mercoledì 20 luglio 2016

Emo

Il varo dell’Emo (www.grupsom.com

Sommergibile oceanico della classe Marcello (dislocamento di 1060 tonnellate in superficie e 1313 in immersione). Durante la guerra effettuò 14 missioni in Mediterraneo (9 offensive/esplorative e 5 di trasferimento) e 6 in Atlantico, percorrendo 33.630 miglia in superficie e 3604 in immersione (per un totale di 240 giorni in mare), oltre a 24 missioni di addestramento sommergibilisti per la Scuola Sommergibili di Pola.

Breve e parziale cronologia.

16 febbraio 1937
Impostazione presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.
29 giugno 1938
Varo presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.

Dettaglio della prua del sommergibile pronto al varo (da “Gli squali dell’Adriatico. Monfalcone ed i suoi sommergibili nella storia navale italiana” di Alessandro Turrini, Vittorelli Edizioni, 1999)

14 ottobre 1938
Entrata in servizio. Assegnato, dopo un breve periodo addestramento e prove a mare, alla XXII Squadriglia Sommergibili (II Grupsom di Napoli).
Per via del precipitare della situazione mondiale, l’Emo non effettua crociere addestrative, ma effettua invece intenso allenamento singolo ed esercitazioni a ritmo serrato fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale.
10 giugno 1940
Entrata in guerra dell’Italia. L’Emo fa ancora parte della XXII Squadriglia Sommergibili di base a Napoli, insieme ai gemelli Morosini e Barbarigo ed ai più moderni Leonardo Da Vinci e Guglielmo Marconi.
1° luglio 1940
L’Emo (capitano di corvetta Carlo Liannazza) parte per la sua prima missione di guerra, un pattugliamento ad est di Gibilterra, tra Alboran (a ponente del meridiano che passa per tale località) e la costa del Marocco. Fa parte di una linea continua d’avvistamento organizzata dal Comando Sommergibili ad est dello Stretto di Gibilterra, con l’impiego di undici sommergibili, ripartiti in tre gruppi (l’Emo fa parte del primo gruppo, assieme ai gemelli Marcello, Dandolo e Barbarigo). Emo e Marconi sono assegnati al settore «B», quello più ad ovest (l’Emo ha il compito di pattugliare la zona a sud del meridiano di Alboran, il Marconi quella a nord).
6 luglio 1940
Alle 14.50, mentre è in immersione, l’Emo avvista da 12 km di distanza la Forza H britannica (due corazzate, una portaerei e numerosi incrociatori cacciatorpediniere, con rotta verso est) al largo delle coste marocchine; il battello italiano inizia una manovra d’attacco ma, quando la distanza è scesa a 9 km, la Forza H cambia improvvisamente rotta e si porta al di fuori della sua portata.
13 luglio 1940
Rientra a Napoli.
Successivamente viene deciso di inviare l’Emo in Atlantico, alle dipendenze della nuova base di Betasom.
27 agosto 1940
Parte da Napoli diretto in Atlantico, al comando del capitano di corvetta Liannazza.
5 settembre 1940
Supera lo stretto di Gibilterra in immersione, senza che si verifichino problemi.
10 settembre 1940
Raggiunge il settore d’operazioni, nell’Atlantico centrale (tra il Portogallo, le Azzorre e Madera), poi al largo della Sierra Leone.
14 settembre 1940
Attacca alle 8.30 il piroscafo britannico Saint Agnes (5199 tsl), unità dispersa del convoglio SLS. 46, in navigazione da Vizagapatam (India) a Hull con un carico di semi di lino, olio di ricino e minerale di manganese. Dapprima lo immobilizza con un siluro, poi lascia all’equipaggio il tempo di abbandonare la nave (non vi sono vittime tra i 64 uomini a bordo), indi lo affonda con un secondo siluro e numerosi colpi di cannone nel punto 41°27’ N e 21°50’ O (o 41°19’ N e 22°12’ E), a nord delle Azzorre e 500 miglia ad ovest di Porto (Portogallo).
24 settembre 1940
Lascia la zona d’agguato per raggiungere la base.
3 ottobre 1940
Arriva a Bordeaux, sede di Betasom.
31 ottobre 1940
Salpa da Bordeaux diretto in un nuovo settore a ponente della Scozia ed a nordovest dell’Irlanda.
2-3 novembre 1940
L’Emo incontra mare estremamente avverso; forti colpi di mare trascinano in mare il sottocapo Giuseppe De Giobbi, di vedetta, che scompare (vane le lunghe ricerche effettuate dal sommergibile), e feriscono gravemente il comandante Liannazza. Su ordine di Betasom, il sommergibile è costretto al rientro.
6 novembre 1940
Arriva a Bordeaux.
5 dicembre 1940
Salpa da Bordeaux con un nuovo comandante, il tenente di vascello Giuseppe Roselli Lorenzini, diretto ad ovest della Scozia. Fa parte del gruppo «Calvi», che comprende, oltre ad Emo e Pietro Calvi, i sommergibili Alpino Bagnolini, Veniero, Enrico Tazzoli e Nani, assegnati a zone di agguato attigue in un’ampia area ad ovest delle Isole Britanniche, col compito di pattugliarle fino al limite dell’autonomia.
8 dicembre 1940
Forma uno sbarramento a sud di Rockall insieme a Calvi e Veniero, ad ovest dei sommergibili tedeschi U 96 e U 100.
14 dicembre 1940
Arriva nel settore d’operazioni.
20 dicembre 1940
Avvistata in lontananza una nave cisterna di stazza stimata 3000-4000 tsl; il mare tempestoso gli impedisce di portarsi in posizione adatta a lanciare, ma lancia comunque due siluri da grande distanza. Le armi non vanno a segno.
26 dicembre 1940
Raggiunto il limite dell’autonomia, inizia la navigazione di ritorno. Avvista un cacciatorpediniere, che però non può attaccare.
1° gennaio 1941
Arriva a Bordeaux. Segue un lungo periodo di lavori.

