lunedì 14 dicembre 2015

XXI Aprile

Il XXI Aprile a Beira (Mozambico) nel 1938 (g.c. Mauro Millefiorini)

Piroscafo da carico da 4786,96 tsl e 2954,06 tsn, lungo 120,60 o 117,9 metri, largo 15,91 e pescante 8,35, con velocità (in origine) di 10,5 nodi. Appartenente alla Società Anonima Cooperativa di Navigazione Garibaldi (con sede a Genova), iscritto con matricola 2183 al Compartimento Marittimo di Genova, nominativo di chiamata ICFO.

Breve e parziale cronologia.

12 giugno 1919
Varato nei cantieri Downey Shipbuilding Company di Arlington (Staten Island, New York), come Richmond Boro (numero di costruzione 8). La nave scende nelle acque del Kill van Kull alla presenza di 5000 persone, con un inusuale varo notturno: il bastimento è illuminato con luci elettriche bianche, rosse e blu ed il varo viene salutato da trecento vecchi marinai presenti tra il pubblico.
Agosto 1919
Completato come Richmond Boro per lo United States Shipping Board (governo statunitense). Fa parte di una serie di navi gemelle tra cui i piroscafi Nahma, Osakis, Dio, New Britain, Sabotawan, Dochet, Strathnaver, Yaphank, Waterbury e Clarksburg.
23 agosto 1919
Compie le prime prove in mare, spingendosi dai cantieri fino a Sandy Hook e ritorno, con a bordo funzionari governativi e di compagnie di navigazione, nonché membri dell’amministrazione di Richmond Borough. Le prove danno esito pienamente soddisfacente.
1920
Acquistato dalla Williams Steamship Corporation di New York e ribattezzato Willfaro (nominativo di chiamata LSJW). La stazza originaria risulta essere di 5313 tsl.
18 ottobre 1920
Il Willfaro trae in salvo l’equipaggio (sei uomini, più due clandestini) della goletta britannica Nordica, naufragata nell’Atlantico in posizione 43°53’ N e 51°28’ O durante un viaggio da Oporto al Newfoundland con un carico di sale. I naufraghi verranno sbarcati a New York il 21 ottobre.
14 dicembre 1921
Durante la manovra per lasciare la banchina a San Pedro (Los Angeles), il Willfaro va a sbattere contro il molo Southern Pacific, affondando un peschereccio e danneggiando altre 14 piccole imbarcazioni.
23 ottobre 1922
Un incendio scoppia nella stiva numero 1 del Willfaro, ormeggiato a Wilmington. Le fiamme verranno estinti dopo molti sforzi dai pompieri di Wilmington e San Pedro.
1925
Il Willfaro è al centro di un processo tra gli armatori ed i proprietari di un carico di farina di pesce, andato a male per il caldo, da esso trasportato. I primi sostengono che il carico fosse già compromesso, i secondi che la sua perdita sia stata dovuta a stivaggio sbagliato ed aerazione insufficiente.
1929
Acquistato dalla compagnia American-Hawaiian, senza cambiare nome.
3 febbraio 1930
Il Willfaro si reca in soccorso del piroscafo John C. Kirkpatrick, che ha lanciato un SOS (mentre si trova tra Cape Flattery e Grays Harbour, durante un viaggio da Everett a San Francisco) in quanto ha perso gran parte del carico sistemato sul ponte ed imbarcato una notevole quantità di acqua.
1933
Acquistato dalla Pan-Atlantic Steamship Corporation (in gestione alla Waterman Steamship Company) di Mobile (Alabama) e ribattezzato Pan Atlantic (nominativo di chiamata KITX). Stazza lorda e netta risultano essere 4810 tsl e 3036 tsn.
13 dicembre 1934
Un incendio scoppia nei carbonili di sinistra del Pan Atlantic, in navigazione al largo di Mobile (Alabama), ma è possibile circoscriverlo e successivamente estinguerlo. Raggiunto e scortato da un cutter della guardia costiera statunitense, il Pan Atlantic raggiungerà Jacksonville.
1937
Acquistato dalla Cooperativa Garibaldi e ribattezzato XXI Aprile.
Settembre-ottobre 1939
Durante il periodo di neutralità dell’Italia, il XXI Aprile subisce visite di controllo da parte delle autorità britanniche ad Aden (8 settembre), Suez (16 settembre) e Port Said (17 settembre), poi viene fermato ancora a Gibilterra dal 27 settembre al 6 ottobre, ed in seguito di nuovo a Weymouth, dal 12 al 21 ottobre, nonostante i noleggiatori si siano fatti assicurare dall’ambasciata britannica un rapido svolgimento delle pratiche di controllo.
24 ottobre 1942
Salpa da Napoli alle 19 diretto a Tripoli.
25 ottobre 1942
A Messina la torpediniera Giuseppe Cesare Abba assume la sua scorta. Giunte a Palermo alle 17.30, vi sostano per diversi giorni.
7 novembre 1942
Il XXI Aprile riparte da Palermo alle otto del mattino (per altra versione, alle 19.50 del 4 novembre), ora in convoglio con il piroscafo Numidia e la scorta delle torpediniere Calliope e Cigno, rimpiazzate dopo qualche ora dalle torpediniere di scorta Groppo ed Animoso.
