giovedì 28 aprile 2016

Pietro Micca

Il Micca nel 1942 (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net

Sommergibile posamine di grande crociera, del dislocamento di 1567 tonnellate in superficie e 1967 in immersione, unità singola della classe omonima.
Progettato dal capitano del Genio Navale ing. Virginio Cavallini, il Micca fu il risultato di un progetto ambizioso, che si proponeva di conciliare in uno stesso sommergibile un adeguato armamento silurante ed artiglieresco (che ne consentisse l’impiego come normale “sommergibile d’attacco”) ed una buona capacità di posa di mine, nonché elevata velocità, autonomia, manovrabilità e tenuta del mare. In un’unica unità, si voleva conciliare la possibilità di posa di mine, normale e guerra al traffico e capacità di trasporto occulto.

Particolare della zona prodiera del Micca, con il cannone prodiero (g.c. Marcello Risolo)

Appartenente al tipo «Cavallini» a doppio scafo parziale (lo scafo interno, in grado di resistere alla profondità di 100 metri, conteneva nella parte centrale due cilindri resistenti eccentrici, uniti a formare un otto: in quello superiore si trovava la camera di manovra, in quello inferiore la camera per le mine, e nell’interspazio tra i cilindri le casse per emersione, immersione rapida, assetto e compenso mine, mentre nello scafo leggero esterno si trovavano i doppi fondi al centro ed i depositi di carburante alle estremità), il Micca risultò pienamente rispondente a tutte le sopradette caratteristiche (era dotato di quattro pozzi per la posa di 40 mine in tutto, sei tubi lanciasiluri, due cannoni da 120/45 mm e due mitragliere binate Breda da 13,2 mm; aveva una velocità di 15,5 nodi in superficie ed otto in immersione ed un’autonomia di 12.000 miglia a otto nodi in superficie, con sovraccarico, e 70 miglia a quattro nodi in immersione), oltre ad avere sistemazioni interne più spaziose della media, e fu così il primo sommergibile posamine italiano a potersi dire soddisfacentemente riuscito, dopo i deludenti precedenti delle classi X e Bragadin. La notevole manovrabilità, tanto più considerevole in rapporto alle grandi dimensioni, fu consentita da una razionale distribuzione dell’armamento e dall’adozione di uno scafo esterno leggero.

Il Micca durante la costruzione (ANMI Taranto).

Per contro, tuttavia, il Micca risultò estremamente grande – con una lunghezza di 90,32 metri, fu il più lungo sommergibile italiano mai costruito, anche se non il più grande in termini di dislocamento –, troppo per il Mediterraneo, ma soprattutto costoso, il che indusse a non replicarlo, anche perché si stava già studiando una nuova classe in grado di trasportare più mine ma mantenendo dimensioni ragionevoli (la classe Foca).
Il sistema di minamento in uso sul Micca era sperimentale: mentre sulla precedente classe Bragadin la posa delle mine avveniva mediante due appositi tubi poppieri, ed il locale mine era sul primo ponte (sopra i motori elettrici), il Micca aveva un sistema di “semina” centrale posizionato in stiva: le mine erano collocate in una camera centrale cilindrica, situata nella parte inferiore dello scafo a pressione. Si trattava dello stesso sistema di posa in uso sui sommergibili tedeschi; rispetto ai sommergibili con tubi orizzontali per la posa di mine (come i Bragadin), il vantaggio era che non occorreva un perfetto assetto per effettuare la posa; lo svantaggio, che doveva esserci abbastanza spazio tra lo scafo ed il fondale, e che lo scoppio di una mina sotto lo scafo del sommergibile, durante la posa, era un rischio concreto.
Nel 1940 il Micca era anche uno dei pochi sommergibili italiani dotati di cercatore ad ultrasuoni.

Il varo del Micca (da www.worldmilitary.net

Nella seconda guerra mondiale, il Micca effettuò soltanto due missioni di posa di mine, nei primi mesi del conflitto; successivamente, in virtù delle sue grandi dimensioni e del notevole spazio di carico garantito proprio dai pozzi per le mine, venne adibito a compiti di trasporto di carburante ed altri materiali (sorte condivisa da tutti i sommergibili posamine della Regia Marina) a Lero, Bengasi e Tripoli. Allo scopo, subì anche alcune modifiche che lo misero in grado di trasportare gasolio (fino a 110 tonnellate), un tipo di carburante che richiedeva preparazione con materiali speciali. In tredici missioni di trasporto (due verso Lero, tre verso Tripoli, otto verso Bengasi), il Micca scampò indenne a due attacchi aerei e portò a destinazione complessivamente 2163 tonnellate di rifornimenti, il quantitativo – a riprova della scarsa utilità di queste missioni – che veniva normalmente trasportato da un mercantile di medie dimensioni in un singolo viaggio.
Oltre alle 13 missioni di trasporto ed alle due di posa di mine, il Micca svolse in guerra anche quattro missioni offensive/esplorative e quattro di addestramento o trasferimento; in tutto percorse 23.140 miglia nautiche (19.574 in superficie e 3566 in immersione).

Breve e parziale cronologia.

