domenica 15 dicembre 2013

Fratelli Cairoli


La nave a Taranto nel 1934 (foto Aldo Fraccaroli, collezione Maurizio Brescia, via Associazione Venus)

Torpediniera, già cacciatorpediniere, appartenente alla classe Rosolino Pilo (dislocamento in carico normale 770 t, a pieno carico 806 t) della numerosa serie detta dei “tre pipe”. Ex Francesco Nullo.
Durante la seconda guerra mondiale operò principalmente in compiti di scorta lungo le coste della Libia.

Breve e parziale cronologia.

24 settembre 1913

Impostazione nei cantieri Pattison di Napoli.

12 novembre 1914

Varo nei cantieri Pattison di Napoli.

1° maggio 1915

Entrata in servizio come cacciatorpediniere, con il nome di Francesco Nullo.

24 maggio 1915

Ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale. Il Nullo (CC Catellani) appartiene alla I Squadriglia Cacciatorpediniere, di stanza a Brindisi, che forma insieme ai cacciatorpediniere Animoso, Ardente, Ardito ed Audace.

3 maggio 1916

Il Nullo (CC Domenico Bianchieri) prende il mare unitamente all’unità gemella Giuseppe Missori ed agli esploratori leggeri Guglielmo Pepe e Cesare Rossarol, per dare appoggio a distanza all’operazione di posa di uno sbarramento di mine effettuata dai cacciatorpediniere Zeffiro e Fuciliere nelle acque antistanti Sebenico. In prossimità di Punta Maestra le quattro navi italiane avvistano fumi e dirigono per avvicinarvisi, avvistando quindi quattro cacciatorpediniere austroungarici della classe Velebit e sei torpediniere d’alto mare pure austroungariche (tali unità stavano procedendo verso ovest per dare appoggio ad un attacco aereo in atto su Ravenna e Porto Corsini). Nullo, Missori, Pepe e Rossarol si pongono all’inseguimento della formazione nemica, che dirige per la base di Pola, ma le quattro unità della Regia Marina vengono attaccate da tre idrovolanti. L’attacco viene respinto e l’inseguimento ripreso, ma alle 15.50, in vicinanza della costa nemica, vengono avvistati anche un incrociatore e due unità sottili austroungariche uscite da Pola in appoggio alle proprie unità di ritorno, pertanto Nullo, Missori, Pepe e Rossarol devono rinunciare all’attacco e ritirarsi.

12 giugno 1916

Nullo (CC Domenico Biancheri) e Missori forniscono appoggio (tenendosi pronti ad intervenire nel caso di un attacco di unità nemiche di superficie) ad un gruppo di siluranti impegnate in una missione di forzamento del porto istriano di Parenzo per distruggere una presunta base di idrovolanti là situata. La formazione è composta dal cacciatorpediniere Zeffiro e dalle torpediniere 30 PN e 46 PN incaricati dell’attacco, con appoggio ravvicinato da parte dei cacciatorpediniere Fuciliere ed Alpino, il supporto di Nullo e Missori e la scorta, sino agli sbarramenti, di Pepe e Rossarol più alcune torpediniere.

L’ordine d’operazioni prevede che alle 3.30 del 12 giugno Nullo e Missori incrocino sulla congiungente tra Parenzo e Cortellazzo, a 20 miglia da Parenzo, mentre sulla medesima congiungente Alpino e Fuciliere si trovano a 15 miglia dalla cittadina istriana, e Pepe e Rossarol a 25 miglia. Il forzamento da parte di Zeffiro, 30 PN e 46 PN avviene nottetempo senza problemi, con la cattura di un gendarme ed il cannoneggiamento, per una ventina di minuti, della posizione della presunta stazione di idrovolanti. Le tre unità lasciano poi Parenzo, anche a seguito dell’avvistamento di fumo all’orizzonte, che fa presagire l’arrivo di navi austroungariche, e dirigono per unirsi al gruppo di sostegno (Nullo, Missori, Pepe e Rossarol, che stanno incrociano a 25 miglia da Parenzo), per prepararsi al combattimento, ma il fumo avvistato scompare sottocosta. Durante la navigazione di ritorno verso Venezia la formazione italiana verrà attaccata da dieci idrovolanti austroungarici, a più ondate, che, nonostante la reazione degli aerei dell’Intesa (due idrovolanti italiani ed un caccia francese) preparati per questa specifica evenienza, riusciranno a colpire alcune delle navi, uccidendo quattro uomini e ferendone altri 14.

