lunedì 10 marzo 2014

Fulmine


Il Fulmine (g.c. Carlo Di Nitto via www.naviearmatori.net)
Cacciatorpediniere della classe Folgore (dislocamento standard 1450 t, a pieno carico 2130 t). Durante il conflitto svolse 97 missioni di guerra (4 con le forze da battaglia, 14 di caccia antisommergibile, 4 di bombardamento contro costa, 37 di scorta convogli, 7 di addestramento e 31 di trasferimento o di altro tipo), percorrendo 29.518 miglia e passando ai lavori 68 giorni.

Il Fulmine nella seconda metà degli anni ’30 (g.c. Giorgio Parodi via www.naviearmatori.net). Maurizio Brescia nota che la foto, prodotta dallo Studio Pucci di La Spezia, è frutto di un fotomontaggio: l’immagine del Fulmine fermo al molo, infatti, è stata ‘incollata’ su uno sfondo che mostra lo sbocco del Golfo di La Spezia, con l’aggiunta di alcune piccole onde a prua per simularne il movimento a bassa velocità.



Breve e parziale cronologia.
1° ottobre 1929
Impostazione nei Cantieri Navali del Quarnaro di Fiume.
2 agosto 1931
Varo nei Cantieri Navali del Quarnaro di Fiume.
14 luglio 1932
Entrata in servizio.
Le unità della classe Folgore si riveleranno, sin dalle prove in mare, afflitte da seri problemi di stabilità trasversale, tanto da superare ripetutamente la soglia del rischio di capovolgimento (è interessante notare, a questo proposito, che tutte le quattro unità della classe, Fulmine compreso, dopo essere state colpite da bombe o cannonate in combattimento affonderanno infatti capovolgendosi). Tutte le unità vengono perciò sottoposte ad importanti lavori di modifica per ridurre i pesi situati in alto: 60 tonnellate di zavorra vengono piazzate sotto i locali caldaie, altre 30 sotto le turbine di poppa, le alette antirollio vengono allargate di dieci centimetri, il fumaiolo viene abbassato (rendendo necessaria l’aggiunta di un’unghia alla sua sommità, per impedire che il fumo rechi disturbo all’equipaggio), l’alberetto a tripode viene rimosso ed il proiettore principale viene spostato sopra la timoniera, più in basso rispetto alla sua posizione originaria; le due mitragliere da 40 mm situate sul cielo della tuga, a poppavia del fumaiolo, vengono spostate ai lati della tuga, sul ponte di coperta (questo, però, fa perdere buona parte dei vantaggi della riduzione del numero dei fumaioli da due ad uno, attuata per la prima volta nelle unità delle classi Freccia e Folgore), vengono eliminati i due obici illuminanti da 120/15 mm situati ai lati della sovrastruttura principale e viene rivista la disposizione di parte dei depositi di nafta, che si pianifica di riempire di acqua di mare quando sono vuoti.
Tutto questo, tuttavia, porterà a ridurre di non poco la velocità ordinaria, facendola scendere a 31-32 nodi, al di sotto di quella della precedente classe Turbine.
Seguiranno altre modifiche di minore importanza, come lo spostamento degli occhi di cubia.

La nave fotografata a Tolone il 5 agosto 1933 (foto Marius Bar, collezione Maurizio Brescia, via Associazione Venus)


1934

Il Fulmine fa parte della II Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli Folgore, Lampo e Baleno. La II Squadriglia, insieme alla I (Freccia, Dardo, Saetta, Strale) forma la 1a Flottiglia Cacciatorpediniere (conduttore l’esploratore Antonio Pigafetta), inquadrata nella I Squadra Navale.
In questo periodo presta servizio a bordo del Fulmine, quale guardiamarina, la futura MOVM Luigi Durand de la Penne.
1937-1938
Partecipa alla guerra civile spagnola.

Dettaglio di una foto di una pubblicazione ufficiale del 1937 con il Fulmine (g.c. Carlo Di Nitto via www.naviearmatori.net)

7-9 aprile 1939
Il Fulmine, inquadrato nel I Gruppo Navale (al comando dell’ammiraglio di divisione Angelo Iachino) insieme al gemello Folgore, all’incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere, al cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, alle torpediniere Polluce e Pleiadi, alla nave cisterna e da sbarco Garigliano ed al grosso piroscafo Umbria, partecipa all’occupazione di San Giovanni di Medua durante le operazioni per l’invasione dell’Albania (Operazione «OMT»).

La nave a La Spezia alla fine degli anni Trenta (Collezione Maurizio Brescia via Associazione Venus)

