui è fatto oggetto da parte del Vortingern stesso e del suo gemello Vidette.
8 luglio 1940
Il sommergibile comunica a Supermarina di aver avvistato la Forza H britannica in mare, proveniente da Gibilterra, informazione già segnalata a Roma dagli agenti segreti italiani a Tangeri. Il segnale di scoperta inviato dal Marconi, tuttavia, parla erroneamente di due cacciatorpediniere della classe Churruca (spagnoli) tra le unità dello schermo antisommergibile, cosa chiaramente impossibile. Il battello non attacca, onde proseguire nel proprio pattugliamento; potrà rifarsi più tardi.
È in corso l’operazione britannica «MA 5», un attacco da parte della Forza H contro gli aeroporti della Sardegna (azione diversiva per coprire un convoglio in navigazione tra Alessandria e Malta) per la quale sono uscite in mare la portaerei Ark Royal, le corazzate Valiant e Resolution, l’incrociatore da battaglia Hood, gli incrociatori leggeri Arethusa, Delhi ed Enterprise ed i cacciatorpediniere Faulknor, Foxhound, Fearless, Douglas, Active, Velox, Vortingern e Wrestler, Escort e Forester: ma l’operazione viene annullata perché l’effetto sorpresa viene meno, e la Forza H diventa oggetto di pesanti attacchi aerei italiani.
Intorno alle tre di notte dello stesso 8 luglio, nel punto 36°11’ N e 03°37’ O (o 36°20’ N e 03°46’ O; a sudovest di Minorca ed a nord di Algeri), il Marconi avvista i cacciatorpediniere britannici Escort e Forester, in navigazione verso Gibilterra, di ritorno dopo l’annullamento della missione. Il sommergibile inizia la manovra d’attacco ed alle 3.20 lancia un siluro contro il cacciatorpediniere di testa (l’Escort), poi subito s’immerge e si allontana per evitare di essere speronato dall’unità di coda (il Forester), che ha osservato l’attacco e diretto verso il Marconi per speronarlo. Viene colpito l’Escort, che riporta una falla di sei metri sul lato dritto, tra due locali caldaie (o nel locale caldaie prodiero), con conseguenti estesi allagamenti; due membri del suo equipaggio rimangono uccisi, 13 feriti. Il Forester bombarda pesantemente il Marconi in bombe di profondità, che tuttavia causano solo danni leggeri.
L’Escort verrà preso a rimorchio dal Forester per essere portato in salvo, e scortato dal Faulknor; per due giorni la situazione della nave apparirà sotto controllo, ma alle 6.10 dell’11 luglio, durante il rimorchio (effettuato di poppa), l’Escort svilupperà un improvviso sbandamento di 34°, dovendo essere abbandonato dall’equipaggio, per poi spezzarsi in due ed affondare alle 11.15 nel punto 36°20’ N e 03°40’ O (o 36°11’ N e 03°36’ O), a levante di Gibilterra.
(Alcune fonti affermano che l’Escort fosse stato danneggiato da attacchi aerei italiani prima di essere affondato dal Marconi, ma ciò è errato; altre riportano l’attacco del Marconi come avvenuto lo stesso giorno dell’affondamento dell’Escort, l’11 luglio).
13 luglio 1940
Il battello torna a Napoli, dove vengono riparati i lievi danni subiti nel corso della missione.
Viene successivamente deciso di mandare il Marconi in Atlantico, al pari dei suoi gemelli, per operare contro il naviglio alleato avendo base a Bordeaux (Francia occupata), sede della nuova base atlantica italiana di Betasom. Il Marconi è uno dei primi sommergibili selezionati per l’invio in Atlantico, in gruppo con Emo, Comandante Faà di Bruno, Reginaldo Giuliani, Maggiore Baracca, Luigi Torelli, Capitano Tarantini, Giuseppe Finzi ed Alpino Bagnolini.

Il Marconi a Napoli nell’agosto 1940 (g.c. Marcello Risolo via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)

6 settembre 1940
Salpa da Napoli diretto in Atlantico.
11 settembre 1940
Attraversa lo stretto di Gibilterra nottetempo (nelle prime ore dell’11), immergendosi a seguito dell’avvistamento di cacciatorpediniere di vigilanza, senza problemi.
15 settembre 1940
Raggiunge la propria area d’agguato, a nordovest della Galizia (Atlantico centrale) ed al largo di Capo Finisterre (poco a nord della zona assegnata al Finzi), dove passerà dieci giorni.
19 settembre 1940
Alle 3.15, nel punto 43°30’ N e 08°50’ O (16 o 25 miglia a nordest da Capo Vilán, nel Golfo di Biscaglia), il Marconi affonda con un siluro un bastimento che ha erroneamente identificato come un piroscafo di medie dimensioni: in realtà, è il piropeschereccio spagnolo Almirante José de Carranza, da 330 tsl, nave neutrale (e di una nazione neutrale favorevole all’Italia). Il siluro colpisce a poppa e provoca l’affondamento istantaneo della sfortunata navicella, con 14 dei 15 membri del suo equipaggio. Il Marconi recupera l’unico superstite, Antonio Oujo González, e lo trasborda successivamente su un altro peschereccio, il Maria Dolores.
25 settembre 1940
Giunto al limite dell’autonomia, fa rotta su Bordeaux. (Per altra fonte ciò avviene il 28 settembre).
29 settembre 1940
Arriva a Bordeaux, dove il comandante Chialamberto viene rimproverato dal comandante di Betasom, l’ammiraglio Angelo Parona, per il deludente esito della missione.
27 ottobre 1940
Lascia Bordeaux per portarsi a ponente della Scozia, facendo parte del gruppo «Bagnolini» (Bagnolini, Marconi, Baracca e Finzi), uno dei due gruppi d’attacco organizzati da Betasom per cooperare con gli U-Boote tedeschi nel Nordatlantico. È l’ultimo sommergibile del gruppo «Bagnolini» a prendere il mare.
4 novembre 1940
Informato nel pomeriggio della presenza di un convoglio dal gemello Alessandro Malaspina, si pone subito alla sua ricerca modificando la rotta, senza però trovarlo, poi prosegue verso il suo settore d’operazioni.
6-7 novembre 1940
Raggiunge, nottetempo, la zona d’agguato assegnata (tra 20° O e 26° O e tra 55°20’ N e 56°20’ N, ad ovest della Scozia). Viene avvisato che un convoglio diretto verso est, probabilmente l’«HX 84» (38 mercantili in navigazione da Halifax al Regno Unito, con la sola scorta dell’incrociatore ausiliario Jervis Bay), è in arrivo, e setaccia le acque ad ovest della propria posizione, ma non riesce a trovarlo. Cercano il convoglio anche i sommergibili italiani Giuseppe Finzi e Maggiore Baracca ed i tedeschi U 93, U 100, U 104, U 123, U 137 ed U 138.