15 ottobre 1931
Impostazione nei cantieri Franco Tosi di Taranto.
31 marzo 1935
Varo nei cantieri Franco Tosi di Taranto.
1° ottobre 1935
Entrata in servizio. Dislocato a Taranto, assegnato al IV Gruppo Sommergibili; inizia subito l’addestramento, prima per conto proprio (trascorre un anno nella messa a punto del sistema per la posa delle mine) e poi insieme ad altri sommergibili, sperimentando un sistema di sbarramento mobile.


Il Micca a Taranto nel 1935 (da “Navi e bugie” di Nino Bixio Lo Martire, Schena editore, 1983, via Marcello Risolo)

Ottobre 1936
Crociera a Tripoli, con scali in Sicilia ed a Pantelleria.
1937
Assegnato alla XLV Squadriglia Sommergibili (Gruppo Sommergibili di Taranto), cui appartengono anche gli altri sommergibili posamine della Regia Marina (Foca, Atropo, ZoeaMarcantonio BragadinFilippo CorridoniX 2 e X 3).
23 gennaio 1937
Al comando del capitano di corvetta Ernesto Forza, salpa da Napoli per effettuare un pattugliamento al largo di Valencia, nell’ambito della guerra civile spagnola. A bordo è imbarcato anche un ufficiale della Marina nazionalista spagnola, il capitano di fregata Génova.
2 febbraio 1937
Torna alla base senza aver incontrato navi sospette.
13 febbraio 1937
Salpa per una seconda missione clandestina connessa alla Guerra di Spagna.
15 febbraio 1937
All’alba, in seguito alla decisione di sospendere l’offensiva subacquea e far tornare alla base tutte le unità (l’attività dei sommergibili italiani contro il traffico spagnolo repubblicano, svolta clandestinamente e senza una dichiarazione di guerra, è illegale e sta iniziando ad avere troppa “pubblicità”, e Mussolini ha deciso di aderire al «comitato di controllo delle nazioni neutrali» insieme a Francia, Regno Unito e Germania), interrompe la missione e torna alla base.
Secondo altra fonte, vi sarebbe stata anche una terza missione durante la guerra civile spagnola.
5 maggio 1938
Il Micca (capitano di corvetta Ernesto Forza) ha un ruolo di primo piano nella grande rivista navale «H», tenutasi nel Golfo di Napoli per la visita in Italia di Adolf Hitler: è infatti eletto ad unità ammiraglia della flotta subacquea e posto alla testa dello schieramento di ben 85 sommergibili, che effettuano una serie di manovre sincronizzate: dapprima, disposti su due colonne, alle 13.15 passano contromarcia tra le due squadre  navali che procedono su rotte parallele; poi, terminato il defilamento, alle 13.25 il Micca dirama un segnale via radio e tutti i sommergibili effettuano un’immersione simultanea di massa, procedono per un breve tratto in immersione e poi emergono simultaneamente ed eseguono una salva di undici colpi con i rispettivi cannoni.
Fine 1938-1940
Distaccato presso il Gruppo Sommergibili di La Spezia per lavori, ed a Livorno per l’attività dell’Accademia Navale.


Il Micca in fase di emersione, prima della guerra (da “Sommergibili italiani tra le due guerre mondiali” di Alessandro Turrini, USMM, Roma 1990)

