lunedì 22 giugno 2015

Città di Spezia


La Città di Spezia (g.c. Rosario Sessa via www.naviearmatori.net)


Motonave passeggeri da 2474 tsl e 1421 tsn, lunga 92,75 metri, larga 12,2 e pescante 4,78-5,7, con velocità di 10-12,5 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia, con sede a Napoli, ed immatricolata con matricola 142 al Compartimento Marittimo di Palermo.

Breve e parziale cronologia.

1929
Costruita nei Cantieri ed Officine Meridionali (Società Italiana per Costruzioni Navali & Meccaniche) di Baia per la Florio Società Italiana di Navigazione. Fa parte di una serie di nove motonavi gemelle (le altre sono Città di Agrigento, Città di Alessandria, Città di Livorno, Città di Marsala, Città di Messina, Città di Savona, Città di Bastia e Città di Trapani) costruite per le linee secondarie della compagnia, concepite per trasportare 111 passeggeri in prima, seconda e terza classe ed altri 450 in sistemazioni provvisorie.
1932
Con la fusione della Florio con la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA) nella Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA, la Città di Spezia passa alla nuova compagnia.
1936
La compagnia armatrice assume il nome di Tirrenia Società Anonima di Navigazione.
Giugno 1940
L’Italia entra in guerra. La Città di Spezia non sarà mai requisita, né iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato; riceverà però il nome in codice «Cestino».
Agosto 1941
Viene assegnata dal Ministero delle Comunicazioni, in accordo con Maricotraf, ad un servizio di collegamento quindicinale sulla rotta Brindisi-Valoba-Porto Edda-Corfù-Santa Maura-Prevesa-Itaca-Cefalonia-Zante-Patrasso-Corinto e ritorno. Successivamente la linea viene resa settimanale affiancando alla Città di Spezia un’altra motonave, la Donizetti. Le due navi svolgono il servizio senza mai essere scortate.
12 novembre 1941
Noleggiata alla Società Anonima di Navigazione Adriatica e successivamente impiegata sulla linea n. 65 (Bari-Brindisi-Valona-Corfù).
13 luglio 1943
Compie un viaggio da Valona a Bari insieme al piroscafo Campidoglio, con la scorta delle vecchie torpediniere Francesco Stocco e Giuseppe Cesare Abba.
15 agosto 1943
Alle 19.30 il convoglio composto dalla Città di Spezia e dal piroscafo Goggiam, in navigazione da Valona a Bari con la scorta del piccolo incrociatore ausiliario Lubiana, viene avvistato dal sommergibile polacco Dzik (tenente di vascello Boleslaw Romanowski), che ne ha avvistato i fumi due ore prima e si è posto al loro inseguimento. Alle 19.45 lo Dzik si porta all’attacco; Romanowski decide inizialmente di lanciare contro la Città di Spezia, che ritiene il bersaglio di maggior valore, ma quando un peschereccio armato (facente parte della scorta del convoglio) si allontana, lasciando il convoglio, ad un miglio di distanza, con la sola scorta del Lubiana e con il Città di Spezia in seconda posizione (le navi sono in linea di fila, con il Lubiana in testa), il comandante polacco decide di attaccare entrambi i mercantili (scambiando il Goggiam per una nave cisterna). Alle 20.32, nel punto 41°09’ N e 17°25’ E (a 17 miglia per 300° da Capo Gallo, a 27 miglia per 33° da San Cataldo e 24-27 miglia a nordest di Bari), lo Dzik lancia quattro siluri contro i due mercantili, due per nave (la Città di Spezia dista in quel momento 730 metri, il Goggiam 1280). Il Goggiam viene colpito da una delle armi e dev’essere rimorchiato e portato all’incaglio presso San Cataldo per evitarne l’affondamento, mentre Città di Spezia e Lubiana vengono entrambi mancati dai siluri.

L’affondamento

Alle 10.40 (o 10.45) del 27 agosto 1943 la Città di Spezia, in navigazione da Brindisi a Valona senza scorta e con a bordo 54 membri dell’equipaggio (44 civili e 10 militari addetti alle armi di bordo) e 97 passeggeri (95 militari e due civili) nonché 230 tonnellate di merci varie, venne silurata dal sommergibile britannico Unruffled (tenente di vascello John Samuel Stevens), che aveva lanciato (alle 10.35 secondo l’orario di bordo) una salva di quattro siluri da 3900 metri, ed affondò immediatamente nel punto 40°30' N e 18°38' E, a 40 miglia per 103° (ad est-nord-est) da Brindisi. Un idrovolante di scorta bombardò il sommergibile, senza successo.
Stando ad un telegramma del Comandante del Porto di Brindisi datato 28 agosto 1943, i mezzi di soccorso partiti da Brindisi (unità della Regia Marina ed un idrovolante) trassero in salvo 115 uomini, ossia 37 marittimi (quattro dei quali feriti), un passeggero civile e 77 militari, che furono poi sbarcati nella base pugliese. Furono anche recuperate le salme di due militari della Regia Marina, mentre risultarono dispersi 7 marittimi, un passeggero civile e 25 militari; quattro di questi dispersi, in realtà, erano vivi e prigionieri sull’Unruffled, che li aveva recuperati dopo l’affondamento.
Secondo invece “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo” dell’USMM, la Città di Spezia aveva a bordo 208 uomini, dei quali 4 morirono, 4 furono recuperati e catturati dall’Unruffled e 200 salvati dai mezzi di Brindisi.


La nave a La Maddalena (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)



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