domenica 3 gennaio 2016

Groppo

La Groppo nel 1942 (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net

Torpediniera di scorta della classe Ciclone (dislocamento standard 1113 tonnellate, a pieno carico 1683 t). Svolse intensa attività di scorta sulle rotte che univano l’Italia all’Africa Settentrionale.

Breve e parziale cronologia.

18 giugno 1941
Impostazione nei cantieri Navalmeccanica di Castellammare di Stabia.
19 aprile 1942
Varo nei cantieri Navalmeccanica di Castellammare di Stabia.
31 agosto 1942
Entrata in servizio.
4 novembre 1942
La Groppo, la gemella Animoso e le torpediniere Cigno e Calliope salpano da Palermo alle 19.50, scortando i piroscafi Numidia e XXI Aprile diretti a Tripoli.
7 novembre 1942
Cigno e Calliope lasciano la scorta del convoglio.
8 novembre 1942
Il convoglio giunge a Tripoli alle 7.40.
10 novembre 1942
Alle nove del mattino la Groppo assume la scorta del piroscafo Arlesiana, partito alle 7.10 da Sfax (dov’è giunto da Tripoli) alla volta di Napoli.
12 novembre 1942
Groppo e Arlesiana raggiungono Napoli alle 9.
16 novembre 1942
La Groppo (tenente di vascello Beniamino Farina, caposcorta) e la vecchia torpediniera Giuseppe Sirtori (tenente di vascello Emilio Gaetano) salpano alle 10 da Biserta per scortare a Napoli i piroscafi Campania e Rhea (tedesco). Alle 11.57 un aereo attacca il convoglio nel Canale di Sicilia: non colpisce alcuna nave, ma abbatte un caccia tedesco della scorta. Alle 17.20 le navi sono attaccate anche da un sommergibile, ma senza risultato.
17 novembre 1942
Il convoglio arriva a Napoli alle 20.30.
18 novembre 1942
Parte alle cinque da Palermo per scortare a Biserta, insieme ai cacciatorpediniere Bombardiere e Legionario (caposcorta), i trasporti truppe Puccini e Viminale. Alle 14 convoglio viene attaccato da sommergibili a 30 miglia da Capo San Vito siculo, ma nessuna nave viene colpita.
19 novembre 1942
Il convoglio giunge a Biserta alle 8.30.
20 novembre 1942
La Groppo (tenente di vascello di complemento Beniamino Farina, caposcorta) e la torpediniera Perseo (tenente di vascello Saverio Marotta) partono alle 9.30 da Biserta per scortare le motonavi Puccini e Viminale nel ritorno in Italia. Poco dopo le 13.30 (od alle 13.40) il convoglio viene attaccato da quattro cacciabombardieri statunitensi, che mitragliano le navi causando un morto e sei feriti sulla Viminale, ma nessun danno serio.
21 novembre 1942
Il convoglio arriva a Palermo alle 8.30.
22 novembre 1942
La Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina) lascia Palermo alle 18.30 per scortare a Biserta l’incrociatore ausiliario Barletta.
23 novembre 1942
Alle 12.15, nel punto 38°31’ N e 12°01’ E (tre miglia a nord di Capo Blanc), il Barletta avvista tre siluri, li elude con la manovra e lancia tre bombe di profondità. Il sonar della Groppo (che si trova a proravia dell’incrociatore ausiliario) non rileva nulla; mentre il Barletta prosegue verso Biserta, la torpediniera inverte la rotta e si pone alla ricerca del sommergibile, ma non ottiene alcun contatto, vedendo solo pesci morti laddove il Barletta ha lanciato le proprie cariche di profondità.
L’attaccante è il sommergibile britannico Utmost (tenente di vascello John Walter David Coombe), che, sfuggito alla ricerca della Groppo, la notte successiva, alle 00.31, comunicherà alla base di aver affondato una nave con tre siluri (in realtà nessuna unità è stata colpita: Coombe ha probabilmente scambiato le esplosioni delle tre bombe di profondità gettate dal Barletta per quelle dei propri siluri), aggiungendo che alle 22 si trova nel punto 37°40' N e 11°03' E. Avendo finito i propri siluri, l’Utmost dovrà ora rientrare a Malta, dove il suo arrivo è previsto per il 25 novembre.
23 novembre 1942
Le due navi giungono alle 13 a Biserta, da dove il Barletta prosegue da solo per Tunisi.
25 novembre 1942
All’1.45 la Groppo lascia nuovamente Palermo per Biserta, scortando, insieme alla torpediniera Sirio (caposcorta, capitano di corvetta Romualdo Bertone), un convoglio formato dai piroscafi XXI Aprile, Etruria e Carlo Zeno e dalle motozattere MZ 705 e MZ 756.
Alle 11.55, mentre il convoglio si trova in posizione 30°31’ N e 12°01’ E, a nordovest di Marettimo, l’attenzione del comandante della Groppo, capitano di corvetta Beniamino Farina, viene richiamata dall’aereo di scorta, che ha sganciato una bomba a circa 3660 metri dal convoglio; poco dopo il velivolo segnala alla Groppo «sommergibile a sinistra». Mentre il convoglio vira a dritta, la Groppo lascia la propria posizione nella scorta per effettuare una ricerca, ed alle 12.10 ottiene un contatto all’ecogoniometro, che attacca alle 12.14 con bombe di profondità, nel punto 38°31.5' N e 12°01' E (circa 40 miglia ad ovest/nordovest di Capo San Vito Siculo). Ritenendo di aver colpito il sommergibile, la torpediniera esegue un secondo attacco e poi conclude di aver affondato l’unità nemica, si trattiene in zona per un’altra ora ed infine torna ad assumere la propria posizione nel convoglio.
