domenica 4 gennaio 2015

Bombardiere


Il Bombardiere al largo di Ancona nel luglio 1942 (Coll. Aldo Fraccaroli via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)


Cacciatorpediniere della seconda serie della classe Soldati (1850 tonnellate di dislocamento standard, 2153 in carico normale, 2475 a pieno carico).

Breve e parziale cronologia.

7 ottobre 1940
Impostazione nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.
23 marzo 1942
Varo nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.
15 luglio 1942
Entrata in servizio. Ne assume il comando il capitano di fregata Giuseppe Moschini, suo primo ed ultimo comandante.
Viene assegnato alla XI Squadriglia Cacciatorpediniere e destinato a compiti di scorta dapprima nel Mediterraneo orientale e poi sulle rotte della Tunisia.
Luglio 1942
Il Bombardiere viene danneggiato durante un attacco aereo. Un locale di macchina viene allagato; il sottufficiale Emo Bargellini, responsabile del locale, lo mette in sicurezza e mette in salvo i due fuochisti che vi sono rimasti bloccati assieme a lui.
6 settembre 1942
Salpa da Taranto alle due di notte insieme ai gemelli Geniere, Fuciliere, Corsaro e Camicia Nera, al più datato Freccia ed alla torpediniera Pallade per scortare a Bengasi il convoglio «N», composto dalle moderne motonavi Ravello e Luciano Manara. Alle 10.40, al largo di Capo Santa Maria di Leuca, il convoglio «N» si congiunge con il convoglio «P», proveniente da Brindisi con le motonavi Ankara (tedesca) e Sestriere e la scorta dei cacciatorpediniere Aviere, Lampo e Legionario e delle torpediniere Partenope e Pegaso: si forma così un unico grande convoglio, il «Lambda» (il cui caposcorta è il CV Ignazio Castrogiovanni dell’Aviere), scortato anche da numerosi aerei della Regia Aeronautica e della Luftwaffe.
Alle 15.40 il convoglio, che in base agli ordini sta costeggiando la Grecia procedendo verso sud, viene attaccato da aerosiluranti britannici (decollati da Malta) nelle acque di Corfù. Quattro aerei vengono abbattuti dalla reazione della scorta, ma la Luciano Manara viene colpita a poppa da un siluro: rimorchiata dal Freccia, la motonave viene portata a poggiare su bassifondali nella baia di Arilla (Corfù).
Al tramonto i convogli «N» e «P» si dividono e procedono separati per tutta la notte nelle acque della Grecia.
7 settembre 1942
All’alba i due convogli tornano di nuovo insieme; le tre motonavi si dispongono in formazione a triangolo (Ravello a dritta, Ankara a sinistra e Sestriere di poppa alle prime due), circondata tutt’intorno dalle navi della scorta (tranne il Corsaro che è a poppavia del convoglio); la scorta aerea è fornita da sette bombardieri tedeschi Junkers Ju 88, cinque caccia italiani Macchi C. 200 ed un idrovolante italiano CANT Z. 506.
Alle 8.23 il sommergibile britannico Ultimatum (tenente di vascello Peter Robert Helfrich Harrison) avvista a nordovest i velivoli della scorta aerea, cui segue alle 8.35 la comparsa di alberature e fumaioli del convoglio in avvicinamento su rilevamento 305°. Alle 8.40 l’Ultimatum inizia l’attacco, ed alle 9.21, nel punto 36°17’ N e 21°03’ E (45 miglia a sudovest dell’isola greca di Schiza), lancia quattro siluri da 6400 metri contro il mercantile di coda. Uno dei siluri esplode prematuramente, e gli altri vengono evitati dai mercantili con la manovra; il Lampo (CC Cuzzaniti) viene distaccato per dare la caccia al sommergibile. Dalle 9.36 alle 12.59 il Lampo lancia in tutto ben 83 bombe di profondità, delle quali nove (un pacchetto di quattro lanciato alle 10.56 ed uno di cinque gettato alle 12.58) esplodono molto vicine all’Ultimatum, mettendone fuori uso il motore sinistro. Dopo aver danneggiato il battello avversario, il Lampo torna in formazione, mentre l’Ultimatum è costretto a rientrare a Malta per riparare i danni subiti.