L’Emo in bacino di carenaggio a Bordeaux, nel 1941 (g.c. STORIA militare)

3 marzo 1941
L’Emo (tenente di vascello Giuseppe Roselli Lorenzini) salpa da Bordeaux diretto in un’area d’agguato a ponente dell’Irlanda. Fa parte del gruppo «Velella», composto dai sommergibili Emo, Argo, Velella, Veniero e Mocenigo, assegnati a settori contigui ad ovest dell’Irlanda (area compresa tra i paralleli 53°N e 59°30’ N ed i meridiani 13°O e 25°O; più lontana dalle coste irlandesi rispetto agli U-Boote tedeschi), da pattugliare sino al limite dell’autonomia.
9 marzo 1941
Nelle prime ore del giorno, mentre – unitamente a Mocenigo e Veniero – è alla ricerca di un grosso convoglio segnalato dalla Luftwaffe, viene attaccato da un aereo; due bombe esplodono vicinissime, bloccando – per effetto della concussione – i timoni di profondità mentre l’Emo si trova a 20 metri di quota: il risultato è che il sommergibile dapprima affiora involontariamente, poi sprofonda fino a 110 metri di profondità (al di sotto della quota massima di collaudo).
Stabilizzato poi l’assetto e riemerso qualche ora più tardi, il battello si rimette alla ricerca del convoglio.
10 marzo 1941
Nelle prime ore del mattino, l’Emo avvista una portaerei in lontananza, ma è nuovamente costretto all’immersione per la presenza di un cacciatorpediniere ben più vicino.
12 marzo 1941
Raggiunge il settore operativo assegnato.
14 marzo 1941
Nel pomeriggio l’Emo avvista il piroscafo britannico Western Chief (5759 tsl), unità dispersa del convoglio SC 24 (rispetto al quale è rimasto indietro), in navigazione da New York a Newport via Halifax con un carico di 7400 tonnellate di acciaio. Il battello italiano lo tallona sino al calare della notte, indi lo affonda con tre siluri, in posizione 58°44’ N e 21°34’ E o 58°52’ N e 21°13’ O (285 miglia a sud/sudovest di Vik, in Islanda, e 550 miglia a sud/sudovest delle isole Vestmann). (Altra fonte indica però l’orario dell’affondamento nelle 13.07). Dell’equipaggio del Western Chief, 24 uomini perdono la vita, mentre i superstiti sono 19, tra i quali il comandante Eric Alexander Brown.
18 marzo 1941
Alle 16.19 (7.45 per altra fonte), in posizione 58°00’ N e 24°25’ O (o 58°09’ N e 24°25’ E) l’Emo lancia un siluro contro il piroscafo britannico Clan Maciver (4500 tsl), ritenendo (a torto) di averlo colpito con un siluro (per altra fonte, l’arma manca vistosamente il bersaglio, ma l’equivoco sul siluro a segno sarebbe sorto per l’intercettazione, da parte del B-Dienst tedesco, del segnale d’attacco di sommergibile SSS lanciato dal Clan Maciver). Il mercantile cerca anche di speronare l’Emo e poi apre il fuoco, costringendolo all’immersione rapida ed all’allontanamento.
19 marzo 1941
Raggiunti i limiti di autonomia, inizia la navigazione di ritorno.
22 marzo 1941
Arriva a Bordeaux. Segue un periodo di lavori. L’ammiraglio Parona, comandante di Betasom, giudica positivamente nel suo rapporto il comandante Roselli Lorenzini, ritenendo che abbia mostrato «tenacia e di spirito offensivo, nonche' di uno obiettivo spirito di autocritica».
19 maggio 1941
Salpa da Bordeaux al comando del capitano di corvetta Roselli Lorenzini.
22 maggio 1941
Raggiunge il settore assegnato, ad ovest di Gibilterra.
25 maggio 1941
Insieme ad Argo, Mocenigo, Veniero, Marconi, Brin e Velella, l’Emo forma uno sbarramento di sommergibili a ponente di Gibilterra, per attaccare i convoglio britannici di passaggio fino al 6 giugno.
6 giugno 1941
Attacca il convoglio britannico OG 63 (partito da Liverpool il 25 ottobre e diretto a Gibilterra), formato da 39 navi e già sotto attacco da parte di altri sommergibili, tra cui Velella e Marconi.
