lunedì 27 gennaio 2014

Palmaiola

 
La Palmaiola (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)
 
Cannoniera del dislocamento di 562 tonnellate (per altra fonte, probabilmente erronea, 472 t), lunghezza 40 metri per 6 di larghezza e 3,6 di pescaggio, 8,5 nodi di velocità, armata con un cannone contraereo da 76/40 mm (per altra fonte con un pezzo da 57 mm), venti (per altra fonte ottanta) uomini di equipaggio.
 
Breve e parziale cronologia.
 
1902
Costruito nei cantieri Cook, Welton & Gemmell di Hull come piropeschereccio d’altura (trawler) Saxon, da 242 tsl.
1906
Acquistato dall’Armada Española, trasformato in rimorchiatore d’altura e ribattezzato Mary. (Altre fonti parlano dell’unità come se fosse stata in servizio nella Marina spagnola, come Mary, sin dalla sua costruzione nel 1902).
1916
Acquistato dalla Regia Marina e ribattezzato Palmaiola.
19 febbraio 1916
Entrata in servizio per la Regia Marina come dragamine e/o rimorchiatore d’alto mare. Impiegato anche come vedetta.
Luglio 1921
Riclassificato cannoniera (o cannoniera-dragamine).
1926
La Palmaiola, insieme alle cannoniere Alula e Berenice ed all’esploratore Taranto, è alle dipendenze del Comando Superiore Navale dell’Oceano Indiano. Le quattro unità vengono impiegate nella colonizzazione ed italianizzazione della Somalia (ed in particolare della Migiurtinia, dove è in corso la transizione dal protettorato italiano sui locali sultanati alla colonia vera e propria sotto totale controllo dell’Italia), assicurando i collegamenti, partecipando all’occupazione e difesa di località della costa e trasportando e sbarcando truppe, operando continuamente (per 75 giorni) lungo le sue coste anche durante il monsone di sudovest, che causa forte rollio e notevoli problemi alle piccole cannoniere, che cionondimeno continuano a navigare. Gli equipaggi della Palmaiola e delle altre unità vengono elogiati dal Capo di Stato Maggiore della Regia Marina per la loro condotta in condizioni così avverse.
10 giugno 1940
All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Palmaiola, insieme alle altrettanto piccole cannoniere Dante De Lutti, Riccardo Grazioli Lante, Giovanni Berta e Valoroso, fa parte del Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali della base di Tobruk, e precisamente della IX Squadriglia da Dragaggio, che forma insieme a Grazioli Lante e Berta.
12 giugno 1940
Qualche minuto dopo le quattro del mattino Palmaiola, Grazioli Lante e Berta (la IX Squadriglia Dragaggio), uscite da Tobruk per effettuare dragaggio di mine (altra versione parla di servizio di vigilanza a qualche miglio dal porto, ma è errata), s’imbattono a 3,5 miglia da Punta Tobruk, mentre procedono su rotta 328° dirette verso il punto da cui dare inizio al dragaggio, in una formazione britannica inviata a bombardare la base libica: la compongono gli incrociatori leggeri Liverpool e Gloucester e quattro cacciatorpediniere. Le unità britanniche appaiono improvvisamente nella foschia (Liverpool e Gloucester sono in linea di fronte, mentre i quattro cacciatorpediniere li seguono a poppavia) a 2,5 miglia dalle piccole cannoniere italiane (che dopo averle viste cercano di dirigere verso la costa per portarsi sotto la protezione delle batterie costiere, la cui distanza dalle navi britanniche è di 14.000 metri), e subito accostano in fuori ed aprono il fuoco con tutti i cannoni e le mitragliere: Palmaiola e Grazioli Lante riescono a riparare nel porto di Tobruk, ma la Berta, ultima e più grossa unità della fila, bersagliata fin dall’inizio, viene colpita più volte e, ridotta ad un rottame, affonda intorno alle 5.
27 luglio 1941
Alle sette del mattino la Palmaiola lascia Tripoli diretta a Napoli insieme ai piroscafi Ernesto, Nita, Nirvo, Castelverde ed Aquitania (il convoglio «Ernesto»), scortati dai cacciatorpediniere Folgore, Saetta, Alpino e Fuciliere.
 