Il convoglio prosegue. Durante la navigazione si verificano attacchi diurni, da parte di bombardieri in quota statunitensi Consolidated B-24 “Liberator”, e notturni, da parte sia di bombardieri che di aerosiluranti.
Alle 19.40 il convoglio si scinde nuovamente: Ankara, Bombardiere, Fuciliere, Lampo, Geniere e Partenope fanno rotta su Tobruk, mentre Sestriere, Ravello, Aviere, Corsaro, Camicia Nera, Pallade e Legionario dirigono per Bengasi.
Nella notte seguente il convoglio diretto a Tobruk viene ripetutamente ed intensamente attaccato da bombardieri: alle 2.14 dell’8 settembre il Fuciliere viene danneggiato da bombe scoppiate vicino allo scafo ed è costretto a lasciare la scorta ed a riparare a Creta, accompagnato dal Bombardiere. Il resto del convoglio giungerà a destinazione senza altri danni.
18 novembre 1942
Scorta a Biserta, unitamente al gemello Legionario ed alla torpediniera di scorta Groppo, le motonavi Viminale e Puccini cariche di truppe: benché attaccato da sommergibili britannici al largo di Capo San Vito, il convoglio viene mancato da tutti i siluri ed arriva in porto senza danni.
20 novembre 1942
Alle 21.15 Bombardiere (CF Giuseppe Moschini), Legionario ed il gemello Velite salpano da Biserta per scortare a Napoli le motonavi da carico Monginevro e Sestriere. Il viaggio si svolge privo di eventi, all’infuori della ripetuta individuazione di vari sommergibili nemici.
21 novembre 1942
Alle 14.35 il sommergibile britannico Splendid (TV Ian Lachlan Mackay McGeogh) avvista il convoglio italiano e manovra per attaccare il Velite. Alle 15 lo Splendid, senza essere stato rilevato dalla scorta italiana, lancia un siluro da 640 metri. Alle 15.04 – quando la costa campana è già quasi in vista – il Velite viene colpito dal siluro a poppa, restando immobilizzato e con la poppa distrutta 18 miglia a sudovest di Ischia, nel punto 40°30’ N e 13°33’ E. Bombardiere e Legionario contrattaccano infruttuosamente con dieci bombe di profondità, gettate due minuti dopo il siluramento ma solo a scopo intimidatorio, non essendo stato possibile ottenere alcun contatto. Su ordine del caposcorta, CF Corrado Tagliamonte, è il Bombardiere ad assistere e prendere a rimorchio il Velite, che può essere portato in salvo a Napoli senza ulteriori problemi. Il convoglio giunge a Napoli alle 19.
6 dicembre 1942
In tarda serata il Bombardiere, insieme al resto della XI Squadriglia (Aviere, Geniere e Corsaro) ed alla X Squadriglia Cacciatorpediniere (Maestrale, Legionario e Vincenzo Gioberti) lascia Napoli di scorta alle moderne corazzate Littorio, Vittorio Veneto e Roma (che formano la IX Divisione Navale), delle quali è stato ordinato il trasferimento nella più sicura base di La Spezia dopo che un bombardamento su Napoli, due giorni prima, ha semidistrutto la VII Divisione Navale. Nell’uscire dal porto, un’elica del Bombardiere s’impiglia nelle ostruzioni retali ed il cacciatorpediniere rimane bloccato a Napoli, dovendo così essere sostituito dal più anziano Freccia.