Alle 12.32 l’Emo lancia due siluri da 1500 metri di distanza contro altrettanti mercantili, di stazza stimata in 4000 e 7000 tsl (per altra fonte, di 3000 tsl e 1900 tsl), in posizione 35°53’ N e 09°40’ O.
Roselli Lorenzini ritiene di aver affondato, o quanto meno colpito, entrambi i bersagli, ma in realtà nessuna nave è stata colpita. L’Emo sfugge senza gravi danni alla successiva caccia, con nutrito lancio di cariche di profondità per diverse ore.
20 giugno 1941
Rientra a Bordeaux.
20 agosto 1941
Dopo due mesi di lavori, lascia La Pallice per tornare in Mediterraneo.
22-27 agosto 1941
Prima di rientrare in Mediterraneo, rimane in agguato per alcuni giorni ad ovest dello stretto di Gibilterra.
27 agosto 1941
Attraversa, inizialmente in superficie, lo stretto di Gibilterra. Durante l’attraversamento (giunto al largo di Tarifa), ritenendo di essere stato avvistato, s’immerge per precauzione ma viene investito da violente correnti sottomarine, che rendono la navigazione molto difficile; ad un certo punto il battello inizia a perdere quota, sprofondando fino a 125 metri: un inconveniente non infrequente, a causa delle bizzarre correnti dello stretto.
31 agosto 1941
Alle 5.55 il sommergibile olandese O 21 (capitano di corvetta Johannes Frans Van Dulm) avvista l’Emo su rilevamento 280°, mentre quest’ultimo procede in superficie in posizione 38°53’ N e 10°38’ E (una settantina di miglia ad est-sud-est di Cagliari). Alle 6.18 l’O 21 lancia due siluri (Van Dulm vorrebbe lanciarne quattro, ma un’accidentale perdita di quota durante il lancio glielo impedisce) da 2000 metri; nessuno va a segno, e l’Emo vede la scia di uno di essi passare un migliaio di metri a poppavia, prima che l’arma esploda senza aver colpito nulla.
1° settembre 1941
Giunge a Napoli.
1° ottobre-8 novembre 1941
Assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola per essere impiegato nell’addestramento.
8-10 novembre 1941
Missione antisommergibili in Alto Adriatico, a protezione del trasferimento della corazzata Roma, in allestimento, da Trieste a Venezia.
10 novembre-12 dicembre 1941
Riprende l’attività addestrativa per la Scuola Sommergibili di Pola.
16 dicembre 1941
Trasferito a Taranto.
20 dicembre 1941
Parte a mezzogiorno da Taranto per una missione di trasporto: consegnare un carico di 67 tonnellate di rifornimenti (20 tonnellate di motorina sfusa, 32 di viveri e 15 di munizioni; altra fonte parla di 81 tonnellate complessive) alla guarnigione di Bardia, accerchiata ed assediata dalle forze del Commonwealth dal 6 dicembre, a seguito dell’avanzata britannica in Cirenaica (Operazione «Crusader»). La guarnigione di Bardia, 7000 uomini tra italiani della Divisione «Savona» e tedeschi, ha l’ordine di resistere il più a lungo possibile; cibo, acqua e munizioni scarseggiano, e la situazione dei rifornimenti è in continuo peggioramento.
25 dicembre 1941
L’Emo arriva a Bardia alle 20, recapitando il ridotto ma prezioso carico agli assediati.
26 dicembre 1941
Lascia Bardia alle 5.30, diretto a Suda.
29 dicembre 1941
Arriva a Suda alle otto.
31 dicembre 1941
Dopo aver imbarcato un nuovo carico di rifornimenti per Bardia (760 lattine di viveri sistemate nei locali interni), l’Emo (capitano di corvetta Roselli Lorenzini) lascia Suda alle 19. Si sa che le truppe britanniche hanno già investito Bardia, ma la guarnigione resiste.
2 gennaio 1942