10 giugno 1940
Ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Il Micca (capitano di fregata Vittorio Meneghini), che forma insieme al Foca la XVI Squadriglia Sommergibili (I Grupsom di La Spezia), è già in missione da una settimana: è salpato da La Spezia il 4 giugno, per la lunga traversata che dovrà portarlo a posare mine al largo di Alessandria d’Egitto.
12 giugno 1940
A completamento di una catena di agguati attorno ad Alessandria, il Micca (capitano di fregata Vittorio Meneghini) posa nottetempo uno sbarramento di 40 mine, circa 25 miglia a nordovest del faro di Alessandria, con orientamento parallelo alla costa.
Già nel pomeriggio successivo, tuttavia, il campo minato viene trovato dal cacciatorpediniere australiano Stuart, che richiama sul posto i dragamine Abingdon e Bashot, i quali aprono un canale sminato per il passaggio dell’incrociatore leggero Caledon e del cacciatorpediniere Dainty, in navigazione da Creta ad Alessandria.
13 giugno 1940
Secondo alcune fonti, in questa data il Micca sarebbe stato attaccato a cannonate dai cacciatorpediniere britannici Decoy e Voyager (in missione di ricerca antisommergibile insieme ad altri due cacciatorpediniere, lo Stuart ed il Vampire), che lo costrinsero all’immersione, dopo di che il Voyager (capitano di fregata Morrow) lo sottopose a bombardamento con cariche di profondità, senza tuttavia riuscire a danneggiarlo.
25 luglio 1940
Pattugliamento notturno antisommergibili nel golfo di Taranto. Al rientro dalla missione, avvicendamento tra il comandante Meneghini ed il parigrado Alberto Ginocchio.
12 agosto 1940
Durante la notte il Micca (capitano di fregata Alberto Ginocchio) posa uno sbarramento di 40 mine 23 miglia a nordovest di Alessandria.
14 agosto 1940
In agguato a nordovest di Alessandria, alle 13.58 (in posizione 32°06’ N e 28°31’ E) lancia un siluro, coi tubi poppieri e da ridottissima distanza, contro due cacciatorpediniere britannici che procedono circa 90 miglia a nordovest di Alessandria, poi si disimpegna. Durante tale manovra, 40 secondi dopo il lancio, viene sentita l’esplosione del siluro, ma nessuna nave è colpita.
Le navi che ha attaccato fanno parte di un gruppo di cacciatorpediniere (Hostile, Imperial, Nubian e Mohwak, con la copertura degli incrociatori leggeri Sydney e Neptune) usciti il 12 da Alessandria per il rastrello antisommergibili «MD 6». (Per una fonte, il Micca avrebbe lanciato non contro i cacciatorpediniere, ma proprio contro Sydney e Neptune). Il Nubian e l’Hostile cercano il Micca senza risultato.
30 settembre 1940
Mentre il Micca si trova in arsenale per manutenzione ordinaria (per altra fonte, lavori di adattamento per missioni di trasporto – si veda oltre), il comandante Ginocchio viene sostituito dal capitano di corvetta Guido D’Alterio.
1940/1941
L’ammiraglio Karl Dönitz, comandante della flotta sommergibilistica tedesca, suggerisce di trasferire il Micca a Bordeaux, nella Francia occupata, ove ha sede la base atlantica italiana di Betasom: grazie alla sua grande autonomia, infatti, il sommergibile italiano potrebbe minare le acque antistanti Freetown, una delle maggiori basi navali Alleate nell’Africa occidentale, e persino Capetown ed il Madagascar (la Kriegsmarine non possiede, al momento, sommergibili posamine con autonomia sufficiente). Piuttosto discutibilmente, i comandi italiani rifiutano la proposta, perché a Bordeaux non ci sono strutture adatte ad un sommergibile posamine e perché (motivazione questa, invero, assurda) si ritiene il Micca più utile in Mediterraneo, come sommergibile da trasporto.
Subisce quindi un lungo periodo di lavori per adattarlo a compiti di trasporto.
(Nel 1942, si considererà di nuovo un impiego del Micca da parte di Betasom, ma si deciderà ancora negativamente, per gli stessi motivi).
A fine 1940 il sommergibile viene nuovamente assegnato al IV Grupsom di Taranto.


Il Micca ormeggiato a Taranto, l’8 febbraio 1941 (da “Sommergibili italiani” di Alessandro Turrini ed Ottorino Ottone Miozzi, USMM, Roma 1999)

19 febbraio 1941
Salpa da Taranto al comando del capitano di corvetta Guido D’Alterio, per effettuare la prima missione di trasporto, con destinazione Lero.
28 febbraio 1941
Parte da Taranto per una missione di trasporto verso Lero (il carico consiste in 105 tonnellate di benzina e 70 di provviste e munizioni).
4 marzo 1941
Arriva a Lero.
11 marzo 1941
Lascia Lero per rientrare in Italia.
13 marzo 1941
Poco dopo aver attraversato lo stretto di Cerigotto, il Micca avvista di notte, da grande distanza, un gruppo di cacciatorpediniere avversari; si avvicina ed alle 3.55 lancia un siluro, che non va a segno.
30 marzo 1941
Salpa da Taranto per trasportare a Lero 140 tonnellate di benzina e viveri.
3 aprile 1941
Durante la navigazione da Taranto a Lero, il Micca (capitano di corvetta D’Alterio) avvista a sud di Creta (precisamente in posizione 34°10’ N e 25°24’ E) un convoglio scortato (tra l’altro, da un incrociatore leggero), al quale si avvicina per poi lanciare due siluri dalla distanza di 1500 metri, alle quattro del mattino; quindi s’immerge. Vengono sentite due detonazioni dopo il tempo previsto (si ritiene di aver affondato una nave mercantile e danneggiato un’altra), ma nessuna nave è colpita; il sommergibile si disimpegna in immersione.
5 aprile 1941
Giunto all’imboccatura del porto di Lero, viene danneggiato dallo scoppio di un siluro che è accidentalmente scivolato fuori da uno dei tubi poppieri e detonato vicino alla poppa, ma può essere rimorchiato in porto.
Giugno 1941
Dopo delle prime riparazioni d’emergenza in bacino a Lero, si trasferisce a Taranto per lavori più approfonditi.
Giugno-Novembre 1941
Lavori di grande riparazione.
28 novembre 1941
In un momento particolarmente critico della guerra dei convogli (dopo la distruzione del convoglio «Maritza», in navigazione dal Pireo a Bengasi, da parte della Forza K il 24 novembre, il traffico con la Libia è stato sospeso per qualche giorno), il Micca, al comando del capitano di corvetta D’Alterio, parte da Taranto per Derna alle 11, trasportando 171,5 tonnellate di benzina avio in latte e 3,5 tonnellate di munizioni. Si tratta di uno dei massimi carichi trasportati da un sommergibile non da trasporto (per altra fonte il carico complessivo sarebbe stato leggermente superiore, 179,400 tonnellate).
2 dicembre 1941
Arriva a Bengasi (Derna non è raggiungibile, a causa delle condizioni del mare) alle otto.
3 dicembre 1941
Lascia Bengasi alle 00.30 per rientrare a Taranto, trasportando 20 ufficiali britannici prigionieri. (La stessa fonte – il volume dell’USMM – fornisce però informazioni contrastanti: il Micca avrebbe infatti impiegato tre giorni per sbarcare il carico – a causa delle condizioni del porto di Bengasi e dei continui attacchi aerei che si svolgevano contro il porto –, effettuando lo scarico solo di giorno, uscendo dal porto al tramonto e passando la notte adagiato sul fondale).
7 dicembre 1941
Arriva a Taranto alle 15.
15 dicembre 1941
Salpa da Taranto per Bengasi alle 13, con un carico di 154 tonnellate di benzina sfusa, 15 tonnellate di munizioni e 48 latte di gasolio, per totali 170 tonnellate di rifornimenti (un altro carico tra i massimi trasportati).
18 dicembre 1941
Arriva a Bengasi alle otto.
19 dicembre 1941
Lascia Bengasi per Taranto alle 21.30, trasportando alcuni militari che rimpatriano.
22 dicembre 1941
Arriva a Taranto alle 13. Il comandante D’Alterio è sostituito dal capitano di corvetta Alberto Galeazzi.
18 gennaio 1942
Parte da Taranto per Tripoli a mezzogiorno, con un carico di 76,5 tonnellate di benzina in latte, 28,3 tonnellate di gasolio e motorina sfusa, 13 tonnellate di olio minerale in latte e 40,2 tonnellate di armi e munizioni (in tutto, 158 tonnellate di carico).
19 gennaio 1942
Attaccato da tre aerei, sfugge indenne con un’immersione rapida, subendo lievi danni.
(In un successivo attacco aereo, respingerà un bombardiere Bristol Blenheim col tiro delle proprie mitragliere).
22 gennaio 1942