L’affondamento

Nel gennaio 1943, stante la crescente necessità di impiegare anche i cacciatorpediniere per missioni veloci di trasporto truppe in Tunisia, il Bombardiere, come altre unità similari, fu trasferito in Sicilia.
L’unità ebbe però modo di eseguire un’unica missione di trasporto truppe, con destinazione Biserta.
A mezzogiorno del 17 gennaio 1943 il Bombardiere, al comando del capitano di fregata Giuseppe Moschini, lasciò Biserta insieme al Legionario per tornare in Italia scortando a Palermo la moderna motonave da carico Mario Roselli. La navigazione procedette senza problemi, il mare era calmo, non ci furono attacchi nemici. L’arrivo a Palermo era previsto per le 00.30 del 18 gennaio.
Era da poco passato il tramonto, e la costa siciliana era già in vista, quando, poco prima delle 17.30, venne avvistata la scia di un siluro diretto contro il Bombardiere: l’aveva lanciato (alle 17.27 o 17.28, secondo l’equipaggio dell’United), insieme ad altri tre (ad intervalli di undici secondi tra ogni siluro), il sommergibile britannico United (tenente di vascello John Charles Young Roxburgh). L’United, che si era silenziosamente avvicinato dopo aver avvistato il convoglio, non aveva lanciato i suoi siluri contro il Bombardiere, bensì contro la Roselli, ma le armi mancarono il bersaglio prescelto e si diressero invece verso il Bombardiere.
Il cacciatorpediniere tentò di virare a dritta – il comandante Moschini, dopo aver avvistato la scia del siluro ed aver ordinato “Tutta la barra a dritta”, si mise personalmente al timone insieme al timoniere per virare più in fretta – per evitare il siluro, ma invano: alle 17.22 l’arma esplose sotto la plancia, spezzando la nave in chiglia, distruggendo la plancia stessa, parte della quale fu lanciata in mare, e facendo scoppiare una caldaia. Il Bombardiere si spezzò in due, ed il troncone poppiero affondò quasi immediatamente, alle 17.25, nel punto 38°15’ N e 11°43’ E (fonti italiane; per l’United 38°04’ N e 11°49’ E). (Sembra esservi una discrepanza di alcuni minuti tra gli orari italiani e quelli britannici).
Il comandante Moschini, avendo visto che il timoniere era intrappolato nei rottami della plancia – schiacciato tra la ruota del timone ed un’altra strumentazione –, tentò in ogni modo di liberarlo, senza pensare a salvarsi, fino a trovare la morte nel tentativo, quando la plancia dilaniata cadde in mare. La Medaglia d’oro al Valor Militare onorò il suo ultimo gesto.
Pochi minuti dopo la poppa, anche il troncone prodiero del Bombardiere affondò tra le 24 e le 26 miglia a nordovest di Marettimo.
Subito dopo il siluramento, il Legionario gettò in mare a scopo intimidatorio cinque bombe di profondità da 30 kg, poi, dopo tre minuti, ne gettò altre tre da 100 kg cui seguirono poi altre 15 bombe di profondità “intimidatorie” da 30 kg. Dato però che l’United aveva lanciato da grande distanza – 3380 metri, al di fuori della portata dell’ecogoniometro –, il Legionario non riuscì a localizzare alcun contatto, e le bombe di profondità furono sostanzialmente lanciate “a caso” (appunto a scopo intimidatorio, per impedire all’United di tornare all’attacco) ed esplosero lontane dal sommergibile, che non subì alcun danno.
Temendo che, se si fosse fermato a recuperare i naufraghi, sarebbe stato silurato a sua volta, il Legionario non soccorse i superstiti del Bombardiere, ma gettò in mare tutti gli zatterini che possedeva – otto – perché i naufraghi della nave gemella potessero usarli, e contattò Marina Trapani chiedendo l’invio di mezzi di soccorso. Alle 18.45 il Legionario si ricongiunse con la Mario Roselli, che dopo l’affondamento del Bombardiere era proseguita da sola, e riprese la sua missione di scorta (le due navi giunsero a Palermo a mezzanotte ed un minuto del 18).
Subito dopo il messaggio del Legionario, Marina Trapani fece partire la piccola nave soccorso Capri e la corvetta Antilope per soccorrere i naufraghi, e dirottò sul posto anche le corvette Artemide e Gabbiano che erano impegnate in un pattugliamento antisommergibile.

Non furono pochi gli uomini che soccombettero prima dell’arrivo dei soccorsi: il capo stereotelemetrista di prima classe Giuseppe Chiesa, gettato in mare dall’esplosione e gravemente ferito, fu uno tra i primi, avendo rifiutato di essere aiutato da un altro marinaio a raggiungere una zattera, rispondendo con “Lasciatemi morire qui, non occupatevi di me, pensate agli altri più giovani e più in gamba, io sono ferito e non ne vale la pena”.
Le poche zattere erano sovraccariche, e molti uomini dovettero restare in acqua, aggrappati ai bordi. Tra di essi il direttore di macchina, capitano del Genio Navale Eugenio Amatruda, che dopo aver fatto il possibile per mettere in salvo i suoi uomini pur avendo una gamba spezzata da una scheggia, ed aver abbandonato la nave tra gli ultimi, morì durante la notte mentre era aggrappato ad uno zatterino. Era invece a bordo di una zattera sovraffollata il sottocapo elettricista Giovanni Peluso, che, mentre altri naufraghi cercavano di medicarlo, capì di stare per morire e disse loro di non perdere tempo e ributtarlo in mare per fare spazio sulla zattera a qualche naufrago che avesse più possibilità di salvarsi, tra quelli che erano aggrappati fuoribordo: “Muoio. Buttatemi in mare. Lo so che debbo morire. Date il mio posto ad altri. Ho la gamba rotta, non mi posso salvare”. Anche il direttore del tiro, il tenente di vascello Emanuele Revello, si sacrificò cedendo il suo posto sulla zattera sovraccarica ad un marinaio che era arrivato dopo di lui.
Il direttore di macchina Amatruda, il direttore del tiro Revello, il capo di prima classe chiesa, il sottocapo Peluso, il tenente del Genio Navale Spartaco Amodio ed il marinaio elettricista Ermanno Fugolin furono tutti decorati con la Medaglia d’argento al Valor Militare, alla memoria.
Ricevettero la Medaglia di bronzo al Valor Militare il comandante in seconda, capitano di corvetta Giulio Contreas (a vivente), il capo meccanico di terza classe Giovanni Caradonna (alla memoria) ed il secondo capo meccanico Armidoro Foggi (alla memoria).

