lunedì 19 ottobre 2015

Città di Genova



Il Città di Genova a Palermo (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net

Incrociatore ausiliario, già motonave passeggeri da 5413 tsl e 2914 tsn, lunga 125,5 metri, larga 15,5 e pescante 6,7. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia, con sede a Napoli, e immatricolata con matricola 154 al Compartimento Marittimo di Palermo.
Faceva parte di una serie di quattro motonavi passeggeri (Città di Palermo, sua gemella; Città di Napoli e Città di Tunisi, quasi gemelle) sovvenzionate dal governo italiano e progettate per il servizio espresso Napoli-Palermo con scalo settimanale a Tripoli e Tunisi. Propulse da due motori diesel Tosi a 6 cilindri da 1900 HP che garantivano una velocità di – a seconda delle fonti – 16, 17 o 19 nodi, potevano trasportare 565 passeggeri in tre classi.
Con lo scoppio della guerra divennero tutte incrociatori ausiliari, impiegati sia in missioni di scorta convogli che di trasporto veloce di truppe e rifornimenti. Furono i più grandi incrociatori ausiliari posti in servizio dalla Regia Marina.

Breve e parziale cronologia.

1929
Impostata nei Cantieri Navali Riuniti di Palermo.
1930
Completata per la Florio Società Italiana di Navigazione, avente sede a Roma. Posta in servizio sulla linea Napoli-Palermo-Tunisi-Tripoli.
Marzo 1932
La Florio si fonde con la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA) dando vita alla Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA; la Città di Genova passa alla nuova compagnia.

La nave in una cartolina della Tirrenia Flotte Riunite Florio-CITRA (da www.naviearmatori.net, utente Seawolf)

21 dicembre 1936
La compagnia armatrice, assorbite alcune altre società minori, diviene Tirrenia Società Anonima di Navigazione.
Febbraio 1939
Imbarca a Palermo il maresciallo Pietro Badoglio e lo trasporta a Tripoli.
3 giugno 1940
Requisita alle 14 dalla Regia Marina ed iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato con sigla D 4, quale incrociatore ausiliario. Armato con quattro cannoni da 120/45 mm, due mitragliere da 20/65 mm e due da 13,2 mm ed impiegato nella scorta ai convogli.
4 novembre 1940
Il Città di Genova ed il Città di Palermo, impiegati come trasporti, salpano da Bari alle 3.30 con a bordo 1610 militari, 156 veicoli e 164 tonnellate di materiali, scortati dalla torpediniera Confienza e dall’incrociatore ausiliario RAMB III, giungendo a Durazzo alle 20.25.
6 novembre 1940
Città di Genova e Città di Palermo lasciano scarichi Durazzo alle 8.30 per rientrare a Bari, dove giungono alle 17.15, scortati ancora da Confienza e RAMB III.
2 dicembre 1940
Il Città di Genova e l’Arborea, altro incrociatore ausiliario in uso come trasporto, partono da Bari per Durazzo alle 22.40 scortati da un terzo incrociatore ausiliario, l’Egeo, trasportando 1561 soldati e 81 tonnellate di materiali.
3 dicembre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle 8.30.
4 dicembre 1940
Città di Genova ed Arborea, sempre scortati dall’Egeo, lasciano vuoti Durazzo all’1.20 per tornare a Bari, dove arrivano alle 15.30.
6 dicembre 1940
Salpa da Brindisi alle 00.45, diretto a Durazzo con 774 uomini e 59,5 tonnellate di rifornimenti (artiglieria, munizioni e materiali vari), scortato dall’incrociatore ausiliario Brindisi. Le due navi raggiungono Durazzo alle 8.30.
7 dicembre 1940
Parte da Brindisi alle 6.20 insieme alle motonavi postali Piero Foscari e Filippo Grimani, con la scorta del vecchio cacciatorpediniere Augusto Riboty, trasportando 474 militari, dodici automezzi e 227 tonnellate di materiali. Dopo aver sbarcato truppe e carico a Durazzo, riparte assieme alle stesse navi e giunge a Brindisi alle 18.30.
10 dicembre 1940
Città di Genova, Città di Palermo ed il grosso piroscafo Sardegna salpano da Brindisi alle 5.25 scortati dall’Egeo, trasportando 1172 uomini e 715 tonnellate di provviste, munizioni e materiali vari. Il convoglio giunge a Valona alle 12.10.
17 dicembre 1940
Non più trasporto ma nave scorta, salpa da Valona alle 8.30 insieme all’anziana torpediniera Castelfidardo, per scortare i trasporti truppe Città di Savona, Piemonte, Verdi, Puccini e Galilea che ritornano vuoti a Brindisi. Lo stato del mare costringe la Castelfidardo a riparare a Brindisi; il convoglio giunge nel medesimo porto alle 16.45 e vi lascia il Piemonte, mentre le altre navi proseguono e raggiungono Bari.
31 dicembre 1940
Di nuovo usato come trasporto, parte da Bari alle quattro del mattino, insieme al Città di Palermo ed al piroscafo Italia (le tre navi trasportano in tutto 2667 militari e 126,5 tonnellate di materiali), alla volta di Durazzo (dove il convoglio arriverà alle 13.30), con la scorta del cacciatorpediniere Carlo Mirabello. I cacciatorpediniere Folgore e Baleno forniscono scorta a distanza.

