mercoledì 11 dicembre 2013

Adua


L’Adua nei CRDA di Mofalcone appena completato, prima dell’entrata in servizio (tratta da “I sommergibili di Monfalcone” di Alessandro Turrini, supplemento alla “Rivista Marittima” n. 11 del novembre 1998, via Marcello Risolo).
Sommergibile di piccola crociera, capoclasse dell’omonima classe di 17 unità (dislocamento di 697,254 t in superficie ed 856,397 t in immersione) detta anche degli “Africani” (i sommergibili della classe portavano infatti i nomi di battaglie combattute dalle truppe italiane in Africa Orientale).

Durante la seconda guerra mondiale svolse otto missioni offensive od esplorative e 16 di trasferimento tra porti nazionali (percorrendo 8146 miglia in superficie e 1504 in immersione e trascorrendo 85 giorni in mare), e 46 missioni addestrative per la Scuola Sommergibili di Pola (percorrendo ulteriori 2009 miglia).
 

Breve cronologia.

 
1° febbraio 1936

Impostazione nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone (numero di costruzione 1177).

13 settembre 1936

Varo nei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone.

14 novembre 1936

Entrata in servizio. Assegnato alla XXIII Squadriglia Sommergibili, avente base a Napoli.

Primavera 1937

Compie una lunga ed intensa crociera d’addestramento nel bacino orientale del Mediterraneo, segnatamente nel Dodecaneso, in Grecia ed in Libia. Verrà impiegato per l’addestramento sino alla seconda guerra mondiale.

Fine 1939

Assegnato alla LXXI Squadriglia Sommergibili (VII Gruppo Sommergibili), avente base a Cagliari, di cui risulterà ancora far parte allo scoppio della guerra.

10 giugno 1940

Entrata in guerra dell’Italia. L’Adua (TV Giuseppe Roselli Lorenzini) si trova in agguato insieme ad altri tre battelli nel canale di Sardegna (a sud dell’isola, tra Capo Telauda e l’isola tunisina della Galite), sul meridiano di Capo Telauda.

13 giugno 1940

Viene spostato al largo delle Baleari, nel canale di Ibiza (ad ovest di Maiorca). Si verificano degli avvistamenti, che non sono però seguiti da attacchi. Successivamente riceverà ordine di portarsi nel Golfo del Leone, in un settore una quindicina di miglia ad est di Capo Creus.

17 giugno 1940

Nella notte avvista un cacciatorpediniere, ma le avverse condizioni cinematiche impediscono l’attacco.

18 giugno 1940

Nella mattinata, durante l’agguato nel Golfo del Leone, avvista un convoglio francese (cinque mercantili e due avvisi scorta) in navigazione da Marsiglia a Tolone. La presenza delle due navi scorta impedisce di avvicinarsi a distanza ridotta, quindi l’attacco avviene da 1800 metri, con il lancio di un siluro contro un trasporto truppe, la nave più grande del convoglio. Viene avvertito quella che si ritiene essere la detonazione del siluro, ma in realtà da documentazione francese nessuna unità risulta colpita. Secondo “Axis Submarine Successes of World War Two” di Jürgen Rohwer l’attacco non ebbe luogo il 18 giugno ma alle 7.12 del 17, a nordovest di Capo Sant’Antonio.

Terminata questa missione assumerà il comando dell’Adua il TV Luigi Riccardi, al comando del quale saranno effettuate tre infruttuose missioni nelle acque dell’Egitto.

22 ottobre 1940-12 marzo 1941

L’Adua (TV Luigi Riccardi) presta servizio presso la Scuola Sommergibili di Pola, impiegato nell’addestramento. In questo periodo si avvicendano al suo comando, in via temporanea e per poco tempo, il TV Carlo Todaro e successivamente il TV Mario Resio. In tutto vengono svolte 46 missioni addestrative.
 

L’Adua all’ormeggio (Coll. A. Turrini, tratta da “I sommergibili classe 600 serie Adua” di Alessandro Turrini sulla “Rivista Italiana di Difesa” n. 3 del marzo 1986 via www.betasom.it)

 
Metà marzo 1941

Viene dislocato a Tarato di nuovo al comando del TV Riccardi.

Marzo 1941

Avendo base a Taranto, effettua un pattugliamento 40 miglia ad ovest dell’Isola di Santa Maura (Isole Ionie) ed un agguato nel golfo di Taranto.

Aprile 1941

Effettua un agguato a sud di Capo Crio e del canale di Cerigotto, con base a Taranto.

10 maggio 1941

Arriva a Lero.

