sabato 29 novembre 2014

Verde



La Verde (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)

Nave cisterna per acqua della classe Pagano (dislocamento 1432 o 1454 tonnellate, lunga 52,8 metri, larga 9,3 e pescante 4,3, velocità 9 nodi, armata con 1 cannone da 120 mm ed uno da 76 mm, 41 uomini di equipaggio).

Breve e parziale cronologia.

Settembre 1919
Impostata nell’Arsenale di La Spezia.
1921
Varata nell’Arsenale di La Spezia. La precedente vecchia nave cisterna Verde, in servizio dal 1879 (e poi radiata nel 1924), cambia nome in Malamocco per “liberare” il nome Verde per la nuova unità.
16 ottobre 1923
Entrata in servizio.
10 giugno 1940
All’entrata in guerra dell’Italia la Verde fa parte del Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali del Comando Militare Marittimo della Sicilia (insieme alle cisterne per acqua Brenta e Bormida, alla cisterna per nafta Prometeo, alla nave servizio fari Scilla, ai posamine ausiliari Adriatico e Brioni ed al posamine Buccari).

La piccola cisterna, apparentemente scarica, nel 1923 (da www.seatheships.org.uk)
                                                   
La perdita

Anche la Verde fu tra le unità che soccombettero alla guerra di mine ed alla loro crudele “legge” che “puniva” chi tentava di soccorrere le navi rimaste vittime.
Il 25 marzo 1941 il sommergibile Rorqual (capitano di fregata Ronald Hugh Dewhurst), il più celebre battello posamine della Royal Navy, venne inviato nelle acque della Sicilia per posare 50 mine tra Capo Gallo e Scoglio Asinelli, su entrambi i lati. Gli ordigni vennero suddivisi in tre sbarramenti: uno di dieci mine quattro-cinque miglia a nordest di Capo Gallo, uno di 19 mine a nordest dello Scoglio Asinelli ed il più grande, di 21 mine, a nordovest dello stesso Scoglio Asinelli. Il primo fu posato dal Rorqual tra le 11.10 e le 11.19 del 25 marzo, iniziando nel punto a 3,7 miglia per 041° da Capo Gallo e procedendo poi in direzione 280°, per circa 0,45 miglia nautiche, con un intervallo di 90 metri tra una mina e l’altra. La posa del secondo sbarramento ebbe inizio alle 9.40 del 26 marzo, nel punto a 2,2 miglia per 022° dal faro dello Scoglio Asinelli: il Rorqual procedette in direzione 290° posando una linea di mine lunga 0,9 miglia nautiche, di nuovo distanziate tra di loro di una novantina di metri. Terminata quest’operazione alle 9.56, il sommergibile cominciò poi a posare la terza fila di mine alle 10.48, nel punto a 1,5 miglia per 308° dal faro di Scoglio Asinelli, procedendo per un miglio in direzione 29° posando mine anch’esse distanziate di 90 metri.
Alle 8.50 dello stesso 26 marzo, prima ancora che la posa delle mine che l’avrebbero affondata fosse iniziata, la Verde aveva lasciato Palermo diretta a Trapani, in convoglio con un’altra cisterna militare, la Ticino, di maggiori dimensioni. Nel piccolo convoglio la Verde era sia unità pilota che scorta per la Ticino.
Nel pomeriggio dello stesso giorno le due cisterne, nel transitare ad ovest dello Scoglio Asinelli, avvistarono delle mine che galleggiavano nel mare agitato, apparentemente alla deriva. Alle 15.50 la Verde alzò le bandiere R K, che significavano «mine in vista», ed entrambe le unità invertirono la rotta ed iniziarono a compiere evoluzioni mentre da bordo gli equipaggi sparavano con moschetti contro le mine nel tentativo di distruggerle, ma senza risultato. La scena venne osservata dagli uomini addetti al semaforo di San Giuliano, vicino a Trapani, che riferirono al Comando Marina di quella città.
Alle 16.22 (o 16.30), infine, la Ticino urtò una delle mine ed affondò rapidamente nel punto 38°06’ N e 12°31’ E. La Verde iniziò a recuperarne i naufraghi, venendo poi raggiunta ed assistita nell’opera da un’unità del servizio di pilotaggio foraneo, fatta partire su ordine del contrammiraglio Notarbartolo, comandante il Settore Militare Marittimo di Trapani, non appena questi aveva ricevuto notizia dell’affondamento.
Dopo aver completato il salvataggio dei naufraghi, la Verde rimise in moto per raggiungere Trapani, ma alle 17.25 urtò a sua volta una mina, ed affondò in meno di un minuto, tre miglia ad ovest di Trapani.
Da Trapani furono mandate sul luogo altre due unità e, grazie al miglioramento delle condizioni del mare (che si era molto abbonacciato), anche un MAS, che con il suo bassissimo pescaggio avrebbe evitato il rischio di far esplodere delle mine. In tutto vennero recuperati 52 superstiti di entrambe le navi. Non essendo certo che non ci fossero sommergibili nemici in zona, venne anche richiesto l’invio di aerei della Regia Aeronautica.
Il bilancio finale fu di 34 morti: 23 della Verde e 11 della Ticino. Il comandante della Verde fu tra le vittime, e per l’eroica condotta da lui tenuta durante la vicenda ricevette la Medaglia d’argento al Valor Militare, alla memoria.
Il 27 marzo furono recuperate cinque mine che, dopo un adeguato esame, risultarono nemiche e del tipo da sommergibile: fu allora compreso che non si era trattato di mine alla deriva di uno sbarramento italiano, come ritenuto in un primo momento, bensì di un intero campo minato posato in quella zona da un sommergibile (il Rorqual appunto: le due cisterne erano capitate sulla terza linea di mine, quella di 21 ordigni), alcune delle quali erano venute ad affiorare. Venne subito ordinato e compiuto il dragaggio. Su uno degli altri due campi minati posati dal Rorqual il 25 marzo sarebbe affondata, il 28, la torpediniera Generale Antonio Chinotto.


Caduti sulla Verde:

Antonino Accordino, sottocapo furiere, disperso
Vincenzo Altamura, sergente elettricista, deceduto
Francesco Calabrese, secondo capo radiotelegrafista, deceduto
Gino Cremona, marinaio fuochista, disperso
Francesco Crusco, marinaio, disperso
Pietro D’Agni, sottocapo motorista, disperso
Gennaro D’Angelo, sergente meccanico, disperso
Serafino Ferrari, marinaio fuochista, disperso
Emilio Gilardi, marinaio, disperso
Luciano Manfredi, marinaio, disperso
Giorgio Matranga, sottocapo furiere, deceduto
Domenico Musich, marinaio, disperso
Salvatore Musumeci, tenente di vascello, disperso
Sirio Orsini, marinaio fuochista, disperso
Antonio Ranalli, marinaio, disperso
Matteo Sancataldo, sottocapo cannoniere, disperso
Filippo Serano, sottocapo cannoniere, disperso
Raffaele Tammeo, capo motorista di terza classe, disperso
Giovanni Tidei, marinaio fuochista, disperso
Michele Violante, sottocapo nocchiere, disperso
Mario Zara, secondo capo nocchiere, disperso


La Verde nel canale navigabile di Taranto a metà anni ’30 (Coll. Z. Freivogel, via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)

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