La nave in arrivo a Palermo (g.c. Mauro Millefiorini, via www.naviearmatori.net

1° gennaio 1941
Scorta da Durazzo a Bari i piroscafi Italia e Palermo, che ritornano vuoti.
3 gennaio 1941
Parte da Bari alle 4 insieme alla motonave Verdi ed ai piroscafi Italia e Milano, per raggiungere Durazzo con la scorta dell’incrociatore ausiliario Barletta e della torpediniera Calatafimi. Il maltempo costringe però il convoglio a riparare a Brindisi (mentre la Calatafimi rientrerà a Bari).
5 gennaio 1941
Città di Genova, Italia e Milano, aventi a bordo in tutto 2363 soldati e 164 tonnellate di materiali, ripartono da Brindisi alle cinque scortati da Folgore, Mirabello e Barletta, giungendo a Valona alle 13.45.
7 gennaio 1941
Lascia Valona alle 7.30 per scortare a Bari l’Italia ed il Milano, che tornano vuoti; il convoglio giunge in porto alle 21.30.
11 gennaio 1941
Il Città di Genova, l’incrociatore ausiliario Brioni e la torpediniera Canopo partono da Bari alle 15 di scorta ai trasporti truppe Città di Marsala, Aventino, Milano e Italia, con a bordo il primo scaglione della Divisione Fanteria «Pinerolo» (3978 uomini, 69 quadrupedi e 183 tonnellate di materiali).
12 gennaio 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle 3.50.
13 gennaio 1941
Scorta a Bari a Durazzo, assieme alla torpediniera Partenope, il piroscafo Quirinale e le motonavi Città di Savona e Puccini con 2717 soldati e 87 tonnellate di materiali.
20 gennaio 1941
Città di Genova e Partenope salpano da Bari all’una di notte scortando i trasporti truppe Milano, Aventino, Città di Marsala e Città di Bastia, che trasportano 2682 uomini, 130 quadrupedi e 517 tonnellate di materiali.
Il convoglio giunge a Durazzo alle 14.50; subito il Città di Genova lo lascia per assumere la scorta dei piroscafi scarichi Tergestea e Stampalia, partiti da Durazzo alle 14 e diretti a Bari.
21 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 3.30.
25 gennaio 1941
Parte da Bari all’una di notte, unitamente all’anziana torpediniera Generale Marcello Prestinari, per scortare a Durazzo i piroscafi Italia e Milano, aventi a bordo 2185 soldati, 145 quadrupedi e 170 tonnellate di materiali. Le navi arrivano a destinazione alle 12.30; subito il Città di Genova se ne separa ed assume la scorta del piroscafo scarico Tagliamento, salpato da Durazzo a mezzogiorno.
26 gennaio 1941
Città di Genova e Tagliamento arrivano a Bari all’1.30.
Alle 21 la nave riparte insieme alla Castelfidardo, scortando i trasporti truppe Donizetti, Argentina, Verdi e Città di Tripoli, con a bordo il primo scaglione della Divisione Fanteria «Cagliari» (2634 uomini e 1162 tonnellate di materiali).
27 gennaio 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle 9.15. Il Città di Genova assume poi la scorta del Milano, partito scarico da quel porto alle otto, e lo conduce a Bari, dove arriva alle 18.30.
31 gennaio 1941
Il Città di Genova e la torpediniera Calatafimi partono da Bari alle 00.00 per scortare a Durazzo le motonavi Città di Savona, Rossini, Puccini e Birmania, aventi a bordo in tutto 2563 militari, 121 automezzi e 147 tonnellate di materiali. Il convoglio giungerà a destinazione a mezzogiorno, e subito il Città di Genova ripartirà per scortare a Bari il piroscafo Città di Tripoli, vuoto, col quale arriverà a destinazione alle 23.
2 febbraio 1941
Il Città di Genova e la vecchia torpediniera Giacomo Medici lasciano Bari alle 22 scortando la motonave Verdi ed i piroscafi Milano, Italia e Quirinale, diretti a Durazzo con 3497 soldati e 289 tonnellate di materiali.
3 febbraio 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle dieci.
29 maggio 1941
Città di Genova e Calatafimi partono da Catania per scortare al Pireo i piroscafi tedeschi Savona, Bellona e Tinos, con materiale e personale della Wehrmacht.
1° giugno 1941
Il convoglio giunge al Pireo alle otto del mattino.