Un’altra immagine della cannoniera (da www.betasom.it)


28 luglio 1941
Alle 18.15 si unisce alla scorta anche il cacciatorpediniere Fulmine, mentre poco più tardi Fuciliere ed Alpino lasciano la scorta per andare ad assistere l’incrociatore leggero Giuseppe Garibaldi, silurato dal sommergibile HMS Upholder mentre era in mare (insieme all’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli ed ai cacciatorpediniere Granatiere e Bersagliere) a copertura del convoglio.
29 luglio 1941
La vecchia torpediniera Giuseppe Sirtori si unisce alla scorta. Alle 3.20 il convoglio viene avvistato dal sommergibile britannico Upholder, che dopo aver dovuto rinunciare ad un primo tentativo di attacco alle 3.35, a causa dell’avvicinamento di un cacciatorpediniere, emerge alle 3.46 e sei minuti dopo lancia infruttuosamente il suo ultimo siluro contro alcune delle navi del convoglio, in posizione 38°28’ N e 12°14’ E, ma l’arma non va a segno e l’attacco non viene nemmeno notato dalle navi italiane.
Alle 13.09, in posizione 39°51’ N e 13°46’ E (una sessantina di miglia a sudovest di Napoli), il sommergibile olandese O 21 avvista a sua volta i fumi del convoglio, ed alle 14.51, avvistate le alberature, passa all’attacco. Alle 15.53 l’O 21 lancia quattro siluri contro due dei mercantili prima di allontanarsi verso sudovest; nessuna delle armi va a segno, e la scorta contrattacca con bombe di profondità tra le 16.09 e le 17.01.
30 luglio 1941
Il convoglio «Ernesto» raggiunge Napoli alle 3.10.
1942
Riclassificata nave idrografica ed impiegata in lavori idrografici. Viene anche adibita a vigilanza foranea.
 
L’affondamento
 
Il 27 febbraio 1943 la Palmaiola, al comando del tenente di vascello Bruno Veick (che l’estate precedente era già sopravvissuto all’affondamento della torpediniera Generale Antonio Cantore, di cui era il comandante), era alla fonda nel porto di Siracusa, quando la città venne attaccata da dodici cacciabombardieri Supermarine Spitfire degli Squadrons 185 (sei aerei) e 229 (gli altri sei) della Royal Air Force, decollati da Malta ed aventi per obiettivo la centrale elettrica, il porto e l’idroscalo. Le bombe raggiunsero i loro obiettivi e caddero anche sulla città (specialmente nella zona di Piazza Santa Lucia), causando gravi distruzioni ed uccidendo 39 civili, compresi diversi bambini. La Palmaiola era una delle pochissime unità, se non l’unica, presenti nel modesto porto della città siciliana, e fu inevitabilmente il bersaglio delle bombe: colpita, alle sette di sera la cannoniera affondò nelle acque del porto. Tra i morti vi fu anche il comandante Veick.
 
Il relitto della nave venne recuperato nel dopoguerra solo per essere demolito.
 
Undici gli uomini della Palmaiola che riposano tuttora nel “Campo di guerra” del cimitero di Siracusa:
 
Pasquale Carneri, fuochista
Vincenzo Cosenza, allievo cannoniere
Luigi Di Giovanni, nocchiere
Francesco Di Mento (o Di Merito), nocchiere
Saverio Martino, allievo fuochista
Oliviero Marcello, fuochista (di Giulianova, nato il 12.6.1910)
Renato Pasqualini, marinaio
Olindo Sala (o Sola), cannoniere
Lorenzo Signorili (o Signorile, o Signorelli), secondo capo meccanico
Giovanni Torre (o Tinè), fuochista
Bruno Veick, tenente di vascello (comandante)








 

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