1939-1940
Lavori di rimodernamento: vengono eliminate due mitragliere singole da 40/39 mm e due binate da 13,2/76 mm, rimpiazzate da 5-6 più moderne mitragliere singole Breda Mod. 1939/1940 da 20/65 mm.
10 giugno 1940
All’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, il Fulmine forma la VIII Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli Folgore, Lampo e Baleno.
Essendo la velocità massima di queste unità ridotta a non più di 30 nodi, verranno dapprima assegnate alla scorta delle corazzate classe Cavour, le navi maggiori più lente, e successivamente destinate alla scorta dei convogli diretti in Libia.
7-9 luglio 1940
Il Fulmine (CC Leonardo Gramaglia) salpa da Taranto con i tre gemelli, la VII Squadriglia Cacciatorpediniere (Freccia, Dardo, Saetta e Strale) e le corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour per fornire sostegno a distanza ad un convoglio quattro mercantili carichi di truppe rifornimenti (i trasporti truppe Esperia e Calitea e le moderne motonavi da carico Marco Foscarini, Vettor Pisani e Francesco Barbaro) in navigazione verso la Libia con la scorta di sei torpediniere (le moderne Orsa, Procione, Orione e Pegaso e le vetuste Rosolino Pilo e Giuseppe Cesare Abba).
Giunto il convoglio a destinazione, la flotta italiana si avvia sulla rotta di rientro, ma viene informata che anche la Mediterranean Fleet è in mare per un’operazione simile, quindi dirige per incontrare il nemico, in quella che diverrà l’inconclusiva battaglia di Punta Stilo. Il 9 luglio la VIII Squadriglia, come altre squadriglie di cacciatorpediniere, viene autorizzata a rifornirsi ad Augusta prima di riprendere il mare per il previsto punto di riunione delle forze navali italiane (37°40’ N e 17°20’ E, 65 miglia a sudest di Punta Stilo, con incontro previsto per le 14 od al massimo, per i cacciatorpediniere distaccati a rifornirsi, per le 16). Le unità della VIII Squadriglia non hanno un ruolo di rilievo nella battaglia.
Terminata la battaglia, la flotta italiana si avviò alle proprie basi. La VIII Squadriglia, insieme alle Squadriglie Cacciatorpediniere VII, IX, XI, XIV, XV e XVI (36 unità in tutto), alla corazzata Conte di Cavour, agli incrociatori pesanti Pola, Zara, Fiume e Gorizia ed agli incrociatori leggeri Alberico Da Barbiano, Alberto Di Giussano, Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi, entra ad Augusta nel pomeriggio del 9 luglio. Poco dopo mezzanotte, però, a seguito dell’intercettazione e decifrazione di messaggi radio britannici che facevano presagire un imminente attacco di aerosiluranti contro il naviglio ormeggiato ad Augusta, Supermarina ordina a tutte le navi di lasciare la base: dopo essersi frettolosamente rifornite, le unità ripartono per le basi di assegnazione. VIII, VII e IX Squadriglia salpano alle 00.55 del 10 luglio scortando Cavour, Pola e I Divisione (Zara, Fiume, Gorizia), raggiungendo poi Napoli.
11 novembre 1940
Il Fulmine è a Taranto, ormeggiato in Mar Grande vicino al gemello Lampo ed alla corazzata Conte di Cavour (le unità della VIII Squadriglia sono tutte ormeggiate nel lato sudorientale del Mar Grande, all’interno della diga della Tarantola, e sono disposte quasi a semicerchio ad ovest della Cavour: in senso orario Fulmine, Lampo, Baleno e Folgore) quando la base viene attaccata da aerosiluranti britannici decollati dalla portaerei Illustrious, che silurano le corazzate Littorio, Caio Duilio e Conte di Cavour nella cosiddetta “notte di Taranto”. Nel corso dell’incursione, uno dei primi siluri sganciati dagli aerei britannici passa vicino proprio al Fulmine, prima di raggiungere la nave da battaglia Cavour provocandone l’affondamento. Lo Swordfish responsabile di questo attacco (l’L4A del CC Kenneth Williamson e del TV Norman Scarlett) è anzi uno dei due soli aerei britannici ad essere abbattuti nel corso dell’attacco, alle 23.14: non è del tutto certo se per merito del tiro contraereo del Fulmine, o – più probabilmente – della Cavour stessa. Il Fulmine, dopo aver assistito all’abbattimento dell’aereo, che cade in mare vicino al cacciatorpediniere, riceve a bordo i due membri del suo equipaggio (soccorsi dalla motolancia di un bacino galleggiante ormeggiato accanto al Fulmine e trasbordati poi sul cacciatorpediniere), che vengono interrogati ed ai quali cui vengono offerti vestiti puliti, cognac, birra, un pasto caldo e dei letti per la notte.
Nei giorni seguenti, la VIII Squadriglia, Fulmine compreso, è uno dei pochi reparti navali che vengono mantenuti a Taranto, mentre quasi tutte le altre unità vengono evacuate verso porti ritenuti più sicuri dall’offesa aerea. A seguito dell’incursione diversiva effettuata da incrociatori britannici nel canale d’Otranto contemporaneamente all’attacco su Taranto, che ha portato alla distruzione di un convoglio di quattro mercantili, la VIII Squadriglia viene designata per tenersi pronta a muovere insieme alla VIII Divisione (in alternanza con VII Divisione e XV Squadriglia) per contrastare eventuali nuove puntate offensive britanniche nel canale d’Otranto, che comunque non avranno luogo.
Inizio 1941
Lavori di modifica: tutte le mitragliere vengono eliminate, ed a loro posto sono installate 6 più moderne mitragliere da 20 mm.
6 gennaio 1941
Viene momentaneamente aggregato alla IX Squadriglia Cacciatorpediniere, e con essa (Vittorio Alfieri, Vincenzo Gioberti e Giosuè Carducci) partecipa, unitamente alla XIV Squadriglia Torpediniere (Altair, Andromeda, Pallade e Partenope), ad un bombardamento navale delle posizioni greche a Porto Palermo, in Albania. Le unità, partite da Valona, eseguono il bombardamento all’alba del 6 gennaio e ritornano poi nella base albanese prima di mezzogiorno.
9 gennaio 1941
Fulmine, Folgore ed i più moderni cacciatorpediniere Ascari e Carabiniere effettuano il pomeriggio del 9 un nuovo bombardamento delle posizioni elleniche di Porto Palermo.
8-12 marzo 1941
Insieme al gemello Baleno ed al più anziano Turbine scorta i trasporti tedeschi Alicante, Arcturus e Wachtfels e la motonave italiana Rialto (convoglio «Arcturus») da Napoli a Tripoli.
12 marzo 1941
Riparte da Tripoli unitamente al Lampo, scortando Arcturus e Wachtfels che rientrano a Napoli.
14 marzo 1941
Il convoglio arriva a Napoli.

Il Fulmine alla boa (Collezione Guido Alfano via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)

