martedì 10 marzo 2015

Castore


La Castore nel 1942; sulla destra si nota la portaidrovolanti Giuseppe Miraglia (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

Torpediniera della classe Spica tipo Climene (dislocamento standard 640 tonnellate, in carico normale 970 tonnellate, a pieno carico 1010 tonnellate). In guerra fu attiva dapprima nella scorta al traffico di cabotaggio nelle acque della Libia, poi ai convogli sulle rotte tra l’Italia meridionale e l’Africa Settentrionale e successivamente (dall’estate 1942) in Egeo, nelle acque della Grecia e sulle rotte che univano Grecia, Cirenaica ed Italia meridionale. Si scontrò in diverse occasioni con velivoli avversari, ed effettuò varie azioni antisommergibile senza però cogliere risultati (nonostante impressioni positive in due casi). Effettuò complessivamente 155 missioni di guerra, di cui oltre cento di scorta convogli, percorrendo 63.000 miglia nautiche.

Breve e parziale cronologia.

25 gennaio 1936
Impostazione nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.
27 settembre 1936
Varo nei Cantieri Navali Riuniti di Ancona.

Il varo della Castore (g.c. Carlo Di Nitto)

16 gennaio 1937
Entrata in servizio. Dopo un breve periodo di collaudi ed addestramento in Alto Adriatico, viene dislocata a Messina, ed opera nei mari della Sicilia.
5 maggio 1938

Partecipa alla rivista navale “H” tenuta nel golfo di Napoli in occasione della visita in Italia di Adolf Hitler.

La Castore (in primo piano) con alcune gemelle e (sulla sinistra) un incrociatore leggero delle prime due classi del tipo Condottieri, durante la rivista navale “H” (Coll. Erminio Bagnasco, via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)

Settembre 1938
Diventa caposquadriglia della XVII Squadriglia Torpediniere e viene assegnata alla Scuola Comando di Augusta, partecipando a tutte le crociere ed operazioni da esse effettuate tra il 1938 ed il 1940.
28 settembre 1938
Riceve a Gela la bandiera di combattimento, consegnata da un gruppo di giovani della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio).
7 aprile 1939
Partecipa, in sezione con la gemella Centauro, all’occupazione di Valona, sbarcando il primo scaglione da sbarco nonché un plotone di uomini, al comando del guardiamarina Giuseppe Capeder, su una delle banchine del porto (tenuta sotto tiro dai difensori albanesi). Il capitano di corvetta Giuseppe Moschini, comandante la sezione Castore-Centauro, sarà decorato con la Medaglia d’argento al Valor Militare; il suo parigrado Giuseppe Lauricella, anch’egli distintosi nello sbarco, riceverà la Medaglia di bronzo al Valor Militare, mentre il guardiamarina Capeder sarà insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per aver condotto l’occupazione della zona assegnata.

La nave in partenza da Taranto per partecipare all’occupazione dell’Albania (da “Le torpediniere italiane 1881-1964” di Paolo Mario Pollina, USMM, Roma 1974, via Marcello Risolo e www.naviearmatori.net)

10 giugno 1940
All’atto dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Castore forma con le gemelle Cigno, Climene e Centauro la XI Squadriglia Torpediniere, di base a Tripoli ed alle dipendenze del Comando Marina Libia.
5 settembre 1940
Lascia Bengasi alle 6.30 e scorta a Tripoli i piroscafi Zena e Carnia e la motonave Città di Messina.
7 gennaio 1941
La Castore e la gemella Clio partono da Tobruk alle 18, scortando i piroscafi Edda e Fianona e la motonave Assiria, dirette a Bengasi.
Alle 22.08 il sommergibile britannico Rover (capitano di corvetta Hubert Anthony Lucius Marsham), nel punto 32°13’ N e 23°40’ E o 32°15’ N e 23°36’ E (15 miglia a ovest-nord-ovest di Tobruk), avvista il convoglio in navigazione verso ovest, ed alle 22.22, stando in superficie, lancia quattro siluri contro il mercantile di testa, l’Edda. Intenzione di Marsham sarebbe di lanciare sei siluri, ma prima di lanciare il quinto uno di quelli appena lanciati esplode prematuramente, scuotendo tutto il sommergibile; al contempo – subito prima, anzi, che inizi il lancio dei siluri – Castore e Clio avvistano il Rover e dirigono verso di esso, che si immerge. I siluri del Rover vanno a vuoto; per mezz’ora le due torpediniere gli danno la caccia con dieci bombe di profondità, ma senza riuscire a danneggiarlo (mentre la ‘cupola’ del suo sonar rimarrà danneggiata quando, alle 22.29, il sommergibile toccherà il basso fondale). Il battello britannico ha subito seri danni alle batterie a causa dell’esplosione prematura del proprio siluro, e sarà costretto a rientrare a Malta dove resterà in riparazione fino ad inizio febbraio.
9 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Bengasi alle 11.
23 febbraio 1941
Alle 19 la Castore lascia Napoli diretto a Tripoli, scortando, insieme ai cacciatorpediniere Aviere, Geniere e Antonio Da Noli, i trasporti tedeschi Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels (convoglio «Marburg», avente una velocità di 14 nodi). In mare, a protezione di questo e di altri cinque convogli in mare negli stessi giorni, viene fatta uscire in mare la IV Divisione con gli incrociatori leggeri Giovanni delle Bande Nere ed Armando Diaz ed i cacciatorpediniere Ascari e Corazziere.
24 febbraio 1941
Alle 11.30 la IV Divisione prende contatto con il convoglio «Marburg», ma nelle prime ore del 25, al largo delle secche di Kerkenah, viene attaccata dal sommergibile britannico Upright, che silura il Diaz: l’incrociatore affonda in pochi minuti, portando con sé 484 dei 631 uomini dell’equipaggio.
25 febbraio 1941
Il convoglio raggiunge la propria destinazione indenne, alle 20.30.
3 marzo 1941
La Castore ed i cacciatorpediniere Freccia e Luca Tarigo salpano da Napoli scortando il convoglio «Sonnenblume 6», composto dai mercantili tedeschi Arta, Adana e Aegina e dal piroscafo italiano Sabaudia con truppe e rifornimenti per l’Afrika Korps.
6 marzo 1941
«Sonnenblume 6» arriva indenne a Tripoli.
12 marzo 1941
Salpa da Tripoli alle 15 scortando un convoglietto costiero composto dal motoveliero Costanza e dal peschereccio d’altura e piccola nave frigorifera Amba Alagi, diretti a Buerat.
13 marzo 1941
Il convoglio arriva a Buerat alle 9.45.
23 marzo 1941
La Castore, le gemelle Circe, Clio, Calliope e Centauro e la più moderna Pegaso lasciano Napoli per scortare a Tripoli un convoglio composto dai piroscafi Amsterdam, Caffaro e Capo Orso e dalle motonavi Giulia e Col di Lana.
27 marzo 1941
Il convoglio arriva a Tripoli.
7 aprile 1941
Salpa da Tripoli assieme alla Calliope ed alla più anziana Generale Antonino Cascino per scortare a Napoli la Giulia e l’Amsterdam che tornano scarichi in Italia.
24 aprile 1941
Lascia Napoli alle 23 insieme alla gemella Canopo, alle torpediniere Orsa e Procione ed ai cacciatorpediniere Fulmine ed Euro, per scortare a Tripoli il convoglio denominato «Seetransportstaffel .23» o «Birmania», composto dai mercantili italiani Birmania e Rialto e dai tedeschi Reichenfels, Marburg e Kybfels.
(Per altra fonte, probabilmente erronea, la scorta diretta sarebbe invece costituita dai cacciatorpediniere Euro e Vincenzo Gioberti e dalle torpediniere Castore, Procione e Orione). Il convoglio (che secondo una fonte includerebbe anche il trasporto truppe Marco Polo), dopo una sosta ad Augusta e Messina, prosegue verso la Libia con rifornimenti per l’Afrika Korps.
1° maggio 1941
Il convoglio «Birmania» subisce un attacco subacqueo nei pressi delle secche di Kerkennah.
Alle 12.44 il sommergibile britannico Undaunted (tenente di vascello James Lees Livesey) avvista il convoglio «Birmania», in navigazione ad otto nodi con rotta 205°, in posizione 34°40’ N e 12°20’ E, e, dopo aver lanciato il segnale di scoperta, passa all’attacco. Alle 12.51, un’ottantina di miglia a nord di Tripoli, la Rialto viene infatti mancata di poco da un siluro, che le passa a poppa.
Il convoglio subirà anche attacchi aerei in giornata, uscendone però indenne, ed arrivando a Tripoli alle 23 dello stesso 1° maggio.
3 giugno 1941
In mattinata, viene inviata da Marina Tripoli al largo della città per emettere del fumo per segnalare alle navi incaricate di posare le linee b, c, h, ha e hb dello sbarramento di mine «T» il punto dove cominciare la posa; riceve poi ordine (trasmesso con mezzo ottico) dall’ammiraglio Ferdinando Casardi, comandante della formazione e della VII Divisione Navale (imbarcato sull’incrociatore leggero Eugenio di Savoia) di pilotare a Tripoli il cacciatorpediniere Alvise Da Mosto, colto da un’avaria di macchina, ma le due navi non riescono a trovarsi a causa della foschia.
Più tardi la Castore lascia nuovamente Tripoli e scorta a Napoli, insieme ai cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi ed Antonio Da Noli, un convoglio composto dalle motonavi Ankara (tedesca), Andrea Gritti, Rialto e Sebastiano Venier che rientrano vuote in Italia.
26 giugno 1941
Viene inviata, insieme al cacciasommergibili Albatros, a dare la caccia al sommergibile britannico Utmost, che a mezzogiorno, a quattro miglia da Capo Todaro (nel punto 38°07’ N e 14°37’ E), ha silurato e affondato il piroscafo Enrico Costa in navigazione da Catania a Palermo con 3000 tonnellate di carbone. Né la Castore né l’Albatros riusciranno però a localizzare il battello nemico.
4-7 luglio 1941
Il 4 luglio la Castore, nell’ambito delle operazioni preliminari alla posa della spezzata «S 3» dello sbarramento di mine «S» nel Canale di Sicilia, raggiunge la zona indicata, dirige due dragamine inviati da Trapani ad effettuare dragaggio preventivo e posa le boette n. 2 e n. 4, che devono segnalare le estremità della linea di posa. Nel pomeriggio del 5, conclusi sia il dragaggio che lo scandagliamento dei fondali (operazione effettuata dalla nave idrografica Cariddi), la Castore posa anche la boetta numero 5. All’alba del 6 l’unità, insieme al cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare, ritorna sul posto e verifica accuratamente la posizione delle boette.
All’alba del 7, giorno stabilito per la posa, la Castore attende le navi designate per la posa delle mine (Duca d’Aosta, Attendolo, Bande Nere, Di Giussano, Pigafetta e Pessagno oltre a sei cacciatorpediniere di scorta) presso la boetta n. 3. La posa avviene regolarmente.
1941
Viene sottoposta a lavori di modifica dell’armamento, che portano alla sostituzione delle otto inefficaci mitragliere da 13,2 mm con altrettante del più moderno modello da 20/65 mm; sono inoltre imbarcati due scaricabombe per bombe di profondità. Il dislocamento viene portato a 1055 tonnellate.
23 novembre 1941
Bombarda con cariche di profondità il sommergibile olandese O 21, dopo che questo ha attaccato senza successo il piroscafo Bolzaneto.

La Castore nel 1942 (foto USMM).

