lunedì 25 maggio 2015

Ticino



La Ticino (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)

Nave cisterna per acqua, ex mercantile tedesco Hans Leonhardt. Lunga 74,36 (o 70,3) metri, larga 10,97 e pescante 4,54-4,72, con stazza lorda di 1470 tsl e dislocamento di 3179 (o 2588) tonnellate, velocità 9,5 nodi. Armata con tre cannoni da 76/40 mm; 70 uomini di equipaggio.
In gestione alla Società Anonima Cooperativa Garibaldi, iscritta con matricola 2079 al Compartimento Marittimo di Genova.

Breve e parziale cronologia.

Febbraio 1924
Varata nei cantieri Vulcan Werke A. G. di Amburgo (numero di costruzione 200).
Maggio 1924
Completata come motonave da carico Vulcan per la Vulcan AG. Stazza lorda iniziale 1314 o 1358 tsl, portata lorda 2000 tpl.
1925
Acquistata dalla Leonhardt & Blumberg di Amburgo e ribattezzata Hans Leonhardt.
7 febbraio 1935
Acquistata dalla Regia Marina, trasformata (con lavori eseguiti nell’Arsenale di La Spezia) in nave cisterna per acqua, armata con tre pezzi da 76/40 mm e ribattezzata Ticino.
7 dicembre 1935
Iscritta nel ruolo del naviglio da guerra dello Stato, categoria navi sussidiarie, con il nome di Ticino; l’iscrizione nel ruolo del naviglio da guerra dello Stato viene però subito temporaneamente sospesa, perché la nave viene dato in gestione alla Società Anonima Cooperativa di Navigazione Garibaldi, con sede a Genova, cui sono affidate numerose navi ausiliarie della Regia Marina.
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Ticino, insieme alle navi cisterna Lina Campanella (requisita) e Polifemo ed alle cannoniere Palmaiola, Giovanni Berta, Valoroso, Dante De Lutti e Riccardo Grazioli Lante, forma il Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali del Comando Navale Libia.
6-11 novembre 1940
Compie un viaggio da Tripoli a Palermo insieme al piroscafo Sirena, con la scorta della torpediniera Sirio.

La perdita

Alle 8.50 dello 26 marzo 1941 la Ticino salpò da Palermo alla volta di Trapani in convoglio con un’altra cisterna militare, la più piccola Verde, incaricata di scortare la Ticino e di fungerle da unità pilota.
Ad insaputa delle due navi italiane, in quelle stese ore il sommergibile britannico Rorqual (capitano di fregata Ronald Hugh Dewhurst), mandato a posare 50 mine tra Capo Gallo e Scoglio Asinelli (Sicilia), si apprestava – dopo aver posato il giorno precedente un primo sbarramento di 10 mine 4-5 miglia a nordest di Capo Gallo – a posare un campo minato proprio sulla rotta che avrebbe dovuto portare Ticino e Verde da Palermo a Trapani.
Il Rorqual iniziò la posa di uno sbarramento di 19 mine alle 9.40 del 26 marzo, nel punto a 2,2 miglia per 022° dal faro dello Scoglio Asinelli, per poi procedere in direzione 290° posando le mine per una lunghezza di 0,9 miglia nautiche, separate di circa 90 metri l’una dall’altra; conclusa la posa alle 9.56, il battello si portò a 1,5 miglia per 308° dal faro di Scoglio Asinelli ed alle 10.48 diede inizio alla posa di uno sbarramento di altre 21 mine, procedendo per un miglio in direzione 29° e lasciando sempre una distanza di 90 metri tra le mine.
Durante il pomeriggio dello stesso giorno Ticino e Verde, mentre passavano a ponente dello Scoglio Asinelli, avvistarono delle mine che galleggiavano nel mare agitato, apparentemente alla deriva.
Alle 15.50 la Verde alzò le bandiere R K, significanti «mine in vista», ed ambedue le cisterne invertirono la rotta e diedero inizio ad una serie di evoluzioni, mentre da bordo gli equipaggi aprivano il fuoco con dei moschetti contro le mine, tentando vanamente di distruggerle. Tutto ciò si svolse sotto gli occhi degli addetti al semaforo di San Giuliano, vicino a Trapani, che comunicarono al locale Comando Marina quanto stava accadendo.
Alle 16.22 (o 16.30), infine, la Ticino urtò una delle mine ed affondò rapidamente nel punto 38°06’ N e 12°31’ E. (Alcune fonti, specie britanniche, attribuiscono l’affondamento della Ticino a siluramento da parte del Rorqual, anziché a mina, ma si tratta di un errore, in quanto il Rorqual non attaccò mai la nave e non era presente in zona in quel momento).
I naufraghi vennero recuperati dalla Verde e da un’unità del servizio di pilotaggio foraneo, inviata in un secondo momento su ordine del contrammiraglio Notarbartolo, comandante il Settore Militare Marittimo di Trapani, non appena quest’ultimo era stato informato dell’affondamento. La Verde, però, avendo rimesso in moto dopo il completamento dei soccorsi, urtò anch’essa una mina alle 17.25, inabissandosi in meno di un minuto.
Di nuovo da Trapani furono ordinati nuovi soccorsi: altre tre unità, tra cui, grazie ad un  consistente abbonacciamento del mare, anche un MAS, che grazie al suo ridottissimo pescaggio non avrebbe rischiato di far esplodere delle mine. Complessivamente furono tratti in salvo 52 naufraghi di entrambe le navi. Nel dubbio che nonostante tutto potessero anche esservi sommergibili nemici in zona, venne anche richiesto l’invio di aerei della Regia Aeronautica.
Undici membri dell’equipaggio della Ticino persero la vita, così come 23 uomini della Verde.
Il 27 marzo furono recuperate cinque mine che, esaminate, risultarono nemiche, del modello impiegato dai sommergibili posamine: si capì allora che non erano state mine alla deriva di uno sbarramento italiano a causare il disastro, come si era pensato inizialmente, ma un intero campo minato posato in quella zona da un sommergibile (per l’appunto il Rorqual: Ticino e Verde erano incappate nella terza linea di mine, quella di 21 ordigni), alcune delle quali erano venute in affioramento. Fu immediatamente disposto ed eseguito il dragaggio. 


Vittime tra l’equipaggio militare della Ticino:
(non è stato possibile reperire i nomi dei caduti tra l’equipaggio civile)

Walter Agnibeni, marinaio nocchiere, disperso

Antonio Arus, marinaio cannoniere, disperso

Piero Balma, secondo capo cannoniere, deceduto

Michele Lorusso, sergente cannoniere, disperso

Giuseppe Massera, marinaio fuochista, disperso


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