24 aprile 1941
Lascia Napoli alle 23 insieme al cacciatorpediniere Euro ed alle torpediniere Canopo, Castore, Orsa e Procione, per scortare a Tripoli il convoglio denominato «Seetransportstaffel .23» o «Birmania», composto dai mercantili italiani Birmania e Rialto e dai tedeschi Reichenfels, Marburg e Kybfels.
(Per altra fonte, probabilmente erronea, prende il mare il 30 insieme ai cacciatorpediniere Ascari e Carabiniere, agli incrociatori pesanti Trieste e Bolzano ed all’incrociatore leggero Eugenio di Savoia, per dare scorta indiretta a tale convoglio, la cui scorta diretta sarebbe invece costituita dai cacciatorpediniere Euro e Vincenzo Gioberti e dalle torpediniere Castore, Procione e Orione). Il convoglio, dopo una sosta ad Augusta e Messina, prosegue verso la Libia con rifornimenti per l’Afrika Korps.
1° maggio 1941
Il convoglio «Birmania» subisce un attacco subacqueo nei pressi delle secche di Kerkennah.
Alle 12.44 il sommergibile britannico Undaunted avvista il convoglio «Birmania», in navigazione ad otto nodi con rotta 205°, in posizione 34°40’ N e 12°20’ E, e passa all’attacco. Alle 12.51, un’ottantina di miglia a nord di Tripoli, la Rialto (che si trova in formazione vicino a Fulmine, Canopo e Marburg) viene infatti mancata di poco da un siluro, che le passa a poppa.
Il convoglio subirà anche attacchi aerei in giornata, uscendone però indenne, ed arrivando a Tripoli alle 23 dello stesso 1° maggio.
5-7 maggio 1941
Fulmine ed Euro, insieme alle torpediniere Orsa, Procione, Cigno, Centauro e Perseo, scortano a Tripoli un convoglio formato dai mercantili tedeschi Marburg, Reichenfels e Kybfels, dalla motonave italiana Rialto e dal trasporto truppe Marco Polo.
Alle 13.25 del 6 maggio il convoglio viene avvistato in posizione 37°36’ N e 15°28’ E dal sommergibile britannico Unique, ma questi, che dista una decina di miglia dalle navi dell’Asse e non è nella posizione prevista a causa di un errore di navigazione, non è in grado di attaccare.
16 maggio 1941
Lascia Napoli insieme ai cacciatorpediniere Turbine, Euro, Folgore e Strale, scortando in Libia il «26. Seetransport Konvoi», composto dai mercantili tedeschi Preussen e Sparta, dagli italiani Motia, Capo Orso e Castelverde e dalla motonave cisterna Panuco. Al convoglio si aggiunge poi anche una seconda nave cisterna, la Superga. La forza di copertura è costituita dagli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi con i cacciatorpediniere Granatiere, Bersagliere, Fuciliere e Alpino.
Durante la navigazione, Preussen e Panuco entrano in collisione.
20 maggio 1941
Tra le 9.32 e le 9.34 il sommergibile britannico Urge avvista la forza di copertura del convoglio, e poi, alle 9.47, il convoglio stesso, che procede a dodici nodi con rotta 135°. L’Urge passa quindi all’attacco (in posizione 35°44’ N e 11°59’ E), lanciando quattro siluri contro il Capo Orso e la Superga, poi s’immerge a maggiore profondità, subendo il contrattacco dell’Euro. Tanto le rivendicazioni dell’Urge (di aver affondato una o due navi) quanto quelle dell’Euro (di aver affondato il sommergibile attaccante) risulteranno errate: nessuna unità riporta in realtà alcun danno.
21 maggio 1941
Il convoglio giunge a destinazione.
Maggio 1941
Scorta il piroscafo Bosforo, la motonave Bainsizza, il piroscafo tedesco Duisburg ed ancora la Panuco.
21 luglio 1941
Alle 5.15 Fulmine, Folgore, Saetta ed Euro partono da Napoli per scortare a Tripoli il convoglio «Nicolò Odero», formato dai piroscafi Maddalena Odero, Nicolò Odero, Caffaro e Preussen. Il sommergibile britannico Olympus attacca infruttuosamente il convoglio con lancio di siluri.
Successivamente, al convoglio si aggregano anche la nave cisterna Brarena (partita il 21 da Palermo scortata dal Fuciliere), i cacciatorpediniere Alpino e Fuciliere e la torpediniera Pallade.
22 luglio 1941
Attacchi di aerosiluranti britannici Fairey Swordfish dell’830th Squadron della Fleet Air Arm, al largo di Pantelleria, affondano il Preussen (che affondando trascina con sé 180 dei 440 uomini a bordo) ed immobilizzano la Brarena, che, dopo un inutile tentativo dapprima di rimorchiarla verso Lampedusa (da parte del Fuciliere, assistito dal Folgore) e poi di finirla a cannonate, viene abbandonata alla deriva in fiamme (affonderà definitivamente dopo alcuni giorni).
23 luglio 1941
Il resto del convoglio raggiunge Tripoli.
27 luglio 1941
Il Fulmine parte da Tripoli insieme ai cacciatorpediniere Folgore e Saetta ed alla vecchia torpediniera Giuseppe Sirtori, scortando un convoglio formato dai piroscafi Ernesto, Nita, Nirvo, Aquitania, Palmaiola e Castelverde di ritorno a Napoli.
29 luglio 1941
Alle 3.20 il convoglio (in navigazione a 9 nodi con rotta 030°) viene avvistato a nordest di Capo San Vito dal sommergibile britannico Upholder, che si prepara a lanciare ma che deve poi interrompere all’attacco in seguito all’arrivo di un cacciatorpediniere in avvicinamento subito prima del lancio, alle 3.35. Alle 3.46 l’Upholder emerge, ed alle 3.52 lancia l’ultimo siluro rimasto contro due mercantili ed un cacciatorpediniere, in posizione 38°28’ N e 12°14’ E, ma l’arma li manca, passando a proravia.
Alle 14.51 il convoglio viene avvistato in posizione 39°51’ N e 13°46’ E (una sessantina di miglia a sudovest di Napoli) dal sommergibile olandese O 21, che alle 15.53 lancia quattro siluri contro due dei mercantili, dalla distanza di 4150 metri, per poi immergersi a 35 metri ed allontanarsi verso sudovest. Nessuna nave viene colpita; le unità della scorta bombardano l’O 21 con 24 bombe di profondità dalle 16.09 alle 17.01, ma il battello olandese elude senza danni il contrattacco scendendo ad una quota di 87 metri.
30 luglio 1941
Il convoglio raggiunge Napoli.
13 agosto 1941
Lascia Napoli insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Strale, Ugolino Vivaldi e Lanzerotto Malocello ed alla torpediniera Orsa, per scortare a Tripoli le motonavi Rialto, Andrea Gritti, Francesco Barbaro, Vettor Pisani e Sebastiano Venier.
Il convoglio viene più volte attaccato da aerei e sommergibili, ma senza mai riportare danni (fatta eccezione per un cannone del Vivaldi, che scoppia accidentalmente durante un attacco aereo).
15 agosto 1941
Il convoglio raggiunge Tripoli.

Il Fulmine in bacino di carenaggio nella tarda estate del 1941 (Collezione Erminio Bagnasco via Maurizio Brescia ed Associazione Venus)