1-2 novembre 1916

Nullo, Missori, Pepe ed un altro esploratore, l’Alessandro Poerio, ricevono il compito di dare eventuale appoggio ad un attacco di MAS nel canale di Fasana. (Con il favore della notte, il MAS 20, appoggiato dalla torpediniera 9 PN, supererà le ostruzioni del canale di Fasana, vi penetrerà ed attaccherà la vecchia pirofregata corazzata Mars con il lancio di due siluri, che tuttavia non poterono colpire a causa del mancato funzionamento degli acciarini tagliareti. Le unità italiane rientreranno indisturbate alle basi).

1918

Grandi lavori di sostituzione dell’armamento. L’originario armamento artiglieresco composto da 4 pezzi da 76/40 mm e due da 76/30 mm viene sostituito con 5 pezzi da 102/35 mm, due mitragliere pesanti da 40/39 mm e due mitragliere da 6,5 mm. Rimane inalterato l’armamento silurante, 4 tubi lanciasiluri da 450 mm. In seguito ai lavori il dislocamento a pieno carico viene incrementato da 806 a 900 tonnellate. (Per altra fonte, tuttavia, il Nullo ed il gemello Simone Schiaffino sarebbero invece state le uniche due unità della classe a non subire queste modifiche, mantenendo l’armamento originario).

12 settembre 1919

Quando Gabriele D’Annunzio ed i suoi legionari entrano a Fiume, proclamandone l’annessione all’Italia (contro il volere delle autorità italiane) e dando inizio alla cosiddetta “Impresa di Fiume”, il Nullo, insieme al cacciatorpediniere Giuseppe Cesare Abba ed alla corazzata Dante Alighieri, è una delle tre navi da guerra italiane presenti nel porto. Quando viene dato il segnale della partenza, gran parte dell’equipaggio, tra cui molti marinai scalzi e senza berretti, scende invece a terra gridando “Viva Fiume italiana!” e si pone agli ordini di D’Annunzio, dichiarandolo loro unico comandante e ponendosi a difesa dell’italianità della città.

8 dicembre 1919

Il Nullo si unisce alle forze di D’Annunzio divenendo così una delle unità della piccola Marina della Reggenza del Carnaro (la “Flotta del Quarnaro”). (Altra fonte data l’adesione del Nullo ai legionari all’8 dicembre 1920).

14 novembre 1920

Il Nullo trasporta a Zara, accompagnato dalla torpediniera 66 PN, dal trasporto Cortellazzo e dal MAS 22, D’Annunzio, Giovanni Giuriati, Giovani Host-Venturi (comandante della Legione Fiumana), Guido Keller (aviatore e responsabile agli approvvigionamenti dei legionari) e Luigi Rizzo (comandante di MAS affondatore delle corazzate Wien e Szent Istvan e decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare). A Zara D’Annunzio incontra l’ammiraglio Enrico Millo, comandante delle truppe italiane lì stanziate, che gli dichiara il suo appoggio.

15 gennaio 1921

In seguito all’accordo con cui, dopo il “Natale di Sangue”, D’Annunzio accetta di lasciare Fiume, il Nullo e le altre unità “legionarie” lasciano Fiume e raggiungono Pola.

16 gennaio 1921

Come simbolica “punizione” per l’“ammutinamento” a favore di D’Annunzio, il Nullo viene radiato dai quadri del naviglio della Regia Marina e subito reiscritto con il nuovo nome di Fratelli Cairoli.

1922

Il Cairoli presta servizio nelle acque della Dalmazia tra Zara e Spalato.

1926

Collisione con il similare Enrico Cosenz (che per coincidenza era un’altra unità “legionaria” di Fiume, l’ex Agostino Bertani), a seguito della quale il Cairoli riporta gravi danni.