Giunge a Bardia. A bordo non si sa, però, quale sia la situazione a terra: se la piazzaforte sia ancora in mano italiana, o sia intanto caduta. Il segnale radiogoniometrico che Bardia avrebbe dovuto trasmettere non è stato ricevuto, quindi Roselli Lorenzini decide di agire con estrema cautela: l’Emo si avvicina all’imboccatura del porticciolo restando in immersione, ed emerge a qualche centinaio di metri dalla rada solo dopo il tramonto, alle 18. Per quello che si può vedere, sembra che Bardia sia ancora in mani italiani, dunque il comandante Roselli Lorenzini – sebbene da terra provenga il rumore di un vivace cannoneggiamento – decide di entrare nel porticciolo. Appena entrato, comunque, il comandante fa manovrare il sommergibile in modo tale da girarlo e rivolgere la prua verso l’uscita, per andarsene rapidamente in caso gli eventi debbano precipitare.
Non appena l’Emo ha iniziato l’accostata, però (sono le 18.52), dei reparti britannici, attestati sui costoni che fiancheggiano la rada, aprono il fuoco sul sommergibile con fucili e mitragliere: Bardia è infatti caduta. Fortunatamente, il tiro delle armi leggere, pur colpendolo numerose volte, non è in grado di perforare lo scafo resistente dell’Emo; Roselli Lorenzini cerca di capire da quale punto provenga il tiro più intenso, per rispondere al fuoco, ma non vi riesce. Si spara da tutta la baia; per fortuna i cannoni di grosso calibro delle batterie costiere situate sulle scogliere non possono essere portate ad una depressione tale da fare fuoco contro l’Emo.
La chiara luce della luna ed il colore grigiastro della costa impediscono di distinguere le vampe degli spari od il fumo da essi prodotto; l’Emo risponde al fuoco, ma il tiro è inefficace. Per questo, e poiché una gragnola di colpi di sta abbattendo sulla plancia, rischiando di provocare perdite tra gli uomini qui presenti, Roselli Lorenzini ordina al personale di plancia di tornare sottocoperta, onde non esporlo inutilmente al fuoco nemico, e rimane da solo in plancia (avendo ordinato al comandante in seconda di restare in torretta, per sostituirlo qualora fosse colpito) insieme al timoniere di manovra, marinaio Giuseppe Campisi. Sottocoperta, l’ufficiale di rotta si prepara a distruggere i siluri (in caso di rischio di cattura), operazione già predisposta ancor prima di emergere. Si predispone anche la distruzione dei documenti segreti. L’Emo prosegue nella manovra, aumentando il moto dei motori diesel, ma subito dopo il timoniere Campisi viene ferito da due colpi ad entrambe le gambe e si abbatte sul ponte; Roselli Lorenzini lo fa scendere in torretta, poi viene a sua volta investito dallo scoppio di un proiettile vicino alla tempia sinistra. Sebbene non colpito direttamente dal proiettile, Roselli Lorenzini viene ferito alla guancia dalle minute schegge, che lo accecano temporaneamente all’occhio sinistro.
Dalla camera di manovra viene riferito che lo scandaglio ultrasonoro non marca più per basso fondale; pertanto Roselli Lorenzini fa ridurre il moto del motore sinistro (da avanti tutta ad avanti adagio) ed aumenta al massimo il moto indietro di quello di dritta, indietreggiando di qualche metro verso la parte meridionale della baia, per non finire in secca e per scapolare un relitto semisommerso che si trova quasi di prua. Non appena la prua è libera, Roselli Lorenzini toglie la barra, ed ordina alla camera di manovra di commutare il timone nell’interno, far via per la rotta di sicurezza e forzare i motori al massimo.
Alle 19.02 l’Emo riesce finalmente ad uscire dal porto di Bardia ed a portarsi fuori tiro, senza aver subito danni, e dirige per rientrare a Suda.