12 settembre 1941
Soccorre parecchi naufraghi del piroscafo Caffaro, affondato alle 16.11 in posizione 34°14’ N e 11°54’ E, dopo essere stato colpito da aerosiluranti britannici alle 14.17 mentre navigava in convoglio da Napoli a Tripoli (l’indomani un altro attacco aereo provocherà la perdita anche del piroscafo Nicolò Odero, facente parte dello stesso convoglio).
23 settembre 1941
Alle quattro del mattino lascia Napoli insieme ai cacciatorpediniere Strale, Alfredo Oriani ed Alpino, per scortare a Tripoli i piroscafi Amsterdam, Perla e Castelverde.
24 settembre 1941
Intorno alle 13, al largo di Pantelleria, si verifica un presunto, ed infruttuoso, attacco subacqueo (mai confermato da parte britannica, e forse frutto di un falso allarme).
25 settembre 1941
Il convoglio raggiunge Tripoli alle 12.30.
16-19 ottobre 1941
Il Fulmine, insieme ai cacciatorpediniere Folgore, Oriani, Gioberti, Sebenico, Nicoloso Da Recco ed Antoniotto Usodimare, scorta da Napoli a Tripoli i piroscafi Beppe, Paolina e Caterina e le motonavi Probitas e Marin Sanudo. Al convoglio si uniscono in mare anche il grosso motopeschereccio Amba Aradam e la vecchia torpediniera Generale Antonino Cascino.
Il 18 ottobre il sommergibile britannico Ursula silura il Beppe, che tuttavia, preso a rimorchio dal rimorchiatore tedesco Max Barendt ed assistito dal Da Recco e dalla torpediniera Calliope, riuscirà a raggiungere Tripoli il 21. In un attacco di aerosiluranti, la sera del 18, viene colpito anche il Caterina, che, danneggiato irrimediabilmente, si capovolge ed affonda il mattino del 19, a 62 miglia per 350° da Tripoli. Il resto del convoglio raggiunge la città libica il 19 ottobre.
Il convoglio “Duisburg”
Nelle prime ore del 7 novembre 1941 il Fulmine, al comando del capitano di corvetta Mario Milano, lasciò Napoli facendo parte della scorta del convoglio «Beta», poi divenuto meglio noto come “Duisburg”. Lo componevano i piroscafi tedeschi Duisburg e San Marco, l’italiano Sagitta, la motonave Maria e la grande e moderna nave cisterna Minatitlan. A scortare i mercantili, insieme al Fulmine, vi erano i cacciatorpediniere Euro, Maestrale (caposcorta), Bersagliere, Granatiere, Fuciliere ed Alpino. La formazione iniziò ad uscire alle 2.20 di notte si riunì fuori dal porto di Napoli, poi si mise in movimento alle 6.30.
Il Fulmine aveva a bordo, complessivamente, circa 270 uomini: oltre all’equipaggio, infatti, erano presenti 41 militari della Regia Marina di passaggio, diretti in Libia. Tra di essi vi erano quattro ufficiali; uno di loro, Eduard Schloemann, era un ufficiale della Kriegsmarine, un pittore di Kiel che dipingeva scene di vita marinara e di guerra sul mare, il quale realizzava rapidi schizzi di quanto vedeva. La conversazione in quadrato ufficiali, mentre la nave passava al largo di Messina, verteva sul pericolo rappresentato dagli incrociatori britannici, che avrebbero potuto attaccare il convoglio, ma il fatto che la III Divisione, con gli incrociatori pesanti Trento e Trieste, avrebbe fornito scorta indiretta, sembrava tranquillizzare. Il direttore di macchina, il capitano del Genio Navale Maurizio Badoglio, sposato da appena una settimana, era particolarmente taciturno.
Dopo aver conversato del più e del meno, gli ufficiali si separarono.
Alle 4.30 dell’8 novembre, a sud dello stretto di Messina, si unirono al convoglio anche il piroscafo Rina Corrado e la pirocisterna Conte di Misurata, partiti da Messina (dov’erano arrivati da Palermo) con la scorta dei cacciatorpediniere Libeccio, Grecale ed Alfredo Oriani. Questi ultimi si unirono a Fulmine, Euro e Maestrale, mentre gli altri quattro cacciatorpediniere, dopo essersi riforniti a Messina, si unirono alla III Divisione (Trento e Trieste), uscita in mare per fornire scorta indiretta al convoglio. Alle 16.30 la formazione era completa.
In tutto i sette trasporti trasportavano 34.473 tonnellate di materiali, 389 autoveicoli e 243 uomini. Per la scorta aerea (nelle sole ore diurne) furono mobilitati in tutto 64 aerei, mantenendo sempre otto velivoli costantemente in volo sul cielo del convoglio.
Un dispiegamento di forze che agli uomini del Fulmine diede maggiore sicurezza: ma che alla fine avrebbe solo reso la futura sconfitta ancora più bruciante.
Il convoglio, superato lo stretto di Messina, imboccò la rotta che passava a levante di Malta, passando al largo della costa occidentale greca (in modo da tenersi fuori dal raggio d’azione degli aerosiluranti di Malta, stimato in 190 miglia). Nonostante questo (e nonostante, durante la navigazione verso est, le unità avessero eseguito diverse accostate verso ovest per confondere le idee ad eventuali ricognitori circa la loro rotta), nel pomeriggio dell’8 novembre, alle 16.45, il convoglio (ma non la III Divisione) fu egualmente individuato, in posizione 37°38’ N e 17°16’ E, da un ricognitore Martin Maryland della Royal Air Force (69th Reconnaissance Squadron), decollato da Malta e pilotato dal tenente colonnello J. N. Dowland. Le navi della scorta, da 5000 metri, avvistarono il ricognitore, ed inviarono segnali luminosi alla scorta aerea (con cui non era possibile comunicare via radio) per richiedere che attaccasse il velivolo nemico, ma gli aerei della scorta non fecero nulla. (Contrariamente a molte altre occasioni, il servizio di intercettazione e decrittazione britannico “ULTRA” non ebbe alcun ruolo nelle vicende del convoglio «Beta»). Alle 17.30 partì quindi da Malta la Forza K britannica, composta dagli incrociatori leggeri Aurora e Penelope e dai cacciatorpediniere Lance e Lively e destinata specificamente all’intercettazione dei convogli italiani diretti in Libia. Anche un bombardiere Wellington dotato di radar ed otto aerosiluranti Fairey Swordfish decollarono da Malta per rintracciare il convoglio (il primo per seguirlo e mantenere il contatto con esso, i secondi per attaccarlo), ma non riuscirono a trovarlo.
Le navi italiane, ignare di tutto questo, procedevano regolarmente per la loro rotta, con buon tempo (mare calmo, solo nubi leggere nel cielo ed un debole vento forza 3). La scorta aerea venne ritirata al tramonto. Alle 19.30, dopo aver sino ad allora navigato con rotta 090°, il convoglio «Beta» accostò per 122°, ed alle 19.55 accostò per 161°, sempre per tenersi al di fuori del raggio d’azione degli aerosiluranti.
Alle 00.39 del 9 novembre il convoglio venne avvistato otticamente (il radar non ebbe alcun ruolo di rilievo, se non nel puntamento dei cannoni durante il combattimento: le navi italiane vennero avvistate perché illuminate dalla luce lunare) dalla Forza K in posizione 36°55’ N e 17°58’ E (135 miglia a sud di Siracusa, 100 miglia ad est-sud-est di Capo Spartivento e 180 miglia ad est di Malta), da una distanza di 5 miglia e su rilevamento 30°. I mercantili procedevano a 9 nodi (con rotta 170°) su due colonne (a destra, nell’ordine, Duisburg, San Marco e Conte di Misurata, a sinistra, nell’ordine, Minatitlan, Maria e Sagitta, mentre il Rina Corrado procedeva più a poppavia degli altri sei mercantili, in posizione centrale rispetto alle due colonne), con la scorta diretta tutt’attorno (Maestrale in testa, Grecale in coda, Libeccio seguito dall’Oriani sul lato sinistro ed Euro seguito dal Fulmine sul lato destro) e quella indiretta (la III Divisione) 4 km a poppavia. Qualcuna delle unità della scorta diretta (proprio il Fulmine per una versione), grazie alla luna piena, avvistò anche la Forza K, 3-5 km a poppavia, ma ritenne trattarsi della III Divisione. Dopo aver ridotto la velocità da 28 a 20 nodi ed aver aggirato il convoglio con una manovra che richiese 17 minuti, portandosi a poppa dritta rispetto ad esso (in modo che i bersagli si stagliassero contro la luce lunare), la Forza K, giunta circa 5 km a sudest del convoglio, aprì il fuoco sulle ignare navi italiane da una distanza di 5200 metri, orientando il tiro con l’ausilio dei radar tipo 284.
