martedì 2 giugno 2015

Zena


La nave con l’originario nome di Alban (g.c. John Clarkson via Fraser Darrah/www.bluestarline.org)



Piroscafo da carico da 5219 tsl e 3229 tsn, lungo 114,4 metri, largo 15,8 e pescante 9,05, con velocità di 11 nodi.
appartenente all’armatore genovese Ugo Musso, matricola 2064 al Compartimento Marittimo di Genova.

Breve e parziale cronologia.

11 marzo 1914
Varato nei cantieri Caledon Shipbuilding & Engineering Company Ltd. di Dundee come britannico Alban (numero di cantiere 235). Originariamente il nome con cui era stato impostato era Anselm, cambiato in Alban prima del varo.
12 novembre 1914
Completato come piroscafo misto Alban per la Booth Steamship Company (Booth Line) di Liverpool. Stazza lorda originaria 5223 tsl, stazza netta 3262 tsn, velocità originaria 12-13 nodi.
Parte per il suo viaggio inaugurale da Liverpool a New York e Manaus (risalendo il Rio delle Amazzoni per il servizio commerciale con l’Amazzonia centrale), rotta sulla quale poi svolgerà il proprio servizio regolare.
17 giugno 1917
Il sommergibile tedesco U 82 lancia un siluro contro l’Alban, proveniente da New York e diretto a Liverpool, in navigazione a nordovest dell’Irlanda, ma manca il bersaglio.
11 maggio 1918
Viene mancato da un altro siluro, lanciato dall’U 70, mentre procede in zavorra nel Mar d’Irlanda navigando da Liverpool a Newport.
24 settembre 1918
Viene attaccato con il cannone dal sommergibile U 152, ma risponde al fuoco e riesce a sfuggire.


L’Alban ritratto in un manifesto pubblicitario della Booth Line (g.c. José Rui Amaro via www.naviearmatori.net)


