giovedì 24 ottobre 2013

Aspromonte

11 novembre 1942: meno di un mese prima della sua perdita, l’Aspromonte sbarca mezzi corazzati ed autoveicoli a Bastia, nell’ambito delle operazioni per l’occupazione della Corsica. (g.c. STORIA Militare)
La motonave traghetto Aspromonte (976 tsl, costruita nel 1921), delle Ferrovie dello Stato (adibita, in tempo di pace, al traghettamento ferroviario nello stretto di Messina), requisita dalla Regia Marina ed iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato (in precedenza era stata usata come nave da sbarco per conto della Forza Navale Speciale costituita per le operazioni anfibie), fu tra le navi affondate nello scontro del banco Skerki (o Sherki) del 2 dicembre 1942, nel quale andò distrutto il convoglio "H".
Il convoglio, composto dall’Aspromonte, dal piroscafo misto Aventino, dalla motonave Puccini e dal trasporto militare tedesco KT 1 con la scorta dei cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco (caposcorta), Folgore e Camicia Nera e delle torpediniere Procione e Clio, aveva lasciato Palermo per Biserta alle 10 del 1° dicembre, trasportando 1766 militari appartenenti in massima parte alla Divisione “Superga” (su Aventino e Puccini), 698 t di munizioni e rifornimenti sul KT 1, 32 automezzi, quattro carri armati e 12 cannoni. A differenza delle altre navi, l’Aspromonte non era partito da Palermo, bensì da Trapani, dove si era aggregato al convoglio alle 15.30 (secondo “La difesa del traffico con l’Africa Settentrionale; 17.30 secondo le memorie del caposcorta Cocchia) del 1° dicembre, accodandosi all’Aventino (i mercantili erano disposti su due file, l’Aventino seguito dall’Aspromonte a sinistra, la Puccini seguita dal KT 1 a dritta; esternamente al convoglio, su due file, il Da Recco a proravia a sinistra, la Procione a proravia a dritta, la Clio a sinistra alla stessa altezza dell’Aspromonte ed il Camicia Nera a dritta alla stessa altezza del KT 1, mentre il Folgore procedeva a poppavia del convoglio, dietro i mercantili).



La nave nel suo originario aspetto di piroscafo traghetto Scilla (II), prima della rimotorizzazione e di ricevere il nuovo nome di Aspromonte (g.c. Mauro Millefiorini).
Così il capitano di vascello Aldo Cocchia, caposcorta sul Da Recco, ricordò il traghetto nel suo libro di memorie “Convogli”: “L’Aspromonte, bella e grossa nave traghetto, era carica di carri armati e munizioni. La sua velocità era di circa 16 nodi e perciò la sua aggregazione ad un convoglio di 10 nodi non appariva molto opportuna; d’altra parte sola non la si poteva far navigare e convogli veloci in quel momento non ce n’erano”.

Il servizio di decrittazione britannico “Ultra” intercettò però i messaggi riguardanti il convoglio, ed ad attaccarlo fu inviata da Bona la Forza Q, una formazione britannica al comando del viceammiraglio C. H. J. Harcourt e composta dagli incrociatori leggeri Aurora, Sirius ed Argonaut e dai cacciatorpediniere Quiberon e Quentin.

Poco dopo la mezzanotte il Da Recco, per spostare il convoglio di circa tre miglia verso sud (una misura precauzionale in vista di un possibile attacco da parte di navi di superficie) ordinò dapprima di accostare di 90° a sinistra alle 00.05 e poi di 00.17 di riaccostare a dritta per tornare sulla rotta precedente (245°), e la Puccini, non avendo ricevuto l’ordine a causa del malfunzionamento della radio, speronò l’Aspromonte, causando pochi danni ma molta confusione. L’Aspromonte rimase fermo per qualche minuto, scadendo a sudest del convoglio; la Clio fu distaccata per assisterlo, ma alle 00.34 il traghetto comunicò di poter proseguire, e rimise in moto.



Lo Scilla (II), futuro Aspromonte, allo “sbarcadero” di Villa San Giovanni (g.c. Roberto Copia/Associazione Ferrovie Siciliane).
 