Erano le 00.57.
Il Fulmine si trovava sul lato destro del convoglio, a poppa dritta (a poppavia dell’Euro e vicino a San Marco e Conte di Misurata), trovandosi ad essere l’unità della scorta più vicina alla direzione di provenienza della Forza K e quindi più esposta all’attacco, e fu tra le prime navi ad essere bersagliate dal tiro nemico: vanamente il cacciatorpediniere tentò di contrattaccare, ma fu centrato prima dai proiettili da 120 mm del Lance, che aveva inizialmente devastato con il suo tiro il Maria ed il Sagitta, poi l’Aurora, dopo aver incendiato il Rina Corrado, rovesciò sul Fulmine il tiro delle sue mitragliere pesanti “pom-pom” da 40 mm, falcidiandone l’equipaggio, e per ultimo, all’1.05, il Penelope immobilizzò e mise fuori uso il cacciatorpediniere italiano con il tiro dei suoi pezzi da 152 mm.
Il Fulmine fu crivellato dalle schegge e colpito in pieno da sei proiettili (tre salve): il primo pose fuori uso le macchine (che dapprima rallentarono e poi si fermarono del tutto) e fece saltare la corrente, ponendo fuori uso anche i collegamenti telefonici, poi le armi di bordo vennero rese inservibili; la plancia fu colpita e devastata ed il comandante Milano venne gravemente ferito sin dai primi colpi, perdendo un braccio, ma mantenne il comando della sua nave e continuò ad incitare l’equipaggio a combattere. Ad aggravare la situazione si misero anche i mercantili del convoglio, che, avendo aperto il fuoco con le loro mitragliere contro quello che ritenevano essere un attacco di (inesistenti) aerosiluranti, ma tirando troppo basso, finirono per colpire il Fulmine a loro volta. In sala macchine, il vapore scappava dalle tubature colpite; il personale di macchina, compreso il capitano Badoglio, corse in coperta, dove venne accolto dal tiro delle mitragliere. Sul Fulmine, soltanto il complesso binato prodiero da 120 mm rispose al fuoco, sparando otto salve a punteria diretta sotto la direzione del tenente di vascello Giovanni Garau, il direttore di tiro del Fulmine. Questi, anzi, quando alcuni dei suoi uomini caddero feriti, prese personalmente parte al caricamento dei cannoni, per poter mantenere costante il ritmo di tiro, mentre incoraggiava i cannonieri ancora vivi.
Il cacciatorpediniere, ormai immobilizzato e ridotto ad un relitto galleggiante, sbandò a sinistra a causa dello scoppio di una caldaia, si capovolse ed affondò all’1.06 del 9 novembre, a soli nove minuti dall’inizio dello scontro (per altra fonte dopo dodici minuti, oppure all’1.15), nel punto 37°00’ N e 18°10’ E, portando con sé gran parte dell’equipaggio, rimasto ucciso o ferito nel combattimento. Il tenente di vascello Garau cessò il tiro con il complesso prodiero solo quando l’acqua iniziò ad allagare la coperta, dopo di che ordinò a quanti, tra i suoi uomini, erano ancora in vita, di salvarsi. Dopo aver lanciato il tradizionale grido “Viva il Re!”, Garau decise di seguire la sorte della nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Alfredo Piacentini, un sottocapo cannoniere che aveva continuato a fare fuoco con il complesso prodiero da 120 verso la direzione di provenienza delle cannonate britanniche, fu tra gli ultimi ad abbandonare la nave, e scomparve successivamente in mare (fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, alla memoria). Il comandante Milano rimase al suo posto sino alla fine, raccogliendo le ultime forze per mettere in salvo il suo equipaggio, poi abbandonò la nave per ultimo mentre questa scompariva sotto la superficie.
Seguì la distruzione del convoglio – tutti i mercantili affondati, il Grecale danneggiato gravemente, il fiacco ed inutile intervento della III Divisione – e poi la lunga nottata in mare, nel freddo di novembre. A rompere qua e là l’oscurità della notte, solo gli incendi delle navi, come quello della Minatitlan, che continuò a bruciare per tutta la notte con le migliaia di tonnellate di carburante che trasportava.
Non furono pochi quanti scomparvero prima dell’alba. Il comandante Milano, gravemente ferito, morì in acqua per dissanguamento (venne decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare; il paese di Forlì del Sannio gli ha intitolato una via). Il guardiamarina Adriano Atti, che aveva organizzato l’abbandono della nave sui pochi mezzi disponibili, venne issato a bordo di una zattera ma continuò a premurarsi più per i suoi uomini che per se stesso, finché, sfinito ed assiderato, scomparve in mare. Alla sua memoria fu conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. La stessa decorazione, a vivente, fu conferita anche al capo di terza classe Aquilino Rossi, che, dopo aver adempiuto ai propri compiti al posto di combattimento, una volta in mare soccorse alcuni compagni che stavano per annegare.
Una delle imbarcazioni di salvataggio, sovraccarica di naufraghi, si capovolse più volte; molti annegarono nel mare coperto di nafta, o morirono d’ipotermia.
Due amici e compaesani di Grazzanise, il silurista Salvatore Caianello ed il sergente Giovanni Battista Vitolo, seppero di essere entrambi in mare quando riconobbero reciprocamente il fischio che usavano solitamente come saluto. Vitolo prese sulle spalle Caianello, che non sapeva nuotare, e riuscì a raggiungere una zattera, sulla quale aiutò a salire l’amico. Poi anche Vitolo cercò di arrampicarsi sulla zattera, ma qualcuno gli diede un calcio in faccia, facendolo allontanare di qualche metro; poi la zattera, sovraccarica di naufraghi, si capovolse, gettando in mare i suoi occupanti. Salvatore Caianello non fu mai più rivisto (alla sua memoria fu conferita la Croce di Guerra al Valor Militare), Giovanni Vitolo, rincuorato dalla visione della Madonna che lo salvava dal mare mentre già disperava di potersi salvare, sopravvisse per essere raccolto dal Libeccio.
Infine, verso le sei del mattino del 9 novembre, i naufraghi vennero raggiunti dal Libeccio, uscito dal combattimento con pochi e modesti danni, che recuperò quanti ancora erano vivi. Tra di essi vi era anche il capitano Badoglio, che, quasi sul punto di morire assiderato, riprese conoscenza dopo essere stato massaggiato; Eduard Schloemann, invece, morì subito dopo il salvataggio. Molti dei feriti vennero portati sottocoperta per le prime cure, ma alcuni spirarono a bordo della nave.
Ma alle 6.40, proprio dopo aver finito l’operazione di soccorso (erano stati tratti in salvo 150-200 uomini, in gran parte del Fulmine), il Libeccio, mentre si apprestava a rimettere in moto, venne silurato dal sommergibile britannico Upholder. L’esplosione del siluro asportò la poppa del cacciatorpediniere, che affondò portando con sé molti naufraghi e quanti si stavano prendendo cura di loro. Molti altri uomini si gettarono in mare, ed alcuni di loro rimasero uccisi dagli scoppi delle bombe di profondità gettate dagli altri cacciatorpediniere per colpire l’Upholder. Tra le vittime del siluramento del Libeccio vi fu anche il capitano Badoglio, che forse si era illuso di essere in salvo, quando era stato recuperato dal cacciatorpediniere. L’equipaggio del Libeccio ed i rimanenti superstiti del Fulmine ebbero il tempo di abbandonare la nave prima che questa, dopo un vano tentativo di rimorchio, affondasse infine alle 11.18. I naufraghi, recuperati da Euro e Maestrale, furono sbarcati a Messina.

