sabato 6 giugno 2015

Serpente


Il battello durante la seconda guerra mondiale (da “Sommergibili italiani” di Alessandro Turrini, USMM, Roma 1999, via www.betasom.it)


Sommergibile di piccola crociera della classe Argonauta (650 tonnellate di dislocamento in superficie e 800 in immersione). Effettuò 29 missioni di guerra (17 offensivo-esplorative e 12 di trasferimento), percorrendo 11.731 miglia in superficie e 2708 in immersione, e 105 missioni d’addestramento.

Breve e parziale cronologia.

23 aprile 1930
Impostazione nei cantieri Franco Tosi di Taranto. Inizialmente il nome scelto è Nautilus, che nel 1931 verrà però cambiato in Serpente.
28 febbraio 1932
Varo nei cantieri Franco Tosi di Taranto.
Luglio 1932
Durante le esercitazioni e prove in mare, un membro dell’equipaggio viene “dimenticato” all’esterno durante la manovra d’immersione; finito in mare, verrà tratto in salvo diverse ore più tardi dal sommergibile Luigi Settembrini. Qualche giorno dopo il Serpente urterà anche una banchina a Taranto; dopo pochi giorni il suo comandante, Cordero di Montezemolo, verrà sostituito.
12 novembre 1932
Entrata in servizio. Assegnato alla VIII Squadriglia Sommergibili, che formerà insieme al gemello Salpa ed ai più grandi Luigi Settembrini e Ruggiero Settimo, anch’essi di nuova costruzione.
25 aprile 1933
Un’esplosione verificatasi in un locale batterie, mentre il Serpente è in riparazione a Taranto, uccide un operaio civile e ne ferisce altri sette.
1934
Compie una crociera nelle Baleari ed in alcuni porti della Spagna.
21 gennaio 1935
Viene fatto partire da Brindisi per andare in soccorso, con altre unità, dell’idrovolante francese «Normandie», ammarato per avaria al motore, in condizioni di mare proibitive, nel Canale d’Otranto, durante un viaggio da Saigon a Marsiglia via Corfù e Napoli. L’intervento del Serpente sarà comunque superfluo, in quanto la motonave Paganini, la più vicina al luogo del sinistro e per questo dirottata sul posto, riuscirà da sola a salvare i sei occupanti dell’idrovolante ed a recuperare anche bagagli e sacchi di posta prima che il velivolo affondi nel mare mosso.


  
Il Serpente in bacino di carenaggio a Taranto, insieme al cacciatorpediniere Giosuè Carducci (g.c. STORIA militare)




1936
Dislocato a Taranto, poi in Mar Rosso per qualche mese, insieme al gemello Salpa, per verificare l’idoneità dei battelli della classe Argonauta ad operare in quelle acque.
Successivamente dislocato, assieme al Salpa, dapprima in Mar Egeo e successivamente a Tobruk.
Parteciperà, con una “missione speciale” al comando di Emilio Francardi, alla guerra civile spagnola.
1938
Dislocato a Lero, poi a Rodi.
1939
Dislocato a Tobruk.
10 giugno 1940
All’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Serpente ed il gemello Salpa formano la XLV Squadriglia Sommergibili del IV Grupsom, con base a Taranto (per altra fonte, però, allo scoppio della guerra i due battelli facevano parte del Gruppo Sommergibili di Tobruk). In seguito il Serpente sarà trasferito ad Augusta.
19 settembre 1940
Alle 20.34, 59 miglia a sud di Morciano di Leuca, il Serpente (tenente di vascello Antonio Dotta; per altra fonte, capitano di corvetta Vittorio Emanuele Tognelli) lancia un siluro contro un sommergibile, ritenuto nemico. In realtà si tratta di un battello italiano, il Marcantonio Colonna: per fortuna, questi riesce ad evitare il siluro.