Pochi minuti più tardi, alle 00.37 del 2 dicembre, il convoglio venne attaccato dalla Forza Q al largo del banco di Skerki (nelle acque della Tunisia). Lo scontro, in condizioni di drammatica disparità, durò un’ora, tutti i mercantili ed il Folgore vennero affondati, mentre Da Recco e Procione subirono gravi danni.
 
L’Aspromonte (al comando del tenente di vascello di complemento Gaetano Zolese), allontanatosi dal convoglio (aveva invertito la rotta sulla dritta e si era allontanato verso ovest-nord-ovest alla massima velocità di 17 nodi, con rotta 065° dalle 00.40) ed inizialmente sottrattosi alla strage iniziale (la nave proseguì senza problemi sino all’1.10, quando manovrò per evitare quelli che ritenne essere due siluri sganciati da aerei, ma che tali non erano, non essendovi stati attacchi aerei; delle navi britanniche solo il Sirius, all’1.02, lanciò un siluro contro quello che da parte britannica fu identificato come l’Aspromonte, ritenendo di averlo colpito, ma, secondo “La difesa del traffico con l’Africa Settentrionale”, la nave attaccata dal Sirius era in realtà l’Aventino, pertanto il traghetto non sarebbe stato fatto segno del lancio di siluri da nessuna unità), venne però successivamente raggiunto: dopo una ventina di minuti venne illuminato da bengala, poi, dopo sei-sette salve andate vuoto grazie alle manovre a zig zag, i primi colpi andarono a segno. La nave attaccante era l’Aurora, che aprì il fuoco alle 00.46 da 3800 m (senza risultato, apparentemente; il traghetto stava dirigendo per est-sudest) e poi di nuovo dall’1.13 all’1.20 da 7200 m (in questa seconda occasione anche altre unità si unirono al cannoneggiamento); dall’1.20 all’1.30 il traghetto fu cannoneggiato continuamente. Un proiettile esplose in plancia, uccidendo o ferendo gravemente tutti i presenti ad eccezione del comandante Zolese (che, leggermente ferito alla schiena, si mise al timone di persona e continuò a zigzagare), e dopo il primo centro l’Aspromonte venne fatto segno di ininterrotto tiro d’artiglieria. Quando il timone venne immobilizzato da un proiettile, il comandante Zolese cercò di manovrare con le macchine, ma all’1.29 il traghetto, scosso da una violentissima esplosione, affondò di poppa in posizione 37°43’ N e 11°16’ E, portando con sé, oltre ad un imprecisato numero di membri dell’equipaggio civile militarizzato, 41 membri dell’equipaggio militare (6 sottufficiali e 35 sottocapi e marinai). Otto minuti dopo il combattimento era finito. Il caposcorta Cocchia, gravemente ustionato nel combattimento, ricordò poi: “Chi invece non riuscì a scampare [riferendosi al fatto che gli altri convogli in mare erano sfuggiti agli attacchi nemici] fu la quarta nave mercantile del nostro convoglio, l’Aspromonte, che fu raggiunta dopo le 3 [in realtà molto prima]”. I superstiti dell’Aspromonte, parte dei quali su zattere e lance, vennero avvistati la mattina successiva da un aereo, che lanciò un fumogeno bianco per segnalarli, ed intorno alle 7.40 del 2 dicembre vennero trovati e soccorsi dal Camicia Nera, guidato sul posto dal velivolo.



L’Aspromonte, con la livrea delle Ferrovie dello Stato, in entrata a Messina in tempo di pace (g.c. Roberto Copia/Associazione Ferrovie Siciliane).


Lo Scilla (II), poi Aspromonte, a Messina (g.c. Roberto Copia/Associazione Ferrovie Siciliane).


L’Aspromonte in servizio come nave da sbarco della Forza Navale Speciale, nel corso di un’esercitazione sulle coste della Toscana (g.c. Mauro Millefiorini).


2 commenti:

  1. Complimenti per l'interessante e circostanziata ricostruzione degli ultimi momenti di questo sfortunato traghetto ferroviario.
    Roberto Copia
    Associazione Ferrovie Siciliane - AFS (Messina)

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