mercoledì 30 ottobre 2013

Alcione


L’Alcione (g.c. Gruppo di Cultura Navale).

Nel pomeriggio del 10 dicembre 1941 la torpediniera Alcione (la caposerie dell’omonima serie della numerosa classe Spica, dislocante 670 tonnellate standard e 1050 a pieno carico, costruita tra l’ottobre 1936 ed il dicembre 1938) salpò dal Pireo alla volta di Suda, di scorta alle navi cisterna Arca ed Elli. Alle 11.05 dell’11 dicembre, il convoglio giunse in vista di Akrotiri (La Canea), a nord dell’abitato, ed alle 14.50 (orario, come quello precedente, secondo il diario del comando navale di Creta; “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo” indica invece le 17 come orario dell’attacco), al largo di Punta Liman (a nord di Creta, all’ingresso della baia di Suda), in posizione 35°29' N e 24°11' E, gli aerei della scorta avvistarono le bolle d’aria che indicavano l’apertura dei tubi lanciasiluri di un sommergibile, e le scie di due siluri, quindi procedettero a sganciare alcune bombe di profondità e lanciarono sette razzi bianchi ed uno verde per avvertire il convoglio dell’attacco, anche volando bassi sulla verticale delle scie.


L’Alcione fotografata da Aldo Fraccaroli al Pireo il 10 dicembre 1941, in procinto di partire per la missione che si sarebbe conclusa con il suo affondamento (g.c. STORIA Militare)


I siluri, in realtà quattro e non due, erano stati lanciati dal sommergibile britannico Truant, che alle 13.20 aveva avvistato il convoglio a 9 miglia per 012° da Capo Drepano, muovendo per attaccarlo, ed alle 14.32 (secondo l’orario indicato sul giornale di bordo, dunque con una certa discrepanza rispetto a quello indicato come orario di avvistamento delle scie da parte degli aerei) aveva lanciato quattro siluri contro una delle due navi cisterna, probabilmente l’Arca, da 3200 metri (la posizione al momento indicata era 4,8 miglia per 344° da Capo Drepano). L’Alcione, che si trovava in testa al convoglio sulla rotta di sicurezza per entrare a Suda, riconobbe solo l’ultimo dei razzi (le segnalazioni fatte dagli aerei indicavano che il sommergibile era nei settori poppieri del convoglio), accelerò ed accostò sulla sinistra per tentare di attaccare il Truant e riuscì ad evitare il primo siluro, ma il secondo la colpì a poppa, asportandola o distruggendola e provocando anche l’esplosione delle bombe di profondità lì situate.


L’Alcione viene colpita dal siluro. Le due navi cisterna in secondo piano sono l’Arca e la più piccola Elli (g.c. STORIA Militare)

La torpediniera rimase immobilizzata e con la poppa distrutta, in lento affondamento: l’Elli la prese a rimorchio e tentò di portarla a Suda, ma l’improvvisato convoglio si rivelò incapace di raggiungere una velocità superiore a 2,5 nodi, pertanto, dato che l’Alcione stava imbarcando sempre più acqua ed affondando sempre più, rischiando di inabissarsi da un momento all’altro, il suo comandante decise di farla portare all’incaglio in costa tra l’isola Manati e Punta Proto, ma la nave arrivò lì ormai quasi del tutto sommersa (secondo “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo”), o, per altra versione (diario del comando navale di Creta), fu portata all’incaglio davanti all’isola di Marathi (nella baia di Suda) con la poppa rivolta verso terra, ma alle 15.35, in seguito al cedimento di una paratia a poppa sinistra, si abbatté improvvisamente sul lato sinistro, affondando su bassifondali (“Navi e marinai italiani della seconda guerra mondiale” riporta analoga versione, ma colloca l’affondamento alle 16.40). Parte del relitto rimase emergente, ma la nave fu considerata perduta ed irrecuperabile in conseguenza dei danni.


L’Alcione nell’autunno 1941, durante una scorta in Mar Egeo (g.c. STORIA Militare)

 
Secondo “La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo” i morti furono venti, mentre il diario del comando navale di Creta parla di 17 morti, un ferito grave e 13 feriti lievi.


Le vittime:

Lino Arvigo, marinaio fuochista, deceduto
Giuseppe Bombacigno, marinaio silurista, disperso
Paolo Bosco, sergente torpediniere, disperso
Rino Burba, marinaio fuochista, disperso
Giulio Cabras, marinaio, disperso
Alessandro Caliginori, marinaio fuochista, disperso
Felice Cassese, secondo capo meccanico, disperso
Giulio Contini, marinaio fuochista, disperso
Antonio Esposito, marinaio silurista, disperso
Benedino Gemelli, sottocapo cannoniere, disperso
Vincenzo Iarussi, sergente cannoniere, disperso
Angelo Irtino, sottocapo fuochista, disperso
Bruno Knes, marinaio silurista, deceduto
Paolo Lena, marinaio cannoniere, disperso
Giuseppe Librandi, sottocapo nocchiere, disperso
Franco Marzocchi, marinaio fuochista, disperso
Antonio Massa, capo silurista di seconda classe, disperso
Giuseppe Porzio, marinaio, disperso
Giuseppe Procaccianti, marinaio torpediniere, disperso
Luciano Tamburini, sergente radiotelegrafista, disperso

In un precedente episodio aveva già trovato la morte:

Adriano Bertagna, marinaio cannoniere, disperso il 27.12.1940 nel Mediterraneo centrale

Marinai dell’Alcione appollaiati sul cannone numero 3 da 100 mm, nel 1941 (g.c. Mauro Falzoi)

Marinai dell’Alcione a prua, presso il pezzo numero 1 da 100 mm, nel 1941. In secondo piano la torpediniera Sagittario e, più lontana (sulla sinistra), la portaidrovolanti Giuseppe Miraglia (g.c. Mauro Falzoi)




Tre immagini di Mario Falzoi, marinaio dell’Alcione, scattate nel 1941 (per g.c. del figlio Mauro)

Mario Falzoi in posa davanti all’Alcione, ormeggiata al Pireo nel 1941 (per g.c. del figlio Mauro)


Dati dell’attacco su Forum MarineArchiv
Pagina di Wikipedia sull’Alcione

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