Il Serpente rientra a Cagliari dopo una missione di guerra (g.c. STORIA militare)


23 settembre 1940
Inviato a sud di Creta insieme ai sommergibili Ambra e Goffredo Mameli.
1° ottobre 1940
Localizzato da una formazione britannica al largo di Creta, viene danneggiato da caccia con bombe di profondità, venendo costretto a rientrare alla base a causa delle avarie riportate.
16-25 dicembre 1940
Inviato a pattugliare, insieme ai sommergibili Dessiè e Fratelli Bandiera, le acque attorno a Malta.
20 dicembre 1940
All’1.02 il Serpente (capitano di corvetta Antonio Dotta), stando in superficie (nel punto 35°30’ N e 16°20’ E), lancia due siluri da meno di 2000 metri contro la penultima unità (stimata essere un incrociatore leggero) di una formazione che ritiene essere composta da tre incrociatori e da un’unità sottile, forse un cacciatorpediniere (si tratta dei tre incrociatori che formano la forza di protezione del convoglio britannico «M.W. 5» diretto a Malta, a sua volta situato poche miglia più a sud), in linea di fila, 85 miglia a sudest di Malta, ritenendo di aver colpito un incrociatore con uno o due siluri (avendo sentito un’esplosione due minuti dopo il lancio, dopo essersi immerso in profondità per evitare la reazione). Dell’azione, e dell’ottimistica valutazione del suo esito, darà notizia anche il bollettino di guerra numero 202 del 26 dicembre: «Il sommer­gibile Serpente, al comando del tenente di vascello Antonio Dotta, nella notte fra il 20 e il 21 ha attaccato nel Mediterraneo centrale una formazione navale nemica, lanciando due siluri contro un in­crociatore leggero ed affondandolo come è stato constatato dalla ri­cognizione aerea».
In realtà nessuna nave è stata colpita (le navi britanniche non si accorgono nemmeno di essere state attaccate); alcune fonti attribuiranno inizialmente (ed attribuiscono tutt’oggi) all’azione del Serpente l’affondamento del cacciatorpediniere britannico Hyperion, ma in realtà tale unità affondò per urto contro mina italiana (appartenente allo sbarramento 4 AN) solo due giorni dopo ed a 300 miglia di distanza (nel punto 37°40’ N e 11°31’ E).
1941
Opera soprattutto nel Mediterraneo occidentale, in particolare al largo di Algeri ed Orano.


Il Serpente a Taranto all’inizio del 1941, con la torretta verniciata a macchie di piccole dimensioni per i primi esperimenti di mimetizzazione dei sommergibili (g.c. STORIA militare)


12 gennaio 1941
Inviato in pattugliamento al largo di Derna.
2 marzo 1941
Inviato in pattugliamento nelle acque della Cirenaica.
24 agosto 1941
Viene inviato in agguato, con altri tre sommergibili, a sudovest della Sardegna, a contrasto dell’operazione britannica «Style» (invio a Malta di un convoglio di rifornimenti), formando uno sbarramento assieme ad Alagi, Aradam e Diaspro, ma non avvista alcuna unità nemica.
26 settembre 1941
Il Serpente (tenente di vascello Renato Ferrini) viene inviato, con altri tre sommergibili (Axum, Aradam e Diaspro), in agguato difensivo ad est delle Baleari ed a nord di Capo Bougaroni durante l’operazione britannica «Halberd», consistente nell’invio di un convoglio a Malta (cisterna militare Breconshire e navi da carico Ajax, City of Lincoln, City of Calcutta, Clan MacDonald, Clan Ferguson, Rowallan Castle, Imperial Star e Dunedin Star con un carico complessivo di 81.000 tonnellate di rifornimenti), ma che i comandi italiani ritengono essere invece un tentativo di bombardamento navale contro le coste italiane. La squadra britannica in mare non passa però in tale area, così il battello viene fatto spostare più a sud.
29 settembre 1941
Il Serpente avvista, al largo della Spagna, una formazione nemica composta da una corazzata scortata da quattro cacciatorpediniere (parte della Forza H – corazzate Rodney, Nelson e Prince of Wales, portaerei Ark Royal, incrociatori leggeri Kenya, Edinburgh, Sheffield, Euryalus ed Hermione, cacciatorpediniere britannici Cossack, Duncan, Farndale, Foresight, Forestr, Fury, Gurkha, Heythrop, Laforey, Lance, Legion, Lightning, Lively, Oribi e Zulu, oltre ai polacchi Garland e Piorun ed all’olandese Isaac Sweers – in mare per «Halberd» e precisamente a copertura a distanza dei convogli GM. 2 e MG. 2) in navigazione verso ovest a 16 nodi, 25 miglia a nord-nord-ovest di Capo Bougaroni. Inizialmente il sommergibile manovra per attaccare la corazzata, ma non ci riesce a causa dell’ostacolo rappresentato dalla scorta, nonché dal fatto che le navi procedono a zig zag. Successivamente, alle 16.45, lancia due siluri dai tubi di poppa contro uno dei quattro cacciatorpediniere (nel punto 37°22’ N e 06°16’ E), ritenendo a torto di averlo colpito (avendo sentito uno scoppio 50 secondi dopo il lancio, mentre si disimpegna, ma in realtà ciò è probabilmente da attribuirsi alle bombe di profondità lanciate in reazione). Due dei cacciatorpediniere britannici, il Legion ed il Lively, avvistano le scie dei siluri e contrattaccano subito con bombe di profondità, ma il sommergibile esce indenne dal contrattacco.