Alle 13.53, tuttavia, al largo delle Egadi, il velivolo della scorta aerea (un idrovolante CANT Z. 506) lancia un’altra bomba e segnala un sommergibile in posizione 38°32' N, 11°43' E; di nuovo la Groppo lascia il convoglio per attaccarlo. Alle 14 l’aereo getta un’altra bomba, ed alle 14.13.5 la Groppo avvista quella che ritiene essere la scia di un siluro. (Un elemento strano della vicenda è che l’Utmost non aveva più siluri a bordo, dunque non si spiega la scia avvistata dalla Groppo: potrebbe essersi trattata di un’illusione ottica, forse la cresta di un’onda più vistosa che qualche vedetta innervosita dalla presenza di un sommergibile potrebbe aver scambiato per la scia di un siluro).
Alle 15.25 la torpediniera ottiene un contatto che attacca di nuovo con 15 bombe di profondità, e presto perde il contatto; l’esito è incerto, ma la Sirio le ordina di riunirsi al convoglio. Il comandante Farina riterrà di aver attaccato, tra le 12.10 e le 15.30, due sommergibili, e di aver affondato il primo. (Alcune fonti indicano la posizione di affondamento del battello come 36°30’ N e 12°00’ E, ma si tratta probabilmente di un errore).
Il convoglio arriverà a Biserta a mezzogiorno del 26 novembre.
Il risultato degli attacchi della Groppo è discusso. Unico sommergibile britannico perso in quel periodo senza spiegazione e senza superstiti è l’Utmost, che dopo il suo messaggio del 23 novembre non aveva più dato notizia di sé. Cosa avesse fatto in seguito, non era dato sapere; vi erano due rotte per tornare a Malta, la più veloce delle quali gli avrebbe fatto attraversare diversi campi minati, mentre l’altra prevedeva di portarsi una quindicina di miglia a nord di Capo Blanc e poi di dirigere verso est, in modo da evitare i campi minati; il sommergibile sarebbe poi transitato al largo di Marettimo, dirigendosi verso sud attraverso il canale dragato. Secondo un’ipotesi l’Utmost seguì quest’ultima rotta, e s’imbatté nel convoglio della Groppo mentre procedeva verso est, magari avvicinandosi – non avendo più siluri per attaccare – allo scopo di trasmetterne la posizione ad altri sommergibili, per poi essere affondato dalle bombe di profondità della nave italiana.
Tuttavia il 25 novembre l’Utmost sarebbe dovuto essere arrivato a Malta, non essere ancora al largo di Marettimo; è stato osservato che l’attacco della Groppo, a poco più di un centinaio di miglia dall’attacco al Barletta di due giorni prima, non si era svolto sulla presunta rotta di ritorno a Malta dell’Utmost, e non c’era spiegazione sul perché il battello si sarebbe dovuto spingere in quella direzione senza informare Malta. I comandi italiani non giudicarono favorevolmente l’azione antisommergibile della Groppo, ritenendo che il comandante Farina fosse stato troppo ottimista e ritenendo l’esito di entrambi gli attacchi dubbioso.
Se la Groppo abbia effettivamente attaccato ed affondato l’Utmost, o se si sia trattato di un falso allarme ed il sommergibile si sia perso sulle mine tornando a Malta, non è a tutt’oggi dato sapere.
26 novembre 1942
Il convoglio giunge a destinazione a mezzogiorno. Groppo e Sirio ripartono da Biserta alle 18 scortando la moderna motonave Caterina Costa, in viaggio di ritorno. Intorno alle 21.30 (mezzanotte per altra fonte) ha inizio una serie di attacchi di aerosiluranti diretti contro la motonave, protrattisi fino alle 2.45 del 27: nessuna delle armi colpisce il mercantile, che raggiungerà indenne Napoli alle 21 del 27.
30 novembre 1942
La Groppo parte da Napoli alle 14.30 per scortare in Tunisia, insieme alle torpediniere Sirio (caposcorta), Pallade ed Orione, il convoglio «B», formato dai piroscafi Arlesiana, Achille Lauro, Campania, Menes e Lisboa.
1° dicembre 1942
Alle 17.10 la torpediniera di scorta Uragano si aggrega alla scorta del convoglio «B», che è stato avvistato da ricognitori britannici alle 14.40 e da allora tenuto sotto sorveglianza.
Alle 19.35 la scorta viene ulteriormente rinforzata con l’arrivo della X Squadriglia Cacciatorpediniere, con i cacciatorpediniere Maestrale, Ascari e Grecale, ma la notizia che la Forza Q britannica (incrociatori leggeri Aurora, Sirius ed Argonaut, cacciatorpediniere HMCS Quiberon e Quentin) è uscita da Bona fa sì che il convoglio «B», ritenuto a rischio d’intercettazione (questo è stato anche il motivo per il rinforzo della scorta: viaggiando a 30 nodi, la Forza Q potrebbe raggiungere il convoglio in sei ore), venga infine dirottato su Palermo.
Un altro convoglio, l’«H», fatto proseguire, verrà distrutto nella notte seguente dalla Forza Q, con gravissime perdite, nello scontro divenuto noto come del banco di Skerki: le navi del convoglio «B» vedono esse stesse, durante la serata e la notte, molti bengala accendersi nella direzione in cui si trova il convoglio «H», così che alle 22.30 il caposcorta ordina alle navi di accostare verso est per non avvicinarsi troppo all’altro convoglio, che appare sotto attacco.
2 dicembre 1942
All’una di notte il comandante del Maestrale ordina di fare rotta su Palermo, essendo ormai evidente che il convoglio «H» è sotto attacco da parte di una formazione navale.
Alle 7.06 il convoglio «B» riceve ordine di dirigere per Trapani, dove giunge alle 10.50.
Le navi ripartiranno poi in due gruppi (il Lisboa alle 12.20 del 5, preceduto dagli altri quattro mercantili alle 19 del 2) e giungeranno tutte a destinazione (Campania a Biserta alle 15.45 del 3, Arlesiana ed Achille Lauro a Tunisi alle 18.45 del 3, Lisboa a Susa alle 16 del 6), ad eccezione del Menes, affondato su mine alle 14.15 del 3, al largo dell’Isola dei Cani.
4 dicembre 1942
Alle 3.30 la Groppo e la torpediniera Orione lasciano Tunisi scortando i piroscafi Sant’Antioco ed Honestas. Alle 17.15 il convoglio viene infruttuosamente attaccato da un sommergibile al largo di Marettimo.