3 gennaio 1942
La Castore salpa da Taranto alle 15.06 insieme alle gemelle Aretusa ed Antares ed all’Orsa scortando la motonave Monviso e la petroliera Giulio Giordani, nell’ambito dell’operazione di rifornimento «M. 43». Nell’ambito di questa operazione, Castore, Orsa, Monviso, Giordani, Aretusa ed Antares compongono il convoglio numero 2; la «M. 43» prevede in tutto l’invio in Libia di cinque grandi motonavi da carico ed una petroliera, tutte veloci (almeno 14 nodi) e di recente costruzione, con una scorta poderosa: oltre alle siluranti di scorta di ciascun convoglio, vi sono una forza di “scorta diretta incorporata nel convoglio” (ammiraglio di squadra Carlo Bergamini, con il compito di respingere eventuali attacchi di formazioni leggere di superficie come la Forza K) composta dalla corazzata Duilio con gli incrociatori leggeri Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, Raimondo Montecuccoli, Muzio Attendolo e Giuseppe Garibaldi ed i cacciatorpediniere Maestrale, Scirocco, Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti, ed un gruppo d’appoggio a distanza (ammiraglio di squadra Angelo Iachino, con l’incarico di proteggere il convoglio da un eventuale attacco in forze della Mediterranean Fleet) formato dalle corazzate Littorio, Giulio Cesare ed Andrea Doria, dagli incrociatori pesanti Trento e Gorizia e dai cacciatorpediniere Aviere, Geniere, Carabiniere, Alpino, Camicia Nera, Ascari, Antonio Pigafetta ed Antonio Da Noli. Alla scorta aerea concorrono la Regia Aeronautica (Armata Aerea e Ricognizione Marittima) e la Luftwaffe (II Corpo Aereo Tedesco e X Corpo Aereo Tedesco, di base l’uno in Sicilia e l’altro in Grecia) per effettuare ricognizione sul porto della Valletta (Malta) e nelle acque di Alessandria, bombardamenti preventivi sugli aeroporti maltesi e scorta di caccia, antiaerosilurante ed antisommergibile sui cieli del convoglio nonché a protezione delle navi impegnate nello scarico una volta giunte a Tripoli. Completa il dispositivo di difesa la dislocazione di undici sommergibili sulle probabili rotte che una ipotetica forza navale nemica dovrebbe percorrere per attaccare il convoglio.
4 gennaio 1942
Tra le 4 e le 11, come previsto, il convoglio 2 si unisce ai convogli 1 (motonavi Monginevro, Lerici e Nino Bixio, cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, Nicoloso Da Recco, Antoniotto Usodimare, Bersagliere e Fuciliere) e 3 (motonave Gino Allegri, cacciatorpediniere Freccia, torpediniera Procione), partiti rispettivamente da Messina e Brindisi; si forma così un unico grande convoglio, il cui caposcorta è il contrammiraglio Amedeo Nomis di Pollone sul Vivaldi. La III Divisione Navale (Trento e Gorizia) del gruppo d’appoggio viene avvistata da un ricognitore britannico; da Malta decolla una formazione aerea per attaccare, ma deve rientrare senza essere riuscita a trovare il convoglio. Al tramonto il gruppo «Duilio» s’incorpora nella formazione del convoglio, che durante la notte mette la prua su Tripoli.
5 gennaio 1942
Il gruppo «Duilio» lascia il convoglio, che giunge indenne a Tripoli alle 12.30 senza aver subito alcun attacco.
13 gennaio 1942
La Castore (caposcorta) salpa da Tripoli alle 16.30 unitamente alla torpediniera Procione, scortando la Monviso ed un’altra moderna motonave, la Monginevro, che rientrano vuote in Italia (la Monginevro lascia Tripoli alle 16.30, la Monviso un’ora dopo). I cacciatorpediniere britannici Lance, Lively, Zulu e Jaguar sono inviati da Malta a cercare il convoglio, avvistato al largo di Pantelleria, ma non lo trovano; dopo aver superato senza danni un attacco da parte degli aerosiluranti dell’830th Squadron della Fleet Air Arm, il convoglio fa scalo a Trapani, dove la Castore viene sostituita dal Maestrale, e prosegue poi per Napoli, ove giungerà il 17.
15 gennaio 1942
Riporta lievi danni per lo scoppio di una mina, posata dal sommergibile britannico Porpoise l’11 gennaio, al largo di Capo Drepano (baia di Suda).
22 gennaio 1942
La Castore (capitano di corvetta Congedo) salpa da Messina alle otto insieme al resto del gruppo «Vivaldi» (formato dai cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, Antonio Da Noli e Lanzerotto Malocello della XIV Squadriglia, dai cacciatorpediniere Aviere, Geniere e Camicia Nera della XIV Squadriglia e dalla torpediniera Orsa) cui è stata assegnata, scortando le motonavi da carico Monviso e Vettor Pisani dirette a Tripoli nell’ambito dell’operazione di traffico «T. 18», consistente nell’invio in Libia di 15.000 tonnellate di rifornimenti, 97 carri armati, 271 autoveicoli e 1467 uomini.
Nello stretto di Messina si uniscono al convoglio altre due moderne motonavi, la Monginevro e la Ravello, provenienti da Napoli; il gruppo «Vivaldi» (al comando del contrammiraglio Amedeo Nomis di Pollone) assume la scorta diretta delle quattro navi. Da Taranto escono in mare anche la quinta nave del convoglio, il grande trasporto truppe Victoria, ed i due gruppi di scorta indiretta: l’«Aosta» (ammiraglio di divisione Raffaele De Courten, partito alle 11) con gli incrociatori leggeri della VII Divisione (Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, Raimondo  Montecuccoli, Muzio Attendolo) e la XIII Squadriglia Cacciatorpediniere (Bersagliere, Carabiniere, Fuciliere, Alpino) ed il «Duilio» (ammiraglio di squadra Carlo Bergamini, partito alle 17 insieme alla Victoria) con la corazzata Duilio e la XV Squadriglia Cacciatorpediniere (Antonio Pigafetta, Alfredo Oriani, Ascari, Scirocco).
A protezione dell’operazione, nove sommergibili sono dislocati ad est di Malta e tra Creta e l’Egitto; la Regia Aeronautica e la Luftwaffe danno il loro contributo con aerei da caccia (sempre presenti, nelle ore diurne, sul cielo del convoglio), da ricognizione ed antisommergibile.
Poco dopo la partenza la Ravello, colta da avaria al timone, è costretta a tornare in porto; il resto del convoglio prosegue e si unisce al gruppo «Aosta» nel pomeriggio del 22.
23 gennaio 1942
Alle 15, con un certo ritardo ma approssimativamente nel punto prestabilito, il convoglio si unisce anche al gruppo «Duilio»; le motonavi si dispongono su due colonne e la Victoria, divenuta nave capo convoglio, si pone in testa alla colonna sinistra, mentre il gruppo «Vivaldi» si posiziona attorno ai mercantili ed i due gruppi «Duilio» e «Aosta» si dispongono sui fianchi del convoglio.
Le navi seguono rotte che passano a 190 miglia da Malta, distanza che dovrebbe essere maggiore del raggio operativo degli aerosiluranti di base a Malta ed in Cirenaica, 180 miglia; la sera del 23 dovranno poi accostare verso Tripoli, mantenendo rotta tangente al cerchio di 190 miglia di raggio con centro Malta. In realtà, 190 miglia sono divenute una distanza insufficiente, perché l’autonomia degli aerosiluranti britannici è aumentata rispetto al passato e perché ora gli aerei possono decollare da nuove basi cirenaiche, più avanzate di quanto ritenuto dai comandi italiani, conquistate dai britannici con l’operazione «Crusader».
Già dal giorno precedente, però, i comandi britannici sono a conoscenza dei movimenti italiani: sommergibili in agguato nel golfo di Taranti hanno infatti segnalato il passaggio del gruppo «Aosta», e nella serata e notte successive ricognitori hanno individuato e pedinato il gruppo «Duilio».
Dopo la riunione, il convoglio, che procede a 14 nodi sotto la protezione di nove Junkers Ju 88 della Luftwaffe, continua ad essere tallonato dai ricognitori: alle 15.50 uno di essi viene avvistato 20.000 metri ad est della formazione. Ai ricognitori seguono gli attacchi aerei: il primo si verifica alle 16.16, quando la Victoria viene mancata da alcune bombe di piccolo calibro; poco dopo altre bombe di maggior calibro sono sganciate contro il gruppo «Aosta» ma ancora senza risultato, grazie anche alla rabbiosa reazione contraerea delle navi.
Su richiesta dell’ammiraglio Bergamini, la scorta aerea viene rinforzata con altri tre Ju 88 del II Corpo Aereo Tedesco.
Alle 17.25 il convoglio viene nuovamente attaccato da tre aerosiluranti, provenienti dalla direzione del sole: le torpediniere (che si trovano su quel lato) aprono contro di essi un intenso tiro, così che i velivoli, giunti a circa un chilometro dalla scorta (e tre dalla Victoria), scaricano in mare le loro armi, cabrano ed invertono la rotta (uno di essi sarà poi abbattuto dagli Ju 88 della scorta aerea). Dapprima le navi italiane pensano che i velivoli fossero bombardieri: solo quando il Vivaldi avvista le scie dei siluri ci si accorge della realtà. Alle 17.31 la Victoria viene colpita a poppa da un siluro e rimane immobilizzata. Aviere, Ascari e Camicia Nera si fermano per dare assistenza alla nave danneggiata, mentre il resto del convoglio prosegue sulla sua rotta. Due nuovi attacchi di aerosiluranti, alle 18.40 ed alle 18.45, daranno il colpo di grazia alla Victoria, che affonderà alle 19 con la perdita di 391 dei 1455 uomini a bordo.
Il resto del convoglio continua scortato dai gruppi «Vivaldi» ed «Aosta»; a notte fatta il gruppo «Duilio» si sposta invece a nord del 36° parallelo ed ad est del 19° meridiano per proteggere il convoglio da eventuali attacchi di navi di superficie provenienti dal Mediterraneo Orientale. A partire dalle 21.44 si scatena un crescendo di nuovi attacchi aerei sul convoglio: le navi vengono illuminate con bengala e fuochi galleggianti al cloruro di calcio, bombardate, fatte oggetto del lancio di siluri, ma la reazione del fuoco contraereo, le manovre evasive e l’emissione di cortine nebbiogene permettono di evitare tutti i siluri e sventare ogni attacco senza danni.
24 gennaio 1942
Alle 7.30 il convoglio viene raggiunto dalle torpediniere Calliope e Perseo, venute ad esso incontro da Tripoli; cinque minuti dopo il gruppo «Aosta» lascia la scorta come previsto, e dopo altri cinque minuti sopraggiunge la scorta aerea con caccia e ricognitori della Regia Aeronautica.
Alle 9 uno dei caccia di scorta spara delle raffiche di mitragliera contro il mare, segnalando la presenza di un sommergibile 4-5 km a dritta del convoglio: il contrammiraglio Nomis di Pollone ordina un’accostata d’urgenza sulla sinistra, che permette alla Monviso di evitare di pochissimo un siluro. La Castore, insieme ai cacciatorpediniere Geniere e Lanzerotto Malocello ed a ricognitori, contrattacca con bombe di profondità; al termine della caccia si vedrà sulla superficie una chiazza di nafta, ma nessun sommergibile è stato affondato.
Alle 14.15 il convoglio entra a Tripoli; poco dopo il porto libico subisce un violento bombardamento aereo, ma nessuna unità del convoglio viene danneggiata.
30 gennaio 1942
La Castore riparte da Tripoli alle 17.30 scortando la Monginevro che torna scarica a Napoli.
31 gennaio 1942
Il maltempo costringe la Castore a tornare in porto alle cinque del mattino, lasciando proseguire da sola la Monginevro; la motonave arriverà indenne a Napoli il giorno seguente.
5 febbraio 1942
Parte da Palermo alle 10.15 scortando, insieme al cacciatorpediniere Premuda (caposcorta), la nave cisterna Rondine diretta a Tripoli. (Per una fonte, fanno parte del convoglio anche i piroscafi Mazara e Istria e le torpediniere Orsa ed Aretusa.)
Alle 12.27, presso il punto 38°17’ N e 13°05’ E, il sommergibile britannico Upholder (tenente di vascello Compton Patrick Norman) avvista il convoglio, ed alle 12.50 inizia la manovra d’attacco; alle 13, tuttavia, il sommergibile viene localizzato da un velivolo della scorta aerea, costretto a rinunciare all’attacco e scendere in profondità e poi, tra le 13.45 e le 13.55, sottoposto al lancio di otto bombe di profondità (a dargli la caccia sono inviate Orsa ed Aretusa, ed a lanciare le bombe è quest’ultima) mentre si ritira verso nord.
È invece erronea la versione secondo cui alle 13.45 l’Upholder avrebbe infruttuosamente lanciato dei siluri contro la Rondine, nelle acque di Capo San Vito.
In seguito anche degli aerosiluranti attaccano le navi italiane, ma vengono respinti e perdono un aereo, abbattuto dalla scorta aerea. Alle 19 si unisce alla scorta anche la torpediniera Polluce, proveniente da Tripoli.
7 febbraio 1942
Il convoglio, dopo aver superato illeso anche alcuni attacchi aerei, giunge a Tripoli alle 17.
7 marzo 1942
La Castore, insieme ai cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi e Fuciliere, si unisce alla scorta del convoglio numero 3 (motonave Monreale e torpediniera Circe, partite da Napoli all’1.30) dell’operazione di traffico «V. 5».
8 marzo 1942
Alle 7.30 il convoglio numero 3 si aggrega ai convogli 1 (motonavi Nino Bixio e Reginaldo Giuliani, cacciatorpediniere Antonio Pigafetta e Scirocco) e 2 (motonave Gino Allegri, cacciatorpediniere Antonio Da Noli e Bersagliere), partiti rispettivamente da Brindisi e Messina e riunitisi già il giorno precedente.