L’United, sceso in profondità dopo il lancio, aveva sentito un’esplosione dopo due minuti e riteneva di aver colpito la nave mercantile. Si trattava, per il comandante Roxburgh, del primo successo. Mentre tentava di allontanarsi, il sommergibile rilevò due navi che identificò come cacciatorpediniere (erano in realtà, probabilmente, Artemide e Gabbiano) e la cui accurata ricerca, pur non portando ad alcun contatto, lo costrinse a restare immerso fino a notte; quando riemerse con il buio, alle 22.24, il battello britannico aprì i portelli e poté così riabbassare la pressione (che era salita, all’interno del sommergibile, durante la caccia), ma avvistò subito un MAS nelle vicinanze e dovette reimmergersi dopo aver trascorso un solo minuto in superficie e senza aver quindi avuto il tempo per un ricambio di aria. La presenza dei MAS costrinse l’United a restare immerso fino alle 18.26 del 18 gennaio, cioè per 36 ore mezza: quasi il limite massimo della sua autonomia in immersione. Su ordine di Roxburgh, ogni attività che producesse il minimo rumore cessò, per evitare che aiutasse le navi italiane ad individuare il sommergibile; la maggior parte dell’equipaggio si mise a letto, non avendo niente da fare e per risparmiare aria. Dopo le prime due ore si era iniziato a rilasciare ossigeno dalle apposite bottiglie Oxy, ma dato che l’United non aveva il PROTOSORB, una sostanza per l’assorbimento di anidride carbonica, diversi uomini si erano sentiti male per la mancanza di aria. Quando l’United riemerse, pressoché l’intero equipaggio manifestava sintomi da avvelenamento da anidride carbonica, e lo stesso Roxburgh scrisse nel suo rapporto che, per i primi minuti successivi all’emersione, le sue facoltà mentali si erano notevolmente ridotte e sia lui che gran parte dell’equipaggio erano stati malissimo (Roxburgh ebbe un tremendo mal di testa e vomitò), prima di riprendersi grazie all’aria fresca.

Antilope, Artemide e Gabbiano recuperarono in tutto 19 sopravvissuti del Bombardiere, molti dei quali feriti o semiassiderati, tra cui il comandante in seconda Contreas ed un altro ufficiale. La Capri recuperò 30 naufraghi, compresi due ufficiali (uno dei quali morì però successivamente), e 31 salme.
Alla fine i superstiti furono 3 ufficiali e 45 tra sottufficiali e marinai, su un equipaggio di 223 uomini. Risultarono morti o dispersi, oltre al comandante Moschini, 8 ufficiali e 166 tra sottufficiali, sottocapi e marinai.




I caduti:

Claudio Agosta, marinaio elettricista, disperso
Salvatore Aguanno, marinaio fuochista, disperso
Adolfo Mario Albericci, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Oreste Alchera, marinaio, disperso
Gaetano Altamura, marinaio fuochista, disperso
Eugenio Amatruda, maggiore del Genio Navale, disperso
Vito Amato, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Spartaco Amodio, tenente del Genio Navale, deceduto per le ferite il 28.1.1943
Gaetano Andaloro, marinaio fuochista, disperso
Antonio Angelillis, marinaio, disperso
Raimondo Aresu, capo cannoniere di prima classe, deceduto
Franco Baldi, marinaio cannoniere, disperso
Annibale Barca, mariaio cannoniere, deceduto
Nilo Baroncini, marinaio silurista, deceduto
Araldo Bartolozzi, marinaio motorista, disperso
Luciano Battisti, marinaio fuochista, disperso
Bruno Becucci, marinaio fuochista, deceduto
Luigi Berchio, marinaio torpediniere, disperso
Francesco Bernini, marinaio fuochista, disperso
Lorenzo Bevilacqua, sergente S. D. T., disperso
Germanio Bizzarri, marinaio cannoniere, deceduto
Lauro Boccolari, secondo capo cannoniere, disperso
Angelo Boesso, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio Bomboi, marinaio, disperso
Luigi Bonifacino, marinaio cannoniere, disperso
Michele Borrelli, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio Bossetti, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Domenico Briganti, marinaio cannoniere, deceduto
Alfredo Bucci, sottocapo S. D. T., disperso
Luigi Buovolo, marinaio radiotelegrafista, disperso
Lino Buson, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Cabizza, marinaio fuochista, disperso
Giorgio Cacioli, marinaio motorista, disperso
Armando Caggiano, marinaio, disperso
Pippo Campisi, sottocapo segnalatore, disperso
Giuseppe Capolingua, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Caradonna, capo meccanico di terza classe, deceduto
Francesco Carbone, sottocapo cannoniere, disperso
Giuseppe Carciolo, sottocapo elettricista, disperso
Rodolfo Cardella, marinaio, disperso
Giovanni Carino, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Caruso, marinaio S. D. T., deceduto
Elia Castellani, sottocapo silurista, deceduto
Pietro Ceraolo, marinaio nocchiere, deceduto
Giuseppe Chiesa, capo S. D. T. di seconda classe, deceduto
Gaetano Cicatelli, marinaio cannoniere, disperso
Paolo Cisternino, marinaio cannoniere, deceduto
Vincenzo Colantonio, sottotenente medico, disperso
Gino Colombo, sottocapo meccanico, disperso
Tommaso Columbo, marinaio fuochista, disperso
Francesco Cordova, marinaio nocchiere, disperso
Sauro Corrias, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Corso, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Costa, marinaio elettricista, disperso
Oronzo Costa, sottocapo radiotelegrafista, disperso
Pasquale Cozzolino, marinaio, disperso
Luigi Crespi, marinaio cannoniere, disperso
Antonio D’Adamo, marinaio cannoniere, disperso
Arturo D’Amico, marinaio S. D. T., disperso
Mario Benedetto D’Andrea, marinaio fuochista, disperso
Francesco D’Arrigo, marinaio, disperso
Dino Dazzi, marinaio fuochista, disperso
Giampietro De Agostini, sottocapo elettricista, deceduto
Leandro De Luigi, marinaio silurista, disperso
Giuseppe De Somma, sottocapo cannoniere, deceduto
Antonio Di Candido, marinaio, disperso
Giuseppe Di Domenico, sergente elettricista, disperso
Giuseppe Di Giacomo, sergente cannoniere, disperso
Saverio Di Maio, marinaio cannoniere, disperso
Rosario Di Marco, sottocapo cannoniere, deceduto
Nicola Di Mola, marinaio torpediniere, deceduto
Leonardo Diana, marinaio fuochista, disperso
Rocco Elia Draicchio, marinaio cannoniere, deceduto
Remo Duvia, marinaio cannoniere, disperso
Luigi Elia, marinaio fuochista, disperso
Riccardo Ercolano, marinaio radiotelegrafista, disperso
Sebastiano Failla, marinaio, deceduto
Giuseppe Fassari, marinaio, deceduto
Renzo Favro, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Ferrarese, marinaio fuochista, disperso
Antonio Ferretti, sottocapo cannoniere, deceduto
Giovanni Fiumani, marinaio nocchiere, disperso
Agostino Foggi, marinaio elettricista, deceduto
Armidoro Foggi, capo meccanico di seconda classe, disperso
