mercoledì 23 ottobre 2013

Arno

L’Arno in una foto scattata probabilmente a Gaeta durante la guerra (g.c. collezione privata Carlo di Nitto, Gaeta).
Il 9 settembre 1942 la nave ospedale Arno (un piroscafo misto di 8024 tsl, costruito nel 1912, della Società Anonima di Navigazione Lloyd Triestino di Trieste, requisito dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato), al comando del cinquantatreenne palermitano Giovanni Luisi, lasciò Napoli per raggiungere Tobruk. A bordo della nave si trovavano il direttore della Sanità militare marittima, tenente generale medico Gregorio Gelonesi, in visita d’ispezione, ed alcuni militari tedeschi, tra cui dei sanitari (non tutti i militari tedeschi, però, erano del corpo sanitario: sovente viaggiavano sulle navi ospedale anche ufficiali diretti in Nordafrica, che si voleva far giungere a destinazione rapidamente e senza rischi, ma questo contravveniva alle norme internazionali, non essendo consentito alle navi ospedale l’imbarco di passeggeri che non fossero infermi o sanitari), per un totale di circa 180 persone (una ventina di ufficiali, 104 tra sottufficiali e marinai, una quindicina di medici ed 8-12 crocerossine, oltre ai militari tedeschi).
Intorno alle 00.45 del 10 settembre 1942, in posizione 33°14’ N e 23°23’ E (a 62 miglia da Tobruk), l’Arno venne colpita da un siluro lanciato da un aerosilurante britannico, nonostante fosse correttamente illuminata secondo le norme stabilite dalla convenzione dell’Aia. Il siluro colpì a prua, nella stiva numero 1, dove si trovava una camerata nella quale dormivano 28 tra marinai ed infermieri: solo uno di essi sopravvisse all’esplosione ed al successivo repentino allagamento. Da bordo della nave l’aerosilurante non era stato notato fino a quando il siluro non era andato a segno, generando una violenta esplosione ed alzando un’enorme colonna d’acqua accanto alla nave, ma ora se ne sentiva il ronzio del motore che si allontanava. L’aereo scomparve nel buio della notte, inseguito dagli improperi dell’equipaggio dell’Arno.
Le luci erano ancora tutte in funzione, ma la nave stava affondando, e dovette essere lanciato il segnale di abbandono nave; il siluramento aveva danneggiato l’antenna radio, e ciò rese impossibile inviare un SOS. Tutto l’equipaggio ed il personale sanitario abbandonarono ordinatamente la nave su nove lance (la condotta delle crocerossine venne poi descritta come “esemplare”), ma alle due di notte, dato che l’Arno sembrava resistere, un gruppo di volontari – ufficiali e fuochisti – decise di tornare a bordo, mise in funzione le pompe e tentò di tamponare lo squarcio aperto dal siluro. Tutto fu inutile: alle 9.50 dovette essere dato di nuovo, e per l’ultima volta, l’ordine di abbandonare la nave a quanti vi erano risaliti, ed alle 10.20 del mattino, dopo oltre nove ore di agonia, l’Arno scomparve sotto la superficie ad un’ottantina di miglia da Tobruk ed ad una quarantina di miglia da Ras el Tin.
La vecchia torpediniera Generale Antonino Cascino soccorse i superstiti (tutto il personale imbarcato, ad eccezione dei 27 uomini rimasti uccisi nel siluramento), portandoli poi a Tobruk. L’equipaggio tornò poi in Italia su un’altra nave ospedale, la Gradisca, il 18 settembre.
 
Morirono sull’Arno:
 
Vittorio Alessio, infermiere
Guglielmo Belli, infermiere
Giovanni Bonomo, infermiere, nato nel maggio 1917
Dino Burroni, infermiere, nato nel settembre 1920
Concetto Cantarella, infermiere, nato nel gennaio 1921
Luigi Casaluce, infermiere, nato nel gennaio 1920
Vincenzo Denaro, infermiere, nato nel 1920
Umberto Di Martino (o Dimartino), infermiere
Antonio D’Incecco, marinaio, nato nel marzo 1922
Salvatore Gambino, marinaio, nato nell’ottobre 1917
Bruno Gregori, infermiere, nato nel gennaio 1917
Giovanni Lentini, infermiere, nato nel maggio 1920
Mario Leone, infermiere, nato nel maggio 1920
Giulio Migliorati, infermiere
Giuseppe Napolitano, infermiere
Erminio Orrù, marinaio, nato nel marzo 1917
Bruno Palazzo, infermiere, nato nel gennaio 1921
Giovanni Plamisano, infermiere, nato nel maggio 1918
Francesco Pisano, infermiere, nato nel settembre 1920
Mario Previsani (o Travisani), infermiere, nato nel maggio 1921
Francesco Rieco, infermiere, nato nel settembre 1917 (da Napoli)
Francesco Romano, marinaio, nato nel settembre 1919
Sigfrido Sangiorgi, infermiere, nato nel gennaio 1918
Romeo Troiano, infermiere, nato nel giugno 1921
Marcello Valenta, infermiere, nato a Visinada il 13 marzo 1916
Beniamino Zurlini, infermiere, nato nel maggio 1920
Edgardo Wanderlingh, infermiere

 

La nave fotografata nel 1941 da Aldo Fraccaroli da bordo di un trasporto truppe (g.c. STORIA Militare).

Alcune fonti sostennero successivamente che l’affondamento dell’Arno fosse stato legittimato da un messaggio tedesco (inviato alle 13.42 del 10 settembre 1942) intercettato e decifrato il 3 settembre 1942 dal servizio di decrittazione ULTRA, che avrebbe provato che la nave veniva impiegata per trasportare rifornimenti, in violazione alla convenzione dell’Aia. In realtà, come provava il testo stesso del messaggio “Importante. La nave ospedale Arno con 50 sanitari e 6 tonnellate di rifornimenti [un normale mercantile, come quelli che raggiungevano regolarmente la Libia in quel periodo, poteva trasportare migliaia di tonnellate di rifornimenti] per Bengasi (…)”, si trattava di personale medico e di alcune tonnellate di materiale sanitario per l’Afrika Korps, che le convenzioni internazionali ammettevano fossero trasportate da navi ospedale. D’altra parte, resta la questione dell’imbarco tra i passeggeri di ufficiali non appartenenti ai corpi di Sanità.


Una foto a colori dell’Arno (g.c. STORIA Militare). Oltre ad un’intensa attività (compì 49 missioni di trasporto e cura infermi ed otto di soccorso, trasportando e curando 17.262 malati e 6133 feriti e naufraghi), questa nave ebbe al suo attivo un ruolo da protagonista nel film di Francesco De Robertis (e Roberto Rossellini) La nave bianca.

L’Arno in tempi più felici, in navigazione come nave passeggeri per il Lloyd Triestino (g.c. Mauro Millefiorini).
L’Arno in una foto aerea (g.c. Nazzario Tamborini).



La nave in manovra del porto di Bengasi, alla fine dell’estate del 1940 (g.c. STORIA Militare).
 

L’elenco dei caduti dell’Arno (archivio USMM, via Giacomo Toccafondi)


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