Entro le 8.30, a 190 miglia da Leuca, si forma così un unico convoglio sotto il comando del capitano di vascello Enrico Mirti della Valle, imbarcato sul Pigafetta. Poco dopo, alle 9.45, sopraggiunge anche il gruppo di scorta, al comando dell’ammiraglio di divisione Raffaele De Courten, formato dagli incrociatori Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli e Giuseppe Garibaldi e dai cacciatorpediniere Alfredo Oriani, Aviere, Ascari e Geniere; tale gruppo zigzaga a 16-18 nodi di velocità mantenendosi poco a poppavia del convoglio, che procede a 15 nodi verso sud passando a 190 miglia da Malta. La scorta aerea è fornita da due bombardieri medi CANT Z. 1007 della Regia Aeronautica e da sei tra bombardieri Junkers Ju 88 e caccia pesanti Messerschmitt Me 110 della Luftwaffe; comunque non si concretizza alcuna minaccia da parte degli aerei di Malta, essendo l’isola sottoposta a continui bombardamenti da più di due mesi (la cui intensità viene peraltro aumentata quando vengono inviati grossi convogli). Al tramonto il gruppo di scorta viene “incorporato” nel convoglio.
9 marzo 1942
Al largo di Ras Cara (punto d’atterraggio), in mattinata, il gruppo di scorta lascia il convoglio e si posiziona in modo da coprirlo da eventuali attacchi di navi britanniche, che però non hanno luogo. Alle 7.30 Scirocco e Pigafetta lasciano anch’essi il convoglio per rinforzare la scorta di un altro partito da Tripoli per tornare in Italia (e che ha in quel momento incrociato quello proveniente dall’Italia); il convoglio entra nel porto di Tripoli tra le 17.30 e le 18.
La Castore riparte da Tripoli già alle 21 insieme al cacciatorpediniere Bersagliere, scortando il piroscafo tedesco Wachtfels ed il rimorchiatore Instancabile (convoglio «Kappa»).
10 marzo 1942
Il convoglio sosta a Lampedusa, dove l’Instancabile rimane. Le altre tre navi proseguono e, nella notte tra il 10 e l’11, vengono più volte attaccati da aerosiluranti, ma evitano ogni danno grazie alle manovre evasive ed alle cortine fumogene.
11 marzo 1942
In mattinata il Bersagliere lascia la scorta del convoglio e raggiunge Palermo. Castore e Wachtfels proseguono per Napoli, dove arrivano alle 17.30.
16 marzo 1942
Nell’ambito dell’operazione di traffico «Sirio», la Castore salpa da Trapani e si unisce al cacciatorpediniere Premuda nella scorta al piroscafo Assunta De Gregori, partito da Palermo alle 2.30 con un carico di carbone.
19 marzo 1942
Il convoglio arriva a Tripoli alle 7.30.
4 aprile 1942
La Castore ed il cacciatorpediniere Folgore salpano da Tripoli per Napoli alle 18, scortando la nave cisterna Saturno.
6 aprile 1942
Il convoglio arriva a Napoli alle 18.30.
12 aprile 1942
Parte da Napoli alle otto del mattino scortando il piroscafo tedesco Wachtfels, diretto a Tripoli.
13 aprile 1942
Castore e Wachtfels sostano a Trapani dalle 3.30 fino all’1.30 del 14.
14 aprile 1942
Alle 16 le due navi subiscono reiterati attacchi di bombardieri, ma non subiscono alcun danno, mentre i caccia della scorta aerea abbattono o danneggiano almeno quattro velivoli avversari.
15 aprile 1942
Castore e Wachtfels arrivano a Tripoli alle 15.45.
19 aprile 1942
La Castore (capitano di corvetta Tezel) salpa da Tripoli all’alba ed assume la scorta del piroscafo Assunta De Gregori, partito da Sfax per Napoli con un carico di fosfati. La torpediniera si pone in testa, seguita dal mercantile.
Alle 15.50 il sommergibile britannico Umbra (tenente di vascello Stephen Lynch Conway Maydon) avvista il piroscafo e sette minuti dopo anche la Castore e due aerei di pattuglia. Il battello britannico manovra per intercettare le due navi, ed alle 16.43, nel punto 35°23’ N e 11°23’ E (20 miglia ad est-sud-est di Mahdia e al largo delle isole Kerkennah), lancia due siluri da 1000 metri contro il mercantile, che, colpito, si spezza in due e affonda. La Castore – che, pur essendo dotata di ecogoniometro, non ha rilevato nulla, né ha avvistato le scie dei siluri – lancia solo due bombe di profondità a scopo intimidatorio, che non arrecano danni all’Umbra, poi recupera i 35 superstiti, ma 18 uomini mancheranno all’appello.
L’affondamento dell’Assunta De Gregori è stato causato dalle decrittazioni operate dall’organizzazione britannica “ULTRA”: il 16, il 17, il 18 ed il 19 aprile, infatti, “ULTRA” ha intercettato e decifrato numerosi messaggi italiani, permettendo ai comandi britannici di sapere della prevista partenza del piroscafo da Sfax, programmata per le 5 del 19 aprile, del suo carico di fosfati, della sua destinazione (Napoli) e della sua scorta (appunto la Castore, proveniente da Tripoli).
27 aprile 1942
La Castore e le gemelle Lince e Cigno (caposcorta) salpano da Palermo alle 11 scortando il convoglio «Genova», composto dalla nave cisterna Saturno e dal piroscafo San Luigi.
Al largo di Pantelleria il convoglio «Genova» s’incontra con il convoglio «Italia» (motonavi Reginaldo Giuliani e Reichenfels, cacciatorpediniere Folgore, torpediniere Pallade e Centauro), partito da Tripoli e diretto a Napoli, col quale ha luogo, come previsto prima della partenza, un parziale scambio della scorta: la Castore rimane con il convoglio «Genova», al quale si uniscono il cacciatorpediniere Folgore (che ne diviene caposcorta) e la torpediniera Centauro, mentre Lince e Cigno passano al convoglio «Italia».
28 aprile 1942
Il maltempo costringe il convoglio «Genova» a ridossarsi a Pantelleria, poi prosegue per Tripoli; la Castore recupera i superstiti di due aerei, uno italiano ed uno tedesco, precipitati in mare.
30 aprile 1942
Il convoglio «Genova» arriva a Tripoli a mezzogiorno, guidato dalla torpediniera Generale Carlo Montanari inviata da Tripoli per il pilotaggio.
2 maggio 1942
La Castore ed il cacciatorpediniere Strale (caposcorta) salpano da Tripoli alle 20 per Napoli scortando la motonave cisterna Panuco.
3 maggio 1942
Il convoglio percorre rotte costiere sino al congiungimento con la motonave Giulia, partita da Sfax.
5 maggio 1942
Il convoglio arriva a Napoli alle 9.30.
10 maggio 1942
La Castore parte da Napoli alle 15.30 scortando la motonave Ravello, con la quale costituisce il convoglio «H», uno dei tre in mare per l’operazione di traffico «Mira», consistente nell’invio a Tripoli di sei grandi e moderne motonavi suddivise in tre convogli (con un carico complessivo di 58 carri armati, 713 automezzi, 3086 tonnellate di carburanti e lubrificanti, 17.505 tonnellate di munizioni ed altri materiali e 513 uomini). Per la prima volta, per maggior protezione ed a titolo sperimentale, la scorta sarà interamente costituita da siluranti dotate di ecogoniometro.
11 maggio 1942
All’alba il convoglio «H» si congiunge con gli altri due convogli di «Mira», l’«X» (motonave Unione e torpediniera Climene, partite da Messina) ed il «G» (motonavi Agostino Bertani, Gino Allegri e Reichenfels, cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco e torpediniere Pallade e Polluce, partite da Napoli), costituendo un unico convoglio sotto il comando del capitano di vascello Aldo Cocchia sul Da Recco. Il convoglio imbocca la rotta di ponente per giungere a Tripoli.
12 maggio 1942
Alle 00.05 il convoglio viene raggiunto dalla torpediniera Generale Marcello Prestinari, inviata da Tripoli per pilotarlo sulle rotte di sicurezza.
Tutte le navi, nonostante attacchi aerei e subacquei nemici nel Canale di Sicilia, arrivano a Tripoli in mattinata (tra le 6.40 e le 9.45) con uno dei più grandi carichi mai portati in Libia da un singolo convoglio.
16 maggio 1942
La Castore ed il cacciatorpediniere Premuda (caposcorta) partono alle 21 da Tripoli scortando le motonavi Unione e Ravello, scariche, alla volta di Napoli.
18 maggio 1942
Il convoglio giunge a Napoli alle 9.50.
28 maggio 1942
La Castore e le gemelle Polluce e Climene (caposcorta) salpano da Napoli alle 10.45 per scortare a Tripoli il convoglio «K», formato dalle motonavi Unione, Ravello e Reichenfels (quest’ultima tedesca).
30 maggio 1942
Il convoglio, percorrendo la rotta di ponente e rinforzato nella scorta dall’arrivo della torpediniera Generale Antonio Cantore (inviata da Tripoli), giunge a destinazione alle otto.
7 giugno 1942
La Castore e la gemella Clio lasciano Palermo alle 7.45 (9.45 per altra versione) scortando il piroscafo Numidia, carico di carbone, e la motonave cisterna Caucaso.
8 giugno 1942
Alle 17.25, al largo di Ras Iddah, le navi incontrano il convoglio «K», dal quale si distacca la torpediniera Polluce, che assume il comando del convoglio «Numidia» come pianificato in precedenza. Il convoglio «Numidia» giungerà infine regolarmente a Tripoli.
11 giugno 1942
Il convoglio arriva a Tripoli all’una di notte.
22 giugno 1942
Parte da Palermo per Bengasi alle 21.30 assieme al cacciatorpediniere Folgore ed alle torpediniere Orsa e Partenope, scortando un convoglio composto dalle moderne motonavi Nino Bixio e Mario Roselli.
23 giugno 1942
All’alba il Folgore, che deve raggiungere Messina, viene rilevato dal cacciatorpediniere Turbine (capitano di corvetta Granato), che diviene caposcorta. In mattinata il convoglio viene attaccato da bombardieri ed aerosiluranti; alle 12.30, a 39 miglia per 134° da Capo Rizzuto, la Roselli viene colpita a poppa da un siluro e rimane immobilizzata. Mentre il resto della scorta dà assistenza alla nave danneggiata (che sarà infine rimorchiata a Taranto dall’Orsa assistita dai rimorchiatori Pluto, Gagliardo, Fauna e Portoferraio), la Castore (capitano di corvetta Tezel) verrà dirottata per scortare la Bixio dapprima a Crotone e successivamente a Taranto, dove arriverà alle 00.30 del 24.
2 luglio 1942
Parte da Taranto alle 13 insieme alle gemelle Antares e Polluce, alla torpediniera di scorta Pegaso, alla vecchia torpediniera San Martino ed ai cacciatorpediniere Giovanni Da Verrazzano (caposcorta), Euro e Turbine, per scortare a Bengasi le moderne motonavi Monviso, Ankara (tedesca) e Nino Bixio. Durante la navigazione il convoglio subirà reiterati attacchi da parte di bombardieri ed aerosiluranti, senza mai riportare danni.
4 luglio 1942
Alle 11.10 il sommergibile britannico Turbulent (capitano di fregata John Wallace Linton) avvista alberature verso nord, trovandosi nel punto 33°30’ N e 20°30’ E (circa 80 miglia a nord di Bengasi); manovra per avvicinarsi, e alle 11.25 avvista il convoglio, che è scortato anche da almeno tre aerei. Alle 11.41 la scorta localizza il Turbulent, costringendolo ad abortire l’attacco, e sette minuti dopo, nel punto 33°28’ N e 20°28’ E, ha inizio il bombardamento con cariche di profondità: il primo “pacchetto” di sei bombe esplode molto vicino, ma causa solo danni lievi, poi ne vengono gettate molte altre, che però scoppiano più distanti.
Alle 14.15 l’Ankara viene mancata da siluri al largo di Bengasi.
Le navi arrivano indenni a Bengasi alle 18.45, e subito la Castore riparte insieme a Da Verrazzano, Pegaso ed Antares per assumere la scorta della motonave Rosolino Pilo (convoglio «M») diretta a Brindisi.
Alle 19 il convoglio «M» si unisce ad un altro, provenente da Tripoli e diretto anch’esso a Brindisi, formato dalle motonavi Sestriere e Vettor Pisani scortate dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco e dalle torpediniere Lince e Calatafimi. Il Da Recco diviene caposcorta dell’intero convoglio.
5 luglio 1942
Alle 11.30 Castore, Pegaso, Antares e Da Verrazzano lasciano il convoglio.
21 luglio 1942
Parte da Brindisi alle sei del mattino scortando le motozattere MZ 701, MZ 702, MZ 704, MZ 708, MZ 714, MZ 720, MZ 752 e MZ 754 in trasferimento a Tobruk con 397 tonnellate di rifornimenti a bordo (54 tonnellate di materiali vari, 30,7 di munizioni, 4,3 di pezzi di ricambio per automezzi, venti carri armati ed un trattore).
30 luglio 1942
Dopo varie soste lungo il percorso, la Castore ed il convoglio delle motozattere giungono a Tobruk alle 14.
La torpediniera riparte da Tobruk alle 19 insieme all’incrociatore ausiliario Lero, scortando la motonave Città di Alessandria diretta al Pireo.
1° agosto 1942
Il convoglio giunge al Pireo alle 16.40.
La Castore ne riparte per assumere la scorta di un altro gruppo di motozattere, le MZ 732, 733, 735, 736, 737, 738, 740 e 741, salpate da Brindisi per Tobruk il 31 con 367 tonnellate di rifornimenti (25 t di materiali vari, 30 di munizioni, 16 carri armati del peso complessivo di 240 t, due autoblindo per totali 14 tonnellate e nove automezzi per complessive 58 t) e 30 militari del Regio Esercito. Fanno parte della scorta delle motozattere anche il cacciatorpediniere Lubiana e le navi ausiliarie Audax ed Instancabile; il convoglio fa varie soste.
4 agosto 1942
Dopo una sosta a Suda, la Castore riparte alle 20 scortando da sola le motozattere, cui si è aggiunto il piroscafo Scillin.
6 agosto 1942
Il convoglio arriva a Tobruk alle nove del mattino.
Alle 19.45 la Castore ne riparte insieme al cacciatorpediniere Folgore (caposcorta) per scortare la motonave Apuania, diretta a Brindisi.
8 agosto 1942
Dopo aver sostato a Patrasso, il convoglio, cui si sono uniti il cacciatorpediniere Sebenico e la piccola motonave Abbazia, riparte alle 6.30 per poi arrivare a Brindisi alle 19.30.
14 agosto 1942