24 maggio 1941

Lascia Lero diretto tra Alessandria d’Egitto ed il Canale di Caso, ponendosi in agguato sulla congiungente tra le due località.

28 maggio 1941

Si sposta a sud di Creta. Una ventina di miglia a sud di Capo Littinos avvista una grande formazione britannica, ma questa procede a velocità troppo elevata perché l’Adua possa attaccare.

3 giugno 1941

All’1.30, al largo di Capo Littinos, nella baia di Messaria, intercetta una grossa bettolina a motore avente a bordo 8 ufficiali e 64 sottufficiali e soldati britannici, che stanno cercando di fuggire da Creta, occupata dalle forze tedesche (la battaglia di Creta è terminata con la vittoria delle forze dell’Asse proprio due giorni prima), per raggiungere l’Egitto, in mano agli Alleati. L’Adua cattura gli otto ufficiali ed obbliga la bettolina a tornare a Creta, scortandola nella navigazione. A Creta anche i rimanenti militari britannici vengono fatti prigionieri.

4 giugno 1941

Conclusa la missione, fa ritorno a Taranto. Seguono tre mesi di lavori.

28 agosto 1941

Alle 16.30, durante la navigazione di trasferimento da Pola a Messina, in posizione 37°51’ N e 15°46’ E, viene avvistato a 2300 metri di distanza dal sommergibile britannico Unbeaten, che lo identifica erroneamente come un’unità della classe Balilla (molto più grossa) ed apprezza che stia navigando lungo la costa verso ovest. L’avvistamento si verifica troppo tardi perché l’unità britannica possa attaccare con migliori probabilità di successo, tuttavia l’Unbeaten lancia quattro siluri da 2750 metri. L’Adua viene mancato, ed i quattro siluri esplodono contro la costa; l’unità italiana non si accorge nemmeno di essere stata attaccata.

Metà settembre 1941

Effettua un pattugliamento nelle acque di Minorca, facendo ritorno a Cagliari il 16 settembre


L’Adua con colorazione mimetica durante la guerra (da www.marina.difesa.it, via www.betasom.it)


L’affondamento

Il 23 settembre 1941 l’Adua partì da Cagliari per raggiungere una zona d’agguato al largo di Capo Palos, a nord di Cartagena ed a sud-sudovest di Ibiza, dove era previsto che sarebbe passato un grosso convoglio britannico in navigazione da Gibilterra a Malta. Era infatti in corso l’operazione britannica “Halberd” per il rifornimento di Malta. A bordo del sommergibile vi erano 47 uomini di equipaggio (5 ufficiali, 8 sottufficiali e 34 sottocapi e marinai); uno degli ufficiali, il guardiamarina Angelo Lombardini, era al suo primo imbarco su un’unità subacquea.

L’Adua raggiunse la sua area d’agguato il 26 settembre, ma nel frattempo il convoglio di “Halberd” era già passato: gli attacchi subacquei si verificarono quando le navi britanniche, terminato il proprio compito, stavano tornando alle basi.

Alle 3.50 del 30 settembre, tra Capo Palos e Capo Caxine, l’Adua avvistò una formazione di undici cacciatorpediniere – appartenenti ad una formazione britannica che stava rientrando a Gibilterra dopo il completamento dell’operazione “Halberd” – e la attaccò, con il lancio di una salva di quattro siluri. Le unità della squadra britannica al comando del contrammiraglio Alban Curteis, tra le 3.30 e le 4.00, rilevarono segni della presenza di un sommergibile in superficie e sentirono quelli che ritennero essere gli scoppi di siluri a fine corsa. Avvertito uno scoppio (evidentemente quello dei siluri a fine corsa), l’Adua si ritirò verso nord per evitare l’individuazione ed il contrattacco (i cacciatorpediniere costituenti lo schermo protettivo della formazione di Curteis, infatti, cercarono il sommergibile attaccante senza risultato), ed alle 5.25 (o 5.20) lanciò il segnale di scoperta della formazione (avvistamento, composizione e posizione), comunicando inoltre a Maricosom l’avvenuto attacco. Poi più nulla.