Tra questi vi era il sergente Giovanni Vitolo, che per il resto della sua vita, ogni 9 novembre, avrebbe fatto tenere una messa in onore della Madonna di Montevergine. Anche il capo di terza classe Aquilino Rossi, dopo essere stato recuperato dal Libeccio, sopravvisse anche all’affondamento di questa nave e fu tratto in salvo dal Maestrale.
Solitamente viene riportato che i morti del Fulmine furono 141; dagli elenchi degli imbarcati, tuttavia, risulta che le vittime furono in realtà 177, ovvero 151 membri dell’equipaggio e 26 militari di passaggio. I sopravvissuti, alla fine, furono un novantina.

Su dieci ufficiali, più quattro di passaggio, si salvarono solo il tenente del Genio Navale Direzione Macchine Ernesto Scalambro ed il sottotenente medico Enrico Piras, quest’ultimo ferito.




I morti del Fulmine:


Pasquale Abruzzese, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 41 anni, da Mola di Bari (BA) (equipaggio)
Antonio Alaimo, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Palermo (equipaggio)
Giovanni Alfano, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pompei (NA) (equipaggio)
Gerardo Alvan, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da Alghero (SS) (equipaggio)
Pietro Amato, sergente cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 34 anni, da San Giorgio a Cremano (NA) (equipaggio)
Umberto Antonelli, cannoniere puntatore volontario, 19 anni, da Sambuci (RM) (equipaggio)
Adriano Atti, guardiamarina di complemento, da Milano (equipaggio) (MBVM)
Maurizio Badoglio, capitano del Genio Navale Direzione Macchine R. S. (direttore di macchina), da Imperia
Antonio Bagnani, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 32 anni, da Trecenta (RO) (passeggero)
Vincenzo Baldino, sergente meccanico volontario, 24 anni, da Casamicciola (NA) (equipaggio)
Paolo Balloni, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Riva Ligure (IM) (equipaggio)
Domenico Battiferro, sottonocchiere richiamato, 24 anni, da Amalfi (SA) (equipaggio)
Edoardo Bertellotti, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da La Spezia (equipaggio)
Antonio Biancalana, capo meccanico di seconda classe militarizzato (passeggero)
Pasquale Bizzocca, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)
Giovanni Blundetto, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 21 anni, da Scicli (RG) (equipaggio)
Angelo Boreatti, maresciallo capo cannoniere puntatore di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Folgaria (UD) (equipaggio)
Pierino Bozzolini, marinai servizi vari di leva, 20 anni, da Villimpenta (MN) (equipaggio)
Millo Brunetti, secondo capo specialista direzione di tiro (volontario), da Viareggio (equipaggio)
Lorenzo Buscaglia, fuochista a. richiamato, 24 anni, da Genova (equipaggio)
Francesco Buzzotta, sergente cannoniere puntatore scelto a.t.i., 26 anni, da Siracusa (equipaggio)
Arrigo Cacace, tenente di vascello, da Genova (equipaggio)
Rosario Cacopardo, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Gaggi (ME) (equipaggio)
Salvatore Caianello, silurista volontario, 21 anni, da Grazzanise (NA) (equipaggio)
Antonino Calajò, capo segnalatore di prima classe in servizio permanente effettivo, 50 anni, da Roma (passeggero)
Enrico Campagnoni, sottocapo cannoniere puntatore scelto richiamato, 28 anni, da Premoselle (NO) (equipaggio)
Cesare Canduro, secondo capo meccanico volontario, 27 anni, da Monticello Conte Otto (VI) (equipaggio)
Guido Canetti, sottotenente del Genio Navale Direzione Macchine, da Napoli (passeggero)
Ciro Cappella, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 39 anni, da Napoli (equipaggio)
Giovanni Caradonna, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Bari (equipaggio)
Giuseppe Careri, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Ardore (RC) (equipaggio)
Antonio Carella, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Bari (equipaggio)
Arturo Carnemolla, tenente d’artiglieria di complemento (passeggero)
Antonio Catta, sergente specialista direzione tiro volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio)
Renato Cassuto, sottotenente di vascello, da Livorno (equipaggio)
Salvatore Cavallaro, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Messina (equipaggio)
Giovanni Centorrino, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Zafferia (ME) (equipaggio)
Umberto Cicalò, capo elettricista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Porto San Giorgio (AP) (equipaggio)
Giovanni Cinque, fuochista motorista abilitato di leva, 20 anni, da Positano (SA) (passeggero)
Leonardo Colonna, sottocapo furiere a. richiamato, 24 anni, da Terni (equipaggio)
Vito Corallo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Bari (equipaggio)
Mario Cotta, radiotelegrafista volontario, 18 anni, da Torino (equipaggio)
Egidio Crismani, sottocapo segnalatore volontario, 21 anni, da Pola (equipaggio)
Salvatore Daga, cannoniere a. richiamato, 22 anni, da Macomer (NU) (equipaggio)
Salvatore D’Angelo, sottocapo cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)
Antonio D’Avino, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Barra (NA) (equipaggio)
Michele De Palo, sottocapo nocchiere volontario, 22 anni, da Giovinazzo (BA) (equipaggio)
Vincenzo De Santis, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 27 anni, da Bitonto (BA) (equipaggio)
Luigi Di Chiaro, sottocapo silurista volontario, 20 anni, da Andria (equipaggio)
Pasquale Di Gennaro, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Santa Maria Capua Vetere (NA) (equipaggio)
Giulio Dirlinger, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Trieste (equipaggio)
Francesco Di Salvo, secondo capo meccanico richiamato, 29 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)
Gino Dittadi, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Dolo (Venezia) (equipaggio)
Giuseppe Donniacuo, furiere di leva, 19 anni, da Montoro Superiore (AV) (passeggero)
Vincenzo Esposito, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Napoli (equipaggio)
Santi Faggini, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Santa Maria delle Grazie (AR) (equipaggio)
Vito Favarel, sottocapo cannoniere s.t. volontario, 25 anni, da Beda del Piave (TV) (equipaggio)
Antonio Forcina, marinaio s.m. richiamato, 23 anni, da Minturno (LT) (equipaggio)
Noemio Franca, elettricista di leva, 21 anni, da Pesaro (equipaggio)
Dario Fusi, specialista direzione tiro richiamato, 24 anni, da Laveno Mombello (VA) (equipaggio)
Carlo Gabusi, sottocapo radiotelegrafista volontario, 23 anni, da Vestone (BS) (equipaggio)
Carlo Galli, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Lecco (equipaggio)
Giovanni Garau, tenente di vascello (direttore del tiro), 24 anni, da Cagliari (equipaggio) (MOVM)
Gino Giacinti, capo nocchiere di seconda classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Monte San Pietrangeli (AP) (equipaggio)
Michele Gianoglio, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Asti (equipaggio)
Alfredo Gironi, marinaio cuoco richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)
Gaetano Giudice, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 38 anni, da Taranto (equipaggio)
Paolo Gobetti, sottocapo elettricista di leva, 22 anni, da Dongo (CO) (passeggero)
Corrado Grillo, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 24 anni, da Molfetta (BA) (equipaggio)
Giobatta Gronoville, capo radiotelegrafista di terza classe in servizio permanente effettivo, 34 anni, da Varazze (SV) (equipaggio)
Giuseppe Guarino, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 25 anni, da Avellino (equipaggio)
Ernesto Gullotta, fuochista c.m. richiamato, 23 anni, da Catania (equipaggio)
Antonio Ibba, sottocapo cannoniere ordinario di leva, 23 anni, da Besa (NU) (equipaggio)
Antonio Imparato, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Vietri sul Mare (SA) (equipaggio)
Salvatore Irosa, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Palermo (passeggero)
Santo Lauria, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Sangineto (CS) (equipaggio)
Luigi Lincetto, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere volontario, 20 anni, da Cordenano (equipaggio)
Gioacchino Lipàri, nocchiere di leva, 21 anni, da Trapani (passeggero)
Angelo Locci, sottocapo cannoniere richiamato, 24 anni, da Rivarolo Ligure (GE) (equipaggio)
Bruno Lorenzonetto, cannoniere puntatore volontario, 17 anni, da Cassato (VC) (equipaggio)
Alfredo Loiodice, sottocapo radiotelegrafista richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)