8 novembre 1942
Le navi giungono a Tripoli alle 7.45.
11 novembre 1942
Lascia Tripoli alle sette del mattino, senza scorta.
15 novembre 1942
Si unisce al piroscafo Gimma, scortato dalla torpediniera Partenope, e sosta a Pantelleria.
16 novembre 1942
Sosta a Trapani.
17 novembre 1942
Lascia Trapani alle 11.40 e prosegue per Palermo, dove giunge alle 18.30.
25 novembre 1942
Il XXI Aprile salpa da Palermo all’1.45, in convoglio con i piroscafi Etruria e Carlo Zeno e con le motozattere MZ 705 e MZ 756, scortato dalle torpediniere Sirio (caposcorta, capitano di corvetta Romualdo Bertone) e Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina).
Alle 11.55 un idrovolante CANT Z. 501 della scorta aerea sgancia una bomba circa 4 km a sinistra del convoglio e segnala la presenza di un sommergibile; il convoglio vira a dritta e la Groppo si dirige nel punto indicato (38°31,5’ N e 12°01’ E), bombardando un contatto con cariche di profondità alle 12.14 e ritenendo di aver affondato un sommergibile, per poi riunirsi al convoglio dopo un’ora.
Alle 13.53, al largo delle Egadi, un idrovolante CANT Z. 506 della scorta aerea sgancia una bomba e segnala un sommergibile in posizione 38°32’ N e 11°43’ E; la Groppo si dirige di nuovo sul punto indicato e, dopo aver avvistato alle 14.13 quella che sembra la scia di un siluro, lancia 15 bombe di profondità alle 15.25, perdendo poi il contatto e riunendosi al convoglio per ordine della Sirio.
Se davvero vi era un sommergibile (può anche essersi trattato di falso allarme), doveva essere il britannico Utmost (tenente di vascello John Walter David Coombe), scomparso in quei giorni tra Malta e Biserta. Tuttavia il 25 novembre l’Utmost sarebbe già dovuto essere in arrivo a Malta, e non si spiega perché sarebbe invece dovuto restare nella zona dell’attacco senza comunicarlo alla base; inoltre le posizioni degli attacchi della Groppo non sono sulla rotta che l’Utmost avrebbe dovuto seguire, ed oggi gli storici ritengono che il sommergibile sia in realtà affondato su un campo minato, mentre i “sommergibili” delle 11.55 e 13.53 sarebbero frutto di impressioni errate.
26 novembre 1942
Il convoglio giunge a Biserta a mezzogiorno.
4 dicembre 1942
Riparte da Biserta alle 13, scortato dalla torpediniera Climene.
6 dicembre 1942
XXI Aprile e Climene giungono a Palermo alle 00.03.
24 dicembre 1942
XXI Aprile e Carlo Zeno partono da Palermo alle 10.40, scortati dalle torpediniere Ardito (capitano di corvetta Silvio Cavo, caposcorta) ed Ardente (tenente di vascello Rinaldo Ancillotti).
Il convoglio sosta a Trapani dalle 15.30 alle 19; qui vi si aggregano quattro motozattere tedesche e la vecchia torpediniera Generale Marcello Prestinari.
25 dicembre 1942
Alle 11.25 il convoglio si trova in posizione 37°15’ N e 10°39’ E (altra fonte parla delle 11.16 e della posizione 36°17’ N e 10°32’ E, sedici miglia a nord di Zembra), quando uno degli aerei di scorta segnala con raffiche di mitragliatrice la presenza di un sommergibile: è il britannico P 48, al comando del tenente di vascello Michael Elliot Faber. Subito l’Ardente passa all’attacco, lanciando in tutto 48 bombe di profondità e notando poi un’ampia chiazza oleosa nel punto 37°17’ N e 10°32’ E. Il P 48 è stato affondato con tutto l’equipaggio.
Il convoglio giunge a Tunisi alle 15.50.
29 dicembre 1942
Il XXI Aprile lascia Tunisi alle 10.10, scortato dai moderni cacciatorpediniere Granatiere, Bombardiere e Legionario (caposcorta).
30 dicembre 1942
Le navi giungono a Palermo alle 16.
7 gennaio 1943
Il XXI Aprile salpa da Palermo alle 12.50, in convoglio con i piroscafi tedeschi Skotfoss e Sudest e con la scorta del cacciatorpediniere Saetta (caposcorta) e delle torpediniere Cigno e Calliope.
8 gennaio 1943
Alle 16.40 il convoglio si divide in due gruppi, aventi diversa destinazione: XXI Aprile e Skotfoss dirigono per Tunisi, dove arrivano alle 19, mentre il Sudest fa rotta per Biserta ove giungerà il giorno seguente.
18 gennaio 1943
Il XXI Aprile ed il piroscafo Valdirosa lasciano Tunisi alle 10 diretti a Palermo, scortati dalle torpediniere Castore (caposcorta), Libra e Generale Carlo Montanari.
Alle 20 iniziano i primi attacchi aerei, che si protrarranno sino alle 00.30 del 19, senza risultato.
19 gennaio 1943
Il convoglio giunge a Palermo alle 15.