Alle 9.28 del 30 settembre, in posizione 37°10’ N e 00°56’ E (altra fonte indica la latitudine come 36°50’ N, più a sud; in ogni caso a nordovest della città algerina di Ténès, ad est di Cartagena e 250 miglia ad est di Gibilterra), leggermente più a nord del punto indicato da Curteis come luogo del precedente attacco, il sonar del cacciatorpediniere britannico Gurkha, appartenente alla Forza H – un’altra formazione britannica che rientrava a Gibilterra dopo “Halberd” –, segnalò un contatto a 1800 metri, con rilevamento 240 e ¼ gradi: si trattava dell’Adua. (Secondo fonti italiane l’Adua sarebbe probabilmente stato rilevato al radiogoniometro quando trasmise il segnale di scoperta via radio, venendo poi localizzato con il sonar). Ottenuta conferma che il contatto fosse un sommergibile, il Gurkha passò all’attacco, ed immediatamente si unì alla caccia anche un altro cacciatorpediniere, il Legion, mentre il resto della formazione britannica (la Rodney, l’Ark Royal, gli incrociatori Hermione, Edinburgh ed Euryalus ed i cacciatorpediniere Farndale, Heythrop, Cossack, Zulu, Isaac Sweers, Lance e Lively, sebbene la pagina del sito Naval History di quest’ultimo riporta che anche il Lively avrebbe partecipato alla caccia; non essendovene però menzione nelle descrizioni dell’attacco presenti sullo stesso sito, sembra probabile trattarsi di un errore) proseguiva sulla sua rotta, verso Gibilterra. Alle 9.33 il Gurkha gettò un “pattern” di 14 bombe di profondità, regolate per scoppiare ad una bassa profondità, sulla posizione dell’Adua, ed alle 9.45 venne sentita una forte esplosione subacquea, del carburante iniziò ad affiorare in superficie ed il Gurkha perse il contatto. Alle 9.55, tuttavia, il Legion rilevò di nuovo un contatto sonar ed attaccò a sua volta con un “pattern” di 14 cariche di profondità, per poi perdere a sua volta il contatto. Alle 10.01 il Legion ritrovò il contatto, ed alle 10.09 attaccò con un terzo “pattern” di 14 bombe di profondità; durante questo attacco, rottami e carburante emersero vicino al punto dove il cacciatorpediniere aveva lanciato il precedente gruppo di bombe di profondità, confermando l’avvenuta distruzione di un sommergibile. L’Adua non sarebbe mai più tornato alla base.

 Perì con il sommergibile l’intero equipaggio:

Adriano Ansaldo, comune

Edoardo Baricchi, tenente del Genio Navale (direttore di macchina)

Giuseppe Barresi (o Battesi), sottocapo

Giovanni Baselli, comune

Emilio Bosio, sottocapo

Luigi Camilletti, sottocapo

Vittorino Caramori, sottocapo

Paolo Cataldo, sottocapo

Luigi Ciardo, secondo capo

Luciano Ciulli, comune

Mario Colasanti, comune

Sante Colonnello, secondo capo

Angelo Coluccia, comune, da Castro (Lecce)

Giovanni Costantini, secondo capo

Giacomo Dapiran, secondo capo

Domenico Gagliardi, comune

Carlo Ghersi, comune

Spiridione Giordani, sottotenenente di vascello (comandante in seconda)

Mario Guccini, comune

Sergio Guelfi, sottocapo

Giuseppe Leotta, sottocapo

Angelo Lombardini, guardiamarina

Carmelo Maceo, sottocapo

Mario Mainardi, capo di seconda classe

Guerrino Meneguzzi, sottocapo

Vincenzo Mercurio, sottocapo

Domenico Messina, comune

Achille Morichelli, sottocapo

Ampelio Onofri, comune

Fernando Pagni, sottocapo

Antonio Pappalardo, sottocapo

Francesco Ranzenico (o Ranzenigo), sottocapo

Luigi Riccardi, tenente di vascello (comandante)

Ciro Riccio, comune

Andrea Rossi, sottocapo

Francesco Sacchi, secondo capo

Bruno Santandrea, comune

Olindo Santarato, sottocapo

Fiorino Scagliotti, capo di seconda classe

Nunzio Schintu, capo di seconda classe

Mario Scotti, comune

Salvatore Scotto di Vettimo, sottotenente di vascello

Alfredo Serio, comune

Silverio Siciliano, comune

Salvatore Silvestri, sottocapo

Antonio Umbro, sottocapo

Paolo Urbani, sottocapo
 
L’Adua in navigazione (g.c. Piotr Mierzejewski/facta-nautica.graptolite.net)







SERVICE HISTORIES of ROYAL NAVY WARSHIPS in WORLD WAR 2: HMS ARK ROYAL – Fleet AircraftCarrier, including Convoy Escort Movements





2 commenti:

  1. Salve, ho notato che è inserita una stessa foto nella scheda del smg Adua e Durbo. Grazie ancora per il suo prezioso lavoro. Cordiali saluti. Dante Flore

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    1. Ora che me lo fa notare me ne accorgo: però non so quale sia l'identità corretta del battello in foto...

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