Maggio 1935
Venduto a demolitori di Genova, ma non viene smantellato.
Gennaio 1936
Rivenduto all’armatore Ugo Musso di Genova e ribattezzato Zena, per essere impiegato nel trasporto di rifornimenti per le truppe italiane impegnate nella Guerra d’Etiopia.
3 luglio 1940
Requisito a Venezia dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
12 agosto 1940
Lascia Napoli in convoglio con il piroscafo Absirtea.
14 agosto 1940
Zena ed Absirtea arrivano a Tripoli.
5 settembre 1940
Lascia Bengasi alle 6.30 e raggiunge Tripoli in convoglio con il piroscafo Carnia e la motonave Città di Messina e la scorta della torpediniera Castore.
8 ottobre 1940
Salpa da Napoli per tripoli in convoglio con il piroscafo Tembien.
12 ottobre 1940
Dopo una sosta a Trapani causata da problemi alle macchine, Zena e Tembien, scortati della torpediniera Sagittario, arrivano a Tripoli.
29 dicembre 1940
Parte da Brindisi alle 23.05, insieme al piroscafo Monrosa ed alla motonave Viminale, con la scorta dell’incrociatore ausiliario Brindisi e della torpediniera Castelfidardo.
30 dicembre 1940
Il convoglio arriva a Durazzo alle 9.
4 gennaio 1941
Lascia Valona alle 12.30, scarico, insieme al piroscafo Luisa (adibito a traffico civile) ed alla torpediniera Castelfidardo, arrivando a Brindisi alle 23.35.
11 gennaio 1941
Salpa da Bari per Durazzo alle 22, trasportando, insieme al piroscafo Sant’Agata, 154 militari, 1340 quadrupedi e 55,5 tonnellate di materiali.
12 gennaio 1941
I due piroscafi, scortati dall’anziana torpediniera Generale Antonio Cantore, giungono a Durazzo alle 12.30.
16 gennaio 1941
Lascia Durazzo vuoto insieme al piroscafo Carnia (scarico anch’esso) ed alla torpediniera Generale Marcello Prestinari, alle sette del mattino.
17 gennaio 1941
Arriva a Bari all’1.15 con il resto del convoglio.
27 gennaio 1941
Compie un viaggio di ritorno, vuoto, da Durazzo a Brindisi insieme ai piroscafi Brunner e Monstella e con la scorta della torpediniera Solferino.
30 gennaio 1941
Parte da Bari alle 18.30 insieme ai piroscafi Miseno e Perla (il convoglio trasporta in tutto 67 uomini, 496 quadrupedi, 574 tonnellate di foraggio e 135 di altri materiali), scortati dalla Solferino.
31 gennaio 1941
Le navi arrivano a Durazzo alle 10.15.
4 febbraio 1941
Parte da Durazzo alle 8.30 in convoglio con i piroscafi Italia e Quirinale, scortati dalla vecchia torpediniera Giacomo Medici. Il convoglio arriva a Bari alle 23.35.
8 febbraio 1941
Lo Zena ed i piroscafi Italia e Titania partono da Bari alle tre di notte, trasportando un carico di 1139 quadrupedi e 224 tonnellate di materiali oltre a 1371 uomini, con la scorta della torpediniera Solferino. Il convoglio arriva a Durazzo alle 17.30.
11 febbraio 1941
Zena, Titania ed un altro piroscafo pure scarico, il Caterina, lasciano Durazzo alle 3.30 insieme alla Solferino, arrivando a Bari alle 17.
19 febbraio 1941
Parte da Bari alle tre di notte insieme alla motonave Rossini ed ai piroscafi Titania e Rosandra (il carico totale del convoglio ascende a 1600 operai – tutti sul Rosandra –, 922 militari, 1160 quadrupedi e 436 tonnellate di materiali) e la scorta della Castelfidardo e dell’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi. Il convoglio giunge a Durazzo alle 17.15.
24 febbraio 1941
Lascia Durazzo alle 9 insieme ai piroscafi scarichi Sagitta e Rosandra, con la scorta della Medici, giungendo a Bari alle 23.30.
10 marzo 1941
Parte da Bari alle 5 insieme ai piroscafi Aventino e Milano ed alla motonave Rossini (in tutto le quattro navi hanno a bordo 2991 uomini, 483 quadrupedi e 352 tonnellate di materiali) e con la scorta del Capitano Cecchi e della torpediniera Prestinari. Il convoglio arriva a Durazzo alle 17.25.
15 marzo 1941
Salpa da Bari all 23 insieme ai piroscafi Absirtea e Monstella (il carico delle tre navi ammonta in tutto a 1537 quadrupedi e 128 tonnellate di materiali, oltre a 197 militari), scortati dalla Castelfidardo.
16 marzo 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 13.15.
18 marzo 1941
Parte da Durazzo alle 10 insieme alla motonave Città di Trapani (con a bordo 199 feriti lievi), il piroscafo postale Campidoglio ed il piroscafo scarico Absirtea, scortati dalla Solferino.
19 marzo 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 8.
28 marzo 1941
Salpa da Durazzo alle 20, in convoglio con i piroscafi Città di Tripoli (avente a bordo 195 feriti lievi), Istria (scarico) e Triton Maris (scarico).
29 marzo 1941
Arriva a Bari alle 11.45.
5 aprile 1941
Lo Zena ed il piroscafo Istria, aventi a bordo 110 militari, 560 quadrupedi, 119 veicoli e 724 tonnellate di materiali, partono da Bari alle 21 insieme alla torpediniera Solferino.
6 aprile 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 16.
12 aprile 1941
Lascia Bari per Durazzo alle 23 in convoglio con il piroscafo Tagliamento e la motonave Maria (il convoglio trasporta in tutto 118 uomini, 160 veicoli, 616 quadrupedi ed altri materiali), con la scorta della torpediniera Castelfidardo.
13 aprile 1941
Il convoglio arriva a destinazione alle 16.
15 aprile 1941
Riparte scarico da Durazzo alle 5.30, insieme alla motonave Città di Marsala ed ai piroscafi Maddalena e Contarini (anch’essi vuoti) e con la scorta della torpediniera Prestinari, arrivando a Bari alle 13.
30 aprile 1941
Parte da Bari alle 18 insieme al piroscafo Silvano ed alla torpediniera Medici.
1° maggio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 12.20.
9 giugno 1941
Compie un viaggio da Valona a Bari insieme ai piroscafi Sant’Agata e Luigi Martini (le tre navi trasportano 448 quadrupedi) e con la scorta della Prestinari.


