martedì 22 ottobre 2013

Albano


Il 2 gennaio 1941, alle sette del mattino, il piroscafo da carico Albano (2364 tsl, costruito nel 1918), della Società Anonima di Navigazione Adriatica di Venezia, in regime di requisizione per la Regia Marina, partì da Durazzo diretto a Valona in convoglio con il piroscafo Caterina (le due navi viaggiavano scariche) e con la scorta della torpediniera Aretusa. Il convoglio procedeva in linea di fila, l’Aretusa in testa, seguita dall’Albano, con il Caterina in coda. Il mare era grosso, con vento testo di ostro e libeccio. Nel pomeriggio l’Albano (al comando del capitano Edoardo Di Seneca) urtò una mina appartenente ad uno sbarramento difensivo italiano (per un errore di rotta e per la mancata conoscenza della posizione del campo minato da parte dell’Aretusa) e (secondo “Navi Mercantili Perdute” e “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo”) affondò alle 15.45 in posizione 41°10’ N e 19°24’ E (al largo di Capo Laghi, a circa 40 miglia da Valona). Secondo il resoconto del primo ufficiale Eugenio Wengersin alla commissione d’inchiesta, invece, la nave urtò una mina a 10 miglia da Durazzo alle 15.49: lo scoppio, percepito come uno schianto forte e sordo seguito da una colonna d’acqua nerastra, avvenne sul lato sinistro in corrispondenza del carbonile localizzato a mezza nave, scagliò violentemente uomini ed oggetti (il primo ufficiale Wengersin fu lanciato contro il soffitto) e devastò la zona della plancia. La lancia di sinistra, nel tentativo di calarla, si sganciò dai paranchi e si capovolse, mentre quella di dritta poté essere calata, e vi presero posto 19 uomini (tra cui il primo ufficiale Wengersin); il comandante Di Seneca, che aveva diretto la messa a mare delle lance, nel calarsi dal paranco sulla scialuppa di sinistra cadde in acque e rimase ucciso battendo violentemente la testa contro la lancia. Gli uomini sull’imbarcazione non poterono che tirarne a bordo la salma, poi tentarono inutilmente di trovare altri naufraghi. L’Albano si era spezzato in due tronconi, la prua ed il troncone costituito da centro nave e poppa, dove l’elica stava ancora girando qualche tempo dopo che l’equipaggio aveva abbandonato la nave. I due tronconi affondarono lentamente. Si fece notte, pertanto i superstiti sulla lancia accesero due razzi per rendersi visibili all’Aretusa, che dopo un po’, infatti, sopraggiunse e li prese a bordo. Delle 40 persone a bordo dell’Albano (35 di equipaggio civile e 5 militari di scorta) cinque erano rimaste uccise e quattro ferite; la torpediniera recuperò tutti i 35 superstiti e prese a rimorchio la scialuppa avente a bordo la salma del comandante Di Seneca, che finì però alla deriva a causa della rottura del cavo. L’Aretusa sbarcò i naufraghi a Durazzo, dove vennero portati nell’ospedale militare del locale Comando Marina. Il mattino successivo anche la scialuppa con il corpo del comandante Di Seneca giunse a riva a Durazzo, dove venne portata in secca.

 

Le vittime

 Francesco Delernia, Marconista (nato nel 1893)

 Capitano Edoardo Di Seneca, Comandante (nato nel 1877)

 Ferdinando Monzina, Marinaio (nato nel 1910)

 Antonio Sulcic, Meccanico (nato nel 1882)

 Giuseppe Velicogna, Primo Macchinista (nato nel 1889)





 



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