5 dicembre 1942
Alle 14.35 del 5 il convoglio viene avvistato a 12.800 metri per 140°, una decina di miglia a sudovest di Capri, dal sommergibile britannico P 217 (tenente di vascello Ernest John Donaldson Turner), che alle 15.15, nel punto 40°27’ N e 14°02’ E (o 40°26’ N e 14°06’ E), lancia quattro siluri da 5500 metri. Nessuna nave viene colpita; la Groppo viene mancata da un siluro ed inizia il contrattacco con bombe di profondità alle 15.35, proseguendo sino alle 17.30 con il lancio in tutto di 62 bombe, ma nessuna viene gettata tanto vicina da danneggiare il P 217 (tanto che alle 15.45 questi può portarsi a quota periscopica ed osservare Groppo e Orione impegnate nel contrattacco). Non avendo ottenuto risultati apprezzabili, la Groppo si riunisce al convoglio e viene rilevata nella caccia da cacciasommergibili della difesa locale.
Le navi giungono a Napoli alle 20.
13 dicembre 1942
Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina, caposcorta) e Orione (capitano di corvetta Luigi Colavolpe) salpano da Napoli alle 15.15, scortando il Sant’Antioco (avente a bordo circa 200 uomini ed un consistente carico di benzina in fusti) ed il piroscafo tedesco Brott, diretti a Biserta.
Superate le Egadi verso la mezzanotte del 14, il convoglio prosegue a soli 3-4 nodi di velocità, il massimo che il piccolo e lento Brott possa fare con mare vivo di prora.
15 dicembre 1942
Alle 13.33 il sommergibile britannico Unruffled (tenente di vascello John Samuel Stevens) colpisce il Sant’Antioco con due siluri, sul lato sinistro: il piroscafo affonda in un paio di minuti in posizione 37°32’ N e 10°39’ E (o 37°37’ N e 10°44’ E), circa 35 miglia a nord-nord-ovest (per 335°) di Capo Bon. Al contempo gli aerei di scorta indicano la presenza di un sommergibile a circa 6000 metri dal mercantile affondato.
In acqua ci sono circa 200 superstiti del Sant’Antioco, ma Groppo ed Orione, impegnate nella caccia antisommergibile, non possono provvedere subito al salvataggio. Conclusa l’intensa caccia (protrattasi per mezz’ora, con l’erronea impressione, da parte della Groppo, di aver gravemente danneggiato od affondato il battello attaccante – in realtà danneggiato solo in modo lieve –), le due torpediniere traggono in salvo i superstiti; 62 sono recuperati dall’Orione, mentre la Groppo ne recupera pochi prima di proseguire per Biserta scortando il Brott (che vi arriverà alle 16 dell’indomani). Più tardi verrà dirottata sul posto, per partecipare ai soccorsi (protrattisi sino a sera tarda, ostacolati dal mare grosso), anche la Squadriglia Cacciatorpediniere «Mitragliere»; del Sant’Antioco si riuscirà a salvare la maggior parte del personale imbarcato, ad eccezione di 29 uomini.
16 dicembre 1942
Alle 10.40 la Groppo (caposcorta) e la vecchia torpediniera Giuseppe Sirtori salpano da Biserta scortando i piroscafi tedeschi Campania e Rhea diretti a Napoli.
Alle 12.10 il convoglio viene infruttuosamente attaccato da aerosiluranti al largo di Biserta.
Alle 16.34 del 16 il convoglio, diretto verso nord, viene avvistato dal sommergibile britannico P 44 (tenente di vascello John Charles Young Roxburgh), che alle 17.17, in posizione 37°46’ N e 11°05’ E (40 miglia a nord di Capo Bon), lancia quattro siluri da 1830 metri contro i due mercantili. Nessuna nave viene colpita; dopo il lancio il P 44 scende a 36 metri e si allontana, subendo poi dalle 17.22 alle 18.22 una caccia con il lancio di sole cinque bombe di profondità, nessuna delle quali, comunque, esplode vicina al sommergibile.
17 dicembre 1942
Il convoglio giunge a Napoli alle 20.30.
5 gennaio 1943
Groppo, Animoso ed il cacciatorpediniere Saetta (caposcorta) partono da Palermo per Biserta alle 22, di scorta alle motonavi Ankara (tedesca) e Calino.
6 gennaio 1943
Il convoglio giunge a Biserta alle 13. Alle 16.30 Groppo (caposcorta) ed Animoso ne ripartono scortando la motonave tedesca Ruhr nonché i sommergibili ex francesi Phoque e Saphir, catturati ed ora in trasferimento a Napoli per porli in servizio nella Marina italiana.
7 gennaio 1943
La Ruhr arriva a Palermo alle 16.15.
12 gennaio 1943
Phoque e Saphir giungono a Napoli alle 11.10.
15-16 gennaio 1943
La Groppo (caposcorta, capitano di corvetta Beniamino Farina), la gemella Uragano (capitano di corvetta Luigi Zamboni) ed una terza torpediniera, la Clio (tenente di vascello Carlo Brambilla), partono da Napoli alle 17 del 15 gennaio per scortare a Biserta (dove l’arrivo è previsto per le dieci del 16) le motonavi Emma (italiana) ed Ankara (tedesca).
Alle 19.10 il convoglio (mentre procede con due torpediniere in testa seguite dai mercantili in linea di fila e con la terza torpediniera accanto al secondo mercantile) viene avvistato ad una decina di miglia da Ischia dal sommergibile britannico P 228 (poi Splendid), che diciassette minuti più tardi lancia cinque siluri da 1830 metri. Ci sono vento e mare molto grosso da ponente-maestro.
Tra le 19.40 e le 19.45 l’Emma viene colpita da un siluro, rimanendo immobilizzata nel punto 40°25’ N e 13°56’ E (una quindicina di miglia a nordovest di Capri ed una decina di miglia a sudovest di Ischia); le unità della scorta contrattaccano con alcune bombe di profondità (nessuna delle quali esplode vicino al sommergibile), poi Groppo e Clio danno assistenza alla motonave danneggiata, senza notare che il battello nemico è emerso per ricaricare le batterie. L’Uragano viene fatta proseguire con l’Ankara, per ordine di Farina (giungerà a Palermo alle 10 del 16).