La Castore (tenente di vascello Tezel) e la Calliope (capitano di corvetta Cocchi) partono da Brindisi alle 4.30 scortando la motonave Lerici, diretta a Bengasi. Alle 10.30, al largo di Leuca, le navi si congiungono con un secondo convoglio, proveniente da Taranto, composto dalla motonave Ravello scortata dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (capitano di vascello Cocchia, che assume il ruolo di caposcorta) e dalla torpediniera Polluce (tenente di vascello Burattini). L’unico convoglio così formato segue le coste della Grecia occidentale.
15 agosto 1942
Intorno alle 16 il convoglio viene avvistato da ricognitori Alleati, che indirizzano sul posto il sommergibile britannico Porpoise (tenente di vascello Leslie William Abel Bennington): questi, alle 18.54, avvista un “oggetto” dritto di prua, ed alle 19.50, dopo essersi immerso ed avvicinato, avvista il convoglio, con rotta stimata 210° e velocità 11 nodi, scortato anche da due aerei. I mercantili sono in linea di fronte, distanziati tra loro di circa 915 metri, mentre le unità di scorta sono disposte intorno a loro “a mezzaluna”. Alle 19.28, dopo aver accostato dapprima (19.18) per 120° e poi (19.24) per 100° in modo da portarsi tra le due motonavi per attaccare quella di sinistra, il Porpoise lancia due siluri contro quest’ultima – la Lerici – nel punto 34°45’ N e 21°32’ E o 34°50’ N e 21°30’ E (120 miglia a nord di Ras Amir in Libia), per poi scendere a 24 metri e ritirarsi su rotta 230° alla massima velocità. La Lerici (alle 18.30 secondo l’orario italiano, indietro di un’ora rispetto a quello del Porpoise) viene colpita da un siluro a poppa, e rimane  immobilizzata.
Castore e Da Recco proseguono per Bengasi scortando l’illesa Ravello, mentre la Polluce dà la caccia al sommergibile (gettando in tutto una sessantina di bombe di profondità, ma senza risultato) e la Calliope tenta il rimorchio della motonave danneggiata. La Lerici dovrà infine essere finita l’indomani da una delle unità inviate in aiuto da Navarino (il cacciatorpediniere Mitragliere, arrivato con il gemello Bersagliere), non essendo più possibile salvarla.
16 agosto 1942
Ravello, Castore e Da Recco arrivano a Bengasi alle 8.30; alle 15 Castore e Da Recco ne ripartono per scortare, insieme al cacciatorpediniere Saetta ed alla torpediniera Orione, le motonavi Nino Bixio e Sestriere che rientrano in Italia con 2800 prigionieri di guerra ciascuna.
17 agosto 1942
Alle 16 il sommergibile britannico Turbulent (capitano di fregata John Wallace Linton) avvista a 12.800 metri per 160° il convoglio, scortato anche da diversi aerei, ed alle 16.33 lancia quattro siluri da 3300 metri. Una delle armi, con giroscopio difettoso, torna indietro e compie due giri passando sopra il Turbulent, ma altre due centrano la Nino Bixio nel punto 36°36’ N e 21°30’ E o 36°35’ N e 21°34’ E (al largo di Sapienza e dodici miglia a sudovest di Navarino; le fonti italiane, indietro di un’ora rispetto all’orario del Turbulent, indicano il siluramento come avvenuto alle 15.30).
Castore e Da Recco (caposcorta) proseguono con l’indenne Sestriere (mancata dai siluri); il Saetta, assistito dall’Orione ed anche dalla Polluce uscita da Navarino, rimorchia la Bixio a Navarino, ma si lamenteranno 434 vittime, tra cui 336 prigionieri. (Per altra fonte la Castore partecipa anche alla ricerca degli uomini della Bixio gettatisi in mare).
18 agosto 1942
Castore, Da Recco e Sestriere giugono a Brindisi alle 17.
2 settembre 1942
Salpa dal Pireo per Tobruk alle otto, insieme alle gemelle Lupo (caposcorta, capitano di corvetta Zanchi), Polluce e Calliope, scortando i piroscafi Sportivo, Padenna e Davide Bianchi, carichi di carburante, che costituiscono il convoglio «Sportivo».
3 settembre 1942
Intorno alle 16 la Lupo recupera i superstiti di un ricognitore nemico abbattuto dalla scorta aerea.
Alle 18.45 il convoglio viene attaccato da bombardieri statunitensi Consolidated B-24 “Liberator”, nonostante la presenza di una consistente scorta aerea; la reazione della scorta riesce però a disperdere la formazione dei velivoli nemici, che si ritira.
Alle 22, come ordinato prima della partenza, il convoglio si divide, in modo da consentire maggiore manovrabilità: il Padenna forma il primo gruppo con Lupo e Castore, le altre navi il secondo gruppo, con velocità di cinque nodi. Ambedue i gruppi, nella notte successiva, sono pesantemente attaccati da bombardieri e soprattutto aerosiluranti.
4 settembre 1942
Nel corso delle prime ore gli attacchi aerei sul secondo gruppo affondano prima il Davide Bianchi e poi anche la Polluce. Il primo gruppo, invece, supera indenne gli attacchi aerei, ma cade nell’agguato teso dal sommergibile britannico Thrasher (tenente di vascello Hugh Stirling Mackenzie), guidato sul posto dai bengala lanciati dagli aerei: alle 2.15, nel punto 33°00’ N e 24°04’ E, il Thrasher avvista le tre navi, dirette verso sud, a 6 miglia per 105° (una delle torpediniere è a proravia del Padenna, l’altra a poppavia) e vira per avvicinarsi. Immersosi alle 3.18, alle 3.55 (orario di bordo) il sommergibile lancia tre siluri da 4570 metri, contro il Padenna: due minuti dopo (le 2.57, per l’orario italiano) il Padenna viene colpito da due siluri, e, nonostante l’assistenza data da Castore e Lupo, affonda in fiamme dopo mezz’ora nel punto 32°44’ N e 24°11’ E o 32°50’ N e 24°10’ E, ad una cinquantina di miglia da Tobruk. A Castore e Lupo, dopo aver recuperato i naufraghi (la Castore ne trae in salvo nove e la Lupo cinque, mentre venti uomini saranno dispersi) e vanamente cercato per un’ora il sommergibile attaccante (ritiratosi intanto verso nord: una delle torpediniere vi passa sopra, ma non se ne accorge), non rimane che riunirsi alla Calliope nella scorta all’unico piroscafo rimasto indenne, lo Sportivo, che arriverà a Tobruk alle undici.
6 settembre 1942
La Castore (caposcorta) e la vecchia torpediniera Generale Carlo Montanari lasciano Tobruk alle 19 scortando i piroscafi Sportivo e Pertusola, diretti a Bengasi.
8 settembre 1942
Il convoglio raggiunge Bengasi a mezzogiorno.
Sette ore dopo la Castore (ancora caposcorta) ed un’altra anziana torpediniera, la Generale Antonino Cascino, ripartono da Bengasi di scorta ai piroscafi Siculo e Kreta (quest’ultimo tedesco), dirette nuovamente a Tobruk.
10 settembre 1942
Il convoglio arriva a Tobruk alle 18.40.
14 settembre 1942
La Castore (tenente di vascello Gaspare Tezel) si trova a Tobruk quando la città libica viene attaccata a sorpresa, via mare e via terra, da commandos britannici che tentano, con un colpo di mano, di occupare temporaneamente Tobruk per distruggerne le installazioni militari: è l’operazione «Daffodil», parte della più ampia operazione «Agreement».
Il piano britannico prevede che Tobruk sia attaccata contemporaneamente da commandos sbarcati dal mare e da una colonna di camionette provenienti dal deserto, quindi occupata per 24 ore, durante le quali distruggere le infrastrutture portuali, i mezzi navali presenti in rada (tranne dieci motozattere delle migliori, da catturare), i depositi di carburante dell’Afrika Korps, le officine per la riparazione dei carri armati ed ogni altro deposito.
La forza navale d’attacco britannica è suddivisa in due gruppi: la Forza A, con i cacciatorpediniere Sikh e Zulu, che dovranno sbarcare 380 uomini (mediante 30 barconi a fondo piatto) a nord del porto, poi entrare nel porto per distruggere le navi italiane lì presenti e quindi reimbarcare i commandos e prendere nuovamente il largo; e la Forza C, con le motosiluranti MTB 260, 261, 262, 265, 266, 267, 268, 307, 308, 309, 310, 311, 312, 314, 315 e 316 e le motolance ML 349, 352 e 353, che dovranno sbarcare in tutto 200 uomini a sud del porto per agire in coordinazione con la colonna di camionette giunta via terra (e, dopo lo sbarco, entrare nella rada e silurare e affondare tutte le navi presenti). Quest’ultima, denominata Forza B, è composta da 18 camionette e da 83 uomini; proveniente dall’oasi di Cufra, dovrà infiltrarsi nel perimetro difensivo di Tobruk camuffando i suoi uomini in parte da soldati tedeschi ed in parte da prigionieri di guerra, quindi attaccare le forze italo-tedesche e creare una testa di sbarco per la Forza C. Lo sbarco sarà appoggiato da un’altra formazione navale, la Forza D, con l’incrociatore antiaereo Coventry ed i cacciatorpediniere Belvoir, Beaufort, Aldenham, Exmoor, Dulverton, Hursley, Hurtworth e Croome.
Il gruppo navale britannico lascia Alessandria d’Egitto tra il 12 ed il 13 settembre. La sera del 13 settembre gli uomini della Forza B attaccano le posizioni loro assegnate tra Tobruk e Marsa Sciausc (una località sulla sponda meridionale della baia di Tobruk), sopraffacendo i capisaldi italiani e segnalando il “via libera” alle unità della Forza C. I comandi italiani, però, insospettiti dalla maggiore intensità, rispetto al solito, delle incursioni aeree su Tobruk (iniziate alle 21.30 del 13 e proseguite sino alle 3.15 con l’impiego di bombardieri B-24 Liberator – che sganciano oltre 70 tonnellate di bombe –, Handley Page Halifax e Vickers Wellington per un totale di 91 velivoli, che eseguono azioni di bombardamento e mitragliamento) hanno intensificato la sorveglianza lungo la costa; l’intercettazione, da parte italiana, del messaggio di uno dei cacciatorpediniere, e la telefonata al comando di un ufficiale italiano sfuggito alla cattura da una delle batterie d’artiglieria attaccate (alle 23.40), mettono in allarme la piazzaforte. La Castore, le vecchie torpediniere Generale Antonino Cascino e Generale Carlo Montanari e 17 motozattere, su ordine del comandante di Marina Tobruk (capitano di vascello D’Aloya) d’accordo con il comandante interinale del settore (colonnello Battaglia del Regio Esercito) e con il comandante di Marina Libia (ammiraglio di divisione Giuseppe Lombardi, avente anch’egli sede a Tobruk), vengono schierate lungo le ostruzioni retali, e saranno queste unità, con il loro fuoco, a respingere i tentativi della Forza C di entrare nella rada di Tobruk.
I presidi dei capisaldi italiani, gli uomini del Reggimento «San Marco» ed una compagnia appositamente costituita con marinai della Regia Marina passano al contrattacco e riescono a respingere la Forza B, costringendone i pochi superstiti alla fuga; l’intervento delle motozattere italiane, che aprono il fuoco con il loro armamento, vanifica il primo tentativo di sbarco da parte delle motosiluranti della Forza C: solo pochi soldati possono essere sbarcati, perdendo la MTB 314, che s’incaglia e sarà poi catturata.
La Castore viene coinvolta nel combattimento verso le 3.30 del 14: sei motosiluranti britanniche della Forza C, infatti, a quell’ora arrivano sottocosta a bassa velocità per tentare di sbarcare i commandos a Marsa Sciausc senza essere individuate, ma vengono avvistate e fatte oggetto del tiro dapprima della motozattera MZ 756 e subito dopo anche della Castore, della Cascino, della Montanari e delle batterie costiere. Tre delle motosiluranti lanciano i propri siluri contro i bersagli che riescono ad intravedere nella baia, ma non ne mettono nessuno a segno; tutte e sei sono poi costrette a ritirarsi ed alcune colpite, una delle quali con incendio a bordo. Alle 5.45 altre tre motosiluranti tentano di avvicinarsi a Marsa Sciausc, ma sono a loro volta messe in fuga dall’intenso tiro di sbarramento delle unità italiane.
Intanto, la Forza A riesce a sbarcare solo un quarto dei suoi uomini, ma nel punto sbagliato della costa, così che vengono tutti uccisi o catturati dai difensori; gli altri non possono essere sbarcati causa il mare mosso e l’inadeguatezza dei mezzi da sbarco, e le batterie costiere e contraeree italiane e tedesche aprono poi il fuoco sui cacciatorpediniere, mettendo fuori uso il Sikh, che dovrà poi essere finito dal Croome dopo essere stato ulteriormente danneggiato da un attacco aereo italiano, e danneggiando lo Zulu, che sarà costretto a ritirarsi.
Poco dopo le otto del mattino la Castore e la Montanari vengono fatte uscire in mare su ordine dell’ammiraglio Lombardi, per inseguire le navi britanniche in ritirata e setacciare le acque davanti al porto libico in cerca di mezzi nemici. Le due torpediniere non riescono però a raggiungere le navi nemiche, ormai già lontane e sotto attacco da parte di velivoli italo-tedeschi.
I caccia italiani Macchi Mc 200, al solo costo del danneggiamento di un aereo (su 21), riusciranno ad affondare, in una serie di attacchi, la motosilurante MTB 312 e le motolance ML 352 e ML 353; la MTB 310 sarà immobilizzata da aerei italiani e finita da aerei tedeschi. I velivoli tedeschi, 73 bombardieri Junkers Ju 87, 105 bombardieri Ju 88 e tredici caccia Messerschmitt Bf 109, affonderanno invece il Coventry, lo Zulu e la MTB 308 (già danneggiata da aerei italiani, e distrutta da uno Ju 88 che, da essa abbattuto, vi precipita sopra), oltre alla già citata MTB 310, subendo la perdita di cinque velivoli (due Ju 87 e tre Ju 88).
