lunedì 19 maggio 2014

Luciano


Il piroscafo quando portava il nome di Maronian (da www.wrecksite.eu)

Piroscafo da carico da 3329 (o 3385) tsl, 2127 tsn e 5088 tpl, lungo 97,2 metri e largo 12,9, pescaggio 6,6 metri, velocità 9,5-10,5 nodi. Appartenente alla ditta Servizi Marittimi Eugenio Szabados (con sede a Venezia), matricola 277 al Compartimento Marittimo di Venezia.

Breve e parziale cronologia.

18 giugno 1913
Varato nei cantieri Earle’s Shipbuilding & Engineering Company Ltd. di Hull (numero di costruzione 598) come Maronian.
Agosto 1913
Completato per le Ellerman Lines Ltd. di Liverpool. Stazza originaria 3585 tsl.
1922
Requisito dal governo britannico ed impiegato nei collegamenti tra Liverpool e Costantinopoli.
1938
Acquistato dalla ditta veneziana Servizi Marittimi Eugenio Szabados e ribattezzato Luciano.
25 dicembre 1940
Requisito a Napoli dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
26 gennaio 1941
Alle 23 lascia Brindisi in convoglio con i piroscafi Lido, Aprilia e Polcevera, trasportando benzina, munizioni, foraggio ed altri rifornimenti, giungendo a Valona, scortati dalla torpediniera Angelo Bassini, alle 10.30 del 27 gennaio.
22 febbraio 1941
Alle 7 lascia Valona insieme al piroscafo Diana (i due piroscafi sono scarichi ma hanno prigionieri a bordo), e con la scorta della torpediniera Generale Marcello Prestinari, arrivando a Brindisi alle 15.45 dello stesso giorno.
15 marzo 1941
Salpa da Bari all’1.45, in convoglio con le motonavi Donizetti, Città di Alessandria e Città di Savona e la scorta del cacciatorpediniere Carlo Mirabello e dell’incrociatore ausiliario Brioni. Il convoglio, che trasporta in tutto 2234 uomini, 3190 tonnellate di benzina e 410 di altri rifornimenti, arriva a Durazzo alle 15.
26 marzo 1941
Riparte da Durazzo alle 6 insieme ai piroscafi Hermada, Rinucci, Giglio e Miseno, tutti scarichi. Il convoglio, scortato dalla torpediniera Curtatone, arriverà a Bari alle 4 del mattino del 27, ma il Luciano si ferma prima, a Brindisi.
8 aprile 1941
Alle 3.30 parte da Brindisi insieme al piroscafo Goffredo Mameli, trasportando 3685 tonnellate di munizioni e 3594 di provviste. I due piroscafi, scortati dall’incrociatore ausiliario Brioni, giungono a Valona alle 14.30: il Luciano non ne ripartirà mai più.


Il Luciano sotto bandiera italiana (foto USMM via Cesare Balzi e ScubaZone)


Aerosiluranti su Valona

Nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1941 il Luciano, al comando del capitano istriano Marco Martinoli, si trovava ormeggiato nella parte meridionale della rada di Valona, con ancora a bordo 2000 tonnellate di munizioni. Alle 00.40 del 14 il naviglio italiano in rada venne attaccato da sei aerosiluranti britannici Fairey Swordfish dell’815th Squadron della Fleet Air Arm, decollati dall’aeroporto greco di Paramythia e guidati dal tenente di vascello Frederick Michael Alexander Torrens-Spence, un veterano già autore dei siluramenti della corazzata Littorio (nella “notte di Taranto”) e dell’incrociatore pesante Pola (nella battaglia di Capo Matapan). Non era la prima incursione aerea che gli Swordfish effettuavano su Valona: dal 12 marzo gli aerei dell’815th Squadron erano stati trasferiti dalla portaerei Illustrious all’aeroporto di Paramythia, vicino al confine albanese, proprio con l’obiettivo di attaccare le basi italiane in Albania, tra cui i porti di Valona e Durazzo. Già nella notte tra il 13 ed il 14 marzo erano stati affondati il piroscafo Santa Maria e la nave ospedale Po, mentre quattro notti dopo era toccato alla torpediniera Andromeda. Il Luciano era stato presente in rada durante questi attacchi, ma non era mai stato bersagliato a sua volta dagli aerosiluranti britannici: ma questa volta sarebbe andata diversamente.
La sera del 14 aprile, alle 23.50, erano stati in sette, e non in sei, gli Swordfish che erano decollati da Paramythia con un siluro da 730 kg ciascuno, ma uno di essi, quello del tenente di vascello C. S. Lea, aveva subito un’avaria al motore ed era dovuto tornare indietro. Gli altri, giunti sulla rada di Valona dopo aver superato le montagne che la delimitavano ad una quota di 2440 metri, faticarono inizialmente ad individuare i bersagli, e dovettero perciò fare un giro in cerchio prima di riuscire a trovare le navi italiane. Alle 00.40 del 15 l’attacco, che si sarebbe protratto fino alle due di notte, ebbe inizio: Torrens-Spence lanciò il proprio siluro contro un piroscafo la cui stazza sovrastimò in 7000 tsl, mentre lo Swordfish del sottotenente di vascello Macaulay lanciò contro un mercantile che ritenne stazzare 6000 tsl. Prima di Macaulay un altro aerosilurante, quello del tenente di vascello Swayne, aveva lanciato, ma senza riuscire a colpire, così un altro Swordfish (uno dei siluri andò ad arenarsi sulla spiaggia), mentre altri due, dopo aver girato a vuoto per 45 minuti, se ne andarono senza aver trovato bersagli da attaccare. La reazione della contraerea abbatté uno degli Swordfish, quello dei sottotenenti di vascello W. C. Sarra e J. Bowker (che furono catturati, mentre il terzo membro dell’equipaggio dell’aereo rimase ucciso), ma il danno era fatto: due dei siluri colpirono il piroscafo Stampalia, che affondò dopo essere stato abbandonato dall’equipaggio, ed il Luciano. Quest’ultimo, a causa delle 2000 tonnellate di munizioni che aveva a bordo, ebbe la peggio: colpito dal siluro, esplose ed affondò rapidamente, uccidendo 24 uomini. Si salvarono solo in undici: dieci civili (il nostromo Raffaele Accardo, i marinai Francesco Diomede e Giovanni Fusco, il giovanotto Antonio Tedesco, il mozzo Renato Volponi, il fuochista Salvatore Di Cristo, i carbonai Antonio Olimpiaddi e Francesco Marino, il cameriere Renato Marcolin e lo sguattero Vincenzo Spagnuolo) ed un militare del CREM. I superstiti furono portati all’Ospedale Militare di Valona, da dove furono poi rimpatriati.