Un’altra foto del battello (g.c. Gruppo di Cultura Navale)

8-9 novembre 1940
Nel primo pomeriggio dell’8 intercetta un messaggio inviato dal piroscafo Cornish City (unità dispersa del convoglio «HX 84», del quale è la nave di bandiera del capoconvoglio), che chiede aiuto per un’altra nave che è danneggiata (per altra fonte, che solamente conferma di aver sentito un’esplosione). Il Marconi inizia a cercare la nave in difficoltà menzionata dal Cornish City (a bordo del sommergibile si ritiene però che sia il Cornish City stesso la nave danneggiata, perché colpita da siluro, dunque il Marconi si dirige subito verso la sorgente del messaggio radio), ma – nel punto 56°01’ N e 17°50’ O –, dopo aver avvistato il Cornish City stesso, incappa nel cacciatorpediniere britannico Havelock, che ha anch’esso captato il messaggio (per la fonte che parla di sola esplosione nel messaggio del Cornish City, l’Havelock si era portato in testa al convoglio perché aveva attribuito le esplosioni a siluri), e che lo costringe ad immergersi e lo sottopone a pesante caccia con bombe di profondità (ne vengono lanciate 14) per tutto il pomeriggio, fino a sera. (Per altra fonte, nella notte tra il 6 ed il 7 il Marconi avvista il Cornish City, molto vicino, ed emerge e mette le macchine a tutta forza per attaccarlo, ma viene avvistato dall’Havelock e costretto ad immergersi con la rapida).
Il Marconi s’immerge rapidamente ad oltre 125 metri, e le bombe di profondità, che esplodono a quote minori (da parte britannica non è ancora noto che i sommergibili dell’Asse possano immergersi tanto in profondità), causano solo alcuni danni leggeri; poi il sommergibile emette aria, nafta, oggetti e rottami, per simulare il proprio affondamento. Il comandante dell’Havelock, avvistati rottami, aria, lubrificante e carburante emergere e ribollire in superficie, cade nell’inganno, ed il cacciatorpediniere se ne va. Per lungo tempo sussisterà l’errata convinzione che l’attacco dell’Havelock, in realtà diretto contro il Marconi, abbia affondato il sommergibile Comandante Faà di Bruno, scomparso in Atlantico negli stessi giorni.
Il Marconi si rimette poi alla ricerca della nave menzionata dal Cornish City ed anche di una portaerei con alcuni cacciatorpediniere frattanto segnalata dal sommergibile Otaria. (Per altra fonte, dapprima si mette a cercare il mercantile danneggiato, poi, avendo ricevuto il messaggio che parla di una portaerei scortata da tre cacciatorpediniere, si pone alla ricerca di quest’ultima). Riuscirà a trovare, appena prima del tramonto del 9 novembre, la nave mercantile: si tratta della motonave svedese Vingaland da 2734 tsl (partita da New York via Halifax e diretta a Glasgow al comando del capitano I. Sjögren, con un carico di acciaio e merci varie), anch’essa unità dispersa del convoglio «HX 84» (che si è infatti disperso il 5 novembre per sfuggire all’attacco della corazzata tascabile tedesca Admiral Scheer, che ha affondato il Jervis Bay e cinque mercantili). Alle 9.45 dell’8 novembre, successivamente all’attacco dell’Admiral Scheer, la Vingaland è stata colpita a centro nave sulla dritta da due bombe sganciate da un Focke-Wulf FW 200 “Condor” tedesco (del I/KG. 40 della Luftwaffe), che hanno ucciso 7 dei 26 membri dell’equipaggio del Vingaland e causato violenti incendi che hanno in breve avvolto tutta la nave. I superstiti hanno abbandonato la nave e sono stati recuperati alle 13.45 dal piroscafo britannico Danae II, dello stesso convoglio. Quando il Marconi la trova, la motonave è ferma con incendio a poppa. Alle 5.45 del 10 ottobre (per altra fonte alle 21.05 del 9), dopo aver lanciato un primo siluro andato a vuoto a causa del mare grosso al traverso (che ostacola il lancio), il sommergibile ne lancia un altro contro la nave danneggiata (la cui stazza sovrastima in 10.000 tsl, apprezzando al contempo, erroneamente, che la nave stia ancora navigando, con rotta nord), colpendola e causandone il rapido affondamento nel punto 55°41’ N e 18°24’ O (o 55°00’ N e 17°55’ O), circa 290 miglia ad ovest-nord-ovest di Erris Head (Irlanda).
Il successo del Marconi verrà annunciato nel bollettino di guerra alcuni giorni dopo.
14 novembre 1940
Nel primo mattino avvista a grande distanza un mercantile di stazza valutata in 4000 tsl, ma il periscopio d’attacco è fuori uso dall’inizio della missione, e per usare il secondo periscopio occorre far emergere parte della torretta fuori dall’acqua, più volte. Un siluro, lanciato da 2500 metri, manca il bersaglio a causa delle avverse condizioni meteomarine, che ostacolano anche l’avvicinamento e costringono il battello, insieme all’apparente intenzione, da parte del mercantile, di speronarlo, a rinunciare all’attacco, essendo la nave nemica più veloce.
16 novembre 1940
Avendo ricevuto un altro messaggio, si pone alla ricerca di un convoglio di 10-20 trasporti in navigazione a 9 nodi (l’«HG 46») segnalato da un’altra unità, ma il mare ormai in tempesta impedisce di manovrare e riduce la velocità, e non riesce a trovare il convoglio (anche perché è troppo lontano dalla zona in cui quest’ultimo è stato avvistato).
18 novembre 1940
Ricevuta un’ulteriore segnalazione, si mette a cercare un altro grosso convoglio, ma di nuovo non lo trova a causa del maltempo, che lo rallenta.
19 novembre 1940
Giunto al limite dell’autonomia, si avvia in serata sulla rotta di rientro.
28 novembre 1940
Giunge a Bordeaux, dove viene sottoposto all’usuale periodo di lavori di manutenzione.
16 gennaio 1941
Parte da Bordeaux diretto ad ovest di Oporto.
21 gennaio 1941
Raggiunge la propria zona d’operazioni.
In seguito, non trovando unità nemiche, si sposta nella zona compresa tra Lisbona e la foce del Tago, ponendosi in agguato al largo della foce del fiume in attesa di un convoglio di una ventina di navi partito da Gibilterra e diretto in Inghilterra.
10 febbraio 1941
Viene scoperta una consistente perdita di carburante, causata da un’avaria alle casse di nafta, che lo obbliga a rinunciare a cercare il convoglio. Il mattino stesso, comunque, attacca in immersione un piroscafo, senza riuscire a colpirlo.
12 febbraio 1941
Non essendo l’avaria riparabile in mare, lascia il settore d’agguato per tornare alla base.
17 febbraio 1941
Arriva a Bordeaux, dove subisce di nuovo un lungo periodo lavori di manutenzione.
L’ammiraglio Angelo Parona, comandante di Betasom, propone nel suo rapporto un rimprovero per il comandante Chialamberto, ma la proposta viene respinta dal Comando Sommergibili, in considerazione dei consumi e delle perdite di nafta subite, che hanno menomato la capacità operativa del battello. Maricosom concorda invece con Betasom sugli errori di apprezzamento commessi nell’interpretazione delle segnalazioni ricevute circa i movimenti del convoglio, con conseguente mancata partecipazione agli attacchi coordinati aerei e subacquei tedeschi contro il convoglio.
Il comandante Chialamberto viene successivamente assegnato al Bagnolini e rilevato dal TV (successivamente promosso CC nel gennaio 1942 per meriti di guerra) Mario Paolo Pollina.

