venerdì 5 settembre 2014

Manfredo Camperio


La Mauly (foto tratta da www.naviearmatori.net, utente Commis)

Già Mauly, motonave da carico da 5463 tsl, 4883 tsn e 8268 tpl, lunga 118,68 metri (124,3 per altra fonte) e larga 16,38, pescaggio 8,87 m, velocità 12,8 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Lloyd Triestino (con sede a Trieste), matricola 202 al Compartimento Marittimo di Venezia.

Breve e parziale cronologia.

2 giugno 1924
Impostata nel Cantiere Navale Triestino (poi CRDA) di Monfalcone (numero di costruzione 137).
27 dicembre 1924
Varata nel Cantiere Navale Triestino di Monfalcone come Mauly.
21 agosto 1925
Completata per la Cosulich Società Triestina di Navigazione, con sede a Trieste. Stazza lorda originaria 5942,67 tsl, stazza netta 3812,38 tsn, portata lorda 8560 tpl.
1926
Acquistata dalla Società Veneziana di Navigazione a Vapore, con sede a Venezia, ed iscritta al Compartimento Marittimo di Venezia.
1937
Acquistata dal Lloyd Triestino.
5 luglio 1940
Requisita a Bari dalla Regia Marina.
27 luglio 1940
Partecipa all’operazione «Trasporto Veloce Lento» salpando da Napoli per Tripoli alle 5.30, in convoglio con i piroscafi Maria Eugenia, Bainsizza e Gloriastella, l’incrociatore ausiliario Città di Bari e le motonavi Francesco Barbaro e Col di Lana, scortate dalle torpediniere Orsa, Procione, Orione e Pegaso (IV Squadriglia Torpediniere) e dai cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Libeccio e Scirocco della X Squadriglia (forniscono inoltre supporto a distanza, nelle giornate del 30 e 31 luglio e del 1° agosto, anche aliquote delle forze da battaglia, con 5 incrociatori pesanti, 6 incrociatori leggeri e 15 cacciatorpediniere).
30 luglio 1940
Intorno alle 14 il convoglio cui appartiene la Mauly viene attaccato, circa 20 miglia a sud di Capo dell’Armi (ed a sudovest di Capo Spartivento), dal sommergibile britannico Oswald, che lancia alcuni siluri contro il Grecale e la Col di Lana: il cacciatorpediniere riesce però a schivare le armi, che mancano anche la motonave.
1° agosto 1940
Alle 9.45 tutte le navi del convoglio raggiungono Tripoli senza danni.
10 dicembre 1940
La Mauly sta navigando da Tripoli a Palermo con il piroscafo Tembien e la pirocisterna Marangona, quando quest’ultima, a mezzogiorno, urta una mina nel punto 36°13’ N e 11°59’ E, 27 miglia a sud di Pantelleria, per poi affondare dopo tre ore.
24 dicembre 1940
Derequisita dalla Regia Marina.
20 gennaio 1941
Nuovamente requisita dalla Regia Marina a Genova. Mai iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.