Il Serpente di ritorno a Cagliari il 1° ottobre 1941: in primo piano il comandante Ferrini (g.c. STORIA militare)


17 ottobre 1941
Viene inviato in pattugliamento al nord di Cap de Fer (Algeria) unitamente ai sommergibili Turchese, Alagi e Diaspro.
4 maggio 1942
Viene assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola (Mariscuolasom), per conto della quale effettuerà 105 missioni d’addestramento, oltre ad alcune missioni di agguato nell’Alto Adriatico. (Per altra fonte la sua assegnazione a Mariscuolasom, assieme ai gemelli Medusa e Jalea, risale al 1941).


Estate 1943: il Serpente fotografato da bordo di una corvetta, durante un’esercitazione antisommergibile in Alto Adriatico (g.c. STORIA militare)


L’armistizio e la fine

L’armistizio dell’8 settembre 1943 colse il Serpente ancora a Pola, al comando del capitano di corvetta Raffaele Allegri. Il sommergibile era in bacino di carenaggio nel Cantiere di Scoglio Olivi, ma, a differenza di molte altre navi sorprese ai lavori e sabotate o catturate per l’impossibilità di metterle in grado di partire, poté essere subito rimesso in acqua e preparato alla partenza. Lasciata Pola il 9 settembre, il Serpente fece rotta dapprima per Lussino, poi Ancona, dove giunse alle 7.39 dell’11. Nel porto dorico erano già presenti il sommergibile Ametista, arrivato poche ore prima da Fiume, ed i sommergibili tascabili CB 11 e CB 12. Serpente ed Ametista erano ambedue afflitti da avarie, che li avevano costretti alla sosta ad Ancona.
Alle 15 del 12 settembre tutti e quattro i battelli lasciarono Ancona diretti verso la Puglia: il Serpente rimorchiando il CB 12, l’Ametista rimorchiando il CB 11.
Il viaggio dei due sommergibili più grandi si concluse però poco più avanti, sette miglia a nordest di Numana, al largo del Monte Conero: su decisione dei rispettivi comandanti, Ametista e Serpente mollarono i cavi di rimorchio e si autoaffondarono, rispettivamente alle 17 ed alle 17.30 del 12 settembre 1943. I due CB proseguirono da soli per le Tremiti, da dove poi raggiunsero Brindisi e Taranto.
L’equipaggio del Serpente fu recuperato al completo da un peschereccio che transitava nelle vicinanze e sbarcato a Civitanova. La popolazione di Numana e Sirolo fornì ai naufraghi indumenti civili asciutti.

Gli uomini che componevano gli equipaggi dei due sommergibili, come centinaia di migliaia di altri militari in Italia e nei territori occupati, dovettero dividersi, facendo opposte scelte di campo. Alcuni di essi andarono al Nord, dove si arruolarono nelle fila della X Flottiglia MAS della Repubblica Sociale Italiana; altri si diressero invece al Sud, dove riuscirono a rientrare nei ranghi della Regia Marina (secondo una fonte non verificabile e dalla dubbia affidabilità, l’intero equipaggio del Serpente si sarebbe diretto a nord per poi entrare nella X MAS).
Non un uomo morì sul Serpente durante tre anni di guerra, ma uno dei membri del suo equipaggio non avrebbe egualmente visto la fine del conflitto. Il marinaio fuochista Antonio Giuffrida, ventunenne milanese, fu tra gli uomini del Serpente che entrarono a far parte della X MAS della RSI; convinto come molti, probabilmente, che avrebbe continuato a combattere contro gli Alleati, si ritrovò invece destinato ad Arona in un reparto assegnato a compiti di repressione antipartigiana. Non intendendo combattere contro altri italiani, Giuffrida disertò e tornò a Milano, ma venne catturato dagli ex camerati su delazione di una spia, riportato ad Arona e fucilato nel cortile del collegio De Filippi alle 19.40 del 5 dicembre 1944.

