lunedì 8 febbraio 2016

Zeila

La nave con l’originario nome di Haliotis (da www.helderline.nl

Piroscafo cisterna da 1833,50 tsl e 1130 tsn, lungo 75,79 metri, largo 12,23 e pescante 5,90, con velocità di 9 nodi. Appartenente all’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) con sede a Roma ed iscritto con matricola 1187 al Compartimento Marittimo di Genova; nominativo di chiamata IBHD.

Costruita come Haliotis per una controllata della Shell, questa nave e la gemella Trigonia furono le prime navi della flotta Shell ad essere propulse da macchine le cui caldaie potevano bruciare sia carbone che nafta (anziché solo carbone, come fino a quel momento), ed erano state appositamente ordinate da Marcus Samuel, il fondatore della Shell Transport and Trading Company. Le prestazioni di Haliotis e Trigonia destarono l’attenzione dell’Ammiragliato britannico; in seguito ai buoni risultati ottenuti, tutte le navi della flotta Shell furono convertite alla propulsione mista carbone-nafta e poi, nel giro di pochi anni, alla sola nafta. Di lì a poco anche la Royal Navy, sulla scorta di queste esperienze, decise di abbandonare l’alimentazione a carbone delle proprie navi per passare alla nafta.

Breve e parziale cronologia.

22 febbraio 1898
Varata dai cantieri Armstrong W. G. & Whitworth Co. Ltd. di Low Walker (Newcastle-upon-Tyne) come Haliotis (numero di cantiere 678).
Settembre 1898
Completata per la Anglo-Saxon Petroleum Company Ltd. di Londra, una controllata della Shell Transport and Trading Company (altra fonte indica invece la Shell Transport and Trading Company di Londra nella compagnia proprietaria; in gestione a Marcus Samuel & Co. di Londra). Ha una gemella, la Trigonia. Stazza lorda e netta originarie sono 1659 tsl e 1046 tsn. Bandiera britannica (dal 1901 olandese e porto di registrazione Batavia).
1901 o 1902
Trasferita alla Nederlandsch-Indische Industrie & Handels Maatschappij (avente sede a Balikpapan), anch’essa controllata della Shell. Registrata a Batavia, bandiera delle Indie olandesi, nominativo di chiamata TDNQ (poi TDNG). Stazza lorda e netta risultano essere 1739 tsl e 1070 tsn.
Maggio 1904 (per altra fonte, 1906 o luglio 1907)
Trasferita alla Nederlandsch-Indische Tankstoomboot Maatschappij, un’altra controllata della Shell (creata per gestire parte della sua flotta), con sede a Batavia.
1908 o 1910
Data in gestione alla Anglo-Saxon Oil Company (la compagnia proprietaria rimane la Nederlandsch-Indische Tankstoomboot Maatschappij).
1913
Torna sotto la gestione della Nederlandsch-Indische Tankstoomboot Maatschappij.
1922-1923
Essendo ormai vecchia, viene posta in disarmo ed utilizzata come deposito statico di carburante prima di demolirla, ma si decide poi di rivenderla.
7 novembre 1923
Acquistata dalla Nafta Società Italiana pel Petrolio ed Affini (un’altra controllata della Shell), con sede a Genova, e ribattezzata Nafta (nominativo di chiamata IBHD).
Aprile 1924
Il nome viene mutato in Aureola.
1940
Appartenendo ad una ramificazione italiana di una compagnia avente sede in un Paese nemico (la Shell), l’Aureola viene trasferita all’AGIP e ribattezzata Zeila. Le notizie su questo cambio di nome e proprietà, e sulle sue circostanze, sono incerte; potrebbe anche essere avvenuto nel 1941 o nel 1943. La cessione della nave dalla società Nafta all’AGIP verrà ufficializzata solo il 16 novembre 1943, cioè diversi mesi dopo la sua perdita.
9 gennaio 1941
Requisito a Genova dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
16 febbraio 1941
Derequisito.
1° aprile 1941
Nuovamente a Genova dalla Regia Marina, di nuovo senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
 

La nave con il nome di Aureola (g.c. Francesco Di Nitto via Carlo Di Nitto)
L’affondamento