Il primo siluramento

Alle 4.30 del 12 febbraio 1941 la Mauly lasciò Tripoli in convoglio con il piroscafo Tembien ed il mercantile tedesco Leverkusen, con la scorta della torpediniera Centauro.
Alle 9.30 dello steso giorno il sommergibile britannico Utmost, al comando del capitano di corvetta Richard Douglas Cayley, avvistò il convoglio a tre miglia per 100°, mentre quest’ultimo procedeva con rotta 260°. Il battello britannico manovrò per attaccare il mercantile di testa, nonché il più grande (sebbene la sua stazza fosse stata da Cayley sovrastimata in 8000 tsl): proprio la Mauly, che divenne il bersaglio di un lancio di tre siluri. Subito dopo aver lanciato, l’Utmost s’immerse a 24 metri.
Due delle armi mancarono il bersaglio, ma una andò a segno, colpendo a poppa la Mauly in posizione 32°50’ N e 13°20’ E (o 33°00’ N e 12°00’ E, o 35°41’ N e 23°01’ E), a nord di Zuara ed al largo di Tripoli: la motonave, seriamente danneggiata ed abbandonata dall’equipaggio, rimase però a galla, mentre la Centauro, dalle 9.54 alle 10.22, diede infruttuosamente la caccia al sommergibile lanciando 25 bombe di profondità. L’Utmost, illeso, si ritirò verso nordest, ed alle 11.30 tornò a quota periscopica per osservare la Mauly appoppata ed immobilizzata, mentre il convoglio aveva ripreso la navigazione verso ovest ed alcuni aerei pattugliavano la zona. L’equipaggio della motonave tornò poi a bordo, ma la Mauly restava immobilizzata.
Da Tripoli fu inviata poi sul posto una piccola nave soccorso, la Giuseppe Orlando: questa, al suo arrivo, trovò il mare tanto mosso che comandante e direttore sanitario dell’Orlando, di comune accordo, ritennero che tentare di trasbordare l’equipaggio della Mauly sarebbe stato un azzardo. Per tutelare la sicurezza dell’equipaggio della motonave, perciò, il comando dell’Orlando decise di intraprendere un’operazione poco ortodossa per una nave soccorso, il cui unico compito sarebbe stato di soccorrere naufraghi e feriti: prendere a rimorchio la Mauly. Così fu fatto, e successivamente l’Orlando fu rilevata nel rimorchio da un vero e proprio rimorchiatore mandato da Tripoli, il Polifemo; sempre dalla città libica giunse anche la vecchia torpediniera Rosolino Pilo, inviata a sostituire la Centauro che era proseguita con il resto del convoglio. Ci volle un’intera settimana perché la Mauly riuscisse a raggiungere Tripoli, dove poté essere avviata alle riparazioni. L’appuntamento con l’abisso, però, era solo rinviato.

L’attacco alla Mauly nel diario di bordo dell’Utmost (da Uboat.net):

“0930 hours - Sighted a convoy of three merchant ships [Mauly, Tembien, Leverkusen] escorted by one destroyer [la Centauro] bearing 100°, range 3 nautical miles, enemy course 260°. Started attack on the leading and largest ship of about 8000 tons [la Mauly]. Fired three torpedoes and obtained one hit. Utmost went to 80 feet after firing the torpedoes.
0954 to 1022 hours - 25 Depth charges were dropped. HE indicated that two escorts were hunting [in realtà c’era la sola Centauro]. No damage was sustained. Utmost retired to the North-East.
1130 hours - Returned to periscope depth. Saw the target down by the stern and stopped. Aircraft were patrolling the area. The convoy meanwhile made off to the West.”

30 marzo 1941
Ribattezzata Manfredo Camperio.

