mercoledì 7 ottobre 2015

Foscolo

La Foscolo nell’ottobre 1942 (da “Navi mercantili perdute” di Rolando Notarangelo e Gian Paolo Pagano, USMM, Roma 1997)

Motonave da carico da 4500 tsl e 4200 tpl, lunga 117 metri e larga 15,2. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia, con sede a Napoli; iscritta con matricola 107 al Compartimento Marittimo di Fiume.
Fu la prima motonave della classe «Poeti» (detta per questo anche classe «Foscolo»: Foscolo, Monti, D’Annunzio, Manzoni, Oriani, Tommaseo, Alfieri, Leopardi, Pascoli, Locchi, Borsi), una serie di veloci (15-16 nodi) motonavi da carico di dimensioni più contenute rispetto alle altre motonavi di costruzione bellica (che stazzavano invece tra le 6000 e le 8000 tsl), più basse sul mare e con aspetto meno appariscente, in modo da rendere più difficile la loro individuazione. Ordinate in origine dalla Tirrenia nel 1939 (su incentivo della Legge Benni per l’ammodernamento della flotta mercantile), per le linee del Nord Europa e del periplo italico, furono molto utili in guerra, permettendo di portare in Libia importanti carichi in circostanze che lo avrebbero reso quasi impossibile a mercantili più “tradizionali”; quattro di esse affondarono sulle rotte per l’Africa settentrionale, e la Foscolo, prima a entrare in servizio, fu anche la prima ad andarsene.

Breve e parziale cronologia.

10 agosto 1939
Impostata nei Cantieri Navali del Quarnaro di Fiume (numero di costruzione 217).
Giugno 1942
Completata per la società Tirrenia.
14 luglio 1942
Requisita a Fiume dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
14 agosto 1942
Giunta al Pireo da Brindisi, lascia il porto ellenico alle tre di notte con la scorta delle torpediniere Sirio e Orione e del cacciatorpediniere Saetta (caposcorta). Alle 8.30 del 14 il Saetta lascia la scorta, e alle 15 la Sirio fa lo stesso. Il carico della Foscolo consiste in 1009 tonnellate di munizioni e materiali e 94 automezzi, oltre a 137 uomini.
15 agosto 1942
Arriva a Bengasi alle 9.30.
28 agosto 1942
Riparte da Bengasi alle 19 insieme alla motonave Ravello, con la scorta dei cacciatorpediniere Folgore, Saetta e Nicoloso Da Recco (caposcorta) e della torpediniera Climene.
30 agosto 1942
Il convoglio giunge al Pireo alle 6.30. La Foscolo prosegue poi per Taranto.
18 settembre 1942
Parte dal Pireo alle 16 diretta a Tobruk, scortata dai cacciatorpediniere Antonio Pigafetta (capitano di vascello Enrico Mirti della Valle, caposcorta) e Giovanni Da Verrazzano (capitano di fregata Carlo Rossi).
19 settembre 1942
Dopo aver superato indenne alcuni attacchi aerei – soprattutto notturni – la Foscolo giunge a Tobruk alle 10.40 con il suo carico di 43 veicoli (215 tonnellate complessive), 601 tonnellate di munizioni e 953 tonnellate di materiali.
25 settembre 1942
Rientra da Tobruk al Pireo scortata dal cacciatorpediniere tedesco Hermes.
12 ottobre 1942
Salpa da Corfù alle 23.50 diretta a Bengasi, con la scorta del cacciatorpediniere Lampo (capitano di corvetta Antonio Cuzzaniti) e della torpediniera Partenope (capitano di corvetta Pasquale Senese).
13 ottobre 1942