Il Marconi in Atlantico nel 1941 (Coll. Guido Alfano via Giorgio Parodi e www.naviarmatori.net)

13 maggio 1941
Prende il mare al comando del TV Pollina diretto a ponente dello stretto di Gibilterra, per quella che sarà la sua missione di maggior successo. Fa parte di un gruppo di sommergibili disposti da nord a sud lungo il dodicesimo meridiano, insieme ad Argo, Veniero, Velella, Brin, Mocenigo ed Emo, per attaccare il traffico mercantile da e per Gibilterra in direzione nord-sud (Argo, Mocenigo e Veniero sono incaricati dell’individuazione dei convogli, Marconi, Velella, Brin ed Emo dell’attacco ai convogli avvistati dagli altri tre).
Successivamente attacca il convoglio «HG 69», senza successo.
30 maggio 1941
Alle otto del mattino, nel punto 35°20’ N e 08°45’ O (al largo della Spagna ed un centinaio di miglia a nordovest di Casablanca), lancia due coppiole di siluri, una dopo l’altra (per altra fonte tre siluri), contro la cisterna militare britannica Cairndale, da 8129 tsl, che sta navigando da Gibilterra (da dov’è partita il 26 maggio) a Curacao scarica e scortata dalle corvette Coreopsis e Fleur de Lys dopo aver partecipato, quale rifornitrice della Forza H, alla famosa caccia alla corazzata tedesca Bismarck. La Cairndale viene colpita da due siluri ed affonda in soli quattro minuti nel punto 35°19’ N e 08°33’ E (170 miglia ad ovest-sud-ovest di Capo Trafalgar e 187 miglia ad ovest-sud-ovest di Gibilterra), con 4 vittime tra l’equipaggio (i superstiti, tra cui il comandante Reginald John Harland, vengono recuperati dal rimorchiatore di soccorso HMS St. Day e sbarcati a Gibilterra). Poco dopo l’affondamento le due corvette passano al contrattacco, sottoponendo il Marconi a pesante caccia con bombe di profondità, cui si uniscono poi anche altre navi: i caccatorpediniere Faulknor, Fury e Forester vengono appositamente inviati da Gibilterra, e più tardi anche le corvette Azalea e Woodruff ed il peschereccio antisommergibile Imperialist sopraggiungono per partecipare alla caccia.
Nonostante sette attacchi da parte delle navi britanniche, il Marconi esce dalla caccia solo con lievi danni, e più tardi riesce anche a silurare, nel punto 35°28’ N e 08°11’ O, un’altra cisterna britannica, la British Yeoman. A causa della grande distanza del lancio, tuttavia, il siluro (forse inesploso, tanto che sul Marconi si pensa di aver mancato il bersaglio) non causa che lievi danni, e la petroliera raggiunge Gibilterra senza problemi.
1° giugno 1941
Alle 14.52 il Marconi attacca a cannonate, nel punto 35°40’ N e 10°30’ O (o 35°31’ N e 11°30’ O, o 36°02’ N e 11°10’ E; 170 miglia ad ovest/sudovest di Capo Trafalgar e 137 miglia a sudovest di Capo San Vincenzo), un piccolo piroscafo non identificato. Dopo aver aperto il fuoco senza preavviso, il sommergibile spara una cinquantina di colpi, fino a ridurre la nave sconosciuta ad un relitto in fiamme, che poco dopo affonda. Purtroppo, dopo l’affondamento, il comandante del bastimento, José dos Santos Bodas, spiega all’equipaggio del sommergibile che la nave affondata era il peschereccio portoghese (quindi neutrale) Exportador Primeiro, da 318 tsl, diretto a Lisbona con 300 tonnellate di pesce pescato nelle acque di Capo Blanco. La piccola nave era sprovvista dei contrassegni (distintivi di nazionalità) che permettessero di riconoscerla quale unità di nazionalità neutrale.
Due dei 22 membri dell’equipaggio dell’Exportador Primeiro rimangono uccisi, altri tre gravemente feriti. Il Marconi non può soccorrere i superstiti, che comunque riusciranno a raggiungere Olhão due giorni dopo. Il governo portoghese cercherà di nascondere l’incidente.
5 giugno 1941
Si mette a cercare un convoglio che gli è stato segnalato via radio dal sommergibile Velella (l’«OG. 63» di 39 navi, partito da Liverpool il 25 maggio e diretto a Gibilterra), e lo trova dopo alle 23.50 nel punto 35°05’ N e 11°45’ O, 350 miglia ad ovest di Gibilterra. Marconi e Velella si avvicinano per tentare di penetrare nelle colonne del convoglio, ma sono costretti ad allontanarsi dall’intervento della scorta.
6 giugno 1941
Attacca nuovamente il convoglio, portandosi a 500 metri dalla sua prima unità ed iniziando un attacco, della durata di cinque minuti, nel quale lancia tutti i siluri rimasti, rivendicandone quattro a segno. La prima coppiola, alle 4.22, apparentemente danneggia in pozione 35°32’ N e 11°05’ O una nave cisterna identificata come tipo “Daghestan” da 5742 tsl (sul Marconi si ritiene di averla affondata; questo però nel dopoguerra non risulta), la seconda, alle 4.25, causa il rapido affondamento, nel punto 35°30’ N e 11°30’ O (347 miglia ad ovest di Gibilterra ed a sudovest di Capo San Vincenzo), del piroscafo britannico Baron Lovat da 3395 tsl (in navigazione dal Tyne a Huelva con 3245 tonnellate di carbone e 35 uomini di equipaggio, tutti salvati dallo sloop HMS Wellington), e gli ultimi due siluri, alle 4.27, rispettivamente affondano il piroscafo svedese Taberg da 1392 tsl (in navigazione in zavorra da Glasgow a Huelva; 16 vittime su 22 uomini d’equipaggio, i 6 superstiti verranno recuperati da una nave da guerra britannica e sbarcati a Gibilterra), nel punto 35°36’ N e 11°12’ O e, secondo le stime del comandante Pollina, danneggiano anche un’altra nave la cui stazza è valutata in 8000 tsl, in posizione 35°32’ N e 11°05’ O.
Finiti i siluri e fatto segno di cannonate, il Marconi s’immerge e, evasa la dura caccia con cariche di profondità immergendosi a quota elevata e restando sott’acqua sino al pomeriggio, inizia nella notte la navigazione di ritorno a Bordeaux.
20 giugno 1941
Giunge alla base, ricevendo poi nuovi lavori.