L’affondamento

Il 24 agosto 1942 la Manfredo Camperio, con a bordo 260 uomini (truppe ed equipaggio) oltre ad un carico di rifornimenti per le truppe operanti in Nordafrica, salpò da Brindisi diretta al Pireo, scortata dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (al comando del capitano di vascello Aldo Cocchia). Nella notte le due navi attraversarono il Golfo di Patrasso, mentre aerei britannici attaccavano il Canale di Corinto, poco lontano; il mattino successivo, una bomba a scoppio ritardato lanciata durante quell’incursione esplose sul ciglio del canale proprio mentre la Manfredo Camperio vi stava transitando, ma fece solo molto rumore e nessun danno. Una volta al Pireo, Camperio e Da Recco formarono un unico convoglio insieme ad un’altra motonave, la Tergestea, ed alle torpediniere Climene e Polluce, provviste di ecogoniometro come del resto il Da Recco. Dal Pireo, alle 17 del 26 agosto, il convoglio prese il mare diretto a Bengasi. Camperio e Tergestea trasportavano provviste e munizioni; Cocchia, che era caposcorta, considerò che, essendo le due motonavi piuttosto lente, una volta superata Creta il convoglio sarebbe stato in mare aperto per circa ventiquattr’ore, trovandosi a dover percorrere il tratto al largo della costa libica, quello più pericoloso, di notte invece che di giorno, come Cocchia avrebbe preferito. Se non altro, dato che recentemente i sommergibili nemici avevano incrementato la propria attività, era stato disposto che alcune unità munite di ecogoniometro pattugliassero la sua rotta per scongiurare il rischio di attacchi.
In tutto, ben sette mercantili erano partiti da Suda per il Nordafrica, più o meno contemporaneamente, suddivisi in cinque convogli, con la scorta complessiva di due cacciatorpediniere (più altri due assegnati a scorta temporanea) e sette torpediniere (più altre due assegnate a scorta temporanea).
All’insaputa di tutti, però, il servizio di decrittazione britannico “ULTRA” aveva intercettato un messaggio della Luftwaffe riguardante le scorte aeree da assegnare a questo ed ad altri convogli in mare contemporaneamente: i comandi britannici vennero così a conoscenza dei particolari su rotte ed orari dei convogli. In particolare, già il 25 agosto “ULTRA” poté segnalare che la Camperio aveva lasciato Brindisi alle 20 del 24 e si sarebbe unita alla Tergestea, per attraversare il Canale di Corinto il 26 mattina, imboccandolo all’alba ed uscendone alle 9, per poi proseguire a 10 nodi verso Bengasi con arrivo previsto per le 12 del 28 agosto. “ULTRA” confermò il tutto con nuove intercettazioni anche il 26 agosto.
Il sommergibile britannico Umbra (che all’epoca portava ancora il nominativo provvisorio di P 35), al comando del tenente di vascello Stephen Lynch Conway Maydon, ricevette l’ordine di intercettare il convoglio in base alle informazioni ricevute.
La mattina del 27 agosto il convoglio uscì dal canale di Cerigo, lasciandosi alle spalle la torpediniera Orione, che, dotata di ecogoniometro, era stata inviata a perlustrare le acque prospicienti Creta alla ricerca di eventuali sommergibili nemici.
Alle 7.20 l’Umbra avvistò le navi italiane (sorvolate da due aerei) su rilevamento 025°, mentre queste procedevano a 10 nodi su rotta 245°, ed iniziò subito l’attacco; alle 7.48, nel punto 35°39’ N e 23°05’ E, il sommergibile lanciò quattro siluri contro la Camperio, che era il mercantile più vicino, a 2740 metri di distanza. Il secondo siluro, difettoso, non partì.
Alle 7.49, poco dopo che l’Orione era svanita all’orizzonte e senza che gli ecogoniometri delle navi della scorta segnalassero alcunché, la Camperio fu colpita da uno o due siluri: per alcuni attimi si poté distinguere la scia dell’arma sulla superficie del mare, mentre un’alta colonna d’acqua si alzava sul fianco della motonave, poi quest’ultima s’incendiò.
Cocchia diramò subito gli ordini usuali per queste circostanze: la Tergestea sarebbe dovuta proseguire scortata dalla Climene, la Polluce avrebbe dato assistenza alla danneggiata Camperio e ne avrebbe recuperati i naufraghi, mentre il Da Recco avrebbe dato la caccia al sommergibile.
La Polluce, al comando del tenente di vascello Tito Burattini, fece tutto quanto era in suo potere per salvare la motonave colpita: mandò a bordo un gruppo di membri del proprio equipaggio incaricati dello spegnimento dell’incendio, sfruttò tutti i mezzi antincendio a sua disposizione, cercando anche di attraccare alla Camperio per poterli meglio impiegare, ma non servì a nulla. Le munizioni del carico alimentarono l’incendio, che divampò ovunque, ed entro poco tempo la Manfredo Camperio si ridusse ad un relitto galleggiante divorato dalle fiamme.
Il comandante Cocchia, che dal Da Recco osservava i tentativi di salvare la motonave, dovette concludere che ormai non c’era più nulla di recuperabile, e che anzi la Polluce, perseverando nei suoi sforzi, avrebbe potuto essere travolta da un’eventuale esplosione del carico: pertanto fu lui stesso ad ordinare a Burattini di lasciar perdere la Camperio, allontanarsi dalla pericolosa motonave in fiamme e limitarsi a recuperarne l’equipaggio.
Nel mentre il Da Recco si era posto alla ricerca del sommergibile: Cocchia, per la quale la Camperio era il terzo mercantile silurato in tre missioni di scorta consecutive, risalì la scia del siluro, localizzò il sommergibile con l’ecogoniometro, ed iniziò a lanciare le bombe di profondità. Le prime due scariche furono senza risultato; nel frattempo, la Climene segnalò di aver localizzato all’ecogoniometro un secondo sommergibile (contro il quale fu poi inviata dal Pireo la torpediniera Orsa) e di aver avvistato la scia di un siluro diretta verso il Da Recco. Cocchia ordinò alla Climene di cambiare rotta, in modo da uscire dalla zona pericolosa il prima possibile, poi lanciò una terza salva di cariche di profondità e vide apparire in superficie delle tracce di nafta; tornato sulla loro verticale, il Da Recco lanciò un’altra salva di bombe di profondità e vide emergere una grossa colonna d’aria accompagnata da nafta e rottami. Mentre il cacciatorpediniere invertiva la rotta per un ultimo attacco, l’equipaggio vide affiorare quello che sembrava essere il sommergibile capovolto, che scomparve di nuovo dopo pochi secondi. Ritenendo di aver affondato l’unità nemica, il Da Recco accelerò al massimo per ricongiungersi a Climene e Tergestea, con le quali giunse a Bengasi l’indomani.
In realtà, la caccia del Da Recco – con il lancio di 29 bombe di profondità, dalle 7.52 alle 8.21 – non aveva arrecato alcun danno all’Umbra, che era rimasto immerso a 55 metri: alle 8.50, anzi, il sommergibile tornò a quota periscopica, ed avvistò la Camperio appoppata, che bruciava furiosamente, e la Polluce che le girava intorno.
Dieci minuti dopo, anzi, Maydon diede ordine di iniziare a ricaricare il tubo di lancio numero 2, quello il cui siluro non era partito, ma non ebbe il tempo di intervenire per finire la sua vittima.
Dopo aver completato il salvataggio dei naufraghi della Camperio, la Polluce non poté far altro che accelerare, a cannonate, l’affondamento della motonave in fiamme, che esplose ed affondò alle 12.28 nel punto 35°39’ N e 23°07’ E (o 35°41’ N e 23°01’ E, trenta miglia ad ovest di Creta), circa 35 miglia ad ovest di Capo Spada (Creta). Dei 260 uomini imbarcati sulla Manfredo Camperio, cinque erano rimasti uccisi o dispersi, e 40 feriti.
Terminato il suo compito, la Polluce si allontanò verso nordest, e raggiunse il Pireo con i 255 naufraghi.
Nel pomeriggio del 27 agosto, Roma dovette informare Bengasi che la Camperio, attesa con la Tergestea, non sarebbe mai arrivata. “ULTRA” decrittò anche questo messaggio, così confermando da solo il successo delle proprie intercettazioni.