La nave in tempo di pace (da “La Gazzetta del Sud”, edizione di Messina, via www.naviearmatori.net

15-16 giugno 1941
Scorta da Patrasso a Catania, via Bari e Brindisi, i piroscafi tedeschi Spezia, Trapani e Livorno, con truppe e materiali tedeschi.
Alle 8.19 del 16 giugno, in posizione 37°51’ N e 15°26’ E (all’imbocco meridionale dello Stretto di Messina), il sommergibile britannico Unbeaten (tenente di vascello Edward Arthur Woodward) avvista il convoglio, e, dopo una decina di minuti, identifica correttamente i tre piroscafi tedeschi come navi da carico da 2000 tsl circa, ma sovrastima enormemente le dimensioni del Città di Genova, che scambia per i transatlantici Neptunia od Oceania da quasi 20.000 tsl. Alle 9.09 l’Unbeaten, dopo essersi avvicinato ad elevata velocità, lancia quattro siluri da 6770 metri proprio contro il Città di Genova, ma nessuna arma colpisce il bersaglio.
Un idrovolante CANT Z. 501 della 184a Squadriglia, scorta aerea del convoglio, avvista le scie di tre siluri e lancia due bombe, egualmente senza risultato se non quello di indurre il sommergibile (il cui comandante ritiene a torto di aver messo due siluri a segno) a restare immerso in profondità fino a mezzogiorno.
20 giugno 1941
Scorta da Catania a Patrasso i tre mercantili del viaggio precedente, sempre con personale e materiali tedeschi.
9 luglio 1941
Il Città di Genova e la torpediniera Rosolino Pilo scortano da Catania a Patrasso i piroscafi tedeschi Delos, Trapani e Procida, con personale e materiale delle forze armate germaniche.
18 luglio 1941
Il Città di Genova e la torpediniera Sirio scortano dal Pireo a Iraklion i piroscafi tedeschi Delos e Cordelia, con personale e materiali tedeschi.
19 luglio 1941
Scorta Procida e Trapani, con truppe e rifornimenti per le forze tedesche, da Patrasso a Crotone.
27 luglio 1941
Il Città di Genova e la torpediniera Aretusa scortano da Catania a Patrasso i piroscafi tedeschi Maritza e Santa Fè, con truppe e materiali delle forze tedesche.
30 luglio 1941
Scorta da Patrasso a Taranto i piroscafi tedeschi Savona e Castellon, con truppe e materiali tedeschi.
17 agosto 1941
Il Città di Genova e la torpediniera Lupo scortano da Corfù a Santa Maura la motonave Città di Trapani, con truppe e rifornimenti.
18 agosto 1941
Città di Genova e Lupo scortano da Patrasso a Corfù la motonave Città di Bastia, con truppe e materiali.
19 agosto 1941
Città di Genova e Castelfidardo scortano da Suda a Candia il piroscafo tedesco H 1, con personale e materiale tedesco.
24 agosto 1941
Città di Genova e Lupo scortano da Argostoli a Brindisi le motonavi Città di Trapani e Città di Bastia, con truppe rimpatrianti e materiali vari.
29 agosto 1941
Scorta da Brindisi a Patrasso i piroscafi rumeni Balcik ed Alba Julia, con truppe e rifornimenti.
2-4 settembre 1941
Il Città di Genova ospita a Patrasso, per due giorni, parte dell’equipaggio della motonave Cilicia, affondata dal sommergibile britannico Rorqual il 28 agosto. Il 4 settembre i naufraghi vengono trasbordati sul piroscafo Argentina.
Novembre 1941
Il Città di Genova ed il Città di Napoli vengono scelti, in virtù delle loro caratteristiche di velocità ed armamento, per una missione di trasporto rapido di truppe e provviste a Bengasi, nella fase più critica della battaglia dei convogli. Allo scopo i loro scafi vengono carenati, così da ottenere la massima velocità possibile, gli interni vengono adattati al trasporto di truppe e l’armamento contraereo viene potenziato con l’imbarco su ciascuna unità di quattro mitragliere contraeree da 20 mm, armate da personale del Regio Esercito.
14 novembre 1941
Alle 16.30 (o 18.30) Città di Genova (capitano di corvetta La Scala) e Città di Napoli (capitano di vascello Arcidiacono) salpano da Taranto per Bengasi scortati dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (caposcorta, capitano di vascello Enrico Mirti della Valle) e Giovanni Da Verrazzano (capitano di fregata Ugo Avelardi) nonché, nelle ore diurne, da velivoli del II Corpo Aereo Tedesco. Il Città di Genova ha a bordo 562 militari, 104 tonnellate di vettovaglie e 60 tonnellate di materiali.
Il convoglio procede verso Bengasi a 15 nodi, senza incontrare difficoltà e senza essere attaccato.
16 novembre 1941
Il convoglio giunge a Bengasi alle 16.
Più difficoltosi sono per contro l’ormeggio e lo sbarco di uomini e rifornimenti nel porto di Bengasi, pieno di relitti e spazzato dal mare per via dei varchi aperti nelle dighe di protezione; ma la perizia dei comandanti (ambedue esperti capitani di lungo corso richiamati) e l’impegno degli equipaggi permettono di ormeggiare senza riportare danni e di scaricare in tempi rapidi.
17 novembre 1941
Città di Genova e Città di Napoli lasciano Bengasi alle 20 scortati dal solo Pigafetta (il Da Verrazzano è stato inviato a soccorrere il sommergibile Atropo, che è in difficoltà) e di giorno da aerei tedeschi.
Si verifica un unico, improvviso attacco aereo, nel quale un singolo velivolo britannico mitraglia e bombarda proprio il Città di Genova: la nave non riporta però alcun danno, e non vi sono vittime.
19 novembre 1941
Il convoglio arriva a Taranto alle 14.50.