Alle 7 il convoglio si unisce ad un altro formato dalla motonave D’Annunzio scortata dai cacciatorpediniere Folgore (capitano di corvetta Renato D’Elia) e Nicoloso Da Recco (capitano di vascello Aldo Cocchia, caposcorta) e dalle torpediniere Ardito (tenente di vascello Emanuele Corsanego) e Clio (tenente di vascello Ugo Tonani), formando così un unico convoglio. La scorta aerea, nonostante un temporale, giunge sul cielo del convoglio in perfetto orario.
Alle 21.58, mentre il convoglio procede a 15 nodi, si accende un bengala, lontano, e si sente rumore di aerei; su ordine del caposcorta Cocchia, tutte le navi iniziano ad emettere nebbia. Alle 22 un aereo sgancia bombe che cadono tra le motonavi (che procedono in linea di fronte) ed il Folgore (a loro poppavia), senza causare danni; alle 23.07 si sente ancora rumore di aerei e alle 23.30 si accendono nuovi bengala, tre, molto lontani sulla dritta. Alle 23.56 un aereo sgancia bombe contro il Folgore, mancandolo ma causandogli alcuni modesti danni da schegge.
14 ottobre 1942
Alle 00.30, cessato ogni rumore di aerei (il convoglio è ora a 100 miglia da Bengasi), termina l’allarme e si smette di emettere cortine nebbiogene.
La Foscolo, col resto del convoglio, giunge a Bengasi alle 13.30.
19 ottobre 1942
Lascia Bengasi alle 10, insieme alla gemella D’Annunzio, con la scorta dei cacciatorpediniere Aviere (caposcorta), Geniere e Camicia Nera.
21 ottobre 1942
Sosta notturna a Corfù. Quando le navi ripartono, si unisce alla scorta la torpediniera Ardito; il convoglio arriva a Brindisi alle tre di notte.
4 novembre 1942
Lascia Brindisi per Bengasi a mezzogiorno, scortata da Geniere (caposcorta) e Camicia Nera e dalla torpediniera Aretusa.
5 novembre 1942
Il convoglio giunge al Pireo alle 17.20 e vi sosta per qualche giorno.
9 novembre 1942
Il convoglio riparte dal Pireo alle 10 e giunge a Suda alle 22; nuova sosta.
10 novembre 1942
Le navi ripartono da Suda alle 18.
12 novembre 1942
Il convoglio giunge a Bengasi alle 21.45.
15 novembre 1942
Lascia Bengasi alle 15.30 diretta a Tripoli, scortata dall’Aretusa.
16 novembre 1942
Foscolo e Aretusa arrivano a Tripoli alle 22.30.
27 novembre 1942
Parte da Tripoli alle 17, con la scorta della torpediniera Fortunale. La motonave trasporta alcune centinaia di prigionieri britannici evacuati dalla Libia.
29 novembre 1942
Foscolo e Fortunale arrivano a Napoli alle cinque.
4 dicembre 1942
La Foscolo si trova ormeggiata nel porto di Napoli quando la città viene pesantemente bombardata, per la prima volta, dall’aviazione statunitense: dalle 16.43 alle 17.25 venti bombardieri Consolidated B-24 “Liberator” del 98th e 376th Squadron USAAF sganciano bombe da 227 e 454 kg da 6200 metri di altezza, affondando l’incrociatore leggero Muzio Attendolo, danneggiando gravemente il Raimondo Montecuccoli e causando danni meno estesi all’incrociatore leggero Eugenio di Savoia ed alla torpediniera Fortunale; sono danneggiate anche sei piccole unità ausiliarie (V 10 Eugenio, V 55 Maria S. S. Ausiliatrice, V 101 San Francesco di Paola, V 303 Ildebrando da Soana, Costanza e Salvatore M.) ed anche l’abitato circostante il porto subisce immani distruzioni; le vittime militari sono oltre 250 (188 sul solo Attendolo, 44 sul Montecuccoli e 17 sull’Eugenio di Savoia) e quelle civili almeno 159. La Foscolo è l’unica nave mercantile colpita durante l’incursione, riportando un modesto incendio a bordo, che può essere rapidamente domato.