Groppo e Clio cercando di prendere a rimorchio il mercantile, ma invano; il mare mosso da Maestrale sbatte ripetutamente la Clio contro l’Emma nel tentativo, da parte della prima, di fornire aiuto, costringendola a rientrare a Napoli alle tre di notte. Poco dopo le 21.50 una delle navi rileva il P 228 (che alle 20.37 è tornato sott’acqua e si sta avvicinando per finire la nave danneggiata ed alle 21.50 è tornato in superficie per avvistare nuovamente il bersaglio che aveva perso di vista, salvo poi reimmergersi subito dopo) con l’ecogoniometro ma, non appena aumenta la velocità, perde di nuovo il contatto. Alle 23.50 il P 228 lancia infruttuosamente un altro siluro, poi si ritira momentaneamente per emergere e ricaricare siluri e batterie, le unità della scorta lo cercano infruttuosamente il sommergibile a nordovest della sua reale posizione. Alla fine, a causa del tempo fortemente avverso, anche la Groppo sarà costretta a rientrare a Napoli.
Alle 7.15 del 16 gennaio l’Emma, assistita da una torpediniera e raggiunta dai rimorchiatori d’altura Ursus e Titano, può essere infine presa a rimorchio per essere riportata a Napoli, ma così facendo le navi si riavvicinano, inconsapevolmente, al P 228 in attesa poco distante, che alle 8.35 lancia un siluro da soli 690 metri: l’Emma – il cui carico comprende 300 tonnellate di munizioni – viene colpita ed esplode, affondando in posizione 40°25’ N e 13°56’ E, diciassette miglia a sudovest di Capri. I due rimorchiatori sono investiti e danneggiati dall’onda d’urto e dai rottami, con morti e feriti tra i loro equipaggi.
Su circa 350 uomini a bordo dell’Emma, le ricerche condotte dalle torpediniere e da mezzi di soccorso provenienti da Napoli, coadiuvati dalla ricognizione aerea e con il tempo in rapido miglioramento, permetteranno di trovare solo sette superstiti.
Alle 10.07 le unità della scorta attaccano il P 228, che due minuti prima è accidentalmente affiorato prima d’immergersi di nuovo immediatamente: una prima bomba di profondità scoppia piuttosto vicina al sommergibile, che viene rilevata dagli ecogoniometri con crescente precisione. Il P 228 scende a 107 metri, e poco dopo un pacchetto di dieci bombe di profondità esplode a poppavia, vicino al battello: dopo quest’attacco, però, il contatto viene perso, ed il sommergibile riesce ad allontanarsi verso nordovest.
23 gennaio 1943
La Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina, caposcorta) lascia Napoli alle 6.55 scortando, insieme alla Fortunale (capitano di corvetta Mario Castelli della Vinca), i piroscafi Verona e Pistoia diretti a Biserta. Alle 15.50 i ricognitori britannici, preavvertiti da “ULTRA” (che ha segnalato il previsto arrivo a Biserta dei due mercantili per le 16 del 24) localizzano il convoglio.
Alle 15.50 del 23 il convoglio viene avvistato da ricognitori nemici; tra la tarda serata del 23 e le prime ore del 24 il convoglio viene attaccato a più riprese da aerosiluranti britannici decollati da Malta (Vickers Wellington del 221st Squadron RAF, più due Bristol Beaufort del 39th Squadron RAF). Il comandante Farina, oltre ad ordinare di emettere cortine nebbiogene ed aprire intenso fuoco contraereo, dispone che le navi tengano sempre la prua verso la luna, così che gli aerei non possano attaccare di fianco, avendo la luna di fronte (si è quasi al plenilunio). In questo modo le navi possono vedere meglio i velivoli avversari, grazie alla luce lunare, sebbene questa posizione non impedisca comunque agli aerei di vedere a loro volta le navi, anche se non si stagliano contro la luna.
Alle 23.02 del 23, durante il secondo attacco aereo, il Verona viene silurato ed immobilizzato; rimane a dargli assistenza la Fortunale (il piroscafo affonderà alle otto del mattino seguente con 12 vittime tra gli uomini imbarcati, mentre 97 e 3 superstiti saranno recuperati rispettivamente dalla Fortunale e dal cacciatorpediniere Lanzerotto Malocello di passaggio nella zona), mentre la Groppo prosegue scortando il Pistoia. Alle 23.13 la Groppo evita un siluro, e ritiene di aver abbattuto l’aereo che lo ha sganciato.
24 gennaio 1943
Alle 2.40, durante un nuovo attacco, il Pistoia viene centrato ed affonda in fiamme insieme a 25 uomini del suo equipaggio, nel punto 38°32’ N e 13°26’ E (30 miglia a nord di Capo Gallo), mentre i 56 superstiti sono salvati dalla Groppo, che, dopo aver terminato le ricerche, ritorna a Palermo (al pari della Fortunale) nel pomeriggio.
26 gennaio 1943
Groppo (caposcorta) e Fortunale partono da Messina per Biserta alle 15, scortando la grossa nave cisterna Thorsheimer.
27 gennaio 1943
Le navi sostano a Palermo dalle 7 alle 14, poi fanno scalo a Trapani alle 20.
28 gennaio 1943
Dopo una sosta a Favignana, il convoglio ne riparte alle 5, arrivando a Biserta alle 16.45.
29 gennaio 1943
Groppo (caposcorta) e Fortunale ripartono da Biserta alle 17, di scorta ai piroscafi Chieti e Chisone ed alla motocisterna Labor.
30 gennaio 1943
Alle 16 il convoglio giunge a Palermo, dove rimangono Chieti e Labor. Groppo, Chisone e Fortunale ripartono alle 20 per Napoli.
31 gennaio 1943
Le tre navi giungono a Napoli alle 14.20.