Vi trovarono la morte:


Vincenzo Borriello (1), ingrassatore (civile), da Torre del Greco

Guido Bassi, secondo capo meccanico richiamato del CREM (Regia Marina), 31 anni, da Milano

Roberto Cabrini, sergente segnalatore richiamato del CREM (Regia Marina), 26 anni, da Milano

Francesco Cane (1), fuochista (civile), da Savona

Vincenzo Cantogno, marinaio (civile), da Torre del Greco

Guido Cappello, secondo ufficiale di macchina (civile), da Venezia

Luigi Caricola, fuochista (civile), da Bari

Francesco Carrellini (1), tenente del 48° Reggimento Fanteria (Regio Esercito), da Lodi

Antonio Del Gaddo (1), fuochista (civile), da Torre del Greco

Agostino Donà, fuochista (civile), da Chioggia

Giuseppe Ferro, capitano del Genio Navale Direzione Macchine (Regia Marina), da Genova

Giovanni Fonda, cuoco (civile), da Venezia

Salvatore Ippolito, ingrassatore (civile), da Catania

Bartolomeo Lombardo, direttore di macchina (civile), da Palermo

Michele Maglione, capo fuochista (civile), da Torre del Greco

Marco Martinoli, comandante (civile), da Pola (o Lussinpiccolo)

Antonio Mennella, carbonaio (civile), da Torre del Greco

Mario Palman, primo ufficiale di macchina (civile), da Venezia

Adamo Salomoni, radiotelegrafista (civile), da Genova

Isidoro Sciuto, marinaio servizi vari di leva del CREM (Regia Marina), 20 anni, da Giarre

Corrado Soriano, fuochista (civile), da Molfetta

Corrado Spadavecchia, marinaio (civile), da Molfetta

Antonino Spanò, primo ufficiale (civile), da Palermo

Aldo Tiengo, secondo ufficiale (civile), da Chioggia


(1) Cognome non del tutto certo, perché di difficile lettura.

Quest’ultimo attacco fu la goccia che fece traboccare il vaso: lo stesso 15 aprile, dopo l’affondamento del Luciano e dello Stampalia, l’aeroporto di Paramythia e gli Swordfish lì stanziati vennero definitivamente distrutti da un attacco aereo tedesco. Le navi ormeggiate a Valona non avrebbero più dovuto temere attacchi dal cielo.
Il relitto del Luciano giace oggi nella parte sudoccidentale della rada di Valona, su fondali di non più di 26 metri (la coperta è appena 14 metri sotto la superficie). Un pedagno marca la sua tomba.
Le sovrastrutture appaiono contorte, dilaniate dall’esplosione che ne segnò la fine, ed una scialuppa giace nella sabbia a più di venti metri di distanza dalla nave, forse gettata fin lì dalla violenza dello scoppio. Neppure la tremenda esplosione che mandò a fondo il Luciano, tuttavia, fu sufficiente a distruggerne completamente il carico di munizioni: tra il 2000 ed il 2010, infatti, la Marina albanese (una cui base sorge sulla costa non lontano dal relitto) ha dovuto provvedere a bonificare il relitto, e ciononostante ancora oggi cataste di proiettili di grosso calibro e di pallottole per armi leggere giacciono qua e là nel relitto e sul fondale circostante.


Un’altra foto del Luciano come Maronian (foto USMM via Cesare Balzi e www.scubaportal.it)
 
Si ringrazia Cesare Balzi.





3 commenti:

  1. CORRADO SPADAVECCHIA, DA MOLFETTA (BA), E' MIO PROZIO!!!!!!

    RispondiElimina
  2. Michele Maglione (non Maglioe)era mio nonno

    Grazie mille per il lavoro che state facendo, molto utile per lasciare un ricordo indelebile a tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La ringrazio, e mi scuso per l'errore, che provvedo immediatamente a correggere.

      Elimina