L’affondamento

La Foscolo fu una delle tante vittime del difficile mese di dicembre 1942, che vide gli ultimi tentativi di rifornire la Libia di carburante mediante navi da carico, finiti male nella maggior parte dei casi.
La motonave (comandante civile capitano di lungo corso Achille Cheracci, comandante militare tenente di vascello Luigi Simonetti), dopo aver imbarcato benzina in fusti, munizioni ed altri materiali, salpò da Napoli per Tripoli alle 21 (19 per altre fonti) del 12 dicembre 1942; la scortava il cacciatorpediniere Freccia (capitano di fregata Giuseppe Andriani).
Questa volta “ULTRA” non fece un buon lavoro; poté soltanto informare che, da messaggi decrittati, la Foscolo sarebbe dovuta giungere a Tripoli il 14 dicembre, ma non seppe fornire particolari su rotta, scorta, velocità, porto di partenza od orari di partenza ed arrivo. Ma anche senza l’aiuto di “ULTRA”, il dispositivo offensivo angloamericano aveva ormai raggiunto un notevole livello di efficienza, e fu in grado di scoprire il convoglio.
Le due navi procedettero a 15 nodi – la velocità massima della Foscolo – fino a Trapani, dove giunsero a mezzogiorno del 13, e da lì ripartirono per Tripoli alle 18.30 del giorno stesso con il rinforzo di quattro motosiluranti tedesche (S 33, S 57, S 58 e S 60) per la scorta. Tale scorta per una sola nave era giustificata dall’importanza del carico; la Foscolo stessa era dotata di un forte armamento contraereo con cui difendersi (5-7 mitragliere Oerlikon da 20 mm, oltre ad un cannone da 120/45 mm). Quale ulteriore precauzione, era stata disposta l’uscita in mare dei sommergibili Uarsciek e Topazio con duplice compito esplorativo ed offensivo, a protezione del convoglio.
Ma non sarebbe bastato.
Appena un quarto d’ora dopo la partenza da Trapani, alle 18.45 (mentre le navi stavano superando le ostruzioni), l’apparato «Metox» del Freccia (un apparecchio in grado di rilevare le emissioni dei radar nemici) captò appunto delle trasmissioni provenienti da radar di aerei. Tali trasmissioni cessarono, per poi riprendere alle 19.35, andando poi intensificandosi progressivamente fino alle 20.45, divenendo pressoché continue.
Alle 20.54 il Freccia ordinò alla Foscolo di tornare in porto alla massima velocità, informandone Supermarina un minuto dopo; ma alle 21.30 quest’ultimo comando ordinò al convoglio di proseguire, ribadendo alle 21.51 «Per decidere rientro, aspettate con sicurezza di essere scoperto e identificato». Tale era la disperazione di far giungere in Libia un po’ di benzina, che si era disposti a correre ogni rischio piuttosto che rinunciare.
Il fato del convoglio si svolse inesorabile. Alle 21.36 le navi tornarono sulla rotta originaria; alle 21.55, i primi bengala si accesero a dritta del convoglio (in realtà un primo bengala era già stato visto alle 21.45, ma lontanissimo, verso ovest); tre minuti dopo il Freccia ordinò alla Foscolo di rientrare subito, mentre il cacciatorpediniere proseguì per la sua rotta emettendo cortine fumogene e sparando raffiche con le mitragliere. Mentre il Freccia lanciava una bomba fumogena, la motonave accostò a sinistra e diede la poppa ai bengala, che diventavano sempre di più; anche le motosiluranti tedesche, disposte attorno alla Foscolo in posizione di scorta ravvicinata, emettevano cortine fumogene per nasconderla.
Alle 22.04 si accesero dei nuovi bengala, stavolta con direttrice perpendicolare a quella di quelli lanciati nove minuti prima.
Poi, giunsero gli aerosiluranti: dei Fairey Albacore dell’828th Squadron della Fleet Air Arm, decollati da Malta. Alle 22.12, la Foscolo fu colpita da uno dei numerosi siluri lanciati a poppa dritta, nella stiva numero 5; il carico di benzina prese subito fuoco, e presto anche il mare circostante fu in fiamme, ricoperto dalla benzina incendiata.
Nel giro di poco tempo, la motonave affondò in fiamme nel punto 37°33’ N e 12°02’ E (rapporto del Freccia; la posizione indicata dagli aerei attaccanti è invece 37°42’ N e 11°55’ E), 25 miglia a sudovest di Capo Lilibeo. Dei 108 uomini che si trovavano a bordo, 27 persero la vita; il comandante civile Cheracci abbandonò la nave per ultimo, mentre il comandante militare Simonetti non la volle abbandonare e fu tra i 27 scomparsi.
Le motosiluranti tedesche recuperarono prontamente tutti i sopravvissuti, 50 italiani e 31 tedeschi. Quando il Freccia, terminati gli attacchi aerei (che lo avevano costretto a manovrare per non essere illuminato dai bengala ed assalito), tornò sul posto alle 22.44, trovò sul mare solo la benzina – parte ancora nei fusti, parte galleggiante sull’acqua – che continuava a bruciare. Alle 23.36, quando le fiamme furono diminuite d’intensità, il cacciatorpediniere calò il proprio battello e cercò eventuali ulteriori superstiti, in coordinazione con le motosiluranti, ma non fu trovato nessun altro; le ricerche si conclusero alle 00.45 del 14. Più tardi fu inviata sul posto, da Trapani, la piccola nave soccorso Laurana, che compì un’ulteriore ricerca, sempre con esito negativo.
Le motosiluranti tedesche, ricevuto ordine di trasferirsi altrove, trasbordarono gli 81 naufraghi sul Freccia e se ne andarono. Il cacciatorpediniere giunse a Trapani alle 4.40 del 14 dicembre, e qui sbarcò i sopravvissuti della Foscolo.
Fin dalla sera prima, con un messaggio inviato alle 23.55, Roma aveva provveduto ad avvisare Tripoli che la Foscolo non sarebbe arrivata.

La Foscolo fotografata al Pireo il 6 settembre 1942 (foto Aldo Fraccaroli, da “Mussolini’s Navy: a Reference Guide to the Regia Marina 1930-1945” di Maurizio Brescia, Naval Institute Press, 2012)



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