Cateno Foti, marinaio, disperso
Gerardo Gallo, sottocapo cannoniere, disperso
Michele Gellon, sottocapo meccanico, deceduto
Severino Ghigna, marinaio cannoniere, deceduto
Giovanni Ghiso, marinaio fuochista, deceduto
Giovanni Gialdini, secondo capo silurista, deceduto
Cosimo Giancipolli, secondo capo meccanico, disperso
Giuseppe Giannoccaro, sottocapo cannoniere, deceduto
Salvatore Gibilisco, marinaio cannoniere, disperso
Gaetano Graziano, marinaio fuochista, disperso
Donato Grieco, marinaio nocchiere, deceduto
Norino Grillo, sottocapo fuochista, deceduto
Rolando Guareschi, sottocapo meccanico, disperso
Francesco Iervolino, sottocapo cannoniere, disperso
Renato Lamberti, sottocapo cannoniere, disperso
Primo Laurenti, marinaio cannoniere, disperso
Beniamino Ledda, sottocapo segnalatore, disperso
Natale Lo Conte, marinaio cannoniere, deceduto
Edoardo Locatelli, marinaio cannoniere, disperso
Angelino Lucchesi, marinaio, disperso
Gaetano Marino, cannoniere, disperso
Antonio Marsilio, marinaio cannoniere, disperso
Andrea Mele, tenente del Genio Navale, deceduto
Aldo Montaiuti, marinaio, disperso
Pasquale Montanaro, marinaio, disperso
Benedetto Monte, marinaio cannoniere, disperso
Diego Mortola, marinaio, disperso
Giuseppe Moschini, capitano di fregata (comandante), disperso
Marcello Munaro, sottocapo meccanico, deceduto
Andrea Nuccio, marinaio, deceduto
Enzo Orrico, marinaio, deceduto
Franco Pace, meccanico, deceduto
Luca Pagnozzi, marinaio cannoniere, disperso
Paride Palmieri, sergente meccanico, disperso
Pellegrino Papa, marinaio cannoniere, disperso
Aldo Parenti, secondo capo meccanico, disperso
Giovanni Passarin, marinaio S. D. T., disperso
Giovanni Peluso, sottocapo elettricista, disperso
Giuseppe Perrotta, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Pes, marinaio segnalatore, disperso
Giuseppe Petrone, marinaio cannoniere, disperso
Fabiano Petrosillo, marinaio, disperso
Bruno Petruzzi, motorista, disperso
Umberto Piacenti, marinaio S. D. T., disperso
Leopoldo Piccioni, capo radiotelegrafista di terza classe, disperso
Ettore Pignotti, marinaio elettricista, disperso
Vincenzo Pilato, marinaio nocchiere, deceduto
Evaristo Pintucci, marinaio cannoniere, disperso
Pietro Piras, marinaio fuochista, deceduto
Matteo Poggio, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Popesso, marinaio, disperso
Francesco Puleo, marinaio segnalatore, disperso
Giuseppe Puletto, sergente cannoniere, disperso
Gaetano Rana, marinaio, deceduto
Carlo Ravizza, secondo capo cannoniere, disperso
Raoul Renucci, sottocapo furiere, disperso
Emanuele Revello, tenente di vascello, disperso
Evres Ricci, marinaio cannoniere, disperso
Angelo Ruocco, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Russo, marinaio, disperso
Saverio Saffioti, marinaio fuochista, deceduto
Giacomo Salvi, marinaio fuochista, disperso
Gino Sambo, capo meccanico di seconda classe, disperso
Domenico Sangiovanni, marinaio silurista, deceduto
Mario Scano, capo silurista di prima classe, disperso
Elio Scotti, marinaio, disperso
Giovanni Sferco, marinaio, deceduto
Filippo Spagnolo, marinaio fuochista, deceduto
Salvatore Spano, marinaio fuochista, disperso
Vittorio Squillaci, sottotenente di vascello, deceduto
Agostino Suigo, marinaio fuochista, deceduto
Leo Tagliati, marinaio fuochista, disperso
Renzo Taliani, marinaio cannoniere, disperso
Guido Talli, marinaio cannoniere, disperso
Michelangelo Tancorra, marinaio S. D. T., disperso
Otello Telletti, marinaio elettricista, disperso
Giovanni Toso, sergente cannoniere, disperso
Natale Trevisan, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Alfonso Tufano, marinaio cannoniere, disperso
Gennaro Valanzano, marinaio, disperso
Torquato Vercelli, marinaio fuochista, disperso
Bruno Verda, sottocapo cannoniere, disperso
Andrea Vermiglio, marinaio nocchiere, disperso
Enrico Viani, tenente di vascello, deceduto
Mario Vigorelli, marinaio fuochista, disperso
Elvezio Vischi, marinaio cannoniere, disperso
Catello Vitiello, marinaio, disperso
Aldo Zane, marinaio, deceduto
Francesco Zeraudo, capo segnalatore di terza classe, disperso
Archimede Zucchelli, marinaio cannoniere, disperso