L’affondamento della Camperio nel giornale di bordo dell’Umbra (da Uboat.net):

“0720 hours - Sighted two merchant ships [Camperio e Tergestea] escorted by a Navigatori class destroyer [il Da Recco] and a Spica class torpedo boat [Polluce o Climene] bearing 025°. Enemy course was 245°, speed 10 knots. Started attack.
0737 hours - Sighted two more destroyers / torpedo boats hull down to the North-East [una avrebbe dovuto essere Polluce o Climene, non è chiaro quale fosse la seconda, forse l’Orione].
0742 hours - Sighted two aircraft over the convoy.
0748 hours - In position 35°39'N, 23°05'E fired four torpedoes at the nearer of the two merchant vessels [la Camperio]. Range was 3000 yards. One, possibly two hit(s) was / were obtained. The second torpedo fired did not run.
0757 hours - Depth charging started.
0821 hours - The last depth charges were dropped. 29 In all were counted but no damage was done to P 35 which was at 180 feet.
0850 hours - Returned to periscope depth. Sighted one of the Merchants down by the stern and burning fiercely [la Camperio]. She was circled by a Spica class torpedo boat [la Polluce].
0900 hours - Commenced reloading. No.2 tube still contained its torpedo although it had been fired. No.2 tube was now out of action.
1235 hours - The merchant ship blew up and sank. The torpedo boat was seen to proceed to the North-East.”

Un’altra immagine della Mauly (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net

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1 commento:

  1. Non sapevo che a mio bisnonno fosse stata dedicata anche una nave con una storia gloriosa anche se infausta saluti andrea camperio

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