Il Marconi di ritorno a Bordeaux nella tarda primavera del 1941, alla conclusione di una missione (g.c. STORIA militare)

3 agosto 1941
Lascia Bordeaux per la quinta missione, ad ovest di Gibilterra (insieme al Finzi), per intercettare tre convogli là diretti, segnalati dalla ricognizione aerea tedesca.
Il settore d’operazioni assegnato è a circa 200 miglia dallo stretto di Gibilterra.
10-16 agosto 1941
Si mette alla ricerca, insieme ai sommergibili italiani Giuseppe Finzi e Veniero ed ai tedeschi U 79, U 93, U 94, U 109, U 124, U 126, U 331 ed U 371, del convoglio «HG. 69» (Gibilterra-Regno Unito).
11 agosto 1941
Durante la sera viene informato della presenza in zona di un convoglio (l’«HG. 70»), che raggiunge, forzando le macchine allo scopo ed avvistando alle 3.35 (o 3.45), nel punto 37°16’ N e 09°50’ O (o 37°32’ N e 10°20’ O), la cannoniera HMS Deptford (distaccata dal convoglio «OG. 70» per aggregarsi alla scorta dell’«HG. 70») e la corvetta HMS Convolvulus, appartenenti alla scorta. Lancia due siluri contro la Deptford, ritenendo di averla colpita con una delle armi, ma in realtà (da fonti alleate) non risulta che la Deptford (né alcuna altra nave) sia stata danneggiata. Sottoposto a caccia da Deptford e Convolvulus, perde il contatto con il convoglio.
14 agosto 1941
Ritrova il convoglio ed alle 12.01 (per altra fonte alle 19, od alle 9 del 13) attacca con tre siluri il piroscafo jugoslavo Sud da 2589 tsl (il quale, in navigazione in zavorra da Gibilterra ad Halifax, si è separato dal convoglio «HG. 70» per proseguire da solo verso la sua destinazione, essendo il convoglio diretto a Liverpool), immobilizzandolo in posizione 41°00’ N e 17°41’ O (a nordest delle Azzorre) ed aspettando che l’equipaggio lo abbandoni, per poi aprire il fuoco con il cannone.
Frattanto, però, sopraggiunge anche il sommergibile tedesco U 126 (capitano di corvetta Ernst Bauer). Marconi ed U 126 sparano rispettivamente 25 e 33 salve con i cannoni contro il Sud, che l’U 126 finisce poi con un siluro. Per una versione, l’U 126 sarebbe sopraggiunto mentre il Marconi attendeva l’abbandono della nave per poi affondarla a cannonate, e l’avrebbe affondata con un siluro.
Secondo altra versione, invece, alle 12.01 il Marconi lancia un siluro contro il Sud ma non lo colpisce, poi apre il fuoco con il cannone da 100 mm, colpendolo circa 25 volte; alle 15.15 anche l’U 126, che aveva avvistato il piroscafo jugoslavo già alle 9.55, apre il fuoco, mettendo a segno 8 dei 33 colpi sparati contro la fiancata del mercantile. Entrambi i sommergibili interrompono il tiro quando la nave prende fuoco, ma questa rimane a galla; il comandante Pollina si sarebbe rifiutato di usare un altro siluro per finirla (considerate le sue ridotte dimensioni), e per questo l’U 126, alle 16.01, avrebbe lanciato un siluro con i tubi di poppa, colpendo il mercantile all’altezza dell’albero poppiero, e causandone l’affondamento in un paio di minuti nel punto 41°00’ N e 17°41’ O.
I 33 membri dell’equipaggio del Sud verranno tutti salvati dal piroscafo portoghese Alferrarede.
15 agosto 1941
Marconi, Finzi, U 123, U 124 ed U 126 formano uno sbarramento contro il convoglio, ma senza risultati.
17 agosto 1941
Cessa di cercare il convoglio.
20 agosto 1941
Cerca infruttuosamente, insieme ai sommergibili Giuseppe Finzi e Comandante Cappellini, il convoglio «HG. 71» partito da Gibilterra con la scorta del Deptford e delle corvette Convolvulus, Samphire, Auricola e Marigold.
Il Marconi inizia poi la navigazione di rientro.
23 agosto 1941
Arriva a Bordeaux.



Due foto, scattate a pochi secondi di distanza l’una dall’altra, del Marconi ormeggiato nella base di Betasom (sopra: da “Le navi del re. Immagini di una flotta che fu” di Achille Rastelli, edizioni SugarCo, 1988, via www.betasom.it; sotto, g.c. STORIA militare)