Il Città di Genova ed il Città di Tunisi fotografati a Patrasso durante la guerra (dal libro “Salvat ubi lucet: la base idrovolanti di Porto Corsini e i suoi uomini” di Mauro Antonellini, 2008)

6 dicembre 1941
Scorta da Bari a Durazzo i piroscafi Italia e Milano con truppe e rifornimenti.
7 dicembre 1941
Scorta le stesse due navi che rientrano da Durazzo a Bari con 2100 militari che rimpatriano.
8 dicembre 1941
Scorta da Bari a Patrasso i piroscafi Goggiam e Maddalena G. e la motonave Apuania (diretta a Rodi), con carichi di materiali vari.
13 gennaio 1942
Durante un’improvvisa bufera, scoppiata mentre è in porto, il Città di Genova rompe gli ormeggi e sperona il piroscafetto Capri, spezzandone le catene e causando lievi danni al verricello.
9 febbraio 1942
Città di Genova ed Antares scortano da Patrasso a Bari la motonave Calino.
13 febbraio 1942
Città di Genova, Antares e la vecchia torpediniera Antonio Mosto scortano da Bari a Durazzo un convoglio composto dai piroscafi Aventino, Italia e Città di Catania con truppe e materiali. Alle 11.40 un sommergibile lancia due siluri contro le navi italiane, ma nessuna arma va a segno.
15 febbraio 1942
Città di Genova, Mosto ed Antares scortano da Durazzo a Bari gli stessi tre piroscafi del viaggio precedente, ora carichi di truppe rimpatrianti.
11 marzo 1942
Il Città di Genova, i cacciatorpediniere Euro e Sebenico e la torpediniera Solferino scortano da Bari a Patrasso un grosso convoglio formato dai piroscafi Francesco Crispi, Aventino, Piemonte, Galilea, Italia e Ivorea e dalla motonave Viminale, aventi a bordo truppe e rifornimenti.
14 marzo 1942
Città di Genova ed Euro scortano da Patrasso a Bari la motonave Calino ed il piroscafo Re Alessandro.
23 aprile 1942
Viene coinvolto in un incidente con i mezzi di servizio della Luftwaffe FL.B 212, FL.B 14 e FL.B 410, che riportano gravi danni.
26 maggio 1942
Il Città di Genova salpa da Napoli per Bengasi alle 9.30, formando il convoglio «F» insieme al Città di Napoli ed al Città di Tunisi, e con la scorta dei cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi (caposcorta), Lanzerotto Malocello ed Antoniotto Usodimare e della torpediniera Lince (poi sostituita a Messina, alle due del 27 maggio, dal cacciatorpediniere Turbine).
27 maggio 1942
Il convoglio subisce due attacchi di sommergibili, alle 18.40 ed alle 19, ma nessuna nave viene colpita.
28 maggio 1942
Il convoglio «F» arriva a Bengasi alle 10.30.
Città di Genova, Città di Napoli e Città di Tunisi (convoglio sempre denominato «F») ripartono da Bengasi alle 10.40, scortati da Vivaldi (caposcorta), Malocello, Usodimare e Turbine (quest’ultimo lascerà poi la scorta il 29, alle 10).
30 maggio 1942
Il convoglio «F» raggiunge Napoli alle 13.30.
4 settembre 1942
Città di Genova e Mosto scortano da Bari a Prevesa i piroscafi Aventino ed Ivorea, con truppe e materiali.
10 settembre 1942
Scorta da Brindisi a Patrasso il piroscafo tedesco Thessalia, con un carico di rifornimenti.

