giovedì 13 novembre 2014

Tergestea



La Tergestea nel 1937 (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net)

Motonave da carico da 5890 tsl, 4431 tsn e 8011 tpl, lunga 121,92 (o 127) metri e larga 16,95, pescaggio 7,5 m, velocità 10,5 nodi. Appartenente alla Società Anonima di Navigazione Premuda, con sede a Trieste. Matricola 259 al Compartimento Marittimo di Trieste, numero di chiamata internazionale ICJP.

Breve e parziale cronologia.

25 marzo 1925
Impostata nel Cantiere Navale Triestino di Monfalcone (numero di costruzione 157).
12 aprile 1926
Varata nel Cantiere Navale Triestino di Monfalcone.
3 settembre 1926
Completata per la Società Anonima di Navigazione Premuda di Trieste.
Metà anni Trenta
Presta servizio per il Lloyd Triestino sulla linea per l’Estremo Oriente (Trieste-Venezia-Fiume-Brindisi-Porto Said-Suez-Aden-Karachi-Bombay-Colombo-Penang-Singapore-Hong Kong-Shanghai-Kobe-Yokohama e Venezia-Trieste-Brindisi-Pireo-Porto Said-Suez-Massaua-Aden-Bombay-Colombo-Singapore-Penang-Hong Kong-Shanghai-Tsingtao-Chefoo-Dairen-Yokohama).
10 giugno 1940
L’Italia entra nella seconda guerra mondiale.
A bordo della Tergestea, nel porto di Trieste, vengono catturate 550 balle di crine vegetale (peso complessivo 29.833 kg) che erano state imbarcate dalla compagnia Nord African Commercial di Algeri il 31 maggio per essere trasportate al Pireo.
9 settembre 1940
Lascia Napoli insieme al piroscafo Castelverde.
13 settembre 1940
Arriva a Tripoli.
19 settembre 1940
Requisita a Napoli dalla Regia Marina, senza essere iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
14 ottobre 1940
Parte da Napoli per Tripoli.
16 ottobre 1940
Giunge a Tripoli.
15 novembre 1940
Parte da Tripoli alle 5.30 in convoglio con I piroscafi Bainsizza e Castelverde e la scorta della torpediniera Sagittario, giungendo poi a Palermo.
13 gennaio 1941
Lascia Bari alle 23 in convoglio con la motonave Città di Bastia ed il piroscafo Aventino, sotto la scorta dell’incrociatore ausiliario Barletta e della torpediniera Calatafimi, diretta a Durazzo (le navi del convoglio trasportano in tutto 1822 uomini, 166 veicoli e 1580 tonnellate di materiali).
14 gennaio 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 13.50.
9 febbraio 1941
Lascia scarica Durazzo insieme al piroscafo Iseo ed alla motonave Verdi, scortati dalla torpediniera Giacomo Medici, e raggiunge Brindisi (i soli Iseo e Medici proseguono poi per Bari).
1° marzo 1941
Salpa scarica da Durazzo alle 17.50 insieme alla motonave Birmania ed al piroscafo Tagliamento, con la scorta della Medici.
2 marzo 1941
Il convoglio arriva a Bari alle 7.30.
27 marzo 1941
Salpa da Bari alle 19 insieme al piroscafo Sant’Agata ed alla motonave Narenta, con un carico (tra tutte e tre le navi) di 299 uomini, 609 quadrupedi, 150 veicoli e 710 tonnellate di materiali; la scorta è fornita dalla torpediniera Curtatone.
28 marzo 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 11.
30 marzo 1941
Alle 7.45 parte scarica da Durazzo insieme al piroscafo Laura C., con la scorta dell’incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi, alla volta di Bari, dove arriva alle 22.
24 aprile 1941
Lascia scarica Durazzo alle 8.30, scortata dal Capitano Cecchi, arrivando a Bari alle 20.40.
19 aprile 1941
Salpa da Bari alle 22.30 insieme ai piroscafi Vesta, Sagitta ed Iseo (il convoglio trasporta in tutto 101 veicoli, 2422 tonnellate di munizioni, 1480 tonnellate di viveri e 5546 tonnellate di altri rifornimenti, oltre a nove uomini) e con la scorta dell’incrociatore ausiliario Brioni. A Brindisi il Brioni viene sostituito dalla torpediniera Medici.
20 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Durazzo alle 15.20.
7 agosto 1941
Parte da Taranto al comando del capitano di lungo corso Giorgio Visentini.
12 agosto 1941
Giunge insieme al piroscafo Istria a Vibo Marina (Vibo Valentia), dove le due navi sbarcano 12 militari.
1° agosto 1942
Proveniente da Patrasso, lascia a mezzogiorno il Canale di Corinto, diretta a Bengasi.
2 agosto 1942
Viene attaccata in serata da aerei nemici, ma non viene colpita.
3 agosto 1942
Arriva a Bengasi indenne, nonostante la sua rotta e data di partenza siano stati segnalati in un dispaccio del servizio di decrittazione britannico «ULTRA» delle 18.58 del 30 luglio.
24-28 agosto 1942
La Tergestea, carica di vettovaglie e munizioni, lascia Brindisi il 24 diretta al Pireo, dove arriva all’alba del 26 dopo aver attraversato il canale di Corinto.