Arriva a Tripoli a mezzogiorno.
25 gennaio 1942
Riparte da Tripoli alle 14 per rientrare a Taranto.
27 gennaio 1942
Nel corso del viaggio di rientro, compie un breve agguato nel golfo della Sirte.


Il Micca in Mar Piccolo a Taranto il 30 gennaio 1942, al ritorno dalla missione di trasporto a Tripoli (g.c. STORIA militare)

30 gennaio 1942
Arriva a Taranto alle 14.


Un’altra immagine del Micca a Taranto il 30 gennaio 1942; si notano alcuni danni allo scafo leggero, causati dal mare grosso nel Golfo della Sirte (g.c. Marcello Risolo)

Gennaio-Giugno 1942
Lungo periodo di lavori in arsenale; nel frattempo, all’equipaggio è concesso un periodo di licenza a Merano (per respirare l’aria buona della montagna, visto che durante il servizio sui sommergibili si respira spesso in ambiente poco salutare: così hanno disposto i comandi per gli equipaggi dei sommergibili). Al posto del comandante Galeazzi, assume il comando del Micca il capitano di corvetta Pietro Abate.
14 giugno 1942
Salpa da Taranto per una missione di agguato ad ovest di Malta.
15-18 giugno 1942
Agguato al largo di Malta. Concluso l’agguato,  non avendo visto nessuna nave avversaria, rientra a Taranto.
19 giugno 1942
Arriva a Taranto.
24 giugno 1942
Parte da Taranto per Bengasi alle 10.45, trasportando 106 tonnellate di benzina in latte e 65 tonnellate di benzina alla rinfusa (cioè nei doppifondi). Si tratta di benzina avio per la Luftwaffe; i comandi italiani hanno ceduto alle insistenti richieste da parte dei Comandi tedeschi, che premono per l’impiego dei sommergibili in missioni di trasporto per far giungere rifornimenti in prossimità delle prime linee, durante l’avanzata delle forze di Rommel, benché il normale traffico di navi mercantili si stia svolgendo senza problemi, con perdite limitatissime (e dunque non vi sia alcun bisogno di impiegare i sommergibili), e nonostante un sommergibile non possa trasportare nemmeno un decimo di ciò che può caricare una piccola nave mercantile.
28 giugno 1942
Arriva a Bengasi alle 8.30. Dopo aver sbarcato il carico, riparte già alle 20 per tornare a Taranto.
2 luglio 1942
Arriva a Taranto alle 15.
8 luglio 1942
Salpa da Taranto per Bengasi alle 13.15, trasportando 105,6 tonnellate di benzina alla rinfusa, 64 tonnellate di benzina in latte e 1,7 tonnellate di munizioni, per complessive 171,3 tonnellate di carico.
12 luglio 1942
Arriva a Bengasi alle 8.20.
13 luglio 1942
Lascia Bengasi a mezzogiorno per tornare a Taranto.
16 luglio 1942
Arriva a Taranto alle 15.30.
27 luglio 1942
Parte da Taranto alle 13.30, diretto a Bengasi con 104 tonnellate di benzina alla rinfusa, 63 tonnellate di benzina in latte e 3,5 tonnellate di viveri (in tutto, 170,5 tonnellate).
31 luglio 1942
Arriva a Bengasi alle 7.30 e ne riparte alle 15.30, dopo aver messo a terra il carico.
3 agosto 1942
Arriva a Taranto alle 15.40.
21 agosto 1942
Salpa da Taranto per Bengasi alle 12.30, trasportando 53,2 tonnellate di benzina sfusa e 48,8 di benzina in latte.
24 agosto 1942
Arriva a Bengasi alle 11.45, scarica i rifornimenti e riparte alle 23.30.
28 agosto 1942
Arriva a Taranto alle 16.
12 settembre 1942
Parte da Taranto per Tripoli alle 12.45, trasportando 106 tonnellate di benzina sfusa e 65 tonnellate di benzina in latte.
16 settembre 1942
Giunge a Tripoli alle 9.15.
17 settembre 1942
Lascia Tripoli per Taranto alle 14.15.
21 settembre 1942
Arriva a Taranto alle 13.10.