L’affondamento

Alle 13.15 del 17 febbraio 1943 il XXI Aprile, al comando del capitano di lungo corso Wolfango Bondi, salpò da Palermo alla volta di Tunisi, in convoglio con il piroscafo Siena.
Sul XXI Aprile, oltre all’equipaggio, si trovavano numerosi carristi (sottufficiali e soldati) e conducenti di automezzi appartenenti al 559° Gruppo Semoventi (facente parte della 131a Divisione Corazzata "Centauro" e dotato di diciotto semoventi da 75/18 su tre batterie), insieme a due ufficiali dello stesso Gruppo, del quale era in corso il trasferimento in Tunisia, nonché personale militare tedesco (un ufficiale e vari sottufficiali e soldati). In tutto 220 uomini tra truppe ed equipaggio, di cui 200 erano militari italiani e tedeschi e 20 civili militarizzati.
Il carico, imbarcato a Palermo per ordine della Commissione Allestimenti e Imbarchi di quel porto (retta dal capitano di vascello Padolecchia), consisteva in 300 tonnellate di munizioni (tra cui bombe e siluri), 150 tonnellate di altri rifornimenti per le forze italiane e tedesche (compreso un carico di viveri vigilati da alcuni carabinieri) e 50 tra automezzi e mezzi corazzati del 559° Gruppo Semoventi.
I primi attacchi, e le prime perdite, il XXI Aprile li aveva subito quando ancora era in porto a Palermo, nel corso delle operazioni di carico: nave e porto erano stati più volte mitragliati, spezzonati e bombardati da aerei nemici in violenti attacchi a bassa quota. In queste incursioni erano rimasti uccisi sei uomini del 559° Gruppo Semoventi.
Unica difesa del XXI Aprile contro gli attacchi aerei era una mitragliera quadrinata tedesca da 20 mm: per rinforzare questo modesto armamento, su iniziativa del capitano Lattanzi del 559° Gruppo Semovente (il quale aveva assunto il comando di tutto il personale imbarcato) e per ordine del comandante Bondi, si unirono alla reazione contraerea tutte le armi leggere del 559° Gruppo, cioè ben sei mitragliere da 13,2 mm e 32 mitragliatrici da 8 mm, tutte dotate di munizionamento contraereo, tracciante e perforante. La reazione offerta da tale dispiegamento di armi fu piuttosto efficace, soprattutto durante le incursioni notturne, nelle quali gli aerei attaccavano a bassa quota.