Una volta al Pireo, la Tergestea si unisce ad un convoglio formato dalla motonave Manfredo Camperio (pure carica di provviste e munizioni) e dal cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, cui si aggregano inoltre le torpediniere Climene e Polluce, provviste di ecogoniometro come anche il Da Recco. Dal Pireo, alle 17 del 26 agosto, il convoglio prende il mare diretto a Bengasi. Tergestea e Camperio trasportano; il CV Aldo Cocchia del Da Recco, caposcorta, considera che, essendo le due motonavi piuttosto lente, una volta superata Creta il convoglio resterà in mare aperto per circa ventiquattr’ore, trovandosi a dover percorrere il tratto al largo della costa libica, quello più pericoloso, di notte invece che di giorno, come Cocchia preferirebbe. Dato che recentemente i sommergibili nemici hanno incrementato la propria attività, è stato disposto che alcune unità munite di ecogoniometro pattuglino la sua rotta per scongiurare il rischio di attacchi.
In tutto, sette mercantili sono partiti da Suda per il Nordafrica, più o meno contemporaneamente, suddivisi in cinque convogli, con la scorta complessiva di due cacciatorpediniere e sette torpediniere. Il servizio di decrittazione britannico «ULTRA» ha tuttavia intercettato un messaggio della Luftwaffe riguardante le scorte aeree da assegnare a questo ed ad altri convogli in mare contemporaneamente, così che i comandi britannici sono venuti a conoscenza dei particolari su rotte ed orari dei convogli. In particolare, già il 25 agosto «ULTRA» ha segnalato che la Tergestea ha lasciato Brindisi alle 13 del 24 per giungere al Pireo attraversando il Canale di Corinto all’alba del 26, seguita dalla Camperio (partita anch’essa da Brindisi ma alle 20 del 24), per poi proseguire a 10 nodi verso Bengasi con arrivo previsto per le 12 del 28 agosto. «ULTRA» conferma il tutto con nuove intercettazioni anche il 26 agosto, ed il sommergibile britannico Umbra (tenente di vascello Stephen Lynch Conway Maydon) riceve l’ordine di intercettare il convoglio in base alle informazioni ricevute.
La mattina del 27 agosto il convoglio esce dal canale di Cerigo, lasciandosi alle spalle la torpediniera Orione, munita di ecogoniometro ed inviata a perlustrare le acque prospicienti Creta alla ricerca di eventuali sommergibili nemici.
Alle 7.20 l’Umbra avvista le navi italiane (sorvolate da due aerei) su rilevamento 025°, mentre queste procedono a 10 nodi su rotta 245°, ed inizia subito l’attacco; alle 7.48, nel punto 35°39’ N e 23°05’ E (o 35°41’ N e 23°01’ E), il sommergibile lancia quattro siluri contro la Camperio, il mercantile più vicino, a 2740 metri di distanza. Il secondo siluro, difettoso, non parte.
Alle 7.49, poco dopo che l’Orione è scomparsa all’orizzonte e senza che gli ecogoniometri delle navi della scorta segnalino alcunché, la Camperio viene colpita da uno o due siluri e s’incendia.
Su ordine di Cocchia, la Tergestea prosegue scortata dalla Climene, mentre la Polluce dà assistenza alla danneggiata Camperio e ne recupera i naufraghi ed il Da Recco dà la caccia al sommergibile. Nonostante tutti gli sforzi della Polluce, la Camperio, divorata dalle fiamme, non può essere salvata, e dovrà essere finita a cannonate dalla stessa torpediniera, dopo il salvataggio di 255 dei 260 uomini imbarcati.
Mentre questo avviene, la Climene rileva un altro sommergibile all’ecogoniometro e lo segnala al Da Recco, che ordina alle due navi di cambiare rotta per uscire prima possibile dall’area pericolosa.
Conclusa la caccia antisommergibile, il Da Recco accelera al massimo per ricongiungersi a Climene e Tergestea. Nel pomeriggio un messaggio PAPA (Precedenza Assoluta sulle Precedenze Assolute) viene inviato alla Tergestea per avvisarla di un previsto attacco nemico, che viene così evitato con un cambiamento di rotta.
Durante la parte conclusiva della navigazione, poco prima del tramonto del 27, Climene e Da Recco, seguendo le segnalazioni degli aerei della scorta, convergono su un punto distante 7-8 miglia dalla loro rotta, dove trovano quattro zatterini, su due dei quali si trovano quattro naufraghi: sono gli ultimi sopravvissuti di un centinaio di uomini finiti in mare due settimane prima, in seguito al siluramento della motonave Nino Bixio. Soccorso i naufraghi (uno dei quali morirà poco dopo) e ripresa la navigazione, le tre navi giungono a Bengasi il 28 agosto. La Tergestea scarica 279 automezzi, 520 tonnellate di materiali e munizioni, 206 soldati e 117 tonnellate di carburante: con quest’ultimo giunge a Erwin Rommel la quantità di carburante da lui richiesta per la prevista offensiva del 30 agosto (poi fallita con la battaglia di Alam Halfa), nonostante gli affondamenti, nei giorni precedenti, della Camperio e dei piroscafi Istria e Dielpi, ed il danneggiamento della nave cisterna Pozarica (5700 tonnellate di carburante sono state promesse a Rommel: di queste 117 sono arrivate con la Tergestea, 382 con il piroscafo Kreta, 2545 con la pirocisterna Giorgio e 2749 con la pirocisterna Alberto Fassio).
11 ottobre 1942
La Tergestea, diretta in Africa con 240 tonnellate di munizioni, 1000 tonnellate di provviste e 240 veicoli, viene danneggiata da un attacco aereo e costretta a riparare in un porto greco.