Il Micca durante la guerra, con colorazione mimetica (da “Sommergibili italiani tra le due guerre mondiali” di Alessandro Turrini, USMM, Roma 1990)

30 settembre 1942
Parte da Taranto alle 16.25, con un carico di 103,6 tonnellate di benzina sfusa e 64,5 di benzina in latte da recapitare a Bengasi (anche mezza tonnellata di altri materiali, secondo una fonte).
4 ottobre 1942
Arriva a Bengasi alle 7.45. Dopo aver sbarcato il carico, riparte il giorno stesso.
7 ottobre 1942
Durante la navigazione di rientro, al largo di Santa Maria di Leuca, avvista un sommergibile avversario e tenta di attaccarlo, ma questi si disimpegna rapidamente prima che il Micca possa arrivare a distanza di lancio. In serata il Micca arriva a Taranto.
15 ottobre 1942
Salpa da Taranto per trasportare a Bengasi 176 tonnellate di benzina.
16 ottobre 1942
Subisce seri danni (in particolare, allagamento in batteria accumulatori) durante una violenta tempesta; il sottocapo Giuseppe Canta, di vedetta, viene trascinato in mare da un’onda, e scompare. Per i danni subiti, il Micca deve rientrare alla base.
17 ottobre 1942
Arriva a Taranto e viene sottoposto ai lavori di riparazione, prima di ripartire.
14 novembre 1942
Parte da Taranto per Tripoli alle 12.30, in missione di trasporto di 176 tonnellate di benzina.
17 novembre 1942
Arriva a Tripoli alle 12.30.
18 novembre 1942
Lascia Tripoli alle 15.15 per tornare a Taranto.
Per altra fonte sarebbe partito prima, ed alle 5.55 avrebbe incontrato, in posizione 33°12’ N e 14°13’ E, il sommergibile britannico Porpoise (tenente di vascello Leslie William Abel Bennington). Il Porpoise, dopo l’avvicinamento, si avvicina fino a tre miglia, ma il Micca si allontana, evitando lo scontro.
22 novembre 1942
Arriva a Taranto alle 18.20.
22 dicembre 1942
Parte da Taranto per Tripoli alle due di notte, con un carico di 174 tonnellate di benzina ed una tonnellata di tetracloruro di piombo.
24 dicembre 1942
Raggiunge Messina alle 00.05 e vi sosta per avaria.
25 dicembre 1942
Riparte da Messina alle 9.30.
27 dicembre 1942
Arriva a Tripoli alle 16.
28 dicembre 1942
Riparte da Tripoli alle 4.40 per tornare a Taranto.
31 dicembre 1942
Raggiunge Taranto alle 11.30.
Gennaio-Giugno 1943
Nuovo, lungo periodo di lavori.
15 giugno 1943
Assume il comando del Micca il tenente di vascello Paolo Scrobogna, che ne sarà l’ultimo comandante.

Il Micca a Taranto nell’estate del 1943: probabilmente una delle ultime immagini del sommergibile (da www.worldmilitary.net