L’Emo al suo arrivo a Suda, il 5 gennaio 1942. Sullo sfondo la torpediniera Cassiopea (g.c. STORIA militare)

5 gennaio 1942
Arriva a Suda in mattinata. Termina così la sua breve carriera come sommergibile da trasporto.
8 gennaio 1942
Raggiunge Taranto. Successivamente viene trasferito a Cagliari.
17 aprile 1942
Prende il mare per un agguato a nord di Capo Caxine, in Algeria.
1° maggio 1942
L’Emo viene inviato, insieme al Mocenigo ed ai sommergibili tedeschi U 74 ed U 375, in soccorso di un altro U-Boot, l’U 573, gravemente danneggiato da un bombardiere Hudson a nordovest di Ténès (Algeria). L’U 573 riuscirà comunque a raggiungere coi propri mezzi Cartagena, nella neutrale Spagna.
3 maggio 1942
Rientra alla base.
12-16 giugno 1942
Viene inviato, con altri sommergibili, contro il convoglio britannico «Harpoon» proveniente da Gibilterra e diretto a Malta, nell’ambito della battaglia di Mezzo Giugno.
L’Emo, insieme a Bronzo, Velella e Zaffiro, viene inviato al largo del Golfo di Orano tra Capo Falcon e Capo Ferrat, ma non incontra unità nemiche.
Resta poi in agguato al largo della costa algerina.
18 giugno 1942
Rientra alla base.

L’Emo a Taranto nella primavera del 1942, al termine di un ciclo di lavori (g.c. STORIA militare)