Dopo la partenza da Palermo, il XXI Aprile ed il resto del convoglio fecero scalo a Trapani, per poi puntare verso la Tunisia.
La scorta era formata dalle moderne torpediniere di scorta Groppo (capitano di corvetta Beniamino Farina, caposcorta) e Fortunale (capitano di corvetta Mario Castelli della Vinca), cui alle 16.40 si aggiunse la non meno recente corvetta Gabbiano (tenente di vascello Alberto Ceccacci), salpata da Trapani. C’era anche un velivolo tedesco di scorta aerea, uno Junkers Ju 87.
Stante la vetustà dei due piroscafi, il convoglio non poteva procedere a più di sette nodi: troppo pochi, una velocità tanto bassa agevolava il compito dei molti sommergibili in agguato lungo la “rotta della morte”; ma dopo tre anni di guerra, che avevano progressivamente decimato la parte migliore della flotta mercantile, questa era la velocità che potevano raggiungere i vecchi piroscafi che bisognava mettere in campo. Dovevano anzi essere tre i piroscafi del convoglio, ma il terzo, il Campania, non era potuto nemmeno partire, a causa di problemi alle macchine.
XXI Aprile e Siena procedevano a zig zag, con lente accostate. A sette nodi, la traversata non avrebbe richiesto meno di trenta ore.
“ULTRA” non aveva fatto un buon lavoro, questa volta; il 16 febbraio aveva informato i comandi britannici che, da messaggi decrittati, risultava che il XXI Aprile ed il Siena, così come i piroscafi tedeschi Baalbeck e Le Borgne, sarebbero dovuti giungere a Tunisi la sera del 17; ma informazioni tanto vaghe erano di scarsa utilità. D’altra parte, i sommergibili che incrociavano nel Canale di Sicilia e lungo le coste italiane potevano anche farne a meno.
Passando al largo di Isola delle Femmine, gli uomini del XXI Aprile notarono la corvetta Danaide pendolare tra Capo San Vito e l’isola, zona in cui si riteneva non vi fossero sommergibili nemici.
Alle 17.23 gli ecogoniometri della Fortunale e della Gabbiano iniziarono a segnalare echi di sommergibili immersi. Anche lo Ju 87 avvistò il sommergibile e ne comunicò la presenza alle navi della scorta, mediante un segnale rosso. Il XXI Aprile ricevette ordine dal caposcorta di accostare per 2° a dritta.
Entrambe le navi iniziarono la caccia antisommergibile, ma ciò non fermò il sommergibile britannico Splendid (tenente di vascello Ian Lachlay Mackay McGeogh).
Questi avvistò alle 17.32 gli alberi ed i fumaioli dei due mercantili,  circa sei miglia ad est di Capo San Vito, mentre uscivano dal Golfo di Castellammare con rotta 010°; pur avendo avvistato anche due delle navi scorta sul lato del convoglio rivolto verso il mare, e poi anche la terza (identificate correttamente come due cacciatorpediniere/torpediniere ed una corvetta/sloop), McGeogh iniziò la manovra d’attacco alle 18.
Alle 19.03 lo Splendid lanciò sei siluri contro entrambi i piroscafi, valutati in 4000 e 5000 tsl e carichi a metà, che formavano un bersaglio continuo. (La discrepanza di dieci minuti tra l’orario del lancio secondo lo Splendid, e l’orario del siluramento secondo le fonti italiane, è inspiegabile).
Alle 18.53 il XXI Aprile venne colpito a poppa sinistra da un siluro; sia secondo la relazione del comandante Bondi che secondo il racconto di Nicolò Galioto, ufficiale del XXI Aprile, i siluri che colpirono il piroscafo furono invece due, quasi contemporaneamente, uno a prua ed uno a centro nave.
Galioto, dopo l’allarme, si era sdraiato su una poltrona in saletta per riposarsi, ma dopo una decina di minuti i siluri avevano colpito. Sentito un primo urto proveniente dal dritto di prora, l’ufficiale comprese che la nave era stata silurata e fece per alzarsi, quando fu gettato a terra dall’impatto del secondo siluro, più violento del primo. La nave sbandò subito fortemente; Galioto, faticando a stare dritto, si diresse verso il corridoio per prelevare un salvagente, ma faticò enormemente per riuscirvi.
Era stato dato l’ordine di abbandonare la nave; a bordo regnava una certa confusione, e Galiolo, che cercava di raggiungere il ponte per buttarsi in mare, venne invece spinto sempre più indietro.
Il capitano Lattanzi, cadendo in mare, gridò più volte “Viva l’Italia”, grido a cui si unirono decine dei suoi uomini, pochi attimi prima di scomparire sotto i flutti.
Tutto ciò si svolse in una manciata di secondi: poco dopo l’impatto del secondo siluro, infatti, le trecento tonnellate di munizioni che facevano parte del carico esplosero. Lo sventurato XXI Aprile fu praticamente disintegrato dall’immane esplosione, e colò a picco in pochi istanti nel punto 38°13’ N e 12°43’ E, tre miglia a nord di Capo San Vito Siculo: sul mare rimasero soltanto pochi rottami e naufraghi, ed un’enorme fiammata generata dall’incendio del carburante che faceva parte del carico.