L’affondamento

Il 24 luglio 1943, in piena invasione Alleata della Sicilia, il Micca (tenente di vascello Paolo Scrobogna) lasciò Taranto alla volta di Napoli. Dato che però, ormai, lo stretto di Messina era divenuto troppo pericoloso (l’aviazione angloamericana, che aveva ormai il dominio dei cieli, bombardava continuamente la zona), il sommergibile aveva ricevuto ordine di aggirare la Sicilia passandole prima ad ovest e poi a nord, così allungando di molto il percorso.
La sera del 28 luglio, durante la navigazione, il battello subì un’avaria al sistema di zavorramento (precisamente, ad una pompa) a levante di Capo Spartivento Calabro, e fu costretto ad invertire la rotta; sarebbe dovuto atterrare a Santa Maria di Leuca, da dove avrebbe imboccato le rotte di sicurezza per Taranto. A causa dell’avaria, non era più possibile immergersi, così la navigazione doveva avvenire interamente in superficie.
Era previsto che il Micca s’incontrasse, al largo di Santa Maria di Leuca, con la nave scorta F 81 Vincenzo Dormio (una piccola motonave requisita convertita in unità per scorta e pilotaggio foraneo: a causa di un refuso nel rapporto del IV Grupsom, essa viene universalmente citata col nome erroneo di Bormio) che lo avrebbe scortato fino a Taranto, ma trovò invece ad attenderlo il sommergibile britannico Trooper, al comando del tenente di vascello Guy Stewart Chetwode Clarabut (che sostituiva temporaneamente il comandante titolare, tenente di vascello John Stuart Wraith, il quale era ammalato).
Questi era in agguato nel Golfo di Taranto da ormai tre settimane, e non aveva mai avvistato alcunché all’infuori del gemello Tactician, in agguato in una zona adiacente (e che per poco non aveva attaccato, scambiandolo per nemico); Clarabut stava ormai per abbandonare l’agguato e rientrare alla base quando, nelle prime ore del 29 luglio, notò l’accensione del faro di Santa Maria di Leuca (avvenuta appunto per guidare il Micca nell’avvicinamento alla costa). Avendo compreso che unità italiane potessero essere in arrivo, si avvicinò per verificare le cause dell’accensione; alle 5.38 avvistò due oggetti su rilevamento 095° (la visibilità era molto scarsa), e dopo otto minuti identificò il nuovo arrivato come un sommergibile oceanico classe Marcello – in realtà, ovviamente, era il Micca – che si avvicinava in superficie alla minima andatura. Il Micca aveva rotta 300° e distava 4390 metri dal Trooper. Alle 5.49, Clarabut vide il sommergibile italiano, ancora ignaro, virare verso di lui; alle 5.54 diede ordine di lanciare sei siluri dalla distanza di 4200 metri.
Il comandante in seconda del Micca, Ezio Cozzaglio, che si trovava in coperta, avvistò due bolle e poi delle scie che si avvicinavano rapidamente; diede ordine di virare, per non presentare il fianco ai siluri ed offrire quindi il minor bersaglio possibile (almeno due dei siluri passarono a poppa del Micca, il secondo a soli 5-6 metri di distanza), ma uno dei sei siluri della salva giunse a segno, sul lato sinistro (secondo successive considerazioni del comandante in seconda Cozzaglio, ciò significherebbe che a colpire il Micca fu un siluro avente corsa circolare, che, dopo averlo mancato, era tornato indietro: forse proprio quello che era passato 5-6 metri a poppavia poco prima). Colpito a poppavia della torretta, il sommergibile affondò rapidamente nel punto 39°48’ N e 18°43’ E (39°01’ N e 18°57’ E secondo il Trooper), a tre miglia per 207° dal faro di Santa Maria di Leuca (a sud del Canale d’Otranto).
Cozzaglio fu gettato in mare dallo scoppio del siluro; le eliche del Micca, ancora in funzione, gli passarono vicine ed il loro vortice lo trascinò una decina di metri più in profondità, ma riuscì a tornare in superficie, in tempo per vedere la prua del sommergibile, impennata, scomparire per ultima sotto la superficie.
Il marinaio Tommaso De Marchi dovette la vita alle usualmente mortifere sigarette: era infatti salito in torretta per fumarne una quando il siluro aveva colpito. Si ritrovò di colpo in mare, ferito e confuso.
Il direttore di macchina Giorgio Bartoli stava uscendo in torretta, quando un altro ufficiale gli disse “Il siluro, il siluro!” ed in un attimo si ritrovò in acqua, tra nafta, rottami e corpi mutilati. Anche lui vide la prua del Micca mentre s’inabissava per sempre.
A terra la famiglia di pescatori Petracca (il padre ed i figli Pietrino e Michele), in attesa di andare a mare per recuperare le nasse, stava osservando il Micca che, apparso da dietro Punta Melisio, passava poco al largo, quando vide un’altissima colonna d’acqua sollevarsi, ed il sommergibile affondare di poppa. Subito, i Petracca ed altri pescatori misero a mare le loro barche (quella dei Petracca si chiamava Sant’Agata), dirigendosi verso il punto dove il sommergibile si era inabissato.
Il Trooper, avendo visto un’imbarcazione venire calata per recuperare i sopravvissuti, si allontanò in immersione (il comandante Clarabut, il tenente di vascello L. A. S. Grant, i sottocapi R. N. Robinson e B. T. Tushton ed il marinaio W. V. Fry furono poi decorati per l’affondamento del Micca: Clarabut ricevette il Distinguished Service Order, Grant la Distinguished Service Cross, e gli altri tre la Distinguished Service Medal).

