mercoledì 24 febbraio 2016

Peppino Palomba

La nave quando si chiamava ancora Homewood (da www.gooleships.co.uk

Piroscafo da carico da 2034 tsl e 1245 tsn, lungo 82,6 metri, largo 12,3 e pescante 5,4, con velocità di 9 nodi. Appartenente agli armatori Giuseppe D’Amico e Giuseppe Palomba, con sede a Roma, ed iscritto con matricola 202 al Compartimento Marittimo di Roma; nominativo di chiamata IBJN.

Breve e parziale cronologia.

20 settembre 1897
Varato nei cantieri Robert Craggs & Sons Ltd. di Middlesbrough come Homewood (numero di cantiere 139).
Dicembre 1897
Completato per la Constantine, Pickering & Co. Ltd. di Middlesborough.
1901
La compagnia armatrice cambia nome in Constantine & Pickering Steamship Company.
Luglio 1904
Mentre l’Homewood è ormeggiato nel porto di Brest, in Francia, un membro dell’equipaggio ne aggredisce un altro; il comandante cerca di fermarlo ed ammanettarlo, ma viene a sua volta assalito da due scaricatori di porto che stanno lavorando a bordo. Altri membri dell’equipaggio intervengono in difesa del comandante; uno dei suoi aggressori, il marinaio belga Van Gord, viene arrestato.
1916
Acquistato dalla Aldershot Steam Ship Company di Londra (in gestione a W. Fletcher & Son Ltd., sempre di Londra) e ribattezzato Silsden.
1919
Acquistato dalla Alfred Calvert Shipping Ltd. di Goole e ribattezzato Eric Calvert.
1924
La compagnia armatrice cambia nome in Calvert Steam Ship Company Ltd. (in gestione a J. S. Calvert).
1927
Acquistato dall’armatore L. Baltas del Pireo (in gestione a P. P. Lascarides) e ribattezzato Dorothea. Stazza lorda e netta risultano essere 2024 tsl e 1291 tsn.
Novembre 1930
Mentre il Dorothea si trova ormeggiato nel fiume Medina, il marinaio spagnolo Guillermo Perez scompare dalla nave. Verrà successivamente trovato nel fiume, annegato.
1931
Acquistato da X. Siderides di Sira (Grecia) e ribattezzato Florentia S.
1934
Acquistato dall’armatore E. N. Vintiadis di Leucade e ribattezzato Giorgakis.
1935
Acquistato da Giuseppe Palomba di Torre del Greco e ribattezzato Peppino Palomba.
1940
Acquistato da Giuseppe D’Amico, con sede a Roma.
È la prima nave in ferro ed a vapore della flotta D’Amico, composta sino ad allora solo da motovelieri.
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale. Il Palomba non verrà mai requisito dalla Regia Marina, né iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato; ma la Fratelli D’Amico assumerà un ruolo importante nel trasporto di rifornimenti in Albania prima ed in Grecia poi.
30 marzo 1941
Il Peppino Palomba parte da Valona alle 9 in convoglio con il piroscafo Assunzione e la motonave Città di Agrigento, scortati dalla torpediniera Giuseppe Cesare Abba. Le tre navi, scariche, giungono a Brindisi alle 20.15.
20 aprile 1941
Il Peppino Palomba, il piroscafo Lido e la motonave Filippo Grimani salpano da Brindisi alle 2.15, scortati dalla torpediniera Sirio, trasportando 176 tonnellate di materiali del Genio, 919,5 tonnellate di munizioni e 402 tonnellate di materiali. Il convoglio raggiunge Valona alle 11.15.
1° maggio 1941
Il Peppino Palomba, scarico, lascia Valona alle 6 insieme ai piroscafi Lido ed Irma Calzi, con la scorta del cacciatorpediniere Carlo Mirabello. Le navi arrivano a Brindisi alle 16.
3 maggio 1942
Compie un viaggio da Porto Edda a Valona, scortato dall’incrociatore ausiliario Brioni.
4 maggio 1942
Sempre scortato dal Brioni, riparte da Valona e raggiunge Durazzo.
10 dicembre 1942
Compie un viaggio, isolato e senza scorta, da Valona a Bari.
24 dicembre 1942
Salpa da Bari e raggiunge Durazzo, da solo e senza scorta.
15 marzo 1943
Compie un viaggio da Durazzo a Bari, di nuovo in navigazione isolata.
1° aprile 1943
Compie un viaggio da Brindisi a Valona.

L’affondamento

Il 6 maggio 1943 il Peppino Palomba salpò da Patrasso diretto a Bari, di nuovo da solo e privo di scorta. Alle sette del mattino del successivo 7 maggio, però, mentre era in navigazione verso nord, il piroscafo fu scosso da due esplosioni ed affondò al largo di Santa Nitica, sull’isola di Santa Maura (Isole Ionie).
Un MAS uscito da Cefalonia recuperò solo 6 sopravvissuti (tra cui il comandante ed il cuoco di bordo) su 30 uomini che componevano l’equipaggio del Peppino Palomba: scomparvero 19 marittimi civili e 5 militari del Corpo Reali Equipaggi Marittimi.


Alcune delle vittime:

Francesco Carvella, macchinista, 87 anni, da Torre del Greco
Teodolindo Cristolfi, macchinista, istriano
Salvatore Di Maio, marinaio, 37 anni, da Torre del Greco
Vincenzo Frulio, marittimo, da Torre del Greco (già decorato nella prima guerra mondiale e scampato, nel 1941, all'esplosione della motonave Città di Bari)
Pio Gubertini, marittimo, da Isola d’Istria
Giovanni Hacinovich, marittimo, da Fianona
Matteo Honovich, marittimo, da Felicia (Istria)
Antonio Limbich, marittimo, da Fianona
Vincenzo Marrazzo, nostromo, 39 anni, da Torre del Greco
Giovanni Nacinovich, marittimo, da Villa Stella (Fianona)
Tobia Nacinovich, marittimo, 29 anni, da Felicia (Istria)
Ferdinando Pontevivo, ufficiale radiotelegrafista, da Rovigno


I libri dell’USMM e la maggior parte delle fonti attribuiscono ancor oggi l’affondamento del Peppino Palomba a due siluri lanciati dal sommergibile britannico Safari: in realtà, però, tale battello era in quel momento dall’altra parte del Mediterraneo, nelle acque della Sardegna (dove lo stesso giorno silurò ed affondò il piroscafo Liv a Porto Torres). Dal momento che nessun altro sommergibile britannico od alleato si trovava in quella zona del Mediterraneo in quel momento, la perdita del Peppino Palomba fu probabilmente causata dall’urto contro due mine appartenenti ad uno sbarramento posato in quelle acque, il 30 agosto 1942, dal sommergibile britannico Rorqual.
Coincidenza volle che la nave affondasse nelle acque dell’isola – Santa Maura, meglio nota come Leucade – dove viveva il suo ultimo armatore greco, prima che fosse acquistata da armatori italiani ed assumesse il suo ultimo nome.



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