La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita alla memoria del capitano di fregata Giuseppe Moschini, nato a Sant’Elpidio a Mare il 17 giugno 1903:

“Comandante di altissime qualità morali ed intellettuali, di esempio a tutti in ogni circostanza per generoso slancio e solida preparazione professionale, profondeva durante il conflitto, le molteplici capacità acquisite in pace ed in guerra di osservatore di aereo e di pioniere degli aerosiluranti, di valoroso ufficiale sommergibilista e palombaro, e di brillante tecnico di artiglieria e di armi subacquee.
Comandante di cacciatorpediniere di scorta ad importante convoglio, in un momento del conflitto in cui le missioni intraprese erano con quasi costante certezza votate a glorioso sacrificio sotto l'infuriare della preponderanza aerea e navale avversaria, conduceva la sua nave con l'abituale serena perizia attraverso le insanguinate rotte del Canale di Sicilia. Fatto segno a lancio di siluri da parte di sommergibile avversario, vista l'immediatezza del pericolo, si portava di persona presso il timone onde rendere più rapida la contromanovra. Colpita irrimediabilmente l'unità, che si divideva in due, incurante della propria esistenza dedicava gli ultimi istanti della sua operosa vita per salvare il timoniere rimasto imprigionato nelle lamiere contorte della plancia divelta.
Nell'altruistico slancio trovava eroica morte inabissandosi con l'unità e lasciando luminoso esempio di generoso altruismo e di elevate virtù militari.
Canale di Sicilia, 17 gennaio 1943”

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del capitano del Genio Navale Eugenio Amatruda, nato a Crotone il 2 luglio 1908:

«Direttore di macchina di cacciatorpediniere di scorta a convoglio proveniente dall'Africa settentrionale, si prodigava al massimo delle sue forze per la riuscita della manovra di disimpegno della nave fatta segno al lancio di siluro da parte di sommergibile nemico in agguato. Colpito irrimediabilmente il cacciatorpediniere da siluro che provocava lo scoppio delle caldaie, cooperava alla salvezza del superstite personale di macchina, malgrado avesse una gamba spezzata da scheggia. Raccolto sanguinante e privo di forze, acconsentiva a lanciarsi in mare fra gli ultimi, dolente, più che per le gravi ferite, per non essere in grado di dare ancora la sua valida opera per la salvezza della nave prossima ad affondare. Si spegneva serenamente durante la notte, stando aggrappato ad uno zatterino, dopo aver raccomandato ad altro ufficiale naufrago la sorte dei suoi uomini. Fulgido esempio di sentimento del dovere e di spirito di sacrificio.
Canale di Sicilia, 17 gennaio 1943»

L’attacco al Bombardiere nel diario di Anton Mutrie Frank, ufficiale dei Commandos che si trovava a bordo dell’United durante quella missione (per g.c. del figlio Simon Frank):