A guerra finita il comandante Allegri, al pari del comandante dell’Ametista, tenente di vascello Luigi Ginocchio, fu arrestato e processato dal Tribunale Militare di Genova con l’accusa di aver disobbedito agli ordini e per «perdita di nave»; la condanna in primo grado, nel febbraio 1949, fu di sei anni di carcere per entrambi. Nel 1950 ebbe luogo il processo di appello, nel quale gli avvocati misero in rilievo la capacità ed il valore dimostrati in guerra dai due comandanti, e fecero notare che gli ordini erano di consegnare le navi agli Alleati, ma autoaffondare quelle obsolete ed inefficienti; fu messo in rilievo anche il disorientamento causato dalla confusa situazione dell’armistizio, che aveva impedito al comandante Allegri di valutare con serenità il da farsi nonostante i chiari ordini del Comando Marina di Ancona. Ciò portò, il 19 gennaio 1950, ad una riduzione di pena, con la condizionale.

Mentre si consumavano gli strascichi giudiziari della vicenda, nelle acque di Ancona aveva definitivamente fine anche l’esistenza materiale dei due sommergibili. Un palombaro anconetano, forse Elso Tonnarelli, trovò i relitti a 20-25 metri di profondità, sul fondale fangoso al largo del Conero, in una zona dove le forti correnti rendevano difficili le immersioni. Ciò non arrestò i propositi di recupero: per il Serpente, ad unire le forze furono la Società Dorica per Lavori Marittimi e Recuperi srl e l’Impresa Cesare Davanzali; lavorarono al recupero i palombari anconetani Alessandro Savini e Mariano Rinaldi, e successivamente anche Antonio Moroni della «Davanzali».
Nei sei anni trascorsi sott’acqua il Serpente era progressivamente sprofondato nel fondale fangoso, che lo aveva ricoperto per due terzi, lasciando fuori soltanto la prua e la torretta; anche l’interno si era riempito di fango, a causa dei boccaporti lasciati aperti per l’autoaffondamento, così che occorse svuotarlo per alleggerirlo in modo da poterlo risollevare. Le difficoltà non furono poche; i palombari, data la modesta profondità, iniziarono a trascorrere lunghi lassi di tempo in immersione senza attenersi ai tempi prescritti per la decompressione. Il Comando Marina fornì alcuni cilindri di sollevamento, ma le forti mareggiate costrinsero a rimandare i lavori per mesi; quando si riprese, fu scavato tra mille difficoltà uno stretto cunicolo nel fondale, sotto la carena del relitto, attraverso il quale furono poi fatte passare delle grosse catene che furono quindi agganciate ai cilindri di sollevamento. A quel punto non rimase che riempire d’aria i cilindri; il Serpente si staccò dal fondale che lo aveva ospitato per sei anni, e tornò, nel luglio 1949, a vedere la luce.
Solo per poco, tuttavia: una volta recuperato, il sommergibile fu rimorchiato nel vicino porto di Ancona e demolito nel 1950.
Il cannone da 102/35 mm venne restituito alla Marina (che aveva già radiato il Serpente dai suoi quadri il 27 febbraio 1947). La vendita del piombo contenuto nelle batterie del battello, oltre nove tonnellate, fruttò ai recuperanti 8.000.000 di lire; parte dell’acciaio dello scafo, ad elevato contenuto di nichel (ed il cui valore era lievitato con lo scoppio della crisi che avrebbe poi portato alla guerra di Corea), fu venduto alle Officine Pieralisi di Jesi.


Il relitto del Serpente ad Ancona, nel 1950 (da “Palombari dorici” di Luigi Borsini, Litografia Bottega Grafica, Ancona 2004, via Marco “Totiano”)



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