17 febbraio 1943
La Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina, caposcorta) lascia Palermo alle 13.15 insieme alla gemella Fortunale (capitano di corvetta Mario Castelli della Vinca), cui alle 16.40 si aggiunge, proveniente da Trapani, la corvetta Gabbiano (tenente di vascello Alberto Ceccacci) per scortare a Tunisi, via Trapani, un convoglio composto dai piroscafi XXI Aprile e Siena (un terzo piroscafo, il Campania, non può partire come previsto a causa di avarie). Le navi procedono a 7 nodi, velocità piuttosto scarsa, perché di più non possono fare i due mercantili.
Alle 17.32 il convoglio viene avvistato 6 miglia ad est di Capo San Vito, mentre esce con rotta 010° dal Golfo di Castellammare, dal sommergibile britannico Splendid (tenente di vascello Ian Lachlan Mackay McGeoch), che si avvicina per attaccare. Già alle 17.23 Gabbiano e Fortunale rilevano degli echi agli ecogoniometri e si mettono alla ricerca del sommergibile, mentre i piroscafi zigzagano, ma alle 19.03 quest’ultimo lancia sei siluri contro i due mercantili. Il Siena viene mancato, ma il XXI Aprile viene colpito da due siluri ed esplode nel punto 38°13’ N e 12°43’ E (tre miglia a sud di Capo San Vito siculo). La Fortunale recupera i 16 superstiti su 48 uomini dell’equipaggio, che trasborda poi su motovedette giunte da Trapani.
Alle 19.10 le unità della scorta contrattaccano gettando in mare, fino alle 20.30, tre pacchetti di 6 bombe di profondità ed uno – l’ultimo – di 12; tutte le cariche esplodono piuttosto vicine allo Splendid, che tuttavia non viene danneggiato e scende a 128 metri, dove le unità della scorta non riescono più a localizzarlo.
Il Siena, scortato dalla Groppo, dirige su Trapani, dove le due navi giungono alle 23 dello stesso giorno.
18 febbraio 1943
La Groppo (caposcorta) lascia Trapani alle 12.30 insieme alla vecchia torpediniera Generale Antonino Cascino (capitano di corvetta Gustavo Galliano) ed alla Gabbiano reduce dalla caccia allo Splendid, per scortare a Tunisi i piroscafi tedeschi Baalbek e Charles Le Borgne. La Cascino lascia la scorta già alle 13.45, inviata verso Marsala per ordine superiore.
Poco dopo la partenza il convoglio incappa in una violenta burrasca da scirocco ed è costretto a ridossarsi sotto Pantelleria e dare fondo in prossimità della sua costa, dove perde molto tempo (resterà alla fonda dalle 7.30 del 19 alle 3.45 del 21).
Intanto “ULTRA”, il 19, avverte i comandi britannici che Baalbeck e Le Borgne, partiti da Palermo all’una del 18, dovranno trattenersi presso Pantelleria dalle 18 del 18 alle 3 del 19, per poi giungere a Tunisi alle 17 del 19; il 21 febbraio “ULTRA” avverte poi che i due mercantili – la cui sosta forzata a Pantelleria si è protratta più a lungo del previsto – dovranno lasciare l’isola alle 4 del 21, procedendo a 8 nodi per arrivare a Tunisi alle 18.
20 febbraio 1943
Alle 23, mentre Groppo e Gabbiano pendolano intorno ai due piroscafi per proteggerli da eventuali attacchi di sommergibili, il convoglio viene attaccato da bombardieri, ma nessuna nave è colpita.
21 febbraio 1943
Alle 3.45 il convoglio lascia finalmente Pantelleria per riprendere il viaggio verso Tunisi, ma alle 8.35 il sommergibile britannico Unruffled (tenente di vascello John Samuel Stevens), inviato in agguato a seguito delle informazioni fornite da “ULTRA”, lancia quattro siluri contro il Baalbek, che viene colpito ed affonda in fiamme nel punto 36°56’ N e 11°23’ E (18 miglia a est-sud-est di Capo Bon). Sarà la Gabbiano ad effettuare la caccia antisom e recuperare i 51 superstiti dal mare molto agitato (i naufraghi saranno poi sbarcati a Trapani), mentre la Groppo prosegue insieme al Charles Le Borgne, giungendo a Tunisi alle 18.
22 febbraio 1943
La Groppo, la torpediniera Sagittario ed il cacciatorpediniere Lampo (caposcorta, capitano di corvetta Loris Albanese) lasciano Tunisi alle 4.30 scortando i piroscafi tedeschi Gerd ed Henry Estier ed il trasporto militare KT 13, pure tedesco.
Alle 11.50, in posizione 37°45’ N e 11°12’ E (una dozzina di miglia ad est del banco di Skerki) il convoglio viene attaccato a bassa quota (50-60 metri) da nove bombardieri Lockheed Hudson, scortati da altrettanti caccia Lockheed Lightning. Gli aerei si avvicinano da poppa e, giunti a circa 3 km, si dividono in due gruppi, uno di 6 bombardieri e 6 caccia, l’altro di 3 bombardieri e 3 caccia. Il primo gruppo sorvola il convoglio risalendolo da poppa verso prua e sganciando le bombe, una delle quali colpisce a poppa il Gerd; le navi della scorta aprono il fuoco, ed i velivoli tedeschi della scorta aerea si avventano sugli attaccanti. Due aerei nemici sono visti precipitare a proravia del convoglio, gli altri si ritirano inseguiti dagli aerei tedeschi e dalle cannonate delle navi di scorta. Il secondo gruppo di aerei si avvicina da sinistra e serra le distanza, ma viene respinto dalla reazione della scorta navale ed aerea e deve ritirarsi; uno Ju 88 tedesco viene però abbattuto. Il Gerd affonda alle 12.02; mentre il resto del convoglio prosegue, la Groppo viene distaccata per recuperarne i naufraghi. Oltre a 28 superstiti del piroscafo tedesco (su 37 uomini imbarcati), la torpediniera recupererà, e catturerà, anche due piloti britannici che tentavano di fuggire sul loro battellino di gomma a motore, riferendo il tutto al Lampo alle 13.40.
23 febbraio 1943
Il resto del convoglio raggiunge Palermo alle 8.