Il Città di Genova di ritorno a Patrasso, dopo una missione, il 15 settembre 1942 (dal libro “Salvat ubi lucet: la base idrovolanti di Porto Corsini e i suoi uomini” di Mauro Antonellini, 2008)

23 settembre 1942
Scorta da Brindisi a Patrasso il piroscafo Abbazia.
12 ottobre 1942
Scorta da Bari a Durazzo, insieme alla torpediniera Francesco Stocco ed al cacciatorpediniere Augusto Riboty, i piroscafi Rosandra e Quirinale, carichi di truppe e materiali.
14 ottobre 1942
Il Città di Genova, il Riboty e la moderna torpediniera Orsa scortano da Valona a Corinto l’Aventino.
21 ottobre 1942
Scorta il piroscafo Merano da Patrasso a Brindisi.
24 novembre 1942
Città di Genova e Sebenico scortano la Calino da Patrasso a Bari.
24 dicembre 1942
Città di Genova e Riboty scortano il Milano, avente a bordo truppe rimpatrianti, da Patrasso a Bari.
7 gennaio 1943
Il Città di Genova e la torpediniera Angelo Bassini scortano da Bari a Durazzo il piroscafo Milano, con truppe e materiali.
11 gennaio 1943
Città di Genova e Bassini scortano il piroscafo Rosandra, con truppe che rimpatriano, da Durazzo a Bari.
13 gennaio 1943
Scorta da Brindisi a Patrasso il piroscafo ex francese Sinfra e la nave cisterna bulgara Balcik.
 

Il Città di Genova in tempo di pace (da www.naviearmatori.net, utente HORO2006)
L’affondamento