6 agosto 1928

Nel mattino del 6 agosto, si svolge un’esercitazione che prevede l’impiego dei sommergibili F 14 ed F 15, dell’esploratore Brindisi, dell’esploratore leggero Aquila e della V Flottiglia Cacciatorpediniere, con la simulazione di un attacco da parte dei due battelli ai danni del Brindisi. Le navi di superficie, riunitesi ad ovest di Parenzo, fanno rotta su Pola con il Brindisi e l’Aquila in linea di fila al centro scortati sui fianchi dalle due squadriglie dei cacciatorpediniere della V Flottiglia anch’essi disposti in linea di fila, subendo dapprima il finto attacco dell’F 15, poi, alle 8.40, mentre il mare mosso va peggiorando con vento che gira da Grecale a Scirocco. Alle 8.40, sette miglia ad ovest di San Giovanni in Pelago, il cacciatorpediniere Giuseppe Cesare Abba (caposquadriglia di dritta) avvista l’F 14 a quota periscopica ed in via di emersione, ma a causa di errate manovre l’F 14 viene poco dopo speronato dal Missori, che sta seguendo l’Abba, ed affonda su un fondale di 40 metri. Il Cairoli viene distaccato per richiamare sul luogo l’F 15, che, avendo completato la propria manovra d’attacco ed essendo emerso, sta rientrando a Pola ignaro dell’accaduto. L’F 15 riuscirà a mettersi in contatto con l’F 14 e verranno avviati immediatamente i soccorsi (cui parteciperà anche il Cairoli) ai 23 uomini intrappolati all’interno dei compartimenti non allagati del sommergibile affondato (altri quattro erano annegati a seguito della collisione), ma l’F 14 potrà essere riportato a galla, con l’ausilio di grossi pontoni, solo alle 18 del 7 agosto, troppo tardi per salvare i superstiti.

1° ottobre 1929

Declassato a torpediniera, essendo ormai obsoleto.

1930

Prende parte ad una crociera nel Mediterraneo orientale.

1931

La Cairoli, insieme alla similare Ippolito Nievo, ai cacciatorpediniere Castelfidardo e Calatafimi ed all’esploratore Augusto Riboty, forma la III Flottiglia Cacciatorpediniere, inquadrata nella IV Divisione Navale (II Squadra).

1932

Altra crociera nel Levante.

1936-1938

Partecipa alla Guerra di Spagna, con compiti anticontrAbbando contro le navi che trasportano rifornimenti per le forze repubblicane.

10 giugno 1940

Entrata in guerra dell’Italia. La Cairoli fa parte della XI Squadriglia Torpediniere di base alla Maddalena, insieme alla similare Antonio Mosto ed alle più moderne Canopo e Cassiopea. Viene successivamente trasferita in Libia, adibita a scorta dei convogli costieri.

14 settembre 1940

Nel pomeriggio parte da Tripoli per scortare a Bengasi i piroscafi da carico Maria Eugenia e Gloria Stella, carichi di uomini, rifornimenti e veicoli destinati alla X Armata ed arrivati da Napoli insieme ad un terzo mercantile, l’Ogaden.

16 settembre 1940

Il convoglio raggiunge Bengasi alle 19.30.


L’affondamento


Alle 14.00 del 21 dicembre 1940 la Fratelli Cairoli, al comando del toscano tenente di vascello Ferdinando Menconi, lasciò Bengasi per scortare a Tripoli il piroscafo Caffaro. Il convoglio sarebbe dovuto arrivare a Tripoli alle 14.00 del 23 dicembre. Le condizioni del cielo, all’alba del 23 dicembre, impedirono di osservare le stelle per determinare la posizione, dunque le due navi procedevano con navigazione stimata, beccheggiando notevolmente a causa del vento e del mare da ovest, in peggioramento.

Alle 8.55 del 23 dicembre, in posizione 32°42’ N e 14°55’ E, il sommergibile britannico Regent attaccò il convoglio lanciando due siluri contro il Caffaro da una distanza di 2900 metri, ma il piroscafo venne mancato: le navi italiane non notarono nemmeno l’attacco, e proseguirono sulla loro rotta.

Alle 10.25, in posizione 32°40’ N e 14°50’ E (al largo di Misurata, ed a nordest di Tripoli), la Cairoli urtò una mina e, scossa da due enormi esplosioni a distanza di pochi secondi l’una dall’altra, impennò la prua ed affondò di poppa in pochi attimi, portando con sé il comandante Menconi ed altri 70 dei 114 uomini dell’equipaggio. Il Caffaro (al comando del tenente di vascello Guidi, che aveva assistito al disastro dalla scaletta della plancia della sua nave, che stava scendendo quando era avvenuta la prima esplosione), nonostante il mare mosso, dopo aver lanciato i segnali previsti per casi del genere provvide con immediatezza ed abilità al salvataggio dei 43 sopravvissuti, alcuni dei quali contusi dalla seconda esplosione (che non si seppe mai se fosse stata causata da una seconda mina o dallo scoppio di una caldaia). La torpediniera Clio venne mandata da Tripoli a rimpiazzare l’unità perduta nella scorta al Caffaro, ed il piroscafo, con i naufraghi della Cairoli a bordo, raggiunse Tripoli scortato dalla Clio.