Giuseppe Maddalena, radiotelegrafista volontario, 20 anni, da Campobasso (equipaggio)
Ferdinando Maggio, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Alezio (LE) (passeggero)
Giuseppe Maiorino, sottocapo furiere volontario, 20 anni, da Baronissi (SA) (passeggero)
Antonio Manca, silurista volontario, 19 anni, da Sorso (SS) (equipaggio)
Giulio Mander, cannoniere ordinario di leva, 20 anni, da Venezia (equipaggio)
Gennaro Maraucci, motorista navale di leva, 20 anni, da Napoli (passeggero)
Eliseo Marchi, fuochista a. richiamato, 23 anni, da Sarzana (SP) (equipaggio)
Ottorino Marinelli, sergente specialista direzione del tiro, 26 anni, da Aringo (AQ) (equipaggio)
Filippo Martinico, cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)
Daniele Marzioni, capo silurista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Ancona (equipaggio)
Mario Massini, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Santa Brigida (FI) (equipaggio)
Umberto Mastromatteo, sottocapo meccanico volontario, 21 anni, da Lucera (FG) (equipaggio)
Guido Mauri, guardiamarina, da Trieste (passeggero)
Aramis Mazzara, sergente elettricista volontario, 25 anni, da Maglie (LE) (equipaggio)
Lorenzo Merola, sottocapo cannoniere armaiolo volontario, 20 anni, da Casalba (NA) (equipaggio)
Vincenzo Messina, sottotenente di vascello (equipaggio)
Mario Milano, capitano di corvetta (comandante), 34 anni, da Roma (MOVM)
Antonio Modofferi, marinaio richiamato, 27 anni, da Albano Laziale (RM) (passeggero)
Nicola Montanaro, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Fasano (BR) (passeggero)
Ettorino Morlacchi, motorista navale di leva, 19 anni, da Castellanza (VA) (equipaggio)
Agostino Muolo, cannoniere ordinario richiamato, 22 anni, da Monopoli (BA) (equipaggio)
Nello Nepi, marinaio servizi vari di leva, 22 anni, da San Benedetto del Tronto (AP) (equipaggio)
Otello Neri, sergente specialista direzione del tiro volontario, 23 anni, da Volterra (PI) (equipaggio)
Fragno Giacomo Noascon, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Locana (AO) (equipaggio)
Michele Oliviero, segnalatore di leva, 20 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)
Pietro Pallesca, marinaio richiamato, 25 anni, da Tremiti (FG) (passeggero)
Corrado Palmerini, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pescara (equipaggio)
Carlo Pandolisi, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Marengo (BG) (equipaggio)
Lorenzo Parini, cannoniere armaiolo richiamato, 23 anni, da Milano (equipaggio)
Aldo Parizzone, elettricista volontario, 18 anni, da Morano Pro (AL) (equipaggio)
Giacomo Parodi, motorista navale volontario, 19 anni, da Villalvernia (AL) (equipaggio)
Vincenzo Perrella, capo cannoniere puntatore scelto di terza classe in servizio permanente effettivo, 29 anni, da Napoli (equipaggio)
Mario Pautasso, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)
Giusepe Pazzi, nocchiere volontario, 16 anni, da Dorno (PV) (equipaggio)
Davide Pecoraro, cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Cava dei Tirreni (SA) (equipaggio)
Ugo Pelizzoni, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Vendrogno (LC) (equipaggio)
Arnaldo Perosini, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Roma (equipaggio)
Alfredo Piacentini, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio) (MBVM)
Angelo Pintossi, silurista di leva, 21 anni, da Gardone V. (BS) (equipaggio)
Walter Pozzuolo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)
Cesare Puliti, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Ortona a Mare (CH) (equipaggio)
Salvatore Rabini, sottocapo specialista direzione del tiro richiamato, 22 anni, da Catanzaro Marina (equipaggio)
Giuseppe Raiola, marinaio nz., 52 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)
Bruno Ravalico, aspirante guardiamarina, da Portorose (equipaggio)
Innocenzo Renzi, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Firenze (equipaggio)
Mario Revelli, sottocapo fuochista motorista navale richiamato, 23 anni, da Mondovì (CN) (equipaggio)
Michele Robertucci, marinaio s.m. di leva, 21 anni, da Torre del Greco (NA) (equipaggio)
Osvaldo Rossi, secondo capo segnalatore in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Marsico Nuovo (PZ) (equipaggio)
Salvatore Rossi, nocchiere volontario, 18 anni, da Castel di Sangro (AQ) (equipaggio)
Antonio Safina, marinaio servizi vari richiamato, 23 anni, da Mazara del Vallo (TP) (equipaggio)
Gastone Sanier, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Tolmezzo (UD) (equipaggio)
Domenico Santucci, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Acciamo (AQ) (equipaggio)
Armando Scarfato, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Gragnano (NA) (passeggero)
Amerigo Schiano, sottocapo nocchiere richiamato, 24 anni, da Porto Santo Stefano (GR) (equipaggio)
Emanuele Schiappacasse, sergente furiere richiamato, 31 anni, da Genova (equipaggio)
Eduard Schloemann, ufficiale della Kriegsmarine, 53 anni (passeggero)
Francesco Scolaro, cannoniere puntatore scelto volontario, 22 anni, da Mistretta (ME) (equipaggio)
Vittorio Senis, carpentiere volontario, 18 anni, da Fasano (BR) (passeggero)
Felice Sergnese, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Saviano (NA) (equipaggio)
Emilio Setti, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Crevalcore (BO) (equipaggio)
Francesco Sgobba, nocchiere di leva, 20 anni, da Taranto (passeggero)
Saverio Siano, sergente nocchiere volontario, 22 anni, da Montefusco (AV) (equipaggio)
Giovanni Sicale, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Catania (equipaggio)
Ernesto Silingardi, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Bosco (PR) (equipaggio)
Amedeo Simionato, fuochista c.m. di leva, 21 anni, da Salzano (VE) (equipaggio)
Nello Sistilli, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Monte Silvano (PE) (equipaggio)
Nerino Rino Siviero, segretario di leva, 20 anni, di Polesella (RO) (equipaggio)
Tommaso Sposito, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da La Maddalena (SS) (equipaggio)
Francesco Stampacchia, segnalatore volontario, 18 anni, da Roma (equipaggio)
Silvano Stecchina, secondo capo fuochista c.m. richiamato, 27 anni, da Trieste (equipaggio)
Enzo Tannozzini, radiotelegrafista volontario, 21 anni, da Panicale (PG) (equipaggio)
Donato Taurino, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da San Donato di Lecce (LE) (equipaggio)
Cesare Tavarini, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Ortonuovo (SP) (equipaggio)
Giuseppe Timossi, secondo capo meccanico in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Busalla (GE) (equipaggio)
Emilio Tirabassi, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 26 anni, da Bracciano (RM) (equipaggio)
Giuseppe Tobianchi, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Fossacesia (CH) (equipaggio)
Nevio Torri, sottocapo radiotelegrafista volontario, 19 anni, da Cesenatico (FC) (equipaggio)
Walter Tosato, sottocapo elettricista volontario, 20 anni, da Padova (equipaggio)
Arturo Tricoli, sergente furiere ordinario, 26 anni, da Crotone (equipaggio)
Pasquale Trinchillo, sergente cannoniere, 30 anni, da Napoli (equipaggio)
Giuseppe Umbrella, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Casinano (RC) (passeggero)
Domenico Valerio, fuochista art. richiamato, 22 anni, da Roma (equipaggio)
Bruno Vascon, marinaio s.m. di leva, 22 anni, da Capo (PL) (equipaggio)
Giuseppe Visconti, specialista direzione tiro di leva, 21 anni, da Saronno (VA) (equipaggio)
Bartolo Villante, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Lipari (ME) (equipaggio)
Giuseppe Zacchia, sottocapo elettricista volontario, 19 anni, da Mantova (passeggero)
Evelino Zanerba, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Venezia (equipaggio)
Ferdinando Zoffoli, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 37 anni, da Roma (passeggero)
Cipriano …tistella, secondo capo cannoniere, 26 anni, da Caldaro (BZ) (equipaggio) (1)
Pietro …li, sergente cannoniere puntatore scelto richiamato, 27 anni, da Pontedera (PI) (equipaggio) (1)
Michele …ellon, sottocapo meccanico volontario, 20 anni, da Siligo (SS) (equipaggio) (1)
Paolo …centini, sottocapo meccanico, 23 anni, da Ferrara (equipaggio) (1)
Armando …erchiai, sergente cannoniere a. volontario, 26 anni, da Firenze (equipaggio) (1)
Pietro …trangolino, secondo capo silurista richiamato, 31 anni, da Aosta (equipaggio) (1)
Armando …fiatel, secondo capo cannoniere armaiolo, 29 anni, da Avellino (equipaggio) (1)
Marcello …sili, sottocapo radiotelegrafista, 23 anni, da Roma (equipaggio) (1)


