giovedì 24 ottobre 2013

Alfredo


La motonave cisterna Alfredo, già Nino di Gallura, Poggioreale, Kilbride (g.c. Mauro Millefiorini). La singolare forma dello scafo era dovuta alla sua costruzione bellica (1918) come nave civetta: la “doppia prua” avrebbe dovuto ingannare gli U-Boote, impedendo loro di capire quale era la prua e quale la poppa. Un espediente che non servì a trarre in inganno gli aerosiluranti britannici.
Nella serata del 19 gennaio 1943 la motonave cisterna Alfredo (654 tsl, costruita nel 1918), della Ditta Dani & C. di Genova e requisita dalla Regia Marina, salpò da Pireo alla volta di Candia (Iraklion) carica di circa 600 tonnellate di benzina sfusa per la Luftwaffe e con sola scorta di un aereo tedesco (la scorta ebbe inizio con le luci dell’alba del 20 gennaio). Alle 11.15 del 20 gennaio l’equipaggio del velivolo germanico avvistò due aerosiluranti britannici Bristol Beaufort del 14th Squadron della Royal Air Force, che, giunti a qualche chilometro dalla nave, si separarono: uno ingaggiò un combattimento con l’aereo di scorta alla nave, ed il secondo colpì l’Alfredo a prua con il suo siluro, provocando ingenti danni. Tutti i 14 uomini dell’equipaggio ebbero il tempo di abbandonare la nave su una scialuppa, e poco dopo, alle 11.25 (o 11.45), l’Alfredo affondò in posizione 36°00’ N e 24°46’ E (tra Milo e Creta, a 45 miglia per 330° da Iraklion). La lancia, tenuta per alcune ore sotto la vigilanza di aerei della Luftwaffe (uno dei quali la rifornì lanciando in mare nei suoi pressi uno zatterone in gomma completamente attrezzato ed un sacco impermeabile con provviste, medicinali, razzi di segnalazione Very, pistola lanciarazzi e fumogeni), venne raggiunta alle 16.15 da due MAS (inviati da Suda e che avevano diretto sul luogo dell’affondamento a 18 nodi nonostante il maltempo) che presero a bordo i 14 sopravvissuti e li trasportarono a Suda.
 

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