23 giugno 1942
Parte per una missione a sud di Ibiza.
14 luglio 1942
La Forza H britannica, con la portaerei Eagle, il posamine veloce Welshman, gli incrociatori antiaerei Cairo e Charybdis e cinque cacciatorpediniere, esce da Gibilterra per l’operazione «Pinpoint»: un lancio di aerei dell’Eagle verso Malta, in concomitanza con una missione di rifornimento dell’isola da parte del Welshman. L’Emo non riesce però a trovare la formazione britannica, che dopo essere partita da Gibilterra ha assunto rotta verso est. Saranno infruttuosi gli attacchi da parte dell’Axum e delle aviazioni italiana (con 28 bombardieri) e tedesca (con sedici bombardieri in picchiata Junkers Ju 87 “Stuka”).
16 luglio 1942
Rientra alla base. Il capitano di corvetta Roselli Lorenzini lascia il comando del battello, sostituito dal tenente di vascello Giuseppe Franco.
11 agosto 1942
Al comando del tenente di vascello Giuseppe Franco, l’Emo parte da Cagliai diretto in un settore a nordest dell’isola di La Galite, per partecipare al contrasto al convoglio britannico «Pedestal» diretto a Malta: operazione che porterà alla più grande battaglia aeronavale della guerra del Mediterraneo, la battaglia di Mezzo Agosto. L’Emo, insieme ad Otaria, Dandolo, Avorio, Cobalto, Alagi, Ascianghi, Axum, Bronzo e Dessiè, forma uno sbarramento di dieci sommergibili a nord della Tunisia, tra i meridiani degli Scogli Fratelli e del Banco Skerki (dalle acque ad est di La Galite fino agli approcci del Canale di Sicilia).
12 agosto 1942
Raggiunge l’area assegnata all’1.05.
Alle 14.43 l’Emo avverte degli scoppi di bombe in lontananza e, dato che gli idrofoni sembrano rilevare una sorgente verso nord, alle 15.04 il sommergibile emerge e dirige alla massima velocità su rilevamento 0°, per poi immergersi nuovamente alle 15.29. Alle 15.36 gli idrofoni rilevano turbine per 310°, pertanto l’Emo accosta mettendo la prua su tale rilevamento, per determinare il senso di rotazione delle turbine; alle 16, dato che il rilevamento scade verso dritta, Franco decide di emergere, ma alle 16.04 avvista al periscopio il grosso della formazione britannica, su rilevamento vero 310°. Il comandante Franco conta 29 navi, tra cui 16 mercantili, una portaerei, quella che sembra una corazzata e diverse altre nav da guerra. Il beta è di 60° a dritta, la rotta del bersaglio è 70° e la sua velocità 14 nodi. L’Emo dirige per attaccare la portaerei, ma alle 16.25 le unità nemiche accostano di 90° a dritta, così che soltanto un incrociatore ed alcui cacciatorpediniere passano a distanza utile di lancio; la portaerei, non avendo ancora accostato, resta 3 km dietro l’incrociatore, pertanto il comandante Franco decide di attaccare quest’ultimo (che procede a 14 nodi su rotta 160°), che dovrebbe passare ad un paio di chilometri.
Alle 16.33, in posizione 37°52’ N e 09°21’ E (a nordovest di Capo Bon ed a 24 miglia per 42° da La Galite), l’Emo lancia una salva di quattro siluri con i tubi prodieri (regolati per quattro metri di profondità, angolazione 0° e divergenza tra i siluri 4°), da 1800 metri di distanza, poi si disimpegna alle 16.34. Vengono avvertite tre detonazioni dopo 1 minuto e 47 secondi, due minuti e 20 secondi e due minuti e 30 secondi, il che induce a ritenere di aver danneggiato la nave nemica.
In realtà, il bersaglio dell’attacco non è un incrociatore bensì il cacciatorpediniere britannico Tartar (unità della scorta diretta del convoglio, rispetto al quale è in posizione di poppa dritta), che è stato mancato: l’unità avversaria avvista uno dei siluri in arrivo dalla dritta, e poco dopo il cacciatorpediniere Lookout, che segue il Tartar, segnala un sommergibile in vista. Anche il Tartar stesso avvista il periscopio dell’Emo (che è salito più vicino alla superficie per constatare l’esito dei lanci), ed entrambi i cacciatorpediniere contrattacca violentemente con bombe di profondità, eseguendo due attacchi ciascuno.
Le prime due bombe scoppiano, molto vicine, alle 16.37; poi, fino alle 17.40, si sentono ad intervalli scariche di bombe di profondità, alcune delle quali molto vicine, mentre dopo le 17.40 le esplosioni sono in allontanamento. Le esplosioni causano abbondanti perdite dagli astucci di fuoriuscita assi; l’Emo sprofonda fino a 145 metri di profondità, e si rende necessario travasare l’acqua con pompa a mano e buglioli dalla camera di lancio alla sentina del locale motori diesel, aggiungendo due volte bederne agli assi. La cassetta di fine corsa del periscopio d’attacco, inoltre, viene interamente allagata da infiltrazioni d’acqua; si allaga anche la bussola magnetica e vengono messi fuori uso i manometri dei doppi fondi in camera di manovra. Al contempo, si verifica una consistente perdita dell’allagamento della cassa d’immersione rapida, che rende necessario l’impiego dell’acqua di dosaggio per compensare l’appesantimento della rapida, tenuta sempre allagata. Il portello rettangolare dell’allagamento viene deformato, al punto che sarà necessaria l’immissione in bacino.