Alla fine la Castore, assieme a diverse altre unità (la Montanari, tre motodragamine tedeschi della 6a Flottiglia, quattro motozattere tedesche ed una motozattera italiana), si ritroverà a raccogliere i molti naufraghi abbandonati in mare dai britannici in ritirata: in particolare, trarrà in salvo (e farà prigioniero) l’equipaggio della motolancia ML 352, incendiata ed affondata dagli Mc 200. In tutto le unità italiane e tedesche recuperano dal mare 476 uomini (tra cui parte dell’equipaggio del Sikh). Sulla Castore, i naufraghi britannici vengono avvolti in coperte asciutte (intanto i loro indumenti vengono asciugati, per poi essere loro restituiti) e curati dal medico di bordo; vengono dati loro caffè e sigarette, qualche marinaio dà pure loro le proprie scarpe.
Alla fine l’operazione «Daffodil» si conclude con un completo fallimento per le forze britanniche, le cui perdite ammontano a 779 morti (tra cui il tenente colonnello John Edward Haselden, comandante delle forze di terra britanniche) e 576 prigionieri, nonché alla perdita di un incrociatore (il Coventry), due cacciatorpediniere (Sikh e Zulu), quattro motosiluranti (MTB 308, 310, 312 e 314) e due motolance (ML 352 e 353), oltre ai vari improvvisati barconi della Forza A, tutti distrutti o catturati. Le perdite dell’Asse assommano invece a cinque aerei tedeschi, 70 morti (69 italiani e 1 tedesco) e 79 feriti (72 italiani e 7 tedeschi).
15 settembre 1942
La Castore salpa da Tobruk alle 18.15 scortando a Suda il piroscafo Iseo.
17 settembre 1942
Castore ed Iseo giungono a destinazione alle 6.10.
20 settembre 1942
Scorta il piroscafo Petrarca dal Pireo a Salonicco.
23 settembre 1942
Scorta il piroscafo Anna Maria Gualdi da Salonicco al Pireo.
24 settembre 1942
Parte dal Pireo alle 22.30 insieme alle gemelle Lupo e Sirio ed al cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta capitano di vascello Aldo Cocchia), scortando i piroscafi Anna Maria Gualdi e Menes.
25 settembre 1942
Nel canale di Cerigotto, alle 14.30, si uniscono al convoglio la nave cisterna Proserpina e le torpediniere Libra e Lira, provenienti da Suda, mentre la Sirio deve rientrare in porto per avaria di macchina. Il convoglio, che procede a circa 10 nodi con i tre mercantili in linea di fronte (Proserpina al centro) e la scorta tutt’intorno, gode anche, nelle ore diurne, di notevole scorta aerea.
26 settembre 1942
Alle 00.00 la Lira spara alcuni colpi di cannone e mitragliera, fortunatamente senza esito, contro un aereo che si rivela poi essere un velivolo tedesco per la scorta notturna, del cui arrivo le navi non erano state informate. Menes e Gualdi, che scambiano i colpi di cannone della torpediniera per il segnale di allarme e sommergibile (questo sarebbe infatti il loro significato, ma di giorno, non di notte), accostano in fuori, così sparpagliando il convoglio; dato che i mercantili non hanno né radio ad onde ultracorte né radiosegnalatori a bassa portata, e dunque non è possibile comunicare con essi se non con segnale luminosi, il caposcorta Cocchia ordina alla Castore di portarsi sottobordo a Menes e Gualdi e farli tornare in rotta, mentre lo stesso Da Recco fa riavvicinare la Proserpina (che era rimasta sulla sua rotta) alla zona dove ora i due piroscafi si sono spostati. Alle 00.50 il convoglio può dirsi ricostituito. All’1.06 ed all’1.30 si accendono dei bengala, il primo a prora a dritta ed il secondo a sinistra; le unità di scorta emettono cortine fumogene, smettendo subito dopo lo spegnimento dei bengala per evitare che le stesse cortine di nebbia, messe in risalto dalla luce lunare, agevolino l’individuazione del convoglio da parte di unità nemiche. All’1.38 delle bombe cadono in mare a proravia del convoglio, piuttosto lontane; ad intervalli tutte le navi della scorta sparano colpi di mitragliera contro gli aerei che riescono ad avvistare anche a notevole distanza, grazie all’eccezionale chiarezza della notte di luna piena. All’1.50 delle bombe esplodono a poppavia del Da Recco, all’1.54 tra le unità prodiere della scorta ed i mercantili, mentre le unità poppiere aprono il fuoco.
Alle 14.30 il convoglio arriverà senza danni a Tobruk: si tratterà dell’ultimo convoglio con una petroliera a riuscire a raggiungere Tobruk.
Alle 18 Castore e Lupo, insieme alla gemella Libra, ripartono da Tobruk scortando i piroscafi scarichi Fougier, Nerucci e Dora (quest’ultimo tedesco), diretti al Pireo. La Libra lascia la scorta alle 19.10.
27 settembre 1942
Nella notte il convoglio viene ripetutamente attaccato da aerei, ma nessuna nave è colpita e la Lupo abbatte uno dei velivoli attaccanti.
28 settembre 1942
Il convoglio giunge al Pireo alle 18.30.
8 ottobre 1942
Alle 7.10 il sommergibile Turbulent (capitano di fregata James W. Linton) avvista il piroscafo tedesco Kreta, scortato dalla Castore, una decina di miglia a nord di Ras al Hilal. Alle 7.34 il sommergibile, nel punto 33°03’ N e 22°13’ E, lancia due siluri da 915 metri contro il Kreta: la piccola nave tedesca, colpita, affonda, e la Castore ne raccoglie l’equipaggio (risulta disperso un uomo) e raggiunge Tobruk.
Più tardi, alle 14.50, la Castore e la torpediniera di scorta Ciclone partono da Tobruk per scortare a Taranto, via Pireo, la nave cisterna Proserpina.
9 ottobre 1942
A ponente di Creta, alle 14.50, il sommergibile britannico Traveller (tenente di vascello Michael Beauchamp St. John) avvista su rilevamento 160° due aerei dai cui movimenti il comandante britannico intuisce correttamente che stanno scortando un convoglio in procinto di entrare nel canale di Antikythera. Il Traveller scende pertanto in profondità e si dirige verso sudest; alle 15.21 torna a quota periscopica ed avvista in posizione 35°45’ N e 23°13’ E il convoglio italiano, su rilevamento 195°, aventi rotta 327° verso Kythera. Il sommergibile lancia allora quattro siluri da 1830 metri (contro la Proserpina) e scende in profondità. Nessuna nave viene colpita; la Castore avvista la scia di un siluro e lancia tre pacchetti di profondità, poi riceve ordine dalla Ciclone di restare sul posto fino al crepuscolo. In tutto vengono lanciate 29 bombe di profondità, che però causano solo danni minori al Traveller.
10 ottobre 1942
Il convoglio arriva al Pireo alle 6.30.
12 ottobre 1942
Il convoglio giunge a Taranto alle 21.35.
15 ottobre 1942
Scorta la nave cisterna Alfredo da Prevesa a Taranto.
18 ottobre 1942
Scorta l’Alfredo da Taranto al Pireo e quindi a Suda.
6 novembre 1942
Parte da Taranto alle 11.23 per una missione di scorta a Capri.
7 novembre 1942
Lascia Capri alle 16.07 per scortare a Suda, insieme alle vecchie torpediniere Angelo Bassini ed Antonio Mosto, il piroscafo cisterna Giorgio. Bassini e Mosto si fermano a Patrasso, mentre la Castore prosegue da sola scortando la Giorgio a Suda.
10 novembre 1942
Salpa da Suda all’1.50, giunge ad Iraklion e ne riparte alle 19.05 per raggiungere il Pireo, scortando la pirocisterna Alfredo.
14 novembre 1942
Parte dal Pireo alle 12.30 in missione di scorta e raggiunge Rodi.
16 novembre 1942
Lascia Rodi alle 17.39 e torna al Pireo scortando la motonave Calino.
18 novembre 1942
Riparte dal Pireo alle 5.35 diretta a Lero, scortando, insieme al cacciatorpediniere Francesco Crispi, un convoglio composto dai piroscafi Polcevera (con 1800 tonnellate di rifornimenti militari e merci per la popolazione civile), Mameli e Goggiam.
20 novembre 1942
Lascia Lero alle 17.27, compie una missione di scorta e ritorna nell’isola.
26 novembre 1942
Riparte da Lero alle 16.08 e scorta navi a Rodi.
2 dicembre 1942
Lascia Rodi alle 17.45 scortando a Lero il piroscafo Dubac.
4 dicembre 1942
Parte da Lero alle 19 per trasferirsi al Pireo.
8 dicembre 1942
Alle 3.39 salpa dal Pireo per scortare a Lero, insieme al cacciatorpediniere Euro ed alla torpediniera Libra, le motonavi Argentina e Donizetti.
11 dicembre 1942
Riparte da Lero alle 5.37 e torna al Pireo scortando i piroscafi Arsia, Dubac e Mameli insieme alla cannoniera Mario Sonzini.
16 dicembre 1942
Salpa da Lero all’1.30 per scortare a Rodi i piroscafi Argentina, Ardena ed Hermada e la motonave Donizetti, insieme a Libra ed Euro (tutti provenienti dal Pireo).
17 dicembre 1942
Lascia Rodi alle 14.05 e torna al Pireo scortando Donizetti, Argentina ed Ardena insieme alla Libra ed al cacciatorpediniere Turbine.
20 dicembre 1942
Parte dal Pireo alle 9.01 insieme a Turbine e Libra, scortando Argentina, Donizetti e Ardena diretti a Rodi.
21 dicembre 1942
Salpa da Rodi alle 14.02 e rientra al Pireo scortando le stesse navi dell’andata, sempre insieme a Turbine e Libra.
26 dicembre 1942
Riparte dal Pireo alle 7.34 per scortare a Lero i piroscafi Lauretta, Ginetto e Costante C. insieme al cacciatorpediniere Quintino Sella.
29 dicembre 1942
Lascia Lero alle 15.37 e raggiunge Rodi scortando i tre piroscafi.
31 dicembre 1942
Lascia Rodi alle 15.26 e torna al Pireo, via Sira, scortando le stesse navi dell’andata ancora insieme al Sella.
Gennaio 1943
Assume il comando della Castore il capitano di corvetta Marino Fasan, suo ultimo comandante.
3 gennaio 1943
Salpa dal Pireo alle 8.45 e si trasferisce a Patrasso, da dove riparte alle 19.41 per trasferirsi ad Argostoli.
5 gennaio 1943
Lascia Argostoli alle 14.55 e si trasferisce a Messina.
11 gennaio 1943
Riparte da Messina alle 21.15 e si trasferisce a Palermo.
12 gennaio 1943
Parte da Palermo alle 10.46 per una missione di scorta a Favignana.
13 gennaio 1943
Salpa da Favignana alle 18.50 e torna a Palermo scortando delle navi.
14 gennaio 1943
Lascia Palermo alle 9, compie una missione di scorta e rientra a Palermo.
17 gennaio 1943
Riparte da Palermo all’1.13 (od alle 2.30) insieme alla gemella Libra ed alla Montanari, di scorta ai piroscafi tedeschi Campania, Jacques Schiaffino e Gerda Toft diretti a Tunisi. Alle 20 (al largo delle Egadi) ha inizio un attacco di aerosiluranti, concluso senza danni all’1.56 del 18; alle 20.30 il convoglio elude anche il lancio di siluri da parte di un sommergibile, a nordovest di Marettimo.
18 gennaio 1943
Il convoglio arriva a Tunisi alle 7.
La Castore riparte da Tunisi alle 10.10 e torna a Palermo sempre scortando navi. Alle 20.05 comincia un attacco di aerosiluranti, che ha termine alle 3.12 del 19.
21 gennaio 1943
Salpa da Palermo alle 16.47 insieme alle gemelle Libra e Climene, scortando il piroscafo italiano Chisone e la motonave tedesca Ruhr, dirette a Biserta.
22 gennaio 1943
Alle 11.10 una squadriglia di bombardieri attacca il convoglio a 42 miglia da Biserta, nonostante la presenza di una scorta aerea con otto velivoli da caccia della Regia Aeronautica e della Luftwaffe. Ambedue i mercantili vengono colpiti: mentre il Chisone potrà essere rimorchiato in porto, la Ruhr affonda alle 11.30 con quattro vittime tra l’equipaggio.
24 gennaio 1943
Lascia Biserta alle 6.16 e torna a Palermo con un’altra missione di scorta.
28 gennaio 1943
Parte da Palermo alle 13.25, effettua una missione di scorta, quindi rientra nel capoluogo siciliano.
29 gennaio 1943
Riparte da Palermo alle 13.34 e si trasferisce a Napoli.
10 febbraio 1943
Lascia Napoli alle 12.40 e torna a Palermo con una missione di scorta.
11 febbraio 1943
Parte da Palermo alle 10.40 insieme alle gemelle Libra e Calliope ed al cacciatorpediniere Lampo, scortando sette mercantili diretti a Biserta. Nel corso della serata le condizioni meteomarine peggiorano sino a scatenare una violenta bufera, che disperde il convoglio, mettendo seriamente a rischio la sicurezza delle navi stesse e facendo perdere il contatto tra di esse, a causa della foschia. La Castore rientra successivamente a Palermo.
22 febbraio 1943
Salpa da Palermo alle 7.45 e scorta delle navi a Napoli.
25 febbraio 1943
Parte da Napoli alle 14.55 e scorta delle navi a Palermo. Alle 21.14 ha inizio un attacco di aerosiluranti, terminato alle 4.05 del 26; alle 14.26 le navi saranno attaccate da dodici bombardieri.
8 marzo 1943
Lascia Palermo alle 18.10 per una missione di scorta a Messina.
13 marzo 1943
Riparte da Messina alle 14.48 insieme alla gemella Calliope, per scortare a Taranto una terza torpediniera, la Partenope, che è a rimorchio di un rimorchiatore, essendo in avaria.
15 marzo 1943
Castore, Calliope e Partenope arrivano a Taranto verso le 17.
17 marzo-17 aprile 1943
Ferma a Taranto per lavori.
Secondo alcune fonti, nella primavera 1943 la Castore partecipa alle operazioni per l’evacuazione della Tunisia ormai prossima alla caduta.
28 aprile-1° maggio 1943
Prende parte ad esercitazioni di tiro notturno ed attacchi navali simulati nel Golfo di Taranto, insieme alle torpediniere Tifone (con a bordo l’ammiraglio Luigi Bianchieri), Calliope, Giuseppe Dezza e Generale Antonino Cascino, al cacciatorpediniere Augusto Riboty ed ad un traghetto.
3 maggio 1943
Parte da Taranto alle 21.15 e scorta navi a Messina.
20 maggio 1943
Parte da Taranto alle 20.55 e si trasferisce a Crotone.
21 maggio 1943
Lascia Crotone alle 3.15 per una missione di scorta a Messina.
22 maggio 1943
Riparte da Messina alle 21 per scortare navi a Taranto.
26 maggio 1943
Salpa da Taranto alle 8.05 e scorta delle unità a Siracusa.
28 maggio 1943
Lascia Siracusa alle 16 e torna a Taranto con missione di scorta.