La sera del 20 gennaio 1943 il Città di Genova, al comando del capitano di fregata Marco Vivaldi Pasqua, salpò da Patrasso per Bari, da solo, in missione di trasporto. A bordo, oltre ai 132 membri dell’equipaggio, c’erano 200 militari italiani di passaggio, molti dei quali in licenza, e 158 prigionieri greci (per altra fonte 152), in prevalenza ufficiali. Questi ultimi erano stati arrestati dalle forze italo-tedesche nel precedente mese di dicembre, in seguito alle prime azioni da parte di gruppi partigiani greci: scopo del trasferimento in Italia degli ufficiali greci era al contempo di farne degli ostaggi, di evitare che si unissero ai partigiani sulle montagne della Grecia e di impedire che potessero fuggire dalla Grecia per unirsi alle forze alleate. Tra di essi vi era essi il colonnello Konstantinos Davakis, considerato in Grecia un eroe per il suo ruolo nella vittoriosa battaglia di Pindus contro le forze italiane (28 ottobre-13 novembre 1940), ed ancora convalescente dalle ferite riportate in battaglia due anni prima.
Non solo greci erano però i prigionieri imbarcati: c’erano anche, infatti, due neozelandesi, il capitano J. L. Harrison del 18th Battalion ed il caporale F. I. A. Woollams del 19th Battalion, che furono alloggiati in una cabina.
Il comandante Vivaldi Pasqua era un vecchio ufficiale richiamato: 57 anni, di antica famiglia i cui rampolli intraprendevano per tradizione la carriera militare (i suoi fratelli erano tutti ufficiali, ed uno di essi, Vittorio Ugolino, era morto in un incidente aereo nel 1910 divenendo la prima vittima dell’aviazione militare italiana), era in Marina dal 1902; in gioventù era stato uno dei pionieri dell’aviazione militare, tra i primi ad effettuare azioni di bombardamento aereo durante la guerra di Libia. Aveva combattuto anche nella prima guerra mondiale e nella guerra d’Etiopia; richiamato ancora col secondo conflitto mondiale, aveva assunto il comando del Città di Genova nell’aprile 1942.
Sul Città di Genova, i prigionieri greci vennero sistemati sul ponte inferiore, sorvegliati da carabinieri; furono consegnati loro dei giubbotti di salvataggio, e si sistemarono nei letti a castello.
Privo di scorta navale od aerea, il Città di Genova procedeva a 15 nodi, senza neanche zigzagare. Equipaggio e guardie erano all’erta, temendo un siluramento. La prospettiva non rassicurava gli ufficiali greci prigionieri.
Giunto al largo di Saseno, l’incrociatore ausiliario mutò rotta, dirigendo su Bari. L’Adriatico era calmo, ed un bel sole che brillava nel cielo riscaldava la fredda giornata di gennaio.
Ma nella tranquilla e luminosa giornata scrutava il mare anche il capitano di corvetta George Robson Colvin, comandante del sommergibile britannico Tigris. Alle 12.50, Colvin avvistò quel che gli sembrò un mercantile di medie dimensioni su rilevamento 116°, a cinque miglia di distanza, e manovrò per portarsi all’attacco.
Alle 13.13, in posizione 40°32’ N e 18°45’ E, il Tigris lanciò quattro siluri da una distanza di 1100 metri.
Alle 13.15 (13.17 per altre fonti), il Città di Genova si trovava una ventina di miglia ad ovest-nord-ovest di Saseno (25 miglia ad ovest di Saseno, per altra fonte). Tutto appariva tranquillo e si era da poco finito di pranzare, quando la nave fu scossa da uno scoppio: un siluro del Tigris aveva colpito a centro nave, in sala macchine, immobilizzando immediatamente la nave e facendo subito saltare la corrente. Il Città di Genova deviò di 90° verso dritta e rallentò, poi si fermò.
Sulle prime i carabinieri, armi alla mano, assicurarono ai prigionieri che non stava accedendo nulla, ma qualcuno gridò che la nave era stata silurata, e subito le luci vennero meno; a bordo si scatenò il panico, i prigionieri greci indossarono in fretta e furia i giubbotti salvagente ed accesero dei fiammiferi per cercare di raggiungere, nel buio, la scala che conduceva al ponte superiore. Là regnava lo scompiglio; si sentivano grida ovunque, e qua e là invocazioni di aiuto.
La cabina dove alloggiavano i neozelandesi Harrison e Woollams venne invasa dall’acqua in pochi secondi: Woollams, lottando contro la forza dell’acqua che irrompeva, riuscì ad uscirne, ma quando giunse in coperta e cercò Harrison, non ne trovò traccia in mezzo alla confusione. Woollams sarebbe riuscito ad imbarcarsi su una scialuppa già sovraccarica di italiani e greci, venendo tratto in salvo da una nave italiana il mattino successivo; di Harrison, invece, non si seppe più nulla.
L’incrociatore ausiliario iniziò ad affondare, ma con grande lentezza e restando in assetto, senza appruarsi, appopparsi o sbandare su un fianco; il comandante Vivaldi Pasqua ordinò di abbandonare la nave, e furono subito ammainate le lance. Altri uomini si gettarono direttamente in mare, indossando i giubbotti salvagente. Italiani e greci misero da parte le inimicizie e pensarono a salvarsi; un sopravvissuto greco ricordò poi che un italiano estrasse un’immagine di Maria, e sia italiani che greci intorno a lui si misero a pregare per la salvezza.
Alle 13.15 il Tigris aveva virato a sinistra per andarsene, ma alle 13.20, dato che il Città di Genova non sembrava abbassarsi ulteriormente sull’acqua, Colvin decise di finirlo con un altro siluro. Alle 13.25 il sommergibile britannico lanciò un siluro dal tubo di poppa, e dopo 78 secondi l’arma colpì l’agonizzante vittima sotto la plancia. Le scialuppe già messe a mare si erano appena scostate dalla nave; subito il Città di Genova si appruò bruscamente, sollevando tutta la poppa al di fuori dell’acqua fino a che questa non fu a perpendicolo sulla superficie del mare, poi affondò verticalmente in un minuto e mezzo. Il comandante Vivaldi Pasqua, abbandonando la nave per ultimo, si era imbarcato su un battellino che, appeso alle gru, non si era ancora potuto liberare dai paranchi: l’imbarcazione affondò insieme alla nave, e il comandante non fu più visto. Alla sua memoria venne conferita la Croce di Guerra al Valor Militare.

Centinaia di naufraghi si trovavano ora in balia di loro stessi, parte sulle lance (alcune si erano capovolte), parte in acqua aggrappati a rottami e pezzi di legno: l’immediata cessazione dell’erogazione di energia elettrica, dopo il siluramento, aveva infatti impedito di lanciare un segnale di soccorso, così che a terra si era completamente all’oscuro di quanto accaduto.
Soltanto quando una lancia del Città di Genova, con l’aiuto delle vele, toccò terra a Saseno poté essere dato l’allarme. Da quella località presero quindi il mare il piroscafetto requisito Eolo ed un motopeschereccio, che si misero a cercare i naufraghi.
L’Eolo (tenente CREM Salvatore Lucarini) ebbe ordine di verbale di accendere i motori e tenersi pronto a muovere alle 22.30 del 21 gennaio;  mezz’ora dopo gli fu ordinato di partire per portarsi sul luogo dell’affondamento.
Alle 23.20, sette miglia ad ovest di Saseno, l’Eolo avvistò una scialuppa, che raggiunse alle 23.45: aveva a bordo 3 ufficiali, 2 sottufficiali e 21 marinai del Città di Genova, e due prigionieri greci; uno dei naufraghi era ferito molto gravemente. L’Eolo recuperò i 28 superstiti, prestò loro le prime cure mediche, li sfamò e li riportò a Saseno alla massima velocità, giungendovi alle 00.35 del 22 gennaio. Sbarcati i naufraghi, ripartì all’1.20 per proseguire le ricerche, alle quali si erano ora aggiunti altri mezzi partiti da Valona e da Brindisi.
L’Eolo continuò a cercare superstiti nell’area dell’affondamento fino alle sette del mattino; poi, ricevuta una comunicazione da parte di ricognitori, diresse per un punto a 7 miglia per 110° da Saseno, dove arrivò alle 9.10, ma trovò solo 15 corpi senza vita. Tornò in porto. Un peschereccio trasse in salvo altri naufraghi.
L’Eolo, ripartito da Saseno alle 4.30 del 23, setacciò ancora l’area situata a 28 miglia per 120° dall’isola, ma non trovò altro che rottami e chiazze di nafta.