La fine

Dopo le ultime fruttuose missioni, il comandante Pollina (che al comando del Marconi si era guadagnato due Medaglie d’argento al Valor Militare ed una Croce di Guerra al Valor Militare, oltre alla promozione da tenente di vascello a capitano di corvetta per merito di guerra) si ammalò, e per la sesta missione dovette essere sostituito dal capitano di corvetta Livio Piomarta. Quest’ultimo, essendo il suo sommergibile ai lavori, si era offerto per rimpiazzare Pollina. Questa apparente sfortuna avrebbe in realtà salvato la vita al comandante Pollina.
Il 5 ottobre 1941 il Marconi lasciò Bordeaux per l’ultima volta, diretto verso Gibilterra, per intercettare un convoglio insieme ai sommergibili Archimede, Barbarigo e Galileo Ferraris. Il sommergibile dapprima incrociò al largo di Oporto, senza trovare navi nemiche, poi si portò a sudest (per altra fonte a nordest) delle Azzorre (il 22 ottobre si trovava 720 miglia ad ovest-nord-ovest dallo Stretto di Gibilterra), sempre senza risultato, ed il 26 ottobre si spostò a ponente di Lisbona.
Il 22 ottobre era partito da Gibilterra il convoglio britannico «HG 75», diretto a Liverpool e composto da 17 navi, ed il comando di Betasom aveva inviato ad intercettarlo il Marconi, l’Archimede, il Barbarigo ed il Ferraris.
Il 28 ottobre 1941 il Marconi segnalò di aver avvistato, alle 5.15 di quel giorno, del tiro illuminante a grande distanza, ed alle 11.30 comunicò a Betasom (a seguito di una richiesta da parte della base) di essere in posizione 42°55’ N e 21°55’ O (a nordest delle Azzorre), di aver avvistato un convoglio e di essersi posto al suo inseguimento con l’intento di attaccare. In quel momento, come risultò dalle rilevazioni radiogoniometriche del sommergibile tedesco U 564 (tenente di vascello Reinhard Suhren; questo sommergibile, avendo già attaccato il convoglio con successo ed essendo rimasto senza siluri, continuava a seguirlo per mantenere il contatto e permettere agli altri sommergibili in arrivo, tra cui il Marconi, di raggiungerlo), il Marconi si trovava una trentina di miglia a sud dell’«HG 75», con rotta nord, in posizione 42°15’ N e 21°45’ O. Questo fu l’ultimo segno di vita che più si ebbe dal Marconi.
Alle 14, in base ad una segnalazione del B.d.U. tedesco (che alle 11.30 indicava la posizione del convoglio «HG 75» come 39°55’ N e 20°15’ O, con rotta nord), Betasom ordinò ai sommergibili in mare di spostarsi in nuove posizioni allo scopo di intercettarlo: al Marconi venne ordinato di portarsi nel punto 40°25' N e 20°45' O, ma il sommergibile non diede mai il ricevuto a quest’ordine: con ogni probabilità, non lo ricevette mai.
Alle 16 del 31 ottobre il comando di Betasom, preoccupato dal silenzio del Marconi e del Ferraris (che era stato affondato il 25 ottobre dal cacciatorpediniere britannico Lamerton), chiese a tutti i sommergibili in mare di effettuare controlli sui loro apparati radio e di riferire la loro posizione in condizioni di mare favorevoli. Né il Marconi né il Ferraris risposero.
Alle 11 del 3 novembre Betasom chiese al Barbarigo quando avesse sentito l’ultima trasmissione del Marconi; questi rispose «alle 11.11 del 28 ottobre». Dalla base si continuò invano a tentare di contattare il Marconi fino al 5 novembre, ma non ci fu mai alcuna risposta.

Il sommergibile e l’intero equipaggio – 10 ufficiali e 52 tra sottufficiali e marinai – furono inghiottiti dall’Atlantico; per lungo tempo la loro fine rimase avvolta nel mistero, sorte toccata a tanti altri sommergibili scomparsi in guerra. Il Marconi fu dichiarato perduto ad ovest di Gibilterra in data imprecisata tra il 28 ottobre ed il 4 dicembre 1941, data che segnava il limite dell’autonomia.
Il comandante Livio Piomarta venne decorato, alla memoria, con la Medaglia d’oro al Valor Militare.

Alcune fonti hanno a suo tempo ipotizzato che la sparizione del Marconi dovesse imputarsi a “fuoco amico” da parte del sommergibile tedesco U 67, che avrebbe affondato per errore il Marconi il 28 ottobre 1941 durante l’attacco ad un convoglio al largo del Portogallo, ma in realtà in quella data l’U 67 non era nemmeno in mare, trovandosi nel porto di Lorient dal 19 ottobre al 26 novembre 1941 (avendo concluso la propria seconda missione il 16 ottobre, mentre la terza sarebbe iniziata solo il 26 novembre).
L’unica azione antisommergibile che potrebbe aver portato alla perdita del Marconi fu quella eseguita il 28 ottobre 1941 dal cacciatorpediniere britannico Duncan, di scorta al convoglio «HG 75». Alcuni storici hanno affermato che l’azione del Duncan non possa aver affondato il Marconi, perché non coincidente con la zona in cui il sommergibile operava, ma probabilmente tali asserzioni si basano sulle risultanze della Commissione d’Inchiesta Speciale sulla perdita del Marconi, presieduta dall’ammiraglio Paolo Maroni, pubblicate l’11 febbraio 1948. Nei documenti della CIS, infatti, la posizione dell’ultimo messaggio del sommergibile viene indicata in 42°55’ N e 21°55’ E, ma si tratta in realtà di un errore, come notato dal ricercatore Platon Alexiades leggendo i messaggi intercorsi tra il Marconi e Betasom; la reale posizione indicata dal sommergibile differiva infatti di un grado di latitudine, 41°55’ N e 21°55’ E. Mentre se fosse stato in posizione 42°55’ N e 21°55’ E il Marconi si sarebbe trovato in posizione avanzata rispetto al convoglio, trovandosi nel punto 41°55’ N e 21°55’ E lo stava seguendo.
Alle 12.14 del 28 ottobre lo sloop britannico Rochester (capitano di corvetta Conway Benning Allen), facente parte della scorta del convoglio «HG 75», aveva ottenuto al radiogoniometro HF/DF un contatto radio in posizione approssimata 42° N e 21° O, che indicava la presenza di un "sommergibile italiano" che stava inseguendo il convoglio da un po’ di tempo. Alle 12.30 il Duncan (capitano di corvetta Arthur Nichol Rowell), che aveva lasciato il convoglio per effettuare un rastrello antisommergibile a poppavia dello stesso, si diresse verso la posizione segnalata dal Rochester; alle 12.33 il cacciatorpediniere avvistò un sommergibile in superficie, a circa sei miglia di distanza. La posizione era 41°57’ N e 21°56’ O (300 miglia a nordest delle Azzorre), molto vicina all’ultima posizione segnalata dal Marconi. Dato che l’orario usato dalle navi britanniche in quella zona era un’ora indietro rispetto a quello italiano, l’avvistamento del Marconi (se di questi si trattava) da parte del Duncan (12.33 ora del Duncan) avvenne alle 13.33 secondo l'orario italiano.
Il sommergibile sconosciuto s’immerse, ed il Duncan, portata la velocità a 26 nodi, si portò sulla sua verticale ed iniziò la ricerca con l’ASDIC.  
Ottenuto il contatto, il Duncan iniziò l’attacco, gettando due “pacchetti” di cinque bombe di profondità ciascuno, seguiti da una carica singola regolata a 152 metri di profondità. L’ASDIC si guastò però ad attacco in corso, mentre si stava preparando il secondo pacchetto di bombe di profondità, così che queste dovettero essere lanciate a caso.
Dopo l’attacco non si emerse in superficie nulla che potesse indicare che il sommergibile fosse stato danneggiato; dopo aver riparato l’ASDIC, il Duncan venne raggiunto da un secondo cacciatorpediniere, il Lamerton (capitano di corvetta Hugh Crofton Simms), che stava riunendosi al convoglio dopo aver affondato il Ferraris ed essersi rifornito a Porto Delgada (Azzorre). Duncan e Lamerton proseguirono la ricerca del sommergibile fino alle 17, ma senza risultato, dopo di che lasciarono la zona per ricongiungersi al convoglio. In questo frangente il Rochester ottenne un nuovo contatto al radiogoniometro HF/DF, su trasmissione radio di un sommergibile proveniente dal settore sinistro; Duncan e Lamerton ricevettero l’ordine di cercarlo, ma non trovarono nulla. Il sommergibile rilevato dal Rochester in questa seconda occasione era l’U 564, che alle 12.35 aveva segnalato via radio la posizione (39°05’ N e 20°05’ O) e rotta (330°) del convoglio.
Nel dopoguerra, la Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico riferì all’Ufficio Storico della Marina Militare italiana che «At 1214/28 October an Italian submarine, call-sign 67N [segnale di chiamata 67/N], was placed by W/T in approx 42° N, 21° W and 19 minutes later (1233/28) the destroyer DUNCAN attacked a submarine contact with depth charges, results not known. The DUNCAN reported having first sighted the submarine on the surface six miles away».
Il Duncan non recuperò rottami od altro che potesse provare l’affondamento, ma non ci sono altre ipotesi concrete sulle cause della perdita del Marconi. Né i sommergibili tedeschi in zona (U 563 e U 564) né quelli italiani (Archimede e Barbarigo) riferirono di aver subito caccia antisom il 28 ottobre.
Fu questa, con ogni probabilità, la fine del sommergibile.


