domenica 27 ottobre 2013

Assiria

L’Assiria (g.c. Guglielmo Lepre).
Alla fine di febbraio del 1941 la motonave da carico Assiria (2705 tsl, costruita nel 1928), della Società Anonima di Navigazione Adriatica di Venezia e requisita dalla Regia Marina, raggiunse Tripoli al comando del capitano Giovanni Domestico, in convoglio. Non avrebbe mai più lasciato la città libica. La nave sbarcò parte del suo carico tra le 8.30 e le 19 del 7 marzo, ma alle 22.20 ebbe inizio un’incursione aerea sul porto di Tripoli: l’equipaggio non di guardia si riparò nel rifugio a terra più vicino, mentre a bordo dell’Assiria, che al pari degli altri mercantili all’ormeggio aveva aperto il fuoco di sbarramento con le due mitragliere di cui era dotata, erano rimasti comandante, ufficiali, il personale militare e la parte dell’equipaggio civile di guardia. Alle 23.00 del 7 marzo la motonave venne colpita da una bomba nei pressi della cucina sul ponte lance. Rimase ucciso il piccolo di cucina Alfredo Raimondo, nato il 19 ottobre 1921, e furono feriti il giovanotto di II Giulio Rude, polesano, ed i militari Mario Bencivenga, Giovanni Toso e Foca Scuticchio. Lo scoppio della bomba causò anche un grave incendio che arrecò ingenti danni agli alloggi ed alla sala macchine. Alfredo Raimondo venne sepolto nel pomeriggio del 9 marzo, in presenza di un picchetto militare (successivamente la salma venne traslata al Sacrario Militare dei Caduti Oltremare di Bari).

L’11 marzo l’Assiria, ancora in porto a Tripoli, venne nuovamente colpita durante un’altra incursione aerea iniziata all’1.15 e terminata alle 4.00: subito dopo l’allarme, lanciato all’1.15, una bomba andò a segno a dritta quasi in corrispondenza della linea di galleggiamento, nella parte poppiera della stiva n. 2, e la motonave, sbandando ed imbarcando acqua, dovette essere portata ad adagiarsi su bassofondale per salvare il carico militare ancora a bordo (circa 250 tonnellate). L’Assiria aveva riportato diverse falle e la stiva era completamente allagata, perciò si rinunciò al pompaggio. Non si ebbero vittime né feriti. Tra l’11 marzo ed il 20 aprile la carena venne ispezionata da palombari ed ebbero luogo lavori di recupero e riparazione che riportarono la motonave quasi in condizione di navigare, ma proprio a questo punto arrivò il colpo di grazia.

Alle 02.00 del 21 aprile ebbe infatti inizio un nuovo attacco aereo su Tripoli, cui alle 3.45 si aggiunse anche un bombardamento navale. Stava infatti avendo luogo il bombardamento navale di Tripoli: dapprima, infatti, il porto fu oggetto di incursioni aeree da parte di bombardieri Vickers Wellington del 148th Squadron della Royal Air Force e Fairey Swordfish dell’830th Squadron della Fleet Air Arm e di altri velivoli decollati dalla portaerei britannica Formidable, poi, tra le 5.02 e le 5.40-5.45 del 21 aprile (l’orario è in discordanza con quello indicato dal comandante dell’Assiria e sopra riportato) il porto della città libica venne bombardato dalle corazzate britanniche Barham, Valiant e Warspite e dall’incrociatore leggero Gloucester (scortati dai cacciatorpediniere Hotspur, Havock, Hero, Hasty, Hereward, Jervis, Janus e Juno), che spararono complessivamente circa 2000 proiettili (circa 530 tonnellate di munizioni), tra cui 478 da 381 mm. Il risultato dell’azione fu il danneggiamento della torpediniera Partenope e del piroscafo Sabbia e l’affondamento del piroscafo Marocchino e della motovedetta Cicconetti della Regia Guardia di Finanza, oltre che dell’Assiria. Intorno alle 5, infatti, l’Assiria venne gravemente danneggiata nelle stive prodiere e lungo lo scafo. Le lamiere poste a tamponare le falle riportate nella stiva n. 2 durante il precedente attacco dell’11 marzo si staccarono, provocando il rapido allagamento delle due stive prodiere: l’Assiria sbandò fortemente sulla dritta, appruandosi, poi l’acqua allagò anche la sala macchine e le due stive poppiere, ed alle 6.45 la motonave si rovesciò sul lato di dritta ed affondò adagiandosi con il lato dritto su un fondale di nove metri. Circa un terzo del relitto rimase emergente. Non si ebbero vittime né feriti. Il relitto venne sorvegliato sino al 5 maggio, poi l’equipaggio venne rimpatriato con il piroscafo Marco Polo. Il relitto venne poi ulteriormente danneggiato il 20 gennaio 1943, alla caduta di Tripoli, per evitarne il recupero, ma fu egualmente recuperato dai britannici, presumibilmente per essere demolito.



Il relitto dell’Assiria nel porto di Tripoli (foto tratta da “Navi Mercantili Perdute” di Rolando Notarangelo e Gian Paolo Pagano, USMM, Roma 1997).


 
Pagina del sito Giornale Nautico Parte Prima sull’Assiria, con estratti dal suo giornale di bordo concernenti gli ultimi giorni

 

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