Il sommergibile, superata la caccia, emerge alle 19 per comunicare via radio l’attacco effettuato, poi s’immerge alle 19.10 e rimane immerso fino alle 22.28, quando torna in superficie e riprende il pendolamento.
13 agosto 1942
Alle 00.58 l’Emo avvista di prua, su rilevamento vero 180° ed a distanza di 4 km, due cacciatorpediniere con beta 90° a dritta; non avendo più siluri a prua, tuttavia, non può attaccare.  All’1.12, quando i cacciatorpediniere si sono allontanati, il sommergibile s’immerge per eseguire ascolto idrofonico; l’idrofono non rileva nulla, a parte le turbine dei cacciatorpediniere in allontanamento, pertanto l’Emo riemerge e lancia il segnale di scoperta.
Alle 5.30 il sommergibile s’immerge, e dopo mezz’ora rileva agli idrofoni una sorgente per 115°; ascolta con la prua sulla sorgente, ed alle 6.10 avvista in direzione del rilevamento idrofonico un sommergibile, che s’immerge dopo due minuti. Ripreso il pendolamento, alle 10.20 l’Emo riceve ordine di cercare unità nemiche danneggiate, pertanto emerge e dirige a tutta forza verso la zona assegnata. Alle 11.28 avvista su rilevamento 40° un sommergibile in superficie, con rotta nordovest; alle 11.50 il sommergibile s’immerge a 7 km di distanza, su rilevamento 120°. Alle 12.56, ricevuto ordine di spostarsi in immersione 10 miglia a nord della zona assegnata, l’Emo s’immerge. Alle 14.38 avvista al periscopio una sagoma su rilevamento 90°, accosta mettendo la prua su tale sagoma e la riconosce per un sommergibile della propria classe, quindi riprende la navigazione ed alle 15.01 riceve ordine di cercare una portaerei ferma, quindi emerge e dirige a tutta forza verso la posizione indicata; alle 16.20, però, riceve un cifrato che annulla l’avvistamento della portaerei, così inverte la rotta e riprende a dirigere verso la zona in precedenza assegnata.
Alle 17.07, intercettato un segnale di scoperta aerea che conferma la posizione della portaerei, l’Emo inverte un’altra volta la rotta per dirigere sul punto indicato; alle 18.15 attraversa un’ampia chiazza di nafta in posizione 37°54’30” N e 09°33’ E. Durante il pomeriggio vengono avvistati innumerevoli aerei italiani.
Alle 19.15 viene avvistato un sommergibile classe Acciaio; avvicinatolo, l’Emo lo risconosce come il Bronzo. Alle 19.46, giunto nel punto indicato come posizione della portaerei, l’Emo si mette a cercarla, ma senza risultato; alle 23.29, in base ad ordini ricevuti, si sposta lentamente verso est fino al meridiano 10°. Alle 23.50 viene avvistato tiro illuminante su rilevamento 60°, e si dirige verso la posizione da cui tale tiro sembra provenire.
14 agosto 1942
Non avendo avvistato nulla, alle 00.16 l’Emo s’immerge per ascolto idrofonico, ma gli idrofoni sono completamente in avaria; vani i tentativi di ripararli. L’asse di dritta perde copiosamente, così bisogna aggiungere baderne. All’1.21 il sommergibile emerge ed esegue i lavori sull’asse, poi riprende il pendolamento; alle 4.45 si reimmerge.
In serata, l’Emo e gli altri sommergibili del suo gruppo ricevono ordine di spostarsi 30 miglia più ad ovest, per attaccare eventuali unità britanniche in navigazione di ritorno dopo che i mercantili superstiti di «Pedestal» sono giunti a Malta. L’Emo in particolare riceve ordine alle 19.05 di cercare un incrociatore danneggiato, pertanto emerge e dirige verso il punto indicato.
15 agosto 1942
Giunto alle 9.11 nella zona assegnata, l’Emo si immerge; alle 20.31 riemerge.
16 agosto 1942
S’immerge alle 5.30. Alle 11.50 riceve ordine di tornare alla base, e dirige per il rientro.
17 agosto 1942
Arriva a Cagliari alle 2.26, ormeggiandosi alla banchina sommergibili.
18-29 ottobre 1942
Agguato al largo dell’Algeria.
28 ottobre 1942
In mattinata, riceve ordine di formare uno sbarramento di sommergibili a sud delle Baleari, assieme ai sommergibili Brin, Corallo, Turchese, Topazio ed Axum, per contrastare l’operazione britannica «Baritone», che vede l’uscita da Gibilterra di parte della Forza H (portaerei Furious, incrociatori antiaerei Aurora e Charybdis, cacciatorpediniere Laforey, Lookout, Bicester, Eskimo, Venomous e Tartar) per un lancio di aerei (29 caccia Spitfire V) verso Malta; i sommergibili non incontrano, tuttavia, nessuna delle unità britanniche, che si portano a nord di Algeri per effettuare il lancio e poi rientrano alla base.