Scomparvero con l’unità:

Bruno Andresi, sergente
Luigi Arentino, sergente
Giulio Baratto, marinaio
Angelo Bassanino, capo di terza classe
Giovanni Angelo Bazzea, 32 anni, da Santa Maria di Sala, capo meccanico di seconda classe (MAVM, CGVM)
Silvio Bernardi, sottotenente altri corpi
Alessandro Bossi, marinaio
Aldo Bucci, marinaio
Bruno Bullo, sottocapo
Eugenio Canetti, secondo capo
Bruno Capacci, secondo capo
Ario Cappellini, marinaio
Francesco Carini, sottocapo
Bonaventura Cassin, sottocapo
Aldo Celotto, sottotenente di vascello
Antonio Centola, marinaio
Attilio Checchin, secondo capo
Pietro Ciattaglia (o Cittaglia), aspirante guardiamarina
Giuseppe Cibin, sottocapo
Aldo Cistietti, sottocapo
Angelo Coletta, capo di terza classe
Giorgio Corazzi, guardiamarina
Vincenzo Di Gregorio, marinaio
Ugo Dodero, sottotenente altri corpi
Gesualdo Esposito, sottocapo
Giuseppe Fava, sergente
Erminio Ferrari, sottocapo
Carlo Gagliardi, sottocapo
Emilio Gari, marinaio
Pietro Garzoli, sottocapo
Giacomo Ghisolfi, secondo capo
 Mario Gianoli, capo di seconda classe
Raffele Gigante, tenente di vascello
Francesco Giordano, secondo capo
Luigi Giorgetti, marinaio
Antonio Gorin, sottocapo
Angelo Licchetta, sergente
Antonino Loiacono, sottocapo
Quintino Macera, marinaio
Giuseppe Maio, marinaio
Marcello Marconi, marinaio
Mario Marmorino, marinaio
Domenico Marri, sottocapo
Giulio Milesi, secondo capo
Angelo Nappi, marinaio
Giuseppe Narta, secondo capo
Giuseppe Noventa, sottocapo
Sergio Novi, sottotenente di vascello
Aldo Parolari, marinaio
Livio Piomarta, 33 anni, da La Spezia, capitano di corvetta (comandante) (MOVM, MAVM, MBVM)
Bonfiglio Prati, sottocapo
Enzo Rossi, secondo capo
Francesco Sainas, marinaio
Mario Sorvito, marinaio
Pietro Totis, capitano del Genio Navale (direttore di macchina)
Aldo Traversa, sottocapo
Nunzio Turizio, marinaio
Manlio Valchera, sottotenente di vascello
Enzo Valdevit, marinaio
Alessandro Vanni, marinaio
Corrado Villa, marinaio
Bartolo Ziino, marinaio


La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita al capitano di corvetta Livio Piomarta, nato a La Spezia il 29 marzo 1908:

“Comandante di sommergibile dislocato in mari lontani, affrontava in condizioni particolarmente sfavorevoli l’agguerrito avversario, riportando brillanti successi. Essendo prossima l’evacuazione della Colonia, minacciata da soverchianti forze avanzanti, con fredda determinazione ed audacia pari all’arduo compito forzava con l’unità al suo comando lo stretto di Perim e, dopo fortunosa navigazione attraverso due oceani, riparava in base navale alleata. Assumeva subito dopo volontariamente, in sostituzione di ufficiale superiore sbarcato per motivi di salute, il comando di unità similare destinata ad ardua missione di intercettazione, in Atlantico, di importante convoglio fortemente scortato da forze navali ed aeree. Dopo lungo e tenace inseguimento, preso contatto con l’avversario, lo attaccava con audace azione e serena noncuranza del pericolo infliggendogli dure perdite. Dava così nuova prova delle sue elevate virtù militari e professionali. Sottoposto successivamente a violenta caccia scompariva in mare con la nave e con i suoi uomini che avevano tutto osato nell’adempimento del più alto dovere verso la Patria. Fulgido esempio di indomito valore e di altissime virtù di comandante.
Oceano Atlantico, 26-31 ottobre 1941”



Si ringraziano Francesco Mattesini e Platon Alexiades.

Il Marconi con l’equipaggio schierato in coperta (da “I sommergibili in Mediterraneo”, USMM, Roma 1972, via Marcello Risolo e www.betasom.it)

16 commenti:

  1. Sono il nipote di un secondo capo del Marconi e finalmente ho trovato l'elenco completo dell'equipaggio dove figura anche il nome di mio zio, fa un certo effetto vedere il proprio nome tra i caduti, infatti mi hanno dato lo stesso nome dello zio scomparso.

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  2. Ufficiale di Marina21 aprile 2016 21:54

    Sapevo della scomparsa di un fratello di mia nonna materna su un sommergibile nel '42.
    Stasera ho finalmente saputo dove e come. Era Francesco Sainas un maro' cagliaritano di 20 anni.
    Onori.

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  3. Avevo sempre sentito parlare del fratello di mia nonna che imbarcato su un sommergibile durante la seconda guerra mondiale era disperso in mare. Sono un Ufficiale in congedo da qualche settimana dalla mia M.M. e volevo rivolgermi all'Archivio Storico per avere notizie. Invece ieri sera ho fatto una ricerca su Internet e l'ho trovato, il suo nome era tra l'equipaggio del Guglielmo Marconi. Onori alla medaglia di bronzo Francesco Sainas.

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  4. Per mia ricerca, il sommergibile Guglielmo Marconi fu affondato alle ore 12.33-12.40 del 28 ottobre 1941, con bombe di profondità, dopo avvistamento e contatto all'asdic, dal cacciatorpediniere britannico DUNCAN a 300 miglia a nord-est delle Azzorre, in lat. 41°57’N, long. 21°56’W. Confermato da uboat.net.
    Francesco Mattesini – Roma

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    1. Le mando quanto ho scritto nei siti AIDMEN, WIKIPEDIA, uboat,net, e portato alla visione dell'Ufficio Storico Marina Militare e Rivista Marittima. Potete usare le inmformazioni. Gradirei una risposta. Grazie.