25 febbraio 1943
La Groppo salpa da Palermo insieme alla torpediniera Orione, alla corvetta Gabbiano ed al motodragamine tedesco R 15, scortando il piroscafo Volta e le navi cisterna Labor e Bivona; tali navi si uniscono ad un altro gruppo salpato alcune ore prima da Napoli (piroscafi Forlì e Teramo scortati dalle torpediniere Ciclone, Pegaso e Generale Antonino Cascino e dai cacciasommergibili tedeschi UJ 2209, UJ 2210 e UJ 2220) formando un unico convoglio del quale la Groppo è caposcorta.
26 febbraio 1943
Individuato da ricognitori avversari, il convoglio viene attaccato da aerosiluranti alle 3.30, 38 miglia a sudovest da Punta Licosa.
Alle 14.30 esso subisce un nuovo attacco, stavolta da parte di 18 bombardieri, 38 miglia a nord di Capo Zaffarano. Nessuna nave è colpita tranne l’UJ 2209, lievemente danneggiato da schegge.
Al largo di Trapani la Gabbiano lascia la scorta.
27 febbraio 1943
Alle 10.40 un aereo da caccia italiano, di scorta al convoglio, precipita per avaria; l’Orione ne salva il pilota.
28 febbraio 1943
Il convoglio giunge a Biserta all’1.45.
6 marzo 1943
Lascia Napoli alle 2.30 del 6 marzo insieme alle torpediniere Ardito, Cigno, Orione e Generale Antonino Cascino, per scortare a Biserta e Tunisi un convoglio composto dalla motonave Ines Corrado e dai piroscafi Henry Estier e Balzac (questi ultimi diretti a Tunisi con arrivo previsto per le 15.30 del 7, mentre nel tratto finale la Ines Corrado dovrebbe separarsi dal convoglio per raggiungere Biserta alle 16 dello stesso giorno). La Groppo è caposcorta.
“ULTRA”, il servizio di decrittazione britannico dei messaggi in codice dell’Asse, ha intercettato le informazioni relative a questo convoglio, preavvisando che l’arrivo dei tre mercantili (più un quarto, il Nuoro, poi non partito), partiti da Napoli, è previsto a Tunisi per il pomeriggio del 7: vengono pertanto organizzati degli attacchi.
Alle 7.45 del 6 marzo, l’Ardito vede un bombardiere tedesco Junkers Ju 88 gettare una bomba di profondità a 34 miglia per 264° da Punta Licosa (Calabria), 3 km a dritta del convoglio; il convoglio vira a sinistra per evitare eventuali attacchi da parte di sommergibili che si trovino in quella direzione, e l’Ardito (capitano di corvetta Silvio Cavo) viene distaccata per attaccare il sommergibile; ottenuto un contatto alle 1300 metri, la torpediniera lo bombarda con due pacchetti di cariche di profondità fino a perdere il contatto alle 9.35. Probabilmente l’Ardito ha affondato il sommergibile britannico Turbulent (capitano di corvetta John Wallace Linton).
7 marzo 1943
Il mattino del 7 marzo, alle 9.15, otto bombardieri britannici (scortati da 14 caccia) attaccano il convoglio 22 miglia ad est dello scoglio Keith (34 miglia ad ovest-sudovest di Marettimo). La scorta reagisce con un intenso fuoco contraereo ed anche i caccia della scorta aerea (in inferiorità numerica rispetto agli aerei attaccanti) contrattaccano, ma la Ines Corrado viene colpita, incendiata ed abbandonata dall’equipaggio 40 miglia ad ovest-sud-ovest di Marettimo (dopo essere lungamente andata alla deriva in fiamme, affonderà infine alle tre del mattino dell’8 marzo).
Orione, Ardito e Cascino sono distaccate per l’esistenza; a proseguire sono la Groppo (al comando del capitano di corvetta Beniamino Farina, il caposcorta) e la Cigno (capitano di corvetta Carlo Maccaferri) con i due residui piroscafi, l’Henry Estier ed il Balzac, ambedue ex francesi. Le quattro navi procedono in linea di fila nell’ordine GroppoCignoBalzacEstier, a circa nove nodi, ed alle 12.25 incontrano la torpediniera Ciclone (capitano di corvetta Luigi di Paola), partita da Biserta alle 6.20 per pilotare il convoglio nell’ultimo tratto della navigazione (con rotta vera 199° con prora su Zembra). Il comandante Farina della Groppo ordina alla Ciclone di accodarsi al convoglio, poi assume la condotta diretta della navigazione, riducendo la velocità a 6 nodi.
Il convoglio capita però su un campo minato posato, appena il 4 marzo, dal posamine britannico Abdiel: ben 160 ordigni. Alle 12.32 l’Estier urta una mina, s’incendia ed affonda rapidamente; sulle altre navi non si capisce però, sul momento, se la nave abbia appunto urtato una mina (senza però, stranamente, che le tre navi che la precedono in linea di fila l’abbiano urtata) oppure se sia stata silurata (ma non sono state avvistate scie di siluri). Il comandante Farina ordina alla Ciclone di soccorrere i naufraghi con la propria motobarca.
Alle 12.40 il convoglio viene attaccato da quattro formazioni di bombardieri statunitensi Consolidated B-24 “Liberator” che, provenendo da diverse direzioni, sganciano sul convoglio una pioggia di bombe prima ancora di essere avvistati, restando ad alta quota. Sono stati inviati in base a nuove e più dettagliate informazioni fornite da “ULTRA”, tra cui i porti ed orari di partenza e destinazione del convoglio.