Lo Zena sotto bandiera italiana (g.c. Mauro Millefiorini, via www.naviearmatori.net)


“ULTRA”

Alle 22.20 dell’8 ottobre 1941 lo Zena (avente a bordo, oltre al carico, 120 tra membri dell’equipaggio e militari di passaggio) lasciò Napoli alla volta di Tripoli in convoglio con i piroscafi Bainsizza e Casaregis, la motonave Giulia e la nave cisterna Proserpina: il convoglio era denominato «Giulia». La scorta era costituita dai moderni cacciatorpediniere Granatiere (caposcorta, capitano di vascello Capponi), Bersagliere, Fuciliere ed Alpino della XIII Squadriglia. Da Trapani si sarebbero dovuti unire anche il piroscafo Nirvo e l’anziana torpediniera Generale Antonino Cascino, ma subito fuori dal porto il Nirvo ebbe un’avaria di macchina, che lo costrinse a tornare indietro (la Cascino raggiunse invece il convoglio). Poco più tardi anche il Bainsizza dovette riparare a Trapani per avarie di macchina, riducendo così i mercantili a quattro.
Il convoglio imboccò la rotta del canale di Sicilia procedendo a nove nodi; per tutta la giornata del 10 ottobre fu sorvolato da aerei da caccia ed antisommergibile dell’Aeronautica della Sicilia (che per la scorta aerea del convoglio mobilitò in tutto venti caccia e dodici bombardieri Savoia Marchetti S. 79 “Sparviero”), che riuscirono ad evitare attacchi da parte degli aerei di base a Malta nonostante la notevole vicinanza dell’isola e la scarsa velocità del convoglio.
Al tramonto la scorta aerea lasciò il convoglio, che da parte sua si dispose nella formazione per la navigazione notturna, con i mercantili in doppia linea di fila e circondati dai cacciatorpediniere (tranne l’Alpino, che si trovava in coda).
Il cielo era sereno con ottima visibilità, il mare calmo.

Mentre la navigazione procedeva per tre giorni senza intoppi, tuttavia, altrove si lavorava alacremente per portare all’intercettazione e distruzione del convoglio. “ULTRA”, il servizio britannico di decrittazione dei messaggi in codice dell’Asse, stava entrando a pieno regime nella sua attività d’intercettazione e decifrazione delle comunicazioni sui convogli italiani che trasportavano rifornimenti in Africa Settentrionale. Fino ad allora una sola nave, la motonave Barbarigo, era stata affondata (luglio 1941) per opera di “ULTRA”, ma presto sarebbe cominciata una ben più nutrita sequela di vittime cadute nella rete tesa, con l’aiuto dei decrittatori, dalle forze britanniche. Al convoglio «Giulia» sarebbe toccato in sorte di aprire tale serie.
Lo stesso 8 ottobre “ULTRA” poté riferire, in base alle decrittazioni, che un convoglio (chiamato «Casaregis») formato da Zena, Casaregis, Bainsizza, Giulia e Proserpina sarebbe partito da Napoli alle 21.30 di quel giorno, sarebbe passato ad ovest di Malta a 9 nodi ed avrebbe raggiunto Tripoli, non prima che Nirvo e Cascino, partite da Trapani, si fossero unite ad esso. Il giorno seguente “ULTRA” annunciò l’avvenuta partenza del convoglio, confermando le informazioni del giorno precedente ed aggiungendone altre sull’entità della scorta (cinque cacciatorpediniere) e sul previsto orario di arrivo a Tripoli (le 18 dell’11 ottobre). Il 10 ottobre, sulla base delle informazioni di “ULTRA”, furono fatti decollare da Malta dei ricognitori, che trovarono il convoglio alle 12.45 circa 35 miglia a sud di Pantelleria.