“(…) We just settle down after the alarm when a second one goes – a fast merchant ship [la Roselli, nda] escorted by 2 destroyers [Bombardiere e Legionario] – We manoeuvre into position and at 1728hrs four torpedoes are fired – amid great excitement in the control room – one hits! The merchant ship (4000 tonner) which we later believe to have been sunk [in realtà, ad essere stato colpito era il Bombardiere, nda].
We then turn to dive and get out of the way but something is wrong with the trim and it takes us about five minutes to get down to 120ft where we dodge around –The heat is turned on – to the tune of 25 depth charges or so but we manage to keep fairly well away – great tenseness in the control room – everybody sitting and waiting on Asdic operators words – however the heat is not too bad – In the approach, Captain stalks up and down very excitedly – strips torn off right and left but everybody cheerful as the hit is registered – the Captain’s fist since he has taken command – We are now at 70ft dodging about trying to get past the two destroyers which now are blocking our way to the south.
Depth charges close make the boat rattle and shudder somewhat, but, are not too frightening – I imagine if one scores a hit you would know very little about it – the nearest we have had was approximately 1/2 mile away – seems rather different to the top end – Got my clothes filthy in the control room – Felt very excited as we approached our prey and fired – pressure on ear drums as torpedoes are fired – 4 at 11 seconds intervals – 2 minutes pause before hit scored – you hear the torpedo (kipper) hit the ship and then the explosion – we have no food as yet but are waiting low until we can surface and recharge our batteries – still in slightly hot spot – at 2015hrs – heading north to get out of the way of the two destroyers – Ship thought to be one that is specially fitted out for carrying tanks and trains (Ankara) 4000 tons but cannot be identified in Talbot Booth (Merchant Ships by E C Talbot–Booth, Lloyds, Book of Ports and Shipping) [infatti non si trattava della motonave tedesca Ankara, come si pensava sull’United, bensì della Mario Roselli, che, essendo stata costruita durante la guerra, non poteva essere contenuta nel manuale di riconoscimento. Per singolare coincidenza, l’Ankara andò perduta, saltando su una mina, proprio il giorno successivo a quello dell’affondamento del Bombardiere.]
Still lying quiet and idle at 2020hrs – hope this clearing soon, but am glad that we had a shot at a ship was feeling slightly disappointed at returning from patrol without anything achieved – am now quite satisfied – Closing down temporarily at 2022hrs – Dark red lights in the control room – strained eager eyes shaggy beards dirty men – scruffy faces – filthy clothes, voices calling – odd cries – but somehow it all works out and a hit was scored.
1727 1/2hrs – Torpedoes fired. Shut off for depth charges (120ft trying)
2224hrs – Surfaced
2226hrs – Klaxon – dived again – got pressure out of boat (2 inches) 47 depth charges
0425hrs – E–Boat hunting – transmitting
0800hrs – Convoy overhead
0933hrs – A/S Schooner sighted (heard on Asdic first)
1826hrs – Surfaced
1727 1/2hrs – Torpedoes fired. Shut off for depth charges (120ft trying)
2224hrs – Surfaced
2226hrs – Klaxon – dived again – got pressure out of boat (2 inches) 47 depth charges
0425hrs – E–Boat hunting – transmitting
0800hrs – Convoy overhead
0933hrs – A/S Schooner sighted (heard on Asdic first)
1826hrs – Surfaced
1923hrs – Dived
1951 1/2hrs – Surfaced
2110hrs – Floating mine on starboard beam 3 bombs during daytime
Target presented itself very quickly and the whole show was over in about 1/2hour –
We can now sail into Valletta with one Jolly Roger flying.
We try to surface at 2220hrs but get put down within 2 minutes by an E–Boat lying with its engines off 1/2 mile away.
Captain then decides to stay down throughout the night and next day as we are being chased around and cannot surface – 2 destroyers and MTBs follow us about – We attempt to go North but they beat us to it – No hot drinks – cold salmon and biscuits – Captain stayed in control room all the night – self slept very well from 2200hrs to 0400hrs 18th – Continual activity – all through the night – We cannot refill the tubes as it would use too much oxygen – men lie quiet and still – lights off. – A few biscuits for breakfast at 0500hrs – I was meant to go on Asdic watch at 1400hrs 17th but do not get a chance until 1000hrs 18th. Duckett and Edwards on all through the night – Atmosphere somewhat stuffy in the morning – I do a 3 hour Asdic watch 0900hrs to 1200hrs nothing much happens – I pick up a Schooner and an E–Boat – everybody lying quiet – A few biscuits and some butter and sausages and bread at 1000hrs – lime juice – Atmosphere growing worse – oxygen let in every 1 hour, great relief –
Personally do not feel too bad but some people do.
This endures through the afternoon with the atmosphere getting worse – breathing now in pants and uncomfortable – more oxygen given – 1/2 hourly reading of the batteries which are getting somewhat low – I go on Asdic watch 1600hrs – 1800hrs – reckon I found E–Boats and they turn out to be fish!! Diving stations 1800hrs – some people in bad way sick and headaches.
Self do not feel too bad – head aching but nothing worse – Pilot is out – we surface at 1830hrs having been dived for 36hrs 20mins – a record for this class of submarine.
Pressure 2 inches when lid lifted – Captain and Coombs promptly sick in the bridge – Everybody below has terrific headaches – several people sick. Generator pours white smoke into conning tower – Atmosphere gradually clears and people take turns to stand in control room and get some fresh air – all have same symptoms – headache (violent) and sickness – self had a good shit and wash and brush up and feel quite OK. Headache passing away fairly rapidly – feel extremely hungry now. – crew much relieved but take quite a while to recover –
Some are still sick at 1930hrs when most people have recovered though it is a record, I have no wish to try and break it in the future – perhaps I did not realise how bad we were – at 1800hrs – could probably have gone on for another 4 – 6hrs – breathing sharp and uneasy –
During the day everybody had to lie quiet and do no more than was necessary – this to save oxygen and lengthen our time under water.
I wonder that some means of supplying air has not been devised for submarines before this.
Cpl Butcher and myself seem to have come through this endurance test better than any of the crew – 1 officer was out and one or two also of the crew – perhaps it is our comparative fitness though I am quite sure that I am hardly fit at all.
We had 47 depth charges at us none very near and during the afternoon before an aeroplane had the nerve to bomb us – This more or less completes my round of submarine experience and the voyage on looking back has been somewhat more eventful than one wants – a pity that we never had a shot at the railway train – The two minutes up took off the pressure and saved us for we would otherwise have never lasted the 36hrs. 1826hrs – 18th surfaced 0600hrs – 17th dived. (…)”
Un’altra immagine del Bombardiere (g.c. Carlo Di Nitto)

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