      Francesco Mattesini




      L’AFFONDAMENTO DEL SOMMERGIBILE GUGLIELMO MARCONI
      28 OTTOBRE 1941

      Durante l’inseguimento e l’attacco dei sommergibili tedeschi e italiani contro il convoglio HG.75, partito da Gibilterra il 22 ottobre 1941 e diretto a Liverpool, Betasom, il Comando dell’11° Gruppo Sommergibili di Base a Bordeaux, impiegò nell’operazione il Guglielmo Marconi, Archimede, Galileo Ferraris e Agostino Barbarigo. Di essi il Galileo Ferraris (tenente di vascello Filippo Flores) fu affondato il 25 ottobre dal cacciatorpediniere britannico Lamerton (capitano di corvetta Hugh Crofton Simms), mentre del Marconi (capitano di corvetta Livio Piomarta) non si seppe più nulla e la sua fine è rimasta un mistero mai, fino a ora, dipanato.
      Dopo aver segnalato di avere avvistato alle 05.15 del 28 ottobre tiro illuminante a grande distanza, alle 11.30 il Marconi comunicò di trovarsi in lat. 42°55'N, long. 21°55'W, posizione che in base alle segnalazioni radiogoniometriche del sommergibile tedesco U-564 (tenente di vascello Reinhard Suhren) che teneva il contatto con l’HG.75 assieme all’U-563 (sottotenente di vascello Klaus Bargsten), risultava spostata di circa 30 miglia a sud del convoglio, con rotta nord in lat. 42°15’N, long. 21°45’W. Seguì il silenzio, e quindi nessuna risposta alle chiamate ripetute continuamente da Betasom, che inutilmente continuò a tentare di mettersi in contatto anche con l’affondato Ferraris.
      Un realtà si deve ritenere che il Marconi sia andato perduto nel corso di una caccia iniziata subito dopo la sua ultima trasmissione del 28 ottobre per l’attacco del cacciatorpediniere britannico Duncan. Alle 12.30 su indicazione di un contatto radio in approssimativamente lat. 42°N, long. 21°W, ottenuto alle 12.14 al radiogoniometro HF/DF dallo sloop Rochester, indicante la presenza di un "sommergibile italiano" che da qualche tempo stava seguendo il convoglio, il Duncan del capitano di corvetta Arthur Nichol Rowell diresse verso la posizione segnalata e diciannove minuti dopo, alle 12.33, avvistò l’unità subacquea a una distanza di circa 6 miglia. Aumentata la velocità a 26 nodi raggiunse la posizioni in cui il sommergibile si era prontamente immerso, e ne iniziò la ricerca con l’asdic.
      Ottenuto il contatto con il sommergibile in profondità, il Duncan iniziò l’attacco, ma per un guasto all’asdic, avvenuto mentre si preparava il secondo pacchetto di bombe di profondità, dovette lanciarle a caso. Riparato lo scandaglio acustico il Duncan, che non aveva notato segni di danni al sommergibile venire alla superficie del mare (results not known), fu raggiunto dal cacciatorpediniere Lamerton del capitano di corvetta Hugh Crofton Simms, che dopo aver affondato il Ferraris stava rientrando nel convoglio da un rifornimento a Porto Delgada (Azzorre); ma la ricerca del sommergibile non ebbe successo, e alle 17.00 la caccia durata quattro ore e mezzo fu abbandonata dai due cacciatorpediniere per raggiungere il convoglio. Trattandosi di un" sommergibile italiano", come scrisse la Sezione Storica dell'Ammiragliato britannico all'Ufficio Storico della Marina Militare (lettera H.S.L. 129/58 del 31 dicembre 1958), non poteva essere che il Marconi, ma all'epoca dai due enti storici non fu compreso.
      Ecco il testo originale dalla lettera H.S.L. 129/58:
      “At 1214/28 October an Italian submarine, call-sign 67N [segnale di chiamata 67/N], was placed by W/T in approx 42° N, 21° W and 19 minutes later (1233/28) the destroyer DUNCAN attacked a submarine contact with depth charges, results not known. The DUNCAN reported having first sighted the submarine on the surface six miles away”.

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    2. 2^ PARTE


      Mentre le due navi scorta britanniche dirigevano a forte velocità per ricongiungersi al convoglio HG.75, lo sloop Rochester (capitano di corvetta Conway Benning Allen) ottenne un nuovo contatto al radiogoniometro HF/DF su una trasmissione radio di un sommergibile proveniente dal settore sinistro. Allora il Duncan e il Lamerton furono diretti via radio a caccia del sospettato sommergibile, ma la ricerca non portò a nessun contatto e conseguentemente le due unità guerra raggiunsero l’HG-75 poco prima della mezzanotte del 28 Ottobre. Questo secondo sommergibile doveva essere l’U-564 che alle 12.35 aveva dato la posizione del convoglio in lat. 39°05’N, long. 20°05’W con rotta 330°, trasmettendo segnali radiogoniometrici.
      Dai diari dei due sommergibili tedeschi del Gruppo “Brenslau”, che avendo attaccato con successo affondandarono il cacciatorpediniere Cossak (U-563) e i tre piroscafi Carsbreck, Ariosto e Alhama (U-564) ed essendo rimasti senza siluri continuavano a dare la caccia al convoglio, per portare a contatto l’U-432 che arrivava da nord e i sommergibili italiani Marconi, Archimede e Barbarigo, risulta che l’U-563 aveva perso il contatto alle ore 12.30 del giorno 28, quando emergendo l’HG.75 non era più in vista.
      L’U-564, che continuò a trasmettere gli spostamenti del convoglio fino all’arrivo in serata dell’U-432, che poi attaccò affondato il piroscafo britannico Ulea, alle ore 20.00 del medesimo giorno 28 iniziò la navigazione di rientro alla base. Poiché l’U-563 e l’U-564 non riportarono alcuna caccia da parte di unità nemiche, né la subirono il Barbarigo e l’Archimede, è del tutto naturale sostenere che il sommergibile attaccato dal Duncan, dopo le ore 12.33 a sud del convoglio, non poteva essere che il Marconi, rimasto vittima delle bombe di profondità del cacciatorpediniere britannico.
      Occorre dire che su una segnalazione del B.d.U. (che alle ore 11.30 del 28 ottobre dava il convoglio HG.75 in lat. 39°55’N, long. 20°15’W, rotta Nord), Betasom aveva trasmesso ai sommergibili di raggiungere nuove posizioni per intercettarlo. Al Marconi fu comunicato di portarsi in lat. 42°45’N, long. 22°05’W, ma è difficile che in quelle ore il sommergibile, probabilmente in immersione sotto attacco, abbia potuto ricevere quell’ordine, al quale poi non dette il ricevuto.
      Perdurando il silenzio del Marconi e anche del Ferraris alle 16.00 del 31 ottobre Betasom, nella speranza di poter ottenere risposta e nell’eventualità che essi potessero essere in condizioni di ricevere e di non trasmettere per avarie agli apparati trasmittenti, chiese a tutti i sommergibili in mare di eseguire controlli agli apparati radiotelegrafici e di dare la loro posizione in condizioni di mare favorevoli. Rispose soltanto il Barbarigo (capitano di corvetta Enzo Grossi), poiché l’Archimede (capitano di corvetta Marino Salvatori) rimase silenzioso fino alle 07.15 del 4 novembre, quando segnalò che sarebbe rientrato alla base per il mattino del 5. Il silenzio dell’Archimede, che al pari degli altri tre sommergibili italiani non riuscì ad effettuare alcun attacco, fu una nuova fonte di preoccupazione per Betasom, poi risoltasi bene, mentre parecchio dolore portò alla Base la perdita del Marconi e del Ferraris.