Complessivamente, vennero recuperati 317 sopravvissuti su un totale di 490 uomini imbarcati sul Città di Genova. Il 22 gennaio una nave inviata da Marina Brindisi recuperò il cadavere del comandante Vivaldi Pasqua.
Le ricerche, con la partecipazione anche di aerei, si protrassero fino al 24 gennaio e permisero di recuperare una sessantina di corpi, ma nessun altro superstite.
I morti del Città di Genova furono 173, tra cui 58 membri dell’equipaggio militare (4 ufficiali, 16 sottufficiali e 38 tra sottocapi e marinai) e 71 prigionieri greci (tra i quali 5 colonnelli, 2 tenenti colonnelli, 9 maggiori, 13 capitani, 14 tenenti e 25 sottotenenti); tra questi ultimi anche il colonnello Davakis. Un altro ufficiale greco scomparso fu il tenente Ioannis Kaivas, che la mattina del suo arresto aveva inciso le sue iniziali su una matita, dicendo alla moglie che se fosse stato arrestato e ucciso sarebbe dovuto essere un suo ricordo: il corpo di Kaivas non fu mai trovato, ma vennero recuperati alcuni oggetti che gli appartenevano, che furono restituiti alla famiglia; tra di essi, proprio la matita con le iniziali.

Le salme recuperate vennero sepolte a Valona. Da qui, il 21 settembre 1963, le ossa dei prigionieri greci periti nel disastro (tra cui quelle del colonnello Davakis) vennero riesumate e trasferite in Grecia sul dragamine Pyrpolitis. Ad accoglierle solennemente al loro ritorno in patria, al molo Re Costantino del Pireo, vi erano il re Paolo di Grecia, il figlio Costantino, i parenti degli ufficiali caduti nell’affondamento ed una grande folla.
Il relitto del Città di Genova giace oggi a 800 metri di profondità, in posizione 40°32’ N e 18°45’ E.

Le vittime tra l’equipaggio militare del Città di Genova:

Vittorio Amato, sergente S. D. T., disperso
Michelangelo Arcerito, secondo capo, deceduto
Matteo Avallone, secondo capo meccanico, disperso
Gianbattista Balbi, marinaio cannoniere, deceduto
Giovanni Baldini, secondo capo segnalatore, deceduto
Faustino Bertagna, sergente silurista, disperso
Primo Botti, sottocapo elettricista, disperso
Federico Capecci, marinaio segnalatore, deceduto
Vincenzo Capozzi, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Cassanelli, marinaio, deceduto
Gino Cesarin, sergente cannoniere, disperso
Giulio Ciceri, secondo capo cannoniere, disperso
Vincenzo Coniglio, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Continenza, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Giuseppe Cordeschi, marinaio, deceduto
Vincenzo Crasti, marinaio fuochista, disperso
Luigi Curcio, marinaio fuochista, disperso
Mario De Vero, sottocapo cannoniere, deceduto
Pietro Di Salvo, sottocapo cannoniere, deceduto
Lionello Faccini, secondo capo cannoniere, disperso
Ignazio Falcone, marinaio, deceduto
Giuseppe Ferrando, sergente cannoniere, disperso
Francesco Ferraro, marinaio cannoniere, disperso
Antonio Gabrieli, marinaio, disperso
Donato Gentile, sottocapo cannoniere, deceduto
Giovanni Ghersevanich, capo meccanico di seconda classe, disperso
Pietro Giannessi, marinaio cannoniere, disperso
Giovanni Gilio, marinaio cannoniere, disperso
Filippo Graziano, sottocapo cannoniere, deceduto
Antonio Greco, marinaio, disperso
Michele La Gioia, marinaio cannoniere, disperso
Gino Marini, secondo capo radiotelegrafista, disperso
Umberto Martelli, capo radiotelegrafista di terza classe, disperso
Oreste Mini, marinaio cannoniere, deceduto
Sebastiano Morale, sottocapo cannoniere, deceduto
Pasquale Nocerino, marinaio, disperso
Giovanni Onorato, marinaio, disperso
Vincenzo Palumbo, marinaio fuochista, disperso
Ottavio Patalano, sottocapo cannoniere, deceduto
Santo Pavone, marinaio, disperso
Umberto Pellicone, marinaio, disperso
Mario Prossen, tenente di vascello, disperso
Antonio Querzola, secondo capo furiere, disperso
Giovanni Randazzo, tenente del Genio Navale, disperso
Giuseppe Ranzanici, marinaio cannoniere, disperso
Vincenzo Santoro, marinaio, disperso
Domenico Sciancalepore, marinaio furiere, disperso
Mauro Sciancalepore, marinaio fuochista, disperso
Antonio Secchi, marinaio, deceduto
Domenico Solina, tenente di vascello, disperso
Alberto Superga, sottocapo torpediniere, disperso
Ugo Tamburello, secondo capo torpediniere, disperso
Luigi Tarello, marinaio cannoniere, disperso
Michelangelo Tatulli, sottocapo segnalatore, disperso
Luigi Tosi, marinaio, deceduto
Marco Vivaldi Pasqua, capitano di fregata (comandante), deceduto
Renato Zepponi, sottocapo fuochista, disperso
Gino Zucchini, secondo capo motorista, disperso