La nave in bacino di carenaggio, nel 1942 (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net)

L’ultima battaglia

Alle nove di sera del 31 maggio 1943 la Castore, al comando del capitano di corvetta polesano Marino Fasan, salpò da Taranto per scortare a Messina i due piccoli piroscafi Postumia e Vragnizza, carichi di provviste e munizioni. Dopo aver mollato gli ormeggi in Mar Piccolo, la torpediniera imboccò il canale navigabile che conduceva in Mar Grande, provocando l’apertura del ponte girevole; tra quanti guardavano la nave passare, aspettando che il ponte tornasse al suo posto, c’era anche il cannoniere Igino Sampaolo, di Potenza Picena, appena sbarcato in licenza. L’equipaggio della Castore, a causa delle perdite subite nelle missioni precedenti, era sottonumero, dunque il comandante Fasan aveva concesso controvoglia la licenza a Sampaolo, decidendosi infine a farlo su richiesta dell’ufficiale medico, tenente Felice Costa: questi intendeva trasferire moglie e figlio dalla Calabria, ormai devastata dai bombardamenti Alleati, ad Ancona, e Sampaolo, che viveva non lontano dal capoluogo marchigiano, avrebbe dovuto trovar loro un’abitazione in quella zona ancora – per poco – lontana dalla guerra. Mentre la Castore attraversava il canale navigabile di Taranto per l’ultima volta, qualcuno da bordò gridò “Beato te Sampaolo che vai in licenza!”.
Poco prima della partenza, invece, era salita a bordo una cinquantina di uomini, militari di passaggio (cioè imbarcati sulla nave per il solo trasferimento), che portarono il totale degli imbarcati a circa 180 uomini. Non essendovi alloggi sufficienti per tutti, molti dei nuovi arrivati, come ricordò l'elettricista Angelo Serafini, si dovettero sistemare in coperta a dormire per la notte.
La sorte beffarda volle come sempre scambiare i destini degli uomini: un ufficiale di rotta della Castore, ammalatosi, era rimasto a terra, ed al suo posto si era spontaneamente offerto d’imbarcarsi il sottotenente di vascello Bruno Fea, che avrebbe pagato con la vita la sua disponibilità. Nel primo giorno di navigazione, poi, il comandante di uno dei due piroscafi fu colto da un malore e dovette pertanto essere trasbordato sulla Castore, mentre a prendere il comando del mercantile in sua vece andò un altro ufficiale di rotta della torpediniera, il guardiamarina Vincenzo Falcone. Falcone avrebbe così avuto salva la vita, mentre il comandante del piroscafo avrebbe seguito la Castore in fondo al mare.
Durante la navigazione, il 1° giugno, il convoglio venne localizzato al largo di Capo Rizzuto da ricognitori britannici, che comunicarono l’avvistamento: a mezzogiorno, così, i cacciatorpediniere Jervis, britannico, e Vasilissa Olga, greco, salparono da Malta per intercettarlo. Comandava la formazione il capitano di vascello Anthony Follett Pugsley, del Jervis; al comando del Vasilissa Olga era il capitano di corvetta Georgios Blessas. Le due navi, raggiunta la posizione più lontana possibile tra quelle stimate per il convoglio, ne risalirono poi la rotta fino ad incontrarlo.
Nelle prime ore del 2 giugno il piccolo convoglio, procedendo ad un paio di miglio dalla Costa dei Gelsomini, giunse tra Capo Spartivento e Punta Palizzi, all’estremità meridionale della Calabria. La notte, molto buia e afosa, appariva calma.
Sulla Castore il cannoniere sardo Umberto Sara, nel montare di guardia sul ponte, si portò dietro un materassino sul quale avrebbe potuto riposare all’aperto, anziché negli angusti locali interni – dove l’afa si faceva sentire di più – una volta che avesse finito il turno.
Era una tranquillità illusoria: all’1.34 del 2 giugno Jervis e Vasilissa Olga avvistarono, senza essere a loro volta avvistati, il convoglio italiano, e si prepararono ad attaccare. Nessuno, sulle navi italiane, sospettava niente. Il comandante Pugsley richiese ad un ricognitore Vickers Wellington dotato di radar ASV (Air to Surface Vessel), che sorvolava il convoglio, di sganciare dei bengala per illuminargli meglio i bersagli.
All’1.45, improvvisamente, il convoglio venne illuminato da bengala gettati dal Wellington, e subito dopo Jervis e Vasilissa Olga, senza essere stati prima avvistati dalle navi italiane, aprirono il fuoco da 1830 metri. Il Vasilissa Olga sparò inizialmente dei proiettili illuminanti, mentre il Jervis illuminò coi suoi proiettori il Vragnizza, nave di coda del convoglio. Quest’ultimo fu la prima nave ad essere bersagliata dal tiro avversario: fu presto colpita ed incendiata, poi, dopo otto salve, toccò al Postumia. A quel punto intervenne la Castore, che si trovava in testa al convoglio.
Mentre i due mercantili, danneggiati (gravemente il Vragnizza, meno il Postumia, grazie all’intervento della Castore che distolse da esso l’attenzione dei cacciatorpediniere), facevano perdere le proprie tracce nel buio (il Vragnizza sarebbe riuscito a trascinarsi fino a Messina, mentre il Postumia, portato all’incaglio dal suo comandante per evitarne la perdita, sarebbe stato disincagliato l’indomani da rimorchiatori inviati da Messina), la Castore si lanciò da sola in un disperato contrattacco, attirando su di sé il fuoco nemico.
La superiore potenza di fuoco dei due cacciatorpediniere – 6 cannoni da 120 mm e 4 da 127 mm contro tre da 100 mm; un cannoncino da 76 mm, 4 mitragliere da 40 mm, sei da 20 mm e otto da 12,7 mm contro otto da 20/65 mm – e la loro maggiore precisione, grazie anche all’uso del radar, non potevano però lasciare speranze sull’esito dell’impari combattimento. Le prime salve della Castore furono troppo lunghe, passando sopra le navi nemiche e cadendo più lontane; il Jervis fu il primo a notare il contrattacco ed a reagire, colpendo subito la torpediniera, che dovette ripiegare coprendosi con una cortina fumogena, e poco dopo anche il Vasilissa Olga aprì il fuoco sulla torpediniera italiana.
I due cacciatorpediniere inseguirono la Castore fino ad un miglio dalla costa, ma persero il contatto con essa; il Wellington, però, gettò altri bengala, che rivelarono agli occhi di Pugsley la posizione della torpediniera, che stava virando per tornare verso le sue navi, preparandosi a lanciare i siluri.
La Castore si lanciò verso il Vasilissa Olga, sparando con le sue artiglierie ma senza riuscire a colpirlo; il cacciatorpediniere greco evitò con la manovra una possibile collisione con la torpediniera, poi riversò su di essa tutta la sua potenza di fuoco, spazzandone il ponte con tutte le artiglierie.
Uno dei primi proiettili a segno centrò la plancia, ferendo a morte il comandante Fasan, che fu rimpiazzato dal comandante in seconda, sottotenente di vascello Mario Carletti; subito dopo un secondo colpo mancò di poco il cannone sopraelevato poppiero da 100 mm e colpì la sala dinamo, facendo mancare la corrente a tutta la nave. A pochi minuti dall’inizio dallo scontro, la torpediniera si ritrovò così impossibilitata a contromanovrare ed a dirigere il proprio tiro. Presto i colpi caduti a poppa la immobilizzarono, oltre a renderla ingovernabile. Diversi altri colpi la raggiunsero a centro nave; altri scatenarono incendi ovunque.
Il personale di macchina, guidato dal direttore di macchina, tenente del CREM Federico Iannacci, fece il possibile per riparare i danni subiti da caldaie ed apparato motore: il capo meccanico di prima classe Sergio Zanetti tentò di porre rimedio ai danni fino a trovare la morte nell’affondamento; il capo elettricista di prima classe Michele Guastamacchia, il secondo capo motorista Carmelo Marchettini ed il capo meccanico di terza classe Giuseppe Predonzan, benché feriti, rimasero ai propri posti per tentare di ovviare ai danni ed abbandonarono la nave solo all’ultimo momento. Purtroppo, non era rimasto molto da fare per rimediare alla gravità dei danni.
Il sottocapo meccanico Daniele Unfer, capo guardia in caldaia, rimase al suo posto e cercò in ogni modo di assicurare il funzionamento della caldaia, già colpita e seriamente danneggiata; lasciò il locale per ultimo e solo quando fu evidente che ogni ulteriore sforzo era inutile.
Al tenente Iannacci, morto mentre cercava di arginare i danni riportati da motrici, caldaie e timone, sarebbe poi stata conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria, così come al capo macchinista Zanetti, mentre i capi Guastamacchia, Marchettini e Predonzan ed il sottocapo Unfer, tutti sopravvissuti, avrebbero ricevuto la Medaglia di bronzo al Valor Militare.
La Castore continuò a combattere caparbiamente con tutte le armi ancora funzionanti; vennero lanciati anche due siluri, che però mancarono, di poco, le navi nemiche. Il sottotenente di vascello Bruno Fea, ferito al fianco, si tamponò la ferita con i vestiti e continuò a combattere, finché non fu ucciso da altre raffiche di mitragliera e dalle esplosioni che si susseguivano sulla nave. Il sottocapo radiotelegrafista Leo Zingaro lasciò la radio, distrutta dal fuoco, e rimpiazzò il servente di una mitragliera, ucciso nel combattimento, aiutando a caricarla; quando anche lui fu ferito a morte, esortò i commilitoni a continuare a combattere, finché spirò. Arturo Ferroni, sottocapo cannoniere puntatore scelto, fu falciato da una raffica di mitraglia dopo aver lungamente risposto al fuoco avversario e si accasciò morto sulla mitragliera di cui era capo arma. Il sottotenente di vascello Fea ed i sottocapi Zingaro e Ferroni avrebbero tutti ricevuto, alla memoria, la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
L’aspirante guardiamarina Carlo Bongiasca, che non faceva parte dell’equipaggio ma si trovava a bordo di passaggio, cadde anche lui combattendo al suo posto. Anche per lui fu decretata la Medaglia d’Argento al Valor Militare, così come per il suo parigrado Giovanni Fantin, anch’egli perito con la nave.
Le luci degli incendi ed il rumore della battaglia furono viste le prime, e sentito il secondo, anche sulla costa non lontana: destati dal sonno, gli abitanti non poterono far altro che stare a guardare mentre la Castore, incendiata e immobilizzata, veniva sopraffatta dalle due unità avversarie; il Jervis accese un proiettore ed illuminò la nave italiana per poterla meglio finire a cannonate, insieme al Vasilissa Olga. La torpediniera si batté fino alla fine.
Intorno alle tre di notte, dopo un’ora e mezzo di furioso combattimento, vista la sua nave ridotta ad un relitto in fiamme e crivellato di colpi, ormai prossimo all’affondamento, il sottotenente di vascello Carletti dovette dare l’ordine di abbandonare la nave.
Alle 3.15 la Castore si rovesciò, si spezzò in due ed affondò nel punto 37°55’ N e 16°04’ E, al largo di Capo Spartivento ed ad un miglio da Punta Palizzi, con la bandiera ancora al vento.
Nello scontro il Jervis aveva sparato in tutto 142 colpi da 120 mm, 138 da 40 mm (tra traccianti ed esplosivi) e 90 da 20 mm, e lanciato un siluro. Il sottocapo (leading seaman) cannoniere C. D. Jacobs del Jervis, per la sua condotta nell’azione contro il convoglio italiano, avrebbe poi ricevuto la Distinguished Service Medal.
Sulla Castore il cannoniere stereotelemetrista Ettore De Blasio ed il sottocapo cannoniere puntatore scelto Salvatore Gaias, nonostante l’ordine di abbandonare la nave, rimasero a bordo per cercare di aiutare il comandante Fasan, ferito a morte; si tuffarono in acqua soltanto quando si resero conto che non c’era più nulla da fare. Il loro generoso tentativo sarebbe stato premiato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Prima di allontanarsi le unità nemiche, secondo il racconto di alcuni superstiti, spararono con le mitragliere sui naufraghi in mare.
Il guardiamarina Giovanni Salce, direttore del tiro, controllò che quattro cannonieri che erano con lui, Mario Furlani, Carlo Greganin, Dario Ghersi e Luigi Villa (l’identità di quest’ultimo è però incerta), indossassero i salvagente, poi tutti e cinque si tuffarono in acqua. Il guardiamarina Salce fu il primo a soccombere: era senza salvagente, perché non ne erano rimasti altri. Prima di annegare esausto, chiese a Furlani di salutargli i genitori (la sua salma sarebbe stata recuperata il giorno seguente, e alla sua memoria, per la pronta reazione al fuoco nemico, che aveva continuato sino all’affondamento, sarebbe stata conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare). Poi scomparve anche Ghersi; Furlan sentì anche il fuochista Osvaldo Tirelli, che non sapeva nuotare, gridare per chiedere aiuto, poi anche questi venne inghiottito dal buio della notte. Intorpidito dal freddo dell’acqua, Furlan non poté fare nulla per aiutare Ghersi e Tirelli, poté a stento salvare sé stesso. Ghersi, nella sua ultima lettera, aveva scritto di voler ottenere lo sbarco per tornare dalla famiglia. Greganin, ferito, cercò di sorreggere per un po’ Villa, il cui salvagente era stato però forato nel combattimento; alla fine Villa si abbandonò e scomparve, dopo aver dedicato le sue ultime parole alla moglie ed alla figlia piccola. Greganin sarebbe infine stato salvato dai pescatori accorsi sul posto nelle prime ore del mattino.
Angelo Serafini, elettricista di La Spezia, riuscì a procurarsi un altro salvagente oltre a quello che aveva già indosso; nuotando nell’oscurità, fu salvato dal fischio di una locomotiva che passava sulla ferrovia costiera, che gli permise di orientarsi e capire dove fosse la riva. Anche lui fu recuperato dai pescatori; giungendo a terra, vide un commilitone arrivare a riva illeso ed asciutto su un’imbarcazione della Castore, forse l’unico a riuscirci tra l’intero equipaggio. Il macchinista spezzino Mario Pelagalli, invece, riuscì a raggiungere la riva a nuoto.
Il secondo capo macchinista Carmelo Marchettini, ferito, si sostenne ad una trave fino a giungere sulla riva. Marco Capuccini, cannoniere, ferito gravemente, dovette respingere un altro naufrago che tentava di avvinghiarsi a lui, trascinando entrambi sott’acqua. Il cannoniere Umberto Stara, seriamente ustionato, si era buttato in mare con indosso il salvagente, a differenza dei compagni, che sentiva chiedere aiuto tutt’intorno a lui: quando giunse in soccorso una barca, Stara disse loro di dirigersi prima dai compagni, che erano in peggiori condizioni. Anche lui, alla fine, venne recuperato dopo essere rimasto in acqua per un tempo che valutò essere stato non inferiore alle otto ore. Il marinaio Giuseppe Fiorentino, uno degli addetti al deposito munizioni, fu recuperato da pescatori di Francavilla intorno alle dieci del mattino; giunto a terra, spostò alcuni dei lenzuoli che i pescatori avevano pietosamente deposto sulle salme che avevano recuperato, per vedere se tra di essi vi fossero due suoi compaesani che facevano parte dell’equipaggio della Castore, ma scoprì che molti erano sfigurati. Furono i pescatori a dargli cibo e vestiti asciutti.
Tra i superstiti vi fu anche il sottotenente di vascello Carletti, che aveva assunto il comando della Castore dopo la morte del comandante Fasan; per la sua condotta nell’azione, fu decorato con la Medaglia di bronzo al Valor Militare. Anche il tenente medico Costa riuscì a salvarsi; ricevette la medesima decorazione, per essersi prodigato nell’aiutare i feriti in mezzo al fuoco nemico che spazzava la nave, sino all’affondamento. Sopravvissero, tra gli altri, anche il sottocapo Gaias ed il cannoniere De Blasio, che avevano cercato di aiutare il comandante Fasan nei momenti finali dell’affondamento.
Complessivamente circa un centinaio di uomini, undici dei quali feriti (il secondo capo S.D.T. Ovidio Bertoni, i cannonieri Mario Capuccini, Carlo Greganin ed Umberto Stara, l’elettricista Mario De Camillo, il secondo capo elettricista Michele Guastamacchia, il secondo capo motorista Carmelo Marchettini, il sottocapo cannoniere Francesco Mastalia, il sergente nocchiero Pietro Parisi, il meccanico Giuseppe Predonzan ed il marinaio Pietro Scarpa), sopravvissero al combattimento, all’affondamento ed alla permanenza in mare.
Le vittime furono in tutto 79, di cui 6 ufficiali, 10 sottufficiali e 63 tra sottocapi e marinai: 33 salme vennero recuperate dal mare, altri 46 uomini risultarono dispersi.
Al comandante Fasan, sacrificatosi con la sua nave per permettere ai due piroscafi di salvarsi, fu conferita alla memoria la Medaglia d’oro al Valor Militare.
Il Postumia ed il Vragnizza, salvati dal sacrificio della Castore, raggiunsero fortunosamente Messina alle 16.30 del 3 giugno.