Subito, mentre le bombe cadono tutt’intorno, le navi aprono il fuoco con l’armamento contraereo; la Groppo si trattiene vicino al Balzac, mentre la Cigno inverte la rotta per diradare la formazione. Alle 12.42, però, il Balzac viene colpito ed esplode (ciò porterà il comandante Farina, alle 13.09, a chiedere al comandante della Ciclone se ritenga che anche l’Estier sia stato colpito da bombe). La Groppo, evitate le bombe con manovre elusive, ordina a Cigno e Ciclone di soccorrere i superstiti, poi inverte la rotta per partecipare a sua volta al salvataggio; ma alle 13.10, diciotto miglia a nord di Zembra, la Ciclone urta una mina che le asporta la poppa. Alle 13.51 la nave urta una seconda mina, ma resta a galla; il comandante Farina, essendo evidente che le navi sono in un campo minato e che ogni tentativo da parte di Groppo e Cigno di soccorrere la Ciclone comporterebbe un elevatissimo rischio di urtare a propria volta delle mine, decide di rinunciare all’assistenza, ordina alla Cigno di seguire la sua nave e contatta Biserta richiedendo l’invio di mezzi veloci di soccorso. Groppo e Cigno si portano a nord di Zembra, dove rimangono a pendolare aspettando i mezzi di soccorso mandati da Biserta ed ulteriori ordini da Supermarina; la radio della Groppo si guasta, pertanto Farina deve ordinare alla Cigno di comunicare con Supermarina.
Alle 18.30 la Ciclone viene raggiunta da due MAS ed una motosilurante inviate da Biserta, che recuperano tutti i superstiti.
8 marzo 1943
Groppo e Cigno, dopo aver fatto un breve scalo a Tunisi per sbarcarvi dei feriti (naufraghi dei piroscafi) recuperati dalla seconda, ripartono prima dell’alba dell’8 marzo per andare a cercare la Ciclone, che, senza più anima viva a bordo, è ancora galleggiante. Alle 10.25 la Groppo raggiunge la torpediniera danneggiata, che è scarrocciata di molto verso nord, contemporaneamente al MAS 534, che dal giorno prima ha a bordo il comandante Di Paola della Ciclone ed altri 9 uomini della torpediniera, rimasti in zona in attesa di mezzi che possano tentare il salvataggio della nave. Di Paola ed i suoi uomini cercano di tornare a bordo, ma il mare mosso e lo stato della Ciclone, ormai agonizzante, lo impediscono; la Groppo fa un ultimo tentativo di prendere a rimorchio la capoclasse ferita, dirigendo verso Marettimo scortata dalla Cigno, ma ormai è troppo tardi. Alle 12.48 il mare grosso provoca la rottura del cavo di rimorchio, e la Ciclone affonda di poppa alle 13.25, nel punto 37°40’ N e 10°59’ E.
“ULTRA” intercetterà nei giorni seguenti anche i messaggi che permetteranno ai comandi britannici di apprendere del successo degli attacchi lanciati, e dell’affondamento delle quattro navi.
11 aprile 1943
Alle 4.30 la Groppo e la torpediniera Aretusa (caposcorta, capitano di fregata Pio Valdambrini) lasciano Napoli di scorta ai piroscafi Fabriano e Caserta, diretti a Tunisi. Durante la navigazione il Salvatore Primo e la Gazzella lasciano il convoglio per dirigere su La Maddalena, mentre il resto del convoglio, cui alle 18.30 si uniscono – provenienti da Messina – la motonave Carbonello e la corvetta Driade (tenente di vascello Oscar Gran), proseguono verso Tunisi.
Alle 19.45 il Fabriano viene colto da un’avaria, che lo costringe a dirigere verso Palermo scortato dalla Driade; alle 20.30 anche il resto del convoglio riceve ordine da Supermarina di dirottare a Palermo, in quanto al largo dell’isola di La Galite sono stati avvistati quattro cacciatorpediniere nemici che procedono ad alta velocità verso il Canale di Sicilia.
Alle 23.05 il Fabriano, a 6 miglia per 305° da Capo Gallo, viene attaccato, incendiato ed affondato da sei aerosiluranti britannici decollati da Malta, con la perdita di 14 dei 105 uomini a bordo.
12 aprile 1943
Il convoglio giunge a Palermo all’una di notte (o alle 00.50).
13 aprile 1943
Groppo, Aretusa e Caserta ripartono da Palermo alle 11.30 per riprendere il viaggio, mentre la Carbonello vi rimane poiché bloccata da avarie. Alle 22.23, al largo di Levanzo, un velivolo isolato, sceso in picchiata motore spento, colpisce con una bomba l’Aretusa, lasciandola alla deriva con gravi danni. Il Caserta spara contro l’aereo, poi si avvicina a Levanzo per essere meno visibile in caso di altri attacchi aerei, ma finisce con l’incagliarsi a Punta Pesce di Levanzo (sarà poi disincagliato e trainato a Trapani da due rimorchiatori il mattino del 16). La Groppo si appresta a prendere a rimorchio l’Aretusa, ma alle 00.50 del 14 quest’ultima s’incaglia a sua volta sulla costa settentrionale di Favignana (Punta Faraglione), pur senza subire gravi danni nell’incaglio.
14 aprile 1943
Dopo il disincaglio dell’Aretusa da parte di rimorchiatori inviati da Trapani, la Groppo la scorta in tale porto, dove arrivano alle 20.40.
Alle 23.40 la Groppo riparte da Trapani aggregandosi alla scorta della motonave Marco Foscarini, proveniente da Napoli e diretta a Biserta insieme alle torpediniere Sagittario (caposcorta), Cigno e Cassiopea.
15 aprile 1943
Alle 6 Cigno e Cassiopea lasciano la scorta per rientrare a Trapani, venendo rimpiazzate dalle gemelle Libra e Perseo. Tra Trapani e Zembra il convoglio subisce ben sei attacchi aerei, con sgancio di bombe e di un siluro, ma non subisce alcun danno ed arriva a Biserta alle 11.08.
16 aprile 1943
La Groppo e le torpediniere Sagittario (caposcorta) e Perseo salpano da Biserta alle 21.30 dirette a Napoli, scortando la motonave Monginevro e la nave cisterna Tarn.
