giovedì 15 ottobre 2015

Minerva

Il Minerva ad Avonmouth nel 1923 (g.c. Mauro Millefiorini via www.naviearmatori.net

Piroscafo da carico da 1905 tsl e 1093 tsn, lungo 78 metri, largo 11,6 e pescante 7,2, con velocità 9 nodi.
Appartenente alla Società Anonima Sbarchi Imbarchi e Trasporti con sede a Roma (successivamente alla Montecatini), era iscritto con matricola 103 al Compartimento Marittimo di Roma.

Breve e parziale cronologia.

1918
Costruito dai Cantieri Navali Riuniti di Palermo (numero di cantiere 73). Stazza lorda originaria 2023 tsl.
14 dicembre 1940
Requisito a Venezia dalla Regia Marina, senza essere iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.
25 dicembre 1940
Il Minerva, carico di provviste (1693,5 tonnellate), salpa da Bari alle 15.30 diretto a Durazzo, in convoglio con il piroscafo Merano (adibito a traffico civile) e la scorta della vecchia torpediniera Monzambano.
26 dicembre 1940
Il convoglio giunge a Durazzo alle dieci.
30 dicembre 1940
Il Minerva, scarico, ed il piroscafo Miseno, pure vuoto, lasciano Durazzo alle 16, scortati dall’incrociatore ausiliario Brioni.
31 dicembre 1940
Il convoglio arriva a Bari alle 12.30.
27 marzo 1941
Il Minerva (con 1540 tonnellate di viveri) ed il piroscafo Giacomo C. (con 1525 tonnellate di materiali vari) salpano da Brindisi alle 19.35 diretti a Durazzo, scortati dal posamine Azio.
28 marzo 1941
Il convoglio giunge a Durazzo alle nove.
5 aprile 1941
Minerva, Giacomo C. ed altri due piroscafi scarichi, Acilia ed Anna Capano, ripartono da Durazzo per tornare in Italia alle 5.20. Li scorta l’anziana torpediniera Curtatone.
6 aprile 1941
Il convoglio raggiunge Bari alle 3.30.
16 aprile 1941
Il Minerva ed i piroscafi Laura C. ed Elvira Vaselli salpano da Bari alle 21.30 diretti a Durazzo, con la scorta della torpediniera Generale Marcello Prestinari. Il carico dei tre mercantili assomma a 189 veicoli, 1574 tonnellate di viveri e 500 tonnellate di altri materiali, oltre a 50 uomini.
17 aprile 1941
Il convoglio arriva a Durazzo alle 17.30.
12 maggio 1941
Salpa da Valona alle sei del mattino, scortato dalla torpediniera Prestinari, e giunge a Brindisi alle 15.50, trasportando truppe.
1° giugno 1941
Compie un viaggio, isolato e senza scorta, da Brindisi a Durazzo.
7 giugno 1941
Compie un viaggio da Durazzo a Bari, isolato e senza scorta, trasportando 203 tonnellate di materiali vari.
14 giugno 1941
Viaggio da Valona a Patrasso e poi a Volo, ancora isolato e privo di scorta.
17 agosto 1941
Trasporta un carico di materiali da Bari a Valona, sempre isolato e senza scorta.
28 settembre 1941
Viaggio da Bari a Missolungi, via Valona. Di nuovo da solo e senza scorta.
28 ottobre 1941
Compie un viaggio da Valona a Brindisi, ancora una volta isolato.
9 novembre 1941
Trasporta un carico di materiali da Bari a Durazzo, da solo e privo di scorta.
31 maggio 1942
Compie un viaggio da Brindisi a Patrasso, insieme al piroscafo Enrico Contarini e con la scorta dell’incrociatore ausiliario Arborea.
14 luglio 1942
Compie un viaggio da Brindisi a Patrasso insieme al piroscafo Abbazia, scortato dalla torpediniera Francesco Stocco.
3 agosto 1942
Compie un viaggio dal Pireo a Suda in convoglio con il piroscafo Aprilia e le navi cisterna Arca ed Irma, nonché la scorta delle torpediniere Sagittario e Cassiopea.
18 settembre 1942
Viaggio da Prevesa a Brindisi, isolato e senza scorta.
11 ottobre 1942
Viaggio da Bari a Valona, isolato e senza scorta.