Il varo della motonave (foto Mario Circovich, Civici Musei di Storia d’Arte, Comune di Trieste)

L’affondamento

Il mattino del 24 ottobre 1942 – in piena battaglia di El Alamein – la Tergestea, dopo aver imbarcato 1000 tonnellate di carburante e 1000 tonnellate di munizioni (nonché, per alcune fonti, esplosivi), salpò da Suda alla volta di Tobruk, andandosi poi ad unire, una volta in mare (e precisamente nel punto 36°18’ N e 23°11’ E), con la nave cisterna Proserpina ed il piccolo piroscafo tedesco Dora, provenienti dal Pireo. Il convoglio, denominato «TT» ossia Taranto (porto di partenza della Proserpina)-Tobruk (dove il convoglio sarebbe dovuto arrivare alle 18.50 del 26), era scortato dalla vecchia torpediniera Calatafimi, dalle più recenti Lira e Partenope e dalla moderna torpediniera di scorta Ciclone, oltre che da numerosi caccia e bombardieri della Regia Aeronautica e della Luftwaffe. Comandava la Tergestea il tenente di vascello Giorgio Visintini.
«ULTRA», tuttavia, era già a conoscenza di tutto. Già il 21 ottobre i decrittatori britannici avevano fatto sapere ai comandi della Royal Navy che la Proserpina sarebbe partita da Taranto  nel pomeriggio del 21 diretta al Pireo, da dove sarebbe proseguita per Tobruk con la Tergestea proveniente da Suda, con probabile arrivo per il 25 ottobre; il 24 ottobre «ULTRA» precisò che Proserpina e Dora avrebbero lasciato il Pireo alle 24 del 23, a 9 nodi di velocità, ed a loro si sarebbe unita in navigazione la Tergestea partita da Suda, giungendo a Tobruk probabilmente il 25, mentre il 25 stesso diede notizia dell’avvenuta partenza delle tre navi, e che sarebbero dovute arrivare a Tobruk il 25 stesso (quest’ultima informazione era errata, dato che l’effettiva data di arrivo era il 26). Anche il 26 sarebbe arrivato un ulteriore messaggio di «ULTRA», con altre precisazioni (orario dell’avvenuta partenza di Proserpina e Dora, punto di riunione con la Tergestea ed arrivo previsto per il 26 pomeriggio), ma ormai non più necessario. L’attacco al convoglio poté essere pianificato con cura.
Dapprima, nel pomeriggio del 25, alcuni ricognitori vennero inviati sul cielo del convoglio a nordest di Bengasi, sia per aggiornare sulla sua posizione e situazione che per coprire le decrittazioni effettuate facendo credere ad un avvistamento casuale.
Nella notte tra il 25 ed il 26 ottobre il convoglio venne pesantemente attaccato con bombe e siluri da bombardieri britannici Vickers Wellington ed americani Consolidated B-24 Liberator, ma nessuna nave fu colpita. Dei ricognitori Martin Baltimore continuarono però a tallonare il convoglio nella sua navigazione verso est.
L’aviazione alleata tornò alla carica tra le 12.10 e le 12.30 del 26 ottobre, con 18 bombardieri statunitensi Consolidated B-24 “Liberator” (del 98th Bombardment Group, di stanza in Egitto) che, suddivisi in tre «flying boxes» di sei velivoli ciascuna, sganciarono le loro bombe da 6000 metri. Diverse bombe mancarono di poco le navi, ma di nuovo non vi furono danni.
Alle 14.30, quando il convoglio era ormai a sole 30 miglia da Tobruk, la Proserpina fu colta da un’avaria di macchina e rimase indietro, scortata dalla Calatafimi, mentre il resto del convoglio proseguiva (le avarie furono rapidamente riparate, e presto Proserpina e Calatafimi diressero per ricongiungersi con le altre navi).