L’affondamento

Il 7 novembre 1942 l’Emo, al comando del tenente di vascello Giuseppe Franco, partì da Cagliari per una missione da svolgersi in un settore operativo a sud della Sardegna ed al largo del Golfo di Philippeville, ma proprio il giorno seguente ebbe inizio l’Operazione Torch: 500 navi da trasporto angloamericane, scortate da 350 navi da guerra di ogni tipo, iniziarono a sbarcare 107.000 soldati sulle coste dell’Algeria e del Marocco, così aprendo un secondo fronte in Africa Settentrionale. Al pari di numerosi altri sommergibili italiani (ben venti: Axum, Argo, Argento, Asteria, Acciaio, Aradam, Alagi, Avorio, Bronzo, Brin, Corallo, Dandolo, Diaspro, Mocenigo, Nichelio, Platino, Porfido, Topazio, Turchese e Velella) e tedeschi, l’Emo fu immediatamente inviato a contrastare lo sbarco Alleato: l’8 novembre gli fu ordinato di spostarsi verso ovest navigando in superficie, per portarsi a nord di Algeri.
Alle 19.09 del 9 novembre il comando della flotta subacquea italiana, Maricosom, segnalò a tutti i battelli in mare che piroscafi nemici si stavano spostando verso est, e che stavano verificandosi sbarchi a Bona ed a Philippeville; diede quindi ordine di attaccare ogni nave mercantile o militare in uscita da tali porti, evitando però (per non rischiare incidenti di “fuoco amico” con le altre unità inviate in zona) di attaccare sommergibili, MAS e motosiluranti.
La missione dell’Emo ebbe però breve durata, perché a mezzogiorno del 10 novembre il sommergibile (che si stava spostando dalla zona di Philippeville verso quella di Algeri), durante una manovra d’attacco contro il peschereccio antisommergibili britannico Lord Nuffield (tenente di vascello D. S. Mair, della Royal Naval Reserve), fu localizzato da quest’ultimo e sottoposto ad un pesante bombardamento con cariche di profondità.
Secondo fonti britanniche, il Lord Nuffield aveva rilevato l’Emo con l’ASDIC e, dopo alcuni minuti di preparazione, stava per lanciare la prima scarica di bombe di profondità quando vide con sorpresa il periscopio del sommergibile affiorare in superficie, a pochi metri di distanza. L’Emo, portatosi evidentemente a quota periscopica senza essersi prima accorto del Lord Nuffield, tentò l’immersione rapida per portarsi a quota maggiore, ma fu investito dalle esplosioni delle bombe di profondità.
Dopo una ventina di minuti di bombardamento (per una fonte, il Lord Nuffield perse il contatto ma lanciò poi una singola bomba di profondità che fu quella decisiva), seriamente danneggiato in diversi impianti nevralgici (girobussola ed impianti elettrici; anche lo scafo fu danneggiato, con ingresso di acqua, che fece sprofondare il sommergibile fino alla profondità di 100 metri), l’Emo fu costretto ad emergere. Non appena il sommergibile giunse in superficie, il Lord Nuffield, che aveva già tutti i cannoni puntati e pronti al fuoco, aprì il fuoco con tutte le armi disponibili, investendolo con una pioggia di proiettili da 100 mm (il terzo sparato andò a segno, e poi anche quelli successivi) e colpi di mitragliera Oerlikon da 20 mm. L’Emo tentò d’ingaggiò un duello d’artiglieria con l’unità britannica, ma ebbe rapidamente la peggio: mentre i marinai italiani correvano ai cannoni, la torretta fu colpita ripetutamente, e così pure il cannone poppiero, che fu messo fuori uso, con diverse perdite tra il personale. Lo stesso comandante Franco, lasciata la torretta, si portò al cannone di prua ed aprì personalmente il fuoco con il Lord Nuffield, sostituendo il puntatore ucciso, ma con scarso risultato (nello scontro il Lord Nuffield lamentò solo danni superficiali ed il lieve ferimento di un uomo); diversi colpi sparati dalla nave nemica andarono invece a segno nei pressi del cannone prodiero, riducendo ulteriormente l’efficacia del suo tiro. Tredici uomini dell’Emo – un guardiamarina, tre sottufficiali e nove tra sottocapi e marinai – rimasero uccisi nel breve combattimento; poi, non essendo nemmeno più possibile manovrare (entrambi i motori diesel erano ormai fuori uso, il sommergibile era immobilizzato), il comandante Franco dovette ordinare l’autoaffondamento.
Parecchi uomini si gettarono in mare, altri rimasero in piedi sul ponte fin quando questo non venne ricoperto dalle onde. Il sommergibile affondò di prua, mentre il Lord Nuffield, cessato il fuoco, stazionava nei pressi.
L’Emo s’inabissò verso le 13 nel punto 36°50’ N e 02°50’ E, al largo di Algeri; i 49 sopravvissuti (tra cui il comandante Franco, rimasto a bordo fino all’ultimo per aiutare i feriti) vennero recuperati dallo stesso Lord Nuffield, che li portò prigionieri ad Algeri.
Uno dei sopravvissuti, Lorenzo Trimarco, si trasferì nel dopoguerra negli Stati Uniti e qui ottenne Stato della Pennsylvania il permesso di “personalizzare” la targa della propria automobile con il nome “EMO”.


Deceduti nel combattimento:

Antonio Amato, secondo capo, da Napoli
Giuseppe Brazzini, sottocapo, da Dicomano
Vincenzo Cavagna, sottocapo, da Milano
Gervasio Cossu, marinaio, da San Gavino Monreale
Mario Di Giusto, sottocapo, da Torino
Pasquale Esposito, sottocapo, da Castellabate
Mario Giacchelli, guardiamarina, da Trieste
Vincenzo Malleo, sottocapo, da Palermo
Vittorio Marchese, secondo capo, da Napoli
Domenico Massimeli, secondo capo, da Genova
Francesco Nacca, marinaio, da Taranto
Antonio Santoro, marinaio, da Mola di Bari
Antonio Spiritu, marinaio, di Alghero



Sopra, l’Emo in affondamento (g.c. STORIA militare); sotto, il recupero dei naufraghi (USMM).





La motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare conferita al comandante Giuseppe Franco, nato a Napoli il 31 ottobre 1911:

"Comandante di Sommergibile sottoposto ad intensa caccia nel corso di missione di guerra in acque fortemente insidiate, costretto ad emergere per le gravi avarie riportate, impegnava con fredda determinazione combattimento in superficie. Sotto le incessanti raffiche di mitragliera che falciavano i serventi del cannone di poppa, sostituiva personalmente il puntatore ucciso e cercava, con l'aiuto di altri superstiti, di arrecare all'avversario il maggior danno possibile, sparando tutti i colpi delle riservette. Sopraffatta l'Unità dal preponderante fuoco avversario, appalesatasi vana ogni possibilità di ulteriore azione offensiva, ordinava l'abbandono e l'affondamento del Sommergibile. Si gettava in mare poco prima che l'Unità si inabissasse, persistendo fino all'ultimo nel tentativo di sollecitare il salvataggio di feriti impossibilitati ad abbandonarla. Esempio di ardimento e di elevato senso dell'umana solidarietà. 

(Mediterraneo, 10 novembre 1942)."



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