L’affondamento

Alla fine del novembre 1942 il Minerva, al comando del capitano di lungo corso Carlo Monti Bragadin, salpò da Bari diretto a Tunisi, con un carico di benzina e la scorta della torpediniera Orione (capitano di corvetta Luigi Colavolpe). Alle due navi si aggregò in seguito il piroscafo Audace, salpato anch’esso da Messina per Tunisi con un carico di benzina, ed alle dieci del mattino del 28 novembre le tre navi giunsero a Trapani, tappa intermedia del viaggio.
Prima che esse ripartissero, però, un convoglio diretto a Tripoli venne attaccato da aerosiluranti ed il piroscafo Veloce, carico di carburante, fu immobilizzato e poi affondato da navi britanniche uscite da Malta, insieme alla torpediniera Lupo. A seguito di questi sviluppi, Supermarina ordinò a Minerva ed Audace di raggiungere Tripoli anziché Tunisi.
Ciò avvenne però separatamente: l’Orione fu fatta ripartire per Napoli (per assumere la scorta di un convoglio diretto in Tunisia), mentre l’Audace fu fatto salpare per Tripoli senza scorta il 30 novembre (non giunse mai a destinazione: fu affondato da aerosiluranti tre giorni dopo).
Quanto al Minerva, lasciò Trapani alle 14 del 1° dicembre. In mancanza di navi scorta in numero sufficiente per tutti i mercantili diretti in Nordafrica, venne fatto navigare isolato e senza scorta, nella speranza che, trattandosi di una piccola e vecchia nave, sarebbe passata inosservata, o per lo meno i comandi nemici non gli avrebbero dato molta importanza, attaccando invece bersagli più “appetitosi”.
Il ragionamento poteva anche essere valido, ma non considerava un fattore della cui esistenza i comandi italiani erano del tutto ignari: “ULTRA”.
Lo stesso 1° dicembre, infatti, i decrittatori britannici poterono apprendere, da messaggi italiani intercettati e decifrati, che il Minerva sarebbe dovuto salpare da Trapani alle 22 del 30 novembre, procedere ad otto nodi e giungere a Tripoli alle 9.30 del 3 dicembre; il giorno seguente corressero gli orari di partenza e di arrivo, rispettivamente le 13 del 1° dicembre e le 00.30 del 4.
Alle 23 del 1° dicembre il Minerva, che si trovava venti miglia a nord di Pantelleria, vide una cortina di bengala accendersi a poppa, così il comandante Monti Bragadin decise di sostare a Pantelleria per la notte.
Lasciata l’isola alle sette del mattino del 2 dicembre, dopo solo un’ora il piroscafo fu informato da un ricognitore che c’era un sommergibile nei paraggi, così la nave invertì la rotta e tornò ad ancorarsi a Pantelleria. Alle dieci del mattino, però, il locale Comando Marina ordinò al Minerva di partire, e così fu fatto.
A mezzogiorno la nave fu raggiunta da un altro piroscafo altrettanto piccolo e vecchio, il Palmaiola: come il Minerva, trasportava benzina in fusti (tra tutt’e due, le navi ne avevano a bordo 3500 tonnellate), proveniva da Trapani ed era diretto a Tripoli in navigazione isolata e senza scorta. Di propria iniziativa, il Palmaiola decise di accodarsi al Minerva. Questa decisione, probabilmente dettata dall’illusione di maggior sicurezza che dava la navigazione insieme ad un’altra nave, frustrò in realtà i presupposti che avevano spinto Supermarina a disporre che le due navi navigassero isolate: due piroscafi che procedono insieme, infatti, erano più facilmente individuabili di uno.
I successivi giorni di navigazione furono caratterizzati dall’incontro con le tracce delle tragedie appena trascorse, e le avvisaglie di quelle future. Nella notte del 3 il Palmaiola avvistò due lance di superstiti del piroscafo Sacro Cuore, affondato il giorno precedente dal sommergibile Umbra: saggiamente, i naufraghi preferirono non essere recuperati e proseguire invece da soli verso la costa della Tunisia.
Alle undici del mattino del 3 Minerva e Palmaiola avvistarono un ricognitore avversario, fatto che si ripeté due ore dopo. Alle 17, ancora, avvistarono la torpediniera Ardente intenta al salvataggio degli ultimi superstiti del piroscafo Veloce e della torpediniera Lupo, affondate dalla Forza K britannica due notti prima. Intanto, alle 13.20, i due bastimenti erano stati individuati da ricognitori britannici al largo delle Kerkennah.
Alle 19 del 3 dicembre, infine, la minaccia alleata si concretizzò: ebbero inizio i primi, reiterati attacchi aerei.            
Quello decisivo, da parte di aerosiluranti Fairey Albacore provenienti da Malta, ebbe inizio alle 21.50, al largo dell’isola di Gerba.
Il primo a soccombere fu il Palmaiola, che evitò un primo siluro soltanto per incassarne un altro, che ne causò l’affondamento con la morte di 25 dei 42 uomini del suo equipaggio.
Il Minerva gli sopravvisse soltanto di pochi minuti: alle 22.15, infatti, fu colpito da spezzoni incendiari che, cadendo in coperta, incendiarono i fusti di benzina là sistemati. Poi il piroscafo venne centrato da un siluro, ed affondò in fiamme alle 22.30, nel punto 34°07’ N e 11°52’ E (a sudest delle Isole Kerkennah).
Dei 47 uomini che componevano l’equipaggio del Minerva, ventuno, tra cui il comandante Monti Bragadin, morirono nell’affondamento. Altri 21 uomini riuscirono a mettersi in salvo sull’unica scialuppa messa a mare, con la quale raggiunsero l’isolotto di El Biban (vicino al confine tra Libia e Tunisia) dopo due giorni di estenuante navigazione a remi (aiutata, nell’ultimo tratto, anche da una vela di fortuna); gli ultimi cinque, invece, furono tratti in salvo da una delle zattere del Palmaiola, con la quale raggiunsero la costa presso Zuara.
L’invio della nave soccorso Meta risultò superfluo. Una volta raggiunta la terraferma, i naufraghi di entrambi i piroscafi furono prelevati da veicoli inviati da Marina Tripoli e condotti nella città libica.


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