Nicolò Galioto si ritrovò catapultato in aria, ad un’altezza impossibile determinare, insieme alle lamiere della nave. Perse i sensi e rinvenne sott’acqua, tra i rottami del XXI Aprile, dolente per varie ferite lacero-contuse: inizialmente non riuscì ad emergere, poi ebbe una visione del Monte Pellegrino di Palermo ed improvvisamente si sentì spingere verso la superficie, senza aver fatto alcun movimento, impedito dalle ferite. Riemerse senza salvagente, né alcun oggetto in vista a cui ci si potesse aggrappare.
Non fu molto dissimile l’esperienza del comandante Wolfango Bondi. Questi, trovandosi in plancia, fece in tempo solo ad afferrare un giubbotto salvagente e stringerlo al petto; non fece neanche in tempo ad indossarlo, che la nave esplose e Bondi si ritrovò in acqua, ferito alla testa dalla copertura in legno della plancia, risucchiato dal gorgo della sua nave che affondava. Riuscì a riemergere, e si aggrappò ad una tavola con pochi altri naufraghi.
Passarono ore prima che giungessero i soccorsi: il già sparuto numero di quanti erano usciti vivi dall’esplosione del XXI Aprile fu ridotto ancor più dal freddo e dalle ferite, nell’esasperante attesa dell’arrivo di una nave che portasse aiuto.
Nel buio della notte si sentivano lamenti di feriti, pianti e invocazioni di uomini alle madri; un naufrago invocò Dio ed il re, poi si uccise sparandosi alla tempia. Alcuni dei naufraghi aggrappati alla tavola del comandante Bondi furono presi dalla follia.
Nicolò Galioto, colto da crampi alle gambe che gli impedivano di tenersi ancora a galla, stava rassegnandosi all’ineluttabile quando all’improvviso avvistò ad un paio di metri uno zatterino di circa un metro di lunghezza e di eguale larghezza; cercò di nuotare verso di esso, ma i crampi e l’intorpidimento causato dal freddo, che gli aveva quasi bloccato la circolazione, gli impedivano di fatto di spostarsi nell’acqua, e di superare quella pur ridottissima distanza. Si rassegnò di nuovo alla morte, ma sentì qualcosa urtargli la spalla: credette che fosse un cadavere, e invece era lo zatterino. Allungò il braccio e lo afferrò, cercando di restare aggrappato con le forze residue.
Intorno a mezzanotte e mezza, Galioto sentì un rombo di motori; dapprima credette di aver sentito male, ma il rombo persisteva e si faceva anzi sempre più vicino. A poco a poco comparvero i fanali di via e la sagoma di una nave da guerra: era la Fortunale, tornata a salvare i naufraghi. Galioto chiamò le ultime forze a raccolta e gridò per farsi notare, e dalla torpediniera gli risposero “ti abbiamo visto” e gli puntarono addosso il fascio del proiettore; poco dopo, il naufrago fu issato sulla poppa della Fortunale.
I pochi sopravvissuti del XXI Aprile vennero raccolti durante la notte ed il mattino successivo dalla Fortunale e da alcune motovedette antisommergibile inviate da Trapani (la Capitaneria di Porto di Trapani era stata informata dell’accaduto dalla Stazione Carabinieri di Capo San Vito, a sua volta avvertita da alcune famiglie di Capo San Vito che avevano visto la fiammata dell’esplosione del XXI Aprile); sei naufraghi furono recuperati a mezzogiorno del 18 da un MAS in navigazione al largo di Capo San Vito.
Il Siena si rifugiò a Trapani, dove giunse indenne con la scorta della Groppo; la Gabbiano rimase invece sul posto e proseguì la caccia antisommergibile fino al mattino del 18 febbraio, ritenendo a torto di aver danneggiato il battello attaccante (emerse molta nafta, che si estese su un vasto tratto di mare: ma lo Splendid si era già allontanato alle 21.40 del 17, senza aver subito danni nonostante le 30 bombe di profondità, tutte piuttosto vicine, che aveva contato dalle 19.10 alle 20.30).
La Fortunale, con i sopravvissuti del XXI Aprile, giunse a Trapani all’1.05 del 18. I feriti vennero poi ricoverati nell’ospedale di Torrebianca.