Venne in seguito appurato che nella zona dove la Cairoli era affondata nessuno, né la Regia Marina né la Royal Navy, aveva mai posato delle mine, quindi si concluse che la Cairoli era saltata su una mina alla deriva. Talvolta la perdita della Cairoli viene imputata al campo minato posato dal sommergibile britannico Rorqual il 9 novembre 1940 sei miglia e mezzo a nordovest di Misurata (che costituiva il punto di atterraggio per le navi che, partite da Bengasi, attraversavano il golfo della Sirte), uno sbarramento di 50 mine su cui già il 5 dicembre era affondata la torpediniera Calipso.


Morirono nell’affondamento:

Ugo Albarella D’Afflitto, sottotenente di vascello, disperso
Giovanni Albergo, marinaio segnalatore, disperso
Antonino Amante, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Barrera, marinaio, disperso
Vincenzo Bellino, marinaio radiotelegrafista, disperso
Paolo Billeci, marinaio, disperso
Potenzo Brescia, marinaio fuochista, disperso
Giovanni Bufi, marinaio fuochista, disperso
Biagio Busicchia, sottocapo cannoniere, disperso
Liberato Buzzo, sergente meccanico, disperso
Giovanni Calò, marinaio, disperso
Cosimo Cardellicchio, secondo capo segnalatore, disperso
Vittorio Casini, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Cicirello, marinaio, disperso
Giuseppe Corridori, marinaio fuochista, disperso
Antonino Cotugno, sottocapo cannoniere, disperso
Antonio D’Amato, marinaio, disperso
Gaetano D’Angelo, marinaio, disperso
Leonardo De Fraia, marinaio, disperso
Giuseppe De Francesco, marinaio fuochista, disperso
Tonino Farinelli, marinaio nocchiere, disperso
Antonio Ferrari, marinaio radiotelegrafista, disperso
Vittorio Gabrielli, marinaio fuochista, disperso
Lucio Gallipoli, marinaio cannoniere, disperso
Gioacchino Ganci, marinaio, disperso
Emanuele Gozzo, marinaio fuochista, disperso
Donato Graziosi, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Ingletto, marinaio, disperso
Salvatore La Rosa, marinaio, disperso
Sebastiano Lo Giudice, marinaio fuochista, disperso
Nunzio Lo Verde, sottocapo elettricista, deceduto
Mario Mandò, sottocapo torpediniere, disperso
Giuseppe Marcucci, marinaio fuochista, disperso
Athos Marmocchi, secondo capo meccanico, disperso
Natale Marnika, sottocapo furiere, disperso
Pietro Maritano, capo meccanico di prima classe, disperso
Renato Massei, secondo capo silurista, disperso
Alfio Mazzocchio, sottocapo meccanico, disperso
Vincenzo Megali, marinaio fuochista, disperso
Emanuele Menconi, capo cannoniere di seconda classe, disperso
Ferdinando Menconi, tenente di vascello (comandante), deceduto
Gennaro Meola, marinaio fuochista, disperso
Giuseppe Nappo, sottocapo silurista, disperso
Pietro Novelli, secondo capo nocchiere, disperso
Gennaro Pagliuca, marinaio fuochista, disperso
Guerrino Pardini, marinaio, disperso
Antonio Paternoster, marinaio fuochista, disperso
Mario Pecollo, marinaio fuochista, disperso
Emilio Peis, marinaio cannoniere, disperso
Francesco Petrolino, sottocapo S. D. T., disperso
Igino Pignoli, marinaio, disperso
Giuseppe Pipitone, sottocapo nocchiere, disperso
Luigi Pisano, secondo capo meccanico, disperso
Rosario Raccampo, sottocapo cannoniere, disperso
Amedeo Rinesi, sottocapo meccanico, disperso
Italo Rizzi, marinaio fuochista, disperso
Rosario Roccaforte, secondo capo meccanico, disperso
Vincenzo Rubera, marinaio fuochista, disperso
Calogero Sansone, marinaio cannoniere, disperso
Orlando Sartori, capo meccanico di prima classe, disperso
Giovanni Scala, marinaio, disperso
Umberto Schiavo, marinaio, disperso
Mario Scorza, marinaio fuochista, disperso
Vincenzo Sforza, marinaio fuochista, disperso
Salvatore Sturiale, marinaio fuochista, disperso
Antonio Tomaselli, sergente cannoniere, disperso
Giovanni Troise, marinaio, disperso
Calogero Vercio, marinaio fuochista, disperso
Stanislao Zajec, marinaio torpediniere, disperso
Risorto Zingaropoli, marinaio fuochista, disperso
Guido Zucchini, marinaio furiere, disperso




Nessun commento:

Posta un commento