Il relitto della Castore, “alleggerito” nel dopoguerra dai palombari che ne recuperarono grandi quantità di metallo giungendo a far saltare il ponte con la dinamite, giace capovolto su fondali sabbiosi a profondità compresa tra i 24 e i 30 metri, a circa un miglio da Punta Palizzi (a 1,27 miglia dalla costa), tra Capo Spartivento e Palizzi Marina. Ambedue i tronconi, capovolti, presentano comunque una certa inclinazione sulla dritta (che, per via della posizione capovolta del relitto, è diventata il suo lato sinistro), specie quello poppiero. Il fondale tra i due tronconi, e quello attorno al troncone poppiero, è cosparso di rottami e frammenti delle esplosioni di quella notte di giugno 1943. La nave è molto malridotta, sia per le circostanze della sua perdita, sia per il lavoro dei recuperanti postbellici, sia per la spoliazione attuata da più di un subacqueo anche ai giorni nostri (quasi tutti gli oblò, ad esempio, sono stati asportati, così come molti altri particolari amovibili). A poppa sono riconoscibili un’elica ed il timone; a centro nave si nota un ampio squarcio e sono visibili mucchi di munizioni da 100 mm ammonticchiate. Una seconda falla è visibile a prua dritta ed una terza, molto grande, a poppa; sulla prua risalta ancor oggi la stella d’Italia. Le artigliere non sono visibili, sepolte nella sabbia del fondale; numerose reti da pesca sono impigliate nel relitto.


Caduti sulla Castore:

Renato Abbrugiati, elettricista (volontario), 21 anni, da Ostro (disperso)
Angelo Anemone, nocchiero (volontario), 21 anni, da La Maddalena (deceduto)
Rosario Azzarelli, radiotelegrafista (volontario), 20 anni, da Modica (deceduto)
Mario Bambieri, cannoniere ordinario (di leva), 22 anni, da Russi (deceduto)
Antonino Bianco, marinaio (di leva), 22 anni, da Sorrento (deceduto)
Ermanno Boffi, cannoniere puntatore mitragliere (di leva), 22 anni, da Lodi (disperso)
Carlo Bongiasca, aspirante guardiamarina, 23 anni, da Dongo (disperso)
Silvestro Bruno, specialista direzione del tiro (di leva), 21 anni, da Napoli (deceduto)
Innocenzo Calì, segnalatore (volontario), 22 anni, da San Fratello (deceduto)
Alessandro Caporuscio, meccanico (volontario), 21 anni, da Pontecorvo (deceduto)
Luigi Carminati, silurista (richiamato), 26 anni, da Monza (disperso)
Giovanni Caruso, segnalatore (volontario), 19 anni, da Avola (disperso)
Alfonso Casagrande, primo capo furiere (volontario), 29 anni, da Bagolino (disperso)
Raffaele Castellano, torpediniere (di leva), 21 anni, da Castellammare di Stabia (disperso)
Elvos Castellis, marinaio (di leva), 22 anni, da Portoferraio (disperso)
Aurelio Catozzi, cannoniere armaiolo (richiamato), 24 anni, da Milano (deceduto)
Dino Chelucci, cannoniere armaiolo (volontario), 21 anni, da Livorno (deceduto)
Secondo Chiappino, elettricista (volontario), 20 anni, da Asti (deceduto)
Giuseppe Collura, cannoniere ordinario (di leva), 20 anni, da Pachino (disperso)
Salvatore D’Aleo, cannoniere ordinario (di leva), 21 anni, da Gela (disperso)
Armando Del Giudice, capo segnalatore (in servizio permanente effettivo), 30 anni, da La Maddalena (deceduto)
Lorenzo De Luca, cannoniere puntatore mitragliere (di leva), 21 anni, da Tropea (deceduto)
Ottavio De Muro, furiere (volontario), 22 anni, da La Maddalena (disperso)
Antonio De Santis, torpediniere (di leva), 22 anni, da Campobasso (disperso)
Mario De Simone, capo nocchiero (richiamato), 31 anni, da Vico Equense (deceduto)
Gesuino Diana, marinaio (di leva), 21 anni, da Tercabba (disperso)
Francesco Di Costanzo, cannoniere puntatore mitragliere (di leva), 22 anni, da Ischia (deceduto)
Antonio Di Nicola, marinaio fuochista, 22 anni, da Pescara (disperso)
Antonio Di Paolo, fuochista ordinario (di leva), 21 anni, di Fossacesia (disperso)
Duilio Errede, cannoniere artificiere (di leva), 22 anni, da Fano (deceduto)
Giovanni Fantin, aspirante guardiamarina, 21 anni, da Modena (disperso)
Marino Fasan, capitano di corvetta (in servizio permanente effettivo), 37 anni, da Trieste (disperso)
Bruno Fea, sottotenente di vascello (volontario), 23 anni, da Roma (disperso)
Arturo Ferroni, cannoniere puntatore mitragliere (richiamato), 24 anni, da Comacchio (disperso)
Renato Filabozzi, secondo capo meccanico (richiamato), 32 anni, da Roma (deceduto)
Rino Franzoni, torpediniere (richiamato), 23 anni, da Pallanza (deceduto)
Nicola Friggione, fuochista artefice (di leva), 22 anni, da Brindisi (disperso)
Dario Ghersi, cannoniere ordinario (richiamato), 25 anni, da Rivarolo (deceduto)
Albino Giovio, cannoniere ordinario (richiamato), 25 anni, da Isola Comacina (deceduto)
Andrea Gualtieri, marinaio (di leva), 22 anni, da Otranto (disperso)
Nicola Iaffaldano, segnalatore (volontario), 20 anni, da Butigliano (disperso)
Federico Iannacci, tenente CREM, 44 anni, da Terracina (deceduto)
Mario Lodetti, fuochista artefice (di leva), 21 anni, da Sforzatica (disperso)
Oronzo Loprieno, marinaio (richiamato), 32 anni, da Bari (disperso)
Francesco Maioli, fuochista (richiamato), 24 anni, da Monza (deceduto)
Giuseppe Malpignano, fuochista ordinario (di leva), 21 anni, da Ostuni (disperso)
Filippo Mancusi, marinaio (di leva), 20 anni, da Ischia (disperso)
Gennaro Masnada, cannoniere ordinario (richiamato), 23 anni, da Palermo (disperso)
Sebastiano Migliore, secondo capo furiere (volontario), 26 anni, da Avola (deceduto)
Giuseppe Milano, silurista (di leva), 21 anni, da Netro (disperso)
Antonio Morosini, silurista (volontario), 21 anni, da Canfanaro (disperso)
Giovanni Nigro, torpediniere (volontario), 18 anni, da Campomaggiore (disperso)
Valerio Nizzica, radiotelegrafista (volontario), 28 anni, da Roma (deceduto)
Emanuele Orlandin, fuochista artefice (di leva), 21 anni, da Altare (deceduto)
Carlo Panico, fuochista ordinario (richiamato), 24 anni, da Barra (disperso)
Mario Paschetta, silurista (di leva), 21 anni, da Milano (disperso)
Antonio Piana, cannoniere armaiolo (richiamato), 23 anni, da Campo Ligure (disperso)
Costante Pizzamiglio, cannoniere artificiere (richiamato), 23 anni, da Collebeato (disperso)
Alfredo Polimene, capo meccanico (in servizio permanente effettivo), 35 anni, da San Giovanni a Teduccio (disperso)
Guerrino Quintigliani, fuochista ordinario (richiamato), 25 anni, da Francavilla (disperso)
Aldo Rianda, fuochista artefice (di leva), 20 anni, da Roma (deceduto)
Antonio Righini, fuochista ordinario (richiamato), 23 anni, da Argenta (disperso)
Otello Rigo, secondo capo meccanico (in servizio permanente effettivo), 28 anni, da Padova (deceduto)
Paris Rossetti, cannoniere armaiolo (di leva), 21 anni, da Pistoia (deceduto)
Melchionne Ruvolo, cannoniere ordinario (di leva), 22 anni, da Torregrotta (deceduto)
Giovanni Salce, guardiamarina (volontario), 24 anni, da Padova (deceduto)
Giuseppe Salmeri, sottonocchiero (volontario), 20 anni, da S. G. Marea (disperso)
Osvaldo Sensini, marinaio (di leva), 20 anni, da Macerata (deceduto)
Vito Sgobba, fuochista ordinario (di leva), 20 anni, da Monopoli (disperso)
Michele Spalloni, fuochista ordinario (di leva), 22 anni, da San Bartolomeo in Galdo (disperso)
Lorenzo Succio, secondo capo silurista (richiamato), 27 anni, da Ovada (disperso)
Osvaldo Tirelli, fuochista ordinario (di leva), 21 anni, da Reggio Emilia (deceduto)
Viscardo Tombolesi, fuochista artefice (richiamato), 24 anni, da Montermarciano (disperso)
Giancarlo Trussardi, radiotelegrafista (di leva), 22 anni, da Bologna (deceduto)
Luigi Villa, cannoniere ordinario (di leva), 21 anni, da Monza (deceduto)
Sergio Zaneti, capo meccanico (in servizio permanente effettivo), 37 anni, da Pola (disperso)
Pietro Zanza, cannoniere puntatore mitragliere (richiamato), 25 anni, da Bosa (disperso)
Sebastiano Zappulla, secondo capo cannoniere puntatore scelto (volontario), 26 anni, da Sortino (disperso)
Leo Zingaro, radiotelegrafista (volontario), 25 anni, da Andria (disperso)


La motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare conferita alla memoria del capitano di corvetta Marino Fasan, nato a Cherso il 28 luglio 1906:

“Comandante di silurante di scorta isolata a convoglio attaccato da forza navale, con ardita e decisa manovra dirigeva sulle navi avversarie contrattaccandole con tutte le armi di bordo e attirando su di sé il violento e soverchiante fuoco. Con azione ispirata ad altissimo senso del dovere e guidata da elevato spirito aggressivo, col sacrificio della sua nave che, crivellata di colpi, affondava poco dopo e della sua giovane vita stroncata dal piombo avversario, adempiva appieno il compito di proteggere le unità mercantili a lui affidate che, nel disorientamento del nemico tanto vigorosamente impegnato, riuscivano a sfuggire a sicura distruzione.”

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria dell’aspirante guardiamarina Carlo Bongiasca, nato a Dongo il 3 luglio 1920:

“Imbarcato di passaggio su silurante di scorta a convoglio, attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, contrattaccava e reagiva con tutte le armi riuscendo a salvare i piroscafi scortati, sprezzante del pericolo per l’infuriare del tiro di ogni calibro assolveva serenamente ai suoi compiti sulla nave crivellata dai colpi ed immobilizzata e cadeva da valoroso, al proprio posto, esempio di alte virtù militari.” 

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria dell’aspirante del sottotenente di vascello Bruno Fea, nato a Roma il 7 settembre 1920:

“Imbarcato volontariamente alla partenza della torpediniera in sostituzione di ufficiale ammalato, prendeva parte in qualità di ufficiale di rotta a missione di scorta a convoglio che in ore notturne veniva attaccato da forze soverchianti appoggiate da aerei. Sprezzante del pericolo mentre la nave era investita da tiri di ogni calibro, disimpegnava sereno i propri compiti contribuendo all’azione di contrattacco che valse a salvare i due piroscafi. Colpito al fianco tamponava la ferita coi suoi stessi indumenti rimanendo al proprio posto; investito da nuove esplosioni e da raffiche di mitragliere che lo abbattevano, cadeva valoroso al posto che aveva tenacemente tenuto fino al limite delle possibilità umane e si inabissava con la nave distrutta nell’epico impari combattimento.” 

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del sottocapo cannoniere puntatore scelto Arturo Ferroni, nato a Comacchio il 10 aprile 1919:

“Capo arma e puntatore di mitragliera di torpediniera di scorta a convoglio attaccato in ore notturne da soverchiante forza navale appoggiata da aerei, reagiva prontamente e con efficacia agli attacchi aerei anche quando la silurante, duramente colpita dal tiro nemico ed immobilizzata con i cannoni colpiti, non poteva più reagire all’intenso fuoco avversario. Mortalmente colpito da raffica di mitraglia, cadeva sull’arma e si inabissava con la silurante che nell’impari lotta aveva salvato, con il proprio sacrificio, i piroscafi scortati. Esempio di alte virtù militari e di spirito aggressivo.”  

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del tenente CREM Federico Iannacci, nato a Terracina il 10 novembre 1899:

“Direttore di macchina di torpediniera di scorta a convoglio, che attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, contrattaccava e reagiva con tutte le armi riuscendo a salvare i piroscafi scortati, otteneva da personale e servizi dipendenti perfetta immediata rispondenza alle manovre di combattimento ordinate. Colpita la silurante anche alle motrici, caldaie, timone e immobilizzata, tentava noncurante del violento tiro di armi di ogni calibro di porre rimedio alle avarie e nell’adempimento del dovere cadeva da valoroso. Esempio di alte virtù militari.” 

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del guardiamarina Giovanni Salce, nato a Padova il 3 aprile 1919:

“Direttore del tiro di torpediniera di scorta a convoglio, attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, reagiva immediatamente con i cannoni e le mitragliere proseguendo il tiro sotto l’infuriare del fuoco di armi di ogni calibro finché, divisa la sorte degli armamenti decimati e delle armi inutilizzate, cadeva da valoroso e si inabissava con la nave che nell’impari lotta aveva salvato col proprio sacrificio i piroscafi scortati. Esempio di alte virtù militari.” 

Nel 1947 l’Università di Padova, presso la quale studiava giurisprudenza prima di arruolarsi volontario, concesse alla sua memoria la laurea ad honorem in giurisprudenza; nel 1954 l’ANMI di Padova gli intitolò la propria sezione, ed in seguito la sua città natale gli dedicò una via.

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del capo meccanico di prima classe Sergio Zanetti, nato a Pola il 3 marzo 1906:

 “Contabile meccanico di torpediniera di scorta a convoglio, che attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, contrattaccava e reagiva con tutte le armi riuscendo a salvare i piroscafi scortati, assicurava coi servizi dipendenti perfetta immediata rispondenza alle manovre di combattimento ordinate. Colpita la silurante anche alle motrici, caldaie, timone e immobilizzata, tentava noncurante del violento tiro di armi di ogni calibro di porre rimedio alle avarie. Cadeva da valoroso, scomparendo con la nave, esempio di alte virtù militari.”

La motivazione della Medaglia d’argento al Valor Militare conferita alla memoria del sottocapo radiotelegrafista Leo Zingaro, nato ad Andria il 18 luglio 1918:

“Operatore Radiotelegrafista di torpediniera di scorta a convoglio attaccata in ore notturne da soverchiante forza navale appoggiata da aerei, avuto distrutto l’apparecchio Rt. dal tiro di ogni calibro che aveva investito la silurante immobilizzandola, sostituiva volontariamente un servente di mitragliera caduto contribuendo in qualità di caricatore alla continuazione del tiro. Mortalmente ferito da raffica di mitragliera cadeva incitando i compagni a continuare il combattimento e si inabissava con la silurante che nell’impari lotta aveva salvato con il proprio sacrificio i piroscafi scortati. Esempio di alte virtù militari.” 

La motivazione della Medaglia di bronzo al Valor Militare conferita sul campo al sottotenente di vascello Mario Carletti, nato a Rio d’Elba il 26 agosto 1916:

“Ufficiale in 2a di torpediniera di scorta a convoglio, durante attacco aereo notturno da parte di soverchianti forze aereo- navali, si prodigava con slancio ammirevole perché l’unità, che era stata portata all’attacco, reagiva con le armi malgrado i gravi danni subiti. Caduto il comandante, assumeva il comando della nave e disponeva per l’abbandono di essa quando ormai era in procinto di affondare e l’avversario si era allontanato, rinunciando a distruggere il convoglio. Dimostrava nella circostanza, elevate qualità di combattente.” 

La motivazione della Medaglia di bronzo al Valor Militare conferita sul campo al tenente medico Felice Costa, nato nel 1910:

“Imbarcato su silurante di scorta a convoglio che, attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, contrattaccava e reagiva con tutte le armi riuscendo a salvare tutti i piroscafi scortati, sprezzante del pericolo per l’infuriare del tiro di ogni calibro sulla nave crivellata di colpi ed immobilizzata, recava ogni possibile assistenza al personale ferito.” 

La motivazione della Medaglia di bronzo al Valor Militare conferita sul campo al sottocapo cannoniere puntatore scelto Salvatore Gaias, nato a Sassari l’8 dicembre 1919, ed al cannoniere stereotelemetrista Ettore De Blasio:

“Imbarcato su torpediniera colpita irreparabilmente ed immobilizzata da tiri di ogni calibro di soverchiante formazione navale che aveva contrattaccato per salvare i piroscafi scortati, malgrado l’ordine di abbandonare la nave cercava di assistere il comandante ferito e si gettava a mare solo dopo aver constatato l’inutilità del generoso intento e nell’imminenza dell’affondamento.” 

La motivazione della Medaglia di bronzo al Valor Militare conferita sul campo al capo elettricista di prima classe Michele Guastamacchia (nato a Terlizzi il 9 luglio 1911), al secondo capo motorista Carmelo Marchettini (nato a Brancaleone il 7 marzo 1918) ed al capo meccanico di terza classe Giuseppe Predonzan (nato a Venezia il 5 marzo 1913):

“Imbarcato su torpediniera di scorta a convoglio, attaccata in ore notturne da soverchiante formazione navale appoggiata da aerei, disimpegnava con serena fermezza i propri incarichi al posto di combattimento mentre la silurante, investita da tiri di ogni calibro, si era lanciata al contrattacco. Ferito, restava al proprio posto nell’intento di porre rimedio ai danni verificatisi e lasciava la gloriosa nave solo nell’imminenza della sua scomparsa.” 

La motivazione della Medaglia di bronzo al Valor Militare conferita sul campo al sottocapo meccanico Daniele Unfer:

“Imbarcato su torpediniera, quale capo guardia in caldaia, durante una scorta, attaccata l’unità da soverchiante formazione navale avversaria appoggiata da aerei, cercava con ogni mezzo di tenere efficiente la caldaia che aveva già subito numerose avarie, mentre la nave si era lanciata al contrattacco affrontando tiri di ogni calibro che la colpivano in più parti. Restava al proprio posto finché, resosi impossibile l’ulteriore funzionamento dei macchinari, lasciava per ultimo il locale dando prova di alte virtù militari e profondo senso del dovere.”

Ultimi mesi di pace: la nave in una foto scattata a metà del 1939 (Coll. Erminio Bagnasco via Maurizio Brescia e www.associazione-venus.it)


Si ringrazia Antonio Salce, autore, con Irene Salce e Simone Norbiato, di una monografia sul parente Gianni Salce, guardiamarina caduto nell’affondamento della Castore, dalla quale sono tratti l’elenco delle vittime, le motivazioni delle decorazioni e molte delle informazioni sull’affondamento.


4 commenti:

  1. Buongiorno, sulla Castore era imbarcato anche lo zio di mia madre, il fuochista Di Nicola Antonio del 1921 di Pescara disperso in mare.

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    1. La ringrazio, provvedo subito a correggere.

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  2. Buonasera e Complimenti per il blog. Sto facendo una ricerca storica su 2 navi che salvarono nell'Egeo un gruppo di oltre 500 ebrei naufragati su uno scoglio trasportandoli a Rodi. Le navi erano il Camogli e il Sonzini. Mentre so qualche notizia sul Camogli e sul suo comandante Orlandi ho poche notizie sul comandante del Sonzini che operò il salvataggio. Può aiutarmi?
    Email: mario.rende@unipg.it
    Grazie

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    1. Buonasera, le rispondo per e-mail.

      Lorenzo Colombo

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