Il 23 marzo 1943 la Zeila salpò da Taranto in convoglio con il piroscafo per recuperi Artiglio, per raggiungere Messina con la scorta delle anziane torpediniere Antonio Mosto (tenente di vascello di complemento Mario Trisolini) ed Angelo Bassini (tenente di vascello Beniamino Mancuso, caposcorta), dei cacciasommergibili tedeschi UJ 2201 e UJ 2204 (questi ultimi erano salpati da Crotone la sera precedente) e di diverse vedette antisommergibili italiane tipo VAS. Una volta giunta in Sicilia, la vecchia pirocisterna avrebbe dovuto essere immessa nel traffico con la Tunisia; perdute o danneggiate le cisterne moderne, si rispolveravano carrette come la Zeila per un ultimo tentativo di inviare carburante lungo le sempre più insidiate rotte del Canale di Sicilia.
La Zeila, comunque, non giunse nemmeno alla partenza delle rotte per la Tunisia. Durante la navigazione da Taranto a Messina, alle 12.45 dello stesso 23 marzo, i fumi del convoglio vennero avvistati su rilevamento 060° dal sommergibile britannico Unison (tenente di vascello Anthony Robert Daniell), che manovrò per attaccare. Identificate (alle 13.22) le unità del convoglio come «due navi mercantili scortate da una torpediniera vecchio tipo, due grossi pescherecci armati e due MAS», e notato che nel cielo vi erano diversi aerei che pattugliavano la zona, Daniell lanciò quattro siluri dalle 14.09, dalla distanza di 1830 metri.
Colpita da uno dei siluri, la Zeila s’inabissò nel giro di un minuto (l’orario riportato dalle fonti italiane è però le 14.20, discrepanza rispetto a quello dell’Unison)  nel punto 37°57’ N e 16°10’ E, a quattro miglia per 100° da Capo Spartivento Calabro.
Dei 24 uomini che componevano l’equipaggio della Zeila, dieci affondarono con la nave e sei rimasero feriti, due dei quali in modo grave.

Le vittime tra l’equipaggio civile:

Enrico Brondi, cuoco, da Lerici
Luigi Chevrier, fuochista, da Genova Nervi
Nicola Decovich, fuochista, dall’Istria
Giuseppe Donadio, ufficiale di macchina
Giovanni Dravich, garzone, da Zirola
Mario Ottonello, capo fuochista, da Masone
Silvio Paladini, marinaio, da Viareggio

L’Unison, che dopo l’attacco era sceso in profondità (la quota intesa era di 27 metri ma, a causa dell’accidentale disattivazione del profondimetro, il battello britannico scese incontrollatamente fino a colpire il fondale, a 105 metri, per poi “rimbalzare” e risalire fino a 30 metri, dove risultò possibile controllare finalmente l’assetto), venne sottoposto dalle 14.17 alle 17.45 ad una pesantissima caccia, che vide il lancio di ben 133 bombe di profondità da parte dell’UJ 2201 e dell’UJ 2204. Nonostante le impressioni dei due cacciasommergibili tedeschi, che ritennero di aver affondato il sommergibile, quasi nessuna delle bombe era esplosa particolarmente vicina, così gli unici danni che l’Unison dovette lamentare furono la rottura di alcune lampadine. Essendo sceso in profondità subito dopo il lancio, Daniell non aveva potuto osservarne il risultato (anche se aveva avvertito lo scoppio del siluro, tanto violento da scuotere il sommergibile); al ritorno a Malta, apprese il nome della sua vittima ed ebbe la conferma dell’avvenuto affondamento.

Il 30 aprile 1943 la Zeila venne cancellata dai registri del naviglio mercantile. Quasi dieci anni dopo, il 16 febbraio 1952, l’AGIP restituì formalmente – probabilmente a titolo di risarcimento dei danni di guerra – la Zeila alla Shell Italiana, il nuovo nome frattanto assunto dalla società Nafta.
Il relitto della Zeila giace oggi ad una profondità compresa tra i 95 ed i 105 metri, a 1,90 miglia dalla costa di Brancaleone (Calabria).


L’affondamento della Zeila nel giornale di bordo dell’Unison (da Uboat.net):

“1245 hours - Sighted smoke bearing 060°. Started attack.
1322 hours - The enemy was seen to be a convoy made up of two merchant vessels escorted by an older type torpedo boat, 2 large trawlers and two MAS-boats. A large number of aircraft were seen to be patrolling in the area.
1409 hours - Fired four torpedoes from a range of approximately 2000 yards. A hit was heard 1m 43s after firing the first torpedo. P 43 meanwhile had gone to 90 feet but due to an error in drill the depth gauge was shut off. When opened up the depth was 280 feet and going down.
1412 hours - Unison hit bottom at a depth of 345 feet. She bounced off and then rised to 100 feet at which depth a good trim was caught.
1417 hours - Depth charging started.
1600 hours - By now 88 depth charges had been dropped but none had been very close.
1745 hours - Depth charging ceased. A total of 133 had been counted. Only one light bulb had been broken as a result of the depth charging.”


Un’altra immagine dell’Haliotis (da www.vallejogallery.com

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