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    3. 3^ PARTE

      Il Comandante di Betasom, capitano di vascello Romolo Polacchini, nella sua relazione n. 714/SRP del 12 dicembre 1941, trasmessa a Supermarina, riferendosi alla perdita del Marconi scrisse che il sommergibile doveva essere andato perduto “dopo le 1130 del 28 ottobre, data in cui ha trasmesso l’ultimo telegramma”. Nella speranza di avere una risposta dal Marconi e per fornirgli opportuni ordini, Betasom anche nei giorni seguenti continuò, fino al 5 novembre, a trasmettere al sommergibile che però non dette più «segno di vita». Fu anche chiesto al Barbarigo, alle 11.00 del 3 novembre, quando avesse sentito l’ultima trasmissione del Marconi e la risposta fu: «alle 11.11” del 28 ottobre.
      Quindi l’ora dell’ultima trasmissione del Marconi, che Betasom ha riportato nei suoi documenti alle ore 11.30 del 28 ottobre 1941, appare vicina, e quindi compatibile, con la scoperta radiogoniometrica del sommergibile italiano alle 12.14 e l’inizio dell’attacco del cacciatorpediniere Duncan alle ore 12.33, a 300 miglia a nord-est delle Isole Azzorre in lat. 41°57’N, long. 21°56’W.

      Francesco Mattesini

      Roma, 24 ottobre 2016

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    4. Ancora grazie per il contributo: appena avrò tempo provvederò ad integrare le informazioni nella pagina esistente.

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    5. Signor Colombo.

      le sono molto grato. Se ha bisogno di altre informazioni sono a disposizione.

      Cordialmente

      Francesco

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  5. Signor Colombo,

    in ultima parte del mio articoletti, dovrebbe aggiungervi questa frase:

    Occorre precisare che l’orario usato dalle navi britanniche in quella zona dell’Atlantico era un’ora indietro rispetto a quello italiano e tedesco. Pertanto le 12.33, ora dell’inizio dell’attacco del Duncan al Marconi, corrispondeva a Betasom alle ore 13.33.

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    1. Ho appena provveduto ad integrare nel testo questa precisazione sull'orario.

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  6. Signor Colombo

    Riporto quanto da lei scritto:

    “Invano l’ammiraglio Angelo Parona, comandante di Betasom, diramò l’ultimo ordine: “Dal C.te in capo C. A. Parona URGENTE-Sala radio ordine di servizio n XJ. Disporre ascolto continuo tutte frequenze collegamento R. S. G. Marconi per 36 ore – Ogni quattro ore
    trasmettere richiesta posizione atlantica – A qualsiasi ora riferire eventuale contatto e posizione – URGENTE”.

    Considerazioni e correzione:

    Non era l’ammiraglio Angelo Parona il Comandante di Betasom, ma il capitano di vascello Romolo Polacchini, che lo sostituì il 18 settembre 1941. Il messaggio va controllato, mi sembra sospetto o che non si riferisce all’ultima missione del MARCONI, ma a una precedente, sotto Parona. Inoltre, argomento fondamentale, non porta l’ora né data di trasmissione.


    Per quanto risulta dai documenti di Betasom, la posizione dell’ultimo messaggio del MARCONI alle 11.30 è giusta: 42°55’ N e 21°55’O.
    Un’ora e tre quarti dopo (13.14 ) lo sloop ROCHESTER intercettò con l’ecogoniometri la trasmissione di un sommergibile italiano in approssimativamente 42° N, 21° W e il cacciatorpediniere DUNCAN avvistò il sommergibile 19 minuti dopo, per poi attaccarlo e affondarlo in 41°57’ N e 21°56’ W.
    Betasom, alle ore 14.00, aveva assegnato al MARCONI la posizione da raggiungere: 40°25’N, 20°45’W ( e non 41°57’ N e 21°56’W che è un mio errore essendo l’ora di attacco del DUNCAN).

    Francesco

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    1. Stranamente, non riesco a ritrovare la fonte del messaggio di Parona: a questo punto, lo elimino del tutto dal testo. Ho poi corretto i dati secondo quanto da lei indicato.

      Grazie ancora

      Lorenzo Colombo

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  7. Caro Signor Colombo, ci sarebbe da aggiungere al suo testo quanto segue:

    Un’ultima considerazione.
    Secondo la lettera H.S.L. 129/58 della Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico, il siluramento del piroscafo Ulea si sarebbe verificato alle 0012 del 28 ottobre in lat. 41°13’N, long. 21°38’W, e il suo affondamento in lat. 41°17’N, long. 21°40’W. Vi sono quindi cinque ore di differenza rispetto all’ora di attacco riportata nel Diario dell’U-432. Secondo un’ipotesi avanzata dall’Ufficio Storico della Marina Militare, che riteneva possibile che l’Ulea fosse stato affondato dal Marconi (che avrebbe certamente comunicato l’attacco nelle sue trasmissioni del mattino del 28), la Sezione Storica dell’Ammiragliato, nella citata lettera, scrisse:

    “E’ possibile che il MARCONI abbia affondato l’ULEA alle 0012/28 ottobre 1941 e che circa 12 ore più tardi sia stato affondato dal DUNCAN”.

    Da ciò si deduce, inequivocabilmente, che la Sezione Storica dell’Ammiragliato era arrivata alla conclusione che il Marconi poteva essere stato affondato dal Duncan. Poiché la lettera, inviata al Direttore dell'Ufficio Storico ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, fu certamente consultata all’epoca della stesura del libro I Sommergibili negli Oceani, in cui non se ne fa alcun cenno, è possibile che l’ipotesi britannica fosse stata sottovalutata o non presa in considerazione.

    Francesco

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    Risposte
    1. La ringrazio per questa ulteriore precisazione.

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