Nel frattempo, alle 12.30, otto aerosiluranti Bristol Beaufort del 47th Squadron, al comando del tenente colonnello Richard Sprague (che tuttavia, data la sua scarsa esperienza negli attacchi siluranti, aveva delegato la conduzione dello squadrone al veterano capitano Ronald Gee) erano decollati dall’aeroporto egiziano di Gianaclis. Ai Beaufort si erano uniti in volo anche cinque bombardieri Bristol Blenheim V del 15th Squadron della South African Air Force (ognuno delle quali trasportava quattro bombe GP da 250 libbre) e nove caccia Bristol Beaufighter degli Squadrons 252 e 272. I Beaufort avrebbero dovuto attaccare la Proserpina, obiettivo principale, i Blenheim gli altri mercantili ed i Beaufighter la scorta aerea.
I Beaufort volavano bassi sul mare, mentre i Beaufighter di scorta volavano più alti, sopra di loro, a varie quote. La formazione aerea volò verso ovest fino a circa 50 miglia dalla costa nemica, venendo presa sotto il tiro di batterie contraeree pesanti durante l’avvicinamento a Tobruk, e poi s’imbatté in un grosso gruppo di traghetti che a loro volta aprirono il fuoco.
Alle 15.25 i Beaufighter avvistarono il convoglio, e lo segnalarono ai Beaufort (che, volando più bassi, non lo avevano ancora visto) scuotendo le ali. Il Dora procedeva primo in linea di fila, seguito dalla Tergestea; Partenope e Ciclone proteggevano il lato che dava verso il mare aperto, mentre la Lira procedeva in coda al convoglio. Sul cielo del convoglio volava la scorta aerea formata da due bombardieri tedeschi Junkers Ju 88, due caccia italiani Macchi C. 202 ed un caccia tedesco Messerschmitt Bf 109. I Beaufighter si diressero contro la scorta aerea, per attaccarla, mentre la maggior parte dei bombardieri puntava sui mercantili.
I primi tre Blenheim, avendo scambiato il Dora, in quanto nave di testa, per la nave cisterna che cercavano (la Proserpina), lo attaccarono, ma le bombe mancarono il bersaglio ed uno dei bombardieri venne abbattuto, mentre gli altri due si allontanarono danneggiati (uno dei due precipitò per i danni durante il volo di rientro, entrando in collisione con un Beaufort e causando anche la sua perdita).
Cinque Beaufort lanciarono i loro siluri contro il Dora, mentre il sesto lanciò contro la Tergestea. Nessuna delle armi andò a segno; uno degli attaccanti fu abbattuto, un altro danneggiato.
Due Beaufort, tuttavia, si resero conto che la nave cisterna non c’era, quindi non attaccarono e si misero alla sua ricerca lungo la costa, insieme ai due Blenheim rimasti. Dopo qualche minuto avvistarono la Proserpina e la Calatafimi. Uno dei Beaufort perse il proprio siluro a causa dei danni subiti in precedenza, ma l’altro attaccò la Proserpina insieme ai due Blenheim, mentre un Beaufighter si avventava sulla Calatafimi. Uno dei Blenheim venne abbattuto e l’altro danneggiato, ma le loro bombe ed il siluro del Beaufort colpirono la petroliera, che s’incendiò per poi affondare. I naufraghi furono recuperati dalla Calatafimi e dalla Lira.
Durante il volo di ritorno alla base, la formazione aerea britannica fu attaccata da dei Macchi C. 202, che danneggiarono un Beaufort. Durante l’attacco, inoltre, un Beaufighter era stato abbattuto ed un altro danneggiato da un Messerschmitt Bf 109, mentre uno Ju 88 era stato a sua volta danneggiato da un Beaufighter.