17 aprile 1943
Poco dopo la mezzanotte, ricognitori britannici iniziano a sorvolare il convoglio. Alle 2.08,  poche miglia a nord di Zembretta, la Sagittario avvista una sagoma scura a proravia, e tutte e tre le torpediniere aprono subito il fuoco contro di essa; ne compaiono altre due e si comprende che sono motosiluranti: prese sotto tiro, le unità avversarie si ritirano coprendosi con cortine fumogene, ma intanto hanno già lanciato i siluri, uno dei quali colpisce la Monginevro a poppa alle 2.10. La Perseo tenta di rimorchiare la motonave, ma dopo un’ora deve rinunciare e alle 3.40 essa affonda, senza perdite tra l’equipaggio, a 9,5 miglia per 13° da Zembretta.
Il resto del convoglio, che è proseguito per la sua rotta, subisce alle 2.29 un attacco da parte di quattro aerosiluranti: i siluri lanciati passano nello spazio che è rimasto tra le tre navi, due tra Sagittario e Tarn e due tra Tarn e Groppo. Alle 2.43 una salva di bombe manca di poco la Tarn, cadendole a prora dritta.
18 aprile 1943
Il convoglio giunge a Napoli alle 6.45 (o 7.15).
23 aprile 1943
Alle otto del mattino la Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina), salpata da Pozzuoli, rileva il cacciatorpediniere Mitragliere nella scorta del piroscafo Aquino, in navigazione da Livorno a Tunisi. Le due navi proseguono a 17 nodi, ma alle 17.15, 34 miglia a nordovest di Marettimo, vengono attaccate da 16 bombardieri Consolidated B-24 “Liberator”: l’Aquino viene raggiunto da tre bombe e, carico di carburante, prende subito fuoco. La Groppo recupera 126 dei 135 uomini che erano presenti sull’Aquino, poi ne abbandona il relitto divorato dalle fiamme ed ormai in affondamento e dirige su Trapani, dove arriva alle 21.50.
4 maggio 1943
La Groppo (capitano di fregata Ernesto Forza, caposcorta) lascia Napoli alle 21.30 di scorta al piroscafo tedesco San Antonio, diretto a Tunisi. È il penultimo convoglio che partirà per la Tunisia, ma non giungerà mai a destinazione.
5 maggio 1943
Alle nove del mattino la scorta viene rinforzata dalla torpediniera Calliope (capitano di corvetta Marcello Giudici), salpata da Messina.
Dalle 8.13 alle 14.21 viene ripetutamente avvistato un ricognitore Alleato, che i caccia della scorta aerea non riescono ad intercettare.
Alle 14.37 una formazione di 27 bombardieri “Liberator”, già rilevata dagli apparati Metox della scorta, appare a poppavia del convoglio; quest’ultimo inverte la rotta per presentare la prua agli aerei, ma alle 14.50 il San Antonio viene colpito da diverse bombe e salta in aria 25 miglia a nordovest di Capo San Vito. A Groppo e Calliope non rimane che raccogliere i naufraghi (52, su un’ottantina di persone imbarcate) e tornare indietro (la Groppo a Trapani, dove arriva alle 00.15 del 6, e la Calliope a Napoli, dove arriva alle 00.50 del 6).
Tunisi cadrà in mano alle forze alleate il 7 maggio 1943.

La fine

Caduta anche la Tunisia, la battaglia dei convogli ebbe fine, e gli Alleati avviarono la fase successiva della loro campagna in Mediterraneo, in preparazione dell’invasione della Sicilia. I porti e le basi navali della Sicilia e di tutta l’Italia meridionale vennero sottoposti ad un crescendo di bombardamenti aerei sempre più pesanti, che causarono, oltre alle immani distruzioni ed alle vittime civili, numerose perdite tra il naviglio mercantile e militare.
Il 25 maggio 1943, neanche tre settimane dopo la conclusione della guerra dei convogli, la Groppo (al comando del capitano di fregata Ernesto Forza) fu sorpresa all’ormeggio nel porto di Messina da un’incursione condotta da 129 bombardieri della 9th e 12th USAAF (40 Consolidated B-24 “Liberator” e 89 Boeing B-17 “Flying Fortess”), aventi come obiettivo proprio il porto e le navi ivi ormeggiate (soprattutto l’imbarco dei traghetti, nell’ambito delle operazioni preliminari allo sbarco in Sicilia, che avrebbe avuto luogo due mesi più tardi), oltre alla stazione ferroviaria. Le 253 tonnellate di bombe sganciate dagli aerei tra le 11.32 e le 14.55 centrarono sia i loro obiettivi che la città di Messina, causando parecchie vittime tra la popolazione civile.
La Groppo, colpita dalle bombe, imbarcò acqua, sbandò, si rovesciò ed affondò nel porto di Messina. Dato che l’equipaggio, dopo aver messo in sicurezza la nave, si era recato nei rifugi antiaerei (restare a bordo sarebbe stato infatti pressoché inutile per la difesa della nave, in quanto i bombardieri in quota volavano ben al di fuori della portata delle sue armi contraeree), non si ebbero perdite tra l’equipaggio.
Nello stesso bombardamento furono affondati anche il piroscafo Polluce, il traghetto Reggio ed il dragamine RD 55, mentre subirono danni un’altra torpediniera ed il traghetto Scilla.

Informazioni errate riportano il relitto della Groppo come recuperato nel 1946 e demolito: in realtà la Groppo giace tuttora indisturbata sui fondali del porto di Messina, a 60 metri di profondità, dov’è stata localizzata dal Centro Immersioni Ecosfera e dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il contributo dei sommozzatori della Sezione Operativa Navale di Messina della Guardia di Finanza. La nave è poggiata sul lato sinistro sul fondale in lieve pendenza; a prua, sul lato di dritta, è riconoscibile lo squarcio aperto nello scafo dalle bombe. La zona poppiera e le sovrastrutture prodiere sono integre, mentre la sezione centrale mostra i gravi danni causati dal bombardamento.


Caduti in guerra sulla Groppo:

Aldo Iurini, marinaio nocchiere, 23 anni, da Numana, deceduto nel Mediterraneo centrale il 6.5.1943

Raffaele Serio, sottocapo elettricista, 21 anni, da Melissano, deceduto in territorio metropolitano il 5.5.1943

 

La Groppo in costruzione nel giugno 1942 (g.c. Giorgio Parodi, via www.naviearmatori.net)


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