martedì 22 ottobre 2013

Andrea Gritti

L’Andrea Gritti nella cartolina ufficiale della SIDARMA (foto E. Mioni Trieste, g.c. Nedo B. Gonzales).

La mezzanotte del 1° settembre 1941 la moderna motonave da carico Andrea Gritti (6338 tsl, costruita nel 1939), della Società Italiana di Armamento (SIDARMA) di Fiume e requisita dalla Regia Marina, lasciò Napoli diretta a Tripoli in convoglio con le motonavi Rialto, Sebastiano Venier, Vettor Pisani e Francesco Barbaro (tutte grandi e veloci motonavi di recente costruzione – tranne la Rialto – come la Gritti) e la scorta dei cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta), Freccia, Folgore, Dardo e Strale. La Gritti aveva a bordo gran parte dell’armamento della Divisione motorizzata «Trieste». Superato lo stretto di Messina, il convoglio assunse la formazione prestabilita. La rotta scelta sarebbe dovuta transitare ad est della massima autonomia delle squadriglie di aerei britannici di base a Malta, che avevano un raggio d’azione di 160 miglia, ma il convoglio aveva perso tre ore in un’ampia accostata compiuta durante la navigazione da Napoli a Messina, e così, prima di poter entrare in acque sicure, venne attaccato da nove aerosiluranti britannici Fairey Swordfish dell’83rd Squadron della Fleet Air Arm di base a Malta, circa 25 miglia a sud-sud-est di Capo Spartivento, alle 00.30 (00.25 per altra fonte) del 3 settembre. Stante l’impossibilità di proseguire la scorta aerea anche nottetempo, i velivoli della scorta, come d’uso, avevano lasciato il convoglio al tramonto, lasciando le navi prive di copertura aerea. Gli Swordfish attaccarono provenendo dalla sinistra del convoglio: le navi subito aprirono il fuoco con l’armamento contraereo ed iniziarono contromanovre per ridurre la probabilità di essere colpite da siluri, ma due delle armi andarono a segno. La Barbaro venne immobilizzata da un siluro che la colpì a poppa (venne poi rimorchiata a Messina dal rimorchiatore militare Titano), mentre la Gritti venne colpita a sua volta da un siluro che, tuttavia, dopo pochi minuti causò l’esplosione delle munizioni trasportate nella stiva colpita. La motonave saltò in aria ed affondò in posizione 37°33’ N e 16°26’ E, portando con sé 347 dei 349 uomini a bordo. Così il capitano di fregata Martini, comandante militare della Francesco Barbaro, descrisse l’esplosione della Gritti nel suo rapporto: “Subito dopo, poco lontano dall’origine di detto fuoco [contraereo, da parte delle navi], si verifica sul mare una violenta esplosione accompagnata da un’altissima ed ampia colonna di terrificante e vivido fumo rossastro con ricadenti scintille e sprazzi che determina un sinistro chiarore illuminante a giorno per circa tre  minuti il mare e l’orizzonte annebbiati”. Mentre due rimorchiatori ed i cacciatorpediniere Ascari e Lanciere venivano inviati sul luogo dell’attacco, le tre motonavi rimaste indenni e la scorta (tranne il Dardo, distaccato per il rimorchio della Barbaro) non poterono che prendere atto dell’accaduto e proseguire per Tripoli, dove giunsero l’indomani.


L’Andrea Gritti durante le prove in mare (g.c. Aldo Cavallini).

Articolo sull’affondamento dell’Andrea Gritti sul sito Grupsom

1 commento:

  1. Non ho mai conosciuto mio nonno. Era (e forse lo è ancora)a bordo dell' Andrea Gritti...... RIP.

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