Prigionieri greci deceduti nell’affondamento:

Andreas Adamopoulos, capitano
I. Alexandropoulos, maggiore
Christos Alexiou, capitano
Anth. Anagnostopoulos, assistente chirurgo
Konstantinos Anestis, maggiore
Athenodoros Angelopoulos, chirurgo
Em. Apostolakis, tenente
Chryso E. Athanasiadis, tenente
Vasilis Bousvaras, tenente
Dimitrios Brisis
Christos Christidis, tenente
Konstantinos Davakis, colonnello
Stylianos Douvlis, tenente
Faidon Gennimatas
Nikolaos Georgoulas, colonnello
Ioannis Giataganas, tenente colonnello
Theodoros Giatras, capitano
Theodoros Giosis, maggiore
Ioannis Kaivas, tenente
Dimitrios Kakaviolis
Ioannis Kaligeros, capitano
… Kalfelis, maggiore
Dimitrios Kandylis, chirurgo
A. Kapodistrias, colonnello
Konstantinos Kapsalis, capitano
Andreas Karamerou, maggiore
Dimitrios Karankounis, chiurgo
Ilias Karastathis, maggiore
Dionisios Karvelas, tenente
Spyros Katiniotis
Damantis Katsaros, tenente
Kosmas Katsigras, assistente chirurgo
Konstantinos Kolyvas
K. Konoskouvaros
Konstantinos Kontomitros, maggiore
Dimitrios Kyssonas, capitano
K. Lavranos
Theodoros Lilis, tenente
D. Litsas
Evangelos Makris
Vasileios Makris
Athanasios Mentzos, tenente
Dimitrios Michelis
G. Michelis
Nikolaos Mitsios, tenente
Geras Molfesis, maggiore
Christos Moschos, maggiore
A. Nikoloulis, chirurgo
Ioannis Oikonomou, capitano
Stylianos Papadopoulos, capitano
D. Partalis
Klearchos Pateras, capitano
Spyros Perros, tenente
Athanasios Pratilas, capitano
Georgios Pratilas, capitano
G. Raftopoulos
Konstantinos Rossis, capitano
Dimitrios Sinioris, colonnello
Evangelos Sinioris, tenente colonnello
Konstantinos Sympetheros, assistente chirurgo
V. Sympetheros
Spyridon Syrros, colonnello
P. Theodorakopoulos, tenente
P. Theofanou, tenente
Evangelos Tsiminis
Evangelos Tsimploulis, assistente chirurgo
Spyros Vernadakis, maggiore
… Vezyroulis, assistente chirurgo
Evangelos Vlachakis, tenente
Ioannis Zogos, tenente
Sotirios Zotos


Un’altra immagine della nave in servizio civile (g.c. Rosario Sessa via www.naviearmatori.net)


L’affondamento del Città di Genova nel giornale di bordo del Tigris (da Uboat.net):

“1250 hours - Sighted a medium seized merchant vessel [il Città di Genova] bearing 116°. Distance was about 5 nautical miles. Started attack.

1313 hours - In position in position 40°32'N, 18°45'E fired four torpedoes from 1200 yards. One torpedo was seen to hit the ship under the funnel 63 seconds after firing the first torpedo. The ship swung 90° to Starboard and lost way. Boats were lowered very promptly and the target was seen to settle down slightly on an even keel with no list.
1315 hours - Tigris turned to port to retire.
1320 hours - The target appeared not to be settling any deeper so decided to finish her off with another torpedo.
1325 hours - Fired the stern tube. The target was hit 78 seconds later and she immediately dipped sharply by the bows. The whole after part lifted clear of the water. She went down in a vertical dive 90 seconds later.”




Nessun commento:

Posta un commento