(1) I nomi dei caduti sono tratti da http://www.grazzaniseonline.eu/IMG/pdf/La%20fine%20del%20Fulmine.pdf, che a sua volta si basa sugli elenchi rilasciati dall’Ufficio Statistica del Comando Superiore CREM il 16 dicembre 1941. Purtroppo alcune delle pagine sono danneggiate, rendendo alcuni cognomi parzialmente illeggibili. L’elenco potrebbe contenere degli errori.

La zona prodiera del Fulmine (foto di Ernesto Burzagli, collezione Emiliano Burzagli via it.wikipedia.org)

La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita alla memoria del capitano di corvetta Mario Milano:

“Comandante di Ct. di scorta a convoglio, fatto segno a violento attacco di preponderanti forze navali nemiche e irrimediabilmente colpito fin dall'inizio della battaglia, affrontava con saldo cuore e decisa volontà il combattimento e, benché rimasto ferito in modo grave dalle prime salve, che smantellavano le sistemazioni della plancia, proseguiva audacemente la lotta, rinnovando nei suoi uomini, con la parola animatrice e il suggestivo esempio, indomito coraggio e ardore combattivo. Mentre l'unità sempre più colpita dalla furiosa e soverchiante azione di fuoco nemica lentamente s'inabissava, Egli restava intrepido e sereno e, vincendo con stoicismo il dolore delle ferite, si preoccupava di salvare il suo equipaggio. Restava sulla nave, fino all'ultimo istante. Stremato nel fisico, piegato dalle ferite, ma più forte che mai nello spirito corroborato dall'avversa fortuna e dal sacrificio, scompariva in mare lasciando un retaggio luminoso di ardimento e di fede.
Esempio di nobili virtù militari e guerriere, di assoluta dedizione al dovere eroicamente compiuto e alla Patria.
Mediterraneo Centrale, 9 novembre 1941”

La nave nel 1938, particolare da una foto tratta da “La R. Marina dalla vittoria all'Impero. Ventennale 1918-1938”, USMM/Sansaini, Roma 1938 (via it.wikipedia.org)

La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita alla memoria del tenente di vascello Giovanni Garau:
“Direttore del tiro di C.T., di scorta a convoglio, durante un violento attacco notturno da parte di preponderanti forze navali nemiche che inquadravano e colpivano gravemente la sua unità, immobilizzandola e interrompendo i servizi telefonici, dirigeva in coperta dal complesso di prora un'intensa e decisa reazione di fuoco contro il nemico. Feriti alcuni dei suoi uomini, cooperava egli stesso al caricamento dei pezzi perché il tiro proseguisse serrato e martellante contro le navi nemiche, incitando i dipendenti con l'esempio altamente suggestivo e con la parola animatrice. Mentre la sua unità squarciata dal bombardamento avversario lentamente affondava, continuava a combattere e solo allorché l'acqua ebbe raggiunto la coperta dava ordine alla sua gente di mettersi in salvo innalzando al cielo l'ardente grido « Viva il Re ». Ma ricusava per sé la salvezza, nella suprema fedeltà alla nave ergendosi solo di faccia al nemico come per suggellare nell'estrema offerta l'eroismo del marinaio e la virtù della stirpe. Mediterraneo Centrale, 9 novembre 1941.”
La motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare conferita alla memoria del guardiamarina Adriano Atti, disperso sul campo:
"Ufficiale imbarcato su silurante, di scorta a convoglio, violentemente attaccata da preponderante forza navale nemica e inesorabilmente colpita fin dalle prime salve, si prodigava con serena fermezza e abnegazione nell'organizzazione dei mezzi di salvataggio, rincuorando i suoi dipendenti. Tratto in salvo su una zattera, dopo l'affondamento dell'unità, si preoccupava, più che della propria dell'altrui salvezza, finchè stremato di forze e duramente provato dal freddo intenso, scompariva in mare, nell'adempimento del dovere spinto al sacrificio".
(Mediterraneo Centrale, 9 novembre 1941)


La motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare conferita al capo di terza classe Aquilino Rossi, nato a La Spezia il 6 giugno 1915:


"Imbarcato su c.t. di scorta a convoglio, attaccato e gravemente colpito, fin dalle prime salve, da superiori forze navali nemiche, assolveva con volontaria disciplina e sereno coraggio il proprio compito al suo posto di combattimento. Lanciatosi in mare, dopo l'ordine di abbandonare la nave, si prodigava, con abnegazione ed elevato spirito di altruismo, per trarre in salvo alcuni compagni in pericolo di annegare."
(Mediterraneo Centrale, 9 novembre 1941)

La motivazione della Croce di Guerra al Valor Militare conferita sul campo alla memoria del silurista Salvatore Caianello:
“Imbarcato su motosilurante [sic], di scorta a convoglio, fatta segno a violento attacco da preponderanti forze navali nemiche, assolveva con serena fermezza e vibrante senso del dovere i suoi compiti fino all’estremo limite di ogni possibilità, scomparendo con la nave che s’inabissava.”

La classe Folgore al completo alle boe nel Canale della Giudecca (Venezia) a fine Trenta: da sinistra Fulmine, Baleno, Lampo e Folgore (Foto Baschetti, collezione Maurizio Brescia via Associazione Venus)

Sei unità della classe Dardo a Gaeta nel 1935: da sinistra Strale, Freccia, Fulmine, Lampo, Folgore e Baleno (Coll. Guido Alfano via Giorgio Parodi e www.naviearmatori.net)



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