Alle 22.45 del 10 ottobre, dopo un paio d’ore di navigazione indisturbata, i primi aerei britannici fecero la loro comparsa nelle vicinanze del convoglio «Giulia», e presto si scatenarono gli attacchi aerei, che proseguirono fino all’alba. Mercantili e scorta reagirono con la manovra e con cortine nebbiogene, sparando qualche raffica di mitragliera quando c’era speranza di colpire qualcosa. Per un’ora fu possibile contenere gli attacchi, ed i trasporti evitarono alcuni siluri, ma alle 23.45, durante un attacco da parte di sette aerosiluranti Fairey Swordfish dell’830th Squadron della Fleet Air Arm (decollati da Malta al comando del capitano di corvetta Hunt), lo Zena fu raggiunto da un siluro in corrispondenza della sala macchine.
L’Alpino fu la prima nave ad accorgersi dell’accaduto, segnalandolo subito al caposcorta Granatiere e ricevendone l’ordine, che ne confermava l’iniziativa già presa, di tenersi vicino alla nave colpita – che restava a galla grazie alle porte stagne chiuse – per dare assistenza. Gli aerei britannici, però, concentrarono i propri attacchi proprio sullo Zena, che, immobilizzato e scaduto rispetto a poppavia del convoglio, rappresentava ora un facile bersaglio. I velivoli continuarono a bombardare la nave danneggiata, intralciando il salvataggio dei naufraghi da parte dell’Alpino; alle 00.15 dell’11 ottobre, pertanto, anche il Granatiere invertì la rotta per tornare a sua volta in aiuto dello Zena – facilmente individuabile, nella notte, grazie alle raffiche di mitragliera sparate dall’Alpino – ed agevolare il recupero dei superstiti da parte dell’Alpino. Alle 00.30 il caposcorta comunicò a Supermarina quanto stava accadendo. Avvicinandosi al piroscafo danneggiato, il comandante del Granatiere vide più volte varie bombe cadergli vicino, e poi anche la sua nave finì a sua volta sotto attacco, rispondendo però con le proprie mitragliere. All’1.05, ricevuta comunicazione dell’Alpino sulla situazione dello Zena (colpito in sala macchine, ma galleggiante per via della chiusura delle porte stagne), il Granatiere tornò verso il convoglio (frattanto proseguito sotto la direzione del Bersagliere), ordinando all’Alpino di restare con il mercantile.
L’Alpino completò il recupero dei naufraghi all’1.45, dopo di che, senza che gli attacchi aerei gli dessero tregua, si apprestò a prendere a rimorchio il piroscafo. Alle 2.35 il cacciatorpediniere richiese istruzioni al Granatiere circa il rimorchio (Capponi rispose di tentare di rimorchiare lo Zena verso Pantelleria e di chiedere direttamente a Supermarina per eventuali altri ordini), ma alle tre di notte lo Zena affondò nel punto 34°52’ N e 12°22’ E, quarantadue miglia a sud di Lampedusa.
All’Alpino non rimase che tornare ad unirsi al convoglio, che subì anche la perdita del Casaregis (anch’esso aerosilurato) prima di riuscire a raggiungere Tripoli alle 16.30 dell’11.
Dei 120 uomini imbarcati sullo Zena, 119 furono tratti in salvo; risultò invece disperso, unica vittima dell’affondamento, il carabiniere Anzino Ciarrocchi, nato il 1° febbraio 1917 a Tossicia (TE), appartenente al XIX Battaglione Carabinieri Mobilitato (Legione Carabinieri di Bari) ed a bordo di passaggio.


Un’altra immagine della nave come Alban (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)


Si ringrazia l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.


Nessun commento:

Posta un commento