Degli 83 uomini che si trovavano a bordo del Micca, solo in 18 – tra cui il comandante Scrobogna, il comandante in seconda Cozzaglio ed il direttore di macchina Bartoli – riuscirono a salvarsi: i più si trovavano in coperta od in torretta, e vennero gettati in mare dall’esplosione; quattro o cinque riuscirono incredibilmente ad uscire dal portello prodiero quando questo era già sott’acqua (ma non sul fondo) grazie all’erculeo torpediniere Elio Leopardi, che riuscì ad aprirono con sforzo sovrumano.
Degli altri, alcuni rimasero uccisi dall’esplosione (questa causò parecchie vittime anche tra gli uomini che erano in coperta, perché il siluro colpì a poppavia della torretta, cioè proprio dove un gruppo di uomini non di guardia si era radunato per ripararsi dalla fredda brezza mattutina), gli altri affondarono con il sommergibile.
I diciotto naufraghi in mare vennero soccorsi da barche di pescatori leucani, immediatamente uscite dal vicino porto dopo aver assistito al siluramento (procedendo a remi, giunsero sul posto dopo mezz’ora od un’ora: i primi ad arrivare sul posto furono i Petracca con la loro Sant’Agata) e dalla Vincenzo Dormio, frattanto sopraggiunta in fatale ritardo.
Il direttore di macchina Bartoli aiutò il comandante Scrobogna, accecato dall’esplosione, a raggiungere una barca da pesca, poi salì a bordo ed aiutò a recuperare feriti e cadaveri.
La Vincenzo Dormio imbarcò i feriti più gravi, che furono poi sbarcati a Santa Maria di Leuca (in assenza di un vero e proprio porto, fu la Sant’Agata – rimorchiata a riva dalla Dormio – a fare la spola tra la nave e la spiaggia con i naufraghi) e portati all’ospedale militare di Leuca. I naufraghi illesi vennero invece portati al centro di accoglienza militare di Grottaglie. La folla di curiosi, radunatisi sulla spiaggia di Santa Maria di Leuca a guardare i naufraghi che giungevano a terra, venne dispersa dai militari che spararono dei colpi in aria.
Uno dei diciotto sopravvissuti, il marinaio nocchiere castrense Antonio Rizzo, morì per le ferite riportate nell’ospedale di Lecce, la sera del 29 luglio, vicino a casa. Senza saperlo, il padre Rosario si era trovato vicino a lui mentre era moribondo: si era infatti recato nel vicino paese di Salve per comprare delle corde per le reti da pesca. L’ambulanza che portava il marinaio agonizzante in ospedale era passata sulla litoranea Tricase-Castro Marina, e molti abitanti di Castro – il paese natale di Rizzo – l’avevano vista passare senza sapere che a bordo vi fosse un marinaio ferito, loro concittadino. La notizia dell’affondamento del Micca ed il nome di Antonio Rizzo, però, non tardarono a diffondersi anche nel paese, non lontano da Lecce e Santa Maria di Leuca: quando lo seppero, i genitori di Rizzo si precipitarono all’ospedale civile di Lecce e chiesero del figlio a tutti i sopravvissuti, compreso il comandante Scrobogna, che, dopo aver tentato di tergiversare, fisse alla fine “Allora andate dal cappellano”. Quando il cappellano disse loro che era morto, vollero andare al cimitero, e, pur essendo questo in chiusura, non se ne andarono finché non poterono aprire la bara e vedere la salma del figlio: ma era quasi irriconoscibile.
Secondo alcuni racconti, una parte dell’equipaggio affondato con il Micca non morì immediatamente, ma rimase intrappolato in compartimenti rimasti stagni all’interno del relitto, adagiatosi sul fondale ad un’ottantina di metri di profondità (ben oltre le possibilità di soccorso dell’epoca): per due giorni si sentirono rumori provenire dal relitto e – secondo alcuni pescatori – il terzo giorno si sentirono degli spari.
Compresi i feriti deceduti in seguito, morirono col Micca due ufficiali, 62 tra sottufficiali, sottocapi e marinai, e due operai civili.

I loro nomi:

Giuseppe Albanese, sottocapo motorista
Angelo Arini, sergente silurista
Giuseppe Artese, marinaio motorista
Riccardo Assereto, marinaio fuochista ordinario
Romolo Balzi, sottocapo silurista (1)
Vincenzo Boffo, marinaio nocchiere (1)
Oliviero Borghi, operaio militarizzato
Italo Borgini, secondo capo elettricista
Leonida Bruschi, sottocapo silurista
Giacinto Carrante, capo nocchiere di terza classe
Vito Cassano, marinaio servizi vari
Fiorindo Cavallero, marinaio
Armando Cecchetti, marinaio (od operaio civile?) (1)
Romolo Cecchi, sottocapo elettricista
Antonio Celestre, marinaio motorista
Antonio Cingotta, sottocapo motorista
Antonio Cioffi, marinaio cannoniere puntatore scelto
Pilade Colomba, marinaio servizi vari
Biagio D’Acunto, marinaio silurista
Antonio D’Auria, marinaio cannoniere puntatore mitragliere
Vittorio Della Godenza, sottocapo torpediniere
Alfredo De Palma, sergente elettricista
Vincenzo Di Benedetto, secondo capo torpediniere
Melchiorre Drago, marinaio motorista
Angelo Fiumi, operaio civile (“calzonista”) (1)
Pietro Galliano, secondo capo cannoniere puntatore scelto
Raffaele Gallo, sottocapo
Domenico Giudice, marinaio silurista
Pietro Grauso, sottocapo nocchiere
Francesco Grimaldi, sergente motorista
Giovanni Enracher, sottocapo elettricista
Achille Lincetto, marinaio silurista
Domenico Lozzi, marinaio cannoniere ordinario (1)
Renato Mannocci, sottocapo radiotelegrafista
Carlo Mariani, marinaio torpediniere (1)
Aldo Martinelli, marinaio cannoniere puntatore
Alfonso Merollo, marinaio motorista
Renato Micheli, sergente silurista
Nicomede Moretti, sottocapo elettricista
Glauco Mori, capo motorista di seconda classe
Marino Padoan, marinaio silurista
Attilio Pani, secondo capo motorista
Lido Pascetti, sottotenente di vascello
Giovanni Pellegrini, guardiamarina
Michele Pierno, marinaio silurista
Alfonso Pistarà, secondo capo (2)
Giuseppe Podda, marinaio segnalatore
Pietro Porqueddu, sottocapo cannoniere
Giuseppe Rinella, marinaio torpediniere
Antonio Rizzo, marinaio nocchiere
Erasmo Romeo, sottocapo nocchiere
Rosario Rosolia, marinaio fuochista ordinario
Tommaso Rossi, marinaio elettricista
Michelino Rubatto, marinaio elettricista
Antonio Russo, marinaio elettricista
Giovanni Salemme, sergente
Mattia Scalza, marinaio fuochista artefice (1)
Antonio Scioppo, capo elettricista di seconda classe (1)
Oreste Silva, sottocapo elettricista
Giovanni Tagarelli, marinaio fuochista ordinario
Giuseppe Tavarelli, marinaio
Antonio Tornabene, marinaio furiere/cuoco
Emilio Vecchiesi, sergente motorista
Adriano Zarri, marinaio (od operaio civile?) (1)
Natale Zennaro, secondo capo segnalatore
Alfonso Zichi, sottocapo motorista

(1) Nominativi non riportati nell’elenco ufficiale di Onorcaduti, ma presenti nella lista redatta dal comandante in seconda Ezio Cozzaglio.
(2) Nominativo incerto, non presente né nella lista ufficiale né in quella di Ezio Cozzaglio.

L’equipaggio del Micca (Coll. Francesco Paolo Valentino, da www.tecnicasubmarina.it). Data la presenza, nella foto, anche di personale di altre forze armate, sembra probabile che l’immagine sia stata scattata durante una missione di trasporto.

Sopravvissero cinque ufficiali (il comandante Scrobogna, il comandante in seconda Cozzaglio, il direttore di macchina capitano del Genio Navale Bartoli, i guardiamarina Giuseppe Caviglione e Remo Denon), tre sottufficiali (il capo radiotelegrafista di terza classe Pietro Damiano, il sergente cannoniere puntatore scelto Alberto Fanelli, il sergente radiotelegrafista Pietro Ferrari) e nove tra sottocapi e marinai (il sottocapo nocchiere Alfonso Riniucci, il sottocapo cannoniere puntatore mitragliere Stefano Carnemolla, il sottocapo torpediniere Francesco Mattiello, il sottocapo furiere Alfredo Dragone, il marinaio torpediniere Elio Leopardi ed il motorista navale Michele Ragno).
Cosimo De Vita, nocchiere del Micca, si salvò invece perché era sbarcato pochi giorni prima.
Il relitto del Micca è stato ritrovato nel 1994 dai subacquei Luciano De Donno e Giuseppe Affinito, guidati sul punto dell’affondamento da Michele Petracca, uno dei pescatori che avevano soccorso i naufraghi del sommergibile: la prima immersione sul relitto fu effettuata il 29 luglio 1994, nel cinquantunesimo anniversario della tragedia. Il Micca giace a tre miglia dalla costa (a 2,5 miglia da Punta Ristola ed a 2,6 miglia per 237° dal semaforo di Leuca), a profondità compresa tra gli 80 e gli 85 metri, in una zona caratterizzata da forti correnti e scarsa visibilità. Salvo che per lo squarcio lasciato dal siluro, si presenta intatto, leggermente appoppato e sbandato a sinistra; periscopi e cannone sono ancora al loro posto, numerose reti da pesca sono impigliate nel relitto. Nel 2005 alcuni subacquei vi hanno deposto una targa in memoria degli ufficiali e marinai periti nell’affondamento.


L’affondamento del Micca nel giornale di bordo del Trooper (da Uboat.net):

“0638 hours - Sighted two objects bearing 095°. Visibility was very poor.
0645 hours - Identified the target as a large submarine of the Italian Marcello-class. Enemy's course was 300°, range 4800 yards. Commenced attack.
0649 hours - The target altered course towards.
0654 hours - Fired six torpedoes from 4600 yards. 3,5 Minutes after firing the first torpedo an explosion was heard. Upon returning to periscope depth the submarine was no longer in sight. A small ship was sighted lowering a boat to pick up survivors. It is thought that the enemy submarine must have sunk.”

Il Micca a Taranto nel 1942 (Coll. Erminio Bagnasco via www.associazione-venus.it



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