Dei 220 uomini imbarcati sul XXI Aprile, soltanto in 17 erano sopravvissuti, tutti feriti: 11 militari e 6 militarizzati. Tra di essi era il comandante Bondi.
Le acque del Mediterraneo avevano inghiottito 189 militari e 14 civili militarizzati.

Il 559° Gruppo Semoventi aveva di fatto cessato di esistere, avendo perso tutti i carri e gran parte del personale nell’affondamento del XXI Aprile. Il Gruppo venne ricostruito praticamente da zero in Tunisia.


L’affondamento del XXI Aprile nel giornale di bordo dello Splendid (da Uboat.net):

“1732 hours - Sighted masts and funnels of two merchant vessels about six nautical miles East of Capo San Vito steering 010° out of Castellamare Bay. Two escorts were seen to seaward of the convoy.
1800 hours - Started attack on two half laden merchant vessels escorted by two destroyers/torpedo boats and one sloop/corvette.
1903 hours - Fired six torpedoes at the two merchant vessels (thought to be of 5000 and 4000 tons) that formed a continuous target. Two hits were observed on the nearest merchant vessel and one hit was heard on the other one.
1910 hours - The counter attack started. Three patterns of six, and one pattern of twelve depth charges was dropped. All rather close, but no damage was sustained. Splendid meanwhile had gone to 420 feet and the escorts did not obtain contact. The last pattern (the one of twelve) was dropped at 2030 hours.
2140 hours - No more HE was heard. Splendid meanwhile continued to withdraw to the North-East.
2315 hours - Surfaced, nothing in sight.”



Si ringrazia Sergio Bondi.
  

La nave con il precedente nome di Willfaro (da www.photoship.co.uk

4 commenti:

  1. mio padre,ferito e sopravvissuto,il 17 Febbraio'43 comandava la nave. Da suoi documenti ricavo: 220 imbarcati tra militari e militarizzati. 17 sopravvissuti di cui 11 feriti.

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    1. La ringrazio; mi potrebbe magari inviare foto o scansione di questi documenti per e-mail (lorcol94@gmail.com)? Mi risulterebbero molto utili.

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    2. È il rapporto dattiloscritto per l'autorità militare. Non credo potere divulgarlo,anche se sono passati tanti anni.

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    3. Se lei non ha personalmente niente in contrario, non credo proprio che vi siano problemi legali, questi ormai sono documenti storici sui quali non vige segreto militare. Ho pubblicato, quando mi sono state inviate, parti di rapporti o relazioni dell'epoca - veda p. es. le mie pagine sul cacciatorpediniere Aquilone, sulla torpediniera Ardente, sull'incrociatore ausiliario Città di Bari. Avevo anche chiesto all'Ufficio Storico della Marina Militare se fossero pubblicabili, e mi era stato risposto affermativamente.

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