L’attacco non era però terminato: i comandi britannici intendevano distruggere completamente il convoglio, perciò una seconda ondata, formata da cinque Beaufort del 39th Squadron scortati da nove Beaufighter degli Squadrons 252 e 272, decollò da Gianclis per attaccare le altre navi. Al largo della costa libica la formazione britannica s’imbatté in cinque Heinkel He 111 tedeschi, che vennero impegnati dai Beaufighter (nello scontro un Beaufighter fu abbattuto ed un altro danneggiato, mentre da parte britannica si rivendicarono due Heinkel abbattuti ed uno danneggiato), mentre i Beaufort continuarono a cercare il convoglio.
Terminato lo scontro con gli Heinkel, i Beaufighter si riunirono ai Beaufort, che non avevano trovato il «TT» ma avevano infruttuosamente lanciato tre siluri contro un convoglio di traghetti.
Da parte britannica si volle fare ancora un ultimo tentativo di distruggere il convoglio prima che arrivasse a destinazione: ormai, però, non c’erano più aerosiluranti idonei per attacco diurno disponibili, solo Wellington del 38th Squadron in grado di attaccare con buona sicurezza esclusivamente di notte, ma entro notte il convoglio sarebbe già giunto in porto. Si decise di mandare lo stesso i Wellington: il 38th Squadron avrebbe tentato per la prima volta un attacco al tramonto.
Tre aerosiluranti Vickers Wellington del 38th Squadron, guidati dal capitano Albert Wiggins, decollarono alle 15.40 dall’aeroporto di Gambut, e volarono a soli 30 metri (in modo da non essere avvistati se non all’ultimo momento) fino a 60 miglia dalla costa, poi virarono verso ovest e volarono parallelamente alla costa sin quando giunsero 60 miglia a nordest di Tobruk, dove puntarono dritti sul convoglio. Il tempo era buono, la visibilità ottima, con annuvolamento minimo.
Questa volta il convoglio venne avvistato, proprio quando era giunto davanti a Tobruk, ad un paio di miglia dal porto, e colto di sorpresa. I marinai si apprestavano ad entrare in rada, quando videro le sagome nere dei Wellington apparire all’orizzonte, a due miglia di distanza. Le sagome dei Wellington si confondevano con il cielo scuro del crepuscolo, mentre la Tergestea si stagliava perfettamente visibile contro il sole che tramontava.
Le unità della scorta aprirono subito il fuoco ed iniziarono freneticamente a fare segnalazioni alla Tergestea, ma i Wellington lanciarono tutti i loro siluri, due per ogni aereo, da distanze comprese tra i 450 ed i 550 metri, tutti contro la motonave italiana, che agli equipaggi degli aerei sembrò quasi ferma.
Uno dei tre bombardieri, pilotato dal sergente Viles, fu colpito e precipitò vicino al porto (tre membri del suo equipaggio furono catturati, ma due fuggirono e raggiunsero le linee britanniche l’11 novembre), e gli altri due aerei (quello di Wiggins e quello del sottotenente Bertram) furono entrambi danneggiati, ma alle 18.16, nel punto 32°02’ N e 24°04’ E, almeno uno (forse anche tre) dei sei siluri lanciati colpì la Tergestea a poppa. La sfortunata motonave si disintegrò in una nuvola di fumo che si levò per oltre 900 metri, a un passo dalla salvezza. L’intero equipaggio di 80 uomini trovò la morte nell’esplosione.

Il 27 ed il 28 ottobre «ULTRA» ebbe modo di decrittare anche i messaggi che comunicavano la perdita delle due navi. Tergestea e Proserpina figurano tra le navi alla cui perdita è spesso imputata la scarsità di carburante delle truppe corazzate italo-tedesche nella battaglia di El Alamein (Rommel avrebbe scritto nel suo diario che con la perdita di Proserpina e Tergestea la battaglia era persa). Il capitano Wiggins fu decorato con il Distinguished Service Order per aver affondato la Tergestea.
Il relitto della motonave giaceva in acque molto basse e chiare, tanto da risultare visibile alle navi che passavano nei pressi: pochi giorni dopo il comandante Aldo Cocchia del cacciatorpediniere Da Recco, che aveva scortato la Tergestea nel viaggio in cui era stata affondata la Manfredo Camperio, ebbe il dispiacere di vederne il relitto mentre si apprestava ad entrare nel porto di Tobruk.

Un’altra immagine della motonave (Archivio Società Premuda)

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